I marchi Dop e Igp traino per l’agroalimentare toscano: +70% negli ultimi dieci anni

I marchi Dop e Igp traino per l’agroalimentare toscano: +70% negli ultimi dieci anni

[:it]Negli ultimi dieci anni  i fatturati nazionali delle produzioni agroalimentari che coniugano qualità e territorio (marchi Dop e Igp) sono cresciuti del 70%, l’export, addirittura del 143%.
E la Toscana ha fatto la sua parte con le sue 89 indicazioni geografiche su 818 (31 del comparto cibo, 58 legate al vino).
Sono questi alcuni dei dati più significativi emersi nel corso del workshop dedicato a “Indicazioni geografiche e sviluppo del territorio”, promosso dalla rete rurale di Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), con la collaborazione della Regione Toscana.

Un appuntamento, quello che si è svolto a Palazzo Strozzi Sacrati,  che ha permesso da una parte una analisi su  tutto il percorso delle indicazioni geografiche che, avviato da tempo, sta dando risultati importanti,  e dall’altra un confronto a tutto campo tra istituzioni, tecnici, esperti, presidenti di Consorzi. Obiettivo: accompagnare e sostenere lo sviluppo conquistando nuove fette di mercato e connettendo in misura sempre maggiore i marchi con i gli enti pubblici e le collettività che vi operano.

“La sfida delle indicazioni geografiche è esattamente la nostra: cioè quella di tenere insieme la qualità dei prodotti e dei processi, certificata da un disciplinare di produzione con la storia, la cultura, la tradizione del territorio che lo esprime” ha evidenziato l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi.

“I marchi Dop e Igp – ha proseguito – sono un traino importante per tutta l’economia locale che può fruirne direttamente, con i produttori locali, o investendo in attività connesse al turismo o ai servizi. La giornata di oggi è quindi estremamente utile per dare indicazioni preziose e aumentare anche l’efficacia delle politiche pubbliche orientate verso il settore.  I dati che ci sono stati mostrati sono incoraggianti: questa scelta va quindi sostenuta e rafforzata.  Il tutto tenendo sullo sfondo, ma ben presente, anche una preoccupazione, legata alle prime indicazioni che ci vengono da Bruxelles sulla Pac post 2020.  I tagli ipotizzati (intorno al 17%) potrebbero incidere pesantemente sulle politiche regionali future anche in quest’ambito. E’ necessario che tutti gli attori coinvolti si facciano sentire per modificare questa impostazione”.

Dop e Igp: i dati nazionale e regionali
In Italia le Dop (Denominazione di orgine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta) sono 818: di queste 295 riguardano l’area “cibo” mentre la maggioranza (523) è dei marchi connessi al vino. Negli ultimi dieci anni queste indicazioni geografiche sono aumentate del 40% (erano  584 nel 2007).

Notevole anche il giro di affari: il fatturato  di Dop e Igp è stimato da Ismea in 14,8  miliardi di euro così distribuiti: 6,6 per l’area cibo e 8,2 per quella vino.  Numeri che hanno permesso di allargare il peso complessivo del fatturato di queste produzioni su quello generale: ora è pari all’11%. Una cifra che si raddoppia (22%) se si prende in considerazione il solo export: è oltre frontiera che vengono destinate quote molto significative delle produzioni provenienti da indicazioni geografiche: 8,4 miliardi sui 14,8 complessivi (3,4 per i marchi “Food”, 5 per quelli “Wine”).

La Toscana è molto ben rappresentata: 31 sono le Dop e Igp del comparto cibo (16 Dop e 15 Igp) ,  58 di quello vino. Dentro ci sono tanti sapori e profumi di Toscana:  salumi e farine, formaggi e castagne, carni e vari tipi di olio, ma anche cantuccini e panforti.

Il significato di Dop e Igp
La differenza fra prodotti Dop (Denominazione origine protetta) e prodotti Igp (Indicazione geografica protetta) sta nel fatto che, nel caso dei prodotti Dop tutto ciò che concerne l’elaborazione e la commercializzazione del prodotto ha origine nel territorio dichiarato; mentre nel caso del prodotto Igp il territorio dichiarato conferisce al prodotto, attraverso alcune fasi o componenti della elaborazione, le sue caratteristiche peculiari, ma non tutti i fattori che concorrono all’ottenimento del prodotto provengono dal territorio dichiarato. Entrambe le etichette consentono ai consumatori di conoscere con esattezza le origini e le caratteristiche dei beni che intendono acquistare. Sono una garanzia non solo per il cliente finale, ma anche per il produttore che può tutelare il suo lavoro dalle imitazioni.[:en]Negli ultimi dieci anni  i fatturati nazionali delle produzioni agroalimentari che coniugano qualità e territorio (marchi Dop e Igp) sono cresciuti del 70%, l’export, addirittura del 143%.
E la Toscana ha fatto la sua parte con le sue 89 indicazioni geografiche su 818 (31 del comparto cibo, 58 legate al vino).
Sono questi alcuni dei dati più significativi emersi nel corso del workshop dedicato a “Indicazioni geografiche e sviluppo del territorio”, promosso dalla rete rurale di Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), con la collaborazione della Regione Toscana.

Un appuntamento, quello che si è svolto a Palazzo Strozzi Sacrati,  che ha permesso da una parte una analisi su  tutto il percorso delle indicazioni geografiche che, avviato da tempo, sta dando risultati importanti,  e dall’altra un confronto a tutto campo tra istituzioni, tecnici, esperti, presidenti di Consorzi. Obiettivo: accompagnare e sostenere lo sviluppo conquistando nuove fette di mercato e connettendo in misura sempre maggiore i marchi con i gli enti pubblici e le collettività che vi operano.

“La sfida delle indicazioni geografiche è esattamente la nostra: cioè quella di tenere insieme la qualità dei prodotti e dei processi, certificata da un disciplinare di produzione con la storia, la cultura, la tradizione del territorio che lo esprime” ha evidenziato l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi.

“I marchi Dop e Igp – ha proseguito – sono un traino importante per tutta l’economia locale che può fruirne direttamente, con i produttori locali, o investendo in attività connesse al turismo o ai servizi. La giornata di oggi è quindi estremamente utile per dare indicazioni preziose e aumentare anche l’efficacia delle politiche pubbliche orientate verso il settore.  I dati che ci sono stati mostrati sono incoraggianti: questa scelta va quindi sostenuta e rafforzata.  Il tutto tenendo sullo sfondo, ma ben presente, anche una preoccupazione, legata alle prime indicazioni che ci vengono da Bruxelles sulla Pac post 2020.  I tagli ipotizzati (intorno al 17%) potrebbero incidere pesantemente sulle politiche regionali future anche in quest’ambito. E’ necessario che tutti gli attori coinvolti si facciano sentire per modificare questa impostazione”.

Dop e Igp: i dati nazionale e regionali
In Italia le Dop (Denominazione di orgine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta) sono 818: di queste 295 riguardano l’area “cibo” mentre la maggioranza (523) è dei marchi connessi al vino. Negli ultimi dieci anni queste indicazioni geografiche sono aumentate del 40% (erano  584 nel 2007).

Notevole anche il giro di affari: il fatturato  di Dop e Igp è stimato da Ismea in 14,8  miliardi di euro così distribuiti: 6,6 per l’area cibo e 8,2 per quella vino.  Numeri che hanno permesso di allargare il peso complessivo del fatturato di queste produzioni su quello generale: ora è pari all’11%. Una cifra che si raddoppia (22%) se si prende in considerazione il solo export: è oltre frontiera che vengono destinate quote molto significative delle produzioni provenienti da indicazioni geografiche: 8,4 miliardi sui 14,8 complessivi (3,4 per i marchi “Food”, 5 per quelli “Wine”).

La Toscana è molto ben rappresentata: 31 sono le Dop e Igp del comparto cibo (16 Dop e 15 Igp) ,  58 di quello vino. Dentro ci sono tanti sapori e profumi di Toscana:  salumi e farine, formaggi e castagne, carni e vari tipi di olio, ma anche cantuccini e panforti.

Il significato di Dop e Igp
La differenza fra prodotti Dop (Denominazione origine protetta) e prodotti Igp (Indicazione geografica protetta) sta nel fatto che, nel caso dei prodotti Dop tutto ciò che concerne l’elaborazione e la commercializzazione del prodotto ha origine nel territorio dichiarato; mentre nel caso del prodotto Igp il territorio dichiarato conferisce al prodotto, attraverso alcune fasi o componenti della elaborazione, le sue caratteristiche peculiari, ma non tutti i fattori che concorrono all’ottenimento del prodotto provengono dal territorio dichiarato. Entrambe le etichette consentono ai consumatori di conoscere con esattezza le origini e le caratteristiche dei beni che intendono acquistare. Sono una garanzia non solo per il cliente finale, ma anche per il produttore che può tutelare il suo lavoro dalle imitazioni.[:]

Mugello: a Palazzuolo è già festa della castagna

[:it]20160927093938519di redazione – Sarà ancora una volta il marrone, in particolare il marrone del Mugello IGP, il re dell’autunno a Palazzuolo sul Senio per le quattro domeniche d’ottobre.

E sembra anche con buone quantità cosa che inviterà a raggiungere questa autentica perla di origine medievale nel cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano.
In particolare nelle domeniche 9, 16, 23 e 30 ottobre con la tradizionale e rinomata Sagra del Marrone e dei frutti del sottoboscoVivi l’Autunno, suggestiva parentesi turistica ed enogastronomica che Palazzuolo sul Senio dedica ad uno dei prodotti tipici di queste terre ma non solo: funghi, tartufi, frutti del sottobosco, grezzi e trasformati, saranno esposti, venduti e degustati in una variegata e profumatissima mostra–mercato allestita nel cuore del borgo medievale.

Occasione per soddisfare il palato e trascorrere ore di grande serenità, favorite dall’ospitalità della gente palazzuolese, dalla possibilità di raccogliere personalmente il prodotto nei castagneti, dall’atmosfera paesana rallegrata da musica, folklore e stand gastronomici e trucca bimbi per le Vie del Borgo.

Tutte le domeniche di ottobre così, a partire dalle 11, in piazza IV Novembre e Viale Ubaldini verrà allestita la mostra mercato.
Sempre in piazza sarà possibile trovare lo stand gastronomico con proposte al dettaglio di prodotti a base di marrone come la Torta, il Castagnaccio, i Tortellini, i dolci e da quest’anno anche gli gnocchi e la carne. Senza contare altre prelibatezze dell’autunno come le caldarroste fumanti e il vin brulè.

Il “Marrone del Mugello”, che si fregia del marchio IGP, rappresenta il più importante di questa infinita varietà di specialità dell’Appennino Tosco – Romagnolo.
Un frutto che ancora oggi, come dai secoli passati, viene coltivato senza l’ausilio di fitofarmaci o concimi chimici.
Non a caso, per secoli, gli abitanti delle colline hanno tenuto il marrone in grande considerazione arrivando ad identificarlo come il “pane dei poveri”.
Sapori genuini che si possono trovare e quindi degustare anche nei ristoranti e nelle aziende agrituristiche locali assieme alla cacciagione, alla polenta e ai numerosi piatti tipici della stagione autunnale.

Ma questo suggestivo appuntamento avrà già questa domenica un suggestivo e interessante prologo:
domenica 2 ottobre sarà infatti dedicata a Palazzuolo in Piazza, nuova iniziativa che permetterà alle attività locali, da quelle agricole a quelle artigianali, di esporre le proprie produzioni, in una sorta di mostra delle eccellenza locali che trasformerà il paese in un allegro mercatino.
Inoltre nello spazio gestito dalla Pro Loco, i ristoratori del paese proporranno i loro piatti, uniti sotto un unico tetto per un’esperienza assolutamente da vivere.

E l’occasione sarà propizia anche per visitare la mostra di arte contemporanea Contaminazioni. Nata in collaborazione con il Comune di Palazzuolo sul Senio, con la partecipazione degli artisti Antonio Caranti, Silvia Casavecchia, Franca Minardi, Alessandro Zuliani.
La mostra si svolgerà nella splendida cornice della Chiesa di S. Antonio a Palazzuolo sul Senio, sarà aperta dal 2 al 30 ottobre 2016, il Sabato e la Domenica, con i seguenti orari dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 19.00.
Sarà inaugurata domenica 2 ottobre ore 16.30, alla presenza degli artisti e delle autorità cittadine, e raccontata dal critico dell’arte Loretta Zaganelli.

Per altre info www.palazzuoloturismo.it[:en]20160927093938519di redazione – Sarà ancora una volta il marrone, in particolare il marrone del Mugello IGP, il re dell’autunno a Palazzuolo sul Senio per le quattro domeniche d’ottobre.

E sembra anche con buone quantità cosa che inviterà a raggiungere questa autentica perla di origine medievale nel cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano.
In particolare nelle domeniche 9, 16, 23 e 30 ottobre con la tradizionale e rinomata Sagra del Marrone e dei frutti del sottoboscoVivi l’Autunno, suggestiva parentesi turistica ed enogastronomica che Palazzuolo sul Senio dedica ad uno dei prodotti tipici di queste terre ma non solo: funghi, tartufi, frutti del sottobosco, grezzi e trasformati, saranno esposti, venduti e degustati in una variegata e profumatissima mostra–mercato allestita nel cuore del borgo medievale.

Occasione per soddisfare il palato e trascorrere ore di grande serenità, favorite dall’ospitalità della gente palazzuolese, dalla possibilità di raccogliere personalmente il prodotto nei castagneti, dall’atmosfera paesana rallegrata da musica, folklore e stand gastronomici e trucca bimbi per le Vie del Borgo.

Tutte le domeniche di ottobre così, a partire dalle 11, in piazza IV Novembre e Viale Ubaldini verrà allestita la mostra mercato.
Sempre in piazza sarà possibile trovare lo stand gastronomico con proposte al dettaglio di prodotti a base di marrone come la Torta, il Castagnaccio, i Tortellini, i dolci e da quest’anno anche gli gnocchi e la carne. Senza contare altre prelibatezze dell’autunno come le caldarroste fumanti e il vin brulè.

Il “Marrone del Mugello”, che si fregia del marchio IGP, rappresenta il più importante di questa infinita varietà di specialità dell’Appennino Tosco – Romagnolo.
Un frutto che ancora oggi, come dai secoli passati, viene coltivato senza l’ausilio di fitofarmaci o concimi chimici.
Non a caso, per secoli, gli abitanti delle colline hanno tenuto il marrone in grande considerazione arrivando ad identificarlo come il “pane dei poveri”.
Sapori genuini che si possono trovare e quindi degustare anche nei ristoranti e nelle aziende agrituristiche locali assieme alla cacciagione, alla polenta e ai numerosi piatti tipici della stagione autunnale.

Ma questo suggestivo appuntamento avrà già questa domenica un suggestivo e interessante prologo:
domenica 2 ottobre sarà infatti dedicata a Palazzuolo in Piazza, nuova iniziativa che permetterà alle attività locali, da quelle agricole a quelle artigianali, di esporre le proprie produzioni, in una sorta di mostra delle eccellenza locali che trasformerà il paese in un allegro mercatino.
Inoltre nello spazio gestito dalla Pro Loco, i ristoratori del paese proporranno i loro piatti, uniti sotto un unico tetto per un’esperienza assolutamente da vivere.

E l’occasione sarà propizia anche per visitare la mostra di arte contemporanea Contaminazioni. Nata in collaborazione con il Comune di Palazzuolo sul Senio, con la partecipazione degli artisti Antonio Caranti, Silvia Casavecchia, Franca Minardi, Alessandro Zuliani.
La mostra si svolgerà nella splendida cornice della Chiesa di S. Antonio a Palazzuolo sul Senio, sarà aperta dal 2 al 30 ottobre 2016, il Sabato e la Domenica, con i seguenti orari dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 19.00.
Sarà inaugurata domenica 2 ottobre ore 16.30, alla presenza degli artisti e delle autorità cittadine, e raccontata dal critico dell’arte Loretta Zaganelli.

Per altre info www.palazzuoloturismo.it[:]

Pistoia: Il piccolo gioiello della Svizzera Pesciatina

[:it]slideshow1di Nadia Fondelli – Piccolo, quasi senza buccia, dal sapore unico. Solo 70 quintali l’anno di produzione strappata ai soli 4/5 km. coltivabili lungo il letto del fiume ne fanno un prodotto di nicchia e di eccellenza.
Il terreno particolarissimo di coltivazione totalmente privo di calcare fa la differenza.
22 produttori in tutto di cui 13 riuniti nell’Associazione di Ghiareto che, nata nel 1999 in breve (2002) ha ottenuto dall’Europa il marchio europeo di indicazione geografica tipica.

E più tipico del fagiolo di Sorana non c’è nè.
Ne abbiamo parlato col presidente dell’associazione Roberto Dingacci che, orgogliosamente racconta come la leggenda tramandi che anche Leonardo da Vinci fosse ghiotto di questo fagiolo e che certamente lo mangiava con gran gusto Giacomo Puccini che ha avuto anche l’opportunità di assaggiare l’antico rosso di fatto sparito di produzione negli anni ’50 del Novecento.
In realtà fra i venti produttori 50 kg. l’anno di rosso anche oggi ne vengono fuori, ma è altrettanto vero che chi c’è l’ha se lo tiene.

Il fagiolo di Sorana, salvato da un oblio ed estinzione certa è oggi uno di quei prodotti di nicchia cercati quasi fosse una gemma preziosa da quando è sbarcato in televisione ed alcuni celebrati chef lo hanno provato e lo propongono nei loro menù.

Ma alla crescita di fama non può ovviamente seguire una crescita di produzione perchè a Sorana, dove già si trova difficoltà a mettersi d’accordo in 22 produttori per antiche questioni di famiglia, non si pensa certo di “forzare” la produzione per compiacere tutti. E’ così dev’essere viene da aggiungere. Nel cibo il “di moda” non esiste!

Per cui, per chi veramente vuole scoprire un’eccellenza di nicchia il consiglio è di salire dalle parti di Sorana e scoprire così anche un territorio bellissimo, pieno di verde e di acque poco conosciuto e nascosto fra le valli Forfora e Torbola che per anni ha dato ricchezza alla zona con i suoi mulini e le sue cartiere.
Oggi è meta ideale per glli amanti della natura, dell’archeologia industriale e della scoperta dei borghi visibili e nascosti. Ma anche per i cultori della buona tavola.

La cosidetta Svizzera Pesciatina è tutta da svelare con i suoi boschi di castagni e querce e le sue dieci “castella”, lillipuzziani borghi medievali che spuntano sulle pendici di altrettanti colli.

La metà perfetta è il ristorante da Carla dove in un ambiente accogliente, caldo e rustico potrete provare le genuinità della zona e su tutti: re fagiolo. Da provare rigorosamente al fiasco.
Loc. Ponte di Castelvecchio
51017 Pescia (PT) – Italia
www.ristorantedacarla.it[:en]slideshow1di Nadia Fondelli – Piccolo, quasi senza buccia, dal sapore unico. Solo 70 quintali l’anno di produzione strappata ai soli 4/5 km. coltivabili lungo il letto del fiume ne fanno un prodotto di nicchia e di eccellenza.
Il terreno particolarissimo di coltivazione totalmente privo di calcare fa la differenza.
22 produttori in tutto di cui 13 riuniti nell’Associazione di Ghiareto che, nata nel 1999 in breve (2002) ha ottenuto dall’Europa il marchio europeo di indicazione geografica tipica.

E più tipico del fagiolo di Sorana non c’è nè.
Ne abbiamo parlato col presidente dell’associazione Roberto Dingacci che, orgogliosamente racconta come la leggenda tramandi che anche Leonardo da Vinci fosse ghiotto di questo fagiolo e che certamente lo mangiava con gran gusto Giacomo Puccini che ha avuto anche l’opportunità di assaggiare l’antico rosso di fatto sparito di produzione negli anni ’50 del Novecento.
In realtà fra i venti produttori 50 kg. l’anno di rosso anche oggi ne vengono fuori, ma è altrettanto vero che chi c’è l’ha se lo tiene.

Il fagiolo di Sorana, salvato da un oblio ed estinzione certa è oggi uno di quei prodotti di nicchia cercati quasi fosse una gemma preziosa da quando è sbarcato in televisione ed alcuni celebrati chef lo hanno provato e lo propongono nei loro menù.

Ma alla crescita di fama non può ovviamente seguire una crescita di produzione perchè a Sorana, dove già si trova difficoltà a mettersi d’accordo in 22 produttori per antiche questioni di famiglia, non si pensa certo di “forzare” la produzione per compiacere tutti. E’ così dev’essere viene da aggiungere. Nel cibo il “di moda” non esiste!

Per cui, per chi veramente vuole scoprire un’eccellenza di nicchia il consiglio è di salire dalle parti di Sorana e scoprire così anche un territorio bellissimo, pieno di verde e di acque poco conosciuto e nascosto fra le valli Forfora e Torbola che per anni ha dato ricchezza alla zona con i suoi mulini e le sue cartiere.
Oggi è meta ideale per glli amanti della natura, dell’archeologia industriale e della scoperta dei borghi visibili e nascosti. Ma anche per i cultori della buona tavola.

La cosidetta Svizzera Pesciatina è tutta da svelare con i suoi boschi di castagni e querce e le sue dieci “castella”, lillipuzziani borghi medievali che spuntano sulle pendici di altrettanti colli.

La metà perfetta è il ristorante da Carla dove in un ambiente accogliente, caldo e rustico potrete provare le genuinità della zona e su tutti: re fagiolo. Da provare rigorosamente al fiasco.
Loc. Ponte di Castelvecchio
51017 Pescia (PT) – Italia
www.ristorantedacarla.it[:]

Prato: anche la Mortadella di Prato ottiene l’ IGP

[:it]mortadella_di_pratodi redazione – E così fanno 30! La Toscana sbanca ancora Bruxelles e ottiene il riconoscimento per uno dei prodotti meno noti ma più di successo della regione. perchè la mortadella non è solo Bologna!

“Ancora un importante riconoscimento per la qualità alimentare della Toscana. Con la Mortadella di Prato IGP la Toscana arriva a quota 30 riconoscimenti fra Dop e Igp.”
Questo il commento di Marco Remaschi, assessore all’agricoltura della Regione Toscana, nell’apprendere la notizia giunta da Bruxelles dell’iscizione della Mortadella di Prato fra le IGP, indicazioni di origine protetta della Toscana.
“L’Igp premia il lavoro svolto dai nostri produttori – continua Remaschi – e sarà un valore aggiunto per loro. Per i consumatori sarà un marchio di garanzia sulla qualità del prodotto e sarà un valido scudo contro le contraffazioni alimentari.”

Il procedimento per il riconoscimento dell’IGP alla Mortadella di Prato è stato avviato da 5 salumifici che hanno dato vita al Comitato per il riconoscimento della IGP.

In Italia la Mortadella di Prato riscuote successo, oltre che a Prato e Firenze, anche nel Nord Italia (Milano, Liguria, Emilia Romagna), nel Centro Italia con Roma e il Lazio, e in Sardegna.
Fuori dai confini nazionali questo salume è apprezzato particolarmente nel Regno Unito e in Belgio.
I consumatori possono trovarla in particolare nei negozi che vendono prodotti di qualità e, in piccole quantità, anche in alcuni marchi della grande distribuzione. E’ utilizzata e apprezzata per gli aperitivi e nel settore del catering.

La “Mortadella di Prato”, un prodotto di origine medievale, si caratterizza per la presenza di un liquore, l’alchermes, e per un’abbondante speziatura. Ai giorni nostri è apprezzata da grandi chef e personaggi della cultura, come Manuel Vasquez Montalban. E’ inserita nella guida gastronomica del Touring fin dal 1931, e valorizzata dall’Accademia Italiana della Cucina (1987) e da Slow Food che fin dal 2000 ne ha fatto un suo Presidi[:en]mortadella_di_pratodi redazione – E così fanno 30! La Toscana sbanca ancora Bruxelles e ottiene il riconoscimento per uno dei prodotti meno noti ma più di successo della regione. perchè la mortadella non è solo Bologna!

“Ancora un importante riconoscimento per la qualità alimentare della Toscana. Con la Mortadella di Prato IGP la Toscana arriva a quota 30 riconoscimenti fra Dop e Igp.”
Questo il commento di Marco Remaschi, assessore all’agricoltura della Regione Toscana, nell’apprendere la notizia giunta da Bruxelles dell’iscizione della Mortadella di Prato fra le IGP, indicazioni di origine protetta della Toscana.
“L’Igp premia il lavoro svolto dai nostri produttori – continua Remaschi – e sarà un valore aggiunto per loro. Per i consumatori sarà un marchio di garanzia sulla qualità del prodotto e sarà un valido scudo contro le contraffazioni alimentari.”

Il procedimento per il riconoscimento dell’IGP alla Mortadella di Prato è stato avviato da 5 salumifici che hanno dato vita al Comitato per il riconoscimento della IGP.

In Italia la Mortadella di Prato riscuote successo, oltre che a Prato e Firenze, anche nel Nord Italia (Milano, Liguria, Emilia Romagna), nel Centro Italia con Roma e il Lazio, e in Sardegna.
Fuori dai confini nazionali questo salume è apprezzato particolarmente nel Regno Unito e in Belgio.
I consumatori possono trovarla in particolare nei negozi che vendono prodotti di qualità e, in piccole quantità, anche in alcuni marchi della grande distribuzione. E’ utilizzata e apprezzata per gli aperitivi e nel settore del catering.

La “Mortadella di Prato”, un prodotto di origine medievale, si caratterizza per la presenza di un liquore, l’alchermes, e per un’abbondante speziatura. Ai giorni nostri è apprezzata da grandi chef e personaggi della cultura, come Manuel Vasquez Montalban. E’ inserita nella guida gastronomica del Touring fin dal 1931, e valorizzata dall’Accademia Italiana della Cucina (1987) e da Slow Food che fin dal 2000 ne ha fatto un suo Presidi

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