Ago 20, 2026 | Enogastronomia, Territori
Il momento della vendemmia è alle porte e anche quest’anno alcune aziende vitivinicole del Friuli
Venezia Giulia aderenti alla Strada del Vino e dei Sapori propongono l’esperienza della vendemmia turistico-didattica, un’occasione per contribuire in prima persona alla raccolta delle uve, entrare in contatto e conoscere le tecniche dei singoli produttori che illustreranno le caratteristiche della maturazione dei grappoli e le fasi della vendemmia.

Esperienze per tutti: dal neofita all’esperto
La vendemmia turistico-didattica è pensata per un pubblico ampio e offre proposte adatte a diversi interessi: esperti di vino, ma anche famiglie con bambini o semplici appassionati potranno vivere in prima persona il fascino della vendemmia, scegliendo il percorso più adatto. Per gli appassionati sono previsti approfondimenti tecnici sulla produzione e degustazioni guidate di etichette selezionate, mentre le famiglie potranno vivere un’attività semplice e coinvolgente, pensata anche per i più piccoli.
Alcune cantine arricchiscono inoltre la giornata con momenti conviviali, offrendo la possibilità di condividere il tradizionale pranzo dei vendemmiatori oppure una cena degustazione con vini dell’azienda e specialità del territorio, per scoprire i sapori autentici di una terra da sempre vocata alla viticoltura.
Per partecipare è possibile prenotare direttamente nelle cantine coinvolte presenti sul sito Vendemmia turistica didattica

Doc Friuli Colli Orientali, Colutta
L’esperienza viene organizzata su richiesta e in base al momento ottimale di maturazione delle uve.
I partecipanti si ritrovano al mattino per vendemmiare e poi spostarsi in cantina e studiare le prime fasi della vinificazione.
La giornata si conclude con una degustazione dei vini dell’azienda accompagnati da prodotti tipici del territorio. https://www.turismofvg.it/it/scopri-tutte-le-attivita/raccogli-l-uva-con-le-tue-mani-e-impara-i-segreti-della-vinificazione
Doc Friuli Colli Orientali, Conte d’Attimis-Maniago
Gli appassionati di storia e vino troveranno un’esperienza speciale da Conte d’Attimis-Maniago a Buttrio.
Dal 28 agosto al 30 settembre la tenuta accompagna i visitatori tra i vigneti storici, raccontando secoli di tradizione vitivinicola, e nella cantina sotterranea cinquecentesca, dove è prevista la degustazione dei vini. L’esperienza può essere arricchita con un tour in fuoristrada tra le vigne o con un picnic nel frutteto.
https://www.contedattimismaniago.it/visite-guidate-in-cantina/

Doc Friuli Colli Orientali, Elio Vini
L’appuntamento con la vendemmia è previsto il 12, 19 e 26 settembre a Grupignano di Cividale del Friuli, dove i partecipanti saranno accolti dal vignaiolo Franco Venica per una presentazione dell’azienda.
Prenderà il via poi la vendemmia e si concluderà l’esperienza con un momento conviviale dedicato alla degustazione dei vini accompagnati da salumi e formaggi locali.
Vendemmia turistica a due passi da Cividale del Friuli
Doc Friuli Grave, Gelindo dei Magredi
Per chi desidera vivere un’esperienza perfetta per le famiglie, l’appuntamento è il 30 agosto e il 5, 13 e 19 settembre da Gelindo dei Magredi a Vivaro. Il pomeriggio prenderà il via con un tragitto su carrozze trainate da cavalli fino alla Vigna del Paradis, dove i partecipanti saranno coinvolti nella raccolta dell’uva. L’esperienza proseguirà al podere con la tradizionale pigiatura, durante la quale il mosto verrà trasformato in succo d’uva da imbottigliare.
https://www.turismofvg.it/it/scopri-tutte-le-attivita/vendemmia-da-gelindo-dei-magredi

Doc Collio, Gradis’ciutta
Per chi desidera capire cosa significa lavorare totalmente in regime biologico, il 12 settembre potrà partecipare alla vendemmia didattica in questa azienda situata nel cuore della Doc Collio. Dopo l’esperienza in campagna tra i filari, seguirà la visita in cantina e una degustazione di alcuni vini.
https://www.turismofvg.it/it/scopri-e-prenota-le-esperienze/gradis-ciutta-vendemmia-experience-in-collio
Doc Friuli Colli Orientali – Le Due Torri
Il terzo e quarto week-end di settembre, i partecipanti prenderanno parte alla raccolta dell’uva, visiteranno la cantina per conoscere le prime fasi della vinificazione e concluderanno la giornata con una cena degustazione.
Per i più piccoli è prevista anche la tradizionale pigiatura dell’uva a piedi nudi, per vivere la magia della vendemmia come una volta.
https://leduetorrivini.it/visite-in-cantina/vendemmia-didattica

Doc Friuli Grave – Tonutti
Ad Adegliacco l’Agriturismo Tonutti apre le porte durante i giorni della vendemmia per far vivere ai partecipanti l’atmosfera autentica della raccolta.
Dopo un’esperienza tra i filari e la scoperta delle prime fasi della trasformazione dell’uva in mosto, la
giornata si conclude con il tradizionale pranzo dei vendemmiatori, all’insegna della convivialità e dei sapori del territorio.
https://www.turismofvg.it/it/attivita-con-guida/vendemmia-turistico-didattica
Il Friuli Venezia Giulia, tramite PromoTurismoFVG e il coordinamento regionale dell’Associazione nazionale Città del Vino, è stata la prima regione d’Italia ad aver firmato nel 2023 un protocollo d’intesa per promuovere il valore dell’esperienza della vendemmia turistico-didattica ed incrementare l’offerta turistica del territorio.
Ago 17, 2026 | Territori
Ago 16, 2026 | Enogastronomia, Territori
Ci sono prodotti che finiscono nel piatto. E poi ce ne sono altri che, prima ancora, raccontano un territorio.
Il Fagiolo di Sarconi IGP appartiene decisamente alla seconda categoria. Perché dietro quei piccoli semi colorati c’è una storia fatta di agricoltura, acqua, terra, biodiversità e sapere contadino.
Una storia che ogni estate torna protagonista a Sarconi, piccolo borgo della provincia di Potenza, nel cuore dell’Alta Val d’Agri.
Qui il 18 e 19 agosto 2026 va in scena la 45ª Sagra del Fagiolo IGP di Sarconi, una delle manifestazioni gastronomiche più longeve della Basilicata.
La festa è nata nel 1982 come “Festa del fagiolo” e nel corso degli anni è cresciuta fino a diventare una vera vetrina per uno dei prodotti simbolo dell’agricoltura lucana. Il Comune la definisce la “regina di agosto” dell’estate sarconese e sottolinea come sia un appuntamento capace di richiamare anche chi torna nel paese proprio per la sagra.
Ma perché questo fagiolo è così speciale?

Prima di tutto: che cos’è il Fagiolo di Sarconi IGP?
La prima cosa da sapere è che non stiamo parlando di una sola varietà. Il Fagiolo di Sarconi IGP comprende diversi ecotipi locali riconducibili alle tipologie Cannellino e Borlotto, coltivati secondo il disciplinare nella zona geografica riconosciuta.
Il territorio di produzione comprende Sarconi e altri comuni della provincia di Potenza, tra cui Grumento Nova, Marsicovetere, Moliterno, Paterno, San Martino d’Agri, Spinoso, Tramutola e Viggiano. Ed è proprio questa biodiversità a rendere il prodotto particolarmente interessante.
Ci sono fagioli bianchi, verdi, screziati, rossastri, con forme e dimensioni differenti. Tra gli ecotipi locali si incontrano nomi affascinanti come Verdolino, Tabacchino, Munachedda, Nasieddu, Maruchedda, San Michele, Tovagliedde rampicanti e Cannellino rampicante.
Una piccola enciclopedia gastronomica racchiusa in un pugno di legumi.

Il segreto è sotto terra
Il gusto del Fagiolo di Sarconi non nasce per caso. A fare la differenza sono soprattutto le caratteristiche dell’Alta Val d’Agri, dove terreni fertili e particolari condizioni climatiche creano un ambiente favorevole alla coltivazione.
I terreni dell’area sono prevalentemente alluvionali, freschi, profondi e fertili e l’abbondanza di acqua è uno degli elementi che contribuiscono alla peculiarità del prodotto. Poi ci sono le escursioni termiche estive, altro elemento caratteristico dell’area.
È il classico esempio di come il territorio possa diventare ingrediente.
Non basta piantare un seme per ottenere lo stesso risultato altrove: sono l’ambiente, la tradizione agricola e la selezione degli ecotipi locali a costruire nel tempo un prodotto riconoscibile.

Una buccia sottile e un gusto che tende al dolce
E qui arriva una delle caratteristiche più interessanti per chi ama la gastronomia.
Il Fagiolo di Sarconi è apprezzato per la buccia sottile, la polpa tenera e una particolare delicatezza al palato. Le caratteristiche del territorio contribuiscono inoltre a una cottura relativamente rapida e uniforme e a una consistenza morbida. Il sapore è delicato, pieno e con una piacevole tendenza al dolce. È proprio questa delicatezza a renderlo estremamente versatile in cucina.
Si può utilizzare fresco, quando viene raccolto come baccello da sgranare, oppure a completa maturazione per ottenere la granella secca.

Dal piatto contadino alla cucina contemporanea
La grande forza del Fagiolo di Sarconi è che non ha bisogno di ricette complicate. La cucina tradizionale lucana lo ha sempre utilizzato in preparazioni semplici, dove il legume rimane protagonista.
Una delle immagini più immediate è quella della pasta e fagioli, ma il repertorio è molto più ampio.
Ci sono le zuppe, le minestre di verdure, i fagioli cotti lentamente, le preparazioni con cereali e pasta e i piatti della cucina contadina nei quali il legume dialoga con pane, olio extravergine, ortaggi e altri prodotti locali.
Ed è proprio questo il bello di un prodotto come il Fagiolo di Sarconi: non pretende di essere protagonista con la forza, ma lo diventa grazie alla sua capacità di assorbire e valorizzare i sapori che lo accompagnano.
Una sagra nata quasi per caso e diventata una tradizione
La storia della festa è interessante quanto quella del prodotto.
La prima edizione risale al 1982, quando venne organizzata come “Festa del fagiolo”. L’obiettivo era far conoscere questa coltura al di fuori del territorio e creare attorno al prodotto un momento di confronto e promozione.
I primi appuntamenti prevedevano anche seminari con produttori e rappresentanti istituzionali, dedicati a sperimentazione, produzione e commercializzazione. Poi arrivavano giochi popolari e, naturalmente, la degustazione del fagiolo cucinato dai cuochi locali.
Da allora la manifestazione è cresciuta, ma non ha perso il suo punto di partenza: mettere il fagiolo al centro della comunità.
Nel 2026 si arriva così alla 45ª edizione.

Due giorni in cui Sarconi profuma di Basilicata
Durante la sagra il paese cambia ritmo. Le strade e le piazze diventano il luogo d’incontro fra produttori, abitanti e visitatori.
Il fagiolo viene proposto nelle sue diverse interpretazioni e la gastronomia diventa il filo conduttore di una festa che comprende anche iniziative culturali, intrattenimento e momenti dedicati alla conoscenza del prodotto.
La degustazione resta naturalmente il cuore della manifestazione. Ed è qui che il visitatore può capire la vera differenza fra comprare un prodotto tipico e vivere un prodotto nel suo territorio.
Perché assaggiare il Fagiolo di Sarconi a Sarconi significa incontrare anche le persone che lo coltivano, ascoltare le storie della comunità e vedere il paesaggio nel quale quel prodotto nasce.

Non solo pasta e fagioli: la sorpresa è la creatività
Una delle cose più curiose della sagra è vedere quanto un ingrediente apparentemente semplice possa essere reinterpretato.
Accanto alle preparazioni tradizionali, negli anni il fagiolo è entrato anche in ricette più creative e insolite.
Sono nate così interpretazioni che lo portano persino lontano dalla classica cucina salata, con sperimentazioni dolci e prodotti curiosi.
È un modo intelligente per dimostrare che tradizione non significa necessariamente immobilità.
Un prodotto antico può continuare a vivere proprio perché riesce a dialogare con la cucina contemporanea.
Il fagiolo come patrimonio di biodiversità
C’è poi un aspetto che merita di essere raccontato. Il Fagiolo di Sarconi non è soltanto una specialità gastronomica. È anche un piccolo patrimonio di biodiversità agricola.
La presenza di numerosi ecotipi locali significa conservare semi, forme, colori e caratteristiche che si sono adattati nel tempo all’ambiente della Val d’Agri.
In un’epoca in cui l’agricoltura tende spesso alla standardizzazione, mantenere questa varietà significa difendere una parte della memoria agricola del territorio.
Ed è forse uno degli aspetti più moderni della sagra: dietro la festa c’è la valorizzazione di un’agricoltura locale che ha saputo conservare la propria identità.

Sarconi: cosa vedere oltre la sagra
Arrivare a Sarconi per la festa significa anche avere una buona occasione per scoprire l’Alta Val d’Agri. Il borgo può diventare il punto di partenza per esplorare un territorio caratterizzato da piccoli paesi, montagne, boschi, corsi d’acqua e una forte identità rurale.
Per chi ama l’enogastronomia, la visita può essere inserita in un itinerario più ampio alla scoperta dei prodotti lucani.
Uno dei grandi protagonisti della zona è naturalmente il Canestrato di Moliterno IGP, altro prodotto simbolo della Val d’Agri.
E poi c’è la natura.
L’area dell’Appennino Lucano offre numerose possibilità per passeggiate, escursioni e turismo lento. Il consiglio è quindi di non arrivare a Sarconi soltanto per la cena.
Meglio dedicare almeno una giornata al territorio.
Il souvenir? Un sacchetto di fagioli
Fra tutti i souvenir che si possono portare a casa dalla Basilicata, uno dei più curiosi è forse proprio un sacchetto di Fagiolo di Sarconi IGP.
Non occupa molto spazio, non rischia di rompersi durante il viaggio e soprattutto racconta una storia.
Quella di una terra, di una comunità e di una coltivazione che ha saputo trasformare un alimento quotidiano in un simbolo. Ed è questa, in fondo, la magia delle sagre autentiche.
Non servono ingredienti esotici. A volte basta un fagiolo.
La Basilicata che si scopre a tavola
La Sagra del Fagiolo IGP di Sarconi è quindi molto più di una festa gastronomica. È un appuntamento nel quale il cibo diventa strumento di conoscenza.
Attraverso il fagiolo si scoprono la storia agricola della Val d’Agri, i piccoli comuni dell’area, la biodiversità, le ricette della tradizione e il modo in cui una comunità ha costruito attorno a un prodotto parte della propria identità. E forse è proprio questo il modo migliore per visitare la Basilicata.
Non cercando soltanto i grandi monumenti o i panorami da fotografare, ma sedendosi a tavola e chiedendo:
“Da dove viene questo sapore?” A Sarconi la risposta è semplice. Viene dalla terra. Dall’acqua. Dalla memoria. E da un piccolo fagiolo che da oltre quarant’anni, ogni agosto, riesce a mettere un intero paese a tavola.
Ago 10, 2026 | Territori
Vulcani, ghiacciai, cascate, spiagge nere, fiordi e sorgenti termali: un itinerario tra i paesaggi più incredibili d’Islanda, da Reykjavík alla costa sud, fino ai fiordi e alle montagne del Nord.
Ci sono Paesi che si visitano. E poi ci sono Paesi che sembrano inventati.
L’Islanda appartiene decisamente alla seconda categoria.
Qui puoi partire al mattino attraversando un campo di lava, fermarti qualche ora dopo davanti a una cascata gigantesca, fare il bagno in una piscina geotermale mentre fuori fa freddo e concludere la giornata davanti a una spiaggia nera dove l’Atlantico si infrange contro colonne di basalto.
Il tutto nello stesso giorno.
È questo il bello dell’Islanda: non sai mai quale paesaggio troverai dietro la prossima curva.
L’isola è attraversata dalla celebre Ring Road, la Route 1 che compie un anello intorno al Paese e collega Reykjavík, Sud, Est, Nord e parte dell’Ovest.
Ma attenzione: l’Islanda non è un viaggio da fare con il cronometro.
È un Paese da attraversare lentamente, lasciandosi il tempo per fermarsi quando compare una cascata, un cavallo islandese, una spiaggia deserta o semplicemente un panorama che obbliga a parcheggiare.
Ecco allora un itinerario ideale per iniziare a scoprirla.

Reykjavìk, il punto di partenza di un viaggio molto più grande
Reykjavík è piccola rispetto alle grandi capitali europee, ma ha una personalità enorme.
Case colorate, street art, locali, piscine geotermali, ristoranti e una vivace scena culturale convivono con un paesaggio naturale che sembra sempre a portata di mano.
Il simbolo della città è la Hallgrímskirkja, la grande chiesa dalla forma ispirata alle colonne basaltiche islandesi.
Da non perdere anche il porto, Harpa Concert Hall e il quartiere del centro, perfetto da esplorare a piedi.
In Islanda le piscine geotermali non sono semplicemente luoghi per turisti: sono una parte importante della vita quotidiana. Per gli islandesi immergersi nell’acqua calda è quasi un rito sociale.
Non programmate troppe cose per il primo giorno. Reykjavík è il posto giusto per entrare lentamente nel ritmo islandese.

Il golden circle. Tre meraviglie in un solo viaggio
Da Reykjavík si parte verso uno degli itinerari più famosi dell’isola: il Golden Circle.
È una delle strade turistiche più celebri d’Islanda e mette insieme tre grandi protagonisti del Paese: Þingvellir, Geysir e Gullfoss.
Þingvellir è un luogo spettacolare dal punto di vista paesaggistico, ma anche storico. Qui si riuniva l’antico parlamento islandese, l’Alþingi, e l’area fa parte del patrimonio Unesco. Ma Þingvellir è anche un luogo geologico straordinario, legato alla separazione tra le placche tettoniche nordamericana ed euroasiatica.
Geyser è il luogo che ha dato il nome a tutti i geyser del mondo.
Il grande Geysir oggi erutta raramente, ma nelle vicinanze Strokkur continua a regalare spettacolari getti di acqua bollente. Bisogna solo aspettare. E tenere pronta la macchina fotografica.
Poi arriva lei: Gullfoss, la “cascata d’oro”. L’acqua precipita in una gola profonda creando uno dei paesaggi più iconici dell’Islanda.

La costa sud. Dove l’Islanda diventa cinematografica
La costa meridionale è probabilmente il tratto che più di ogni altro fa capire perché l’Islanda sia diventata una delle destinazioni più amate dagli appassionati di viaggio on the road.
Qui la strada attraversa una sequenza quasi surreale di cascate, ghiacciai, vulcani e spiagge nere.
Prima tappa: Seljalandsfoss. La particolarità?
Il sentiero permette di passare dietro la cascata. Poco più avanti arriva Skógafoss, una gigantesca parete d’acqua alta circa 60 metri.
Qui la forza della natura si percepisce quasi fisicamente.
Un consiglio: portate una giacca impermeabile anche se il cielo sembra sereno. In Islanda il meteo può cambiare rapidamente e vicino alle cascate l’acqua arriva comunque.

Vìk e Reynisfjara, la spiaggia dove il nero incontra l’Atlantico
Proseguendo verso est si arriva a Vík, piccolo villaggio diventato una delle basi più amate per esplorare la costa meridionale. Ma la vera protagonista è Reynisfjara, una delle spiagge nere più spettacolari d’Europa.
La sabbia vulcanica scura, le colonne di basalto e le onde dell’Atlantico creano un paesaggio quasi extraterrestre. Qui, però, la bellezza va presa sul serio.
Le onde possono essere estremamente pericolose e non bisogna avvicinarsi alla riva.
Secondo la tradizione islandese, le grandi formazioni rocciose che emergono dal mare sarebbero dei troll trasformati in pietra.
Il consiglio: non voltate mai le spalle al mare e rispettate sempre le indicazioni e le distanze di sicurezza.

Skaftafell e i ghiacciai. Benvenuti nel regno del ghiaccio
Dalla sabbia nera si passa a un altro elemento completamente diverso. Il ghiaccio.
La zona di Skaftafell, all’interno del Parco Nazionale Vatnajökull, permette di entrare in uno dei paesaggi più spettacolari dell’isola.
Sentieri, montagne, ghiacciai e cascate fanno di questa zona una tappa praticamente obbligatoria.
Per chi ama camminare è possibile organizzare escursioni più impegnative, mentre per chi preferisce un viaggio tranquillo esistono percorsi più brevi.
Il Vatnajökull è uno dei grandi protagonisti del paesaggio islandese e dà il nome a uno dei parchi nazionali più importanti del Paese.
Il consiglio: per camminare sul ghiaccio affidatevi sempre a guide e operatori qualificati. Un ghiacciaio non è un normale sentiero.

Jokulsàrlòn. La laguna dove gli iceberg vanno al mare
Poi arriva uno dei luoghi che difficilmente si dimenticano. Jökulsárlón, la celebre laguna glaciale. Blocchi di ghiaccio dalle forme e dai colori più diversi galleggiano nell’acqua prima di raggiungere l’oceano.
È uno di quei posti in cui viene spontaneo fermarsi in silenzio.
Di fronte si trova la Diamond Beach, dove frammenti di ghiaccio vengono depositati sulla sabbia nera creando un contrasto incredibile.
Ghiaccio bianco e blu. Sabbia nera. Oceano. Sembra una scenografia. Ma è tutto vero.
Il consiglio? Arrivate presto o fermatevi fino a sera. La luce cambia continuamente e il paesaggio sembra trasformarsi davanti agli occhi.

I fiordi dell’est. L’Islanda meno fotografata e forse più sorprendente
Dopo i grandi classici arriva il momento di rallentare. I Fiordi dell’Est sono perfetti per chi vuole allontanarsi dai percorsi più battuti.
Strade panoramiche, montagne che precipitano verso il mare, piccoli villaggi di pescatori e paesaggi dove la sensazione di essere lontani da tutto diventa parte del viaggio.
Qui non serve avere una lista infinita di attrazioni. La vera attrazione è la strada stessa.
Fermatevi nei piccoli paesi, entrate nei caffè locali, cercate punti panoramici e lasciate che sia il paesaggio a decidere il ritmo.
Prevedete più tempo del necessario. In Islanda le distanze sulla carta possono sembrare brevi, ma fermarsi ogni dieci minuti per fotografare qualcosa è praticamente inevitabile.

Il nord e Akureyri. Balene, cascate e atmosfera artica
La strada continua verso nord fino ad Akureyri, la seconda area urbana più importante del Paese. È una base perfetta per esplorare il Nord dell’Islanda.
Qui il paesaggio cambia ancora.
Si incontrano fiordi, montagne, campi verdi e località dove è possibile partecipare a escursioni per l’avvistamento delle balene. E poi c’è Goðafoss, la “cascata degli dei”, una delle più spettacolari del Nord.
La curiosità: il nome Goðafoss è legato a una famosa storia della conversione dell’Islanda al cristianesimo: secondo la tradizione, Þorgeir Ljósvetningagoði avrebbe gettato nelle sue acque le statue degli antichi dèi pagani.
Storia e natura, ancora una volta, si incontrano.

La penisola di Snæfellsnes. L’Islanda in miniatura
Se avete qualche giorno in più, non perdete la penisola di Snæfellsnes.
È spesso definita una sorta di “Islanda in miniatura” perché concentra in poco spazio moltissimi degli elementi che rendono unico il Paese.
Vulcani, ghiacciai, coste, scogliere, spiagge e piccoli villaggi. E soprattutto Kirkjufell, la montagna dalla forma inconfondibile diventata una delle immagini più fotografate dell’Islanda.
La zona occidentale dell’isola comprende anche il Parco Nazionale Snæfellsjökull e una serie di itinerari dedicati a paesaggi e villaggi della penisola.
Kirkjufell è diventata celebre anche grazie alla cultura pop internazionale, ma la sua fama turistica precede di molto il piccolo schermo.
Il consiglio? Restate almeno una notte. La penisola merita di essere assaporata senza la fretta di una semplice escursione giornaliera.

Le sorgenti termali. Il modo più islandese per concludere la giornata
Dopo ore di viaggio, vento e trekking arriva il momento di fare una cosa semplicissima: immergersi nell’acqua calda.
L’attività geotermica rende l’Islanda ricchissima di piscine e sorgenti termali.
Alcune sono strutture moderne e organizzate, altre sono piccole piscine naturali immerse nel paesaggio.
E il bello è proprio questo contrasto. Fuori può esserci vento, pioggia o neve. Dentro, acqua calda e relax.
Il rapporto degli islandesi con l’acqua geotermale è molto più profondo del semplice turismo benessere.
Le piscine pubbliche sono veri luoghi di socialità.
Quando andare?
L’Islanda cambia completamente volto a seconda della stagione.
D’estate giornate lunghissime, strade generalmente più accessibili e condizioni migliori per esplorare l’isola. È la stagione ideale per il road trip classico.
In autunno c’ è meno affollamento, colori spettacolari e possibilità di iniziare a inseguire l’aurora boreale.
In inverno ecco i paesaggi tipici il ghiaccio e le aurore. Ma anche condizioni stradali molto più impegnative.
Infine la primavera, una stagione di transizione, interessante per chi vuole evitare il picco estivo e vivere un’Islanda più tranquilla.

5 cose che vi sorprenderanno chi arriva per la prima volta in Islanda
1 – I cavalli islandesi
Piccoli, robusti e abituati a un clima difficile, sono una presenza costante nei paesaggi rurali.
2 – Il vento
In Islanda il vento può diventare un vero protagonista del viaggio. Una giornata apparentemente tranquilla può cambiare rapidamente.
3 . La terra è viva
Vulcani, geyser, sorgenti termali e campi di lava ricordano continuamente che sotto i piedi il pianeta è ancora in movimento.
4 – La pausa è parte del viaggio
Fermarsi in una piccola caffetteria islandese è quasi un’attività turistica.
5 – Il gelato anche quando fa freddo
Gli islandesi adorano il gelato anche quando le temperature non sembrerebbero proprio invitare a mangiarlo. Esiste persino un termine curioso, ísbíltúr, che indica una sorta di “giro in macchina per mangiare un gelato”.

E il vulcano?
Il vulcanismo fa parte dell’identità islandese, ma non significa che ogni viaggio debba trasformarsi in una spedizione verso un’area eruttiva.
La penisola di Reykjanes, in particolare, è una zona vulcanicamente attiva e le autorità raccomandano di controllare sempre gli aggiornamenti prima di avvicinarsi alle aree interessate. SafeTravel segnala attualmente informazioni specifiche relative all’area di eruzioni e terremoti di Reykjanes.
La regola è semplice:
mai avvicinarsi a un’area vulcanica attiva senza verificare prima le indicazioni ufficiali.
Ago 9, 2026 | Territori
Dalla Spagna all’Islanda, passando per le Baleari: viaggio nei luoghi più spettacolari per assistere all’eclissi totale di Sole. E in Italia? Si vedrà, ma solo parzialmente
Ci sono viaggi che si organizzano per vedere un monumento, un museo o una spiaggia. E poi ci sono quelli che si organizzano per guardare il cielo. Il 12 agosto 2026 sarà uno di quei giorni.
La Luna passerà davanti al Sole regalando una spettacolare eclissi solare totale, visibile da una fascia che attraverserà Groenlandia, Islanda, Atlantico, Spagna e una piccola parte del Portogallo. In gran parte dell’Europa, Italia compresa, l’eclissi sarà invece visibile solo parzialmente.
Un appuntamento astronomico raro che può diventare anche l’occasione perfetta per un viaggio di agosto.
Perché assistere a un’eclissi non significa soltanto trovare un punto da cui guardare il Sole.Significa scegliere un luogo speciale, arrivare con un po’ di anticipo, esplorare il territorio, aspettare che la luce cambi e vivere per qualche minuto uno degli spettacoli più sorprendenti che la natura possa offrire.
E allora preparate gli occhiali per l’osservazione solare, scegliete la destinazione e mettetevi in viaggio.

La totalità: dove il giorno si trasforma in notte
Prima di scegliere la destinazione bisogna capire una cosa. Un’eclissi solare può essere parziale, anulare o totale.
Il 12 agosto 2026 la vera protagonista sarà la totalità: in una stretta fascia della superficie terrestre la Luna coprirà completamente il disco del Sole.
Saranno pochi minuti. Ma saranno minuti molto particolari.
La luce del giorno diminuirà rapidamente, il cielo cambierà colore, la temperatura potrà scendere e intorno alla sagoma nera della Luna sarà possibile osservare la corona solare, l’atmosfera esterna del Sole. È proprio questo il momento che gli appassionati di astronomia aspettano.
E c’è una particolarità tutta europea: in Spagna la totalità arriverà nel tardo pomeriggio, con il Sole molto basso sull’orizzonte.
Il risultato potrebbe essere spettacolare: un’eclissi che si trasforma in una sorta di tramonto cosmico.

1- Leòn, Spagna. Cattedrale, tapas e un cielo che si spegne
Per chi vuole unire eclissi, cultura e gastronomia, León è una delle destinazioni più interessanti. La città è famosa soprattutto per la sua magnifica cattedrale gotica, per il centro storico e per il vivace Barrio Húmedo, dove tapas e cucina locale diventano parte integrante dell’esperienza.
Il 12 agosto, però, sarà il cielo a prendersi la scena.
León si trova infatti nella fascia della totalità. Il consiglio è quello di visitare la città durante il giorno e poi spostarsi verso un punto aperto con orizzonte libero verso ovest, così da avere una visuale migliore sul Sole durante l’eclissi.
Prima dello spettacolo astronomico, spazio quindi a cultura, tapas e passeggiate. Poi tutti con il naso all’insù.
Da non perdere: Cattedrale, Casa Botines, centro storico e Barrio Húmedo.

2 – A Coruna, Spagna. L’Atlantico come palcoscenico
Immaginate l’oceano davanti a voi, il vento della Galizia e il Sole che lentamente scende verso l’orizzonte. Poi arriva la totalità.
A Coruña è una delle destinazioni più suggestive per vivere l’eclissi, soprattutto per chi sogna di assistere allo spettacolo davanti all’Atlantico.
La città offre spiagge urbane, lungomare, centro storico e soprattutto la Torre di Ercole, uno dei suoi simboli.
Qui il vero consiglio è scegliere con attenzione il punto di osservazione.
Il mare è un alleato perfetto perché garantisce, almeno in teoria, un orizzonte occidentale ampio e libero.
Il piccolo problema? La costa atlantica può essere meteorologicamente imprevedibile. Per questo è fondamentale controllare le previsioni negli ultimi giorni e avere un piano B.
Perfetta per: chi vuole un’eclissi vista dall’oceano.

3 – Asturie, Spagna. Montagne verdi, villaggi e sidro
Per chi ama i paesaggi spettacolari, ma non vuole necessariamente trascorrere l’estate al mare, le Asturie sono una scelta interessante.
La regione offre montagne, vallate verdissime, villaggi tradizionali e una cucina decisamente gustosa.
Oviedo può essere il punto di partenza per costruire un itinerario fra cultura e natura.
Il 12 agosto basterà poi raggiungere un luogo aperto, lontano da ostacoli visivi, per assistere all’eclissi.
E dopo?
Una cena asturiana e un bicchiere di sidro. Perché anche un fenomeno astronomico può diventare un ottimo pretesto gastronomico.
Perfetta per: chi vuole combinare eclissi, natura e viaggio on the road.

4 – Burgos. La grande cattedrale sotto una luce surreale
Un’altra destinazione perfetta per un viaggio culturale è Burgos. La spettacolare cattedrale gotica domina il centro storico e merita già da sola il viaggio. Ma il 12 agosto la città avrà un appuntamento decisamente più alto. Letteralmente.
Il consiglio è quello di visitare il centro durante il giorno e scegliere poi, per l’eclissi, una posizione leggermente fuori dal tessuto urbano.
L’ideale? Un punto sopraelevato e con vista libera verso ovest.
Perché con il Sole basso sull’orizzonte anche pochi alberi o edifici possono fare la differenza.

5 – Zaragoza. Un city break con finale cosmico
Zaragoza è perfetta per chi vuole costruire un viaggio urbano intorno all’eclissi. La Basilica del Pilar, il Palazzo dell’Aljafería, le piazze e il centro storico offrono abbastanza motivi per arrivare qualche giorno prima.
Poi, il 12 agosto, spazio al cielo.
La città si trova nella fascia della totalità e può essere una soluzione interessante per chi preferisce una grande città rispetto alle località più turistiche della costa.
Il programma ideale?
Tre giorni di cultura e gastronomia, una gita nei dintorni e, il 12 agosto, caccia al punto perfetto per l’eclissi.

6 – Valencia. Mediterraneo, paella e un’eclissi al tramonto
Se invece l’idea è combinare mare e astronomia, Valencia è una delle destinazioni più interessanti.
La Città delle Arti e delle Scienze, il centro storico, il Mercato Centrale e le spiagge permettono di costruire una vacanza completa.
Poi arriva il 12 agosto.
Il Sole sarà molto basso e la totalità arriverà in prossimità del tramonto. Il consiglio è quindi di cercare un luogo con visuale libera verso ovest. Una spiaggia può diventare il vostro osservatorio naturale.
E una volta terminata l’eclissi?
Paella, sangria e mare. Non esattamente il peggior modo di concludere una giornata.

7 – Maiorca. Una vacanza alle Baleari con un appuntamento nel cielo
Perché scegliere fra una vacanza al mare e un evento astronomico quando si possono avere entrambe le cose? Maiorca è una delle destinazioni più intriganti per il 12 agosto.
L’isola offre calette, montagne, borghi, cucina mediterranea e naturalmente il mare.
Durante il giorno si esplora.
Nel tardo pomeriggio si cerca il punto panoramico giusto. E poi si aspetta.
La totalità alle Baleari trasformerà per pochi minuti la normale luce estiva in qualcosa di completamente diverso. Un’esperienza da vivere, ma anche da fotografare.
Perfetta per: coppie, gruppi di amici e chi vuole trasformare l’eclissi in una vacanza estiva.

8 – Menorca. La versione slow dell’eclissi
Se Maiorca vi sembra troppo movimentata, c’è Menorca.
Più rilassata, più naturale, perfetta per chi ama camminare, esplorare calette e viaggiare senza programmi troppo rigidi.
L’eclissi diventa semplicemente il momento clou di una vacanza già bellissima.
La giornata può iniziare in una caletta, proseguire con un trekking lungo la costa e terminare davanti al mare mentre la Luna passa davanti al Sole.
Un modo decisamente originale di vivere un’isola mediterranea.

9 – Islanda. Dove l’eclissi incontra un paesaggio da un altro pianeta
Se cercate qualcosa di veramente spettacolare, segnate Islanda. Qui l’eclissi sarà totale e il paesaggio farà il resto.
Vulcani, ghiacciai, cascate, campi di lava, fiordi e spiagge nere sono già sufficienti per trasformare il viaggio in un’avventura.
Durante l’eclissi, però, tutto potrebbe assumere un’atmosfera ancora più surreale.
A Reykjavík la totalità durerà poco più di un minuto, mentre nella zona di Keflavík sarà più lunga. E questo permette di costruire un vero eclipse road trip.
Arrivare qualche giorno prima, noleggiare un’auto, esplorare l’isola e scegliere il punto di osservazione in base alle condizioni meteorologiche.
Qui il viaggio è parte integrante dello spettacolo.

10 – Keflavìk e Reykjanes. Vulcani, oceano e cielo nero
La penisola di Reykjanes, vicino a Keflavík, è una delle zone più interessanti per chi vuole assistere alla totalità in Islanda.
Il paesaggio è vulcanico, quasi lunare.
Campi di lava, coste oceaniche e aree geotermiche creano uno scenario che sembra costruito apposta per un evento astronomico.
A Keflavík la totalità dovrebbe durare circa un minuto e 39 secondi.
Un tempo brevissimo. Ma sufficiente per trasformare una normale giornata islandese in un ricordo da raccontare per anni.

11 – Portogallo. Un piccolo angolo di totalità
Anche il Portogallo sarà coinvolto dall’eclissi totale, ma solo in una parte del territorio. Per chi vuole combinare l’evento con un viaggio nella penisola iberica può essere un’opzione interessante, soprattutto nelle zone nord-occidentali coinvolte dalla fascia della totalità.
E anche qui vale la regola numero uno: scegliere il punto di osservazione prima della giornata dell’eclissi.
La posizione esatta sulla mappa conta moltissimo.
E In Italia?
Niente totalità. Ma nemmeno niente spettacolo. In Italia l’eclissi del 12 agosto sarà infatti parziale.
La Luna coprirà quindi solo una parte del disco solare.
Il fenomeno sarà visibile nel Paese nelle ore serali, con tempi e percentuali di oscuramento che varieranno a seconda della località.
Per goderselo al meglio bisogna cercare un posto con orizzonte libero verso ovest.
Una collina, un belvedere, una spiaggia o una terrazza panoramica possono diventare il posto ideale.
E se il Sole tramonta proprio mentre l’eclissi è ancora in corso? Potrebbe arrivare un tramonto decisamente particolare.
Il dettaglio che può fare la differenza: il meteo
C’è una regola fondamentale quando si organizza un viaggio per un’eclissi: non basta essere nella fascia della totalità. Bisogna anche riuscire a vedere il cielo.
E ad agosto questo significa guardare con attenzione le previsioni meteorologiche.
La situazione più delicata riguarda soprattutto le aree atlantiche e settentrionali della Spagna, dove nuvole e foschie potrebbero complicare l’osservazione.
Per questo, se l’eclissi è il motivo principale del viaggio, può essere intelligente scegliere una destinazione che permetta di spostarsi rapidamente in caso di previsioni sfavorevoli.
È uno dei motivi per cui l’Islanda, con un vero road trip, può essere particolarmente interessante.

La curiosità più incredibile: il sole e la luna hanno quasi la stessa dimensione nel cielo
Il Sole è circa 400 volte più grande della Luna. Ma è anche circa 400 volte più lontano dalla Terra.
Una coincidenza geometrica incredibile che fa sì che, osservati dalla Terra, i due corpi celesti appaiano quasi della stessa dimensione. Ed è proprio questo allineamento apparentemente perfetto che rende possibile l’eclissi totale.
In altre parole: uno degli spettacoli più affascinanti del cielo nasce da una straordinaria coincidenza cosmica.

Eclissi e perseidi: il cielo regala il bis
Il 12 agosto cade anche nel periodo delle Perseidi, una delle più famose piogge di meteore dell’anno. Questo significa che il viaggio potrebbe avere un doppio appuntamento astronomico.
Prima l’eclissi. Poi, con l’arrivo della notte, spazio alle stelle cadenti.
Naturalmente la luminosità della Luna e le condizioni del cielo influenzano molto la visibilità delle meteore, ma il periodo resta particolarmente interessante per gli appassionati.
Il programma perfetto?
Eclissi al tramonto, cena all’aperto e occhi puntati verso il cielo durante la notte.
Una curiosità da nerd dello spazio
Per osservare l’eclissi ancora più a lungo, la NASA porterà in volo due aerei WB-57 ad altissima quota.
Volando a circa 50.000 piedi, gli strumenti potranno seguire l’ombra della Luna più a lungo rispetto a chi osserva il fenomeno da terra.
È uno dei tanti esempi di come un’eclissi non sia soltanto uno spettacolo per turisti e appassionati, ma anche una straordinaria occasione scientifica.
Come prepararsi all’eclissi
Se state pensando di organizzare un viaggio, non lasciate tutto all’ultimo.
Servono filtri specifici per l’osservazione del Sole. I normali occhiali da sole non proteggono gli occhi.
Non aspettate il pomeriggio del 12 agosto per decidere dove andare.
In Spagna il Sole sarà molto basso: edifici, alberi e montagne possono nasconderlo.
Aggiornate le previsioni nelle ore e nei giorni immediatamente precedenti.
Se il cielo è coperto, avere la possibilità di spostarsi può essere decisivo.
Per fotografare il Sole servono attrezzature e filtri adeguati. Non guardate mai il Sole attraverso una fotocamera, un binocolo o un telescopio privi di filtro solare certificato.
Ago 8, 2026 | Territori
C’è una strada che sembra fatta apposta per chi ama viaggiare senza fretta, con il finestrino abbassato, il vento addosso e il mare sempre lì, a pochi metri.
È la Alghero-Bosa, una delle strade panoramiche più spettacolari della Sardegna, un itinerario di poco più di 50 chilometri che collega due località simbolo dell’isola e regala un concentrato incredibile di natura, panorami e storia.
Da una parte c’è Alghero, la “piccola Barcellona” di Sardegna, con le sue atmosfere catalane e il centro storico affacciato sul mare. Dall’altra Bosa, l’antica città regia del Logudoro, con le case color pastello, il fiume Temo e il profilo del castello che domina il borgo.
In mezzo? Una strada tutta curve, scogliere, macchia mediterranea e scorci sul Mediterraneo.
Insomma, più che un semplice trasferimento da una città all’altra, è un piccolo viaggio dentro l’anima più autentica e sorprendente della Sardegna.

L’itinerario da fare almeno una volta
Il viaggio parte dal cuore di Alghero. Lasciato il centro storico, si costeggia il Parco Tarragona e si imbocca Via Manzoni, seguendo la direzione del Lungomare Valencia. Da qui si prosegue lungo Viale della Resistenza fino a raggiungere la Strada Provinciale 105, la vera porta d’ingresso alla panoramica Alghero-Bosa. Ed è proprio qui che il viaggio comincia a cambiare ritmo.
La strada si allontana progressivamente dal centro abitato e inizia a seguire la costa, regalando una successione di panorami che sembrano fatti apposta per essere fotografati.
Per circa 20 chilometri si viaggia lungo la costa del territorio sassarese, fra mare, scogliere e vegetazione mediterranea, fino al confine tra le province di Sassari e Oristano.
Qui cambia il nome della strada: dalla SP105 si passa alla SP49.
Ma non cambia lo spettacolo. Anzi.

Quando la strada diventa parte del paesaggio
Uno degli aspetti più belli della Alghero-Bosa è la sensazione di essere lontani da tutto. Lungo questo tratto non si incontrano praticamente centri abitati. Per chilometri la strada attraversa un territorio ancora sorprendentemente selvaggio, dove la macchia mediterranea arriva quasi a sfiorare il mare e le scogliere si alternano a piccole calette e spiagge.
È una di quelle strade in cui il viaggio conta almeno quanto la destinazione. E forse è proprio questo il suo fascino.
Non c’è bisogno di avere fretta. Anzi, meglio prendersela comoda, fermarsi nei punti panoramici, scattare qualche foto e lasciarsi sorprendere dai continui cambi di prospettiva.
La Sardegna, qui, mostra uno dei suoi volti più autentici: selvaggio, luminoso e profondamente mediterraneo.
Dopo il tratto costiero, una breve deviazione verso sud conduce infine a Bosa, dove il percorso arriva sul Lungotemo Giorgio Amendola. E a questo punto viene quasi spontaneo chiedersi: possibile che in appena una cinquantina di chilometri si possa trovare così tanto?
La risposta è sì.

La spettacolare curva ai piedi di Punta Badde Jana, caratterizzata da una bellissima volta parasassi; sullo sfondo Capo Marrargiu
Due città, una strada da cartolina
La Alghero-Bosa è una di quelle strade che riescono a mettere d’accordo praticamente tutti: motociclisti, automobilisti, ciclisti, fotografi e semplicemente viaggiatori alla ricerca di panorami spettacolari. Il motivo è semplice.
Qui la presenza dell’uomo non ha cancellato il paesaggio.
Nonostante strade, infrastrutture e attività turistiche, il territorio ha conservato una forte identità naturale. I pendii scendono verso il mare, la macchia mediterranea domina il paesaggio e le costruzioni sono relativamente poche.
Il risultato è una strada in cui la natura resta protagonista. E per chi viaggia su due ruote il piacere è doppio: curve, panorami e quella sensazione bellissima di avere davanti una strada che sembra non finire mai.

Alghero la “piccola Barcellona” di Sardegna
Prima di partire, però, vale assolutamente la pena dedicare almeno qualche ora ad Alghero. Conosciuta anche come l’Alguer, la città è una delle destinazioni più amate della Sardegna nord-occidentale. Ma il suo doppio nome nasconde una storia davvero particolare.
Qui, infatti, sopravvive una variante della lingua catalana, eredità della lunga presenza catalana in città. Per questo Alghero viene spesso chiamata la “piccola Barcellona” della Sardegna.
Una curiosità talmente particolare che la Generalitat de Catalunya, il governo regionale catalano, ha aperto in città una propria delegazione. Ma Alghero non è soltanto una curiosità linguistica.
È una città da vivere lentamente, passeggiando fra vicoli, piazze e mura del centro storico.
Tra le tappe da mettere in agenda ci sono la chiesa di San Michele, riconoscibile dalla sua spettacolare cupola policroma e importante esempio del barocco sardo, e Palazzo Machín.
Poi c’è il grande spettacolo della natura.
A pochi chilometri dalla città si arriva a Capo Caccia, uno dei luoghi più scenografici della costa nord-occidentale della Sardegna.
Qui meritano una visita la spettacolare Escala del Cabirol, la scalinata scavata nella roccia che conduce verso il mare, e le celebri Grotte di Nettuno.
Insomma, Alghero è il posto perfetto per iniziare il viaggio con calma. Perché anche il motociclista più impaziente, quello che vorrebbe solo infilare la prima marcia e macinare chilometri, davanti a un panorama così probabilmente deciderà di fermarsi.

Bosa
Bosa, il borgo colorato sul fiume Temo
Dopo aver seguito la strada panoramica arriva il momento di incontrare la seconda protagonista del viaggio. Bosa.
Più piccola di Alghero, con circa 8.000 abitanti, ma assolutamente capace di conquistare al primo sguardo.
Il borgo si trova nella verdissima Planargia, attraversata dal fiume Temo, l’unico fiume navigabile della Sardegna. Ed è proprio il fiume a regalare a Bosa uno dei suoi scenari più caratteristici.
Le case color pastello si arrampicano lungo le pendici della collina, mentre sulle rive del Temo sorgono le antiche Sas Conzas, le vecchie concerie che raccontano il passato artigianale e produttivo della città.
Il colpo d’occhio è notevole. Ma basta alzare lo sguardo per trovare un’altra delle icone di Bosa.
In cima alla collina domina il Castello di Serravalle, costruito in posizione strategica e ancora oggi capace di regalare una vista spettacolare sul borgo e sul territorio circostante.
A completare il paesaggio ci sono le antiche torri costiere, costruite nel XVI secolo per difendere la costa dalle incursioni e controllare il mare.
Un sistema di avvistamento e difesa che oggi appare quasi surreale inserito in un paesaggio così tranquillo.
Alghero-Bosa, il viaggio è la meta
Alla fine, forse, è proprio questo il segreto della Alghero-Bosa. Non è soltanto una strada che collega due splendide località. È un itinerario in cui la strada stessa diventa destinazione.
Si parte da una città dal cuore catalano, si attraversa una costa ancora selvaggia, si corre accanto a scogliere e macchia mediterranea, si incontrano torri costruite per difendere il mare e si arriva in un borgo colorato adagiato lungo un antico fiume. Tutto in poco più di 50 chilometri.
Un percorso breve, ma capace di regalare una quantità sorprendente di esperienze. E allora il consiglio è uno solo: niente fretta.
La prossima volta che sarete in Sardegna, lasciate per qualche ora le strade più veloci e scegliete la panoramica. Accendete il motore, mettete in playlist la vostra colonna sonora preferita e lasciate che sia la strada a decidere il ritmo del viaggio.
Perché sulla Alghero-Bosa non si tratta semplicemente di arrivare. Si tratta di godersi tutto quello che succede lungo la strada.