In alto i calici al festival di Sanremo

In alto i calici al festival di Sanremo

Uno, due e tre… Su il sipario. Inutile negarlo anche quelli che snobbisticamente lo negano anche a se stessi tutti in questi giorni saranno sintonizzati sul teatro Ariston di Sanremo dove va in scena da 74 anni il festival della canzone italiana.
Cinque giorni intensi in cui tutto il mondo ruota intorno al capoluogo della Riviera dei Fiori.
Uno spaccato d’Italia che si rappresenta e si specchia nei suoi vizi e virtù anche la storia delle “canzonette” che attraversano i decenni con linguaggi che si modificano ma che mantengono immutati o quasi i capisaldi del bel canto all’italiana.
L’amore con i suoi sospiri, le sue gioie e le sue sofferenze domina nei testi ma anche un simbolo italico è molto presente: il vino.

Sanremo 2024 senza eno canzoni in gara

Una presenza quella del mondo enoico anche fra le sette note delle canzonette festivaliere e che ci rappresenta simbologie diverse, ma che ha come comune denominatore essere portatore sano di gioia.
Quando ieri sera Amadeus ha dato il via al grande evento siamo rimasti sorpresi che in questa edizione mancano citazioni a Bacco.
Al vino da sempre si dedicano tante canzoni, ma quest’anno fra i big in gara un po’ di odor di vino lo si può intuire solo nel brano “Ma non tutta la vita” dei Ricchi e Poveri nella strofa “prendo già da bare, i tuoi gusti li conosco”…
Lo scorso anno furono invece due gli artisti a parlare di vino.
Elodie cantava “sei il vino che mi ubriaca” in “Due”, e gli Articolo 31 hanno cantato “un uomo è come il vino, il tempo lo impreziosisce”.

Image by Pierre Rosa from Pixabay

Festival nella storia: tutti i brani che raccontano il vino

Se si riavvolge invece il nastro della memoria a ritroso e si torna indietro nei festival del passato davvero tanti e significativi i brani in cui il vino è presente.
Di vino parlavano anche i trionfatori del 2022 Mahmood e Blanco che in una strofa di “Brividi” recitano così “Tu, che mi svegli il mattino/Tu, che sporchi il letto di vino/Tu, che mi mordi la pelle”.
Nel 2019 è invece il cantautore livornese Enrico Nigiotti che nella sua struggente “Nonno Hollywood” ricorda “Quanto è bella la campagna e quanto è bello bere vino/Quante donne abbiam guardato abbassando il finestrino” ma anche (di nuovo) il vincitore Mahmood nella sua trionfante “Soldi” cantava del nobile frizzante francese nel passo “beve champagne sotto Ramadan”.
Nel 2012 una giovane Emma fresca vincitrice del talent Amici sul palco dell’Ariston si presentò con “Non è l’inferno” e quel testo che raccontava “Ho pensato a questo invito non per compassione/Ma per guardarla in faccia e farle assaporare/Un po’ di vino e un poco di mangiare”.
Con un salto indietro indietro di trent’anni di astemia eccoci al 1982 dove uno dei grandi evergreen non solo di Sanremo ma della storia della musica italiana celebra il vino come simbolo di “Felicità” titolo questo dell’immortale brano cantato da Albano e Romina Power che recita “Felicità/è un bicchiere di vino con un panino/la felicità è lasciarti un biglietto dentro al cassetto/la felicità”.
L’anno precedente una spumeggiante Loretta Goggi consegna ai posteri un altro sublime brano della musica italiana che si classifica al secondo posto ma conquista il cuore di tutti con “Voglia di stringersi e poi/Vino bianco, fiori e vecchie canzoni” strofa contenuta nella sua “Maledetta Primavera”.
Facciamo infine un altro salto indietro di dieci anni ed arriviamo al 1971 quando un giovane ma non imberbe Lucio Dalla – che nel festival di Sanremo dello scorso anno è stato commemorato in occasione degli 80 anni dalla sua nascita – sorprese il pubblico con l’immortale capolavoro “4/3/1943” che fra censure e cambi di testo non ha modificato mai il ritornello: “E ancora adesso che gioco a carte/E bevo vino/Per la gente (le puttane) del porto mi chiamo Gesù Bambino”.

Albano e Romina Power

Brani indimenticabili

Ma ce ne sono tantissime di canzoni di grande successo e che non sono passate per il Festival di Sanremo, eppure hanno lasciato il segno nella musica e hanno comunque celebrato il vino.
Potremmo fare un passo tra i brani di Guccini e De Andrè, Battisti e Capossela ad esempio, oppure citare “Il primo bicchiere di vino” di Sergio Endrigo e il ben noto “Lambrusco e pop corn” di Ligabue.
Come non citare “L’eternità” di Fabrizio Moro, artista che in verità in più di qualche canzone osanna il vino: “È eterno il sorriso ingenuo di un bambino/Sono eterne le mie parole in un bicchiere di vino/È eterna la radice di un albero che ha visto la storia”. Oppure Nek con il suo “E da qui”: “E il rumore del mare/un bicchiere di vino insieme a tuo padre/aiutare qualcuno a sentirsi migliore”.
Ma ci sono anche le cantautrici donne a raccontare il vino da Malika Ayane con la sua “Senza fare sul serio” “Chi invecchiando è più acido/Chi come il vino migliora” alla voce graffiante e piena di romanità di Gabriella Ferri.
Si può fare un salto nel tempo tra la “Samarcanda” di Roberto Vecchioni “Brucian le divise dentro il fuoco la sera/Brucia nella gola vino a sazietà/Musica di tamburelli fino all’aurora”; con i “Quattro amici” di Gino Paoli “Si parlava in tutta onestà di individui e solidarietà/tra un bicchier di vino ed un caffè/tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi però”; o parlando alla “Luna” di Gianni Togni “Poi sopra i muri scrivo in latino/evviva le donne, evviva il buon vino.”