29 Giugno 2026

Il lago di Carezza ha un nuovo custode, il Ranger che protegge la perla della Val d’Ega

Acque color smeraldo che riflettono i profili imponenti del Catinaccio e del Latemar, un paesaggio alpino che sembra uscito da una fiaba: il Lago di Carezza, noto anche come Lago Arcobaleno, è uno dei luoghi più amati della Val d’Ega (Bolzani) e tra i più iconici delle Dolomiti.

Val d_Ega – Lago di Carezza con Latemar – ©Helmut Rier

Il lago che cambia colore e sembra uscito da una fiaba

Un gioiello naturale a 1.520 metri di altitudine che, nel corso della storia, ha incantato illustri visitatori come l’Imperatrice Sissi e Winston Churchill, e che ancora oggi attrae migliaia di viaggiatori da tutto il mondo. Da quest’estate, a vigilare su questo delicato ecosistema e ad accogliere i turisti, c’è per la prima volta il Ranger del Lago di Carezza.
C’è un momento della giornata in cui questo sembra smettere di appartenere alla realtà. Il vento si placa, la superficie dell’acqua diventa uno specchio perfetto e le cime del Catinaccio e del Latemar si riflettono con una nitidezza quasi irreale. Il verde dei boschi si fonde con il turchese dell’acqua, mentre il sole accende sfumature che vanno dal blu cobalto allo smeraldo.
Non è un caso se i ladini lo chiamano “Lec de Ergobando”, il Lago dell’Arcobaleno.
Situato nel cuore delle Dolomiti altoatesine, a pochi chilometri da Nova Levante, è uno dei luoghi più fotografati d’Italia e uno dei simboli naturali delle Dolomiti, dichiarate Patrimonio Mondiale Unesco.
Ma dietro la sua bellezza si nascondono leggende, storie d’amore impossibili e artisti che qui hanno trovato ispirazione.

Val d_Ega – Lago di Carezza – ©StorytellerLabs

La leggenda della ninfa e dello stregone

Ogni lago alpino custodisce un racconto. Quello di Carezza parla della splendida ninfa Ondina, che viveva nelle sue acque cristalline.
Uno stregone del Massiccio del Latemar, innamoratosi perdutamente di lei, chiese consiglio alla strega Langwerda, che gli suggerì di creare un gigantesco arcobaleno tra le montagne per attirare la giovane.
Il piano sembrava perfetto. Ondina, affascinata dai colori, emerse dalle acque. Ma quando vide lo stregone si spaventò e scomparve per sempre nel lago. Accecato dalla rabbia, lo stregone distrusse l’arcobaleno, i cui frammenti caddero nell’acqua. Da allora il lago continua a rifletterne tutti i colori.
È una delle leggende più amate delle Dolomiti e contribuisce ancora oggi al fascino quasi magico del luogo.

Un lago piccolo ma sorprendente

A differenza di molti laghi alpini, Carezza non è particolarmente grande. Misura appena circa 300 metri di lunghezza e poco più di 130 di larghezza.
La sua profondità varia molto durante l’anno perché è alimentato esclusivamente da sorgenti sotterranee. In primavera, con lo scioglimento delle nevi, raggiunge il massimo livello. Alla fine dell’estate, invece, può apparire sensibilmente più piccolo.
Ogni stagione, quindi, regala un lago diverso. Il Lago di Carezza è alimentato esclusivamente da sorgenti sotterranee e non da immissari visibili inoltre è doveroso segnalare che la balneazione è vietata per preservare il delicato ecosistema.

Il sentiero panoramico da non perdere

Il modo migliore per scoprirlo è percorrere il sentiero circolare che costeggia il lago. In circa venti minuti si passeggia tra abeti rossi e larici, incontrando numerosi punti panoramici perfetti per fotografare i riflessi del Latemar. La balneazione è vietata. Ed è forse proprio questo il segreto della sua straordinaria conservazione. Qui il silenzio è parte dell’esperienza.

Cosa vedere nei dintorni

Il Lago di Carezza rappresenta un punto di partenza ideale per esplorare alcune delle zone più spettacolari delle Dolomiti.

Nova Levante

Il piccolo paese di Nova Levante è la porta d’accesso al lago. Tra alberghi storici, rifugi e baite di montagna conserva ancora l’atmosfera autentica dei villaggi alpini.

Il Catinaccio

Gli appassionati di trekking possono raggiungere il massiccio del Catinaccio, famoso per il fenomeno dell’Enrosadira, quando all’alba e al tramonto la roccia dolomitica si colora di rosa e arancione.

Secondo la tradizione ladina, proprio qui si trovava il leggendario Giardino di Re Laurino.

Il Latemar

Il Latemar domina il lago con le sue pareti frastagliate. In estate offre sentieri per ogni livello di esperienza, mentre in inverno diventa uno dei paradisi dello sci grazie al comprensorio Carezza Dolomites.

Passo Costalunga

A pochi minuti dal lago si raggiunge il Passo Costalunga, storico valico tra Alto Adige e Val di Fassa. Da qui partono alcuni dei trekking più spettacolari delle Dolomiti.

Vigo di Fassa

Sul versante trentino merita una visita Vigo di Fassa, uno dei borghi più caratteristici della valle e centro della cultura ladina.

Gli artisti innamorati del lago di Carezza

La fama internazionale del lago non nasce con i social. Già nell’Ottocento aristocratici, pittori e scrittori raggiungevano queste montagne attratti dalla loro bellezza.
Tra i più celebri visitatori ci fu l’imperatrice Elisabetta d’Austria, la celebre Sissi, che durante i suoi soggiorni alpini frequentò più volte queste vallate.
Anche Agatha Christie, affascinata dalle Dolomiti, soggiornò nella zona durante i suoi viaggi italiani.
Lo scrittore inglese Arthur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes, visitò più volte le Dolomiti rimanendo profondamente colpito dai paesaggi del Catinaccio e del Latemar.
Negli anni il Lago di Carezza è diventato inoltre una delle mete preferite di fotografi naturalisti, alpinisti e registi, contribuendo a costruire l’immagine romantica delle Dolomiti nel mondo.

Quando visitarlo

Ogni stagione regala emozioni diverse. La primavera offre i riflessi più intensi grazie all’abbondanza d’acqua. L’estate è perfetta per escursioni e trekking. L’autunno trasforma i boschi in una tavolozza di gialli, rossi e arancioni. L’inverno regala un’atmosfera fiabesca, con il lago incorniciato dalla neve e le piste da sci a pochi minuti di distanza.
Per fotografarlo nel momento migliore conviene arrivare la mattina presto oppure nel tardo pomeriggio, quando la luce rende i colori ancora più spettacolari e il numero dei visitatori diminuisce.

Ranger Giorgio Giorgio Poschiavin – Foto ©Eggental Tourismus Gen.

Arriva un Ranger a tutelarlo

ll Ranger che i visitatori troveranno sulle sponde del meraviglioso lago è Giorgio Poschiavin.
Originario della vicina Val di Fassa, accompagnatore escursionistico e maestro di sci qualificato, ha frequentato il corso di formazione per Ranger dell’Alto Adige promosso dalla Provincia Autonoma di Bolzano.
Poschiavin fa parte di un team di 15 Ranger attivi durante l’estate 2026 in alcuni dei luoghi più frequentati dell’Alto Adige, dal Lago di Braies alla Val Gardena, dall’Alpe di Siusi alla gola del Bletterbach, riconoscibili dalla loro divisa comune. Unendo la fermezza del custode all’ospitalità della guida, si occupa di far rispettare le regole dell’area protetta, come il divieto di scavalcare le recinzioni, campeggiare o far volare droni, ma anche di fare divulgazione.
Il Ranger guida i turisti alla scoperta dei segreti del lago, alimentato dalle sorgenti sotterranee del Latemar e profondo fino a 22 metri, spiegando i suoi mutamenti stagionali e le leggende che lo avvolgono, come quella della sirena Ondina. È inoltre un punto di riferimento per illustrare la geologia locale, il pregiato legno di risonanza della zona e per spiegare con sensibilità le ferite subite dal territorio, dagli effetti della tempesta Vaia al peso della neve e alle infestazioni di bostrico. Per completare l’accoglienza, il ranger del Lago di Carezza fornisce indicazioni pratiche su sentieri, impianti di risalita e sulla fitta rete di autobus che permettono di raggiungere il lago in modo totalmente sostenibile a piedi o con i mezzi pubblici, partendo da Nova Levante o dal vicino Passo di Costalunga. Operando in sinergia con l’Agenzia Demanio Provinciale, la Polizia Municipale e i Carabinieri, il Ranger assicura anche un presidio di primo soccorso.
Con questa iniziativa, la Val d’Ega si allinea alle migliori pratiche di gestione dei flussi turistici confermando il proprio impegno per un turismo d’alta quota che sappia guardare al futuro con responsabilità e rispetto.

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