“A(rt) message in a (Chianti Classico) bottle”

“A(rt) message in a (Chianti Classico) bottle”

Il Chianti Classico ispira artisti dai tempi di Vasari e Leonardo, che lo hanno immortalato e reso famoso già nel 1500. È stato il celebre biografo dei grandi artisti a sugellare il binomio arte – Gallo Nero, con la sua celebre Allegoria nel Salone dei 500 a Palazzo Vecchio, in cui è ritratto il Chianti come un imponente vegliardo sul cui scudo campeggia un Gallo Nero.

Oggi è l’arte contemporanea a offrire una nuova lettura del territorio chiantigiano e del suo prodotto più nobile, il vino del Gallo Nero, nell’ambito di nuovo progetto artistico, promosso dal Consorzio Vino Chianti Classico e organizzato con la collaborazione di TerraMedia APS, con i curatori Davide Sarchioni, Fiammetta Poggi e Isaco Praxolu. Protagonista assoluta di “A(rt) message in a (Chianti Classico) bottle” è la bottiglia bordolese, la tipica forma con cui sono conosciuti i vini Gallo Nero in tutto il mondo, che è stata reinterpretata e trasformata in un’opera d’arte urbana da sette artisti visivi, differenti per generazione, provenienza, tecniche e linguaggi, ispirandosi liberamente alle suggestioni dei vini e dei paesaggi del territorio e assecondando le specificità della propria ricerca artistica.

Francesco Bruni, Corn 79, Camilla Falsini, Thomas Lange e Eliseo Sonnino, hanno eseguito  i rispettivi interventi pittorici e materici sulla riproduzione tridimensionale in legno di una bottiglia “bordolese” gigante  (tra i 350 e i 400 cm di altezza), utilizzando la superficie come fosse una tela bianca; Clet invece ha realizzato ex novo una scultura di 400 cm di altezza trasformando la bottiglia in una fantasiosa abitazione, mentre per Numero Cromatico la bottiglia è diventata il soggetto di un grande stendardo.

Ogni opera è collocata in esposizione temporanea in ognuno dei sette Comuni del Chianti Classico dando luogo alla mostra diffusa “A(rt) message in a (Chianti Classico) bottle”, che disegna un itinerario eno-artistico, tra arte contemporanea e vini da degustare.

Il visitatore potrà scoprire l’opera di Francesco Bruni a Gaiole in Chianti, di Clet a San Donato in Poggio – Comune di Barberino Tavarnelle, di Corn79 a Castelnuovo Berardenga, di Camilla Falsini a Radda in Chianti, di Thomas Lange a Greve in Chianti, di Numero Cromatico a Castellina in Chianti e di Eliseo Sonnino a San Casciano Val di Pesa. Sarà possibile conoscere la collocazione delle opere consultando il sito www.chianticlassico.com .

Il progetto Meet Chianti Classico ART si inserisce nel contesto artistico più ampio del territorio, che ospita anche Chiantissimo, la rassegna di installazioni con i comuni di San Casciano in Val di Pesa, Greve in Chianti e Barberino Tavarnelle, e le numerose opere d’arte in esposizione nelle collezioni permanenti delle aziende vitivinicole. Il Consorzio mette a disposizione del proprio territorio un progetto ampio di promozione in sinergia con le tutte le altre iniziative che toccano l’arte, la musica, il teatro e il vino, rivolte ai turisti e ai cittadini con lo scopo di esaltare la vocazione culturale del Chianti e delle sue produzioni di eccellenza.

“Questa terra è fonte di ispirazione per gli esponenti di varie forme artistiche da secoli” dichiara il direttore Carlotta Gori, “come un vino che trae le sue caratteristiche identitarie dal luogo da cui proviene, anche queste opere sono fortemente connotate dal loro legame con la loro musa, la bottiglia di Chianti Classico, e per questo vivono in dialogo con i luoghi in cui sono state installate, nei nostri bellissimi borghi, per raccontare con forme nuove una storia secolare”.

Vino, Consorzio Chianti vola in Germania e mette in mostra oltre 100 produttori

Vino, Consorzio Chianti vola in Germania e mette in mostra oltre 100 produttori

Oltre 150 etichette in rappresentanza di più di 80 produttori del territorio e 33 desk aziendali saranno presenti al Prowein 2022, in programma a Düsseldorf dal 15 al 17 maggio. Il Consorzio Vino Chianti ritorna finalmente in presenza, dopo due anni di stop imposto dalla pandemia, alla fiera tedesca che rappresenta un’importante vetrina per le eccellenze del territorio. L’ultima edizione dell’evento risale al 2019. 

Per l’occasione il Consorzio Vino Chianti sarà presente in due diverse modalità: 33 aziende aderenti proporranno le loro etichette in degustazione grazie ad un’autonoma postazione all’interno dello stand consortile dedicato alla denominazione. Lo stand Chianti si troverà all’interno della più vasta area dedicata alla Toscana, organizzata e gestita da Promovito, l’associazione che raccoglie principali consorzi toscani. Oltre ai produttori dotati di stand personalizzato, il Consorzio Chianti mette in mostra altre 155 etichette di oltre 80 aziende grazie a un grande banco istituzionale interamente dedicato al Chianti d.o.c.g. e alle sue tipologie. “Con il rallentamento della pandemia e l’allentamento delle misure di contenimento del Covid quest’anno torna finalmente il Prowein, una fiera a cui torniamo con grande entusiasmo – commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi -. In questo momento delicato, dove la guerra e i rincari pesano su tutti i comparti produttivi, è importante presidiare un mercato strategico come quello europeo, di cui quello tedesco è il numero uno per la denominazione vino Chianti, e dare la possibilità alle aziende aderenti al Consorzio di farsi conoscere e creare nuovi rapporti commerciali con clienti tedeschi, e non solo”.

Vini di Toscana il meglio dopo anteprime e Vinitaly

Vini di Toscana il meglio dopo anteprime e Vinitaly

Prima della grande abbuffata del Vinitaly, messo in discussione nella formula da molti, abbiamo preferito trascorrere una settimana in Toscana alla scoperta, uno per uno dei grandi vini della regione ed ecco il nostro giudizio tappa per tappa.

Con “Chianti Lovers & Rosso Morellino” a Firenze inizia il tour
L’inizio è stato come da tradizione con il “Chianti Lovers & Morellino di Scansano” un binomio riuscito nel nome del Sangiovese e che, grazie all’apertura al pubblico del pomeriggio fa registrare (così si legge dal comunicato ufficiale) un grosso successo grazie alle 2.000 persone disposte a pagare 15 euro per una full immersion enoica di alcune ore e 400 etichette di 110 aziende agricole.
Per noi il successo di un evento del genere non lo si può misurare nelle presenze perché non siamo a un concerto rock ne a uno spettacolo in teatro.
Crediamo che “misurare” il successo di un evento che dovrebbe fare cultura, tradizione, territorialità e ambiente così allontana il consumatore da quello che dovrebbe essere l’obiettivo di una buona promozione: invitare alla conoscenza.
Poi se il nome “Chianti Lovers” è accattivante e strizza l’occhio al vasto pubblico di appassionati millennials riteniamo che dietro non ci possano essere solo selfie e storie da social col bicchiere in mano in posa.
Se togliamo “lovers” rimane solo Chianti e i problemi di sempre che questo termine così vasto e generico porta atavicamente con se.
Chianti = Toscana?
Il rischio c’è e me lo confermano le chiacchiere fatte con alcuni colleghi stranieri che scevri dalle nostre storielle di campanile proprio non riescono a capire le sottozone eccezion fatta per il Chianti Rufina da sempre identitario.
Che necessità ci sia della frammentazione fra Chianti Valdarno Superiore, Chianti Colline Pisane, Chianti Colli Aretini, Chianti Colli Fiorentini, Chianti Colli Senesi, Chianti Montalbano e Chianti Montespertoli i consumatori medie esteri proprio non riescono a capirlo.
I colleghi che devono raccontare loro il Chianti sono i primi in difficoltà perchè quale linea seguire dato che nel bicchiere non c’è omogenità. E non potrebbe essere altrimenti dato che altitudini, territori, esposizioni, etc sono molto diverse.
I vini anche a noi non ci hanno del tutto convinti. Alcuni ancora troppo giovani, alcuni sovrammaturi, alcuni tecnicamente ben fatti ma senza anima.
Tutt’altro discorso merita il Morellino di Scansano che anno dopo anno, senza sgomitare e con l’incoscienza del piccolo riesce a crescere bene. La linea identitaria c’è e anche il carattere forte e deciso della Maremma.
Ecco i nostri preferiti.
I Cavallini Morellino di Scansano docg 2021
Naso: intenso di viola mammola, cuoio e tabacco; bocca intensa e piena con tannini potenti.
Val di Toro Morellino di Scansano docg riserva 2019
Naso: iris, viola mammola, frutti rossi; bocca intensa, vivace e lunga con tannini potenti

Il “Chianti Classico Collection” svela le Uga
Il lunedi e il martedì è stata la volta del Chianti Classico Collection che è tornata ad aprire le porte della Stazione Leopolda a un pubblico selezionato di operatori. Un po’ snob? No una scelta precisa e diretta, forse un po’ snob ma che condividiamo dato che, e non ci annoieremo mai di scriverlo il vino è cultura e tradizione e non è un aperitivo da selfie.
Il Chianti Classico però oltre a tornare in presenza nel periodo tradizionale (solo un mese in ritardo causa covid) gioca l’asso della grande novità dell’Uga. Nome già cacofonico nell’acronimo ancora meno convincente nell’estensione di unità geografiche aggiuntive.
Nell’intendimento la nuova suddivisione intende delimitare undici aree all’interno della zona di produzione distinguibili in base alla combinazione unica di fattori naturali (composizione del suolo, microclima, giacitura del terreni, etc…) e fattori umani (storia culturale, tradizioni locali, spirito di comunità).
L’idea bella, che strizza l’occhio ai cugini francesi che non si sa perché finiamo sempre per voler copiare anche se siamo noi a vendere ogni anno più vini, lo è a nostro avviso sulla carta perché serve a creare ulteriore frammentazione e forse a confondere il consumatore medio.
Riconoscere nel bicchiere un’identità di Chianti Classico di San Casciano (che però è anche Barberino e Tavarnelle escluso San Donato in Poggio che è di per se una nuova uga) da Greve che però si frammenta anche in Lamole, Montefioralle e Panzano, Radda, Gaiole, Castellina Castelnuovo Berardenga che si frammenta con la frazione di Vagliagli è davvero difficile e se ci fosse così netta farebbe perdere decenni di comunicazione identitaria Chianti Classico.
Che le differenze ci siano fra un vino che si coltiva a 100 metri d’altitudine e un altro che si coltiva a 500 sono ovvie, così come quelle fra un terreno sassoso e uno argilloso e fra un’esposizione e l’altra sono a nostro avviso cose da intenditori e appassionati che il consumatore medio forse non riesce può a capire. Il dubbio ci rimane.
I vini ci hanno convinto, anche le anteprime ancora scalpitanti, e ci siamo anche sforzati di comparare altitudini e uga, ma non siamo convinti.
Ecco i nostri preferiti.
Le Cinciole  Chianti Classico 2018
Naso: rosa, ciliegia, limone, gelsomino, confettura e liquirizia; bocca sapido, elegante con tannini vellutati e lunghi.
Castello di Volpaia Chianti Classico Riserva 2019
Naso: iris, viola mammola, more e frutto rosso maturo, pieno, lungo ed elegante con tannini setosi.
Castello di Cacchiano Chianti Classico Riserva 2015
naso: cioccolato, caffè in polvere, rosmarino, erba medica e nota chinata; bocca elegante, intensa, lunga e vellutata.
Fontodi Chianti Classico Filetta di Lamole 2019
naso: tabacco, mora e rosa; bocca lunga con acidità elegante e tannino morbido.

San Gimignano, torna a farsi assaggiare anche sua maestà Vernaccia
Il Consorzio ha presentato le nuove annate e la Riserva 2020 nell’overture tradizionale dedicata alla stampa nella settimana delle anteprime di Toscana.
Due fine settimana più tardi la “regina” della città delle torri si è svelata anche a operatori di settore e wine lovers.
Noi vogliamo raccontarvi com’è andata nel gran parterre dei nasi professionali che fanno tendenza enoica.
San Gimignano anche se arriva nel calendario delle anteprime di Toscana arriva subito dopo l’indigestione della due giorni fiorentina dell’opulento Chianti Classico riesce sempre a ritagliarsi il suo spazio sgomitando col suo bianco sontuoso fra i grandi rossi toscani.
Bella e splendente più che mai dopo due anni di isolamento covid e un sole primaverile a illuminare le sue celebri torri annunciando un prossimo risveglio ha accolto, mercoledì scorso, le migliori penne dei grandi nasi del giornalismo di settore di tutto il mondo per svelare le nuove annate e la Riserva 2020. Nell’occasione, per evitare assembramenti inopportuni la tradizionale anteprima stampa si è bilocalizzata e ha permesso un contatto diretto fra giornalisti e produttori solo in occasione delle cene e dei pranzi di lavoro.
Unica denominazione della settimana delle Anteprime peraltro, e la cosa è degna di nota, a scegliere di cancellare i banchi d’assaggio dei produttori nell’incomprensione generale (gli spazi storici del museo dove si degusta sono pur sempre gli stessi e a guardar bene c’è più assembramento nei piccoli ristoranti del centro storico che non nelle sale del museo). Fatto sta che queste due occasioni di desco diventano gli unici due preziosi ed esclusivi momenti d’incontro fra giornalisti e produttori al di là delle asettiche degustazioni. Una scelta che continuiamo a non comprendere poiché il giornalista per mestiere ha la necessità di chiedere, domandare, sapere, informarsi e non può certo farlo al solo cospetto di una batteria di bicchieri da riempiere scegliendo fra l’elenco asettico della lista degustazioni.
Che il covid abbia lasciato strascichi annullando del tutto l’approccio umano?
Una parte della stampa ha avuto però la fortuna di assistere nel ridottissimo spazio della Sala Dante del palazzo comunale alla degustazione guidata dallo scrittore e degustatore Andrea Zanfi con l’assaggio comparato di 6 vini Vernaccia di diverse annate e di 6 vini italiani ospiti, presenti qui sì i produttori che hanno evidenziato l’attitudine della Vernaccia di San Gimignano di reggere e migliorare nell’invecchiamento dando risultati di notevole interesse.
Il “resto del mondo giornalistico” si è dedicato invece agli asettici assaggi (a scelta sia in bendata che in palese) nelle sale del museo d’arte moderna dove in contrapposizione ad una splendida giornata primaverile che al di là delle finestre illuminava la vista della medievale visione delle torri di San Gimignano illuminate dal primo sole primaverile trovava nel bicchiere campioni serviti ad una temperatura da paesi nordici.
Chiaro che qualcosa nel servizio non ha funzionato con il rischio di azzerare al naso tutte le sfumature aromatiche e in bocca anestetizzare le papille ma non ce la sentiamo di puntare il dito contro i sommelier splendidi e gentili più che mai che si sono prodigati in ogni modo a rendere il lavoro della stampa il più agevole possibile.
Assolviamo ovviamente anche i produttori con cui abbiamo condiviso una cena e un pranzo dove fra precipizi covid e rinascite di speranze abbiamo compreso come la Regina dei bianchi di Toscana stia camminando su un filo invisibile di difficile equilibrio fra la tradizione della doc più antica d’Italia e le richieste pressanti dei turisti che preferiscono bere Vermentino anche a San Gimignano.
Facendo finta di non aver sentito tali eresie concludiamo sbilanciandoci con i nostri preferiti.
Casa alle Vacche, Vernaccia di San Gimignano docg 2021
Naso: sapido, minerale con note di banana e papaya e bocca piena, brillante e vivace.
Casa alle Vacche Vernaccia di San Gimignano docg I Macchioni 2021
Naso sapido e minerale con note di albicocca, marmellata e fiori estivi; bocca sapida e intensa
Casa alle Vacche Vernaccia Riserva Crocus 2019
Naso di fragolina di bosco, biscotto, zafferano e rosmarino; bocca ampia, allegra, piena e avvolgente.
Casa Lucii Vernaccia di San Gimignano Riserva Mareterra 2017
Naso: fragolina di bosco, zafferano, caramellina di frutta, fiore primaverile e rosmarino; bocca allegra ma morbida, ampia e fresca.
Cesani Vernaccia di San Gimignano docg 2021
Naso: mela, fiore di campo, banana e zafferano; bocca pienezza, lunga e sapida.
Cesani Vernaccia di San Gimignano Clamys 2020
Naso: albicocca e papaya. Bocca avvolgente, elegante, brillante e ampia.
Il Palagione Vernaccia di San Gimignano docg Hydra 2021
Naso: pera williams, albicocca, banana, fiori di campoi, ginestra e mimosa; bocca ampia elegante, sapida e lunga.
La Regina Bianca si conferma “unica, nobile e ribelle”

Montepulciano fra bio e Pieve
Svolta bio e la nuova selezione Pieve per uscire dall’empasse. Inutile girarci intorno il più Nobile dei rossi di Toscana, ovvero il sangiovese della città poliziana tenta una nuova via seguendo due strade diverse ma parallele.
Messa alle spalle la lunga e annosa querelle con gli abruzzesi per l’uso della parola Montepulciano risolta con la salomonica e italica soluzione dove tutti hanno vinto per non far vincere nessuno il rosso Nobile che acquisisce la definizione di “Toscana in etichetta” si presenta con la sua anteprima alla stampa nazionale e internazionale rinnegando la sua stessa essenza.
Lo fa con la decisione di non assegnare nessuna stella all’annata 2021, anche se verrà ricordata per la qualità si afferma dal Consorzio. Si aspetterà – prosegue il consorzio – a dare le stelle solo quando l’annata sarà in commercio, ovvero nel 2024.
Una scelta che personalmente condividiamo dato che sono anni che cerchiamo da giornalisti del settore, senza trovare una soluzione plausibile se non quella dettata da meri scopi di promozione e marketing, di comprendere perché dobbiamo “inventare” giudizi e punteggi su vini immaturi presentati a febbraio (per grazia di covid quest’anno a marzo).
Poco importa se le bottiglie portano la dicitura “campione di botte” ma sfido io a giudicare un abito dal cartamodello o un automobile dal prototipo.
Tornando a Montepulciano abbiamo apprezzato in degustazione più che la nuova annata immatura le 2019 e le Riserve 2018.
Non ce la sentiamo di giudicare i vini “da divenire” ancora irruenti e ormonali come ogni adolescente ribelle che si rispetti anche se alla fine anche noi vi daremo in ordine sparso le nostre preferenze.
Da rilevare però la novità più importante della nascita delle “Pievi” un nuovo disciplinare di selezione a cui hanno aderito oltre 40 aziende e che vedrà la luce nel 2024.
L’idea è quella di una Gran Selezione se poi i Nobili di Montepulciano si faranno Pievi lo scopriremo fra due anni.
Ecco i nostri preferiti.
De’Ricci Nobile di Montepulciano 2019
Naso: caramello, tabacco e frutta rossa matura; bocca piena, lunga e avvolgente con tannini vellutati.
Valdipiatta “Vigna d’Alfiero” Nobile di Montepulciano Riserva 2018
naso: profumi intensi di frutta rossa matura e confettura; naso fresco, elegante e lungo con tannini setosi.
La Combarbia, Nobile di Montepulciano 2018
naso: caramello, caffè, liquirizia; bocca ampia, avvolgente e lunga con tannini intensi.

L’Altra Toscana che brilla di luce propria fra alti e bassi
Il tour de force delle Anteprime Vinicole di Toscana con mente e palato sgombri di classicismi e idee consolidate si è concluso nell’austera ed elegante atmosfera dell’ex caserma degli ufficiali dei Carabinieri di Santa Maria Novella alla scoperta di quella Toscana definita altra che sgomita per farsi notare e in certi casi ci riesce eccome.
Dai vini di Maremma al Montecucco, dal consorzio di Casole, all’Orcia, al Valldarno Superiore, ai colli Pisani e alle colline Lucchesi in ordine geografico risalendo da sud a nord la regione con un viaggio interessantissimo fatto di alti e bassi come il tracciato di un elettrocardiogramma sotto sforzo.
Ed è stato davvero uno sforzo cercare ancora, per l’ennesima volta forse, di capire come mai tanti s’intestardiscono a partorire vermentini utili come le mosche d’estate mentre altri preferiscono sperimentare con autoctoni e internazionali sontuosi bianchi che fanno vibrare solo un fumettistico wow con punte di diamante dalle colline lucchesi e dalla Maremma e il rimpianto di non aver potuto assaggiare perché non pervenuti i migliori (quelli sì) vermentini toscani dei colli di Luni.
Discorso analogo anche per i rossi con la spada di Damocle fissa del paragone (inopportuno) con i grandi rossi già provati sulle papille nei precedenti giorni di anteprima. Chi osa vince ancora, almeno per noi. La ricerca, il riemergere di vigneti desueti, lavorazioni artigianali, la svolta bio e il lavoro ben fatto anche in passione fanno salire sugli altari soprattutto l’Orcia e il Valdarno Superiore.
Ecco i nostri preferiti.
Colle di Bordocheo, Toscano bianco Igt 2019 (vermentino, chardonnay, traminer)
naso: conchiglia, cipollotto, aglio e ginestra; bocca sapidità elegante e vivace.
Alberto Motta, Maremma Toscana Ansonica bio 2020
naso: miele, aglio, nocciola, ginestra e nota salmastra; bocca sapida, minerale e fresca.
Poggio Grande, Tagete toscano Igt 2021 (marsanne, rousanne)
naso: miele, ginestra, mimosa e lilla; bocca frizzantezza naturale, sapidità, lungo e brillante.
Donatella Cinelli Colombini, Cenerentola Orcia 2017 (sangiovese, fogliatonda)
naso: viola, mela, ginepro e pepe; bocca lungo, pieno e ampio con tannini setori ed eleganti.

Una settimana che si è chiusa prima del grande assalto del Vinitaly con centinaia di assaggi, tante perle, tante conferme, qualche delusione ma con la certezza che chi ama la terra vince sempre perché sa osare e sfidare anche i cambiamenti climatici.
Il vino del futuro sarà diverso e salirà in altitudine. Forse queste le uniche certezze che ci rimangono.

 

 

Arrivano i gadget per i ‘Chianti Lovers’

Arrivano i gadget per i ‘Chianti Lovers’

Con l’arrivo delle Anteprima del vino della Toscana oltre alle degustazioni delle nuove annate arrivano anche altre novità sicuramente piacevoli per gli amanti de nettare di Bacco.

In occasione dell’Anteprima 2022 di Chianti Lovers & Rosso Morellino faranno il loro debutto sul mercato anche tutta una serie di prodotti di merchandasing per i wine lovers.

Il mercato del vino corre anche attraverso nuove forme di marketing. E se da una parte mancano gli ordine degli oligarchi russi dall’altro il vino si conferma sempre più must e non solo nel bicchiere.

Del resto Chianti, una delle parole italiane geografiche  più conosciute nel mondo non poteva che essere sfruttata al meglio e diventare evocativa anche sotto forma di t-shirt, polo, giacche, pile, cappelli, borse, etc…
T-shirt con la scritta ‘I’m a Chianti lover’, ma anche polo con il logo del Consorzio Vino Chianti.

A loro sarà rivolto anche il sito web dedicato, ma il nuovo merchandising sarà anche visibile come abbiamo accennato dal vivo a Firenze, in occasione dell’Anteprima 2022 – Chianti Lovers & Rosso Morellino in programma alla Fortezza da Basso il prossimo 20 marzo.

Un momento intenso da non perdere per i wine lovers con oltre 400 etichette di Chianti e Morellino in degustazione, di cui la metà nuove annate in anteprima e la presenza fisica di circa 110 aziende delle due denominazioni.
Dopo la ‘press edition’ del 2021, quest’anno l’evento dedicato ai Chianti Lovers torna finalmente
aperta al pubblico, nel pieno rispetto delle norme anti Covid.

I biglietti per l’accesso sono acquistabili a questo link: https://www.ticketone.it/artist/chianti-lovers/.

“Siamo pronti ad accogliere i tanti degustatori e visitatori che verranno alla nostra anteprima – spiega il presidente del Consorzio Vino Chianti Giovanni Busi – con una bella sorpresa: i nostri nuovi gadget saranno disponibili online sul nuovo sito, ma chi verrà alla Fortezza da Basso potrà toccarli con mano e scoprire da vicino il mondo dei Chianti Lovers”.

Chianti Lovers è organizzata e promossa da Ascot – Associazione Consorzi Toscani per la qualità agroalimentare e realizzata grazie al cofinanziamento Feasr del piano di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Toscana (sottomisura 3.2 anno 2019).

Chianti Colli Fiorentini, il vino di Firenze che gioca d’anticipo sulle Anteprime toscane.

Chianti Colli Fiorentini, il vino di Firenze che gioca d’anticipo sulle Anteprime toscane.

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Tutti belli vergati in nero e ordinatamente elencati sul foglio appoggiato in ognuna delle sedute del banco d’assaggio riservato, in anteprima delle Anteprime ai giornalisti toscani specializzati dell’associazione Aset (Associazione Stampa Enogastroalimentare Toscana).

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Forse anche un po’ troppi se da degustarsi tutti in fila, l’uno dietro l’altro, nel breve volgere di poche ore anche per i più “allenati”.

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 Da Igt Toscana (anche bianchi e un rosato) ai Chianti Colli Fiorentino e alle Riserve per concludere con una bollicina e tre Vin Santo.

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 Tutti rigorosamente celati e identificati solo da un numero identificativo perché la degustazione è alla cieca (per gli anglofoni un blind tasting) ovvero un’ottima idea per un consorzio che cerca di emergere, seppur senza gomitare, nel panorama (fin troppo) vasto delle denominazioni toscane enoiche.
Occhio non vede etichetta e solo testa, occhio, naso, bocca e cuore giudica senza condizionamento.

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 I giornalisti messi alla (dura) prova dell’assaggio dei campioni d’annata 2020 e 2021 tutti più o meno concentrati a scorgere sfumature, odorare sentori e degustare tannini.

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Le ore necessarie per completare la degustazione, seppur con pause e il deliziosissimo lunch finale offerto dai meravigliosi padroni di casa: Roberta Chini e Maurizio Mazzantini che hanno messo a disposizione degli enogiornalisti il loro bellissimo salone con affaccio sulle vigne del loro Marzocco di Poppiano.

0, ovvero non dichiarati per scelta i preferiti
Chi vi scrive per rendere onore al Consorzio che si vuole sempre più identificare come vino di Firenze e che è stato poco tempo fa il protagonista di un protocollo d’intesa con le amministrazioni comunali per valorizzarsi e lanciarsi nel mercato del post covid non darà giudizi personali anche se ha ben chiari i suoi preferiti.
Lo faccio perché è l’insieme che fa la forza ed è l’insieme che deve emergere come si spertica sempre a sottolineare anche il Presidente del Consorzio Marco Ferretti che da fiorentino d’importazione si è preso sulle spalle il duro compito di dare omogenità, almeno nell’immagine e sfruttando il forte brand Firenze ad un consorzio che stenta da anni ad emergere a causa della sua naturale difficoltà ad avere una linea comune nel bicchiere.
Ferretti ha capito che sono altre le carte da giocare poichè il Chianti Colli Fiorentini che con i suoi vigneti abbraccia ad anello la città del giglio sparpagliandosi fra molti comuni diversi (ah il campanilismo!), su suoli molto diversi e con esposizioni diverse stenta a trovare giocoforza un allineamento nel bicchiere.

Una forza più che una debolezza questa se ben giocata.
Il rischio subdolo a cui sono andate infatti incontro denominazioni più blasonate (soprattutto nell’ultimo decennio del Novecento e nel primo del Duemila) è in nome di un allineamento trovare invece un appiattimento che se sul mercato internazionale permette di vendere meglio penalizza quello interno (tornato in auge dopo la pandemia) e le territorialità specifiche.

Il Consorzio Chianti Colli Fiorentini è consapevole di essersi avviato per una strada in salita, ma se la salita viene affrontata con lo spirito del gregario, mettendosi in dubbio ad ogni pedalata (leggi annata) nella consapevolezza che il vino del futuro deve affrontare i cambiamenti climatici già presenti nelle bottiglie la vetta può diventare vicina.