Giu 6, 2026 | Enogastronomia
La gastronomia del Friuli Venezia Giulia è fatta di mille sapori che s’intrecciano e si sovrappongono frutto del suo essere da sempre terra di confine.
Varia come il paesaggio di questa terra che spazia dalla cima delle Alpi alle spiagge dell’Adriatico e che nasce dal connubio di tre grandi tradizioni culinarie: quella mitteleuropea, quella veneta e quella slava alle quali si affianca una robusta e saporitissima cucina popolare dai piatti semplici e genuini che la gente delle campagne e dei monti prepara utilizzando le poche materie prime a disposizione. Emblematica in questo senso è la polenta fatta con la farina di mais, ma anche di grano saraceno che per secoli ha costituito l’alimento base della popolazione.

La cucina triestina
Molti piatti della cucina triestina sono attinti dalla tradizione asburgica: è il caso della iota (minestrone di fagioli, patate e crauti), della porcina (carne di maiale bollita e servita con senape e kren), del gulash, dello strudel di mele o dei cuguluf (una sorta di panettone di origine viennese).
Altrettanto peculiari sono i piatti a base di pesce: sardine marinate, granzevola alla triestina, zuppa di canocchie, baccalà alla triestina, brodetto di pesce, scampi alla busara, seppie in umido con polenta.
Sono solo alcune delle gustosissime pietanze che hanno come ingrediente base i pesci, i crostacei e i molluschi che secondo i periodi e le stagioni vengono pescati nell’alto Adriatico.
Il pesce si trova ovviamente anche in tutte le altre zone marine da Lignano Sabbiadoro a Grado dove è stata mantenuta una particolarissima gastronomia che ha nel boreto alla gradese il suo simbolo.

La cucina goriziana
Di stampo decisamente mitteleuropeo la cucina goriziana in cui primeggiano fra i primi gli gnocchi di patate con le susine conditi con burro fuso, cannella e un po’ di zucchero; gli gnocchi di pane, gli gnocchetti di fegato o di semolino in brodo e fra i secondi i kaiserfleish (carré di maiale affumicato e cosparso di kren fresco e grattuciato accompagnato da crauti), il gulash e la cacciagione. Fra i contorni da ricordare le patate in tecia (saltate in padella con le cipolle), i kipfel (piccole mezzelune fritte fatte con un impasto simile a quello degli gnocchi di patate), mentre fra i dolci da segnalare la gubana goriziana che è diversa perchè fatta con la pasta sfoglia da quella della valle del Natisone, la putizza, la pinza (tradizionale focaccia pasquale), le palatschinken (omelette ripiene di marmellata di albicocca o cioccolata).

La cucina friulana
Carne, latticini, insaccati, rustiche verdure e legumi sono alla base della saporita cucina friulana tutta giocata sulla semplicità delle ricette e sulla genuinità dei prodotti e che la ristorazione delle province di Udine e Pordenone ha saputo ben valorizzare.
Tipicamente friulani sono il frico (formaggio fatto cuocere lentamente in cui possono essere aggiunti anche patate o cipolle) il muset e brovade (cotechino con rape messe a macerare nelle vinacce), la gubana il dolce tipico della valle del Natisone con un ricchissimo ripieno a base di frutta secca, una passa, cedro e canditi.
Un richiamo a parte nella cucina regionale merita la cucina carnica gustosissima e rigorosamente stagionale che utilizza con fantasia gli ingredienti poveri e genuini della montagna: farine di mais e grano saraceno, patate, fagioli, carne suina e selvaggina, funghi, erbe, frutti di bosco e poi tantissimi prodotti di malga: dal latte al formaggio con un’eccezionale varietà di ricotte salate e affumicate, ingredienti ai quali le donne usavano mescolare (con accostamenti inediti e tuttora unici) spezie, frutta secca, aromi portati da casa d’inverno dai cramars i commercianti ambulanti di spezie e stoffe, dopo che avevano percorso a piedi nella bella stagione le strade d’oltralpe.
E questo accostamento fra dolce e salato è alla base del più tipico piatto carnico: i cjarsòns sorta di agnolotti con ripieno a base di ricotta.

Un cesto di prodotti unico
Fra i prodotti tipici non si può non parlare di uno dei simboli del Friuli Venezia Giulia: il prosciutto di San Daniele del Friuli conosciuto ed esportato in tutto il mondo. Rinomato è anche quello leggermente affumicato di Sauris.
Il loro segreto?
La paziente tecnica con cui vengono preparati (tramandata di generazione in generazione) e l’aria dei luoghi dove vengono stagionati: le amene colline di San Daniele e la conca alpina di Sauris.
Prosciutti tipici (ma la loro produzione è limitata) sono anche quelli del Carso e di Còrmons.
Ottimi i formaggi a iniziare dal Montasio la cui genuinità e garantita da un marchio di origine e qualità.
In Carnia si producono ricotte fresche e affumicate e formaggi di malga più o meno stagionati mentre nelle valli dell’Arzino, del Cosa e di Tramonti si trova il caratteristico formaggio salato e sul carso il tabor.
Fra gli insaccati che vengono ancora lavorati artigianalmente in molte salumerie primeggiano i salami, le soppresse, le salsicce e il muset e fra i dolci la celebre gubana e gli struccoli della valle del Natisone.
Giu 4, 2026 | Enogastronomia
Arroccati su monti e colline, i borghi dell’Umbria si ergono come sentinelle silenziose a guardia di valli verdeggianti e boschi secolari, offrendo un viaggio nel tempo tra castelli, rocche e antiche mura. Questa regione, autentico polmone verde d’Italia, custodisce un patrimonio inestimabile di piccoli paesi, di origine etrusca e medievale, perfetti per chi cerca un’esperienza all’insegna dell’autenticità, della storia e della bellezza.
Quali sono i borghi più belli dell’Umbria? In un itinerario alla scoperta di questa terra, troverete centri incastonati tra le colline come gemme preziose, borghi con viuzze lastricate e casette in pietra, dove il tempo sembra essersi fermato. Molti di questi sono stati inseriti a pieno titolo nel circuito dei “Borghi più belli d’Italia”, a testimonianza del loro inestimabile valore.
Tra scorci pittoreschi, panorami mozzafiato e una cucina tradizionale ricca di sapori genuini, ogni borgo umbro racconta una storia unica che merita di essere vissuta. Abbiamo selezionato per voi 18 perle da non perdere: preparatevi a un’avventura indimenticabile.

Bevagna
In provincia di Perugia, Bevagna è un delizioso borgo che sembra un set cinematografico a cielo aperto, un luogo dove il tempo si è fermato al Medioevo.
Il suo cuore pulsante è la magnifica Piazza Silvestri, considerata una delle più belle piazze medievali d’Italia, con la sua forma asimmetrica e i suoi edifici storici come il Palazzo dei Consoli e le chiese romaniche di San Michele e San Silvestro.
Ogni anno, a giugno, Bevagna si anima con il Mercato delle Gaite, una straordinaria rievocazione storica che riporta in vita antichi mestieri e tradizioni medievali. Passeggiando per le sue vie, non dimenticate di fare una sosta per assaggiare le specialità della cucina umbra, in particolare i piatti a base di tartufo, un’eccellenza del territorio.

Castiglione del Lago
Affacciato sulle acque del Lago Trasimeno, Castiglione del Lago è un borgo fortificato che offre panorami mozzafiato.
La sua imponente Rocca del Leone, con le sue mura merlate e le torri, è collegata al Palazzo della Corgna, un’elegante residenza nobiliare affrescata, attraverso un suggestivo camminamento. Questo percorso permette di godere di una vista spettacolare sul lago e sulla campagna circostante.
Il borgo è perfetto per una passeggiata rilassante tra i suoi vicoli e le piccole botteghe. Per una pausa golosa, fermatevi ad assaggiare la specialità locale, la regina in porchetta, una carpa cotta al forno e insaporita con finocchio, aglio, pepe e sale. Da qui, è anche possibile imbarcarsi per un’escursione alla suggestiva Isola Polvese.

Corciano
Secondo un’antica leggenda, Corciano fu fondato da Coragino, il mitico compagno di Ulisse.
Questo borgo medievale, circondato da una cinta muraria perfettamente conservata, è un dedalo di vicoli, scalinate e case in pietra che creano un’atmosfera magica e silenziosa. Entrando da Porta Santa Maria o Porta San Francesco, ci si immerge subito in un’altra epoca.
Da non perdere una visita alla chiesa di Santa Maria Assunta, che custodisce due capolavori: l’Assunta dipinta dal Perugino nel 1513 e il Gonfalone di Benedetto Bonfigli del 1472.
Il borgo offre anche scorci panoramici incantevoli, come quello che si gode dal Sentiero dei Mandorli, una passeggiata che costeggia le antiche mura.

Spello
Conosciuto come il “borgo dei fiori”, Spello è una meraviglia per gli occhi in ogni stagione.
Le sue abitazioni in pietra rosa del Monte Subasio e le stradine acciottolate sono costantemente decorate con fiori colorati, trasformando ogni angolo in una cartolina.
Il borgo conserva importanti testimonianze di epoca romana, come le imponenti porte (Porta Consolare e Porta Venere) e le mura augustee.
Spello è celebre in tutto il mondo per le Infiorate, che si tengono ogni anno in occasione del Corpus Domini. In questa occasione, le vie del centro storico vengono ricoperte da meravigliosi tappeti e quadri floreali, vere e proprie opere d’arte effimere. Imperdibile anche una visita alla Chiesa di Santa Maria Maggiore per ammirare gli splendidi affreschi del Pinturicchio nella Cappella Baglioni.

Assisi
Assisi non ha bisogno di presentazioni. Patrimonio dell’Umanità Unesco, la città che domina la Valle Umbra è uno dei centri spirituali più importanti d’Italia e del mondo, famosa per aver dato i natali a San Francesco e Santa Chiara. La sua atmosfera mistica si respira in ogni vicolo e piazza.
La visita deve assolutamente includere la Basilica di San Francesco, con i suoi due livelli affrescati da maestri come Giotto e Cimabue, e la Basilica di Santa Chiara.
Ma Assisi non è solo spiritualità: non perdete le tracce romane, come il Tempio di Minerva in Piazza del Comune, e salite fino alla Rocca Maggiore per godere di una vista panoramica indimenticabile su tutta la vallata.

Orvieto
In provincia di Terni, Orvieto sorge maestosa su una rupe di tufo ed è una delle città più antiche d’Italia, con profonde radici etrusche.
Il suo gioiello più prezioso è senza dubbio il Duomo, un capolavoro dell’architettura gotica italiana la cui facciata scintillante di mosaici e bassorilievi lascia senza fiato.
All’interno, la Cappella di San Brizio con gli affreschi del Giudizio Universale di Luca Signorelli è un’opera da non perdere.
Ma Orvieto nasconde un’altra città sotto i suoi piedi. La città sotterranea, un labirinto di cunicoli e grotte scavate nel tufo, racconta secoli di storia. Un’altra incredibile opera di ingegneria è il Pozzo di San Patrizio, profondo 54 metri e caratterizzato da una geniale doppia scala elicoidale che non si incontra mai.

Norcia
Situata nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Norcia è la capitale dell’alta gastronomia umbra e un simbolo di resilienza.
Sebbene duramente colpita dal terremoto del 2016, sta lentamente rinascendo. Famosa per aver dato i natali a San Benedetto, patrono d’Europa, la città è un vero e proprio paradiso per i buongustai.
Qui potrete assaggiare il pregiato tartufo nero, il prosciutto IGP di Norcia e i tanti salumi e formaggi della tradizione della norcineria.
Tra la fine di maggio e la metà di luglio, l’altopiano circostante si trasforma in un mosaico di colori grazie alla straordinaria Fioritura di Castelluccio. Migliaia di fiori, tra cui papaveri, fiordalisi e le famose lenticchie, sbocciano contemporaneamente creando uno spettacolo naturale indimenticabile, un vero inno alla vita e alla bellezza.

Paciano
Un piccolo gioiello medievale immerso nel verde, Paciano è un borgo dove regnano la pace e il silenzio. Protetto da una solida cinta muraria trecentesca lunga circa 600 metri, con otto torri e tre porte d’accesso (la Fiorentina, la Perugina e la Rastrella), il paese ha mantenuto intatta la sua atmosfera antica.
Le sue stradine strette e le piazze raccolte invitano a una passeggiata lenta, alla scoperta di angoli pittoreschi e dettagli architettonici unici.

Montecastello di Vibio
Questo delizioso borgo è famoso per una particolarità unica: ospita il Teatro della Concordia, conosciuto per essere il teatro all’italiana più piccolo del mondo.
Con appena 99 posti tra palchi e platea, è un vero e proprio gioiello architettonico in stile goldoniano, progettato in pieno clima post-rivoluzionario nel 1789.
La sua esistenza testimonia la vivacità culturale anche dei centri più piccoli.
Passeggiare per Montecastello di Vibio significa immergersi in un’atmosfera sospesa nel tempo, tra case in pietra e scorci panoramici sulla media valle del Tevere.
Nel 2002, il teatro è stato celebrato anche da Poste Italiane con l’emissione di un francobollo nella sezione ”patrimonio artistico e culturale italiano”.

Massa Martana
In provincia di Perugia, Massa Martana è un borgo che rinasce dalle sue ceneri, splendidamente restaurato dopo i danni del terremoto.
Il suo centro storico è un piccolo gioiello, con chiese antiche come l’Abbazia di San Fidenzio e Terenzio e la Chiesa di Santa Illuminata.
Nelle vicinanze si trovano anche le suggestive Catacombe di Villa San Faustino, una rara testimonianza paleocristiana in Umbria.
Una volta qui non potrete non fare scorta di Nociata, un dolce tradizionale simile a un torrone, preparato con noci, miele, albumi d’uovo e avvolto in foglie d’alloro, che ne conservano l’aroma e la morbidezza. Una vera delizia, creata per la prima volta nello storico Caffè Ranucci.

Montefalco
Conosciuta come la “Ringhiera dell’Umbria”, Montefalco offre una vista panoramica a 360 gradi sulle valli del Topino e del Clitunno, con le città di Perugia, Assisi, Spello e Foligno visibili all’orizzonte.
Il cuore del borgo è la sua piazza circolare, la Piazza del Comune, su cui si affacciano eleganti palazzi storici. Ma Montefalco non è solo un piacere per gli occhi, è anche un paradiso per il palato.
Questo borgo è la patria del Sagrantino di Montefalco DOCG, uno dei vini rossi più importanti e corposi d’Italia. Una visita qui non può prescindere da una degustazione in una delle tante cantine locali. Dal punto di vista artistico, è imperdibile il Complesso Museale di San Francesco, che ospita un meraviglioso ciclo di affreschi sulla vita del santo dipinto da Benozzo Gozzoli.

Gubbio
Gubbio è una delle città più antiche dell’Umbria, un gioiello di pietra grigia splendidamente conservato, che si adagia sulle pendici del Monte Ingino.
È considerata un capolavoro dell’architettura medievale, con la sua scenografica Piazza Grande, una piazza pensile da cui si gode una vista mozzafiato, e l’imponente Palazzo dei Consoli, simbolo della città.
Testimonianze della sua lunga storia sono le Tavole Eugubine, conservate nel Museo Civico, e il teatro romano situato appena fuori le mura. Gubbio è anche famosa per la Festa dei Ceri, una delle più antiche e sentite manifestazioni folcloristiche italiane, che si tiene ogni anno il 15 maggio.
Per una vista indimenticabile, prendete la funivia che sale fino alla Basilica di Sant’Ubaldo, patrono della città.

Vallo di Nera
Inserito tra i Borghi più belli d’Italia, Vallo di Nera è un magnifico esempio di castello di poggio, un paese-monumento perfettamente conservato nella sua struttura medievale.
Le sue mura possenti e le torri antiche circondano un dedalo di case in pietra addossate le une alle altre, interrotte da ripide viuzze, archi e suggestivi sottopassaggi.
Due porte simmetriche, Portella e Portaranne, permettono l’accesso al borgo, dove il traffico è interdetto e si può circolare solo a piedi, assaporando un’atmosfera di quiete assoluta.
Le chiese romaniche al suo interno, come quella di Santa Maria, custodiscono affreschi di grande valore, alcuni attribuiti alla scuola di Giotto, rendendo Vallo di Nera un piccolo scrigno d’arte e storia.

Trevi
Arroccato su una collina che domina la Valle Umbra, Trevi è un borgo avvolto da un mare di ulivi. Conosciuto come la “capitale dell’olio”, è famoso per la sua produzione di olio extravergine di oliva di altissima qualità, celebrato ogni anno in eventi come “Festivol”.
Il suo centro storico è un affascinante labirinto di vicoli a spirale, scalinate e archi medievali che si aprono su piazze e belvedere mozzafiato.
Il cuore del borgo è Piazza Mazzini, con la sua torre civica del XIII secolo. Da qui si possono raggiungere il Duomo di Sant’Emiliano e il Complesso Museale di San Francesco, che ospita una pregevole pinacoteca e il Museo della Civiltà dell’Ulivo. Passeggiare per Trevi significa immergersi in un’atmosfera elegante e autentica, dove storia, arte e gastronomia si fondono perfettamente.

Stroncone
A pochi chilometri da Terni, Stroncone è un gioiello medievale tra gli ulivi, perfettamente conservato. Dalla sua porta principale si diramano due stradine; prendete quella dedicata a Sebastiano Vici per godere della splendida atmosfera che si respira.
La Piazza della Libertà, con il suo pozzo medievale, è il cuore del paese, un luogo dove fermarsi per ammirare l’armonia dell’architettura circostante.
Dopo una visita al centro storico e alle sue chiese, come quella di San Michele Arcangelo, fate scorta dei prodotti tipici della zona, in particolare l’ottimo olio, i vini e i formaggi locali.

Deruta
Deruta è sinonimo di ceramica. Questo piccolo borgo è uno dei centri più importanti d’Italia per la produzione di maioliche artistiche, una tradizione che risale al Medioevo e che ancora oggi vive nelle numerose botteghe artigiane che colorano le vie del centro storico.
Visitare Deruta significa fare un viaggio affascinante in quest’arte antica.
Da non perdere il Museo Regionale della Ceramica, il più antico museo italiano dedicato a quest’arte, che ospita una collezione di oltre 6000 opere.
Oltre all’artigianato, il borgo conserva un grazioso centro storico medievale, con la Chiesa di San Francesco e la Pinacoteca Comunale.

Rasiglia
Tra Foligno e Colfiorito, Rasiglia è un borgo da fiaba, un luogo magico conosciuto come la “Piccola Venezia Umbra” o il “Borgo dei Ruscelli”.
Qui l’acqua è la vera protagonista: sorgenti purissime sgorgano e attraversano il piccolo centro abitato, formando canali, cascatelle e laghetti che scorrono tra le case in pietra, creando un’atmosfera unica e suggestiva.
La storia di Rasiglia è legata alla lavorazione della lana, e passeggiando si possono ancora vedere gli antichi mulini e lavatoi, testimonianza di un passato operoso.
Questo piccolo paese, dove vivono poche decine di persone, è un vero luogo delle fiabe, ideale per chi cerca pace e vuole immergersi in un paesaggio incantato, cullato dal suono costante dell’acqua che scorre.
Stifone
Lungo la riva del fiume Nera sorge Stifone, una piccola e affascinante frazione di Narni, un tempo importante cantiere navale romano. Le acque del fiume, di un incredibile colore tra il turchese e lo smeraldo, conferiscono al borgo un’atmosfera quasi surreale.
Il vecchio mulino e i resti delle antiche strutture raccontano la storia di questo luogo profondamente legato al fiume.
Il paese è piccolissimo, abitato da circa 40 persone, ed è il punto di partenza ideale per percorrere il sentiero ciclo-pedonale delle Gole del Nera, un percorso immerso nella natura che segue il corso del fiume tra pareti rocciose e vegetazione lussureggiante. Un luogo perfetto per gli amanti del trekking e della tranquillità.
Giu 2, 2026 | Enogastronomia
C’è un punto nel Mar Egeo dove il rumore si abbassa fino quasi a sparire. Niente beach club martellanti, niente file di ombrelloni perfettamente allineati. Solo vento salato, acqua trasparente e una sensazione rara: avere spazio. Benvenuti ad Alonissos, una delle isole più remote e meno contaminate della Grecia.
Qui non si viene per “fare cose”. Si viene per stare.

Dove il mare è ancora mare
Alonissos è parte delle Sporadi, ma rispetto alle più note Skiathos e Skopelos ha scelto un’altra strada: meno turismo, più natura. E si sente subito.
Le spiagge non si conquistano con un parcheggio comodo e due passi. Spesso bisogna guidare lungo strade strette, scendere a piedi, a volte rinunciare. Ma è proprio lì che succede qualcosa: il paesaggio si apre, il mare cambia colore — blu profondo, verde scuro, turchese — e intorno resta solo il suono del vento
Tra le più belle ci sono Agios Dimitrios, con la sua lingua di ciottoli bianchi che divide due mari, e Leftos Gialos, più raccolta e silenziosa. Ma il vero lusso è spingersi oltre, cercare calette senza nome, dove il tempo sembra sospeso.
Il parco marino più grande del Mediterraneo
Alonissos non è solo un’isola: è il cuore del Parco Marino Nazionale di Alonissos, una delle aree marine protette più estese d’Europa.
Qui vive la rarissima Monachus monachus, una delle specie più minacciate al mondo. Non è facile avvistarla — e forse è giusto così — ma sapere che esiste, che questo ecosistema resiste, cambia il modo di stare in acqua.
Escursioni in barca portano verso isolotti disabitati, grotte marine, fondali limpidissimi. Niente musica a bordo, spesso. Solo il rumore dello scafo e il vento.

Chora: pietra, silenzi e tramonti
Se il mare è il cuore, Chora di Alonissos è l’anima.
Il vecchio villaggio, ricostruito dopo il terremoto degli anni ’60, è un intreccio di vicoli, case in pietra e bouganville. Niente caos, niente insegne invasive. Si cammina piano, senza meta precisa.
Al tramonto, tutto si ferma davvero. La luce si abbassa sul mare, i tavolini si riempiono senza fretta, e l’isola mostra il suo lato più autentico. Qui la sera non è un evento: è un ritmo.

Greece travel and summer holidays. Most beautiful traditional fishing villages – Kokkari in Samos island
Un’isola che non cerca di piacere a tutti
Alonissos non è per chi cerca movida o comfort immediato. Non è Instagram facile, non è Grecia da cartolina patinata.
È un’isola che richiede tempo. Che ti costringe a rallentare, a rinunciare a qualcosa per ottenere molto di più: silenzio, spazio, autenticità.
E forse è proprio questo il punto. In un Mediterraneo sempre più affollato e prevedibile, Alonissos resta una deviazione. Non la più semplice, ma sicuramente una delle più vere.
Mag 30, 2026 | Enogastronomia
In Sicilia l’estate si vive anche dopo il tramonto, tra gradinate antiche, templi, paesaggi mediterranei e spettacoli sotto le stelle. Dai grandi classici del Teatro Greco di Siracusa ai festival di Segesta, Selinunte, Taormina, Morgantina e Tindari, l’Isola invita i viaggiatori a vivere in maniera unica ed esclusiva l’incontro con la cultura: assistere ad un evento dal vivo nei luoghi dove arte, storia e paesaggio si fondono.
Vivere un evento culturale in un teatro antico o all’interno di un parco archeologico rende l’estate siciliana un’esperienza unica: non solo una visita, ma una serata immersiva in cui la scena, la musica, la parola e il paesaggio dialogano con il pubblico.
Dalle grandi rappresentazioni classiche ai festival multidisciplinari, la stagione 2026 propone un’offerta ampia e articolata: teatro antico e nuove drammaturgie, concerti all’alba e sotto le stelle, produzioni internazionali, incontri letterari, spettacoli di danza, lirica, sinfonica e contaminazioni musicali. Il filo comune è la possibilità di vivere il patrimonio culturale come spazio attivo, aperto alla partecipazione e capace di accogliere linguaggi diversi.

Aidone – Archivio Regione Siciliana – ph. Paolo Barone
Siracusa: le rappresentazioni classiche Inda
Al Teatro Greco di Siracusa prosegue fino al 28 giugno 2026 la 61ª stagione delle Rappresentazioni Classiche della Fondazione Inda, dedicata al tema “Sconfinamenti”. Il cartellone riunisce tre nuove produzioni e una ripresa: “Alcesti” di Euripide, “Antigone” di Sofocle, “I Persiani” di Eschilo e “Iliade” da Omero. La stagione mette al centro temi di forte attualità: il limite, la guerra, il rapporto con il potere, la responsabilità individuale, il sacrificio e la possibilità di attraversare confini morali, politici e umani.
Tra le firme della stagione figurano Filippo Dini per “Alcesti”, Robert Carsen per “Antigone”, Àlex Ollé per “I Persiani” e Giuliano Peparini per “Iliade”. Il programma conferma Siracusa come uno dei grandi appuntamenti europei del teatro classico, con spettacoli pensati per un pubblico nazionale e internazionale.
Taormina: cinema, letteratura e pensiero contemporaneo al Teatro Antico
A Taormina il Teatro Antico torna protagonista con due grandi appuntamenti internazionali.
Dal 10 al 14 giugno 2026 è in programma il Taormina Film Fest: cinque giorni di cinema, anteprime, incontri e red carpet, con il Teatro Antico come location principale per le proiezioni più attese e gli eventi ufficiali. La 72ª edizione, diretta da Tiziana Rocca, conferma la vocazione internazionale del festival, che negli anni ha accolto maestri e protagonisti del cinema mondiale, da Federico Fellini a Woody Allen, da John Woo a Francis Ford Coppola, fino a Martin Scorsese.
Dal 18 al 22 giugno 2026 la città ospita anche la XVI edizione di Taobuk – Taormina International Book Festival, ideato e diretto da Antonella Ferrara e dedicato al tema della fiducia. Il programma chiama a raccolta oltre duecento protagonisti della cultura contemporanea provenienti da trenta Paesi, con dialoghi, lectio magistralis, incontri, mostre, progetti per i giovani e il Taobuk Gala al Teatro Antico.
La fiducia viene proposta come tema culturale e civile: una chiave per interrogare il rapporto tra cittadini e istituzioni, sapere e verità, libertà e responsabilità. Tra gli ospiti e i premiati annunciati figurano, fra gli altri, Adonis, Haruki Murakami, Abdulrazak Gurnah, Dacia Maraini, Jonathan Coe ed Esther Duflo.

segesta_parco-archeologico-tempio-Archivio Regione Siciliana – Ph. Paolo Barone
Segesta: teatro, musica, danza e osservazioni sotto le stelle
Dal 26 luglio al 30 agosto 2026 il Parco Archeologico di Segesta ospita il Segesta Teatro Festival, con spettacoli tra il Teatro Antico e il Tempio di Afrodite Uranìa. L’edizione 2026, dedicata alla trasformazione, propone teatro, musica, danza, coreografie, prime nazionali, appuntamenti all’alba, osservazioni astronomiche e laboratori, costruendo un programma in cui innovazione e tradizione convivono nei luoghi più iconici del Parco.
Tra gli appuntamenti annunciati: il 26 luglio la prima nazionale de “L’Arca di Noè” di Giampiero Pizzol, con la regia di Piero Ganci, una rilettura brillante del racconto biblico del Diluvio; il 31 luglio “Emozioni”, concerto dedicato al repertorio di Lucio Battisti e Mogol; il 5 e 6 agosto “Sword of Wisdom” della compagnia taiwanese U-Theatre, spettacolo che unisce percussioni, arti marziali, danza e movimento rituale; il 12 agosto “Stelle sopra il Tempio”, serata con racconti mitologici del cielo e osservazioni ai telescopi; il 14 agosto “Opplà Tour” degli Avion Travel; il 22 e 23 agosto “Oreste” di Euripide, in una proposta under 35.

Selinunte – Arch. Regione Siciliana _ ph. S.Olimpo
Selinunte: cinque palcoscenici per concerti, teatro, danza e incontri
Selinunte Estate 2026 trasforma il Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria in un grande palcoscenico culturale diffuso. Il cartellone, nato dalla collaborazione tra il Parco e CoopCulture e costruito anche attraverso una Open Call per artisti, si svolge da metà luglio a settembre e coinvolge cinque spazi: Tempio E, Teatro, Baglio Florio, Cave di Cusa e altri luoghi del Parco.
Il programma include concerti, spettacoli teatrali, danza, incontri e lectio d’autore, con rassegne consolidate come il Festival della Bellezza e Teatri di Pietra. Il 16 luglio 2026, ai piedi del Tempio di Hera, Vinicio Capossela porta in scena “Ovunque Proteggi” all’interno del Festival della Bellezza: a vent’anni dalla pubblicazione dell’album, il concerto propone l’esecuzione integrale del disco in un viaggio musicale tra sacro, mito, natura umana e racconto contemporaneo.
Morgantina e Villa Romana del Casale
La Sicilia centrale è protagonista con EYEXEI 2026, rassegna siciliana di teatro classico che unisce arte, paesaggio e spettacolo dal vivo. L’evento principale dell’edizione estiva è la prima nazionale de “Le Troiane” di Euripide, diretta da Daniele Salvo, in programma giovedì 9 e venerdì 10 luglio 2026 al Teatro Antico di Morgantina, ad Aidone.
La rassegna prevede anche eventi collaterali alla Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, creando un itinerario culturale che collega teatro classico, siti archeologici e fruizione serale del territorio. “Le Troiane” porta al centro della scena uno dei testi più intensi di Euripide: il destino delle donne vinte dopo la guerra, il dolore dei civili, la perdita della patria e la necessità di interrogare il presente attraverso la tragedia antica.
Sempre nell’area di Morgantina, il Barbablù Fest 2026 amplia il racconto con una programmazione musicale pensata per valorizzare il patrimonio attraverso eventi dal vivo. La sesta edizione della rassegna intreccia musica, cultura e fruizione serale dei luoghi, trasformando l’Area Archeologica di Morgantina in uno scenario per grandi concerti e appuntamenti aperti a un pubblico trasversale.
Tra gli appuntamenti annunciati, sabato 25 luglio 2026 alle ore 20.30 Mario Biondi porta a Morgantina il concerto “This Is What You Are – 20th Anniversary Summer Tour”, dedicato ai vent’anni di uno dei brani più rappresentativi dell’artista e costruito come un viaggio tra soul, eleganza vocale e atmosfere internazionali. Il 31 luglio è attesa Noemi, in un calendario che conferma il festival come occasione di incontro tra musica contemporanea, paesaggio archeologico e promozione del territorio.
Tindari e il Tindari Festival
Tra gli scenari più riconoscibili dell’estate teatrale e musicale siciliana, Tindari occupa un posto di particolare rilievo. Il teatro affacciato sul Tirreno accoglie eventi in cui il paesaggio diventa parte integrante dell’esperienza, valorizzando la dimensione serale e panoramica dello spettacolo dal vivo.
Dal 3 luglio al 30 agosto 2026, il sito ospiterà la 70ª edizione del Tindari Festival, con un programma che intreccia rappresentazioni classiche e contemporanee, confermando la vocazione del luogo a essere non solo spazio di memoria, ma anche palcoscenico vivo per i linguaggi della scena attuale.

Agrigento – Archivio Regione Siciliana- ph. JM
I teatri di Pietra e il festival lirico dei teatri di Pietra 2026
Nel corso dell’estate, la rete Teatri di Pietra, di cui fa parte anche Tindari, conferma la vocazione della Sicilia a trasformare teatri antichi, aree archeologiche e luoghi monumentali in palcoscenici per lo spettacolo dal vivo. L’itinerario attraversa alcuni dei siti più suggestivi dell’Isola, tra cui il Teatro Antico di Akrai a Palazzolo Acreide, l’area archeologica di Eraclea Minoa, il Parco archeologico di Lilibeo a Marsala, Palmintelli a Caltanissetta, Selinunte e altri luoghi aperti a proposte di teatro, danza e musica in forma itinerante. In questo percorso si inserisce anche il Festival Lirico dei Teatri di Pietra, promosso dal Coro Lirico Siciliano, in programma dal 12 luglio al 18 settembre 2026 con l’edizione “Accarezzare eternità”. Dopo il successo della scorsa stagione, che ha registrato oltre 70.000 presenze e numerosi sold out, il festival torna con oltre quaranta appuntamenti tra lirica, concerti sinfonici, gala, contaminazioni musicali e produzioni pensate per dialogare con la forza scenica dei siti che le accolgono. Ne nasce un itinerario diffuso in cui la musica vive “tra cielo e mare” e trasforma ogni spettacolo in un’esperienza immersiva, capace di unire mito, voce, orchestra e paesaggio.
Mag 25, 2026 | Enogastronomia
Dalle vette del Monte Bianco al calice: Maley riscrive il futuro del sidro attraverso il recupero dei meleti storici della Valle d’Aosta e un’eleganza cosmopolita.
In un mondo che riscopre la ricerca della leggerezza e l’autenticità delle materie prime, Maley si pone come il punto d’incontro perfetto tra eredità alpina e stile di vita contemporaneo.
Non una semplice bevanda, ma il risultato di un progetto di agricoltura eroica della mela, che celebra il sidro come l’alternativa naturale, elegante e intrinsecamente low alcol al vino e alle bollicine tradizionali.
Alla riscoperta del sidro
Il sidro non è una novità, ma un ritorno alle origini: storicamente bevanda nobile nelle corti europee e pilastro della cultura contadina montana, con Maley viene oggi declinata con tecniche moderne. Maley è un’azienda pioniera nella produzione di sidro d’alta quota in Europa: unendo sapienza agronomica e spirito artigianale, produce sidri che sono espressione pura del terroir alpino, esportando il fascino delle mele del Monte Bianco in tutto il mondo.

Una storia di confine e di cuore
Il nome stesso, Maley, è un omaggio alla storia: era l’antico nome del Malus (la mela), ma richiama anche “lo greu maley”, un grande frutteto che dal Medioevo sorgeva nel comune di Torgnon, di fronte al Matterhorn-Cervino.
Il progetto nasce dalla visione del responsabile di Ricerca e Selezione di Proposta Vini, Gianluca Telloli, con l’obiettivo di riportare in vita la produzione del sidro in Italia, trattandolo con la stessa dignità e complessità tecnica di un grande spumante. Maley attraversa i confini, unendo idealmente i versanti del Monte Bianco, dalla Valle d’Aosta alla Savoia francese.

Salvaguardia delle mele antiche: biodiversità in ogni sorso
Al centro della filosofia di Maley c’è la tutela del territorio. L’azienda si impegna nel recupero di varietà di mele antiche e rare (Raventze, Barbelune, Rodzetta, Calville, Pomma verte, Croison de Boussy, Groin de Veau) e due di pere (Critchen d’hiveur, Maude), coltivate in meleti storici che raggiungono quote altimetriche straordinarie, fino ad oltre i 1500 metri.
Questi alberi, spesso centenari, rappresentano un patrimonio genetico unico che, senza l’intervento di Maley, rischierebbe di scomparire. Il risultato è un frutto puro, ricco di acidità e tannini naturali, perfetti per la spumantizzazione.
Ogni bottiglia di Maley garantisce la sopravvivenza e la ricerca di nuovi alberi monumentali e la propagazione su franco di cloni rari: anno dopo anno Maley garantisce un futuro a un patrimonio vegetale che rischiava di scomparire dopo il 1950. L’azienda, inoltre, opera con assoluto rispetto della biodiversità, che si traduce in mantenimento dei prati tramite antiche pratiche di irrigazione, pascolo e sfalcio, e nel pieno rispetto della sostenibilità anche sociale.

La rinascita del sidro: dall’antichità alla tavola moderna
Il sidro non è una novità, ma un ritorno alle origini. Storicamente bevanda nobile nelle corti europee e pilastro della cultura contadina montana, il sidro Maley viene oggi declinato con tecniche moderne in cantina, capaci di coordinare conoscenze enologiche del mondo della spumantistica e mela.
«Il sidro – spiega Telloli – sta diventando una “tentazione” per molti settori, dalla birra al vino e questo è un segnale positivo ma anche negativo perché il vero sidro va fatto con le mele da sidro, non con le mele comuni da tavola oggi sempre più utilizzate per la produzione di questa bevanda ma con risultati di qualità nettamente inferiore. Con il sidro funziona esattamente come il vino: la qualità della mela, come la qualità dell’uva, determina il risultato finale. Maley non scende a compromessi e nel bicchiere si sente tutta la differenza di un prodotto capace di coniugare facile beva, profondità e lunghezza».

Low alcol per natura
In risposta alla crescente domanda di bevande a ridotto contenuto alcolico, il sidro Maley emerge come scelta ideale.
Con una gradazione che oscilla generalmente tra i 3% e i 7% vol., è il low alcol per eccellenza, non un claim di marketing, ma una proprietà biologica e agronomica che lo distingue nettamente dalle bevande dealcolate o dai cocktail leggeri creati artificialmente.
A differenza dell’uva, che può accumulare grandi quantità di zuccheri (che i lieviti trasformeranno in alcol fino a 14-15% vol.), la mela ha un tetto naturale molto più basso.
Una mela di montagna contiene una quantità di zuccheri che, una volta fermentati completamente, produce naturalmente tra i 3% e i 7% di alcol. Per i sidri di Maley, non vengono aggiunti zuccheri esterni né acqua per diluire.
La gradazione che trovi nel calice è esattamente quella che l’albero ha deciso di produrre nel frutteto. Anche l’altitudine dei meleti di Maley (fino a 1500 metri) gioca un ruolo cruciale: le temperature fresche della Valle d’Aosta e della Savoia permettono fermentazioni molto lente e controllate, un processo che preserva gli aromi primari del frutto che andrebbero distrutti in una fermentazione tumultuosa tipica di bevande a più alto grado alcolico. In queste condizioni, la mela mantiene un’acidità folgorante, rendendo il sorso appagante anche con soli 5 gradi alcolici.
Maley Cidre du Saint Bernard
Il Cidre du Saint Bernard di Maley, distribuito oggi in Italia da Proposta Vini, non è un semplice sidro: è un’operazione di archeologia botanica e di eleganza alpina, il prodotto che più di tutti incarna la missione di Gianluca Telloli.
Il Cidre du Saint Bernard si distingue per una lavorazione che prende in prestito il savoir-faire dell’enologia di pregio. Anzitutto, nasce da un mix di mele antiche della Valle d’Aosta e della Savoia (tra cui la Raventre e la Croison de Boussy), raccolte da alberi spesso centenari che crescono a quote che sfidano la viticoltura tradizionale, garantendo una concentrazione aromatica unica. Il nome è un omaggio a Saint Bernard, patrono degli alpinisti, dei montanari e dei viaggiatori, che da più di mille anni custodisce le nostre valli e i meleti tra Valle d’Aosta e Savoia.
Il metodo di produzione è particolare. Nell’arco di 36 ore dalla raccolta, i cassoni di mele vengono assemblati e spediti in frigo in Savoia grazie alla collaborazione con il produttore Philippe Bernot e il supporto di Chantal Lassiaz. Le mele vengono pigiate il giorno successivo all’arrivo in sidreria, i mosti ottenuti, dopo aver riposato, vengono portati alla temperatura idonea di fermentazione senza l’aggiunta di zuccheri in una vasca d’acciaio simile all’autoclave. A raggiungimento della gradazione alcolica attesa, la fermentazione viene bloccata con l’abbassamento di temperatura, quindi si provvede a pastorizzare il sidro con un moderno e delicato sistema di pastorizzazione senza aggiungere solforosa. Una tecnica che si potrebbe definire un ponte tra Metodo Martinotti e Metodo Ancestrale.
Cidre du Saint Bernard nel calice, si presenta con un colore giallo paglierino brillante, con riflessi verdolini che tradiscono la sua giovinezza e vitalità. Al naso emergono fiori bianchi, scorza di cedro e, naturalmente, la polpa della mela croccante, accompagnata da una sottile nota minerale di pietra focaia. Al primo sorso, la sensazione non è quella di una bevanda dolce o “piaciona”, bensì di una carezza gelida e profumata. È un sidro che sa di aria sottile, di prati di montagna appena falciati e di libertà.
Perfetto per l’appassionato di vino stanco dei soliti schemi, a chi cerca il benessere del low-alcol senza rinunciare al rito del calice, e ai sognatori che amano i sapori che sanno di storia. L’abbinamento ideale? Emozionalmente perfetto con un pezzo di Fontina d’alpeggio o una toma stagionata, tecnicamente sorprendente con un sushi di qualità.
Prezzo in enoteca a partire da: 16 €
Mag 24, 2026 | Enogastronomia
Le isole minori custodiscono un patrimonio vitivinicolo unico al mondo, fatto di vitigni antichi, paesaggi estremi e tradizioni tramandate nei secoli. In questi territori sospesi tra terra e mare, la viticoltura non è soltanto produzione agricola, ma espressione autentica della cultura isolana e della capacità dell’uomo di adattarsi a un ambiente spesso difficile e impervio.
L’isola è infatti un mondo a sé, un ecosistema delimitato da confini precisi, caratterizzato da flora, fauna, clima e conformazioni geologiche uniche. In questi contesti le varietà di vite, presenti da tempi remoti, hanno sviluppato caratteri peculiari, adattandosi miracolosamente ai venti, alla salsedine, ai terreni vulcanici o rocciosi e alle condizioni climatiche più diverse. Nelle isole minori questa selezione naturale e culturale è stata ancora più severa, dando origine a vini dal profilo straordinariamente originale.
Produrre vino in queste terre richiede fatica, dedizione e una conoscenza profonda dell’ambiente. I vini delle isole minori sono il risultato della “geniale operosità” dell’uomo isolano, costretto dalla natura ad accontentarsi di ciò che il territorio offre, trasformando i limiti in valore. Ne nascono vini autentici, intensi, ricchi di profumi mediterranei.
Isola del Giglio. Castellari, Ansonica Melù
All’Isola del Giglio, Simone e Desy Ghelli hanno scelto di riportare la vite dove il tempo e la fatica avevano progressivamente favorito l’abbandono. Il Giglio è un’isola granitica, bagnata dal Mar Tirreno, dove i vigneti si arrampicano su pendenze che possono raggiungere il 30-40%, spesso a strapiombo sul mare. Qui la viticoltura è necessariamente eroica e i terrazzamenti sono indispensabili.
La storia vitivinicola dell’isola ha radici antiche. Etruschi e Romani posero le basi della coltivazione della vite; in seguito, dal XIV secolo, i Medici favorirono la diffusione dei vigneti, destinando una parte importante dell’isola alla produzione di vino da Ansonica. Con il tempo, però, le condizioni estreme di lavoro e la scarsa produttività portarono all’abbandono di molti terreni.
Oggi Simone e Desy, con la loro azienda Castellari, gestiscono 1,2 ettari di vigneti interamente terrazzati e dedicati all’Ansonica, coltivati con pratiche agronomiche essenziali, antiche e ancora attuali, nel massimo rispetto dei suoli granitici e dell’ecosistema isolano. La produzione è limitatissima, tra le 2.000 e le 3.000 bottiglie all’anno.
L’Ansonica Melù nasce dalle uve dei vigneti Castellari e Saetta. È un vino di grande identità, ottenuto attraverso macerazioni sulle bucce che variano dai dieci giorni agli otto mesi in acciaio, seguite da affinamento sempre in acciaio. Nel calice si presenta di un oro brillante, tipico della bacca matura di Ansonica. Al naso richiama la macchia mediterranea, con note di salvia e camomilla; al palato esprime freschezza, sapidità e una sorprendente bevibilità.
Un vino che si sposa bene con la carne di maiale e trova una bella espressione con l’Arista al latte con erbe aromatiche, piatto tipico della cucina Toscana.
Prezzo in enoteca: 27 euro
Ustica. Hibiscus, Zibibbo Passito Zhabib
A Ustica, Hibiscus è una piccola realtà profondamente legata alla propria isola. È l’unica azienda a svolgere l’intero processo produttivo, dalla coltivazione alla vinificazione, sui propri terreni usticesi. Qui i vini nascono da suoli vulcanici, che conservano i sapori più autentici delle uve tradizionali della Sicilia occidentale.
Ustica è l’apice emerso di un vulcano sottomarino, un’isola di circa 800 ettari situata 36 miglia a nord di Palermo. Al centro si innalzano colline di circa 300 metri, mentre lungo la costa si trovano pianure e terrazzamenti naturali, modellati nel tempo dagli innalzamenti e abbassamenti del livello del mare.
Margherita Longo e Vito Barbera vivono sull’isola tutto l’anno con la loro famiglia e conducono tre ettari di vigneti distribuiti in piccoli appezzamenti tra Tramontana e Ponente. L’azienda, avviata negli anni Ottanta tra muretti a secco, vigneti a spalliera e una piccola struttura di vinificazione, trova nuovo impulso nel 2010 quando Margherita e Vito hanno deciso di piantare nuovi vigneti e ristrutturare la cantina con l’obiettivo di tutelare una materia prima eccellente e portare in bottiglia la voce più limpida dell’isola. La presenza del mare condiziona ogni aspetto della coltivazione: la salsedine, il vento, il clima e la luce determinano la vita della vite e il carattere dei vini.
Lo Zibibbo Passito Zhabib nasce da uve provenienti da diversi appezzamenti tra Contrada Spalmatore e Contrada Tramontana. Lo Zibibbo, varietà storicamente presente a Ustica, trova nei suoli vulcanici vicini al mare un ambiente ideale per esprimere aromaticità, sapidità e mineralità. In passato veniva utilizzato anche nei vini di consumo familiare e appassito per la preparazione di dolci; Hibiscus ne ha recuperato la coltivazione e la vinificazione con tecniche capaci di esaltarne il profilo.
Zhabib è un vino intenso e solare, che restituisce gli aromi fruttati delle uve Moscato. Le sensazioni dolci di mandorla, fico secco e miele, tipiche dello Zibibbo appassito al sole, trovano equilibrio in una piacevole freschezza, rendendo il vino ricco ma mai eccessivo.
Vino da meditazione per eccellenza, è particolarmente adatto alla pasticceria siciliana, in particolare ai cannoli o alla cassata. Da provare anche in abbinamento a formaggio erborinati o piccanti, come il Piancentinu Ennese, pecorino siciliano DOP a base di zafferano.
Prezzo in enoteca: 42 euro
Ventotene. Candidaterra, Pandataria Il Vino del Confino
Ventotene, la più meridionale delle isole dell’Arcipelago Pontino, è una piccola terra vulcanica sospesa tra Lazio e Campania. Con i suoi 1,9 chilometri quadrati, rappresenta uno degli esempi più intensi di viticoltura insulare del Mediterraneo. La sua superficie è quasi interamente costituita da depositi vulcanici, che insieme ai venti marini imprimono un carattere distintivo alle uve e ai vini.
Nel 2013 Luigi Sportiello, giovane viticoltore ventotenese, ha scelto di far rinascere la viticoltura sull’isola, dopo decenni di abbandono dovuti allo spopolamento e alla fuga dei giovani. La sua azienda, Candidaterra, è una realtà familiare di due ettari, dove la coltivazione avviene nel rispetto dell’ambiente e delle norme della Riserva Naturale delle isole di Ventotene e Santo Stefano, senza l’utilizzo di pesticidi, insetticidi o prodotti chimici inquinanti. I vigneti si trovano nella zona centrale dell’isola, tra i 30 e i 50 metri sul livello del mare, allevati a guyot.
Pandataria Il Vino del Confino nasce dall’assemblaggio di Falanghina, Fiano e Greco: tre vitigni a bacca bianca tipicamente campani, che a Ventotene trovano un’espressione originale e profondamente marina. Il nome richiama l’antica denominazione dell’isola e la sua storia di luogo di confino.
La produzione è estremamente limitata, circa 500 bottiglie. Seguito per la parte agronomica ed enologica da Vincenzo Mercurio, Pandataria si distingue per eleganza, equilibrio e precisione. Il colore è giallo limpido; al naso emergono erbe aromatiche, pesca e agrumi; al palato è fresco, minerale, sapido, con una complessità che racconta la natura vulcanica e ventosa dell’isola.
La sua aromaticità si sposa bene con piatti a base di pesce saporiti come un classico spaghetto alle vongole o un più saporito e sfizioso piatto di sarde fritte.
Prezzo in enoteca: 25 euro
Ischia. Cenatiempo, Kalimera Biancolella
La storia della famiglia Cenatiempo comincia nel 1945, quando viene rilasciata la licenza di commercio di vini sull’isola di Ischia. Da allora l’azienda è passata dall’imbottigliamento del vino sfuso alla lavorazione delle uve isolane, fino a diventare una delle realtà più rappresentative della viticoltura ischitana.
A Ischia la vite ha radici antichissime, probabilmente legate alla colonizzazione greca. Nel corso dei secoli gli abitanti dell’isola hanno modellato un paesaggio rurale unico, scavando cantine e ricoveri nel tufo verde, trasformando grandi massi franati dal Monte Epomeo in abitazioni, cellai, grotte, palmenti e cisterne. Hanno costruito terrazzamenti strettissimi, talvolta capaci di ospitare un solo filare, sostenuti da muri a secco chiamati “parracine”: vere e proprie architetture agricole che ancora oggi costituiscono la spina dorsale del paesaggio vitivinicolo isolano.
La viticoltura ischitana è eroica per definizione. I vigneti si trovano su pendii scoscesi, in terrazze ridotte, dove la meccanizzazione non può arrivare e ogni lavoro è affidato alla mano dell’uomo. Biancolella, Forastera, Piedirosso e Guarnaccia sono i vitigni autoctoni che raccontano l’anima marinara e vulcanica dell’isola.
Dal 2007 Cenatiempo ha avviato un importante lavoro di recupero diretto dei vigneti, riportando alla vita terreni rimasti incolti per decenni. Oggi l’azienda gestisce circa sei ettari suddivisi in quindici appezzamenti sparsi sull’isola, con prevalenza sul versante sud-orientale. La conduzione è biologica e, nella tenuta Kalimera, situata a 450 metri sul livello del mare nel comune di Serrara Fontana, segue un approccio biodinamico.
Kalimera Biancolella nasce proprio da questa vigna di alta collina, dove la natura vulcanica del suolo, l’altitudine e l’influenza marina contribuiscono a definire un vino di grande personalità. Il colore è giallo paglierino brillante; al naso emergono note iodate, erbe aromatiche e frutta gialla. In bocca è fresco, fragrante, fruttato, attraversato da una tipica sapidità e da una buona persistenza.
Il suo profilo minerale si sposa perfettamente con crudi di mare e crostacei ma non è da sottovalutare in abbinamento al coniglio alla cacciatora, secondo la tradizione ischitana, dove la sua sapidità esalta la delicatezza della carne e l’aromaticità delle erbe.
Prezzo in enoteca: 26 euro