Un anno ricco di appuntamenti enogastronomici in Alto Adige

Un anno ricco di appuntamenti enogastronomici in Alto Adige

In Alto Adige, durante tutto il corso dell’anno, si riuniscono appassionati e intenditori da tutto il mondo per partecipare a eventi enogastronomici dove vini e territorio sono protagonisti assoluti.
Il Consorzio Vini Alto Adige – nato nel 2007 e con al suo interno 274 realtà, dalle virtuose cantine cooperative, alle tenute fino ai vignaioli – svela alcuni appuntamenti dei prossimi mesi: si va dalle degustazioni alle giornate tematiche con momenti anche di formazione, fino alle presentazioni di novità e alle serate conviviali nelle cantine; insomma un’ampia proposta sia per i wine lovers sia per gli operatori del settore, che possono avventurarsi in viaggi alla scoperta degli scenari mozzafiato dell’Alto Adige e delle tante proposte enologiche. L’Alto Adige, si sa, è un territorio molto diversificato, dove le varietà internazionali come il Gewurztraminer, lo Chardonnay, il Sauvignon, il Pinot Grigio e il Pinot Nero e quelle autoctone come la Schiava e il Lagrein hanno trovato un ambiente ideale grazie alla combinazione di suoli, altitudini e mesoclima.

foto: Benjamin Pfitscher

Gli appuntamenti mese per mese

27 APRILE – GewürzTRAMINer Wineday. Sul Sentiero del GewürzTRAMINer di Termeno i produttori locali accoglieranno il pubblico in una degustazione esclusiva di vini, grappe e distillati a base di GewürzTRAMINer tra i vigneti dei pittoreschi quartieri di Betlemme e Ronchi.
Da non perdere anche le degustazioni di speck e formaggi in abbinamento e la degustazione di succo di mela.
10 MAGGIO – Festa del Vino di Caldaro. Qui si brinda all’arrivo della stagione estiva e all’anno vinicolo presso il lago balneabile più caldo delle Alpi. I produttori di vino partecipanti offrono una selezione dei loro migliori vini tra spumanti, bianchi e rossi.
10 – 13 MAGGIO – Giornate del Pinot Nero. Per la loro 26esima edizione le Giornate del Pinot Nero dell’Alto Adige si svolgeranno nei villaggi vinicoli di Egna e Montagna.
Durante l’evento il pubblico avrà l’opportunità di degustare i vini che partecipano al Consorzio Nazionale del Pinot Nero di fine Aprile.
8 GIUGNO – Notte delle Cantine. Nei villaggi vinicoli di Termeno, Cortaccia, Magrè, Montagna e Vadena, lungo la Strada del Vino dell’Alto Adige, numerose cantine e distillerie, dalle 17 alle 24, aprono di nuovo le loro porte.
20 – 29 LUGLIO – Settimane Enoculturali del Vino. Alle Settimane Enoculturali di San Paolo | Appiano, il vino, da 25 anni, si impara nella sua forma più bella. Negli idilliaci vicoli del villaggio del vino, tutto ruota intorno alla nobile goccia e la serie di eventi delizia intenditori di vino e gli amanti della cultura.
20 OTTOBRE – Festa dell’Uva a Merano. Ogni anno, dal 1886, nel terzo fine settimana di ottobre, a Merano ha luogo la ormai tradizionale Festa dell’Uva.
Dopo diversi mesi di duro lavoro in campi, frutteti e vigneti, arriva finalmente il tempo per concludere la stagione della raccolta. La sfilata, di grande impatto scenografico, è il culmine dell’evento: carri ornati con fiori, fiocchi, frutta e campane, bande musicali, gruppi folcloristici e gli “Schützen”, attraversano le vie della città di Merano.

Foto: Vini Sud Tirolo, Roswitha

Vini dell’Alto Adige dove il nord è già sud

Baciati dal sole mediterraneo, cresciuti nel territorio alpino, vinificati da vignaioli esperti, apprezzati dagli appassionati di tutto il mondo. Tutto questo sono i vini dell’Alto Adige.
Nel giro di pochi anni, l’Alto Adige è diventato la prima regione italiana per i vini bianchi. I presupposti di questa crescita sono stati il clima alpino-mediterraneo, la qualità dei terreni e le posizioni invidiabili dei vigneti.
Gli altoatesini hanno saputo trasformare queste condizioni favorevoli in un successo, grazie a una generazione di vignaioli meticolosi e diligenti, e all’impegno di consorzi lungimiranti e ricchi di idee.
L’Alto Adige vanta un primato a livello italiano: il 98% di tutta la superficie viticola è tutelato dal disciplinare Doc.
Nella produzione vinicola altoatesina, per l’etichettatura dei vini Doc si utilizzano le denominazioni di origine controllata “Alto Adige” e “Lago di Caldaro”. 


Le sottozone altoatesine: un rompicapo da decifrare

ALTO ADIGE – la denominazione “Alto Adige” può essere utilizzata per tutti i vitigni coltivati in Alto Adige in linea con i disciplinari Doc.
LAGO DI CALDARO – L’indicazione del vitigno utilizzato deve seguire quella della denominazione d’origine (per esempio “Alto Adige Lagrein”).
Se non è specificato un vitigno, la denominazione può essere utilizzata da sola solo per gli spumanti o per il cosiddetto “Alto Adige bianco”.
Se il “Lago di Caldaro” è prodotto in una delle sottozone di produzione classificate per l’Alto Adige, allora può essere accompagnato sia dall’appellativo “classico”, sia dalla denominazione “Alto Adige”. Le bottiglie di qualità più elevata si possono distribuire anche con l’appellativo “scelto”.
VALLE ISARCO – Nella Val d’Isarco si producono esclusivamente vini bianchi, con l’unica eccezione del “Klausner Leitacher” a Chiusa.
Sull’etichetta, alla denominazione “Alto Adige Valle Isarco” deve seguire l’indicazione del vitigno.
I vitigni ammessi sono Sylvaner, Veltliner, Pinot grigio, Müller Thurgau, Kerner, Traminer aromatico e Riesling per i bianchi.
SANTA MADDALENA – Il “Santa Maddalena” cresce sui pendii a Nord di Bolzano ed è un classico vino a base di Schiava, che un tempo poteva contenere fino al 15% di Lagrein o Pinot Nero.
Oggi, se coltivate nello stesso vigneto, sono ammesse fino al 15% di altre varietà dello stesso colore.
Se il “Santa Maddalena” proviene dai cru Santa Maddalena, Santa Giustina, Rencio, Le Coste (Leitach) o San Pietro, sull’etichetta può comparire anche l’appellativo “classico”
TERLANO – Questa denominazione si può utilizzare solo per i vini bianchi prodotti nella zona di coltivazione di Terlano.
Se non compare l’indicazione del vitigno, il nome “Alto Adige Terlano” indica un uvaggio composto almeno per il 50% di Pinot bianco e/o Chardonnay.
MERANO – Il vino a denominazione Doc “Alto Adige Merano” cresce nella zona che circonda la città di Merano ed è prodotto esclusivamente col vitigno Schiava.
Nel vigneto, oltre all’uva della Schiava, ora è possibile coltivare e utilizzare per il vino anche altri vitigni a bacca rossa.
L’uva di Schiava di questa zona è chiamata anche uva curativa di Merano ed è riconosciuta come rimedio.
VENOSTA – È l’ultima nata delle sottozone DOC dell’Alto Adige, e in base al disciplinare sono ammessi i vitigni Pinot bianco, Chardonnay, Pinot grigio, Müller Thurgau, Riesling, Kerner, Traminer aromatico, Schiava e Pinot nero.
Alla denominazione “Alto Adige Val Venosta” deve sempre seguire l’indicazione del vitigno.
COLLI DI BOLZANO – Il “Colli di Bolzano” è una Schiava la cui area di coltivazione cinge, come fosse una cintura, la zona di produzione del “Santa Maddalena”.

 

Pasqua a tutto dolce. Oltre la colomba

Pasqua a tutto dolce. Oltre la colomba

Resta, gubana, fugassa, corona, salame del Papa, ciaramicola, pastiera, cuzzupa e tante altre ancora. C’è un mondo poco noto oltre la colomba fra i dolci pasquali tipici.
In tutta la penisola non si rinuncia ad accendere forni e fornelli per preparare infinite e prelibate specialità regionali.E allora da Nord a Sud, partiamo per un viaggio tra ricette popolarissime e delizie di nicchia per le feste di Pasqua.


Corona dolce – Trentino Alto Adige

Soffice e gustosa, la corona dolce trentina è il dolce pasquale per eccellenza di tutto il territorio del Trentino-Alto Adige.
Facile e semplice da realizzare perché per la sua ricetta bastano pochi ingredienti: farina, latte, lievito di birra, burro, tuorli, zucchero e limone.
Generalmente ha l’aspetto di una corona intrecciata (ma si trovano anche delle varianti) e viene decorata con uova sode colorate.
Grazie alla sua forma circolare e alla vivacità della copertura, la corona dolce trentina è perfetta anche come centrotavola per pranzi e cene pasquali.


Gubana – Friuli Venezia Giulia

E’ una ricetta antichissima le cui prime testimonianze risalgono al 1409 quella della gubana dolce pasquale immancabile sulle tavole dei friuliani.
Originaria della valle del Natisone, questa ciambella a base di pasta lievitata e cotta al forno è ripiena di burro, zucchero, uova e un tripudio di noci, uvetta, pinoli, mandorle, scorze di cedro e arancia canditi, cioccolato e grappa.


Fugassa – Veneto

Detta anche fugassin, la fugassa è uno dei dolci pasquali più consumati in Veneto.
A inventarla sembra sia stato un fornaio trevigiano che, in occasione della Pasqua, arricchì l’impasto del pane con altri prodotti golosi, dal burro allo zucchero, ottenendo così un pane dolce, alto e soffice.
Si tratta di un lievitato simile alla colomba, ma dalla forma più tondeggiante, morbido e aromatico, solitamente insaporito con marsala, cedro e vaniglia.
Anticamente era considerato un prodotto “povero”, diffuso fra le famiglie meno abbienti per la semplicità della ricetta e degli ingredienti impiegati, quelli tipici delle campagne (impasto del pane, uova, burro, zucchero).
La fugassa veneta oggi viene preparata con 4 lievitazioni differenti e aromatizzata in vario modo a seconda della zona.


Salame del papa – Piemonte

Dolce preferito dai più piccoli, per molti uno dei primi esperimenti di pasticceria casalinga, il famoso salame di cioccolata si chiama in realtà salame del papa e nasce in Piemonte, ad Alessandria, per la precisione, anche se ormai è preparato e consumato in tutte le regioni.
Come si intuisce dal nome, si tratta di un dolcetto che ricorda nella forma e nell’aspetto il salame corallina tipico della Pasqua.
Si prepara con biscotti secchi tritati (che rappresenteranno il grasso dell’insaccato), cacao amaro o cioccolato fondente, nocciole e burro, anche se le versioni in questo caso sono moltissime: basta unire tutto insieme per ottenere un salsiccione da spolverare con zucchero a velo e, volendo, legare insieme con uno spago, per una somiglianza maggiore. Si fa rassodare in frigorifero, dove si può conservare per più giorni.

Torta pasquale – Lombardia

Tipica della città di Como, la resta rappresenta la torta pasquale per eccellenza. Sostanziosa pagnotta iper-lievitata viene cucinata in occasione della domenica delle Palme e al suo interno custodisce un bastoncino di ulivo.
Preparato con farina, uova, burro e zucchero, questo dolce pasquale è farcito con uva sultanina, cedro e scorze d’arancia.


Ciaramicola – Umbria

Tra i dolci pasquali tipici della provincia di Perugia, la più caratteristica è la ciaramicola, una torta a forma di ciambella, con la pasta al centro a mo’ di croce.
Pochi e semplici gli ingredienti che la compongono: zucchero, farina, uova, latte e alchermes, che conferisce alla ciaramicola il tipico colore rosso brillante.
A impreziosire il tutto vi è poi una dolce copertura fatta di croccante 
meringa e confettini colorati.
In origine la ciaramicola, il cui nome deriva da “ciaramella” per via della forma circolare del dolce, era preparata dalle promesse spose ai fidanzati e regalata in occasione della Pasqua.
I colori sono quelli tipici dello stemma araldico del capoluogo umbro e i confettini hanno un valore augurale.


Pizza dolce – Lazio

È dolce, ha la forma di un panettone e nel viterbese è una tappa obbligata della Pasqua: è la pizza dolce, un vero must della colazione pasquale.
Si mangia da sola inzuppata nella cioccolata calda o nel latte, ma a Roma viene accompagnata anche con salame o uova sode.
La crosta esterna si presenta dura e lucente grazie alla cottura nel forno a legna e l’aspetto interno è tanto più giallo quante sono le uova impiegate.
L’impasto base è realizzato con farina, uova, zucchero, latte, burro e lievito, a cui vengono aggiunti scorze di agrumi, cioccolato, uvetta sultanina, rhum e alchermes.
Molto comune nel viterbese, la pizza dolce di Pasqua si trova anche nelle vicine province dell’Umbria e Marche. 


Pastiera – Campania

Tra i dolci pasquali più famosi al mondo, una protagonista assoluta è la pastiera napoletana.
Nota fin dal 1600, questa torta viene comunemente servita alla fine del pranzo pasquale in tutta la Campania, dopo un pranzo che inizia con il classico casatiello napoletano.
Dorata e croccante esternamente, morbida e profumata all’interno, la pastiera è una torta di pasta frolla con un ripieno ricco e sostanzioso a base di ricotta fresca, zucchero, uova, frutta candita e grano bollito nel latte.
La tradizione napoletana prevede l’utilizzo di 
acqua millefiori, vaniglia, canditi e scorza d’arancia, ma esistono anche varianti alla crema pasticcera e cioccolato bianco.
In origine, la pastiera era preparata nel periodo compreso tra Epifania e Pasqua: questo intervallo di tempo, secondo la tradizione locale, era considerato il migliore sia per la ricotta, sia per il grano. Oggi che il grano si trova in commercio conservato e venduto già cotto nei vasetti, questo dolce è proposta durante tutto l’anno.


Cuzzupe – Calabria 

Dolce tipico della Calabria, anche se a seconda dei luoghi varia il nome (angute, sgute, cudduraci…), la cuzzupa è irrinunciabile nelle festività pasquali.
Di derivazione contadina, le cuzzupe sono solitamente preparate in anticipo e si conservano per il giorno di Pasqua. La forma più classica è quella della ciambella, ma sono molto diffuse le varianti più fantasiose: bambole, cuori, uccellino, farfalle o cuculi, dei filoncini alla cui estremità è messo un uovo.
Farina, strutto, lievito di birra, limone, uova e anice gli ingredienti usati per questo dolce che ha origini orientali e simboleggia la fine del digiuno quaresimale.
Nella tradizione calabrese il numero delle uova impiegate per la cuzzupa ha un significato ben preciso: se la suocera usa 
sette uova nel dolce regalato al genero vuol dire che è in arrivo il matrimonio, se invece ne usa nove è rinnovata la promessa di fidanzamento. Semplici e colorate, le cuzzupe vengono decorate con confettini e codette.


Agnello di pasta reale – Sicilia

Oltre ai classici cannoli, alla cassata e alla popolare cuddhura (dolce pasquale di forma circolare e decorato con un numero variabile di uova), in Sicilia, a Pasqua, un posto d’eccezione spetta all’agnello di pasta reale.
Nato con molta probabilità agli inizi del ‘900, questo dolce, in origine preparato dalle suore del convento di Favara, è un alimento piuttosto corposo e saporito.
L’interno è costituito da 
pasta reale – ricavata dalla lavorazione di mandorle tritate, acqua e zucchero – e da un ripieno di pasta di pistacchio, realizzato invece con acqua, zucchero e pistacchi tritati. A completare l’agnello di pasta reale c’è una decorazione con zucchero fondente.

Pardulas – Sardegna 

I dolci pasquali tipici in tutta la Sardegna sono le pardulas, piccole tortine dalla forma a stella di sei punte che a seconda della città cambiano nome e si arricchiscono di nuovi ingredienti.
Cotti tradizionalmente nel forno a legna, questi dolci pasquali vengono farciti con un delizioso ripieno a base di formaggio fresco, ricotta, uvetta, scorza di limone grattugiata e profumati di norma con vaniglia o zafferano.
Il tutto è poi cosparso di miele e confettini colorati.
In alcune zone della Sardegna le pardulas si possono trovare anche in una versione all’aroma di arancia o di limone, o più raramente in una variante con l’uvetta.

 

Non solo uova e colomba. Ecco i 5 “dolci da bere” per stupire

Non solo uova e colomba. Ecco i 5 “dolci da bere” per stupire

La Pasqua è sempre stata caratterizzata dalle sue dolci tradizioni: dalla morbida pastiera napoletana alla soffice colomba pasquale, passando per le uova di cioccolato con sorpresa. In giro per lo Stivale sono diffuse diverse usanze regionali, come i biscotti con l’uovo sodo incastonato all’interno.
In occasione della Pasqua 2024, un panel di esperti bartender ha studiato una speciale drinklist da inserire nel menu pasquale per concludere il pasto con originalità, senza però perdere di vista il dolce costume italiano.

La nuova tendenza della Pasqua 2024

Che siano religiosi o nazionali, i giorni di festa in Italia sono spesso e volentieri accompagnati da grandi mangiate con amici e parenti: un momento di riunione familiare che rappresenta una speciale occasione conviviale tra persone care.
La Pasqua, per via del suo classico menù che non lascia scampo a molte interpretazioni, è festività particolare che riunisce tutti gli italiani in un’unica grande tavola: dalla pasta fresca alla colomba, passando per l’agnello e le uova sode.
Ma anche tradizioni regionali, come il casatiello campano, i cudduraci calabresi o l’impanata ragusana, che oramai vengono assaporate in tutto lo Stivale.
La grande particolarità, però, del pranzo pasquale è il dulcis in fundo: le uova di cioccolato, la colomba, i biscotti glassati e la pastiera sono i dessert più gettonati che in questi giorni si trovano in quasi tutte le case italiane.
Quest’anno però arriva una novità per stupire tutti gli invitati: i “dessert cocktail”.
Come riportato recentemente da Forbes, questo trend internazionale è perfetto per chi desidera qualcosa di sfizioso al termine di un ricco pasto festivo ma non ha più spazio per fare un altro boccone.
Non solo tra le mura domestiche, Nation’s Restaurant News suggerisce che queste varianti saranno sempre più spesso proposte anche nei ristoranti per rendere “drinkable” un classico dessert, soprattutto per chi non vuole investire calorie extra nell’ultima portata.
E così, un’equipe di esperti drinksetter ha creato 5 “dolci da bere” a Pasqua, una drinklist per concludere il pranzo più importante della settimana santa con originalità e con creatività.

Il dolce da bere, tendenza dell’anno

Dall’unione dello sciroppo alla cannella e del whisky Brave New Spirits Lighthouse Peated, con l’aggiunta di succo di mela e di melograno, nasce il “Cinnamon Wheaster”, un drink fresco e servito in coppa martini e guarnito con una scorza d’arancia che gli conferisce quel gusto agrumato tipico di alcuni dolci pasquali, come la pastiera napoletana.
La sofficità della panna liquida shakerata è la protagonista del “Choco Bunny”, un drink a base di rum Autentico Nativo, sciroppo alla nocciola e garnish di cacao che conquisterà i palati di amici e parenti con la sua cremosità.
Per realizzare questo cocktail, gli esperti di Anthology consigliano di adottare la tecnica detta “double strain”, che consiste nell’utilizzare contemporaneamente due strainer durante il versamento del mix dallo shaker al bicchiere, al fine di filtrarlo in modo ottimale dalle impurità o dal ghiaccio in eccesso. In questo modo si ottiene un cocktail più liscio e armonico.
L’armonia dei fiori edibili in polvere è indicata come garnish del drink “Purple Spring”, in cui l’asprezza del succo di limone e la dolcezza del miele si incontrano in un cocktail a base di Iovem, il liquore creato da Bruno Vanzan e aromatizzato con miele, zenzero e limone.
Sorso dopo sorso, questo drink farà innamorare tutti i commensali con la sua fragranza primaverile, arricchita dal whisky torbato vaporizzato sul bordo del bicchiere.
Non poteva mancare il cocktail “Easter Egg”, che “sorprende” grazie alla sua essenza: si presenta come un drink trasparente che sembra essere rinfrescante come un bicchiere d’acqua ma che in verità nasconde un’anima cremosa.
Il whisky M&H New Make, l’acido citrico e lo sciroppo speculoos si uniscono in un mix perfetto per concludere il pranzo pasquale con creatività. Infine lo “Springtail”, il cocktail della primavera: ananas, fragola, lime e granatina amalgamati insieme a rhum Damoiseau Gold, il liquore Damoiseau Shrubb (che presenta sentori di arancia candita, uva sultanina, miele e radici) e bitter rosso grazie alla tecnica “throwing”, che consente di emulsionare il drink mescolando in modo meno aggressivo rispetto alla classica shakerata e conferendogli una maggiore ossigenazione.
Ecco quindi le 5 ricette per preparare a casa i cocktail protagonisti della Pasqua 2024, i “dolci da bere” con cui sorprendere amici e parenti:


1 – Cinnamon Wheaster

10 ml succo di mela chiaro;
10 ml succo di melograno;
20 ml Bacanha sciroppo cannella;
Scorza d’arancia per guarnire.
Per realizzare il Cinnamon Wheaster, cominciate versando tutti gli ingredienti in uno shaker già raffreddato. Riempitelo per 3/4 con il ghiaccio e shakerate vigorosamente per circa 10 secondi.
Versate e
filtrate il contenuto in una coppetta precedentemente raffreddata. Infine, guarnite con una scorza
d’arancia.


2 – Choco Bunny

20 ml panna liquida;
10 ml Bacanha sciroppo nocciola;
Spolverata di cacao per guarnire.
Per preparare il Choco Bunny, versate tutti gli ingredienti in uno shaker precedentemente raffreddato e filtrate con tecnica double strain in una coppetta ben fredda. Come guarnizione, spolverate a piacimento il
cacao sul drink prima di servirlo.


3 – Purple Spring

30 ml succo di limone;
20 ml miele;
Vaporizzata di whisky Brave New Spirits Lighthouse Peated;
Polvere di fiori eduli per guarnire.
Aggiungete tutti gli ingredienti in uno shaker precedentemente raffreddato e agitate per circa 10 secondi.
Versate e filtrate in un tumbler basso, aggiungendovi un cubo di ghiaccio. Per un tocco finale, vaporizzate delicatamente il whisky torbato utilizzando uno spray sul bordo del bicchiere. Infine, guarnite con polvere
di fiori eduli.


4 – Easter Egg

25 ml acido citrico;
20 ml Bacanha sciroppo speculoos.
L’Easter Egg richiede un procedimento semplice. Iniziate versando tutti gli ingredienti nello shaker già raffreddato, quindi shakerate per circa 10 secondi. Filtrate in un tumbler basso con un cubo di ghiaccio. Da
servire senza guarnizioni.
Per preparare la soluzione di acido citrico: sciogliete 200 ml di acqua, 12 gr di acido citrico e 1,2 gr di acido
malico. Gli acidi si sciolgono anche in acqua fredda, mescolandoli delicatamente con uno spoon.


5 – Springtail

20 ml liquore Damoiseau Shrubb;
20 ml succo di ananas;
10 ml bitter rosso;
10 ml succo di lime;
10 ml Bacanha sciroppo granatina;
Fette di ananas e fragola per guarnire.
Inserite tutti gli ingredienti in uno shaker precedentemente raffreddato e shakerate con tecnica throwing per emulsionare il drink. Successivamente, versate il mix in un tumbler alto contenente i cubetti di ghiaccio.
Per completare il cocktail, aggiungete una fetta di ananas e fragola come guarnizione.

E’ sardo il miglior olio d’Europa. E’ Alphabetum dell’azienda Masoni Becciu

E’ sardo il miglior olio d’Europa. E’ Alphabetum dell’azienda Masoni Becciu

Arriva dalla Sardegna Il miglior olio d’Europa, a decretarlo la giuria del premio Il Magnifico, alla sua XII edizione.
Alphabetum, dell’azienda Masoni Becciu è un olio che colpisce subito per la sua eleganza e la seducente complessità.
Le note principali sono di pomodoro ed erbaceo con un accenno al carciofo che donano amaro e piccante in equilibrio.

Il Magnifico 2024

Premiati davvero magnifici

Assaggiando Alphabetum si assapora il miglior olio del 2024, orgogliosamente sardo, prodotto da uliveti di proprietà della varietà Nera di Villacidro, sulle colline del Cagliaritano.
Si aggiudica il premio Masterpiece – Piccolo Capolavoro, per il miglior campione presentato che non raggiunge i 1000 litri di produzione, l’olio Cenzino Coratina di Giovanni Marvulli.
Un capolavoro di sentori di cicoria fresca e verde di mandorla, con un amaro dosato con cura e dai profumi potenti e affascinanti, coratina da oliveti di proprietà della provincia di Matera, il miglior esempio della 
Basilicata.
Arriva dall’Istria l’azienda Chiavalon premiata con il Best Oil Hospitality per la miglior ospitalità turistica in ambito Europeo, mentre si aggiudica il Menvra d’Oro l’azienda laziale Quattrociocchi che ha ottenuto il maggior punteggio nel tempo.
E’ 
Ciccolella in Puglia l’ Azienda dell’Anno. La miglior New Entry arriva dalla Croazia ed è l’azienda OPG Damir Vanđelić. 

Leonardo Pieraccioni

Non solo produttori

E’ andato all’attore Leonardo Pieraccioni il Premio “Massimo Pasquini” Personaggio dell’Olio dell’anno: “per la sua straordinaria capacità comunicativa benefica, piacevole e vibrante, proprio come le emozioni che sa far scaturire un grande olio.”
Il riconoscimento ai nuovi Ambasciatori dell’Olio, le personalità che hanno rappresentato e divulgato i principi fondanti dell’olio di extra qualità nei vari settori di competenza, è stato consegnato al Delegato Simone Martini, in rappresentanza di Fondazione ANT, per l’attività di divulgazione delle proprietà nutraceutiche dell’olio nelle diete suggerite per i pazienti assistiti a casa.
Il Magnifico si arricchisce di due nuove preziose ambasciatrici: Svitlana Shchegrykovych, responsabile delle importazioni in Ucraina di Fozzy Group, per la grande professionalità come importatrice di oli di eccellenza, e Paola Mencarelli, ideatrice e direttore artistico di Florence Cocktail Week, premiata per la sua irrefrenabile energia comunicativa, capace di contaminare e contaminarsi con altri settori, come quello dell’olio di extra qualità.
Il premio Produttore Eroico” dedicato allo Chef Fabio Picchi, e riservato a coltivatori e allevatori impegnati in un lavoro eticamente sostenibile, è stato consegnato a Valeria Bruni Giordani di Fattoria il Palazzo a Bruscoli, azienda tutta al femminile che ha saputo realizzare un allevamento naturale dove il ciclo di produzione si chiude con la vendita di carni direttamente dallo spaccio in azienda.

Il tempio del vino nel salotto del Chianti: l’Enoteca Falorni sposa i Viticoltori di Greve in Chianti

Il tempio del vino nel salotto del Chianti: l’Enoteca Falorni sposa i Viticoltori di Greve in Chianti

L’Enoteca Falorni di Greve in Chianti (Firenze) ritrova le proprie origini di storico “tempio del vino” e riapre i suoi spazi con eventi per tutti gli amanti del vino, degustazioni a tema, presentazioni delle
cantine attive sul territorio e corsi di sommelier professionisti, in collaborazione con i Viticoltori di Greve in
Chianti, l’associazione che tutela e promuove il territorio grevigiano.


Un ritorno atteso 100 anni!

Il ritorno dei Viticoltori di Greve in Chianti nelle storiche Cantine di Greve in Chianti sancisce l’unione tra Enoteca Falorni e i produttori.
E’ l’antica targhetta, restaurata e appesa all’entrata dell’Enoteca, a
simboleggiare il rapporto dei Produttori dei Vini del Chianti, che ha sancito nel 1906 l’inaugurazione stessa delle Cantine.
Dopo oltre 100 anni, torna a casa il simbolo del territorio, al fine di promuovere e far
conoscere ancora di più i vini del territorio.
“Il nostro desiderio è quello di rafforzare la collaborazione con tutti i produttori – ha dichiarato Chiara
Bencistà Falorni, che gestisce l’Enoteca – offrendo l’opportunità di allestire lo spazio all’entrata dell’Enoteca
con tutto quello che più li rappresenta, nel modo che loro preferiscono.
L’idea è quella di far appassionare le
persone a questa bellissima realtà, unendo il passato con il presente. La degustazione è il modo più importante per riuscire nel nostro intento, per questo metteremo il Chianti Classico Annata di ciascuna azienda coinvolta in degustazione nelle macchine Enomatic per il periodo che va da aprile ad ottobre”.


Un ricco calendario per tutti

A marzo dunque la presentazione del progetto in collaborazione con i Viticoltori di Greve in Chianti, i cui
appuntamenti si terranno una volta al mese, dal 18 aprile per proseguire il 23 maggio, 20 giugno, 18 luglio, 18 agosto, 19 settembre.
Per tutti i winelovers, saranno presto annunciati corsi di sommelier professionali e
degustazioni a tema, incontri con i produttori di vini e serate culturali, per stimolare sempre i più curiosi e coloro alla ricerca di qualcosa di diverso.
Sarà presto visitabile nuovamente anche Il Museo del Vino, di
recente ristrutturazione, sempre di proprietà della famiglia Falorni, proprio di fronte all’Enoteca, con percorsi guidati che partiranno dall’Enoteca. Così in tavola, così nel tempo libero, grazie alla storia della famiglia Falorni, che porta in tavola i salumi di alta qualità da oltre 200 anni, dal cuore del Chianti, tramandando di padre in figlio i segreti di antiche ricette e il sapere artigiano delle lavorazioni.


Un luogo da vivere tutti i giorni

Tutti i giorni all’Enoteca Falorni si potrà inoltre scegliere il proprio vino tra 1000 etichette: rossi, bianchi e
bollicine da degustare al tavolo allo stesso prezzo di vendita dello scaffale. Inoltre, si può scegliere la
degustazione a bicchiere scegliendo tra oltre 100 vini, da spillare in libertà grazie agli innovativi wine
dispenser Enomatic® (brevetto della Famiglia Bencistà Falorni).
L’Enoteca Falorni (in piazza delle Cantine, 6), rilancia così il suo “salotto del Chianti”: uno spazio elegante e allo stesso tempo informale, pronto a esaltare i sensi attraverso un’esperienza eno-gastronomica a 360°.
La ristrutturazione degli ultimi anni ha infatti avuto come focus la valorizzazione del “vivere l’enoteca” come
spazio di aggregazione, socializzazione e degustazione di qualità in un contesto molto avvolgente.
L’imponente bancone di pelle e marmo, i salotti in velluto capitonné e il recente camino impreziosiscono
l’offerta del locale. L’Enoteca si presenta al pubblico con una nuova offerta che unisce gusto e attenzione per il territorio, con la presentazione dei migliori prodotti locali e la partecipazione di chi porta il Chianti
fiorentino ad essere riconosciuto come eccellenza nazionale e non solo.

La 5 mete di viaggio felice

La 5 mete di viaggio felice

Il viaggio è in assoluto una delle esperienze che rendono più felici: si fanno scoperte, ci si riscopre, si abbandona la quotidianità per tornare a riprendersela con occhi nuovi. Iniziare a pensare a un viaggio, quindi, nella Giornata mondiale della felicità è un modo perfetto per festeggiarla e per avere una prospettiva che rende più piacevole il futuro.

Tiger’s Nest Monastery (Taktshang), Bhutan

Bhutan

Non ancora conosciutissimo, il Bhutan vanta però un’invidiabile caratteristica: un governo attento alla felicità dei cittadini.
L’impegno concreto del Paese è, infatti, quello di calcolare la Felicità interna lorda dei suoi cittadini così come fa per il prodotto interno lordo. Ma come si migliora la felicità?
Partendo dagli standard di vita, che includono il benessere spirituale a quello materiale, e tenendo in altissima considerazione l’ambiente e la cultura.
Se a questo scenario si aggiunge il fatto che è un Paese a cavallo tra Cina e India ancora poco esplorato, il Bhutan è davvero la meta ideale chi, per la propria felicità, cerca un viaggio in una meta lontana dalle rotte più battute: affascinante e molto spirituale, tra templi e paesaggi naturali preservati con grande attenzione (per ogni albero abbattuto, ne viene subito piantato un altro).
Meta nella meta da non perdere per cogliere l’anima green del Paese, il Parco nazionale di Sundarban, dove vive l’autentica tigre del Bengala. 

Isola, arcipelago Turku, Finland

Finlandia

Per 6 anni consecutivi in cima alla classifica dei Paesi più felici, la Finlandia vanta un record davvero difficile da battere.
È il Paese ideale per gli amanti della natura, in cui cogliere lo spirito affascinante e misterioso del Grande Nord e in cui fare “Park Hopping” tra ben 40 Parchi nazionali che ospitano laghi, foreste e splendidi panorami.
Senza dimenticare l’incanto cosmopolita della capitale Helsinki, affacciata sul golfo di Finlandia, e Turku, la più antica del Paese, risalente al 1200.
Per vivere, inoltre, un’esperienza da autentico finlandese, non si può non concedersi una sauna.
Per farla, però, in perfetto stile locale, dopo ci si deve tuffare in un lago! La sferzata di energia che arriva in tutto il corpo è una potente iniezione di felicità.

Isola di Krabi, provincia di. Ao Nang, Thailand.

Thailandia

Vita notturna, templi antichi, ottima cucina, paesaggi naturali unici e spiagge da favola.
La Thailandia è nota anche come “il Paese del sorriso”, grazie allo straordinario senso dell’ospitalità dei suoi abitanti, che sono uno dei motivi per cui la Thailandia è uno dei Paesi più amati al mondo (e statisticamente più sicuri).
È la meta perfetta, quindi, per chi desidera allontanarsi da tutto e da tutti, in totale relax, o in cui farsi travolgere dai ritmi serrati della sua capitale Bangkok, sfrecciando tra le vie a bordo di un Tuk Tuk. Ma anche per chi cerca un luogo in cui stare bene con in famiglia famiglia.
Chi, invece, desidera un po’ di avventura e di fascino dell’esotico, può dividersi tra una zip line a Phuket, un trekking nel parco di Phu Chi Fah o un tuffo da una chiatta nelle acque del fiume Kway. 

Dublin, Irlanda

Irlanda

Percepita da sempre come una delle nazioni più felici del mondo, l’Irlanda può contare su un esclusivo mix di arte, musica, natura e cultura.
Bastano pochi giorni – anche un semplice weekend – per scoprire la felicità tra una pinta di Guinness, una visita alla biblioteca del Trinity College di Dublino o un giro tra le verdi e rigogliose campagne irlandesi.
Nel 2024, la Wild Atlantic Way, la strada costiera più lunga d’Europa, nell’estremo ovest, festeggia 10 anni. Per coglierne lo spirito più poeticamente atlantico, la contea da mettere in agenda è il Donegal: non sarà un caso che Lonely Planet l’abbia messa nelle regioni da visitare per quest’anno.
Affacciarsi sul blu intenso da Malin Head, il punto più settentrionale di tutta l’isola, puntando lo sguardo verso l’infinito, porta immediatamente negli occhi e nel cuore la felicità di sentirsi in contatto con la potenza della natura.

Corcovado National Park, Costa Rica

Costa Rica

Pura vida! Così si potrebbe riassumere il senso di un viaggio Costa Rica: una pura esplosione di vita.
Un dato che permette di metterlo immediatamente a fuoco è il suo essere il Paese con la a maggiore biodiversità per chilometro quadrato di territorio, dato che è strettamente collegato al fatto che sia una dei Paesi più felici del mondo. In cui sentire che la natura è viva, tutelata e fonte di scoperte uniche e irripetibili, nel pieno rispetto della sua salute.
Qualche esempio? La gioia di tuffarsi in calde piscine naturali nella foresta pluviale; il senso della conquista quando si arriva sulla sommità di un vulcano come Chato, dove è presente un bellissimo lago verde; la sferzata di adrenalina, scatenata dal saltare in una piscina naturale, lanciandosi da una corda in cima a una cascata.
La pace che riconcilia con il mondo quando, su una spiaggia candida, ci trova davanti alle trasparenze ipnotiche di tutte le sfumature del turchese.