Firenze a tavola: da Fulin, l’altro Oriente

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di Nadia Fondelli – Parlando di cucina cinese è facile cadere nei luoghi comuni. Un paese enorme con un miliardo d abitanti e tradizioni è ovvio che si presti ad essere non compreso bene alle nostre latitudini e non può certo essere semplificato con un involtino primavera e un raviolo al vapore.
In Cina, in verità, si può mangiare benissimo (soprattutto nei grandi Resort internazionali) o malissimo (a dire il vero in tanti posti).
Nella provincia di Liaoning estremo nord fra Siberia e Mongolia per intendersi per esempio per Capodanno si mangia ne più ne meno di cosa mangiamo noi: ravioli fatti in casa e zampone. Chi l’avrebbe mai detto!
In tante zone rurali della Cina invece sedersi a tavola in un ristorante qualsiasi è da coraggiosi da sfida estrema: piatti insapori, gusti indefiniti e igiene zero.

dq2w7971Ma torniamo alle cineserie italiche dove il prototipo che ha dilagato negli anni ’80 e ’90 fra musichetta sincopata da Grande Muraglia e arredi kitch dagli oro e rossi accecanti ha fatto sedere alle proprie tavole migliaia di connazionali attratti dall’esotico (o presunto tale) con prezzi abbordabilissimi e menù fotocopia dove la stagionalità non esiste e i “grandi classici” sono gli involtini primavera, il riso alla cantonese, il pollo alle mandorle e il gelato fritto.
Un format oggi decadente che ha lasciato spazio ai falsi ristoranti giapponesi – falsi perché gestiti dagli stessi cinesi reinventantesi nella ristorazione – della formula “all you can eat!” dove a prezzi stabiliti mangi se vuoi fino a scoppiare.

Ecco Fulin tanto per iniziare  non è ne uno ne l’altro.
dq2w8090E questo per mettere i puntini sulla i, dato che già dalla elegante insegna si legge “chinese luxury experience”.
Sono capitata da Fulin sull’onda del sentito dire in un giorno peraltro un po’ speciale anche se credevo deserto perché in pieno agosto. Qixi è infatti il giorno degli innamorati cinesi, un po’ come il nostro San Valentino.
In sala infatti mi ha subito colpito la presenza di tanti orientali ben vestiti, silenziosi ed educati ben diversi dalle masse caciarone che s’incontrava nei locali di cui sopra.
Bastava anche quello per capire che Fulin era altro, ma aggiungo.

Siamo in via Giampaolo Orsini zona periferica ma abbastanza vicina al centro in un elegante palazzo inizio ‘900 illuminato con eleganza e già la ravioli-marinascelta della sede, fuori da classici circuiti ruffiani, colpisce.

E’ impossibile raccontare questo ristorante senza soffermarsi a parlare di Gianni Ugolini, il proprietario dell’immobile dove Fulin ha trovato casa.
Gianni fotografo è per Firenze (ma non solo) un grosso nome. E’ il creatore della moda-mito degli anni ’80. E’ colui che con la sua macchina fotografica ha cambiato con pochi altri visionari il settore e non solo perché ha fotografato Roberto Cavalli quando ancora aveva i capelli corvini o Naomi Campell adolescente, ma perché il suo obbiettivo ha saputo inventare emozioni forti: sia che si trattasse di cogliere un volto, che di valorizzare un vestito.

branzino-doroGianni che oggi è sempre saldamente sulla breccia e che anzi ha il plusvalore di lavorare tanto e bene anche per associazioni di volontariato ha nel palazzo di famiglia accolto il sogno di due giovani e intraprendenti cinesi ormai italiani di seconda generazione: Francesco Han e Stefano Dai che provengono dalla Prato della ristorazione orientale del nonno. Quella da mille coperti – raccontano sorridendo come se fosse la cosa più normale del mondo – usata per i banchetti popolari dalla comunità cinese toscana dove però, in qualche modo, il lavoro si gestisce bene perché il servizio non esiste.

Ovvio che a Fulin è tutto diverso. Non solo il servizio c’è. Ma deve essere all’occidentale: elegante, puntuale e discreto. Per loro una sfida accettata con entusiasmo.
img_0049Idee chiare: una cucina cinese che guarda più a Pechino e Hong Kong che non a Shangai (quindi di respiro più internazionale) e una brigata di grande spessore “strappata” al meglio di Pechino.

L’ambiente non banale è assolutamente privo di orpelli kitch ma anzi, è elegante nelle sue ampie sale dove dominano i colori tenui e un eccellente mix fra minimalismo di design all’occidentale e pezzi unici orientali di grande antiquariato.
Il salone al primo piano, pur ricalcando lo stesso stile “chiude” con discrezione le tavolate con agili bambù – una concessione alle abitudini orientali ci spiega Stefano – dato che i cinesi amano anche al ristorante essere riservati.
E salendo ancora, dopo aver attraversato una _w6j0355cantina d’autore dove brillano le migliori etichette italiche e qualche eccellenza d’oltralpe ecco lo straordinario terrazzo con affaccio mozzafiato sul piazzale e Forte Belvedere. Perfetto per un tete-a-tete indimenticabile.

Sedendosi a tavola ed aprendo il menù si capisce che le scelte sono ben delineate.
Un assaggio d’Oriente nel cuore di Firenze con piatti speciali fra tradizione e modernità si legge nella prima pagina e scorrendo e assaggiando capiremo perché.
Il menù per meglio orientare l’ospite divide le portate all’occidentale ed è veramente una sorpresa.
Si parte con una scelta di ravioli al vapore dai nomi affascinanti: cristalli di mare, lunette profumate, bocciolo, girandoline…del tutto inediti _w6j9703con farciture preziose di gamberi, capesante, maiale e zucchine, manzo, curry e erba cipollina. Si può anche optare per i sempreverdi involtini declinati però con ripieno di gamberi e castagna, maiale, funghi neri e tofu,…
Fra gli spaghetti (asciutti o in brodo) fatti con pasta all’uovo o di riso colpiscono dal mare quelli con gambero, calamaro e granchio, o quelli di terra da scegliere fra la pasta all’uovo con carote, peperoncini, funghi al profumo di melanzane e gli spaghetti al riso con filetti di manzo, germogli di soia e erba cipollina. Se preferite il brodo imperdibili quelli accompagnati da insalata di uovo e spinaci.

Fra i secondi spiccano i filetti di manzo, maiale e agnello tutti con cotture semplici e salutari che non coprono i sapori. Da non perdere la vera anatra alla dolce-rugiadapechinese; sempre presente in menù nonostante la lunga e complessa preparazione.

Un viaggio nel gusto ittico è il salmone con salsa di arancio e cocco, il branzino con ripieno di funghi xiang gu e asparagi, l’ astice con zuppa di ginseng, il granchietto morbido con salsa piccante e una perfetta tempura.
Vasta e selezionata anche la scelta dei piatti a base di verdura fra cui i fagiolini saltati con foglie di ulivo e mandorle croccanti e i rotolini dell’orto. Fulin è quindi gourmet anche per vegetariani e vegani. E questo nel panorama fiorentino è già un altro bel punto a favore.
Piccola la carta dei dolci ma bando assoluto a gelato e frutta fritta, ovviamente.

Il prezzo? Nella logica della Luxury Experience non si può certo aspettarsi prezzi da “all you can eat” o da ristoranti fotocopia  dato che ogni pietanza oscilla tra i 10 e i 20 euro. Il conto, vino incluso si assesta intorno ai 50/60 euro.

Cosa manca? Forse qualche grande vino cinese che sicuramente a breve i due giovani imprenditori sapranno tirare fuori dal cilindro magico e un menù degustazione che sono certa arriverà a breve.
Per il resto c’è solo da applaudire a questa nuova esperienza “fuori da ogni schema”.
Info:
Fulin – Luxury Chinese Experience
via Giampaolo Orsini 113, Firenze
Telefono 055 684931
www.fulin.it – info@fulin.it

 [:en]img_0115di Nadia Fondelli – Parlando di cucina cinese è facile cadere nei luoghi comuni. Un paese enorme con un miliardo d abitanti e tradizioni è ovvio che si presti ad essere non compreso bene alle nostre latitudini e non può certo essere semplificato con un involtino primavera e un raviolo al vapore.
In Cina, in verità, si può mangiare benissimo (soprattutto nei grandi Resort internazionali) o malissimo (a dire il vero in tanti posti).
Nella provincia di Liaoning estremo nord fra Siberia e Mongolia per intendersi per esempio per Capodanno si mangia ne più ne meno di cosa mangiamo noi: ravioli fatti in casa e zampone. Chi l’avrebbe mai detto!
In tante zone rurali della Cina invece sedersi a tavola in un ristorante qualsiasi è da coraggiosi da sfida estrema: piatti insapori, gusti indefiniti e igiene zero.

dq2w7971Ma torniamo alle cineserie italiche dove il prototipo che ha dilagato negli anni ’80 e ’90 fra musichetta sincopata da Grande Muraglia e arredi kitch dagli oro e rossi accecanti ha fatto sedere alle proprie tavole migliaia di connazionali attratti dall’esotico (o presunto tale) con prezzi abbordabilissimi e menù fotocopia dove la stagionalità non esiste e i “grandi classici” sono gli involtini primavera, il riso alla cantonese, il pollo alle mandorle e il gelato fritto.
Un format oggi decadente che ha lasciato spazio ai falsi ristoranti giapponesi – falsi perché gestiti dagli stessi cinesi reinventantesi nella ristorazione – della formula “all you can eat!” dove a prezzi stabiliti mangi se vuoi fino a scoppiare.

Ecco Fulin tanto per iniziare  non è ne uno ne l’altro.
dq2w8090E questo per mettere i puntini sulla i, dato che già dalla elegante insegna si legge “chinese luxury experience”.
Sono capitata da Fulin sull’onda del sentito dire in un giorno peraltro un po’ speciale anche se credevo deserto perché in pieno agosto. Qixi è infatti il giorno degli innamorati cinesi, un po’ come il nostro San Valentino.
In sala infatti mi ha subito colpito la presenza di tanti orientali ben vestiti, silenziosi ed educati ben diversi dalle masse caciarone che s’incontrava nei locali di cui sopra.
Bastava anche quello per capire che Fulin era altro, ma aggiungo.

Siamo in via Giampaolo Orsini zona periferica ma abbastanza vicina al centro in un elegante palazzo inizio ‘900 illuminato con eleganza e già la ravioli-marinascelta della sede, fuori da classici circuiti ruffiani, colpisce.

E’ impossibile raccontare questo ristorante senza soffermarsi a parlare di Gianni Ugolini, il proprietario dell’immobile dove Fulin ha trovato casa.
Gianni fotografo è per Firenze (ma non solo) un grosso nome. E’ il creatore della moda-mito degli anni ’80. E’ colui che con la sua macchina fotografica ha cambiato con pochi altri visionari il settore e non solo perché ha fotografato Roberto Cavalli quando ancora aveva i capelli corvini o Naomi Campell adolescente, ma perché il suo obbiettivo ha saputo inventare emozioni forti: sia che si trattasse di cogliere un volto, che di valorizzare un vestito.

branzino-doroGianni che oggi è sempre saldamente sulla breccia e che anzi ha il plusvalore di lavorare tanto e bene anche per associazioni di volontariato ha nel palazzo di famiglia accolto il sogno di due giovani e intraprendenti cinesi ormai italiani di seconda generazione: Francesco e Stefano Dai che provengono dalla Prato della ristorazione orientale del nonno. Quella da mille coperti – raccontano sorridendo come se fosse la cosa più normale del mondo – usata per i banchetti popolari dalla comunità cinese toscana dove però, in qualche modo, il lavoro si gestisce bene perché il servizio non esiste.

Ovvio che a Fulin è tutto diverso. Non solo il servizio c’è. Ma deve essere all’occidentale: elegante, puntuale e discreto. Per loro una sfida accettata con entusiasmo.
img_0049Idee chiare: una cucina cinese che guarda più a Pechino e Hong Kong che non a Shangai (quindi di respiro più internazionale) e una brigata di grande spessore “strappata” al meglio di Pechino.

L’ambiente non banale è assolutamente privo di orpelli kitch ma anzi, è elegante nelle sue ampie sale dove dominano i colori tenui e un eccellente mix fra minimalismo di design all’occidentale e pezzi unici orientali di grande antiquariato.
Il salone al primo piano, pur ricalcando lo stesso stile “chiude” con discrezione le tavolate con agili bambù – una concessione alle abitudini orientali ci spiega Stefano – dato che i cinesi amano anche al ristorante essere riservati.
E salendo ancora, dopo aver attraversato una _w6j0355cantina d’autore dove brillano le migliori etichette italiche e qualche eccellenza d’oltralpe ecco lo straordinario terrazzo con affaccio mozzafiato sul piazzale e Forte Belvedere. Perfetto per un tete-a-tete indimenticabile.

Sedendosi a tavola ed aprendo il menù si capisce che le scelte sono ben delineate.
Un assaggio d’Oriente nel cuore di Firenze con piatti speciali fra tradizione e modernità si legge nella prima pagina e scorrendo e assaggiando capiremo perché.
Il menù per meglio orientare l’ospite divide le portate all’occidentale ed è veramente una sorpresa.
Si parte con una scelta di ravioli al vapore dai nomi affascinanti: cristalli di mare, lunette profumate, bocciolo, girandoline…del tutto inediti _w6j9703con farciture preziose di gamberi, capesante, maiale e zucchine, manzo, curry e erba cipollina. Si può anche optare per i sempreverdi involtini declinati però con ripieno di gamberi e castagna, maiale, funghi neri e tofu,…
Fra gli spaghetti (asciutti o in brodo) fatti con pasta all’uovo o di riso colpiscono dal mare quelli con gambero, calamaro e granchio, o quelli di terra da scegliere fra la pasta all’uovo con carote, peperoncini, funghi al profumo di melanzane e gli spaghetti al riso con filetti di manzo, germogli di soia e erba cipollina. Se preferite il brodo imperdibili quelli accompagnati da insalata di uovo e spinaci.

Fra i secondi spiccano i filetti di manzo, maiale e agnello tutti con cotture semplici e salutari che non coprono i sapori. Da non perdere la vera anatra alla dolce-rugiadapechinese; sempre presente in menù nonostante la lunga e complessa preparazione.

Un viaggio nel gusto ittico è il salmone con salsa di arancio e cocco, il branzino con ripieno di funghi xiang gu e asparagi, l’ astice con zuppa di ginseng, il granchietto morbido con salsa piccante e una perfetta tempura.
Vasta e selezionata anche la scelta dei piatti a base di verdura fra cui i fagiolini saltati con foglie di ulivo e mandorle croccanti e i rotolini dell’orto. Fulin è quindi gourmet anche per vegetariani e vegani. E questo nel panorama fiorentino è già un altro bel punto a favore.
Piccola la carta dei dolci ma bando assoluto a gelato e frutta fritta, ovviamente.

Il prezzo? Nella logica della Luxury Experience non si può certo aspettarsi prezzi da “all you can eat” o da ristoranti fotocopia  dato che ogni pietanza oscilla tra i 10 e i 20 euro. Il conto, vino incluso si assesta intorno ai 50/60 euro.

Cosa manca? Forse qualche grande vino cinese che sicuramente a breve i due giovani imprenditori sapranno tirare fuori dal cilindro magico e un menù degustazione che sono certa arriverà a breve.
Per il resto c’è solo da applaudire a questa nuova esperienza “fuori da ogni schema”.
Info:
Fulin – Luxury Chinese Experience
via Giampaolo Orsini 113, Firenze
Telefono 055 684931
www.fulin.it – info@fulin.it

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Libri: gli “appetiti estremi” di Stefania e company

[:it]critiche-gastronomichedi Nadia Fondelli – A sorpresa, passo dopo passo la nostra collaboratrice Stefania Pianigiani vola sempre più in alto e oggi debutta anche in veste di autrice di libri, a quattro mani con la sua amica per caso Sabrina Somigli.

Sarà Pontassieve nell’ambito della manifestazione CookStock a battezzare, sabato 5 settembre,  il debutto librario di Stefania Pianigiani enogastrogiardiniera, come lei ama definirsi.
Giardiniera per mestiere,  seguitissima blogger appassionata di buona cucina e del buon stile toscano è diventata giornalista quasi per caso, alcuni anni fa.
Mi vanto, e a ben donde dato che i dati mi danno ragione, di aver intuito che dietro la tastiera di una blogger appassionata c’era una vera giornalista attenta, curiosa e competente prestata al giardinaggio.
Quando gli proposi di fare la giornalista e iniziare a scrivere per il mio “Toscana$Chianti News” quasi sorrise pensando che scherzassi e oggi eccoci qua al debutto di  “Appetiti estremi”.

E’ il suo primo libro scritto a quattro mani con Sabrina Somigli, edito da Ara Edizioni.
Una serie di racconti alla scoperta della Toscana meno esplorata dove non mancano cibo, territorio, arte, natura, ma soprattutto tanto humor che darà luogo a situazioni davvero “ridanciane”.  Appetiti Estremi è la dimostrazione di come un sogno si può avverare grazie alle testimonianze reali di Stefania Pianigiani, giornalista e blogger, ma soprattutto giardiniera e di Sabrina Somigli, microbiologa, prestata con successo alla ristorazione in veste di cuoca.

Ma soprattutto è una storia di amicizia, impressa nelle pagine che scorrono veloci sotto lo sguardo del lettore, e come dice il giornalista Aldo Fiordelli autore della prefazione: “Già dalle prime righe si ha la sensazione di leggere una Muriel Barbery più solare, meno tormentata, toscanizzata di un ‘ironia più pungente e con un velo di delicato cinismo”.  I disegni  e la copertina sono di Rakele Tondini, disegnatrice e insegnante di storia del costume al Museo del Tessuto di Prato, conosciuta dalle autrici per caso e con la quale è scattata subito la sintonia.
Ad arricchire i racconti, impostati sui principali pasti della giornata, la partecipazione straordinaria di Marco Stabile, chef stellato e presidente dei JRE Italia, Paolo Gori della trattoria da Burde, Giovanni Santarpia che fa la pizza più buona che ci sia, Simone Municchi della gelateria l’Antica Delizia, e la famiglia Pallai del ristorante K2 di Abbadia San Salvatore. Il libro è disponibile nelle migliori librerie, in vendita “online”  sui principali canali di distribuzione e debutta in anteprima nazionale sabato 5 settembre alle 17.30 a Pontassieve (FI), all’interno di  “Bocconi e Parole” in piazza Vittorio Emanuele II nell’ambito della manifestazione gastronomica “CookStock”, ove la Sieve al gusto si confonde…

Auguri Stefania, dalla tua redazione[:en]critiche-gastronomichedi Nadia Fondelli – A sorpresa, passo dopo passo la nostra collaboratrice Stefania Pianigiani vola sempre più in alto e oggi debutta anche in veste di autrice di libri, a quattro mani con la sua amica per caso Sabrina Somigli.

Sarà Pontassieve nell’ambito della manifestazione CookStock a battezzare, sabato 5 settembre,  il debutto librario di Stefania Pianigiani enogastrogiardiniera, come lei ama definirsi.
Giardiniera per mestiere,  seguitissima blogger appassionata di buona cucina e del buon stile toscano è diventata giornalista quasi per caso, alcuni anni fa.
Mi vanto, e a ben donde dato che i dati mi danno ragione, di aver intuito che dietro la tastiera di una blogger appassionata c’era una vera giornalista attenta, curiosa e competente prestata al giardinaggio.
Quando gli proposi di fare la giornalista e iniziare a scrivere per il mio “Toscana$Chianti News” quasi sorrise pensando che scherzassi e oggi eccoci qua al debutto di  “Appetiti estremi”.

E’ il suo primo libro scritto a quattro mani con Sabrina Somigli, edito da Ara Edizioni.
Una serie di racconti alla scoperta della Toscana meno esplorata dove non mancano cibo, territorio, arte, natura, ma soprattutto tanto humor che darà luogo a situazioni davvero “ridanciane”.  Appetiti Estremi è la dimostrazione di come un sogno si può avverare grazie alle testimonianze reali di Stefania Pianigiani, giornalista e blogger, ma soprattutto giardiniera e di Sabrina Somigli, microbiologa, prestata con successo alla ristorazione in veste di cuoca.

Ma soprattutto è una storia di amicizia, impressa nelle pagine che scorrono veloci sotto lo sguardo del lettore, e come dice il giornalista Aldo Fiordelli autore della prefazione: “Già dalle prime righe si ha la sensazione di leggere una Muriel Barbery più solare, meno tormentata, toscanizzata di un ‘ironia più pungente e con un velo di delicato cinismo”.  I disegni  e la copertina sono di Rakele Tondini, disegnatrice e insegnante di storia del costume al Museo del Tessuto di Prato, conosciuta dalle autrici per caso e con la quale è scattata subito la sintonia.
Ad arricchire i racconti, impostati sui principali pasti della giornata, la partecipazione straordinaria di Marco Stabile, chef stellato e presidente dei JRE Italia, Paolo Gori della trattoria da Burde, Giovanni Santarpia che fa la pizza più buona che ci sia, Simone Municchi della gelateria l’Antica Delizia, e la famiglia Pallai del ristorante K2 di Abbadia San Salvatore. Il libro è disponibile nelle migliori librerie, in vendita “online”  sui principali canali di distribuzione e debutta in anteprima nazionale sabato 5 settembre alle 17.30 a Pontassieve (FI), all’interno di  “Bocconi e Parole” in piazza Vittorio Emanuele II nell’ambito della manifestazione gastronomica “CookStock”, ove la Sieve al gusto si confonde…

Auguri Stefania, dalla tua redazione[:]

Livorno: Montenero, la “seconda vita” del ristorante affacciato sul santuario

Livorno: Montenero, la “seconda vita” del ristorante affacciato sul santuario

chefdi redazione – Cambio di passo per “La Vedetta”, che ha voluto ampliare il proprio target e punta con decisione a diventare un interprete “alto” della cucina livornese

C’è una terrazza, affacciata sul santuario della Madonna delle Grazie a Montenero, dove lo sguardo può cogliere la Gorgona, le Alpi Apuane, la Corsica e la torre di Pisa.

E’ l’hotel La Vedetta, il cui ristorante ha deciso di affiancare alla bellezza del panorama un’analoga soddisfazione dei sensi anche a tavola. E così, al termine della stagione estiva, complice l’arrivo di una nuova gestione, ha scelto di lanciare a se stesso una sfida ambiziosa: affiancare alla tradizionale vocazione di ristorante al servizio del turismo religioso – vista la prossimità con il santuario della Madonna delle Grazie, distante appena cinque minuti a piedi – un nuovo impulso per diventare un interprete più “alto” della cucina livornese.

L’influenza labronica resta costante nella scelta dei piatti e nella ricerca della preparazioni, così come la vicinanza del mare continua a garantire materie prime freschissime. Ma lo chef Domenico Russo e i giovani titolari Spadoni e Luigi Napoli hanno deciso che era il momento di un cambio di passo.
Il ristorante ha così voluto ricostruire il suo nuovo menù, fatto di rivisitazioni e reinterpretazioni di alcuni classici della cucina costiera toscana.

E’ il caso dei ravioli di cernia agli scampi, delle cozze “al tramonto” – dove il sapore delle cozze è esaltato dall’uovo e il colore del tramonto è rifinito dal pomodoro – o delle seppioline cacciuccate, una variante (light, ma non meno saporita) del tradizionale piatto forte livornese.
La filosofia della cucina della “Vedetta” sta proprio in questo: seguendo lo stile di Domenico, provare a “ingentilire” i grandi classici labronici fatti di sapori forti, decisi, talvolta persino rudi come il carattere di chi vive la città.

Ma non è tutto: l’obiettivo per la stagione 2015 è coinvolgere sempre più gli ospiti nella scoperta della Livorno più autentica, con cooking lessons che partiranno dal mercato centrale della città, proseguiranno nella cucina del ristorante e non termineranno con il pasto, visto che lo chef resterà disponibile per un servizio di “assistenza culinaria” anche dopo la fine del soggiorno.

Via della Lecceta, 5 – Montenero
Tel. 0586 579957 – www.hotellavedetta.com

Siena: grande giugno con GirogustandoSiena: a great juny with Girogustando

di redazione –  Un grande mese il giugno che ci attende per “Girogustando”, la manifestazione che dal 2002 unisce in Terra di Siena ristoranti e culture culinarie diversi. 

Un giugno ricco di tanti spunti fra provocazioni e nonsense. Meglio un pesce povero, un pesce finto o un pesce d’oro? E se il pesce d’oro si trasforma in carne chianina? O se un brigante si mette a legger poesia?
Ecco le serate di giugno dove
“i cuochi d’Italia s’incontrano”.
Dopo i primi dieci appuntamenti primaverili tra marzo e maggio, le cinque date in Umbria in aprile e le prime due in provincia di Padova a maggio, la kermesse dei menu a quattro mani propone, sulla soglia dell’estate, altre cinque ghiotte occasioni di confronto e conoscenza in linea con la propria
mission 2013 secondo la quale “la cultura vien mangiando”.

Lombardia, Piemonte e Toscana a… Siena. Il calendario senese della manifestazione riparte alla grande mercoledì 5 giugno a Poggibonsi quando il prestigioso Ristorante da Alcide, più di un secolo e mezzo di storia alle spalle, ospiterà l’Osteria di San Cerbone di Massa Marittima (Grosseto), per una serata di riscossa del cosiddetto ‘pesce dimenticato’.
A caratterizzare il menu a quattro mani saranno cefali, moscardini, tremole ed altri freschi esemplari di quella vasta cerchia di pescato facilmente disponibile nell’arcipelago toscano ma troppo spesso sacrificato a beneficio di tipologie più blasonate e lontane per provenienza.

La sera seguente, giovedì 6 giugno, Girogustando si sposta da nord a sud della provincia di Siena. Sul lago di Chiusi “Torlo vini – enoteca con cucina” di Torino farà visita al ristorante Pesce d’oro, che a dispetto del nome si dedicherà per l’occasione esclusivamente agli eccellenti prodotti della terra.
Le due
femme cuisineMarta Torlo e Gianna Manfano metteranno a confronto la Fassona piemontese con la Chianina; grazie ai sommelier Ais, il confronto Piemonte-Toscana interesserà anche i rispettivi vitigni Nebbiolo e Sangiovese.

Mercoledì 12 giugno si risalirà poi verso Siena, e parallelamente, anche sui crinali della storia. A Murlo, centro strategico della civiltà etrusca, la Locanda dei Briganti di Gropparello (Piacenza) sarà ‘alloggiata’ per una sera nella Trattoria il Libridinoso: in preda alla passione per libri e scritti in genere, la cuoca Donatella Barcelli alternerà pietanze tradizionali a readings di ‘poesie mangerecce’, interpretate in sala dall’attore senese Camillo Zangrandi.

Umbria e Valdichiana in trasferta a… Padova. Contemporaneamente, il mese di giugno proporrà anche la terza e quarta tappa di Girogustando a Padova e provincia: dopo le prime due serate in maggio, i gemellaggi gastronomici in terra veneta ripartiranno martedì 4 giugno a Santa Giustina in Colle, dove il ristorante l’Angolo di Acquaviva di Montepulciano sarà ospite del ristorante Bianchi, 40 anni di gestione familiare oggi splendidamente proseguita da quattro sorelle, ovvero la nuova generazione della famiglia.
Più avanti, alla vigilia del solstizio d’estate, menu a quattro mani di scena a Vigonza: qui giovedì 20 giugno il ristorante Ai Molini ospiterà Le Macerine di Castiglion del Lago (Perugia).

La Cultura vien mangiando. A riprova dello slogan 2013 di Girogustando, le esposizioni di opere d’arte ed i “live paintings” in programma anche nelle serate di giugno, protagonisti pittori e scultori toscani e veneti. Il cartellone di eventi Girogustando per il 2013 proseguirà fino al mese di novembre.

Info: www.girogustando.tv

by redaction –  A increase semen volume pills great month June that awaits us for “Girogustando”, the event that since 2002 combines Sienna restaurants and different culinary cultures.

A June full of many ideas between provocation and nonsense. Better a poor fish, a fish or a fake gold fish? And if the golden fish turns into Chianina beef? Or if a robber gets from reading poetry?
Here are the evenings of June where the “chefs in Italy meet.”
After the first ten appointments spring between March and May, the five dates in Umbria in April and the first two in the province of Padua in May, the festival menu offers four hands on the threshold of summer, five other delicious opportunities for comparison and knowledge in line with its mission 2013 seconds which “culture comes with eating.”

Lombardy, Piedmont and Tuscany … Siena. The timing of the event starts great Sienese Wednesday, June 5 at Poggibonsi when the prestigious Restaurant from Alcide, more than a century and a half of history, will host the Osteria di San Cerbone of Massa Marittima (Grosseto), for an evening of rescue the so-called ‘forgotten fish’.
To characterize the menu for four hands will be mullet, octopus, aspens and other fresh specimens of that vast circle of fish readily available in the Tuscan archipelago but too often sacrificed for the benefit of the most renowned types and for distant origin.

The following evening, Thursday, June 6, Girogustando moves from north to south of the province of Siena. Lake Chiusi “Torlo wines – wine cellar with kitchen” in Turin will visit the restaurant Golden Fish, which despite the name will devote exclusively for the occasion and excellent products of the earth.
The two femme cuisine Marta Torlo and Gianna Manfano will compare the Fassona Piedmont with the Chianina, and thanks to AIS sommelier, comparison-Piedmont Tuscany also affect their Nebbiolo and Sangiovese.

Wednesday, June 12 will then ascend towards Siena, and in parallel, even on the ridges of the story. A Murlo, strategic center of the Etruscan civilization, Locanda dei Briganti Gropparello (Piacenza) will be ‘housed’ for an evening in the Trattoria Libridinoso: in the throes of passion for books and writings in general, the cook traditional dishes Donatella Barcelli alternate readings of ‘edible poems’, played by the actor in the hall of Siena Camillo Zangrandi.

Umbria and Val di Chiana away in … Padova. At the same time, the month of June will also feature the third and fourth stage of Girogustando in Padua: after the first two nights in May, twinning food in Veneto will share Tuesday, June 4 in Santa Giustina in Colle, where the restaurant’s Corner Acquaviva di Montepulciano will be a guest of the restaurant Bianchi, 40 years old, family-run beautifully today continued by four sisters, or the new generation of the family.
Later, on the eve of the summer solstice, four-hand menu of scene in Vigonza: here Thursday, June 20 the restaurant will host Ai Molini The Macerine of Castiglione del Lago (Perugia).

Culture comes with eating. As evidence of the slogan Girogustando 2013, the exhibitions of works of art and the “live paintings” also scheduled in the evenings of June, players painters and sculptors Tuscany and Veneto. Girogustando The program of events for 2013 will continue until November.
Info: www.girogustando.tv