I vini delle donne: Giulia Trabalza Marinucci

I vini delle donne: Giulia Trabalza Marinucci

A Bevagna, nel cuore dell’Umbria, sulla strada del Sargrantino si trova l’azienda agricola La Fonte :
Dal 2015 Giulia Trabalza Marinucci giovane agronoma e il fratello Francesco sommelier portano avanti la tradizione contadina che fin dai primi anni del Novecento caratterizza questa famiglia.
La giovane cantina s’inserisce perfettamente nel concetto di azienda verticale dove ogni fase, dalla raccolta manuale alla trasformazione del vino viene seguita direttamente dai giovani proprietari.
In azienda non vengono utilizzati diserbanti chimici e prodotti di sintesi e credono nello sviluppo delle varietà autoctone.
Il Bevanato, bianco Igt ottenuto da uve 100% Trebbiano spoletino, al limite fra un bianco e un orange, matura fermentando in vasche d’acciaio a temperatura controllata a contatto con le bucce per circa 20 giorni.
E’ un bianco macerato dalla grande intensità  di profumi e sapori e dalla complessa struttura. Il colore è un carico giallo oro brillante.
All’olfatto chiaro sentore di miele, pesca gialla matura e frutta esotica. La sua struttura si amalgama perfettamente con un importante spina acida che ne definisce il finale.

Giulia, come si legge grazie alle “Donne del vino dell’Umbria” dopo la laurea magistrale in sviluppo rurale sostenibile presso la facoltà di agraria di Perugia e dopo alcune esperienze al di fuori della propria azienda agricola, nel 2020 riprende in mano la situazione e si dedica completamente all’attività di famiglia insieme al fratello Francesco e ai suoi genitori.
Si occupa un po’ di tutto, dalla gestione della cantina, del vigneto e dell’oliveto a quella dell’agriturismo ed enoturismo puntando sempre di più ad un lavoro sostenibile e innovativo senza mai dimenticare la tradizione.
“La nostra piccola e familiare realtà Umbra a garanzia di artigianalità ed espressione di impegno e amore nel nostro lavoro e nella nostra terra”

Sulla Strada del Sale da Cervia a Orvieto in bici

Sulla Strada del Sale da Cervia a Orvieto in bici

Circa 280 chilometri percorsi in bici nel segno della Chiocciola di Slow Food, lungo la strada del sale che collega i Presìdi Slow Food, partendo dall’Emilia-Romagna per arrivare in Umbria.

Le saline di Cervia. Foto archivio Slow Food

Il sale dei Papi

Il percorso collega Cervia con le sue saline dalle origini antichissime, a Orvieto, città della Rupe dove, a partire dal XV secolo, veniva consegnato il sale della salina Camillone destinato ai papi.
Un percorso che attraversa l’antica Via Romea Germanica, e una tradizione riscoperta e riproposta dal 2003: da allora ogni anno le due città e le rispettive comunità si ‘incontrano’ su questo cammino, a Orvieto, 100 chilometri dalla Capitale, all’insegna del convivio e della condivisione dei valori Slow Food.
«Da questo legame, che viene dalla storia, ma anche dalla riflessione sulla particolare condizione ambientale che ci accomuna – da un lato le criticità geomorfologiche della rupe di tufo su cui poggia Orvieto, dall’altro l’esposizione del parco delle saline, completamente sommerso dall’alluvione nel 2023 – spiega Alessandra Cannistrà, presidente di Slow Food Orvieto, che ha ideato il progetto – viene una relazione nuova di amicizia, di solidarietà e di condivisione basata sulla responsabilità verso l’ambiente e gli ecosistemi».

Un valore sancito formalmente dal Patto di Amicizia stretto tra le due Comunità Slow Food impegnate nel preservare, attraverso i rispettivi Presìdi Slow Food, la biodiversità e una visione originaria del rapporto con la natura: la Comunità del Sale Dolce di Cervia – Riserva Camillone – e la Comunità del Fagiolo Secondo del Piano di Orvieto.
«Da questa esperienza – aggiunge Cannistrà – è nata, all’interno della Condotta di Slow Food Orvieto, l’idea di valorizzare i Presìdi Slow Food presenti lungo la Strada del Sale, in un percorso nella biodiversità dei paesaggi agricoli e produttivi. Un vero Cammino dei Presìdi Slow Food che inizia a Cervia, attraverserà il sud della Romagna, l’Appennino tosco-romagnolo, il Casentino, l’Umbria del Trasimeno per arrivare a Orvieto». 

Walter Nilo Ciucci. Foto Slow food

Il cammino dei “presidi”

Questo cammino è destinato a pellegrini e viaggiatori che vogliono percorrere un tratto di storia delle tradizioni e dell’agricoltura di resistenza, entrare in contatto con la varietà dei territori e incontrare le comunità di produttori e artigiani che lì vivono ogni giorno.
A sperimentarlo per la prima volta è stato Walter Nilo Ciucci, aka Chiocciola in bicicletta, che, in sella alla sua bici, percorre antichi tracciati in tutta Italia.

«L’idea del Cammino dei Presìdi lungo la Strada del Sale nasce dall’esperienza di Transameria, un percorso ad anello di circa 100 chilometri sul tratto umbro della Via Amerina, da Todi ad Amelia, oggi diventato una delle 16 destinazioni del progetto Slow Food Travel, che mira a valorizzare il territorio e promuovere il turismo consapevole».


L’oro bianco che fece grande Cervia

La strada deve il suo nome all’importanza storica del sale che ricordiamo essere in epoca antica un prodotto fondamentale per la conservazione degli alimenti.
Quello che veniva estratto dalle saline di Cervia era particolarmente pregiato e la sua produzione ha avuto un ruolo centrale nella vita economica e sociale della zona prima ancora che nascesse il turismo balneare.
Questa strada era utilizzata dai mercanti per trasportarlo dalle saline fino all’interno dello Stato Pontificio e oltre, fino a raggiungere soprattutto la città come Orvieto dove veniva preso “in carico” per essere condotto a Roma dal Papa.

lago Trasimeno

Lungo la strada: luoghi, cucina e tradizioni

Il punto di partenza dell’itinerario è appunto Cervia, famosa per le sue saline, per le sue spiagge e per la storica Torre di San Michele.
Da visitare assolutamente prima di partire il Museo del Sale, che offre una panoramica completa sulla storia e la tradizione salinara della città.
Da Cervia si prosegue verso Cesenatico, cittadina balneare resa celebre dal suo spettacolare porto canele progettato da Leonardo da Vinci e il Museo della Marineria.
Proseguendo verso l’interno, si raggiunge Forlì, capoluogo di regione che separa la costa adriatica dall’appenino e dove poter godere delle bellezze di Piazza Saffi e dell’arte del Museo di San Domenico.
Cesena è un’altra tappa significativa, famosa per la Biblioteca Malatestiana, uno dei più importanti esempi di biblioteca rinascimentale in Italia.
L’itinerario prosegue lungo la storica Via Emilia, costellata di piccoli borghi e paesaggi rurali tipici della campagna emiliana.
L’arrivo a Orvieto segna la conclusione del percorso ma prima di arrivarci si oltrepassa l’appennino per fare tappa in provincia di Arezzo a Bibbiena e poi si entra in Umbria per fare tappa a Castiglione del Lago sul Trasimeno.
La città di Oriveto è famosa per la sua cattedrale, il Duomo di Orvieto, e il Pozzo di San Patrizio, un ingegnoso sistema di approvvigionamento idrico progettato da Antonio da Sangallo il Giovane.
Lungo il percorso vale la pena scoprire anche la cucina che s’incontra che è ricca di piatti a base di pesce, come il brodetto di pesce e piatti a base di carne, tipici dell’Umbria.
Non dimenticare di assaporare il pane sciocco di Orvieto e il vino Orvieto Classico, un vino bianco fresco e aromatico.

 

 

 

Polonia, alla scoperta di una gastronomia pluristellata

Polonia, alla scoperta di una gastronomia pluristellata

Torniamo a vistare la Polonia, questa bella nazione di cui vi abbiamo già raccontato qualcosa andando ad esplorare i suo castelli e le sue fortezze (leggi qui).
Oggi vediamo un altro lato del paese quello del panorama gastronomico che si arricchisce sempre più, portando a 6 la rosa dei ristoranti stellati entrati a far parte della prestigiosa Guida Michelin 2024, a seguito dell’inserimento di 3 nuove realtà – a cui è stata assegnata 1 stella – in Pomerania, regione settentrionale, con le città di Danzica, Gdynia e Sopot, che si aggiungono alle già presenti (e riconfermate) Varsavia, Cracovia e Poznan.


Una gastronomia di tutto rispetto

Quella polacca è certamente una gastronomia di tutto rispetto, in cui si fondono sapientemente prodotti, utilizzi e ricette frutto non solo di questa terra ma anche della profonda contaminazione lasciata in dono dalle numerose etnie che, nel corso dei secoli, hanno qui convissuto facendo sì che ogni Regione abbia, oggi, una propria storia e una forte identità gastronomica.
Questi nuovi riconoscimenti lo dimostrano. Sono in tutto 77 i ristoranti inclusi nella Guida Michelin Polonia (erano 49 lo scorso anno): 3 nuovi premiati con una stella Michelin (a Danzica, a Varsavia e a Koscielisko, nella zona montana di Zakopane, a sud di Cracovia) che si aggiungono ai tre già presenti, 9 nuovi con il titolo Bib Gourmand che portano così a 16 le insegne riconosciute con questo titolo e ben 55 raccomandati dalla Guida Michelin (16 in più rispetto al 2023).
Viaggiare in Polonia, andando alla scoperta dei suoi sapori e delle sue pietanze, significa compiere un vero e proprio viaggio storico-degustativo, dando vita ad un’esperienza culinaria che attraversa tutte le Regioni del Paese e che, oggi, in Pomerania, può contare sulla prima Stella Verde Michelin insignita al ristorante Eliksir di Danzica, per il suo impegno ecologico.


Le nuove stelle di Polonia

Una nota di merito va data a Bottiglieria 1881 di Cracovia, lo scorso anno primo ristorante in Polonia a ricevere due Stelle Michelin, riconfermate anche quest’anno, così eleggerlo a ristorante migliore del Paese.
Con uno sguardo alle new entry, sono 3 i nuovi ristoranti con una Stella Michelin ad ampliare la scena gastronomica di qualità polacca.
Di particolare rilievo è Arco di Paco Pérez, il primo ristorante Stella Michelin a Danzica. Arco combina ingredienti polacchi con sapori spagnoli in piatti che mostrano sia una grande ambizione che l’attenzione ai dettagli, oltre all’originalità dello chef italiano Antonio Arcieri.
Varsavia, il nuovo ristorante stellato è Rozbrat 20: sotto la supervisione dello chef-proprietario Bartosz Szymczak, ciò che ha impressionato gli ispettori Michelin è il modo in cui si è evoluto e maturato negli ultimi anni, proponendo una combinazione di sapori studiata magnificamente, utilizzando ingredienti della migliore qualità come base per piatti davvero deliziosi.
L’ultimo ristorante incoronato quest’anno con una Stella Michelin è Giewont, situato a Koscielisko nei pressi di Zakopane, la capitale delle montagne polacche, a sud di Cracovia; lo chef Przemek Sieradzki combina prodotti e tecniche polacchi e francesi con risultati brillanti, offrendo piatti ben bilanciati che mettono in risalto sapori audaci e un equilibrio eccellente.
Oltre, quindi, alle due stelle di Bottiglieria 1881, sono 5 i ristoranti con una stella in Polonia, poiché Muga a PoznanNuta a Varsavia hanno entrambi meritatamente mantenuto le loro distinzioni per un altro anno.
Con la Stella Verde Michelin vengono premiati i ristoranti che sono all’avanguardia per quanto riguarda pratiche sostenibili. Quest’anno, l’Eliksir di Danzica è diventato il primo ristorante in Polonia a ricevere questo riconoscimento.
Il team di Eliksir è molto attivo per ridurre l’impatto sul pianeta e al centro di tutto c’è una filosofia a basso spreco che include il recupero dell’olio da cucina da utilizzare come combustibile e l’utilizzo di bucce di agrumi per liquori e sciroppi.
Anche i prodotti locali sono fondamentali per l’etica di Eliksir, così come l’uso di fonti energetiche rinnovabili e l’impegno a lavorare con fornitori che condividono l’approccio sostenibile del ristorante.
Oltre alle nuove Stelle Michelin e Green Star, sono stati annunciati 9 nuovi Bib Gourmand per la Polonia (premio che viene assegnato ai ristoranti che offrono una cucina di grande qualità e di grande valore), portando così il numero totale di Bib Gourmand a 16.
Treinta y Tres è un ristorante spagnolo che offre deliziosi piatti classici e un’ampia lista di vini spagnoli. Hewelke, invece, è un omaggio al famoso birraio e astronomo della città Johannes Hevelius, con una cucina fortemente incentrata su elementi panasiatici.
La vicina Sopot ospita anche 2 nuovi “Bib”. La cucina del ristorante 1911 rinuncia alla pignoleria e si impegna maggiormente a regalare ai commensali un sapore intenso ad ogni boccone.  Al ristorante Vinissimo è il vino a giocare un ruolo importante, mentre la cucina propone piatti semplici e ben ideati. L’ultimo Bib Gourmand nella regione della Pomerania è Luneta & Lorneta Bistro Club, un ristorante elegante situato nel villaggio di Ciekocinko.
Nella capitale polacca, Varsavia, ci sono 2 nuovi ristoranti Bib Gourmand: Kontakt è un bistrot cool ai margini della città che offre piatti mediterranei e un’ampia carta dei vini; per i sapori sudamericani, il Ceviche Bar serve come piatto principale il ceviche, naturalmente, insieme ad altri piatti dal sapore fresco.
C’è anche un nuovo ristorante Bib Gourmand a Poznan, Spot, che propone un’ampia selezione di vini ed è specializzato in ingredienti affumicati in casa, con una splendida terrazza con vista su un vigneto. Infine, a Cracovia, Folga è stato riconosciuto per i suoi piatti a buon prezzo che traggono ispirazione da una vasta gamma di cucine globali.
I ristoranti Bib Gourmand polacchi già presenti nella guida hanno mantenuto le loro caratteristiche distintive: Molam a Cracovia; Fromazeria e Tu Restaurant a Poznan;Alewino, Kieliszki na Proznej, Koneser GrilleLe Braci a Varsavia.


Varsavia, città Vegan Friendly

Nella capitale polacca fiorisce anche la scena vegana, posizionandosi al 12° posto quale città più vegan-friendly del mondo nella classifica di Happy Cow, la guida internazionale per i ristoranti vegan. Sono circa 270 i locali sparsi per la città, tra cui fast-food e kebab bar, ma anche pizzerie e ristoranti con piatti regionali polacchi in chiave moderna e diverse pasticcerie, in risposta ad un tipo di alimentazione che sta diventando sempre più popolare, alcuni completamente vegani altri con proposte sia vegane che vegetariane, dai classici piatti polacchi come i pierogi rigorosamente senza carne, alle polpette di verdure e spinaci e zuppe con verdure di stagione.

 

5 vini rosé per brindare all’estate

5 vini rosé per brindare all’estate

Il vino rosé o rosato con le sue mille sfumature che variano dal rosa tenue color cipria fino a un vibrante rosa intenso e il re delle tavole estive.
Ottenuta attraverso il processo di vinificazione che prevede un breve contatto delle bucce delle uve rosse con il mosto, conferendo al vino il suo caratteristico colore e una leggera struttura tannica si contraddistingue per freschezza, leggerezza e vivacità: caratteristiche che lo rendono
particolarmente piacevole da sorseggiare nelle calde giornate estive.
Estremamente versatile si abbina bene con una vasta gamma di piatti estivi, come insalate, frutti di mare, piatti alla griglia e cucina mediterranea, rendendolo ideale anche per picnic, barbecue e pranzi all’aperto.
Al di là delle variazioni sono tendenzialmente caratterizzati da aromi fruttati, come fragola, lampone, pesca e agrumi, che evocano i sapori freschi e succosi dell’estate.
Perfetto servito ben refrigerato è il compagno perfetto per le vostre serate estive e noi ne abbiamo scelti cinque per voi.

Rosamara, Cantine Costaripa (Lombardia)

Un Rosé originario della sponda bresciana del Lago di Garda, prodotto dalla Cantina Costaripa.
Il RosaMara è un blend a base di Groppello vinificato a lacrima.
Il 50% circa del mosto viene affinato in piccole botti di rovere per sei mesi, conferendo al vino un grande equilibrio.
Il suo profumo, intriso di romanticismo, si svela leggermente speziato, con note di pesca, frutti rossi e pepe nero.
Al palato, si manifesta come un vino energico, armonico, con una persistenza e sapidità che conquistano il cuore.
Perfetto per le cene estive, è l’ideale compagno di aperitivi e antipasti a base di pesce.
Esalta il sapore delicato del pesce bianco crudo, la passione della ricciola, la dolcezza del dentice, l’eleganza della capasanta scottata alla plancia, la vivacità della pepata di cozze e ogni varietà di insalata mediterranea.

Rrosé, Diesel Farm (Veneto)

RRosé di Rosso nasce con l’esigenza di celebrare la libertà e la leggerezza, dal pic-nic con gli amici, alla spiaggia con la musica.
Un vino moderno, pulito e versatile, molto fragrante, bello da bere e abbinare. Un divertimento fresco che sa di estate

Josetta Saffirio, Langhe Doc rosato (Piemonte)

Prodotto da uve Nebbiolo 100%, di colore rosa tenue, il Rosé di Josetta Saffirio è il compagno perfetto di formaggi poco stagionati, crostacei e piatti a base di pesce.
I profumi di viola e lampone, ciliegia e sottili nuances di agrumi, lo rendono un vino da apprezzare con le portate più delicate. Servito freddo alla temperatura di 7°C, è l’ideale per gli aperitivi estivi.

Etna Doc Scalunera Rosato di Torre Mora (Sicilia)

Dal cuore della Sicilia, nasce questo raffinato rosato, espressione dell’altitudine e dell’unicità del territorio etneo.
Con un’attenta vinificazione delle uve di Nerello Mascalese, Etna Doc Scalunera Rosato di Torre Mora si distingue per un bouquet avvolgente di frutti rossi e una delicata speziatura, in bocca regala un equilibrio perfetto tra freschezza e sapidità, con un finale persistente e ritorni minerali.
Perfetto da gustare in occasione di un aperitivo raffinato o come compagno ideale di piatti a base di frutti di mare, pesce grigliato o pasta con sugo di pesce, questo vino si distingue per la sua struttura e al contempo la sua straordinaria bevibilità. Una bottiglia che incanterà i vostri sensi.

Rosé, Tommasi family estates – Le Fornaci (Veneto)

Un vino esclusivo che celebra il territorio del Lago di Garda, con i suoi vitigni, profumi e sapori e che unisce due delle sue incantevoli sponde.
Il Rosé di tenuta Le Fornaci è il risultato di un’attenta selezione delle uve Turbiana, l’uva “regina” del territorio del Lugana, e Rondinella, vitigno autoctono della Valpolicella, e della particolare lavorazione dei loro mosti durante la vinificazione.
Il rosa tenue con riflessi che ricordano petali di rosa, introduce il ricco bouquet: fragrante e fine, con aromi di pompelmo rosa, fiori di pesco, cenni minerali e buccia di mandarino.
Maturato in acciaio, regala un sorso fresco, elegante e sottile, con una vibrante acidità che riporta note di scorze di agrumi, con finale persistente ed armonico.
Servito fresco è perfetto per l’aperitivo e in abbinamento a delicati antipasti. Si esalta con i secondi piatti di pesce o i piatti della cucina orientale. La sua versatilità lo rende un vino per ogni occasione.

 

Un tesoro vitivinicolo nel cuore di Palermo

Un tesoro vitivinicolo nel cuore di Palermo

Esistono degli scrigni naturali nel cuore delle nostre città, luoghi che custodiscono e valorizzano un patrimonio agricolo, storico e culturale d’inestimabile valore.
Ne sono un fulgido esempio le vigne urbane, luoghi in cui le viti coltivate all’interno del tessuto urbano, in spazi dedicati, sono spesso dei veri e propri tesori di biodiversità.
Qui varietà antiche, in alcuni casi esemplari e biotipi rarissimi nel panorama ampelografico di una regione, sono state propagate nei secoli.


La “vigna del Gallo” di Diego Planeta

La Vigna del Gallo “Diego Planeta”, situata nell’iconico Orto Botanico dell’Università degli Studi di Palermo è così intitolata in omaggio al “padre” della viticoltura siciliana.
Un progetto all’avanguardia nel cuore della città, nato per conservare e valorizzare il ricco patrimonio vitivinicolo dell’isola, con un approccio enoturistico di primo piano.
Questa vigna, custode di 95 biotipi di vitigni autoctoni, tra cui varietà rinomate come il Grillo ed il Nero d’Avola, è un eccellente esempio di come la memoria storica possa essere valorizzata attraverso pratiche di viticoltura sostenibile e innovativa. Inaugurata nel 2018, la Vigna del Gallo è frutto della collaborazione tra il Sistema Museale dell’Università di Palermo, il Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia ed il Dipartimento Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo.
Occupando un’area di 200 metri quadri all’interno dell’Orto Botanico, l’area coltivata è posizionata strategicamente nel sito dell’antico vigneto del piano di Sant’Erasmo, storico possedimento del duca Ignazio Vanni d’Archirafi. “La Vigna del Gallo – racconta il Vicepresidente del Consorzio Filippo Paldino – non è soltanto una celebrazione della biodiversità, ma anche una testimone tangibile dell’impegno del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia nella tutela e promozione dei vitigni autoctoni. La denominazione di origine controllata (Doc) Sicilia, istituita nel 2012, è stata una pietra miliare per il riconoscimento e la valorizzazione del continente vitivinicolo siciliano.
Questo luogo, che sorge in un contesto urbano di grande valore culturale quale è Palermo, è divenuto nel tempo un vero e proprio polo di attrazione per i visitatori di tutto il mondo, che arrivano in Sicilia per scoprire le ricchezze vitivinicole dell’isola. “La Vigna – continua Paladino– che fa parte dell’Associazione internazionale degli orti urbani, la Urban Vineyard Association, contribuisce a rendere l’Orto Botanico di Palermo — uno dei giardini botanici più importanti e storici d’Italia — una destinazione imprescindibile per gli amanti del vino e della natura.” Il fenomeno delle vigne urbane è in perfetta sintonia con la missione di salvaguardia del patrimonio viticolo siciliano: “Senza memoria storica dei vitigni autoctoni, non ci sarebbe viticoltura in Sicilia”.

Filippo Paladino vicepresidente Vini Doc Sicilia

Il Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia

Il Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia (siciliadoc.wine) prende vita nel 2012, con l’obiettivo di rappresentare il vino del territorio siciliano e promuovere la denominazione DOC Sicilia, con azioni mirate alla crescita della visibilità di un marchio simbolo del Made in Italy e alla tutela e vigilanza a difesa del consumatore e dei produttori.
Circa 7.000 viticoltori e oltre 500 imbottigliatori sono promotori della Denominazione di Origine Controllata, un riconoscimento utile a rappresentarli ma anche a valorizzare e salvaguardare la produzione vinicola dell’isola.

Alta Badia: un’estate in montagna fra le eccellenze enogastronomiche

Alta Badia: un’estate in montagna fra le eccellenze enogastronomiche

Negli ultimi anni l’Alta Badia è diventata un punto di riferimento per gli amanti della buona cucina, proponendo un’offerta culinaria molto vasta, dalla cucina tradizionale a quella gourmet e addirittura stellata.
Non c’è infatti palcoscenico migliore di questi luoghi nel cuore delle Dolomiti Patrimonio Mondiale Unesco, per un viaggio all’insegna della gastronomia a stretto contatto con la natura circostante. Durante l’estate 2024 sono molte e per tutti i gusti le iniziative che prenderanno per la gola gli ospiti dell’Alta Badia.


“Roots of excellence”, la grande eccellenza enogastronomica sale in quota

L’appuntamento che riunisce il meglio del food&wine contemporaneo torna dal 27 al 29 luglio a San Cassiano in un’inedita edizione estiva.
Organizzato dallo storico Ciasa Salares, hotel icona dell’Alta Badia e della tradizione culinaria locale, Roots of Excellence celebra l’essenza dell’autenticità e della sostenibilità, ricercando la qualità assoluta e senza limiti territoriali.
Roots of Excellence si svilupperà in tre giornate, ognuna con una tematica ben precisa, in cui si alterneranno degustazioni, talk e incontri con gli artigiani del gusto, che porteranno la loro idea di enogastronomia autentica in alcuni dei luoghi più rappresentativi dell’Alta Badia, circondati dal panorama delle Dolomiti.
Fil rouge della prima giornata sarà la cucina in alta quota, con l’appuntamento alle Baite del Ciasa Salares insieme alle eccellenze italiane produttrici di salumi, formaggi e carne.
Nella seconda dominerà la brace negli spazi attrezzati del Sass Dlacia, alle porte del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies.
Come da tradizione l’evento terminerà il lunedì proprio al Ciasa Salares, nella “casa” in cui tutto ha avuto origine e che accoglierà i banchi d’assaggio con chef, produttori e vignaioli.


Gosté da paur: a colazione dal contadino

La colazione per molti è il pasto più importante della giornata e, infatti, i nutrizionisti consigliano di fare una colazione abbondante, a base di prodotti genuini.
Anche l’Alta Badia vuole seguire questi consigli e proporre ai propri ospiti la possibilità di fare una ricca colazione, diversa dal solito.
I cinque appuntamenti previsti durante l’estate, prevedono una visita mattutina a cinque masi diversi, in cui i partecipanti, accompagnati dal contadino, possono entrare in stalla a prendere le uova, aiutare nella preparazione di prodotti come la ricotta e vivere delle esperienze a stretto contatto con gli animali e la natura. Dopodiché è prevista la colazione.
In tavola non mancheranno i prodotti del contadino: latte, burro, uova, marmellate, pane fresco e altre specialità fatte in casa.
Questi gli appuntamenti: 23 luglio (Maso Lüch Larcenei), 6 agosto (Dolomites Farm), 3 settembre (Maso Lüch Arslada), 10 settembre (Maso Bio Lüch Ruances) e 17 settembre (Maso Lüch Maierhof). La prenotazione è obbligatoria e può essere effettuata online (www.altabadia.org), oppure presso gli uffici turistici dell’Alta Badia.
Il costo è di 30€ a persona per gli adulti, di 20€ per i bambini dai 5 ai 12 anni e di 15 euro sotto i 5 anni.


Vins alaleria: degustare vini in location particolari

Si chiamano “Vins alaleria – vini all’aria aperta” gli appuntamenti con André Senoner, esperto sommelier altoatesino, nonché miglior sommelier d’Italia 2022, che durante i cinque appuntamenti previsti nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre farà vivere ai partecipanti, indimenticabili esperienze outdoor con i migliori vini dell’Alto Adige.
Si tratta di vini che si distinguono per la loro eccellente qualità, grazie ad un clima favorevole, un terreno fertile e all’amore dei viticoltori.
Le degustazioni si svolgono in location dal carattere molto particolare, scelte accuratamente per regalare, un’esperienza sensoriale a 360°.
Il 27 giugno, ai piedi delle cascate del Pisciadú si è svolta una degustazione di vini cuvée, mentre i vini bianchi e aromatici dell’Alto Adige verranno presentati il 18 luglio al lago Lé, alle pendici dell’iconico Santa Croce. Il 1° agosto invece, sui prati del Sas Dlacia, ai piedi del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies si farà una degustazione dei migliori vini rossi altoatesini. Il 29 agosto si svolgerà una degustazione di vini spumanti ammirando la vista su Cima Nove, Cima Dieci e Santa Croce, dai Prati Larcenëi sopra l’abitato di La Val. La location scelta per l’appuntamento del 5 settembre è il Sentiero degli artisti che collega lungo il torrente i paesi di La Villa e San Cassiano. La serata è dedicata alla degustazione di uno spumante, un bianco, un rosso e un rosé per condividere riflessioni sulle opere ammirate.
Per partecipare alle degustazioni è obbligatoria la prenotazione online (www.altabadia.org), oppure tramite gli uffici turistici dell’Alta Badia. L’iscrizione ha un costo di 30€.

Nos dales bales: una serata dedicata ai canederli

Le diverse varietà di canederli rientrano senza dubbio tra i piatti che più caratterizzano la cucina altoatesina ed è proprio per questo motivo che l’Alta Badia dedica un’intera serata a questa pietanza. Martedì 16 luglio nel centro del paese di Badia avrà luogo una degustazione di canederli, che spazierà dal dolce al salato e da quelli più tradizionali a versioni più innovative. Il canederlo può, infatti essere preparato in innumerevoli varianti, per soddisfare i gusti di tutti i partecipanti all’evento.
La manifestazione si svolge lungo la via centrale di Badia, per l’occasione chiusa al traffico, a partire dalle ore 19.00.
La maestosa chiesa di San Leonardo, candele e fiaccole, oltre alle musiche locali faranno da cornice alla serata. La prevendita ticket è possibile presso gli uffici informazioni. Inoltre, sarà possibile acquistarli direttamente sul luogo dell’evento. Non serve una prenotazione.

E per i più curiosi corsi di cucina ladina

Per chi vuole portarsi a casa un po’di Alta Badia, da vivere anche dopo le ferie, vengono proposti dei corsi di cucina ladina, durante i quali è possibile imparare alcune tra le ricette più semplici, replicabili tranquillamente anche ai fornelli di casa propria.
L’iniziativa si chiama “Cujiné te ütia” (Cucinare tra le vette) e prevede un corso di cucina outdoor sulle terrazze a 2000m dei rifugi Ütia Bioch (si è svolto il 26 giugno), Club Moritzino (31 luglio) e I Tablá (28 agosto) con un panorama dolomitico a 360°.
Ogni partecipante avrà una propria postazione e potrà cucinare i vari piatti insieme allo chef del rifugio, che spiegherà nel dettaglio ogni passaggio della preparazione dei piatti tipici. L’evento avrà inizio per ogni appuntamento alle ore 14.30.
La prenotazione è obbligatoria presso gli uffici turistici dell’Alta Badia oppure online sul sito www.altabadia.org.

 

DELIZIOSI ASSAGGI A STRETTO CONTATTO CON LA NATURA

Na cascada de saus: il 23 luglio i prati sotto le cascate del Pisciadú a 15 minuti di camminata dal centro del paese di Colfosco, per un giorno diventano una tavola riccamente apparecchiata con prelibatezze della cucina ladina. I ristoratori della valle prepareranno una selezione di pietanze, dolci e salate, alcuni seguendo fedelmente le ricette della nonna, altri dando libero sfogo alla fantasia. Sono però tutti accomunati dalla loro fonte di ispirazione: la natura circostante, protagonista nei loro piatti, per i quali scelgono ingredienti genuini e regionali.

Roda salvaria – dalla natura alla tavola: il 28 agosto la cucina locale si sposta all’interno del Parco Animali di Colfosco, dove gli esercizi gastronomici della zona allestiscono i chioschi in cui apprezzare le specialitá ladine, reinterpretate in chiave street food. Ogni piatto ha come ingrediente principale un elemento della natura, dai frutti di bosco alle erbe aromatiche, il tutto da degustare in movimento, attraverso un percorso culinario in mezzo al bosco. 

Per partecipare ai due eventi non serve una prenotazione, ma basta recarsi direttamente sul luogo della manifestazione, dove è possibile acquistare i piatti desiderati.

 

SAUS DL ALTONN – I SAPORI DELL’AUTUNNO

Non c’è periodo migliore di quello autunnale, per godere in totale relax della natura nel cuore delle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO. Dal 15 settembre al 6 ottobre, l’Alta Badia propone tre settimane all’insegna delle eccellenze culinarie locali, valorizzando i prodotti del territorio e i loro produttori. Questi saranno i protagonisti presso i rifugi Club Moritzino, I Tablá, Ütia Bioch, e Lé, dove durante quattro giornate nelle tre settimane di fine settembre e inizio ottobre, verranno presentati dei menù, creati appositamente per l’occasione. I produttori, presenti ai vari eventi, saranno a disposizione dei partecipanti, per illustrare le particolarità e le proprietà dei vari prodotti, acquistabili anche in loco. I rifugi sono raggiungibili comodamente con gli impianti di risalita, aperti fino al 6 ottobre.

Inoltre, durante questo periodo, vengono proposte varie attività, volte a far conoscere le eccellenze dell’Alta Badia a chi ha scelto questo magico periodo per trascorrere qualche giorno di vacanza nelle Dolomiti.