Ponte 25 aprile 2026: 10 destinazioni in Europa dove andare

Ponte 25 aprile 2026: 10 destinazioni in Europa dove andare

Il ponte del Festa della Liberazione è uno dei momenti migliori per viaggiare in Europa: clima ideale, giornate lunghe e prezzi ancora gestibili rispetto all’estate.
Se stai cercando dove andare per il ponte del 25 aprile 2026, queste 10 destinazioni europee offrono il mix perfetto tra cultura, relax e atmosfera primaverile.

Lisbona

1 – Lisbona: tra miradouros e quartieri storici

Perfetta per un weekend lungo, Lisbona in primavera regala temperature miti (18–22°C) e una luce incredibile. Cosa fare in tre giorni?
Esplorare Alfama e salire al Castelo de São Jorge, fermarsi nei miradouros (Santa Catarina e Senhora do Monte) e assaggiare i pastéis de nata a Belém.
Perché sceglierla: è una delle migliori città europee per aprile: autentica, economica rispetto ad altre capitali e perfetta da girare a piedi e con i tradizionali tram.

Siviglia

2 – Siviglia: clima perfetto e atmosfera andalusa

Aprile è il mese ideale per visitare Siviglia: caldo sì ma non eccessivo, con una città in piena fioritura. Da non perdere anche se ci state pochi giorni la Real Alcázar e la Cattedrale con la Giralda e la plaza de España specie al tramonto. Da visitare sicuramente anche il quartiere di Triana. Da non perdere una serata a tapas e flamenco.
Perché andarci: tra le mete più amate per il ponte 25 aprile grazie al mix di cultura, cibo e prezzi accessibili.

Budapest

3 – Budapest: terme, relax e panorami sul Danubio

Budapest è ideale per chi cerca un weekend rilassante ma ricco. In questo mese di aprile anche se vi trattenete solo per un week end lungo godetevi i bagni termali Széchenyi o Gellért oppure regalatevi una passeggiata sul Ponte delle Catene ammiirando il Parlamento e il Bastione dei Pescatori.
Perché sceglierla? E’ una delle capitali europee più economiche, perfetta per un ponte rigenerante.

Amsterdam

4 – Amsterdam: tulipani e weekend primaverile perfetto

Tra aprile e inizio maggio, Amsterdam è nel suo momento migliore sia per visitare i musei (Van Gogh e Rijksmuseum) sia per condersi un giro in bici tra i canali oppure per andare fuori porta e fare un’escursione ai campi di tulipani (Keukenhof).
Perché dceglierla? una delle destinazioni più iconiche per la primavera in Europa.

Atene. ph Neirfys, deposotphotos

5 – Atene: viaggio tra storia e mare

Atene ad aprile è perfetta: meno caldo e meno affollata. Salite quindi all’acropoli per ammirare il Partenone, visitare il quartiere Plaka e salire in barca per fare un escursione in mare (Glyfada o Capo Sounion).
Atene in primavera è una meta i
deale se vuoi combinare cultura e primi assaggi d’estate.

Praga. Foto di William Zhang su Unsplash

6 – Praga: weekend romantico tra castelli e birra artigianale

Praga in primavera è più vivibile e meno affollata. E allora aprofitatene per visitare il castello e il Ponte Carlo, la piazza della Città Vecchia e iquartieri meno turistici come Vinohrady, Una città perfetta per coppie o per un viaggio suggestivo low cost.

 Copenaghen

7. Copenaghen: design, sostenibilità e vita all’aperto

Con la primavera, la città esce dal suo inverno e cambia ritmo. Cosa fare? Scoprite Nyhavn e i canali, concedetevi un giro in bici godetevi lo street food market e i quartieri creativi.
Perche sceglierla? Perchè è un city break moderno, nordico e super vivibile.

Porto

8 – Porto: alternativa a Lisbona (più autentica)

Porto è perfetta per chi vuole qualcosa di meno turistico rispetto alla celebre capitale lusitana. Non è possibile non ammirare la Ribeira e il centro storico ed è impossibile lasciare la città senza aver fatto un giro per cantine a degustare il celebre Porto, specie a Vila Nova de Gaia. Infine imperdibile ammirare il tramonto sul Douro.
Una città da scegliere per la sua atmosfera
autentica, i prezzi contenuti e l’ottimo cibo.

Valencia

9 – Valencia: mare e architettura contemporanea

Una delle città più complete per un weekend lungo e da scegliere per la sua città delle Arti e delle Scienze per la famosa piaggia della Malvarrosa e per il suo centro storico e i suoi mercati.
Una p
erfetta combinazione tra relax, cultura e movida.

Lubiana

10 – Lubiana: la meta alternativa e sostenibile

Piccola ma sorprendente, Lubiana, la splendida capitale slovena è sempre più popolare. Bella, fresca ed elegante col suo castello il centro pedonale lungo il fiume e per chi vuole allungare il week end fate un salto al celebre lago di Bled.
Ideale per chi cerca una destinazione europea meno affollata e green.

Valle d’Aosta: la valle che non esiste

Valle d’Aosta: la valle che non esiste

Quando si parla di Valle d’Aosta, la regione più piccola e più alta d’Italia che ha il concetto di “valle” nel nome, si fa presto a distinguere tra valle “principale” e valli “minori”, identificando la prima con il percorso della Dora Baltea dai piedi del Monte Bianco al confine piemontese, mentre le seconde con le circa dieci valli con affluenti, sulla destra e la sinistra orografica del principale corso d’acqua della regione.
La Val d’Ayas, la Valtournenche, la Valle del Gran San Bernardo o la Valdigne, per intenderci. Tutto qui?
Non esattamente.
Per cominciare, molte di queste si dividono a propria volta in una moltitudine di combe valloni, che complicano non poco il lavoro di chi, con uno sguardo abituato a guardare le montagne come sfondo di una pianura sconfinata o come gita domenicale, si accontenta dei concetti come valli maggiori e minori.
E come Val d’Aosta, una valle che non esiste e un consueto errore ortografico commesso, a volte, anche dai valdostani stessi. Per Valle d’Aosta, infatti, non s’intende una singola valle, ma tutto questo complesso sistema a lisca di pesce, l’insieme di tutte le valli sopra descritte.

Esistono, invece, valli più o meno conosciute e visitate

E su quest’ultime ci concentreremo. Valli “minori” tra le minori, minori nell’attenzione ricevuta dai media mainstream, minori nei numeri e nelle statistiche turistiche, dove è raro trovare degli influencer in azione e che è raro trovare nell’immaginario della stragrande maggioranza delle persone che scelgono la montagna come meta delle proprie vacanze.
Ma non nell’interesse per la natura, per gli animali, per la magnificenza delle vette altissime che si stagliano verso alcuni dei cieli più limpidi del nostro Paese, in una cultura culinaria a cui mancherà qualche stellina nelle graduatorie di chi valuta i contesti enogastronomici più diversi con parametri identici, ma non il vero carattere della cucina delle Alpi, che conosce regole tutte sue.
Ecco alcune di queste valli, un buon inizio da cui partire alla scoperta di moltissime altre.

Valle di Rhêmes. Parco Nazionale del Gran Paradiso: fauna, cammini, rifugi veri

C’è un momento, salendo lungo la Valle di Rhêmes, in cui ci si rende conto che il silenzio non è assenza di suono, ma presenza di qualcos’altro.
È la montagna che smette di essere scenografia e diventa contesto. I rifugi qui sono rifugi nel senso pieno del termine: luoghi dove ci si ferma perché fuori fa freddo o sta scendendo la nebbia, non perché trasformati in destinazioni gastronomiche.
I sentieri seguono logiche antiche, quelle dei pastori che per secoli hanno portato le greggi sugli alpeggi alti, e degli alpinisti che hanno imparato a leggere queste creste prima che esistessero le cartine. Le alte vie che attraversano la valle la connettono al resto del sistema alpino valdostano con una coerenza geografica che solo i camminatori lenti sanno apprezzare.
I pascoli producono ancora oggi il latte che diventa Fontina DOP, uno di quei casi in cui il territorio si gusta per davvero, non per metafora. Rhêmes ha mantenuto un profilo basso, quasi schivo, a differenza di altre valli che negli anni hanno costruito un’identità turistica più riconoscibile.
Qui si viene per la natura, per i sentieri, per quella particolare qualità dell’aria che a certe quote non si descrive ma si respira. Ed è esattamente questo il motivo per cui vale la pena andarci.


Valsavarenche. Selvaggia, verticale, senza compromessi

Se si vuole capire cosa significa davvero il Parco Nazionale del Gran Paradiso, la Valsavarenche è il posto giusto da cui cominciare.
È l’unica valle interamente compresa nel territorio del parco, e questo non è un dettaglio amministrativo: è una condizione che si percepisce fisicamente, nel modo in cui la fauna si muove senza timidezza, nel modo in cui i pascoli alti sembrano fuori dal tempo, nel modo in cui lo stambecco — animale simbolo del parco, salvato dall’estinzione proprio grazie all’istituzione di quest’area protetta nel 1922 — ti osserva dal masso con un’indifferenza che è, in realtà, fiducia.
La valle sale dritta verso la vetta del Gran Paradiso con una determinazione quasi caratteriale, e la strada che percorre il fondovalle termina senza trasformarsi in altro: finisce, e da lì in poi si va a piedi. Chi arriva in Valsavarenche lo fa con un’intenzione precisa.
L’alpinismo ha qui una storia lunga, legata alle prime ascensioni ottocentesche, ma è il paesaggio protetto nella sua interezza a costituire il vero patrimonio di una valle che non si offre, si guadagna.


Valle di Saint-Barthélemy. Un mix raro: natura selvaggia e ricerca scientifica

Ci sono valli che hanno una vocazione sola e valli che ne hanno due, apparentemente incompatibili, che invece convivono con una naturalezza sorprendente.
La Valle di Saint-Barthélemy è di queste ultime. Da un lato, un paesaggio che ha tutto ciò che ci si aspetta da una valle laterale valdostana di media quota: alpeggi, boschi di larici, il profilo inconfondibile delle Alpi Pennine sullo sfondo. Dall’altro, a Lignan, uno degli osservatori astronomici più importanti d’Italia, l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta, scelto non a caso in questa specifica posizione: i cieli di Saint-Barthélemy sono tra i meno inquinati d’Europa, e questo dato da solo racconta qualcosa di essenziale sulla valle.
Poca luce artificiale significa poca presenza umana permanente, e poca presenza umana significa ecosistemi integri, ritmi lenti, una relazione con il tempo che nelle città si è dimenticata. Visitare Saint-Barthélemy di giorno per camminare e di notte per guardare il cielo non è un programma insolito: è semplicemente il modo più logico di stare in un posto del genere. Una valle che guarda in su, in tutti i sensi.


Champorcher, nascosta in piena vista

La Valle di Champorcher è una delle prime valli che si incontrano entrando in Valle d’Aosta, eppure è anche una delle meno conosciute. Come mai?
Per la fretta di raggiungere destinazioni più blasonate, forse, o per il sospiro di sollievo dell’essere quasi arrivati che spinge a trascurare quello che c’è appena prima della destinazione.
Una valle poco frequentata, cha preserva qualcosa di difficile da trovare altrove, e il Parco naturale Mont Avic — primo parco regionale della Valle d’Aosta, istituito nel 1989 — ne è la dimostrazione più concreta: un’area protetta con decine di laghi alpini, torbiere, foreste di pino uncinato e larice, che ospita stambecchi, camosci e marmotte in un paesaggio modificato solo marginalmente dall’uomo.
Ma la vallata non si esaurisce nella natura alta: scendiamo di quota per trovare, a Pontboset, una gola selvaggia scavata dal torrente Ayasse e attraversata da ponti medievali a schiena d’asino, e il celebre Giro dei Sei Ponti è uno di quei percorsi che restituisce intatta la sensazione di camminare su tracciati costruiti per necessità, non per piacere.
A Champorcher stessa, in frazione Chardonney, 
l’Ecomuseo della canapa racconta un’attività artigianale che fino agli anni Cinquanta coinvolgeva quasi tutte le famiglie della vallata.

Novità 2026: la strada dei forti

Novità 2026: la strada dei forti

“Le strade dei forti” è un cammino in 13 tappe tra i luoghi più belli del Pinerolese, dal Po al Monviso.
Un percorso che si snoda all’interno del Parco delle Alpi Cozie e, per un lungo tratto, sul Sentiero del Glorioso Rimpatrio dei Valdesi: rappresenta una nuova proposta di trekking a livello italiano e, soprattutto, una nuova offerta turistica nel segno del turismo lento, fatto di incontri e di conoscenza reciproca, rispettoso delle tradizioni, sostenibile in termini di impatto ambientale e di accoglienza turistica.
Il Cammino deve il suo nome ai forti esistenti su queste montagne, disseminati tra prati e rododendri e omaggia, in particolare, la grande muraglia piemontese, il Forte di Fenestrelle con i suoi 4000 gradini, la più grande struttura fortificata d’Europa e la più estesa costruzione in muratura dopo la Muraglia cinese. Il percorso si snoda tra pianura e montagna toccando frutteti, castelli, vigneti, paesini, dimore fiorite, Usseaux, uno dei borghi più belli d’Italia e Bandiera arancione del Touring, toccando anche la Strada dell’Assietta e la città di Pinerolo.


Il patrimonio di fortificazioni che dà origine al progetto

Una delle peculiarità del territorio pinerolese, area frontaliera tra il Piemonte (e poi l’Italia unita) e la Francia, è il patrimonio di fortificazioni, dalla pianura alle valli alpine: siti, beni, manufatti che hanno origini antiche, sono stati trasformati attraverso i secoli, hanno conformazioni diverse a seconda delle epoche storiche, come differente è il loro pregio architettonico, dal maestoso Forte di Fenestrelle alle casematte del vallo alpino.
Il Cammino rappresenta un percorso ideale che unisce e valorizza questi elementi di interesse, prendendo origine dal fiume Po, a Villafranca Piemonte, per proseguire verso Cavour con la sua Rocca, la città di Pinerolo, sede della mostra dedicata alla Cittadella Fortificata, e poi salire verso la Val Chisone, dove si incontra subito il Bec Dauphin, a Perosa Argentina, antico confine del Delfinato.
A Fenestrelle, elemento simbolo del sistema difensivo piemontese e monumento emblematico dell’architettura militare, si staglia il Forte di Fenestrelle, imponente complesso a sbarramento del fianco sinistro della Val Chisone: è composto da tre forti – San Carlo, Tre Denti e delle Valli – e da ridotte, spalti, bastioni, scale e risalti, per una superficie di 1.350.000 metri quadrati.
Fa parte della nuova proposta turistica anche la Strada dell’Assietta, la strada militare più alta d’Europa con i suoi panorami magnifici e i resti di numerosi forti. Il cammino prosegue poi fino a Massello con la Cascata del Pis, per poi arrivare a Prali, con l’Ecomuseo delle Miniere e della Valle Germanasca e, infine, tocca la Conca del Prà, a Bobbio Pellice, dove si può intercettare il Gran Tour che porta al Monviso o scendere a Bobbio Pellice e terminare il percorso.
Questo Cammino nasce proprio per promuovere questo paesaggio fortificato, riconoscendolo come elemento rappresentativo della cultura comune e patrimonio simbolico delle comunità locali. Ma anche per andare oltre: come si legge nella presentazione «…una terra di confine, costellata di forti e fortificazioni ideate per dividere e per difendere i territori e le comunità, sotto l’aspetto politico, geografico, culturale e religioso, offre ora l’opportunità di unire, condividere e conoscere questo esteso patrimonio locale, creando nuove occasioni di incontro e di coinvolgimento, sia della comunità locale che dei visitatori.
Ricordiamo che Le Strade dei Forti percorrono una parte del Glorioso Rimpatrio dei Valdesi, nel tratto che, dal Colle di Costapiana, conduce verso la Val Troncea, e – passando al Col del Pis, prima nel vallone di Massello, e, poi, in Val Germanasca – risale il Vallone dei 13 laghi di Prali, in quota, per giungere al Col Giulian. Quindi, ecco Bobbio Pellice. Tutte zone che furono teatro di scontri e di battaglie tra i valdesi e i dragoni di Francia.


I numeri: tre valli e 227 chilometri

3 valli
227 chilometri
7 tappe d’alta quota)
1 forte con 4000 gradini
Più di 30 strutture convenzionate
Il cammino – inserito sulla piattaforma “Cammini d’Italia” – attraversa tre valli – Chisone, Germanasca e Pellice – per 227 chilometri. Chi vuole, può anche percorrerlo in bicicletta: in questo caso, il percorso prevede cinque tappe, dalla pianura fino alla Strada dell’Assietta a 2500 metri, verso Sestriere e ritorno.
Qualche numero: 17 sono attualmente le strutture convenzionate dove dormire, 18 quelle dove fermarsi a mangiare mentre sette realtà partner si occupano di servizi, dalle guide escursionistiche al trasporto bagagli.


Le 13 tappe, da Villafranca Piemonte al Gran Tour del Monviso

Tappa 1: Villafranca Piemonte – Cavour
Tappa 2: Cavour – Pinerolo
Tappa 3: Pinerolo Centro
Tappa 4: Pinerolo – San Germano Chisone
Tappa 5: San Germano Chisone – Perosa Argentina
Tappa 6: Perosa Argentina – Fenestrelle
Tappa 7: Fenestrelle – Pian dell’Alpe (con variante attraverso Usseaux)
Tappa 8: Pian dell’Alpe – Casa Assietta
Tappa 9: Casa Assietta – Pattemouche/Pragelato
Tappa 10: Pattemouche/Pragelato – Massello
Tappa 11: Massello – Prali
Tappa 12: Prali – Conca del Prà
Tappa 13: Conca del Prà – Bobbio Pellice
o in alternativa la variante Conca del Prà – Gran Tour del Monviso
Una terra di confine, costellata di forti e fortificazioni ideate per dividere e per difendere i territori e le comunità, sotto l’aspetto politico, geografico, culturale e religioso, offre ora l’opportunità di unire, condividere e conoscere questo esteso patrimonio locale.
Il fiume Po da Villafranca Piemonte è il punto di partenza della Strada che si snoda, passando da Pinerolo, fino al Forte di Fenestrelle per poi proseguire verso il Monviso, il faro che accompagna lungo il percorso.
Nel mezzo, pianure, vigneti eroici, castelli di pianura, la Città di Pinerolo, laghi, cascate e forti, Usseaux, (facente parte dei Borghi più belli d’Italia), forti di alta montagna sulla meravigliosa Strada dell’Assietta, percorsa ogni anno da migliaia di turisti, fino al Forte di Fenestrelle. 


Come prendere parte: la credenziale e dove ritirarla

La credenziale è la compagna di viaggio più fidata dei camminatori. Non è solo un documento: è la traccia concreta del percorso, una collezione di timbri, incontri, storie e chilometri.
Durante il tragitto, a piedi o in bici, si potrà farla timbrare in diversi punti: strutture ricettive, uffici turistici, bar, ristoranti e associazioni locali. Ogni timbro è una tappa conquistata.

La credenziale, ritirata di persona o spedita via posta, dà diritto a uno sconto sulle strutture convenzionate e permette di ottenere la versione Pro dell’app Outdooractive per 30 giorni per poter camminare in sicurezza anche senza connessione.  Insieme alla credenziale, una “surprise bag” raccoglie altri gadget e strumenti utili al cammino.
Punti di riferimento per i camminatori sono l’Ufficio di Turismo Torino e Provincia, in via del Duomo 1 a Pinerolo (tel: 0121 795589
mail: info.pinerolo@turismotorino.org) e l’Ufficio del Consorzio Turistico Pinerolese e Valli, con sede in via Mazzini 30 a Pinerolo (tel: 331 3901745; mail: info@turismopinerolese.it): entrambi forniscono informazioni e supporto ai camminatori.
È possibile, inoltre, prenotare i pernotti e il trasporto bagagli, acquistare le t-shirt ufficiali del cammino oltre a eventuali esperienze e servizi aggiuntivi per famiglie.
È possibile percorrere cinque (consecutive) delle tappe del Cammino dei Forti in bicicletta. Si tratta della tappa Villafranca Piemonte (dislivello: 180 metri;   sviluppo: 43 km), Pinerolo – Fenestrelle (salita 900 m – discesa 120 m; sviluppo: 44,8 km), Fenestrelle – Pian dell’Alpe (in salita 1000 metri, in discesa 240 metri,  sviluppo: 21 km), Pian dell’Alpe – Sestriere (in salita 1000m in discesa 950m, sviluppo: 34,4 km) e Sestriere – Villafranca Piemonte (dislivello: in salita 261m in discesa 2.017m;  sviluppo: 83,3 km).


La storia di questo Cammino

Il progetto de “Le strade dei forti” nasce dalla volontà della Cabina di Regia Turismo di Zona Omogenea Pinerolese 5 di valorizzare il paesaggio fortificato del Pinerolese.
Il progetto ‘Paesaggio fortificato, nell’evoluzione del rapporto storico tra il Piemonte e la Francia – Le Strade dei Forti – fase 2 ’ è stato realizzato grazie al contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo tramite il Bando ‘In Luce. Valorizzare e raccontare le identità culturali dei territori’.
Le Strade dei Forti è un progetto nato nel periodo post COVID dalla volontà della Cabina di Regia Turismo di Zona Omogenea Pinerolese 5 di valorizzare il paesaggio fortificato del Pinerolese che caratterizza fortemente questo territorio. L’intento era quello di unire le principali risorse che negli anni sono state valorizzate anche con ingenti contributi e metterle in rete al fine di giungere a una fruizione coordinata e sostenibile. Nasce così un cammino lungo il “Paesaggio fortificato, nell’evoluzione del rapporto storico tra il Piemonte e la Francia”’, (Team di progetto costituito da Città di Pinerolo -capofila-, Comuni di Fenestrelle, Usseaux, Prali, Fondazione La Tuno, Fondazione Centro Culturale Valdese, Accademia di Musica di Pinerolo) presentato alla Fondazione CFP tramite il Bando “In Luce. Valorizzare e raccontare le identità culturali dei territori”
La presentazione ufficiale è avvenuta a marzo 2025, proprio al Forte di Fenestrelle. Il Consorzio Turistico Pinerolese e Valli, in collaborazione con l’associazione Artena, ha poi lavorato agli incontri e alla formazione di strutture e operatori, nonché a tutta la piattaforma logistica e organizzativa: da agosto 2025, è possibile percorrere le 13 tappe. Un simbolico “varo”, se è vero che i sentieri erano già esistenti e percorribili. 

La “Semana Santa a Tobarra” passione, emozione e il suono incessante dei tamburi per più di cento ore

La “Semana Santa a Tobarra” passione, emozione e il suono incessante dei tamburi per più di cento ore

Una tradizione che sta per compiere mezzo secolo e che quest’anno punta a battere un primato da Guinness: suonare lo stesso tamburo per 104 ore consecutive
Nel 2024 l’unica città in Europa a sospendere il passaggio all’ora legale per non interrompere il suono dei tamburi.
La Settimana Santa è una delle feste più radicate e profonde della tradizione spagnola, una commemorazione che vanta secoli di storia e che ricorda la Passione e la morte di Gesù Cristo.
Vi abbiamo parlato della semana santa di Astonga, e di come viverla in Catalogna adesso, pur rimanendo sempre in Spagna viviamo un’esperienza unica.
Le strade della maggior parte delle città e dei paesi spagnoli si trasformano in scenari di fervente devozione religiosa, dove lutto e contemplazione si fondono nel ricordo della morte di Cristo con la musica, l’arte, il colore e la magia delle processioni, la fattura artigianale di mantelli, veli e tuniche, i variopinti abiti dei membri della confraternita, la presenza di soldati romani o membri dell’esercito e i solenni cortei in cui sfilano tra la folla le immagini religiose.


La Semana Santa dei tamburi di Tobarra

Ma ciò che rende unica la Semana Santa de Tobarra, una cittadina della Castilla-La Mancha, è il suono incessante del tamburo, che inizia alle quattro del pomeriggio del Mercoledì Santo e continua fino a mezzanotte della domenica di Pasqua.
Non si tratta semplicemente di qualche percussione che scandisce il ritmo della processione, ma un raduno di migliaia di tamburi fatti a mano, di vari stili e forme, che verranno suonati senza sosta per giorni in tutta la città.
La tradizione, che celebrerà il suo cinquantesimo anniversario in questo 2026, viene seguita in modo così rigoroso che lo scorso anno Tobarra è stato l’unico comune in Europa a non passare all’ora legale per evitare di interrompere il rullo dei tamburi durante i sessanta minuti “persi” con il cambio delle lancette; quest’anno, 400 suonatori si alterneranno per cercare di battere un primato Guinness, suonando lo stesso tamburo per 104 ore consecutive.


Un rituale collettivo

Sebbene la Semana Santa de Tobarra abbia anche altri aspetti degni di nota  come la Virgen de los Dolores di Francisco Salzillo, uno dei migliori scultori del barocco spagnolo, che da più di un quarto di secolo presiede la sfilata della Confraternita della Santissima Vergine Addolorata e della Solitudine di Maria, il Giovedì Santo, il Venerdì Santo e la Domenica di Pasqua sono stati soprattutto i tamburi a consentirle di ottenere nel 2018 la distinzione di Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’Unesco, un riconoscimento che si aggiunge alla dichiarazione di Bene di Interesse Culturale da parte della Giunta Regionale della Castilla-La Mancha nel 2016; è anche una Festa di Interesse Turistico Nazionale e aspira a diventare Internazionale.
Si tratta di un rituale collettivo basato sul suono simultaneo, intenso e continuo di migliaia di tamburi e grancasse all’aria aperta; è diventata una pratica sociale, tramandata di generazione in generazione, capace di generare un paesaggio sonoro unico che accompagna, dalla domenica delle Palme a Pasqua, le otto processioni a cui partecipano, con ricchezza di immagini e troni, le quindici confraternite della città.
Il tamburo, protagonista della Semana Santa di Tobarra, si è evoluto nel corso di centinaia di anni: dal legno e dalla corda fino agli attuali alluminio e goffratura, passando per lamiera e metallo, scatole traforate, torni scolpiti, pregiate pelli di capra, bordoni risonanti, cerchi in filigrana (alcuni placcati in oro e argento). Sono stati composti numerosi stacchi e marce: la creazione musicale continua senza sosta e alimenta il ricco repertorio della tradizione tobarreña.


Una storia millenaria

Gli strumenti a percussione sono i più antichi della Storia: di solito suonano una sola nota, ma molto forte; a maggior ragione se ci sono più suonatori, e in questo caso si chiama tamborrada.
Tracce dell’uso dei tamburi sono state rinvenute in diverse civiltà antiche, come la Mesopotamia, l’Egitto, la Cina e l’Africa.
Nell’antica Grecia, il tamburo era noto come tympanon e veniva utilizzato nelle cerimonie e nelle feste religiose.
Nell’antica Roma invece il tympanum era usato in battaglia e negli spettacoli teatrali. In Spagna venne introdotto dagli arabi nel Medioevo e divenne un elemento chiave della musica militare: veniva utilizzato per comunicare gli ordini durante le battaglie e per scandire il ritmo delle parate e delle marce militari. Durante il Rinascimento trovò il suo posto insieme ad altri strumenti a percussione nella musica da camera e nelle orchestre.
Nel XIX e XX secolo, con l’avvento della musica popolare, la batteria divenne uno strumento essenziale in generi come il jazz, il rock e il funk: il sound distintivo e la capacità di dare ritmo divennero elementi chiave di questi stili musicali. Il suo suono ritmico e potente è stato utilizzato per comunicare, celebrare rituali, accompagnare danze e scandire il passare del tempo. Nel corso della storia, il tamburo si è evoluto e si è adattato a diverse culture, acquisendo forme e suoni unici in ciascuna regione del mondo.


Momenti unici

Tra una tamborrada e l’altra si susseguono momenti particolari come il Mercoledì Santo, quando i soldati romani arrestano Cristo; o il Venerdì Santo, quando ha luogo l’atto più sublime della festa di Tobarra, con la benedizione impartita dal Cristo articolato sul Calvario a trentamila fedeli radunati davanti all’immagine della Madonna Addolorata.
È un momento impressionante, come se la statua avesse preso vita: dopo che uno squillo di tromba mette a tacere i tamburi, il suo braccio benedice i presenti nei quattro punti cardinali. Il braccio articolato è azionato da un meccanismo situato sotto il trono, riservato ai membri di una famiglia, i “Sabina”, che ereditano di generazione in generazione la responsabilità di muovere il braccio che impartisce la Benedizione.
Poi i suonatori di tamburo, che indossano tuniche viola, blu, rosse, legate in vita con un cordone e una sciarpa bianca annodata al collo, riprendono il loro ritmo monotono, ma dalle sfumature che gli esperti sanno ben distinguere, e che manterranno per più di cento ore al suono del “Mektub”, una partitura musicale funerea, intensa e commovente; nel frattempo, i troni del Cristo e della Madonna Addolorata vengono trasportati dagli “agarráores”.


Il giovedi Santo e la mattina di Pasqua

Un altro momento particolare è la mattina della domenica di Pasqua, quando i tamburi tacciono di nuovo in occasione dell’Inno Nazionale e per far sì che, sempre sul Monte Calvario, abbia luogo l’Incontro tra le immagini del Gesù Risorto e della Vergine Addolorata.
I due troni si fronteggiano e vengono fatti prima tre inchini in avanti finché i non si uniscono pali anteriori di ciascun trono; poi altri tre uniti; e infine, tre all’indietro per allontanarsi. Dopodiché, si riuniscono di nuovo di fronte al pubblico radunato per assistere all’Incontro.
Ma ancor prima, durante il Giovedì Santo, si svolge un altro momento unico: la Discesa del Cristo della Caduta,  meglio conosciuta come Paso Gordo per il suo enorme peso lungo i ripidissimi pendii dell’Encarnación; un atto di forza, sacrificio e devozione per i costaleros, poiché l’immagine pesa oltre due tonnellate, divise un tempo tra 16 agarráores e oggi fra trenta.
Ogni anno un numero sempre maggiore di fedeli segue i costaleros per infondere loro coraggio; gli abbracci fra i coraggiosi uomini e donne che  trasportavano l’immagine, una volta arrivati alla Plaza de España, concludono il rituale della Discesa del Paso Gordo: per la confraternita sta per iniziare la processione del Giovedì Santo, e a Tobarra i tamburi riprendono a suonare.
Primavera in Friuli Venezia Giulia, tra fioriture e forest bathing

Primavera in Friuli Venezia Giulia, tra fioriture e forest bathing

Con l’arrivo della primavera, il Friuli Venezia Giulia si trasforma in una destinazione ideale per chi desidera vivere la natura nel momento del suo massimo risveglio. Tra montagne, foreste, giardini storici e parchi naturali, il territorio offre numerose opportunità per scoprire paesaggi in fiore, partecipare a escursioni
guidate e vivere esperienze di benessere all’aria aperta.
Dalle fioriture alpine nei Parchi naturali alle attività di
forest bathing nei boschi, fino agli eventi dedicati ai giardini e alle rose, la primavera diventa l’occasione perfetta per esplorare il territorio con un ritmo lento e immersivo, tra panorami e biodiversità.


Wellbeing, rigenerarsi dalla montagna al mare con il forest bathing

Un passo dopo l’altro, immersi nella natura, il benessere prende forma grazie alle esperienze di wellbeing in
montagna e in tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia, dalle Valli del Natisone alla Foresta millenaria di Tarvisio, ma anche lungo il litorale fino al Parco del Castello di Miramare. Si passa dalle attività all’aria aperta ai percorsi di consapevolezza, per una primavera da vivere con autenticità tra yoga nel bosco, forest bathing, bagni di gong, di grotta e nel bosco e giochi nelle foreste per i bimbi.
Le Valli del Natisone, in particolare, sono il luogo perfetto per ricaricare le energie e riscoprire il modo in cui la
natura può portare benessere al corpo: è qui che si trova la prima “Stazione di Terapia Forestale” in Europa,
pensata per mettere in connessione persone e foreste.
Le sessioni guidate di Forest Bathing sono un’ottima s
oluzione per chi vuole farsi condurre lontano dallo stress: due ore di cammino, lungo il primo sentiero certificato per fini di attività medica in natura e uno dei primi in Europa, immersi nella natura del Friuli Venezia Giulia.
Il
percorso si trova nel cuore dei boschi della Val Erbezzo e arriva fino alle Cascate di Kot, che con il loro scrosciare continuo risuonano di vita nel silenzio del verde.
Un altro contesto particolarmente adatto è la Foresta di Tarvisio, una delle più estese foreste d’Italia. Tra fitti
boschi di abeti e larici si svolgono esperienze di forest bathing, durante le quali i partecipanti vengono guidati
lungo sentieri tranquilli per vivere il bosco con tutti i sensi.
Sul versante costiero, le attività si svolgono anche nel Parco del Castello di Miramare a Trieste tra gli alberi secolari e a pochi passi dal mare per una sensazione di pace e di immersione nella storia e nella natura.
Tutte le esperienze di wellbeing sono disponibili su www.turismofvg.it/it/outdoor/wellbeing-experience

La val Resia nelle prealpi Giulie

Ammirare le fioriture nel parco naturale delle Prealpi Giulie e delle Dolomiti Friulane

Terminata la stagione dello sci, la montagna del Friuli Venezia Giulia cambia volto e, con il progressivo scioglimento della neve, si trasforma in un giardino dalla straordinaria ricchezza botanica. Tra marzo e aprile nei prati, pascoli e
boschi di fondovalle delle Alpi Carniche, Alpi Giulie e Dolomiti Friulane è possibile ammirare le prime fioriture che rendono l’arco alpino e dolomitico una meta imperdibile per escursioni e trekking di ogni livello. Per godere a pieno del paesaggio e scoprire la biodiversità delle montagne del Friuli Venezia Giulia, il Parco naturale delle Prealpi Giulie e il Parco naturale delle Dolomiti Friulane offrono un calendario di escursioni guidate in alcuni degli ambienti più suggestivi del territorio.
Nelle Prealpi Giulie, in particolare, tra le fioriture primaverili più facilmente osservabili anche alle quote più basse si segnalano specie come il bucaneve, la primula, l’erica carnicina, l’erba trinità, il croco, il farfaraccio niveo, l’elleboro o rosa di Natale, la genziana primaticcia, l’arabetta alpina e il fior di stecco. Il Parco propone venerdì 3 aprile Venzone alla scoperta della flora del Parco: un’uscita nell’area dei Rivoli Bianchi per osservare le specie pioniere che colonizzano gli ambienti ghiaiosi e aridi. Il calendario prosegue anche nella Riserva naturale della Val Alba: sabato 2 maggio è in programma l’escursione La flora della Val Alba: ricchezze e ricerche dedicata alla flora delle faggete e degli ambienti rupestri, con approfondimenti sulle attività di conservazione della rara scarpetta della Madonna. Domenica 7 giugno l’itinerario L’isolata vetta del Cjavals e l’Eryngium porterà gli escursionisti verso la panoramica vetta del Monte Cjavals, offrendo l’occasione di conoscere da vicino la flora locale e i progetti di ricerca in corso. In estate, mercoledì 12 agosto con l’escursione La flora del Canin sul sentiero botanico Mirabila l’attenzione si sposterà sul massiccio del Monte Canin, lungo il sentiero botanico Mirabila, un itinerario panoramico che permette di scoprire una delle flore più ricche delle Alpi orientali.
Anche l’area montana del Parco naturale delle Dolomiti Friulane custodisce un patrimonio floristico di grande
valore: tra prati alpini, ghiaioni e pareti rocciose è possibile incontrare numerose specie rare e protette, come la scarpetta della Madonna, la campanula morettiana, il papavero delle rocce, oltre a diverse varietà di orchidee e genziane che in primavera ed estate colorano il paesaggio montano. Queste montagne ospitano inoltre alcune specie endemiche, piante cioè presenti solo in aree molto ristrette delle Alpi orientali, a testimonianza della straordinaria biodiversità che caratterizza questo territorio e che rende l’esplorazione dei suoi sentieri un’esperienza naturalistica unica. Da non perdere l’escursione guidata prevista domenica 12 aprile A Tramonti di Sopra nasce un fiore prezioso.
La flora alpina costituisce un patrimonio fragile e da tutelare, per questo la raccolta dei fiori non è consentita. Il modo migliore per preservare questa ricchezza è osservarla e fotografarla, contribuendo così alla sua
conservazione nel tempo.


Gli eventi dedicati alle fioriture

Per celebrare l’arrivo della primavera in Friuli Venezia Giulia sono previsti diversi eventi e aperture speciali in alcuni dei giardini e parchi più belli della regione. Tra i primi appuntamenti della stagione figura “Giardini Aperti in Friuli Venezia Giulia”, previsto domenica 17 maggio, quando numerosi giardini pubblici e privati della regione aprono le loro porte ai visitatori, offrendo l’opportunità di esplorare spazi verdi solitamente non accessibili e scoprire angoli di grande fascino paesaggistico. La stagione delle fioriture può essere vissuta anche visitando luoghi simbolo come il roseto e il labirinto di rose damascene del Castello di
Cordovado, oppure i roseti e il sentiero delle rose dell’Abbazia di Rosazzo, dove ogni anno nel mese di maggio si svolge anche la manifestazione Rosazzo da Rosa, dedicata alla fioritura delle rose e alla valorizzazione del paesaggio collinare.
A Trieste merita una visita il Parco di San Giovanni, uno dei principali spazi verdi cittadini,
apprezzato per la varietà botanica, i percorsi immersi nel verde e le numerose fioriture che caratterizzano la stagione primaverile. Prevista a breve infine la riapertura di Giardino Viatori di Gorizia, un’area botanica creata da Luciano Viatori da cui si gode di una vista splendida su sulla città e sull’Isonzo.

Weekend insoliti in Europa: mete sorprendenti, diverse dal solito e tutte da scoprire

Weekend insoliti in Europa: mete sorprendenti, diverse dal solito e tutte da scoprire

La primavera è quella stagione in cui ti viene voglia di partire anche senza un vero motivo. Luce più bella, aria più leggera, zero scuse.
Ma c’è un problema: tutti vanno negli stessi posti.
Se quest’anno vuoi evitare la solita Parigi, Londra, Berlino e scoprire qualcosa di diverso, ecco 10 mete insolite in Europa perfette per un weekend primaverile — quelle che ti fanno dire “perché non ci sono mai stato prima?”


1 – Coimbra, Portogallo

Coimbra è stata capitale del Portogallo nel Medioevo e oggi mantiene un’identità fortemente legata alla conoscenza e alla vita universitaria.
L’Università di Coimbra, fondata nel 1290 e patrimonio Unesco, domina la città dall’alto con palazzi monumentali, cortili cerimoniali e la celebre Biblioteca Joanina, uno dei più importanti esempi di biblioteca barocca europea. Le strade che scendono verso il fiume Mondego raccontano una quotidianità fatta di librerie storiche, piccoli ristoranti tradizionali e locali dove la sera risuona il fado di Coimbra, interpretato storicamente dagli studenti.
La città invita a muoversi lentamente tra quartieri antichi, giardini panoramici e musei poco affollati. Il ritmo urbano resta autentico, con una presenza turistica ancora contenuta rispetto alle mete portoghesi più celebri.
Coimbra si raggiunge con facilità volando su Porto, collegato con numerose città italiane, e proseguendo in treno per circa un’ora e un quarto. Oppure Lisbona rappresenta un’alternativa con un trasferimento ferroviario di circa due ore.


2 – Graz, Austria

Graz è la seconda città dell’Austria per dimensioni e una delle più sottovalutate dell’Europa centrale.
Il centro storico è patrimonio Unesco e conserva una stratificazione architettonica che attraversa Medioevo, Rinascimento e Barocco con grande continuità.
Il Schlossberg domina la città con la celebre torre dell’orologio, mentre il Kunsthaus, museo di arte contemporanea soprannominato “Friendly Alien”, introduce una dimensione contemporanea che dialoga con l’impianto storico.
Graz è anche una città universitaria e gastronomica, con una scena culinaria riconosciuta che valorizza i prodotti della Stiria. La dimensione urbana compatta e il ritmo rilassato favoriscono un weekend dedicato a musei, mercati e caffè storici.
La città dispone di un aeroporto internazionale e può essere raggiunta facilmente anche da Vienna con circa due ore e mezza di treno.


3 – Pérouges, Francia

Pérouges è un borgo medievale fortificato situato vicino a Lione e inserito tra i villaggi più belli di Francia. Le mura, le case in pietra e le strade acciottolate conservano un’impronta architettonica coerente. La piazza centrale, con alberi secolari e ristoranti tradizionali, rappresenta il cuore della vita locale. La visita si sviluppa tra artigianato, gastronomia regionale e paesaggi rurali della regione dell’Ain.
La dimensione compatta permette un soggiorno breve ma completo. L’aeroporto più vicino è Lione Saint-Exupéry, a meno di un’ora di viaggio.


4 – Giethoorn, Paesi Bassi

Soprannominata da alcuni la Venezia olandese, Giethoorn in realtà ha ben poco in comune con la Serenissima, se non il fatto di essere un villaggio costruito attorno a un sistema di canali che sostituisce la rete stradale tradizionale.
Gli spostamenti avvengono in barca o in bicicletta lungo sentieri erbosi che attraversano ponti in legno e giardini curati. Le abitazioni con tetti in paglia e facciate basse raccontano la tradizione rurale olandese e creano un paesaggio armonico, immerso in un contesto naturale protetto.
La dimensione ridotta del borgo consente una visita completa in pochi giorni, tra escursioni sull’acqua, passeggiate nei parchi e soste nei piccoli ristoranti locali. L’esperienza mantiene una forte componente di quiete e contatto con il paesaggio.
L’accesso più semplice passa dall’aeroporto di Amsterdam Schiphol, seguito da un treno verso Steenwijk e da un breve trasferimento in autobus.

5 – Ålesund, Norvegia

Ålesund fu ricostruita dopo l’incendio del 1904 secondo i canoni dell’Art Nouveau, creando un centro urbano coerente e riconoscibile. Le facciate decorate e le torrette colorate si affacciano sull’oceano e sulle isole circostanti.
Dal monte Aksla si osserva un panorama che include arcipelaghi, fiordi e montagne.

La città rappresenta una base ideale per escursioni nei fiordi occidentali e nella natura norvegese. Il contesto urbano resta raccolto e facilmente esplorabile.
L’arrivo avviene solitamente via Oslo, con un volo interno verso l’aeroporto di Ålesund Vigra collegato al centro.


6 – Anversa, Belgio

Tra le mete proposte, forse la più nota: Anversa è uno dei principali centri europei per il commercio dei diamanti e una capitale riconosciuta della moda contemporanea.
Il centro storico riunisce architettura gotica, piazze monumentali e il patrimonio artistico legato a Rubens, mentre quartieri più recenti ospitano gallerie, boutique e spazi creativi.
Il porto, tra i più importanti d’Europa, contribuisce a un’identità cosmopolita che si riflette nella scena gastronomica e culturale. La città mantiene una dimensione vivibile che favorisce l’esplorazione lenta.
Si raggiunge facilmente volando su Bruxelles e proseguendo in treno per circa quaranta minuti.


7 – Poznań, Polonia

Poznań è una meta perfetta per weekend insoliti in Europa perché è una delle città più antiche della Polonia e tra le più scenografiche dell’Europa centrale.
Le case color pastello e il municipio storico raccontano secoli di sviluppo urbano. Il quartiere di Ostrów Tumski ospita la cattedrale più antica del Paese.
La presenza universitaria sostiene una scena culturale dinamica, con festival, musei e ristoranti contemporanei. I costi contenuti favoriscono un soggiorno accessibile.
La città dispone di un aeroporto internazionale; in alternativa Varsavia dista circa tre ore di treno.


8 – Heidelberg, Germania

Heidelberg è una delle città universitarie più antiche della Germania e conserva un centro storico barocco perfettamente integrato nel paesaggio naturale della valle del Neckar.
Il castello domina la città dall’alto e offre panorami che abbracciano tetti, ponti e colline boscose. La Hauptstraße, tra le vie pedonali più lunghe d’Europa, ospita librerie, caffè storici e ristoranti regionali.
La presenza dell’università mantiene una vita culturale costante tra musei, concerti e festival.
L’aeroporto di riferimento è Francoforte sul Meno, collegato a Heidelberg da treni diretti in circa un’ora.

9 – Rovinj (Rovigno), Croazia

Rovinj sorge su una penisola istriana dominata dalla chiesa di Sant’Eufemia, visibile da gran parte della costa. Le case colorate si affacciano direttamente sul mare e i vicoli stretti conducono a piazze e piccoli porti dove la pesca resta parte della vita quotidiana.
L’eredità veneziana è evidente nell’architettura e nella tradizione culinaria, che unisce influenze italiane e balcaniche.
La città offre un equilibrio tra paesaggio costiero, patrimonio storico e gastronomia locale. Le stagioni intermedie permettono di apprezzare appieno la dimensione urbana senza la pressione turistica dell’estate.
L’aeroporto più vicino è Pola, a circa quaranta minuti, mentre Venezia e Trieste rappresentano valide alternative con trasferimento via terra.

10 – Sibiu, Romania

Come meta per weekend insoliti in Europa non poteva mancare Sibiu. Questa città rumena conserva uno dei centri storici medievali meglio preservati dell’Europa orientale.
Fondata dai coloni sassoni nel XII secolo, presenta piazze monumentali circondate da edifici colorati, torri difensive e passaggi coperti che collegano i diversi livelli della città. I caratteristici tetti con abbaini a forma di occhi sono diventati un segno distintivo dell’architettura locale.
Capitale Europea della Cultura nel 2007, Sibiu ospita festival, musei e teatri che animano la vita cittadina durante tutto l’anno. Il costo della vita ancora contenuto e la forte presenza universitaria contribuiscono a mantenere un’atmosfera vivace e accessibile.
La città dispone di un aeroporto internazionale con collegamenti europei; in alternativa si può volare su Cluj-Napoca o Bucarest e proseguire in treno.