Stelle e Cappelli sulla tavola della Val d’Ega

Stelle e Cappelli sulla tavola della Val d’Ega

In Val d’Ega (Bolzano ), le stelle e i cappelli non sono solo sopra la testa ma anche sulla tavola. I riconoscimenti astrali e quelli in forma di copricapo di guide prestigiose come Michelin e Gault Millau sono col tempo diventati una presenza fissa nei ristoranti alle porte delle Dolomiti, dove ai piaceri panoramici per gli occhi si affiancano quelli di un gusto esaltante, riservati ai palati che non si accontentano facilmente.

I pluripremiati delle gourmetstube

Premiato con tre cappelli dalla guida Gault Millau, il ristorante dell’albergo Sonnalp di Obereggen è una gourmetstube che sa sorprendere anche la più esigente delle forchette, grazie all’estro dello chef Martin Köhl, che per le proprie creazioni trae ispirazione dalle tradizioni alpina e mediterranea, coniugate con spirito cosmopolita. Ogni sera, il menu è un viaggio gastronomico nell’originalità che non delude mai.

Sonnalp, Chef Martin Köhl

Ai piedi del Catinaccio, il piccolo ristorante Tschein si è affidato alle scelte dello chef Manuel Pichler, capace di viziare gli avventori con la filosofia della delicatezza e gli ingredienti della regione. Una carta dei vini ben fornita con etichette locali e internazionali annaffia una tavola che ha conquista tre cappelli Gault Millau.

Con piatti che richiamano le costellazioni, il ristorante gourmet 
Astra nel grazioso Hotel Berghang di Collepietra è il regno incontrastato dello chef Gregor Eschgfäller, capace di guadagnare in breve tempo una stella Michelin, tre toques Gault Millau e la fiducia degli ospiti, che tornano con piacere per godere nuovamente delle creazioni di un visionario della cucina e di una vista spettacolare. Una menzione speciale merita la cantina, curata dalla moglie Melanie De Lazzer, che esalta l’esplosiva fantasia del menu anche ricorrendo a insoliti cocktail. 

Nel 2014, Theodor Falser ha preso le redini della Johannesstube di Nova Levante, conquistando una stella Michelin con le sue opere d’arte culinaria. Sedersi alla tavola di questo ristorante affacciato sulle foreste che sembra intagliato nel legno è un’esperienza altoatesina riassunta nella formula “Taste Nature”: ogni ingrediente viene raccolto e selezionato a mano, il che contribuisce al carattere inconfondibile di qualsiasi piatto. 

 

In vetta con gusto. L’Alta Badia si prepara all’estate prendendovi per la gola

In vetta con gusto. L’Alta Badia si prepara all’estate prendendovi per la gola

Sarà l’apertura degli impianti di risalita, prevista per il 10 giugno a dare ufficialmente il via all’estate in Alta Badia, anche se numerose strutture ricettive saranno aperte già da maggio per accogliere gli appassionati di montagna.
Negli ultimi anni l’Alta Badia è diventata un punto di riferimento per gli amanti della buona cucina, proponendo un’offerta culinaria molto vasta, dalla cucina tradizionale a quella gourmet e addirittura stellata.
Non c’è infatti palcoscenico migliore di questi luoghi nel cuore delle Dolomiti Patrimonio Mondiale Unesco, per un viaggio all’insegna della gastronomia a stretto contatto con la natura circostante. Durante l’estate 2023 sono molte e per tutti i gusti le iniziative che prenderanno per la gola gli ospiti dell’Alta Badia.


Novità: a colazione dal contadino

La colazione per molti è il pasto più importante della giornata e, infatti, i nutrizionisti consigliano di fare una colazione abbondante, a base di prodotti genuini.
Anche l’Alta Badia vuole seguire questi consigli e proporre ai propri ospiti la possibilità di fare una ricca colazione, diversa dal solito.
I cinque appuntamenti previsti durante l’estate, prevedono una visita mattutina a cinque masi diversi, in cui i partecipanti, accompagnati dal contadino, possono entrare in stalla a prendere le uova, aiutare nella preparazione di prodotti come la ricotta e vivere delle esperienze a stretto contatto con gli animali e la natura. Dopodiché è prevista la colazione.
In tavola non mancheranno i prodotti del contadino: latte, burro, uova, marmellate, pane fresco e altre specialità fatte in casa.
Questi gli appuntamenti: 11 luglio (Maso Lüch Larcenei), 25 luglio (Maso Bio Lüch Ruances), 8 agosto (Dolomites Farm), 22 agosto (Maso Lüch da Mirió), 12 settembre (Maso Lüch Arslada).
La prenotazione è obbligatoria e può essere effettuata online (www.altabadia.org), oppure presso gli uffici turistici dell’Alta Badia. Il costo è di 30€ a persona per gli adulti, di 18€ per i bambini dai 5 ai 12 anni e gratuito sotto i 5 anni.


Vins Alaleria: degustare vini in location particolari

Si chiamano “Vins alaleria – vini all’aria aperta” gli appuntamenti con André Senoner, esperto sommelier altoatesino, nonché miglior sommelier d’Italia 2022, che durante i cinque appuntamenti previsti nei mesi di giugno, luglio e agosto farà vivere ai partecipanti, indimenticabili esperienze outdoor con i migliori vini dell’Alto Adige.
Si tratta di vini che si distinguono per la loro eccellente qualità, grazie ad un clima favorevole, un terreno fertile e all’amore dei viticoltori.
Le degustazioni si svolgono in location dal carattere molto particolare, scelte accuratamente per regalare, un’esperienza sensoriale a 360°. Il 29 giugno, ai piedi delle cascate del Pisciadú si terrà una degustazione di vini bianchi, mentre i vini rossi altoatesini verranno presentati il 7 luglio alle pendici dell’iconico Santa Croce. Il 14 luglio invece, sui prati del Sas Dlacia, ai piedi del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies si farà una degustazione che spazierà da una bollicina a due bianchi e un rosso. Il 3 agosto si svolgerà una degustazione con abbinamento a due piatti ladini, tra cui una specialità molto antica, chiamata jüfa, preparata semplicemente con latte e farina. La location scelta per questo appuntamento è una piccola baita di montagna in località Val de Valacia poco sopra l’abitato di Badia. L’ultimo appuntamento, previsto per il 25 agosto è dedicato interamente agli spumanti dell’Alto Adige, presentati sui Prati Larcenëi a La Val, con una vista spettacolare su Cima Nove, Cima Dieci e il Santa Croce.
Per partecipare alle degustazioni è obbligatoria la prenotazione online (www.altabadia.org), oppure tramite gli uffici turistici dell’Alta Badia. L’iscrizione ha un costo di 30€ per ogni appuntamento, ad eccezione dell’appuntamento del 3 agosto, che ha un costo di 55€ e include il pranzo.


Nos dales bales: una serata dedicata ai canederli

Le diverse varietà di canederli rientrano senza dubbio tra i piatti che più caratterizzano la cucina altoatesina ed è proprio per questo motivo che l’Alta Badia dedica un’intera serata a questa pietanza. Martedì 18 luglio nel centro del paese di Badia avrà luogo una degustazione di canederli, che spazierà dal dolce al salato e da quelli più tradizionali a versioni più innovative. Il canederlo può, infatti essere preparato in innumerevoli varianti, per soddisfare i gusti di tutti i partecipanti all’evento.

La manifestazione si svolge lungo la via centrale di Badia, per l’occasione chiusa al traffico, a partire dalle ore 19.00. La maestosa chiesa di San Leonardo, candele e fiaccole, oltre alle musiche locali faranno da cornice alla serata. La prevendita ticket è possibile presso gli uffici informazioni. Inoltre, sarà possibile acquistarli direttamente sul luogo dell’evento. Non serve una prenotazione.


Corsi di cucina ladina: riproporre a casa i gusti delle vacanze

Per chi vuole portarsi a casa un po’di Alta Badia, da vivere anche dopo le ferie, vengono proposti dei corsi di cucina ladina, durante i quali è possibile imparare alcune tra le ricette più semplici, replicabili tranquillamente anche ai fornelli di casa propria.
L’iniziativa si chiama “Cujiné te ütia” e prevede un corso di cucina outdoor sulle terrazze a 2000m dei rifugi Club Moritzino (28 giugno), I Tablá (12 luglio) e Ütia de Bioch (30 agosto) con un panorama dolomitico a 360°.
Ogni partecipante avrà una propria postazione e potrà cucinare i vari piatti insieme allo chef del rifugio, che spiegherà nel dettaglio ogni passaggio della preparazione dei cajincí arestis (ravioli fritti, ripieni con ricotta e spinaci), i canederli di spinaci e i cajincí t’ega (i classici ravioli ripieni con spinaci e ricotta).
L’evento avrà inizio per ogni appuntamento alle ore 14.30. La prenotazione è obbligatoria presso gli uffici turistici dell’Alta Badia oppure online sul sito www.altabadia.org.


Deliziosi assaggi a stretto contatto con la natura

Na cascada de saus: il 25 luglio i prati sotto le cascate del Pisciadú a 15 minuti di camminata dal centro del paese di Colfosco, per un giorno diventano una tavola riccamente apparecchiata con prelibatezze della cucina ladina. I ristoratori della valle prepareranno una selezione di pietanze, dolci e salate, alcuni seguendo fedelmente le ricette della nonna, altri dando libero sfogo alla fantasia. Sono però tutti accomunati dalla loro fonte di ispirazione: la natura circostante, protagonista nei loro piatti, per i quali scelgono ingredienti genuini e regionali.

Plajëis y duciaries: il 29 agosto la cucina ladina scende in piazza nel centro del paese di Colfosco, allestita a festa con apposite casette di legno. Per l’occasione i ristoratori locali propongono alcuni tra i piatti più richiesti della cucina ladina.

Per partecipare ai due eventi non serve una prenotazione, ma basta recarsi direttamente sul luogo della manifestazione, dove è possibile acquistare i piatti desiderati.

Firenze a tavola: da Fulin, l’altro Oriente

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di Nadia Fondelli – Parlando di cucina cinese è facile cadere nei luoghi comuni. Un paese enorme con un miliardo d abitanti e tradizioni è ovvio che si presti ad essere non compreso bene alle nostre latitudini e non può certo essere semplificato con un involtino primavera e un raviolo al vapore.
In Cina, in verità, si può mangiare benissimo (soprattutto nei grandi Resort internazionali) o malissimo (a dire il vero in tanti posti).
Nella provincia di Liaoning estremo nord fra Siberia e Mongolia per intendersi per esempio per Capodanno si mangia ne più ne meno di cosa mangiamo noi: ravioli fatti in casa e zampone. Chi l’avrebbe mai detto!
In tante zone rurali della Cina invece sedersi a tavola in un ristorante qualsiasi è da coraggiosi da sfida estrema: piatti insapori, gusti indefiniti e igiene zero.

dq2w7971Ma torniamo alle cineserie italiche dove il prototipo che ha dilagato negli anni ’80 e ’90 fra musichetta sincopata da Grande Muraglia e arredi kitch dagli oro e rossi accecanti ha fatto sedere alle proprie tavole migliaia di connazionali attratti dall’esotico (o presunto tale) con prezzi abbordabilissimi e menù fotocopia dove la stagionalità non esiste e i “grandi classici” sono gli involtini primavera, il riso alla cantonese, il pollo alle mandorle e il gelato fritto.
Un format oggi decadente che ha lasciato spazio ai falsi ristoranti giapponesi – falsi perché gestiti dagli stessi cinesi reinventantesi nella ristorazione – della formula “all you can eat!” dove a prezzi stabiliti mangi se vuoi fino a scoppiare.

Ecco Fulin tanto per iniziare  non è ne uno ne l’altro.
dq2w8090E questo per mettere i puntini sulla i, dato che già dalla elegante insegna si legge “chinese luxury experience”.
Sono capitata da Fulin sull’onda del sentito dire in un giorno peraltro un po’ speciale anche se credevo deserto perché in pieno agosto. Qixi è infatti il giorno degli innamorati cinesi, un po’ come il nostro San Valentino.
In sala infatti mi ha subito colpito la presenza di tanti orientali ben vestiti, silenziosi ed educati ben diversi dalle masse caciarone che s’incontrava nei locali di cui sopra.
Bastava anche quello per capire che Fulin era altro, ma aggiungo.

Siamo in via Giampaolo Orsini zona periferica ma abbastanza vicina al centro in un elegante palazzo inizio ‘900 illuminato con eleganza e già la ravioli-marinascelta della sede, fuori da classici circuiti ruffiani, colpisce.

E’ impossibile raccontare questo ristorante senza soffermarsi a parlare di Gianni Ugolini, il proprietario dell’immobile dove Fulin ha trovato casa.
Gianni fotografo è per Firenze (ma non solo) un grosso nome. E’ il creatore della moda-mito degli anni ’80. E’ colui che con la sua macchina fotografica ha cambiato con pochi altri visionari il settore e non solo perché ha fotografato Roberto Cavalli quando ancora aveva i capelli corvini o Naomi Campell adolescente, ma perché il suo obbiettivo ha saputo inventare emozioni forti: sia che si trattasse di cogliere un volto, che di valorizzare un vestito.

branzino-doroGianni che oggi è sempre saldamente sulla breccia e che anzi ha il plusvalore di lavorare tanto e bene anche per associazioni di volontariato ha nel palazzo di famiglia accolto il sogno di due giovani e intraprendenti cinesi ormai italiani di seconda generazione: Francesco Han e Stefano Dai che provengono dalla Prato della ristorazione orientale del nonno. Quella da mille coperti – raccontano sorridendo come se fosse la cosa più normale del mondo – usata per i banchetti popolari dalla comunità cinese toscana dove però, in qualche modo, il lavoro si gestisce bene perché il servizio non esiste.

Ovvio che a Fulin è tutto diverso. Non solo il servizio c’è. Ma deve essere all’occidentale: elegante, puntuale e discreto. Per loro una sfida accettata con entusiasmo.
img_0049Idee chiare: una cucina cinese che guarda più a Pechino e Hong Kong che non a Shangai (quindi di respiro più internazionale) e una brigata di grande spessore “strappata” al meglio di Pechino.

L’ambiente non banale è assolutamente privo di orpelli kitch ma anzi, è elegante nelle sue ampie sale dove dominano i colori tenui e un eccellente mix fra minimalismo di design all’occidentale e pezzi unici orientali di grande antiquariato.
Il salone al primo piano, pur ricalcando lo stesso stile “chiude” con discrezione le tavolate con agili bambù – una concessione alle abitudini orientali ci spiega Stefano – dato che i cinesi amano anche al ristorante essere riservati.
E salendo ancora, dopo aver attraversato una _w6j0355cantina d’autore dove brillano le migliori etichette italiche e qualche eccellenza d’oltralpe ecco lo straordinario terrazzo con affaccio mozzafiato sul piazzale e Forte Belvedere. Perfetto per un tete-a-tete indimenticabile.

Sedendosi a tavola ed aprendo il menù si capisce che le scelte sono ben delineate.
Un assaggio d’Oriente nel cuore di Firenze con piatti speciali fra tradizione e modernità si legge nella prima pagina e scorrendo e assaggiando capiremo perché.
Il menù per meglio orientare l’ospite divide le portate all’occidentale ed è veramente una sorpresa.
Si parte con una scelta di ravioli al vapore dai nomi affascinanti: cristalli di mare, lunette profumate, bocciolo, girandoline…del tutto inediti _w6j9703con farciture preziose di gamberi, capesante, maiale e zucchine, manzo, curry e erba cipollina. Si può anche optare per i sempreverdi involtini declinati però con ripieno di gamberi e castagna, maiale, funghi neri e tofu,…
Fra gli spaghetti (asciutti o in brodo) fatti con pasta all’uovo o di riso colpiscono dal mare quelli con gambero, calamaro e granchio, o quelli di terra da scegliere fra la pasta all’uovo con carote, peperoncini, funghi al profumo di melanzane e gli spaghetti al riso con filetti di manzo, germogli di soia e erba cipollina. Se preferite il brodo imperdibili quelli accompagnati da insalata di uovo e spinaci.

Fra i secondi spiccano i filetti di manzo, maiale e agnello tutti con cotture semplici e salutari che non coprono i sapori. Da non perdere la vera anatra alla dolce-rugiadapechinese; sempre presente in menù nonostante la lunga e complessa preparazione.

Un viaggio nel gusto ittico è il salmone con salsa di arancio e cocco, il branzino con ripieno di funghi xiang gu e asparagi, l’ astice con zuppa di ginseng, il granchietto morbido con salsa piccante e una perfetta tempura.
Vasta e selezionata anche la scelta dei piatti a base di verdura fra cui i fagiolini saltati con foglie di ulivo e mandorle croccanti e i rotolini dell’orto. Fulin è quindi gourmet anche per vegetariani e vegani. E questo nel panorama fiorentino è già un altro bel punto a favore.
Piccola la carta dei dolci ma bando assoluto a gelato e frutta fritta, ovviamente.

Il prezzo? Nella logica della Luxury Experience non si può certo aspettarsi prezzi da “all you can eat” o da ristoranti fotocopia  dato che ogni pietanza oscilla tra i 10 e i 20 euro. Il conto, vino incluso si assesta intorno ai 50/60 euro.

Cosa manca? Forse qualche grande vino cinese che sicuramente a breve i due giovani imprenditori sapranno tirare fuori dal cilindro magico e un menù degustazione che sono certa arriverà a breve.
Per il resto c’è solo da applaudire a questa nuova esperienza “fuori da ogni schema”.
Info:
Fulin – Luxury Chinese Experience
via Giampaolo Orsini 113, Firenze
Telefono 055 684931
www.fulin.it – info@fulin.it

 [:en]img_0115di Nadia Fondelli – Parlando di cucina cinese è facile cadere nei luoghi comuni. Un paese enorme con un miliardo d abitanti e tradizioni è ovvio che si presti ad essere non compreso bene alle nostre latitudini e non può certo essere semplificato con un involtino primavera e un raviolo al vapore.
In Cina, in verità, si può mangiare benissimo (soprattutto nei grandi Resort internazionali) o malissimo (a dire il vero in tanti posti).
Nella provincia di Liaoning estremo nord fra Siberia e Mongolia per intendersi per esempio per Capodanno si mangia ne più ne meno di cosa mangiamo noi: ravioli fatti in casa e zampone. Chi l’avrebbe mai detto!
In tante zone rurali della Cina invece sedersi a tavola in un ristorante qualsiasi è da coraggiosi da sfida estrema: piatti insapori, gusti indefiniti e igiene zero.

dq2w7971Ma torniamo alle cineserie italiche dove il prototipo che ha dilagato negli anni ’80 e ’90 fra musichetta sincopata da Grande Muraglia e arredi kitch dagli oro e rossi accecanti ha fatto sedere alle proprie tavole migliaia di connazionali attratti dall’esotico (o presunto tale) con prezzi abbordabilissimi e menù fotocopia dove la stagionalità non esiste e i “grandi classici” sono gli involtini primavera, il riso alla cantonese, il pollo alle mandorle e il gelato fritto.
Un format oggi decadente che ha lasciato spazio ai falsi ristoranti giapponesi – falsi perché gestiti dagli stessi cinesi reinventantesi nella ristorazione – della formula “all you can eat!” dove a prezzi stabiliti mangi se vuoi fino a scoppiare.

Ecco Fulin tanto per iniziare  non è ne uno ne l’altro.
dq2w8090E questo per mettere i puntini sulla i, dato che già dalla elegante insegna si legge “chinese luxury experience”.
Sono capitata da Fulin sull’onda del sentito dire in un giorno peraltro un po’ speciale anche se credevo deserto perché in pieno agosto. Qixi è infatti il giorno degli innamorati cinesi, un po’ come il nostro San Valentino.
In sala infatti mi ha subito colpito la presenza di tanti orientali ben vestiti, silenziosi ed educati ben diversi dalle masse caciarone che s’incontrava nei locali di cui sopra.
Bastava anche quello per capire che Fulin era altro, ma aggiungo.

Siamo in via Giampaolo Orsini zona periferica ma abbastanza vicina al centro in un elegante palazzo inizio ‘900 illuminato con eleganza e già la ravioli-marinascelta della sede, fuori da classici circuiti ruffiani, colpisce.

E’ impossibile raccontare questo ristorante senza soffermarsi a parlare di Gianni Ugolini, il proprietario dell’immobile dove Fulin ha trovato casa.
Gianni fotografo è per Firenze (ma non solo) un grosso nome. E’ il creatore della moda-mito degli anni ’80. E’ colui che con la sua macchina fotografica ha cambiato con pochi altri visionari il settore e non solo perché ha fotografato Roberto Cavalli quando ancora aveva i capelli corvini o Naomi Campell adolescente, ma perché il suo obbiettivo ha saputo inventare emozioni forti: sia che si trattasse di cogliere un volto, che di valorizzare un vestito.

branzino-doroGianni che oggi è sempre saldamente sulla breccia e che anzi ha il plusvalore di lavorare tanto e bene anche per associazioni di volontariato ha nel palazzo di famiglia accolto il sogno di due giovani e intraprendenti cinesi ormai italiani di seconda generazione: Francesco e Stefano Dai che provengono dalla Prato della ristorazione orientale del nonno. Quella da mille coperti – raccontano sorridendo come se fosse la cosa più normale del mondo – usata per i banchetti popolari dalla comunità cinese toscana dove però, in qualche modo, il lavoro si gestisce bene perché il servizio non esiste.

Ovvio che a Fulin è tutto diverso. Non solo il servizio c’è. Ma deve essere all’occidentale: elegante, puntuale e discreto. Per loro una sfida accettata con entusiasmo.
img_0049Idee chiare: una cucina cinese che guarda più a Pechino e Hong Kong che non a Shangai (quindi di respiro più internazionale) e una brigata di grande spessore “strappata” al meglio di Pechino.

L’ambiente non banale è assolutamente privo di orpelli kitch ma anzi, è elegante nelle sue ampie sale dove dominano i colori tenui e un eccellente mix fra minimalismo di design all’occidentale e pezzi unici orientali di grande antiquariato.
Il salone al primo piano, pur ricalcando lo stesso stile “chiude” con discrezione le tavolate con agili bambù – una concessione alle abitudini orientali ci spiega Stefano – dato che i cinesi amano anche al ristorante essere riservati.
E salendo ancora, dopo aver attraversato una _w6j0355cantina d’autore dove brillano le migliori etichette italiche e qualche eccellenza d’oltralpe ecco lo straordinario terrazzo con affaccio mozzafiato sul piazzale e Forte Belvedere. Perfetto per un tete-a-tete indimenticabile.

Sedendosi a tavola ed aprendo il menù si capisce che le scelte sono ben delineate.
Un assaggio d’Oriente nel cuore di Firenze con piatti speciali fra tradizione e modernità si legge nella prima pagina e scorrendo e assaggiando capiremo perché.
Il menù per meglio orientare l’ospite divide le portate all’occidentale ed è veramente una sorpresa.
Si parte con una scelta di ravioli al vapore dai nomi affascinanti: cristalli di mare, lunette profumate, bocciolo, girandoline…del tutto inediti _w6j9703con farciture preziose di gamberi, capesante, maiale e zucchine, manzo, curry e erba cipollina. Si può anche optare per i sempreverdi involtini declinati però con ripieno di gamberi e castagna, maiale, funghi neri e tofu,…
Fra gli spaghetti (asciutti o in brodo) fatti con pasta all’uovo o di riso colpiscono dal mare quelli con gambero, calamaro e granchio, o quelli di terra da scegliere fra la pasta all’uovo con carote, peperoncini, funghi al profumo di melanzane e gli spaghetti al riso con filetti di manzo, germogli di soia e erba cipollina. Se preferite il brodo imperdibili quelli accompagnati da insalata di uovo e spinaci.

Fra i secondi spiccano i filetti di manzo, maiale e agnello tutti con cotture semplici e salutari che non coprono i sapori. Da non perdere la vera anatra alla dolce-rugiadapechinese; sempre presente in menù nonostante la lunga e complessa preparazione.

Un viaggio nel gusto ittico è il salmone con salsa di arancio e cocco, il branzino con ripieno di funghi xiang gu e asparagi, l’ astice con zuppa di ginseng, il granchietto morbido con salsa piccante e una perfetta tempura.
Vasta e selezionata anche la scelta dei piatti a base di verdura fra cui i fagiolini saltati con foglie di ulivo e mandorle croccanti e i rotolini dell’orto. Fulin è quindi gourmet anche per vegetariani e vegani. E questo nel panorama fiorentino è già un altro bel punto a favore.
Piccola la carta dei dolci ma bando assoluto a gelato e frutta fritta, ovviamente.

Il prezzo? Nella logica della Luxury Experience non si può certo aspettarsi prezzi da “all you can eat” o da ristoranti fotocopia  dato che ogni pietanza oscilla tra i 10 e i 20 euro. Il conto, vino incluso si assesta intorno ai 50/60 euro.

Cosa manca? Forse qualche grande vino cinese che sicuramente a breve i due giovani imprenditori sapranno tirare fuori dal cilindro magico e un menù degustazione che sono certa arriverà a breve.
Per il resto c’è solo da applaudire a questa nuova esperienza “fuori da ogni schema”.
Info:
Fulin – Luxury Chinese Experience
via Giampaolo Orsini 113, Firenze
Telefono 055 684931
www.fulin.it – info@fulin.it

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Libri: gli “appetiti estremi” di Stefania e company

[:it]critiche-gastronomichedi Nadia Fondelli – A sorpresa, passo dopo passo la nostra collaboratrice Stefania Pianigiani vola sempre più in alto e oggi debutta anche in veste di autrice di libri, a quattro mani con la sua amica per caso Sabrina Somigli.

Sarà Pontassieve nell’ambito della manifestazione CookStock a battezzare, sabato 5 settembre,  il debutto librario di Stefania Pianigiani enogastrogiardiniera, come lei ama definirsi.
Giardiniera per mestiere,  seguitissima blogger appassionata di buona cucina e del buon stile toscano è diventata giornalista quasi per caso, alcuni anni fa.
Mi vanto, e a ben donde dato che i dati mi danno ragione, di aver intuito che dietro la tastiera di una blogger appassionata c’era una vera giornalista attenta, curiosa e competente prestata al giardinaggio.
Quando gli proposi di fare la giornalista e iniziare a scrivere per il mio “Toscana$Chianti News” quasi sorrise pensando che scherzassi e oggi eccoci qua al debutto di  “Appetiti estremi”.

E’ il suo primo libro scritto a quattro mani con Sabrina Somigli, edito da Ara Edizioni.
Una serie di racconti alla scoperta della Toscana meno esplorata dove non mancano cibo, territorio, arte, natura, ma soprattutto tanto humor che darà luogo a situazioni davvero “ridanciane”.  Appetiti Estremi è la dimostrazione di come un sogno si può avverare grazie alle testimonianze reali di Stefania Pianigiani, giornalista e blogger, ma soprattutto giardiniera e di Sabrina Somigli, microbiologa, prestata con successo alla ristorazione in veste di cuoca.

Ma soprattutto è una storia di amicizia, impressa nelle pagine che scorrono veloci sotto lo sguardo del lettore, e come dice il giornalista Aldo Fiordelli autore della prefazione: “Già dalle prime righe si ha la sensazione di leggere una Muriel Barbery più solare, meno tormentata, toscanizzata di un ‘ironia più pungente e con un velo di delicato cinismo”.  I disegni  e la copertina sono di Rakele Tondini, disegnatrice e insegnante di storia del costume al Museo del Tessuto di Prato, conosciuta dalle autrici per caso e con la quale è scattata subito la sintonia.
Ad arricchire i racconti, impostati sui principali pasti della giornata, la partecipazione straordinaria di Marco Stabile, chef stellato e presidente dei JRE Italia, Paolo Gori della trattoria da Burde, Giovanni Santarpia che fa la pizza più buona che ci sia, Simone Municchi della gelateria l’Antica Delizia, e la famiglia Pallai del ristorante K2 di Abbadia San Salvatore. Il libro è disponibile nelle migliori librerie, in vendita “online”  sui principali canali di distribuzione e debutta in anteprima nazionale sabato 5 settembre alle 17.30 a Pontassieve (FI), all’interno di  “Bocconi e Parole” in piazza Vittorio Emanuele II nell’ambito della manifestazione gastronomica “CookStock”, ove la Sieve al gusto si confonde…

Auguri Stefania, dalla tua redazione[:en]critiche-gastronomichedi Nadia Fondelli – A sorpresa, passo dopo passo la nostra collaboratrice Stefania Pianigiani vola sempre più in alto e oggi debutta anche in veste di autrice di libri, a quattro mani con la sua amica per caso Sabrina Somigli.

Sarà Pontassieve nell’ambito della manifestazione CookStock a battezzare, sabato 5 settembre,  il debutto librario di Stefania Pianigiani enogastrogiardiniera, come lei ama definirsi.
Giardiniera per mestiere,  seguitissima blogger appassionata di buona cucina e del buon stile toscano è diventata giornalista quasi per caso, alcuni anni fa.
Mi vanto, e a ben donde dato che i dati mi danno ragione, di aver intuito che dietro la tastiera di una blogger appassionata c’era una vera giornalista attenta, curiosa e competente prestata al giardinaggio.
Quando gli proposi di fare la giornalista e iniziare a scrivere per il mio “Toscana$Chianti News” quasi sorrise pensando che scherzassi e oggi eccoci qua al debutto di  “Appetiti estremi”.

E’ il suo primo libro scritto a quattro mani con Sabrina Somigli, edito da Ara Edizioni.
Una serie di racconti alla scoperta della Toscana meno esplorata dove non mancano cibo, territorio, arte, natura, ma soprattutto tanto humor che darà luogo a situazioni davvero “ridanciane”.  Appetiti Estremi è la dimostrazione di come un sogno si può avverare grazie alle testimonianze reali di Stefania Pianigiani, giornalista e blogger, ma soprattutto giardiniera e di Sabrina Somigli, microbiologa, prestata con successo alla ristorazione in veste di cuoca.

Ma soprattutto è una storia di amicizia, impressa nelle pagine che scorrono veloci sotto lo sguardo del lettore, e come dice il giornalista Aldo Fiordelli autore della prefazione: “Già dalle prime righe si ha la sensazione di leggere una Muriel Barbery più solare, meno tormentata, toscanizzata di un ‘ironia più pungente e con un velo di delicato cinismo”.  I disegni  e la copertina sono di Rakele Tondini, disegnatrice e insegnante di storia del costume al Museo del Tessuto di Prato, conosciuta dalle autrici per caso e con la quale è scattata subito la sintonia.
Ad arricchire i racconti, impostati sui principali pasti della giornata, la partecipazione straordinaria di Marco Stabile, chef stellato e presidente dei JRE Italia, Paolo Gori della trattoria da Burde, Giovanni Santarpia che fa la pizza più buona che ci sia, Simone Municchi della gelateria l’Antica Delizia, e la famiglia Pallai del ristorante K2 di Abbadia San Salvatore. Il libro è disponibile nelle migliori librerie, in vendita “online”  sui principali canali di distribuzione e debutta in anteprima nazionale sabato 5 settembre alle 17.30 a Pontassieve (FI), all’interno di  “Bocconi e Parole” in piazza Vittorio Emanuele II nell’ambito della manifestazione gastronomica “CookStock”, ove la Sieve al gusto si confonde…

Auguri Stefania, dalla tua redazione[:]

Livorno: Montenero, la “seconda vita” del ristorante affacciato sul santuario

Livorno: Montenero, la “seconda vita” del ristorante affacciato sul santuario

chefdi redazione – Cambio di passo per “La Vedetta”, che ha voluto ampliare il proprio target e punta con decisione a diventare un interprete “alto” della cucina livornese

C’è una terrazza, affacciata sul santuario della Madonna delle Grazie a Montenero, dove lo sguardo può cogliere la Gorgona, le Alpi Apuane, la Corsica e la torre di Pisa.

E’ l’hotel La Vedetta, il cui ristorante ha deciso di affiancare alla bellezza del panorama un’analoga soddisfazione dei sensi anche a tavola. E così, al termine della stagione estiva, complice l’arrivo di una nuova gestione, ha scelto di lanciare a se stesso una sfida ambiziosa: affiancare alla tradizionale vocazione di ristorante al servizio del turismo religioso – vista la prossimità con il santuario della Madonna delle Grazie, distante appena cinque minuti a piedi – un nuovo impulso per diventare un interprete più “alto” della cucina livornese.

L’influenza labronica resta costante nella scelta dei piatti e nella ricerca della preparazioni, così come la vicinanza del mare continua a garantire materie prime freschissime. Ma lo chef Domenico Russo e i giovani titolari Spadoni e Luigi Napoli hanno deciso che era il momento di un cambio di passo.
Il ristorante ha così voluto ricostruire il suo nuovo menù, fatto di rivisitazioni e reinterpretazioni di alcuni classici della cucina costiera toscana.

E’ il caso dei ravioli di cernia agli scampi, delle cozze “al tramonto” – dove il sapore delle cozze è esaltato dall’uovo e il colore del tramonto è rifinito dal pomodoro – o delle seppioline cacciuccate, una variante (light, ma non meno saporita) del tradizionale piatto forte livornese.
La filosofia della cucina della “Vedetta” sta proprio in questo: seguendo lo stile di Domenico, provare a “ingentilire” i grandi classici labronici fatti di sapori forti, decisi, talvolta persino rudi come il carattere di chi vive la città.

Ma non è tutto: l’obiettivo per la stagione 2015 è coinvolgere sempre più gli ospiti nella scoperta della Livorno più autentica, con cooking lessons che partiranno dal mercato centrale della città, proseguiranno nella cucina del ristorante e non termineranno con il pasto, visto che lo chef resterà disponibile per un servizio di “assistenza culinaria” anche dopo la fine del soggiorno.

Via della Lecceta, 5 – Montenero
Tel. 0586 579957 – www.hotellavedetta.com