Successo per Buy wine: oltre 200mila degustazioni in due giorni

Successo per Buy wine: oltre 200mila degustazioni in due giorni

Oltre 20mila degustazioni in due giorni, 2.500 incontri B2B scalettati tramite agende digitali e 1.300 etichette in degustazione: venerdì 11 e sabato 12 febbraio è tornato BuyWine Toscana, la più importante vetrina internazionale del vino Made in Tuscany.

Dopo la digital edition del 2021 che aveva visto la spedizione di kit per l’assaggio in tutto il mondo,si è svolta con successo la 12/a edizione che è tornata in presenza alla Fortezza da Basso di Firenze.

Quest’anno sono stati allestiti spazi più ampi e misure anticontagio potenziate e hanno accolro oltre 100 buyer da 30 Paesi. Stati Uniti, Canada, Germania, Francia, Danimarca, Repubblica Ceca, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi e Svezia gli Stati più rappresentati.
Da registrare la conferma dell’interesse dal Nord America e un sensibile incremento dal Sud America, con una nutrita rappresentanza di buyer provenienti da Colombia, Perù, Cile, Argentina, Messico.

Il tasso di turnover tra i compratori è pari al 50%, nell’ottica di offrire sempre nuove opportunità di crescita ai seller.
Altra novità: rispetto agli anni passati sono aumentati molto gli operatori che hanno sviluppato una propria piattaforma di vendita online, in grado di offrire prodotti più ricercati e di nicchia ai propri clienti. Una tendenza che si rileva soprattutto tra i buyer europei.

Oltre 200 le aziende vitivinicole presenti a Buywine Toscana, di cui circa 100 certificate Bio, per un totale di 25 milioni di bottiglie di vino prodotte ogni anno.
La maggior parte provengono dalla provincia di Siena (63), seguono Firenze (52), Grosseto (38), Arezzo (19), Livorno (11), Pisa (7), Lucca, Pistoia e Prato con 3 aziende a testa.

Più di 1.300 le etichette degustate, appartenenti a 45 denominazioni DOC, DOCG, IGT della Toscana.
Tra le denominazioni più numerose: IGT Toscana, Chianti, Chianti Classico, Maremma Toscana, Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, Vinsanto e Morellino di Scansano.

Dopo la scommessa coraggiosa vinta l’anno scorso con la formula adattata alla pandemia – ha detto la vicepresidente e assessora all’agroalimentare Stefania Saccardi – quest’anno BuyWine è tornato in presenza confermando il grande interesse dei buyer e a testimonianza del peso e delle potenzialità che il settore vino rappresenta per la Toscana. Un grande risultato. L’export è uno degli asset su cui viaggia il nostro settore vitivinicolo, un settore che nonostante le restrizioni e i problemi legati al Covid-19 è in crescita e in miglioramento. Abbiamo fatto un grande lavoro e continuiamo a farlo grazie agli investimenti per potenziare le attività di promozione delle nostre imprese vitivinicole. Siamo consapevoli che quella vitivinicola è una delle filiere di punta dell’intero settore agroalimentare e BuyWine è la vetrina che si merita”.

Il vino si conferma un grande ambasciatore dell’eccellenza toscana nel mondo – ha dichiarato Giuseppe Salvini, segretario generale della Camera di Commercio di Firenze – con un export di 840 milioni nei primi nove mesi del 2021 (+20% sul 2020 e + 12% sul 2019). Questa edizione del BuyWine si svolge in modalità ibrida, con gli incontri finali tra produttori e buyer e le degustazioni in presenza, dopo una fase di profilazione e selezione online durata alcuni mesi che ha consentito di preparare al meglio gli accordi economici conclusivi. Significativa è la presenza di oltre 100 buyer, 36 dei quali dal Nord America che rappresenta il principale mercato di sbocco del nostro vino (34% del totale), a conferma della grande capacità attrattiva della Toscana e delle sue eccellenze”.

La piattaforma che genera le agende digitali di buyer e seller è basata su un sistema di matchmaking che incrocia i loro rispettivi profili.
In queste fasi preparatorie sono state raccolte oltre 10.000 preferenze di incontro. Un’attenzione ai dettagli che, anche nella passata edizione svoltasi da remoto, ha fatto registrare un tasso di soddisfazione da parte dei partecipanti pari al 92,5%. Secondo un’indagine svolta a sei mesi dalla manifestazione 2021 il 70% dei partecipanti ha dichiarato di aver proseguito i contatti e le trattative, mentre il 51% aveva già stretto un accordo commerciale o era in procinto di farlo.

Al termine della due giorni in fiera, i buyer internazionali parteciperanno ad un Wine Tour sul territorio, scegliendo tra cinque itinerari ideati in collaborazione con le Camere di Commercio di Lucca, Massa Carrara, Pisa e Firenze. I tour alla scoperta del “terroir Toscana” avranno inizio il 13 febbraio.

Per la prima volta la Settimana delle Anteprime dei vini di Toscana, dedicata alla presentazione delle nuove annate delle principali DOC e DOCG del territorio, si svolgerà in un periodo ben distinto rispetto a Buywine Toscana.
A causa della situazione di incertezza dovuta alla pandemia in corso, i Consorzi insieme alla Regione Toscana hanno deciso di far slittare i propri appuntamenti al mese di marzo, dal 19 al 25. Come sempre, ad aprire la settimana sarà PrimAnteprima, giornata inaugurale della settimana che fa il punto sull’export e sulla produzione enologica toscana, in programma quest’anno per sabato 19 marzo tra il Cinema La Compagnia di Firenze e Palazzo Vecchio (eventi solo per stampa accreditata).

A Gabriele Gorelli il primo Master of wine italiano

A Gabriele Gorelli il primo Master of wine italiano

A Firenze nell’ambito della manifestazione Eccellenza di Toscana è stato consegnato da parte del Presidente di AIS Toscana Cristiano Cini il Premio Osvaldo Baroncelli a Gabriele Gorelli, primo Master of Wine italiano, per il forte legame intercorrente tra questo e lo storico Presidente di AIS Toscana, recentemente scomparso.

Nato e cresciuto a Montalcino 37 anni fa, Gabriele Gorelli – sommelier AIS dal 2011 – è stato il primo italiano a ottenere il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato dall’omonimo istituto nato in Gran Bretagna nel 1955. Dopo sei anni di preparazione particolarmente intensa – circa 40 ore di studio alla settimana e una media di 48 voli presi all’anno – nel 2021 è arrivato ad ottenere quel riconoscimento di cui fino ad oggi possono fregiarsi in pochissimi in tutto il mondo: circa 420 persone. Il che ne fa un perfetto ambasciatore della toscanità.

“Mi ha sempre affascinato la conoscenza del vino – ha raccontato Gabriele Gorelli – l’essere un collettore tra chi il vino lo fa e chi lo consuma. Mi sono avvicinato a questo mondo proprio grazie ad AIS Toscana, per la quale provo un fortissimo senso di appartenenza, che mi ha dato tutto quello che serviva e che ancora oggi serve per diventare Master of Wine, a partire dall’aspetto relazionale ed associativo che mi ha fatto crescere in ambito professionale e personale. Per me è infatti doppiamente bello poter parlare di come lo sono diventato, accoppiando quest’esperienza con l’Istituto dei Master Of Wine al mio percorso in AIS Toscana, di come proprio grazie a questa mi sono appassionato sempre più e creato una base formativa eccellente soprattutto dal punto di vista della sensibilità alla degustazione – ha aggiunto – perché acquisire la terminologia appropriata e la capacità di categorizzare specifici vini è stato fondamentale. Per me è stato un atto di incoscienza cercare la scalata al Master of Wine perché non si conosceva abbastanza quanto questo titolo fosse difficile da ottenere: essere arrivato è quindi un sogno, ma credo che sia proprio questo lo spirito giusto, ovvero viverla come un’esperienza che ti carica perché nessun altro prima di te ha raggiunto questo obiettivo. Il mio oggi è che sempre più persone ce la facciano ad ottenerlo e questo è uno degli elementi che accomuna AIS con Master of Wine: la volontà di aggregare e portare dentro le persone. Oggi – ha concluso – ci sono dei progetti molto contemporanei di commistione e volontà di intrecciare enoturismo, vino, passione, formazione ed educazione. Vedo in questa commistione di intenti un bel futuro per la Toscana, soprattutto perché questa regione ha veramente tanto da offrire al mondo”.

Firenze: Florence Wine fa 10!

[:it]vino4di redazione – X edizione del Florence Wine Event in arrivo: ingresso a 10 euro, Vermentino, Ribolla gialla, Nebbiolo e Chianti Classico. Si svolgerà l’11 e 12 giugno all’Ippodromo del Visarno

E’ già iniziato il conto alla rovescia per uno degli eventi più attesi dagli amanti del vino in città. Torna a Firenze la decima edizione del Florence Wine Event, il più importante festival vinicolo che quest’anno si terrà l’11 e 12 giugno ed esce dal centro per trasferirsi all’Ippodromo del Visarno, all’interno del Parco delle Cascine nell’intento di ridare dignità a questo parco che troppe promesse ha avuto…

Sarà un’edizione speciale (e non solo per il biglietto d’ingresso di 10 euro!) con una formula nuova: alle tradizionali degustazioni delle più importanti etichette del territorio italiano spiegate dai produttori, si aggiunge il mercato a chilometro zero. Ogni stand, infatti, proporrà anche la vendita diretta dei vini in assaggio. Il pubblico potrà quindi acquistare subito, e ad un prezzo vantaggioso, il vino preferito direttamente dai produttori.

Protagonisti assoluti della manifestazione i vini che verranno da tutta Italia, ecco qualche anticipazione sulle aziende partecipanti: avremo la sarda Siddura con il suo vermentino, la friulana Salis Terrae con la ribolla gialla, le piemontesi Carretta e Criolin con Nebbiolo e Moscato d’Asti.  Poi, una bella rappresentanza di toscani: da Artimino a Castelli del Grevepesa, dalla Fattoria Poggiopiano alle Novelire, dalla Fattoria di Piazzano alla tenuta La Novella, solo per fare alcuni nomi.

Sarà inoltre davvero un evento per tutti, per appassionati, curiosi, coppie amici e da questa edizione anche per famiglie: ci sarà un’area kids gestita dalle animatrici di I’Brucomela dove i bambini potranno giocare e partecipare a laboratori mentre i genitori degusteranno il vino.

La location all’aperto permetterà di trascorrere un weekend rilassante godendo della frescura: ci saranno anche tante golosità enogastronomiche. Si potrà scegliere tra le delizie del Panaio, con i suoi salumi di qualità, la porchetta artigianale,  le vere tigelle con vari ripieni, il bombolone senza mollica, gelati artigianali e altre prelibatezze. In degustazione ci saranno anche olio e grappe.

Il festival vinoso ospiterà anche gli Extraevent con eventi speciali che si svolgeranno nei due giorni della manifestazione.

INFORMAZIONI
L’evento si svolgerà (anche in caso di maltempo) sabato 11 dalle ore 11 alle 23 e domenica 12 giugno dalle 11 alle 20.
Ingresso €10 a persona: Drink card con 10 degustazioni a scelta, brochure e calice (a cauzione) con tracollina. La cassa chiude un’ora prima del termine della manifestazione. Il pubblico potrà acquistare le bottiglie di vino direttamente dall’azienda preferita.[:en]vino4di redazione – X edizione del Florence Wine Event in arrivo: ingresso a 10 euro, Vermentino, Ribolla gialla, Nebbiolo e Chianti Classico. Si svolgerà l’11 e 12 giugno all’Ippodromo del Visarno

E’ già iniziato il conto alla rovescia per uno degli eventi più attesi dagli amanti del vino in città. Torna a Firenze la decima edizione del Florence Wine Event, il più importante festival vinicolo che quest’anno si terrà l’11 e 12 giugno ed esce dal centro per trasferirsi all’Ippodromo del Visarno, all’interno del Parco delle Cascine nell’intento di ridare dignità a questo parco che troppe promesse ha avuto…

Sarà un’edizione speciale (e non solo per il biglietto d’ingresso di 10 euro!) con una formula nuova: alle tradizionali degustazioni delle più importanti etichette del territorio italiano spiegate dai produttori, si aggiunge il mercato a chilometro zero. Ogni stand, infatti, proporrà anche la vendita diretta dei vini in assaggio. Il pubblico potrà quindi acquistare subito, e ad un prezzo vantaggioso, il vino preferito direttamente dai produttori.

Protagonisti assoluti della manifestazione i vini che verranno da tutta Italia, ecco qualche anticipazione sulle aziende partecipanti: avremo la sarda Siddura con il suo vermentino, la friulana Salis Terrae con la ribolla gialla, le piemontesi Carretta e Criolin con Nebbiolo e Moscato d’Asti.  Poi, una bella rappresentanza di toscani: da Artimino a Castelli del Grevepesa, dalla Fattoria Poggiopiano alle Novelire, dalla Fattoria di Piazzano alla tenuta La Novella, solo per fare alcuni nomi.

Sarà inoltre davvero un evento per tutti, per appassionati, curiosi, coppie amici e da questa edizione anche per famiglie: ci sarà un’area kids gestita dalle animatrici di I’Brucomela dove i bambini potranno giocare e partecipare a laboratori mentre i genitori degusteranno il vino.

La location all’aperto permetterà di trascorrere un weekend rilassante godendo della frescura: ci saranno anche tante golosità enogastronomiche. Si potrà scegliere tra le delizie del Panaio, con i suoi salumi di qualità, la porchetta artigianale,  le vere tigelle con vari ripieni, il bombolone senza mollica, gelati artigianali e altre prelibatezze. In degustazione ci saranno anche olio e grappe.

Il festival vinoso ospiterà anche gli Extraevent con eventi speciali che si svolgeranno nei due giorni della manifestazione.

INFORMAZIONI
L’evento si svolgerà (anche in caso di maltempo) sabato 11 dalle ore 11 alle 23 e domenica 12 giugno dalle 11 alle 20.
Ingresso €10 a persona: Drink card con 10 degustazioni a scelta, brochure e calice (a cauzione) con tracollina. La cassa chiude un’ora prima del termine della manifestazione. Il pubblico potrà acquistare le bottiglie di vino direttamente dall’azienda preferita.[:]

Vino toscano: fra zirconi e diamanti

[:it]20160215_124550di Nadia Fondelli –  Le stelle nel firmamento del vino toscano brillano. I dati sull’export vincolo sono entusiasmanti, ma non è tutto oro quello che luccica.

Molto spesso uno zircone ben intagliato abbaglia gli occhi più di un autentico brillante e così succede nel vino che, non a caso, anche l’assessore Remaschi nella conferenza di presentazione della lunga settimana delle anteprime di Bacco ha definito “la locomotiva dell’agroalimentare della regione”.

A livello export i risultati, rimanendo ai paragoni astronomici, sono davvero a cinque stelle. La Toscana si colloca al secondo posto nazionale per valore di esportazioni dopo il Veneto e prima del Piemonte.
La quota vino regionale nel panorama italico passa dal 14,8% del 2014 al 16,7% del 2015 e addirittura, dal 2003 ad oggi, nonostante la congiuntura economica negativa e due annate non troppo favorevoli il commercio estero è aumentato del 102,4%.

Tornano a volare i mercati nord americani (+15,8%) ed europei (+5,6%), molto lunatici i paesi del BRIC con il Brasile che scende del -28,4% e la Cina che cresce del +32,4%. Ma ciò che sorprende sono Paesi emergenti anche difficili da immaginare come l’India che cresce del +120% e il Sud Africa del +140,8%. Ottime e insperate performance anche da parte di Nuova Zelanda con +19%, Israele +32,1% e perfino Emirati Arabi Uniti con un sorprendente +11,5%!

Ma anche i bianchi di Toscana meno famosi e popolari segnano cifre a doppio zero e stesso risultato lo aspettiamo a breve anche per i rosati che stanno prepotentemente tornando ad essere presenti nel corredo delle principali casate vinicole dopo un oblio di decenni grazie al loro mix di profumi, sapori e leggerezza che li rendono perfetti per ogni stagione e circostanza.

Le giovani generazioni, i cosiddetti “Millennians” nel modaiolo mondo del vino vedono la Toscana come punto di riferimento e questo fa prevedere un futuro radioso.
Beati loro. Chi invece, come chi scrive, ha qualche capello bianco, ha visto il vino passare dai bassifondi ai caveaux e dopo migliaia di degustazioni sul palato non confonde ormai gli zirconi con i diamanti.

Degustando le varie denominazioni in anteprima, non ci siamo lasciati troppo affascinare dai pomposi proclami festaioli e i budget da capogiro che accompagnano i 300 anni del Chianti Classico e al bicchiere ci siamo annoiati come ormai tradizione da molti anni.
Verrebbe da dire che serve più personalità e coraggio, ma ci siamo annoiati anche di ripetere questo.
Siamo invece rimasti favorevolmente sorpresi dagli altri vini, quelli meno osannati e con budget promozionali senza troppi zero che, ligi alla tradizione, propongono ancora sapori autentici e caratteriali infischiandosene della ruffianeria di circostanza.
Su tutti segnalo il Vin Ruspo di Carmignano straordinario esempio di rosato emergente e il
vino minerale vulcanico del Montecucco dell’Amiata.

[:en]20160215_124550di Nadia Fondelli –  Le stelle nel firmamento del vino toscano brillano. I dati sull’export vincolo sono entusiasmanti, ma non è tutto oro quello che luccica.

Molto spesso uno zircone ben intagliato abbaglia gli occhi più di un autentico brillante e così succede nel vino che, non a caso, anche l’assessore Remaschi nella conferenza di presentazione della lunga settimana delle anteprime di Bacco ha definito “la locomotiva dell’agroalimentare della regione”.

A livello export i risultati, rimanendo ai paragoni astronomici, sono davvero a cinque stelle. La Toscana si colloca al secondo posto nazionale per valore di esportazioni dopo il Veneto e prima del Piemonte.
La quota vino regionale nel panorama italico passa dal 14,8% del 2014 al 16,7% del 2015 e addirittura, dal 2003 ad oggi, nonostante la congiuntura economica negativa e due annate non troppo favorevoli il commercio estero è aumentato del 102,4%.

Tornano a volare i mercati nord americani (+15,8%) ed europei (+5,6%), molto lunatici i paesi del BRIC con il Brasile che scende del -28,4% e la Cina che cresce del +32,4%. Ma ciò che sorprende sono Paesi emergenti anche difficili da immaginare come l’India che cresce del +120% e il Sud Africa del +140,8%. Ottime e insperate performance anche da parte di Nuova Zelanda con +19%, Israele +32,1% e perfino Emirati Arabi Uniti con un sorprendente +11,5%!

Ma anche i bianchi di Toscana meno famosi e popolari segnano cifre a doppio zero e stesso risultato lo aspettiamo a breve anche per i rosati che stanno prepotentemente tornando ad essere presenti nel corredo delle principali casate vinicole dopo un oblio di decenni grazie al loro mix di profumi, sapori e leggerezza che li rendono perfetti per ogni stagione e circostanza.

Le giovani generazioni, i cosiddetti “Millennians” nel modaiolo mondo del vino vedono la Toscana come punto di riferimento e questo fa prevedere un futuro radioso.
Beati loro. Chi invece, come chi scrive, ha qualche capello bianco, ha visto il vino passare dai bassifondi ai caveaux e dopo migliaia di degustazioni sul palato non confonde ormai gli zirconi con i diamanti.

Degustando le varie denominazioni in anteprima, non ci siamo lasciati troppo affascinare dai pomposi proclami festaioli e i budget da capogiro che accompagnano i 300 anni del Chianti Classico e al bicchiere ci siamo annoiati come ormai tradizione da molti anni.
Verrebbe da dire che serve più personalità e coraggio, ma ci siamo annoiati anche di ripetere questo.
Siamo invece rimasti favorevolmente sorpresi dagli altri vini, quelli meno osannati e con budget promozionali senza troppi zero che, ligi alla tradizione, propongono ancora sapori autentici e caratteriali infischiandosene della ruffianeria di circostanza.
Su tutti segnalo il Vin Ruspo di Carmignano straordinario esempio di rosato emergente e il
vino minerale vulcanico del Montecucco dell’Amiata.

[:]

Cassa o casse? Sangiovese questo sconosciuto

1528731_10205553013883283_892253552783764807_ndi Nadia Fondelli – Anche quest’anno è giunta alla fine la lunga settimana del vino toscano che, come da copione si era aperta con ottimismo e mirabilie. In questa settimana magica svaniscono d’improvviso i piagnistei e le imprecazioni contro Giove pluvio e i sorrisi di tutti luccicano come i cristalli appena puliti e pronti per le degustazioni. Ha aperto le danze il Chianti Docg, poi è stata la volta dei territori emergenti (Bolgheri, Morellino, Montecucco, Cortona, Carmignano e Valdarno) poi la Vernaccia, il Chianti Classico, il Nobile e si è chiuso con il Brunello di Montalcino. Produttori, buyer, sommelier, giornalisti ed esperti si sono sfiancati fra bottiglie per una lunga settimana. Hanno letto, si sono informati, hanno degustato, si sono fatti un’idea. Giusta o sbagliata che sia, ma purtroppo spesso appiattita verso il basso. Un’idea frutto del compromesso, della diplomazia. Un’idea che ricalca a carta carbone le mirabilie iniziali annunciate da produttori, presidenti di Consorzio e assessori. I numeri recitano: record di esportazioni per il 2014 con 760 milioni di euro; produzioni tornate ai livelli del 2009; 2.8 milioni di ettolitri; export cresciuto del 1,8%; valori stabili sui mercati storici (Nord America e Europa); e nei paesi del Bric (Brasile, Russia, India e Cina);  exploit in paesi molto lontani come Australia con un +43,7%, Messico +35%, e Corea del Sud +109%. E dal recente Buy  Wine è emerso anche che al termine degli incontri fra 280 produttori toscani e 300 importatori internazionali una soddisfazione del 90%. Mirabilie appunto e l’Assessore Salvatori si struscia giustamente le dichiarando il nostro nettare di Bacco perfetto ambasciatore del buon vivere toscano. Dovremmo quindi solo inchinarci davanti a questi verdetti della matematica? Io non ci sto. Non mi sono mai piaciuti né i compromessi né le idee appiattite. Soprattutto, il mio padre giornalistico mi ha sempre insegnato che in questo mestiere si deve dire la verità e io alla mia verità ci tengo. Non potendo fare il gran tour vinicolo ho scelto di andare sul sicuro e provare il Chianti Classico; sarà perché lo sento più mio bazzicando quel territorio da tempi non sospetti. Ebbene di una cosa sono certa se è vero che siamo tornati ai livelli del 2009 questo mi preoccupa. E nel bicchiere si sente. Il Sangiovese torna ad essere massacrato in nome dell’internazionalizzazione. I vini che negli ultimi anni erano tornati a profumar di Toscana e a riacquisire personalità e carattere stanno rovinosamente tornando all’appiattimento gustativo. E pensare che il Consorzio del Chianti Classico ha introdotta anche la Gran Selezione per qualificare ancora di più. In realtà è stata più un’ottima idea per gli uomini marketing che per i re della cantina. Ho assaggiato Gran Selezioni del 2010 e del 2009 rosse brillanti e trasparenti come l’acqua. Ho assaggiato Riserve di grande etichetta che se chiudevo gli occhi potevo scambiare per altro. Ma ai mercati internazionali piace così! I numeri danno ragione ai massacratori del Sangiovese e poco importa se il vino toscano non sa di Toscana. E’ meglio conquistare il palato di un coreano e fare un vino di “fabbrica” che sa di legno oppure lasciare che il Sangiovese faccia il Sangiovese? Io preferisco un vino scorbutico e caratteriale come il Sangiovese che sappia di Sangiovese, ma ad ognuno la sua idea nella certezza che, alla faccia del gusto quella che vincerà sarà l’idea che farà più cassa!