14 Gennaio 2024

I 9 piccoli paesi di montagna da visitare a gennaio

Da nord a sud dalle Alpi agli Appennini, sono incastonati in vallate e su colli alcuni straordinari borghi che d’inverno esaltano la loro bellezza, magari quando sono imbiancati dalla neve.
Un’atmosfera unica che gli fa apparire come piccoli presepi e dov’è possibile tornare quasi indietro nel tempo camminando fra le loro stradine e respirando la loro aria.
Ne abbiamo selezionati dieci per voi dalla Valle d’Aosta alla Basilicata.


Etroubles (Valle d’Aosta)

Un paese che è un museo a cielo aperto caratterizzato da una ventina di opere d’arte disseminate nelle vie, nelle piazze, sulle facciate delle case, là dove gli autori hanno deciso di collocarle.
Sculture, pitture, installazioni: anche i numeri civici sono stati ricreati per rendere più colorato e attraente il borgo.
Un luogo ricco di storia, allo sbocco del vallone, nella frazione di Vachéry,è la torre del XII secolo. Il campanile del borgo invece fu costruito in pietre di taglio su piano quadrato nel 1480.
Ad accendere la fantasia, nel borgo medievale, sono le stradine in ciottolato, i fontanili da cui sgorga l’acqua fresca del monte Vélan, le abitazioni ristrutturate in pietra locale con i tetti in lòse, secondo le tipologie architettoniche tradizionali.
Étroubles è la dimostrazione di come la montagna riesca a sopravvivere senza snaturarsi e cedere al turismo invasivo. 
Nei dintorni potrete visitare anche la prima latteria turnaria della Valle d’Aosta (1853), trasformata in museo che illustra le varie fasi di lavorazione dei formaggi con gli attrezzi dell’epoca e la prima centralina idroelettrica della Valle del Gran San Bernardo, la Centrale Bertin, risalente al 1904, dove è stato installato un piccolo museo dell’energia.
Per chi ama sciare nei dintorni è possibile praticare lo sci alpino e nordico, lo snowboard, l’alpinismo e tutte le attività legate alla montagna, sia d’inverno sia d’estate dato che siamo nel comprensorio sciistico del Gran San Bernardo con 22 km di piste da sci di discesa e 18 km. di sci di fondo.
Vistando il borgo d’inverno vuol dire vivere anche il Carnevale della Comba Frèide, quando il giovedì grasso: nella “Valle Fredda” i personaggi (landzette) del carnevale storico hanno il volto coperto da maschere di legno (o plastica) e richiamano nei costumi le uniformi colorate dei soldati napoleonici arrivati qui nel maggio 1800. Abiti costosi, confezionati a mano, adorni di perline e paillettes e di specchietti che nella tradizione servono per allontanare le forze maligne.

Foto Diego Murgioni

Chianale (Piemonte)

Siamo al confine con la Francia e alle pendici del Monviso nei pressi del più grande bosco di Cimbri delle Alpi e d’Europa a 1800 metri d’altitudine in fondo alla Val Varaita di cultura occitana. Qui si trova questo villaggio dal cuore d’ardesia, con i suoi tetti di lose, le sue pietre, i suoi legni, le vecchie travi.
A Chianale si respira tutto il profumo delle Alpi, quando l’aria di neve spazza via i pensieri sotto un cielo color dell’acciaio; quando il silenzio scende sulle case intorpidite che sembrano stringersi tra loro come a tenersi caldo.
La cultura provenzale, orgogliosamente esibita dai pochi abitanti rimasti, riporta al tempo dei trovatori, che forse nella bella stagione componevano versi e musica nell’Alevé. Attraversato dallo Chemin Royal che portava in Francia, il villaggio fu solo sfiorato dalle guerre di religione, e il tempio calvinista e la chiesa cristiana stavano senza problemi l’uno di fronte all’altra.
Per gli appassionati di sport invernali e possibile scalate le cascate di ghiaccio, praticare sci nordico e sci alpinismo e per i più esperti avventurarsi nelle escursioni e ascensioni nel gruppo del Monviso con guide alpine convenzionate.


Gromo (Lombardia)

Sentire il legno, il ferro, la pietra. Questa è Gromo è un villaggio caratteristico nell’alta Valle Seriana che fu presidio di ricche miniere di ferro, poi sede di libero Comune e quindi luogo di smistamento verso i mercati europei di armi bianche, forgiate dai poderosi magli mossi dal suo torrente.
L’acqua è stata la sua ricchezza e la sua rovina. Ne ha plasmato le forme nelle ere preistoriche, ha portato energia e guadagno alle sue botteghe, e cancellato con una inondazione tutte le sue fucine, un giorno di novembre del 1666, scardinando la sua economia.
Da precoce borgo industriale, Gromo torna a essere un alpestre villaggio rurale. Il borgo oggi non è tanto diverso da come appariva nel dipinto secentesco conservato nella chiesa di San Gregorio.
Sorprende, anche, la bellezza racchiusa in un luogo tanto piccolo: altari dorati, affreschi cinquecenteschi, statue di legno, antiche pergamene, portali in pietra, artistiche inferriate. E tutt’intorno alle strecie, le strette viuzze, si dispiega il verde dei monti.
Gromo è meta conosciuta e amata tra gli appassionati di scialpinismo perché dalla sua frazione di Spiazzi, partono gli impianti di risalita del comprensorio sciistico che dal fondovalle consentono agli sciatori di accedere fino ai Piani di Vodala, situati a 1700 metri tra i monti Timogno e Redondo nel cuore del parco naturale delle Prealpi Orobie. Inoltre nell’impianto sciistico sono anche presenti  tre anelli per lo sci di fondo per 7,5 km, di media difficoltà.  


Sottoguida (Veneto)

Risalendo la Val Pettorina, nella parte alta della provincia di Belluno e nel cuore delle Dolomiti, si trova Sottoguda l’ultimo borgo prima della Marmolada.
Il territorio comunale dominato dalla Marmolada  con i suoi 3342 metri d’altitudine e fatto di stupende e selvagge valli come quelle di Ombretta, Franzedaz e Franzei.
Sottoguda è un antico villaggio risalente al 1260 caratterizza per i numerosi tabièi, fienili in legno diffusi nell’area dolomitica di cultura ladina, usati dai contadini per il deposito del fieno e il ricovero del bestiame e degli attrezzi agricoli.
L’agricoltura è stata per secoli la principale fonte di sostentamento della piccola comunità e oggi sopravvive anche la tradizione della lavorazione artistica del ferro battuto grazie ad alcuni artigiani che hanno i loro negozi. Molto viva la cultura ladina dolomitica attraverso la parlata locale e alcune usanze di antiche origini che vengono tramandate fra le generazioni.
Subito dopo le ultime case inizia la gola dei Serrai un profondo canyon di circa due chilometri, oggi Parco di interesse regionale, che arriva fino alla conca di Malga Ciapéla, ai piedi della Marmolada. Il percorso si snoda fra alte rocce strapiombanti e interseca il corso del torrente Pettorina. Un tempo lungo esso transitavano le mandrie dirette ai pascoli di alta montagna, e i carichi di legname e fieno condotti a valle dai boschi e dalle zone di sfalcio e in inverno, quando le cascate gelando ricoprono le pareti rocciose di uno spesso strato di ghiaccio, la gola diventa palestra di arrampicata su ghiaccio tra le più apprezzate d’Europa (oggi i Serrai di Sottoguida sono chiusi a seguito dei danni provocati dalla tempesta Vaia).
Interessante il Museo della Grande Guerra a Serauta, nella stazione intermedia della funivia della Marmolada che rappresenta il museo più alto d’Europa trovandosi a 3000 metri vicino alle postazioni di guerra italiane e austro-ungariche.


Castelrotto – Kastelruth (Trentino Alto Adige)

Nel Parco naturale dello Sciliar in Alto Adige è il borgo di Castelrotto unico poiché molte delle facciate del borgo sono state dipinte dal pittore, Eduard Burgauner (1873-1913) che intese trasformare il borgo in una grande opera d’arte.
Ancora oggi l’immagine del borgo è quella di un interessante connubio di stile Liberty e tradizioni locali di gusto barocco, come si può vedere al margine del paese, dove gli affreschi di Villa Felseck – la casa della famiglia Burgauner – illustrano i mesi in modo ciclico, seguendo i riti e i lavori dei contadini. Questa è la facciata più appariscente ma ce ne sono altre.
Poco distante è l’Alpe di Siusi, Seiser Alm in tedesco, considerata una delle montagne più belle delle Dolomiti. Prati, campi e boschi si dividono in egual misura i 56 chilometri quadrati dell’area, che fanno dell’Alpe il più vasto altipiano d’Europa.
E’ questo il periodo migliore per visitare Castelrotto dato che gennaio è il mese del Matrimonio Contadino. Gli sposi con abiti vistosi – lei con un cappello verde e lui con un garofano rosso nel taschino della giacca – partono da San Valentino su una slitta trainata dai cavalli. Nel corteo le donne nubili hanno i capelli raccolti sulla testa, quelle sposate se li sistemano dietro la nuca; le più anziane portano il turmkappe, un cappello a cono; le bimbe indossano abiti bianchi, i bambini il loden nero e la camicia di ciniglia. Alla sfilata segue il banchetto con i piatti della tradizione.


Sappada (Friuli Venezia Giulia)

Sappada è celebre per la sua architettura caratteristica e le tradizioni culturali uniche. E’ il paese “nato nel legno”.  “Case che sembrano cataste di travi sorgenti dai prati”, ha scritto un viaggiatore nel 1871.
Un’architettura tradizionale molto ben conservata che è la cosiddetta struttura “a Blockbau” tipica della cultura tedesca. Le case sono quasi interamente di legno, a travi orizzontali incastrate agli spigoli e poggianti su un basamento in pietra. Sotto c’è la stalla, sopra il fienile. Il tetto è di scandole.
Corrispondono a questa tipologia molte abitazioni, anche quelle di più recente costruzione o restaurate, delle borgate Mühlbach (dove ha sede il Museo Etnografico), Cottern (dove spicca casa s’Krumpm della fine del Seicento), Hoffe (con casa s’Greatlan della prima metà del Settecento), Fontana (con casa s’Paulan del 1737), Kratten (con il bellissimo complesso unifamiliare della seconda metà del Seicento e casa s’Gott Paurn del 1634, una delle più antiche), Soravia (con una stalla-fienile del 1778), Cretta (con la Casa-museo della Civiltà Contadina in una Blockhaus del 1825 costruita interamente in legno con basamento di pietra) e Cima Sappada.
La conservazione pressoché integrale delle borgate è dovuta alla realizzazione nel 1922 della strada nuova, parallela a quella più antica ma spostata un po’ più a valle. In tal modo si è ottenuta una valvola di sfogo per le nuove costruzioni sulla strada più trafficata, mantenendo inalterata la parte vecchia
A poca distanza da Sappada in alta Val Sesis a 1816 metri di quota sotto il Monte Peralba e al confine con l’Austria si trovano le sorgenti del Piave il fiume della patria. Nella zona sono visibili anche alcune fortificazioni della Grande Guerra.
Il Carnevale di Sappada è molto noto ed è l’appuntamento più atteso dell’inverno. Si svolge in più tappe: la Domenica dei Poveri, la Domenica dei Contadini e quella dei Signori. Il mascheramento è totale e nessuno scopre il volto durante la festa. La pesante maschera di legno che copre il viso, altera la voce facendola rimbombare. La maschera guida è il Rollate, un personaggio imponente, vestito con un pellicciotto di montone scuro che ricorda il manto dell’orso e con pantaloni a righe orizzontali ricavati dalla tela che serviva a coprire gli armenti in inverno.
Le piste da sci che sono frequentate soprattutto da famiglie con bambini in un comprensorio sciistico di cinque seggiovie e otto sciovie per un totale di 20 km di piste collegate tra loro da un servizio di ski bus.


Pacentro (Abruzzo)

Immerso nel cuore del Parco Nazionale della Majella ha sul suo territorio comunale il Monte Amaro, che con i suoi 2800 metri d’altitudine è la vetta più alta della zona.
Come un gioiello di pietra incastonato nel bosco Pacentro sembra appartenere ad un’epoca lontana, persa nel tempo e nel silenzio.
La meraviglia di questo antico borgo è subito evidente. La visione panoramica del vecchio paese dalla località Muscarella, o la visione aerea dalla “curva di Agnese”, da dove sembra snodarsi come un serpente di pietra che s’inoltra nel bosco, introducono in un’altra dimensione.
È come oltrepassare una porta da tempo abbattuta. Chiudere gli occhi e aprirli su una selva di torri, anche se diroccate o mozzate. “Alchimisti, crogiolate i veleni, / recitate la formula oscura, / scrivete i segni dell’alfabeto segreto, /e che vi diano ascolto i diavoli!” (J. Seifert).
Parcento sembra sprofondarsi nei sogni, aggrapparsi ai segni scolpiti nella pietra, intagliati nel legno, battuti nel ferro e disseminati lungo l’intreccio misterioso di vicoli, archi, irte scalette, passaggi sovrapposti, camminamenti, porticati che collegano fra loro le piccole case, ancora raccolte nella medievale attesa di qualcuno che salga dal piano a portare un messaggio di felicità o di sventura.
Da esplorare nei dintorni ci sono numerosi sentieri escursionistici e luoghi incantati come la cascata del Vallone, nascosta da boschi ricchi di sorgenti e alberi secolari di grande valore naturalistico come il passo San Leonardo.
Il paese è la porta naturale e al tempo stesso il cuore del Parco Nazionale della Maiella. Si trova a 700 m d’altitudine ma l’altimetria del suo territorio va dai 430 ai quasi 2800 metri di Monte Amaro, la vetta della Maiella.
È dunque a tutti gli effetti un borgo prettamente montano, dal quale è facile salire in quota per assicurarsi le più belle vedute panoramiche ed ammirare una flora di grande valore naturalistico.
Escursioni e passeggiate portano sempre in luoghi stupendi, come la cascata del Vallone o il passo San Leonardo. Diverse sorgenti, limpide e fresche, solcano i sottoboschi dove volpi, scoiattoli, donnole, uccelli rapaci e anche qualche lupo, appaiono per un attimo e subito scompaiono.

Nei boschi regna sovrano il faggio, cui fanno da corona querce secolari, pinete, macchie di lecci, aceri e carpini.


Capracotta (Molise)

Un borgo di montagna da visitare in inverno è anche quello posto tra le cime innevate più alte dell’Appennino, il villaggio molisano di Capracotta, un’importante località sciistica della Comunità Montana dell’Alto Molise.
I suoi 1421 metri sul livello del mare ne fanno il borgo più alto dell’Appennino e terzo in Italia e di conseguenza una località perfetta per respirare aria buona di montagna e atmosfera rarefatta dei mesi più freddi.
Architettura in pietra locale, paesaggi brumosi della montagna appenninica, neve che oltrepassa i piani delle case in inverno ed aria fresca in estate, ottimi latticini e pecorino locali, caratterizzano questo centro le cui origini risalgono all’Età del Ferro, come testimoniato dai reperti venuti alla luce in località Le Guastre.
Famose sono inoltre le numerose fontane del paese e il Giardino della flora Appenninica, ideale per una passeggiata nella natura.
Oggi attrezzato punto di riferimento per tutto lo sci di fondo del Centro-Italia al punto di avere ospitato nel 1997 i Campionati Nazionali di Sci di Fondo è tra le località di elezione per tale disciplina.
Per sciare quindi non mancano certo le possibilità grazie agli impianti di risalita che si trovano in località Monte Capraro e alle piste da Fondo di Prato Gentile.


Pietrapertosa (Basilicata)

Come Castelmezzano, il borgo dirimpettaio, Pietrapertosa vive tra le guglie delle Dolomiti lucane, appoggiata ad anfiteatro alle “rocce magre / dove i venti e le nebbie / danno convegno di silenzi”, come scrive Mario Trufelli.
Il luogo sarebbe piaciuto a Jean- Jacques Rousseau, quando diceva di aver “bisogno di torrenti, rocce, pini selvatici, boschi neri, montagne, cammini dirupati ardui da salire e da discendere, di precipizi d’intorno che m’infondano molta paura”.
Tutto questo c’è a Pietrapertosa, che si presenta al visitatore con la sua imponente massa rocciosa, porta d’ingresso all’abitato, circondato, o protetto, da dirupi scoscesi, monti brulli o verdi di boschi.
Intorno alle guglie d’arenaria, antropomorfe (ognuna ha un nome), planano i falchi, quasi per distrarre lo sguardo dalla parte più misteriosa e affascinante del borgo, l’Arabata, che conserva nei vicoli ripidi e nel nome le tracce dei dominatori arabi, guidati dal principe Bomar.
La natura pare davvero essersi sbizzarrita in questo angolo profondo di meridione. Il paese è lassù, alla fine di ripidi tornanti che richiama un paesaggio dolomitico e del resto siamo nel cuore delle Dolomiti Lucane, caratterizzato dalle fantastiche forme delle rocce arenarie.
Primo luogo in Italia a dotarsi di un’adrenalitica zip line dov’è possibile vivere l’emozione del volo lungo un cavo d’acciaio sospeso tra le rocce di Castelmezzano e Pietrapertosa. Un tuffo tra cielo e terra che si chiama “Volo dell’Angelo” e permette di percorrere più di un km e mezzo sospesi nell’aria a 400 metri d’altezza, sfidando il vento e la maestosità delle montagne.

 

 

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