Torna alla Fortezza da Basso, la vetrina internazionale dei vini b&b torna in presenza l’11 e il 12 febbraio

Torna alla Fortezza da Basso, la vetrina internazionale dei vini b&b torna in presenza l’11 e il 12 febbraio

Oltre 100 buyer provenienti da 30 Paesi incontreranno a Firenze 200 aziende vitivinicole toscane selezionate tramite bando regionale. Venerdì 11 e sabato 12 febbraio torna, infatti, BuyWine, la 12° edizione della vetrina internazionale B2B dei vini a denominazione della Toscana. Dopo l’edizione “da remoto” del 2021 che aveva visto la spedizione di campioni e kit per l’assaggio in tutto il mondo, la manifestazione torna in presenza alla Fortezza da Basso, con misure anticontagio potenziate, per vivere in sicurezza l’appuntamento annuale di network tra domanda e offerta. Tra i buyer internazionali la maggior parte proviene da Stati Uniti, Canada, Germania, Francia, Danimarca, Repubblica Ceca, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi e Svezia. Buywine è un evento promosso da Regione Toscana insieme a Camera di Commercio di Firenze e organizzato da PromoFirenze. Il coordinamento della comunicazione, l’ufficio stampa e i social, sono curati da Fondazione Sistema Toscana. Inoltre, l’edizione 2022 vede rinnovarsi il rapporto con True Italian Taste, MAECI, Assocamerestero, per l’importante contributo nel selezionare i buyer da Stati Uniti e Canada.

Oltre 2.500 gli incontri in programma nella due giorni fiorentina, per più di 20.000 degustazioni che coinvolgeranno più di 1.300 etichette appartenenti a 45 denominazioni DOC, DOCG, IGT della Toscana. Gli incontri di Firenze sono il punto di arrivo di un percorso che inizia tre mesi prima. Infatti, grazie a una profilazione molto dettagliata e a una familiarità sempre più elevata con le nuove tecnologie, buyer e seller hanno la possibilità di conoscere il profilo dei possibili interlocutori con largo anticipo e di esprimere preferenze di incontro sugli operatori più adatti alle rispettive esigenze. Il successo del format “ibrido” della manifestazione è racchiuso in gran parte nella piattaforma che genera le agende di buyer e seller grazie ad un sistema di matchmaking che incrocia i loro rispettivi profili. In queste fasi preparatorie sono state raccolte oltre 10.000 preferenze di incontro espresse tra le aziende. Un’attenzione ai dettagli e alle potenzialità della componente digitale che fa registrare ogni anno percentuali di soddisfazione altissima da parte dei partecipanti e che posiziona Buywine tra le più importanti vetrine B2B nel panorama nazionale e internazionale.

Ancora più stringenti i protocolli definiti per la salute: più spazio, con 2.500 metri quadri in più a disposizione delle aziende, tavoli più grandi per garantire un maggior distanziamento tra le postazioni, mascherine e gel distribuiti a tutti i partecipanti, procedure specifiche per l’utilizzo di materiale usa e getta durante le degustazioni. Per accedere alla Fortezza da Basso tutti i partecipanti dovranno essere in possesso dei requisiti equivalenti al Super Green Pass.

Al termine della due giorni in fiera, i buyer internazionali potranno partecipare a un Wine Tour sul territorio, scegliendo tra cinque itinerari disegnati in collaborazione con le Camere di Commercio di Lucca, Massa Carrara, Pisa e Firenze. Circa 90 hanno scelto di proseguire il viaggio nell’universo del vino toscano, riservandosi così la possibilità di conoscere direttamente i luoghi, le storie, i volti che si nascondono dietro un’etichetta. I tour alla scoperta del “terroir Toscana” avranno inizio il 13 febbraio.

Per la prima volta la Settimana delle Anteprime dei vini di Toscana, dedicata alla presentazione delle nuove annate delle principali DOC e DOCG del territorio, si svolgerà in un periodo distinto rispetto a Buywine. A causa della situazione di incertezza dovuta alla pandemia in corso, infatti, i Consorzi insieme alla Regione Toscana hanno deciso di far slittare i propri appuntamenti al mese di marzo, dal 19 al 25. Come sempre, ad aprire la settimana sarà PrimAnteprima, giornata inaugurale della settimana che fa il punto sull’export e sulla produzione enologica toscana, in programma quest’anno per sabato 19 marzo tra il Cinema La Compagnia di Firenze e Palazzo Vecchio (eventi solo per stampa accreditata).

Vino, Baragli (Fedagripesca Toscana): “In Toscana perdita media del 30%”

Vino, Baragli (Fedagripesca Toscana): “In Toscana perdita media del 30%”

In Toscana, a causa dei cambiamenti climatici, sono stati conferiti meno di 300mila quintali di uve, con una perdita media intorno al 30%: il problema è che pochi agricoltori erano assicurati per le gelate.
Va fatta poi una distinzione: le cantine con un territorio ristretto e pochi ettari hanno perso anche il 50% della produzione, mentre la perdita è inferiore per coloro che hanno più ettari di vigneti e magari una posizione migliore a livello di altezza. Leggo di preoccupazioni da parte dei consumatori, ma vorrei precisare: gli agricoltori hanno già sostenuto aumenti, hanno prodotto molto meno rispetto al passato e quindi i ricavi saranno inferiori. Ci scuseranno se ci sarà un piccolo incremento, di 20-30 centesimi in più sulla bottiglia di vino”. A dirlo è Ritano Baragli, vicepresidente di Fedagripesca Confcooperative Toscana e presidente della Cantina sociale Colli Fiorentini, in riferimento all’annata 2021 del vino toscano.

I problemi sono legati ai continui cambi climatici: “
Le gelate hanno portato criticità – ha aggiunto Baragli -. A questo poi è seguita la siccità, logico che dunque c’è stata una perdita grave di produzione. Abbiamo più volte incontrato l’assessore regionale Stefania Saccardi ma va detto che in questo caso la Regione può fare poco perché tutte queste calamità naturali erano appunto assicurabili. Certo, se verrà dichiarato lo stato di calamità naturale potranno scattare degli interventi, certamente utili anche se non risolutivi al 100%”.

Baragli è intervenuto anche sulla questione relativa al Parlamento europeo e alla Commissione speciale sulla lotta contro il cancro (Beca), Commissione che dovrà approvare entro i primi di dicembre un rapporto proprio sul vino. Il report non considera che bere vino con moderazione non sembra aumentare l’incidenza del rischio di cancro. “Il messaggio che lanciamo – ha concluso il vicepresidente di Fedagripesca Confcooperative Toscana – è che bere un bicchiere di vino a pasto non può che fare bene. Ha un sacco di benefici a livello di salute. E mette di buonumore!”. 

In degustazione a Firenze i vini della libertà di E’ Jamu

In degustazione a Firenze i vini della libertà di E’ Jamu

Poco più di quarant’anni in due e il desiderio di “coltivare vite”.
La sto

ria personale di Maria Domenica e Rocco Luppino è quella di due giovani costretti ad abbandonare la terra natale e a cercare di fare altrove ciò che non hanno potuto fare a casa.

Figli di Domenico Luppino uomo coraggioso che mai ha ceduto alle minacce della criminalità pagando

pesantemente le sue scelte e alla cui memoria il comune di Firenze ha recentemente dedicato il premio alla legalità, portano avanti insieme alla madre Caterina Bianchini la tradizione di imprenditoria contadina di famiglia nella Toscana che gli ha accolti e guardano avanti, come dice anche il nome della loro azienda, che non a caso E’ Jamu: tipica espressione del dialetto calabrese che vuole dire “ripartiamo!”.

Lo fanno ogni giorno seguendo gli insegnamento del padre che ha messo la responsabilità collettiva davanti a quella individuale attraverso l’agricoltura come strumento di legalità. Maria Domenica e Rocco producono due etichette di vini che grande successo stanno riscuotendo e che saranno in degustazione a Firenze sabato 6 novembre nel pomeriggio alla bottega Vineria Moderna.

Lo Zimbatò è un Chianti Docg 95% Sangiovese e 5% Colorino rotondo, intenso e profumato mentre

Par

resia è un sorprendente Incrocio Manzoni in purezza che sta conquistando un ampio pubblico di esperti. Completa la produzione aziendale un extra vergine d’oliva deciso e profumato. con cui intendono realizzare il sogno che era anche del padre di “coltivare vite”.

I vini e l’extra vergine di E’ Jamu hanno una caratteristica speciale che nessun alto ha: il sapore e la freschezza della libertà. Un prezzo altissimo quello pagato da Rocco, Maria Domenica e Caterina per poter continuare a vivere da uomini e donne liberi.

 

Vino toscano: fra zirconi e diamanti

[:it]20160215_124550di Nadia Fondelli –  Le stelle nel firmamento del vino toscano brillano. I dati sull’export vincolo sono entusiasmanti, ma non è tutto oro quello che luccica.

Molto spesso uno zircone ben intagliato abbaglia gli occhi più di un autentico brillante e così succede nel vino che, non a caso, anche l’assessore Remaschi nella conferenza di presentazione della lunga settimana delle anteprime di Bacco ha definito “la locomotiva dell’agroalimentare della regione”.

A livello export i risultati, rimanendo ai paragoni astronomici, sono davvero a cinque stelle. La Toscana si colloca al secondo posto nazionale per valore di esportazioni dopo il Veneto e prima del Piemonte.
La quota vino regionale nel panorama italico passa dal 14,8% del 2014 al 16,7% del 2015 e addirittura, dal 2003 ad oggi, nonostante la congiuntura economica negativa e due annate non troppo favorevoli il commercio estero è aumentato del 102,4%.

Tornano a volare i mercati nord americani (+15,8%) ed europei (+5,6%), molto lunatici i paesi del BRIC con il Brasile che scende del -28,4% e la Cina che cresce del +32,4%. Ma ciò che sorprende sono Paesi emergenti anche difficili da immaginare come l’India che cresce del +120% e il Sud Africa del +140,8%. Ottime e insperate performance anche da parte di Nuova Zelanda con +19%, Israele +32,1% e perfino Emirati Arabi Uniti con un sorprendente +11,5%!

Ma anche i bianchi di Toscana meno famosi e popolari segnano cifre a doppio zero e stesso risultato lo aspettiamo a breve anche per i rosati che stanno prepotentemente tornando ad essere presenti nel corredo delle principali casate vinicole dopo un oblio di decenni grazie al loro mix di profumi, sapori e leggerezza che li rendono perfetti per ogni stagione e circostanza.

Le giovani generazioni, i cosiddetti “Millennians” nel modaiolo mondo del vino vedono la Toscana come punto di riferimento e questo fa prevedere un futuro radioso.
Beati loro. Chi invece, come chi scrive, ha qualche capello bianco, ha visto il vino passare dai bassifondi ai caveaux e dopo migliaia di degustazioni sul palato non confonde ormai gli zirconi con i diamanti.

Degustando le varie denominazioni in anteprima, non ci siamo lasciati troppo affascinare dai pomposi proclami festaioli e i budget da capogiro che accompagnano i 300 anni del Chianti Classico e al bicchiere ci siamo annoiati come ormai tradizione da molti anni.
Verrebbe da dire che serve più personalità e coraggio, ma ci siamo annoiati anche di ripetere questo.
Siamo invece rimasti favorevolmente sorpresi dagli altri vini, quelli meno osannati e con budget promozionali senza troppi zero che, ligi alla tradizione, propongono ancora sapori autentici e caratteriali infischiandosene della ruffianeria di circostanza.
Su tutti segnalo il Vin Ruspo di Carmignano straordinario esempio di rosato emergente e il
vino minerale vulcanico del Montecucco dell’Amiata.

[:en]20160215_124550di Nadia Fondelli –  Le stelle nel firmamento del vino toscano brillano. I dati sull’export vincolo sono entusiasmanti, ma non è tutto oro quello che luccica.

Molto spesso uno zircone ben intagliato abbaglia gli occhi più di un autentico brillante e così succede nel vino che, non a caso, anche l’assessore Remaschi nella conferenza di presentazione della lunga settimana delle anteprime di Bacco ha definito “la locomotiva dell’agroalimentare della regione”.

A livello export i risultati, rimanendo ai paragoni astronomici, sono davvero a cinque stelle. La Toscana si colloca al secondo posto nazionale per valore di esportazioni dopo il Veneto e prima del Piemonte.
La quota vino regionale nel panorama italico passa dal 14,8% del 2014 al 16,7% del 2015 e addirittura, dal 2003 ad oggi, nonostante la congiuntura economica negativa e due annate non troppo favorevoli il commercio estero è aumentato del 102,4%.

Tornano a volare i mercati nord americani (+15,8%) ed europei (+5,6%), molto lunatici i paesi del BRIC con il Brasile che scende del -28,4% e la Cina che cresce del +32,4%. Ma ciò che sorprende sono Paesi emergenti anche difficili da immaginare come l’India che cresce del +120% e il Sud Africa del +140,8%. Ottime e insperate performance anche da parte di Nuova Zelanda con +19%, Israele +32,1% e perfino Emirati Arabi Uniti con un sorprendente +11,5%!

Ma anche i bianchi di Toscana meno famosi e popolari segnano cifre a doppio zero e stesso risultato lo aspettiamo a breve anche per i rosati che stanno prepotentemente tornando ad essere presenti nel corredo delle principali casate vinicole dopo un oblio di decenni grazie al loro mix di profumi, sapori e leggerezza che li rendono perfetti per ogni stagione e circostanza.

Le giovani generazioni, i cosiddetti “Millennians” nel modaiolo mondo del vino vedono la Toscana come punto di riferimento e questo fa prevedere un futuro radioso.
Beati loro. Chi invece, come chi scrive, ha qualche capello bianco, ha visto il vino passare dai bassifondi ai caveaux e dopo migliaia di degustazioni sul palato non confonde ormai gli zirconi con i diamanti.

Degustando le varie denominazioni in anteprima, non ci siamo lasciati troppo affascinare dai pomposi proclami festaioli e i budget da capogiro che accompagnano i 300 anni del Chianti Classico e al bicchiere ci siamo annoiati come ormai tradizione da molti anni.
Verrebbe da dire che serve più personalità e coraggio, ma ci siamo annoiati anche di ripetere questo.
Siamo invece rimasti favorevolmente sorpresi dagli altri vini, quelli meno osannati e con budget promozionali senza troppi zero che, ligi alla tradizione, propongono ancora sapori autentici e caratteriali infischiandosene della ruffianeria di circostanza.
Su tutti segnalo il Vin Ruspo di Carmignano straordinario esempio di rosato emergente e il
vino minerale vulcanico del Montecucco dell’Amiata.

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