148 osterie premiate. La Toscana brilla nella guida Osterie d’Italia 2023

148 osterie premiate. La Toscana brilla nella guida Osterie d’Italia 2023

147 osterie in guida di cui 11 novità e 27 chiocciole:questi i numeri della regione Toscana nella nuova edizione di Osterie d’Italia.

Torna lo storico sussidiario del mangiarbere all’italiana: presentata come ormai di consueto al Piccolo Teatro Strehler di Milano.
La trentatreesima edizione di Osterie d’Italia racconta la ristorazione italiana più autentica e di qualità attraverso le visite e le recensioni di più di 240 collaboratori sparsi in tutta Italia, in una rete fitta e capillare.

La nuova edizione raccoglie 1730 indirizzi di osterie, agriturismi, enoteche con cucina e ristoranti segnalati per la cucina territoriale, la rigorosa selezione degli ingredienti e il prezzo giusto, e introduce tre nuovi simboli per raccontare in modo più ampio e dettagliato l’offerta dei locali recensiti:  il simbolo del pane, assegnato alle osterie con un eccellente cestino del pane e di prodotti da forno, autoprodotti o reperiti da fornai di qualità̀; il simbolo dell’olio, ai locali che valorizzano l’olio extravergine d’oliva sia a tavola che in cucina, secondo una selezione oculata di prodotti d’eccellenza e rappresentativi del territorio; il riconoscimento del Bere Bene, assegnato a quelle osterie che offrono, accanto o in sostituzione a una valida proposta di vini, una selezione di bevande alcoliche e non – birre artigianali, distillati, cocktail ma anche succhi, estratti e infusi – scelti con attenzione e personalità. 

Il premio speciale
Tra i riconoscimenti ottenuti dalle osterie della regione spicca il Premio Selezione Bere Bene, assegnato a Roberto Taverna in Montisi – Montalcino (SI), con la seguente motivazione: “In un luogo come Montalcino è quasi scontato avere una carta dei vini ben fatta. Lo è decisamente meno dedicare la stessa attenzione a tutto il resto della carta, salvo che ci si trovi nell’osteria di Roberto Crescenzi. Ecco che accanto a Brunello e Rosso locali spiccano, con eguale dignità e personalità, succhi e birre artigianali, distillati e liquori scelti con cura e raccontati con passione”. 

Toscana: la panoramica 2023
Crostini di fegatini, ribollita, pappa al pomodoro, cacciucco, peposo, cinghiale in umido, bistecca: basterebbero questi piatti a riassumere una proposta gastronomica che si identifica con la regione, più precisamente con le tante osterie in cui si ritrova ancora il sapore di ciò che si mangia. Sono soprattutto quelle di periferia delle grandi città, di campagna e dell’Appennino dimenticato a rappresentarla al meglio, grazie a ricette classiche spesso riadattate alle esigenze di oggi. Ai fornelli ci sono sempre più giovani osti e dinamiche ostesse impegnati in questo racconto della toscanità, mettendo da parte quella smania di protagonismo oggi sempre più diffusa nella ristorazione. Forse in Toscana il concetto di osteria contemporanea stenta a decollare: può essere più appropriato definirle “nuove osterie”, laddove ciò che si era perso, per tanti motivi, riprende forza con la cura dei dettagli e l’attenzione posta in una nuova valorizzazione dei prodotti tipici e della sostenibilità.

Le chiocciole della Toscana
Nonno Cianco – Abetone Cutigliano (PT) – nuova chiocciola
Aiuole – Arcidosso (GR)
La Lina – Bagnone (MS)
Il Tirabusciò – Bibbiena (AR)
Il Grillo è Buoncantore – Chiusi (SI)
La Solita Zuppa – Chiusi (SI)
Osteria del Teatro – Cortona (AR)
Da Burde – Firenze
Il Cibreo Trattoria – Firenze
Osteria dell’Enoteca – Firenze – nuova chiocciola
La Burlanda – Fosdinovo (MS)
Mangiando Mangiando – Greve in Chianti (FI)
Oste Scuro – Grosseto
Azzighe – Osteria a metà – Livorno – nuova chiocciola
Il Mecenate – Lucca
Da Roberto Taverna in Montisi – Montalcino (SI)
Belvedere – Monte San Savino (AR)
La Ciottolona  – Montieri (GR) – nuova chiocciola
L’Oste Dispensa – Orbetello (GR)
La Bottegaia – Pistoia – nuova chiocciola
Caveau del Teatro – Pontremoli (MS)
La Tana degli Orsi – Pratovecchio Stia (AR)
Caciosteria dei Due Ponti – Sambuca Pistoiese (PT)
Antico Ristoro Le Colombaie – San Miniato (PI)
Agriosteria La Casa del Buono – Terranuova Bracciolini (AR) – nuova chiocciola
Il Conte Matto – Trequanda (SI)

Buonumore – Viareggio (LU)

Bando miglioramento castagneti da frutto. La Regione Toscana finanziate domande per 560mila euro

Bando miglioramento castagneti da frutto. La Regione Toscana finanziate domande per 560mila euro

Sono 20 le domande accolte per progetti di miglioramento dei castagneti da frutto e ad esse andranno i 560mila euro di fondi disponibili.
Grazie a queste risorse, le imprese agricole singole o associate, come individuate dall’articolo 2135 del Codice civile, e quelle iscritte all’Albo regionale delle imprese agricolo-forestali, previsto dalla legge regionale 39/2000, potranno realizzare i loro interventi con una copertura dell’80 per cento del costo dell’investimento.

Le richieste pervenute sul bando sono state in tutto 75.
“Con queste risorse messe a disposizione dal Ministero, e che abbiamo scelto di indirizzare in particolare al recupero dei castagneti da frutto, diamo prima risposta ad un settore che non ha trovato sufficiente soddisfazione con le risorse del Piano di sviluppo rurale – dichiara la vicepresidente e assessora all’agroalimentare Stefania Saccardi -. La decisione punta al miglioramento dei castagneti, alla luce anche della sensibile contrazione delle aziende del settore che, dopo il problema degli attacchi del cinipide, adesso si ripercuote sui futuri assetti dell’equilibrio idrogeologico di sistemi estremamente fragili, quali quelli montani, in cui l’abbandono incide pesantemente sul contesto non solo produttivo, ma anche sociale dei territori. Invece – sottolinea –  il ruolo della castanicoltura nel panorama regionale riveste un ruolo importante non solo per gli aspetti produttivi ed economici, ma anche per quelli ambientali, paesaggistici, sociali, culturali e per la tutela della biodiversità agraria e forestale e le nostre politiche puntano a valorizzarla”.

Le istruttorie delle domande partiranno nei prossimi giorni e si prevede di confermare le assegnazioni alle aziende entro il mese di gennaio 2023.

Cantine Aperte: ecco gli appuntamenti in Toscana

Cantine Aperte: ecco gli appuntamenti in Toscana

Cantine Aperte torna in tutta la Toscana dal 28 al 29 maggio.
Saranno i “peccati naturali” delle circa 70 cantine partecipanti al centro di questa edizione che metterà a nudo l’essenza del vino toscano presentandolo agli appassionati in una chiave nuova ed esclusiva in questi giorni.

Un ritorno alla natura e alla naturalità del vino e delle esperienze a questo prodotto legate, ma anche
un ritorno alla terra, all’anima delle proprie passioni, dall’arte alla gola, dalla musica alle emozioni.
Nei due giorni vivranno collaborazioni con le aziende del territorio, vini naturali, degustazioni in
luoghi suggestivi, riscoperta degli angoli architettonici più belli delle nostre cantine, ma anche
musica, mostre d’arte e molto altro. Perché un “peccato naturale” è non partecipare a Cantine
Aperte 2022.

«Abbiamo pensato a questo tema perché dopo la pandemia e gli eventi che stanno
accadendo in tutto il mondo sembra sempre più importante tornare a guardare le nostre origini –
spiega il presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, Emanuela Tamburini – ed ecco
quindi che abbiamo pensato di chiedere alle nostre cantine di proporre le loro idee circa questo
tema e di far vedere a tutti gli appassionati quella che è la loro essenza “al naturale”».

Dal trekking alle merende in vigna, fino alle degustazioni in luoghi storici: i programmi di
Cantine Aperte in Toscana. Da Bolgheri alla Maremma, dalle terre di Arezzo a quelle di Pisa,
passando per le Docg storiche come San Gimignano, Montepulciano, Montalcino e il Chianti, fino a Carmignano. La Toscana del vino aprirà le porte ai wine lovers che quest’anno potranno scoprire il
“peccato naturale” del vino.Dalla passeggiata nelle fondamenta del tempio di Ercole, alla
riscoperta dei vitigni autoctoni, passando per il vino raccontato da stornellatori di un tempo, o il
metodo classico fatto in una terra di rossi e in modo “naturale”.
Ci sarà poi chi proporrà la scoperta dei vini naturali e chi ancestrali, ma anche chi per “Peccato Naturale” proporrà quello di “gola”, con grigliate e abbinamenti particolari. Ancora visite a cantine storiche, all’apiario aziendale, o mostre d’arte, senza dimenticare i paesaggi dove sorgono le cantine e i vigneti più belli del mondo.

I programmi di tutte le iniziative sono disponibili on line sul portale www.mtvtoscana.com

Vini di Toscana il meglio dopo anteprime e Vinitaly

Vini di Toscana il meglio dopo anteprime e Vinitaly

Prima della grande abbuffata del Vinitaly, messo in discussione nella formula da molti, abbiamo preferito trascorrere una settimana in Toscana alla scoperta, uno per uno dei grandi vini della regione ed ecco il nostro giudizio tappa per tappa.

Con “Chianti Lovers & Rosso Morellino” a Firenze inizia il tour
L’inizio è stato come da tradizione con il “Chianti Lovers & Morellino di Scansano” un binomio riuscito nel nome del Sangiovese e che, grazie all’apertura al pubblico del pomeriggio fa registrare (così si legge dal comunicato ufficiale) un grosso successo grazie alle 2.000 persone disposte a pagare 15 euro per una full immersion enoica di alcune ore e 400 etichette di 110 aziende agricole.
Per noi il successo di un evento del genere non lo si può misurare nelle presenze perché non siamo a un concerto rock ne a uno spettacolo in teatro.
Crediamo che “misurare” il successo di un evento che dovrebbe fare cultura, tradizione, territorialità e ambiente così allontana il consumatore da quello che dovrebbe essere l’obiettivo di una buona promozione: invitare alla conoscenza.
Poi se il nome “Chianti Lovers” è accattivante e strizza l’occhio al vasto pubblico di appassionati millennials riteniamo che dietro non ci possano essere solo selfie e storie da social col bicchiere in mano in posa.
Se togliamo “lovers” rimane solo Chianti e i problemi di sempre che questo termine così vasto e generico porta atavicamente con se.
Chianti = Toscana?
Il rischio c’è e me lo confermano le chiacchiere fatte con alcuni colleghi stranieri che scevri dalle nostre storielle di campanile proprio non riescono a capire le sottozone eccezion fatta per il Chianti Rufina da sempre identitario.
Che necessità ci sia della frammentazione fra Chianti Valdarno Superiore, Chianti Colline Pisane, Chianti Colli Aretini, Chianti Colli Fiorentini, Chianti Colli Senesi, Chianti Montalbano e Chianti Montespertoli i consumatori medie esteri proprio non riescono a capirlo.
I colleghi che devono raccontare loro il Chianti sono i primi in difficoltà perchè quale linea seguire dato che nel bicchiere non c’è omogenità. E non potrebbe essere altrimenti dato che altitudini, territori, esposizioni, etc sono molto diverse.
I vini anche a noi non ci hanno del tutto convinti. Alcuni ancora troppo giovani, alcuni sovrammaturi, alcuni tecnicamente ben fatti ma senza anima.
Tutt’altro discorso merita il Morellino di Scansano che anno dopo anno, senza sgomitare e con l’incoscienza del piccolo riesce a crescere bene. La linea identitaria c’è e anche il carattere forte e deciso della Maremma.
Ecco i nostri preferiti.
I Cavallini Morellino di Scansano docg 2021
Naso: intenso di viola mammola, cuoio e tabacco; bocca intensa e piena con tannini potenti.
Val di Toro Morellino di Scansano docg riserva 2019
Naso: iris, viola mammola, frutti rossi; bocca intensa, vivace e lunga con tannini potenti

Il “Chianti Classico Collection” svela le Uga
Il lunedi e il martedì è stata la volta del Chianti Classico Collection che è tornata ad aprire le porte della Stazione Leopolda a un pubblico selezionato di operatori. Un po’ snob? No una scelta precisa e diretta, forse un po’ snob ma che condividiamo dato che, e non ci annoieremo mai di scriverlo il vino è cultura e tradizione e non è un aperitivo da selfie.
Il Chianti Classico però oltre a tornare in presenza nel periodo tradizionale (solo un mese in ritardo causa covid) gioca l’asso della grande novità dell’Uga. Nome già cacofonico nell’acronimo ancora meno convincente nell’estensione di unità geografiche aggiuntive.
Nell’intendimento la nuova suddivisione intende delimitare undici aree all’interno della zona di produzione distinguibili in base alla combinazione unica di fattori naturali (composizione del suolo, microclima, giacitura del terreni, etc…) e fattori umani (storia culturale, tradizioni locali, spirito di comunità).
L’idea bella, che strizza l’occhio ai cugini francesi che non si sa perché finiamo sempre per voler copiare anche se siamo noi a vendere ogni anno più vini, lo è a nostro avviso sulla carta perché serve a creare ulteriore frammentazione e forse a confondere il consumatore medio.
Riconoscere nel bicchiere un’identità di Chianti Classico di San Casciano (che però è anche Barberino e Tavarnelle escluso San Donato in Poggio che è di per se una nuova uga) da Greve che però si frammenta anche in Lamole, Montefioralle e Panzano, Radda, Gaiole, Castellina Castelnuovo Berardenga che si frammenta con la frazione di Vagliagli è davvero difficile e se ci fosse così netta farebbe perdere decenni di comunicazione identitaria Chianti Classico.
Che le differenze ci siano fra un vino che si coltiva a 100 metri d’altitudine e un altro che si coltiva a 500 sono ovvie, così come quelle fra un terreno sassoso e uno argilloso e fra un’esposizione e l’altra sono a nostro avviso cose da intenditori e appassionati che il consumatore medio forse non riesce può a capire. Il dubbio ci rimane.
I vini ci hanno convinto, anche le anteprime ancora scalpitanti, e ci siamo anche sforzati di comparare altitudini e uga, ma non siamo convinti.
Ecco i nostri preferiti.
Le Cinciole  Chianti Classico 2018
Naso: rosa, ciliegia, limone, gelsomino, confettura e liquirizia; bocca sapido, elegante con tannini vellutati e lunghi.
Castello di Volpaia Chianti Classico Riserva 2019
Naso: iris, viola mammola, more e frutto rosso maturo, pieno, lungo ed elegante con tannini setosi.
Castello di Cacchiano Chianti Classico Riserva 2015
naso: cioccolato, caffè in polvere, rosmarino, erba medica e nota chinata; bocca elegante, intensa, lunga e vellutata.
Fontodi Chianti Classico Filetta di Lamole 2019
naso: tabacco, mora e rosa; bocca lunga con acidità elegante e tannino morbido.

San Gimignano, torna a farsi assaggiare anche sua maestà Vernaccia
Il Consorzio ha presentato le nuove annate e la Riserva 2020 nell’overture tradizionale dedicata alla stampa nella settimana delle anteprime di Toscana.
Due fine settimana più tardi la “regina” della città delle torri si è svelata anche a operatori di settore e wine lovers.
Noi vogliamo raccontarvi com’è andata nel gran parterre dei nasi professionali che fanno tendenza enoica.
San Gimignano anche se arriva nel calendario delle anteprime di Toscana arriva subito dopo l’indigestione della due giorni fiorentina dell’opulento Chianti Classico riesce sempre a ritagliarsi il suo spazio sgomitando col suo bianco sontuoso fra i grandi rossi toscani.
Bella e splendente più che mai dopo due anni di isolamento covid e un sole primaverile a illuminare le sue celebri torri annunciando un prossimo risveglio ha accolto, mercoledì scorso, le migliori penne dei grandi nasi del giornalismo di settore di tutto il mondo per svelare le nuove annate e la Riserva 2020. Nell’occasione, per evitare assembramenti inopportuni la tradizionale anteprima stampa si è bilocalizzata e ha permesso un contatto diretto fra giornalisti e produttori solo in occasione delle cene e dei pranzi di lavoro.
Unica denominazione della settimana delle Anteprime peraltro, e la cosa è degna di nota, a scegliere di cancellare i banchi d’assaggio dei produttori nell’incomprensione generale (gli spazi storici del museo dove si degusta sono pur sempre gli stessi e a guardar bene c’è più assembramento nei piccoli ristoranti del centro storico che non nelle sale del museo). Fatto sta che queste due occasioni di desco diventano gli unici due preziosi ed esclusivi momenti d’incontro fra giornalisti e produttori al di là delle asettiche degustazioni. Una scelta che continuiamo a non comprendere poiché il giornalista per mestiere ha la necessità di chiedere, domandare, sapere, informarsi e non può certo farlo al solo cospetto di una batteria di bicchieri da riempiere scegliendo fra l’elenco asettico della lista degustazioni.
Che il covid abbia lasciato strascichi annullando del tutto l’approccio umano?
Una parte della stampa ha avuto però la fortuna di assistere nel ridottissimo spazio della Sala Dante del palazzo comunale alla degustazione guidata dallo scrittore e degustatore Andrea Zanfi con l’assaggio comparato di 6 vini Vernaccia di diverse annate e di 6 vini italiani ospiti, presenti qui sì i produttori che hanno evidenziato l’attitudine della Vernaccia di San Gimignano di reggere e migliorare nell’invecchiamento dando risultati di notevole interesse.
Il “resto del mondo giornalistico” si è dedicato invece agli asettici assaggi (a scelta sia in bendata che in palese) nelle sale del museo d’arte moderna dove in contrapposizione ad una splendida giornata primaverile che al di là delle finestre illuminava la vista della medievale visione delle torri di San Gimignano illuminate dal primo sole primaverile trovava nel bicchiere campioni serviti ad una temperatura da paesi nordici.
Chiaro che qualcosa nel servizio non ha funzionato con il rischio di azzerare al naso tutte le sfumature aromatiche e in bocca anestetizzare le papille ma non ce la sentiamo di puntare il dito contro i sommelier splendidi e gentili più che mai che si sono prodigati in ogni modo a rendere il lavoro della stampa il più agevole possibile.
Assolviamo ovviamente anche i produttori con cui abbiamo condiviso una cena e un pranzo dove fra precipizi covid e rinascite di speranze abbiamo compreso come la Regina dei bianchi di Toscana stia camminando su un filo invisibile di difficile equilibrio fra la tradizione della doc più antica d’Italia e le richieste pressanti dei turisti che preferiscono bere Vermentino anche a San Gimignano.
Facendo finta di non aver sentito tali eresie concludiamo sbilanciandoci con i nostri preferiti.
Casa alle Vacche, Vernaccia di San Gimignano docg 2021
Naso: sapido, minerale con note di banana e papaya e bocca piena, brillante e vivace.
Casa alle Vacche Vernaccia di San Gimignano docg I Macchioni 2021
Naso sapido e minerale con note di albicocca, marmellata e fiori estivi; bocca sapida e intensa
Casa alle Vacche Vernaccia Riserva Crocus 2019
Naso di fragolina di bosco, biscotto, zafferano e rosmarino; bocca ampia, allegra, piena e avvolgente.
Casa Lucii Vernaccia di San Gimignano Riserva Mareterra 2017
Naso: fragolina di bosco, zafferano, caramellina di frutta, fiore primaverile e rosmarino; bocca allegra ma morbida, ampia e fresca.
Cesani Vernaccia di San Gimignano docg 2021
Naso: mela, fiore di campo, banana e zafferano; bocca pienezza, lunga e sapida.
Cesani Vernaccia di San Gimignano Clamys 2020
Naso: albicocca e papaya. Bocca avvolgente, elegante, brillante e ampia.
Il Palagione Vernaccia di San Gimignano docg Hydra 2021
Naso: pera williams, albicocca, banana, fiori di campoi, ginestra e mimosa; bocca ampia elegante, sapida e lunga.
La Regina Bianca si conferma “unica, nobile e ribelle”

Montepulciano fra bio e Pieve
Svolta bio e la nuova selezione Pieve per uscire dall’empasse. Inutile girarci intorno il più Nobile dei rossi di Toscana, ovvero il sangiovese della città poliziana tenta una nuova via seguendo due strade diverse ma parallele.
Messa alle spalle la lunga e annosa querelle con gli abruzzesi per l’uso della parola Montepulciano risolta con la salomonica e italica soluzione dove tutti hanno vinto per non far vincere nessuno il rosso Nobile che acquisisce la definizione di “Toscana in etichetta” si presenta con la sua anteprima alla stampa nazionale e internazionale rinnegando la sua stessa essenza.
Lo fa con la decisione di non assegnare nessuna stella all’annata 2021, anche se verrà ricordata per la qualità si afferma dal Consorzio. Si aspetterà – prosegue il consorzio – a dare le stelle solo quando l’annata sarà in commercio, ovvero nel 2024.
Una scelta che personalmente condividiamo dato che sono anni che cerchiamo da giornalisti del settore, senza trovare una soluzione plausibile se non quella dettata da meri scopi di promozione e marketing, di comprendere perché dobbiamo “inventare” giudizi e punteggi su vini immaturi presentati a febbraio (per grazia di covid quest’anno a marzo).
Poco importa se le bottiglie portano la dicitura “campione di botte” ma sfido io a giudicare un abito dal cartamodello o un automobile dal prototipo.
Tornando a Montepulciano abbiamo apprezzato in degustazione più che la nuova annata immatura le 2019 e le Riserve 2018.
Non ce la sentiamo di giudicare i vini “da divenire” ancora irruenti e ormonali come ogni adolescente ribelle che si rispetti anche se alla fine anche noi vi daremo in ordine sparso le nostre preferenze.
Da rilevare però la novità più importante della nascita delle “Pievi” un nuovo disciplinare di selezione a cui hanno aderito oltre 40 aziende e che vedrà la luce nel 2024.
L’idea è quella di una Gran Selezione se poi i Nobili di Montepulciano si faranno Pievi lo scopriremo fra due anni.
Ecco i nostri preferiti.
De’Ricci Nobile di Montepulciano 2019
Naso: caramello, tabacco e frutta rossa matura; bocca piena, lunga e avvolgente con tannini vellutati.
Valdipiatta “Vigna d’Alfiero” Nobile di Montepulciano Riserva 2018
naso: profumi intensi di frutta rossa matura e confettura; naso fresco, elegante e lungo con tannini setosi.
La Combarbia, Nobile di Montepulciano 2018
naso: caramello, caffè, liquirizia; bocca ampia, avvolgente e lunga con tannini intensi.

L’Altra Toscana che brilla di luce propria fra alti e bassi
Il tour de force delle Anteprime Vinicole di Toscana con mente e palato sgombri di classicismi e idee consolidate si è concluso nell’austera ed elegante atmosfera dell’ex caserma degli ufficiali dei Carabinieri di Santa Maria Novella alla scoperta di quella Toscana definita altra che sgomita per farsi notare e in certi casi ci riesce eccome.
Dai vini di Maremma al Montecucco, dal consorzio di Casole, all’Orcia, al Valldarno Superiore, ai colli Pisani e alle colline Lucchesi in ordine geografico risalendo da sud a nord la regione con un viaggio interessantissimo fatto di alti e bassi come il tracciato di un elettrocardiogramma sotto sforzo.
Ed è stato davvero uno sforzo cercare ancora, per l’ennesima volta forse, di capire come mai tanti s’intestardiscono a partorire vermentini utili come le mosche d’estate mentre altri preferiscono sperimentare con autoctoni e internazionali sontuosi bianchi che fanno vibrare solo un fumettistico wow con punte di diamante dalle colline lucchesi e dalla Maremma e il rimpianto di non aver potuto assaggiare perché non pervenuti i migliori (quelli sì) vermentini toscani dei colli di Luni.
Discorso analogo anche per i rossi con la spada di Damocle fissa del paragone (inopportuno) con i grandi rossi già provati sulle papille nei precedenti giorni di anteprima. Chi osa vince ancora, almeno per noi. La ricerca, il riemergere di vigneti desueti, lavorazioni artigianali, la svolta bio e il lavoro ben fatto anche in passione fanno salire sugli altari soprattutto l’Orcia e il Valdarno Superiore.
Ecco i nostri preferiti.
Colle di Bordocheo, Toscano bianco Igt 2019 (vermentino, chardonnay, traminer)
naso: conchiglia, cipollotto, aglio e ginestra; bocca sapidità elegante e vivace.
Alberto Motta, Maremma Toscana Ansonica bio 2020
naso: miele, aglio, nocciola, ginestra e nota salmastra; bocca sapida, minerale e fresca.
Poggio Grande, Tagete toscano Igt 2021 (marsanne, rousanne)
naso: miele, ginestra, mimosa e lilla; bocca frizzantezza naturale, sapidità, lungo e brillante.
Donatella Cinelli Colombini, Cenerentola Orcia 2017 (sangiovese, fogliatonda)
naso: viola, mela, ginepro e pepe; bocca lungo, pieno e ampio con tannini setori ed eleganti.

Una settimana che si è chiusa prima del grande assalto del Vinitaly con centinaia di assaggi, tante perle, tante conferme, qualche delusione ma con la certezza che chi ama la terra vince sempre perché sa osare e sfidare anche i cambiamenti climatici.
Il vino del futuro sarà diverso e salirà in altitudine. Forse queste le uniche certezze che ci rimangono.

 

 

Prosciutto Toscano DOP: missione business negli Usa,  tra Miami e Las Vegas

Prosciutto Toscano DOP: missione business negli Usa, tra Miami e Las Vegas

A distanza di due anni dall’ultima missione b2b, a R&C Show di Toronto, in Canada, il Prosciutto Toscano DOP torna a fare promozione in Nord America: in questi giorni, infatti,
il Consorzio è negli Stati Uniti, tra Miami e Las Vegas. Consolidare e ampliare il network di relazioni
con buyer, importatori e operatori professionali del mondo horeca: è questo l’obiettivo della trasferta
americana, che si inserisce nel quadro del progetto ‘Cut & Share’, campagna triennale di
informazione e valorizzazione, focalizzata su Stati Uniti e Canada, co-finanziata dalla Comunità
Europea.

La prima tappa della spedizione Usa del Consorzio è stata in Florida, a Miami: all’interno del Miami
Culinary Institute, dove viene formata una nuova generazione di professionisti dell’alta cucina, il
Prosciutto Toscano DOP è stato protagonista di una masterclass dedicata alle eccellenze DOP e IGP
made-in-Tuscany. L’evento, coordinato dal giornalista Vincenzo D’Antonio, ha visto la partecipazione
di buyer, giornalisti della stampa specializzata e food influencer: gli ospiti hanno avuto la possibilità di
scoprire la storia secolare del Prosciutto Toscano DOP, di approfondire il suo legame con la Toscana e
il tema della naturalità del prodotto. Il Prosciutto Toscano DOP è infatti ottenuto utilizzando
esclusivamente carne di suini pesanti italiani, sale, pepe e piante aromatiche, senza l’impiego di
additivi e conservanti, vietati da Disciplinare. La masterclass è stata anche l’occasione per degustare il
Prosciutto Toscano DOP e apprezzarne la versatilità d’uso in cucina.

La missione statunitense del Consorzio del Prosciutto Toscano DOP farà poi tappa a Las Vegas: dal 6
all’8 febbraio, per la prima volta la città del Nevada ospita il Winter Fancy Food Show, in passato di
casa a San Francisco. La manifestazione, che nell’ultima edizione 2020 ha visto la partecipazione di
1.400 espositori e ha richiamato oltre 10.000 visitatori b2b, rappresenta una porta d’ingresso
privilegiata nel mercato della West Coast.
Come spiega Emore Magni, Direttore del Consorzio del Prosciutto Toscano DOP, «È la nostra terza
partecipazione al Winter Fancy Food Show: questo evento trade è strategico per il business del nostro
comparto negli Stati Uniti, perché ci offre la possibilità di incontrare buyer e importatori della West
Coast. A Las Vegas ci presentiamo al fianco di un’altra eccellenza toscana, il Pecorino Toscano DOP.

Il nostro stand ospiterà sia momenti di workshop, per promuovere la cultura di prodotto, sia
degustazioni guidate».
Per il Prosciutto Toscano DOP gli Stati Uniti hanno un’importanza particolare: insieme con il Regno
Unito, infatti, gli Usa rappresentano il principale Paese di destinazione dell’export in area extra EU,
grazie anche alla sospensione dei dazi incrociati tra Stati Uniti e Vecchio Continente. Il giro d’affari del
Prosciutto Toscano DOP negli Usa è pari al 15% del fatturato export del comparto. Per avere un
termine di paragone, l’incidenza sul totale export dei Paesi EU è del 70%, con la Germania primo
partner commerciale assoluto. Gli Stati Uniti rappresentano anche uno dei mercati più dinamici: nel
2021 le esportazioni verso gli Usa sono cresciute ben del 30%.

«Siamo soddisfatti dei risultati che il Prosciutto Toscano DOP sta facendo registrare in Nord America.
Abbiamo ormai una lunga consuetudine con gli Stati Uniti. Nel 2012 il Consorzio ha avviato l’iter per
avere tutte le autorizzazioni alla commercializzazione del prodotto: nel 2013 abbiamo prima ottenuto
la registrazione del marchio figurativo e denominativo, poi il via libera alla distribuzione – continua il
Direttore del Consorzio Emore Magni – Per noi questa missione, con tappe a Miami e Las Vegas, ha un
valore particolare, perché torniamo a presidiare un mercato dove, a livello promozionale, eravamo
assenti da due anni, a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Il mercato a stelle e strisce offre
enormi potenzialità di crescita: voglio ricordare che il giro d’affari delle specialità alimentari negli
Stati Uniti è stimato in 150 miliardi di dollari/anno. Al contempo, è un mercato complesso, perché
parliamo di un Paese estremamente vasto e variegato. Non dimentichiamoci poi dell’unicità
dell’ultimo biennio, a causa del Covid-19. Per risultare più efficaci nella nostra azione, abbiamo quindi
deciso di fare sistema, lavorando in sinergia con il Consorzio del Pecorino Toscano DOP nell’ambito
del progetto ‘Cut & Share’. In un’ottica di medio-lungo periodo, l’obiettivo è avere una presenza più costante sul suolo americano, in modo da dare continuità alle attività promozionali».