Montagna: al via la stagione dello sci 2025/2026 del Friuli Venezia Giulia

Montagna: al via la stagione dello sci 2025/2026 del Friuli Venezia Giulia

Dal 6 dicembre si è tornati a sciare sulle piste del Friuli Venezia Giulia. La regione ha inaugurato la nuova stagione invernale con l’apertura parziale degli impianti nella maggior parte dei comprensori sciistici del Friuli Venezia Giulia: Piancavallo, Sappada-Forni Avoltri, Forni di Sopra-Sauris, Ravascletto-Zoncolan e Tarvisio sono partite sabato, mentre Sella Nevea sarà aperta al pubblico dal 13 dicembre.
Ha preso il via così la stagione dello sci in Friuli Venezia Giulia nel weekend
“lungo” del 6, 7 e 8 dicembre: dal 6 al 19 dicembre saranno applicate le tariffe di bassa stagione e in queste giornate, oltre alla tariffa più bassa, sarà riconosciuto un ulteriore sconto del 30 per cento nei comprensori in cui saranno aperte meno del 40 per cento delle piste. Dal 20 dicembre all’8 marzo i prezzi saranno quelli dell’alta stagione.

Sciare a Piancavallo. Foto Nicola Brollo

Tariffe invariate, Friuli Venezia Giulia fra i comprensori più convenienti

Un altro inverno sulla neve, dunque, per i poli sciistici del Friuli Venezia Giulia in cui i costi degli skipass sono rimasti invariati rispetto alla precedente stagione, sono state confermate tariffe a vantaggio delle famiglie e ultimati lavori di ammodernamento e manutenzioni per rendere sempre
più attrattive ed efficienti le stazioni sciistiche.
La stagione invernale, che si concluderà il 22 marzo 2026 – tranne Sella Nevea
che andrà avanti fino al 6 aprile – proporrà anche un calendario di attività extra sci con oltre 500 uscite sull’intero arco alpino, realizzate grazie alla collaborazione con reti e consorzi locali.
Il Friuli Venezia Giulia continua a confermarsi una delle mete turistiche più attrattive per il popolo dello sci grazie alle tariffe più competitive dell’intero arco alpino: anche per il 2025/26 il prezzo dello skipass giornaliero adulto è di 44 euro (38,50 in bassa stagione) e sono state confermate le agevolazioni per le varie fasce d’età, con i bambini nati tra il 2019 e il 2023 compresi che sciano gratuitamente, gli over 75 (nati nel 1950 o prima) e i junior (nati tra il 2007 e il 2018 compreso) a 10 euro al giorno;
i senior, ovvero i nati tra il 1951 e il 1961, hanno una tariffa di 38,50 euro (27,50 euro in bassa stagione).
La sempre apprezzata
formula sci@sempre rimane allo stesso prezzo con la tessera da 30 ore a 226 euro per gli adulti, 198 euro per i senior e 57 euro per junior e over 75; quella da 15 ore ha un costo di 153 euro per gli adulti, 134 euro per i senior e 39 euro per junior e over 75, per lo sci@ore da 4 ore il costo – per un adulto in alta stagione – è di 35 euro e 38,50 le 5 ore. I due giorni costano 81
euro (20 per junior e over 75, 71 per senior), per cinque giornate si spendono 182,50 euro a persona (160 euro i senior e junior e over 75 pagano 50 euro). La CartaNeve, l’abbonamento stagionale, si acquista a 550 euro per gli adulti, 482 euro per i senior, 138 euro per junior e over 75, mentre i baby sciano gratuitamente. Particolarmente vantaggiose le formule pensate per le famiglie a seconda delle tipologie con sconti del 30 per cento sull’abbonamento stagionale e del 25 per cento sullo sci@sempre acquistando almeno tre ticket. Sono inoltre garantite scontistiche dedicate ai gruppi organizzati, alle scuole e alle persone con disabilità, così come viene confermata l’agevolazione nei confronti degli studenti universitari e dei residenti nei comuni sul cui territorio si trovano gli impianti di risalita gestiti da PromoTurismoFVG.

foto Luciano Gaudenzio

Tutte le novità della stagione

Tra le principali novità, frutto di un intenso programma di investimenti e interventi mirati al miglioramento della qualità dei servizi e dell’esperienza sciistica, spicca la nuova seggiovia Gilberti a Sella Nevea, un’opera attesa che va a potenziare la funzionalità dell’area e la fruibilità delle piste.
Tutti i poli montani saranno inoltre dotati delle nuove grafiche dei varchi Axess,
mentre a Tarvisio è stata completata la sostituzione di tutte le fonti di luce tradizionali a favore della più efficiente e sostenibile illuminazione a LED della Di Prampero, dalla stazione intermedia a valle. Un’ulteriore innovazione riguarda l’introduzione di un servizio di power bank disponibile a Tarvisio, Zoncolan e Piancavallo e l’“Edugame Super (FV)G – Di Prampero”, un progetto che unisce didattica e divertimento lungo una delle piste più iconiche della regione con un gioco di velocità e riflessi accessibile da qualsiasi dispositivo, con animazioni ad alto impatto visivo con modalità che spaziano dai principianti fino agli utenti sciatori più esperti ed esigenti.
Gli interventi realizzati nel corso dell’ultimo anno hanno riguardato tutti i poli sciistici: a Forni di Sopra/Sauris è stato ristrutturato il self-service Varmost, a Piancavallo sono stati realizzati i nuovi chioschi Busa del Sauc e Arneri, oltre alla manutenzione del bacino Arneri e la nuova copertura del Palapredieri.
Nel polo di Ravascletto/Zoncolan sono stati ultimati i
nuovi percorsi dedicati agli sci alpinisti e ai mezzi di servizio per i rifugi, oltre a un importante intervento di manutenzione sull’impianto di innevamento. A Sappada-Forni Avoltri è stato potenziato l’innevamento della zona di Cima Sappada e aperto il parcheggio Kratten. Sella Nevea, come detto, aprirà la stagione con la Nuova Gilberti e l’implementazione del sistema anti valanghe.

sci di fondo a Sappada. Foto Nicola Brollo

Montagna extra sci: un calendario con oltre 500 uscite

Un calendario ricco di esperienze outdoor in montagna, dedicato a chi desidera scoprire il fascino del paesaggio innevato senza limiti.
Ciaspolate, trekking sulla neve, fiaccolate notturne, giochi per famiglie e momenti di relax, l’inverno si trasforma in
un’occasione per vivere la montagna con lentezza, sostenibilità e autenticità. Il calendario delle proposte, organizzate con la collaborazione di reti e consorzi locali,ma interesserà diverse aree della montagna offrendo oltre 500 uscite sulla neve.
A Sappada escursioni e ciaspolate alla scoperta dei boschi innevati, arrampicate su ghiaccio con ramponi e picozza in compagnia di guide alpine, sciate con i campioni dello sci e attività e laboratori per bambini, tra pozioni magiche tra erbe e piante officinali e alla scoperta dell’affascinante mondo delle api, ma anche visite alla pinacoteca e degustazioni in baita.
Inoltre, a Sappada e
Forni Avoltri sono state pensate anche moltissime iniziative dedicate ai più piccoli tra laboratori creativi, momenti di incontro e animazione, spettacoli teatrali e per vivere insieme la magia della montagna in un’atmosfera accogliente e familiare.
A Forni di Sopra l’avvicinamento al biathlon rappresenta una delle esperienze di punta dell’inverno sulle Dolomiti, accanto a sci alpinismo, ciaspolate in quota, fiaccolate coi maestri di sci ed escursioni a fondovalle di giorno e al bagliore della luna.
A Sauris arte e natura s’intrecciano nel cuore dell’inverno, accanto a escursioni ed esperienze immersive nei suoi boschi, con un’attenzione particolare alle famiglie e all’intrattenimento dei piccoli ospiti tra cacce al tesoro, leggende, storia e tradizioni in cui tutta la famiglia potrà addentrarsi nel passato di questo borgo con un tocco di divertimento e avventura.
A Sutrio e Paluzza si può riscoprire l’emozione di una passeggiata all’imbrunire con le lanterne, passeggiate per scoprire le erbe selvatiche anche nella stagione invernale per imparare a riconoscerle ed utilizzarle, escursioni di fondovalle, mentre per i più piccoli non mancheranno gite in fattoria con protagonisti gli animali e laboratori di cucina.
Ad Arta Terme propone l’ormai tradizionale appuntamento con l’astrotrekking, per ammirare le stelle e i corpi celesti assieme a una guida naturalistica, bagni di gong, ciaspolate ed escursioni in mezzo alla natura, laboratori di ceramica e fattoria didattica, caccia al tesoro e avventure per famiglie nel cuore della valle, visite agli artigiani liutai per scoprire come si costruiscono gli strumenti musicali e infine corsi di cucina, a Paularo per imparare a preparare i cjarsons, tradizionali ravioli della Carnia
Il Tarvisiano, con la cornice delle Alpi Giulie, propone passeggiate naturalistica nella Foresta millenaria, gite nella natura, passeggiate sulle tracce della Grande Guerra, escursioni in snow e-bike in Valcanale, ma anche approcci all’arrampicata, forest bathing e attività di avvicinamento agli animali e laboratori creativi per i più piccoli.
Scopri sul sito tutte le attività della montagna invernale del Friuli Venezia Giulia

Ciaspolata a Sauris. Foto Luciano Guadenzio

Fogolâr in famiglia. Storie, sapori e calore nel cuore della Carnia

Un viaggio autentico nel cuore della Carnia, dove il fogolâr è simbolo vivo della tradizione e dell’accoglienza. PromoTurismoFVG presenta una nuova iniziativa dedicata alle famiglie, realizzata in collaborazione con Ortoteatro, per riscoprire attorno al calore del fuoco l’atmosfera, i racconti di una volta e i sapori genuini.
I locali aderenti si trasformano in tappe di un percorso narrativo
condiviso, in cui lasciarsi avvolgere dalle storie della tradizione carnica, tramandate e rivissute negli spazi più autentici del territorio. Sono cinque i locali che dal 9 gennaio al 5 febbraio apriranno le porte ai visitatori, accogliendoli con il loro fogolâr acceso per un’esperienza unica: “Naunal” a Sutrio, “Alle Alpi” a Comeglians, “Al Fogolâr e Galles” a Paluzza, “Bellavista” a Ravascletto: www.turismofvg.it/it/fogolar-in-famiglia.
Wellbeing, rigenerarsi in alta quota

Un passo dopo l’altro, immersi nella natura, il benessere prende forma grazie alle esperienze di wellbeing in montagna del Friuli Venezia Giulia, che invitano a riconnettersi con l’ambiente e con se stessi: dalle attività all’aria aperta ai percorsi di consapevolezza, per un inverno da vivere con autenticità tra bagni di gong, di grotta e nel bosco e giochi nelle foreste per i bimbi. La pagina dedicata raccoglie tutte le proposte organizzate in collaborazione con gli operatori del territorio. Scoprile qui:
www.turismofvg.it/it/outdoor/wellbeing-experience

Sleddog in Italia: le 7 mete più emozionanti per correre nella neve con gli husky

Sleddog in Italia: le 7 mete più emozionanti per correre nella neve con gli husky

Immagina il silenzio ovattato di un bosco innevato, lo scricchiolio della slitta sulla neve fresca, l’adrenalina del primo comando al musher — in Italia puoi diventare musher per un giorno.
Dopo avervi parlato della scuola italiana di Tarvisio ecco dalle Alpi lombarde all’Appenninodove vivere l’avventura dello sleddog tra panorama, natura e husky.
Ecco i posti più suggestivi per vivere la magia dello sleddog.


1 – Livigno (Lombardia). La “Little Alaska” d’Italia

Livigno è il paradiso italiano dello sleddog: ampi spazi, foreste che sembrano scolpite nel bianco, e temperature che ricordano davvero l’Alaska.
Qui si vive l’esperienza più autentica: imparare a guidare la slitta, conoscere la muta e poi partire lungo vallate silenziose dove la neve brilla come quarzo.
Perché andarci: atmosfera nordica, professionalità dei centri sleddog, scenari immensi.
Ideale per: famiglie, principianti, fotografi.

2 – Alpe di Siusi (Trentino-Alto Adige). Fiaba Dolomitica

Le Dolomiti non hanno bisogno di presentazioni, ma scivolare sotto il massiccio dello Sciliar trainati dai cani è un’emozione che sorprende anche chi le conosce bene.
L’Alpe di Siusi offre percorsi morbidi, panorami che sembrano dipinti e una luce invernale che trasforma tutto in una fiaba.
Perché andarci: cornice dolomitica ineguagliabile, atmosfera elegante e rilassata.
Ideale per: coppie, viaggiatori in cerca di paesaggi iconici.

3 – Madonna di Campiglio (Trentino). Dove l’eleganza incontra l’avventura

Tra le regine dello sci trentino, Campiglio custodisce anche percorsi dedicati allo sleddog. Basta allontanarsi un po’ dagli impianti per ritrovarsi immersi in foreste fitte, dove lo slittino scorre come un soffio tra abeti antichi.
Perché andarci: perfetta per combinare sport, relax e sleddog.
Ideale per: weekend romantici o attivi.

4 – Tarvisio (Friuli Venezia Giulia). Dal maestro fra la magia del confine

Nel nord-est, là dove Italia, Austria e Slovenia si sfiorano, Tarvisio regala un’esperienza di sleddog tra le più affascinanti e “nordiche”.
Le foreste della Val Saisera sono un microcosmo sospeso, un mondo ovattato dove il rumore dei passi affonda nella neve.
Perché andarci: atmosfera “mitteleuropea”, ambienti incontaminati.
Ideale per: chi cerca autenticità lontano dalle mete più famose.

5 – Sauris e Sappada (Friuli Venezia Giulia). I villaggi del tempo lento

Tra i borghi in legno più incantevoli delle Alpi, Sauris e Sappada sono luoghi ideali per uno sleddog intimo, immerso in una montagna che conserva ancora un ritmo antico.
Luce, silenzio ed emozione: tre ingredienti perfetti.
Perché andarci: atmosfera da “capanna nordica”, ottima cucina montana.
Ideale per: viaggiatori slow, famiglie.

6 – Pragelato (Piemonte). Avventura nella Val Chisone

Qui l’esperienza è più tecnica e avventurosa: si può guidare la slitta, imparare a coordinare la muta e percorrere itinerari che si snodano tra boschi e radure ai piedi del Parco del Gran Bosco.
Perché andarci: autenticità montana, percorsi dinamici.
Ideale per: sportivi e amanti della natura selvaggia.

7 – Passo del Tonale (Lombardia/Trentino). L’alta quota dei contrasti

Sul Tonale, lo sleddog si vive tra distese bianche che sembrano infinite. Il sole, la quota, il silenzio profondo: un paesaggio che esalta il senso di libertà mentre la slitta avanza a ritmo cadenzato.
Perché andarci: grandi spazi aperti, facile da raggiungere.
Ideale per: gruppi e principianti.

La magia dello sleddog: perché provarlo almeno una volta

Lo sleddog non è solo un’attività sportiva: è un incontro. Con i cani, con la neve, con un lato più semplice e autentico della montagna.
Si impara la fiducia reciproca, si percepisce la forza del branco, si sente il respiro degli animali mescolarsi al proprio.
E si scopre che la velocità, nella neve, non fa rumore: scivola, danza, sfiora il silenzio.

Consigli pratici

Prenotare in anticipo, soprattutto nei weekend e durante le feste.
Vestirsi a strati, con abbigliamento da neve e guanti caldi.
Arrivare prima dell’escursione per conoscere i cani e ricevere le istruzioni.
Portare una macchina fotografica o GoPro: i paesaggi sono mozzafiato.

Dove fare sleddog in Italia: prezzi, contatti e periodi ideali

Località / Centro Periodo consigliato Prezzi indicativi* Note / Contatti
Valdidentro / Livigno – Husky Village Inverno (neve stabile) — anche estate con kart su terra valtellina.it+2huskyvillage.it+2 Adulti (>13 anni): € 160
Bambini (3–12 anni): € 90 huskyvillage.it+1
Percorso boschivo di circa 5 km, prenotazione online o telefono (+39 347 7960309) huskyvillage.it+1
Passo Tonale / Val di Sole – Scuola Italiana Sleddog Dicembre → Marzo Val di Sole+1 Dal lunedì al venerdì: € 130 adulti / € 100 junior (7–14 anni)
Weekend / festivi: € 150 adulti / € 120 junior Val di Sole+1
Durata circa 2 ore, max 4 partecipanti, prenotazione anticipata obbligatoria (min. 3 giorni) Val di Sole
Tarvisio (Friuli-Venezia Giulia) – Scuola Internazionale Mushing Inverno, periodo scolastico e weekend Holidoit+2sleddoghusky.it+2 30 minuti: € 40 adulti / € 35 bambini
1 ora: € 80 adulti / € 75 bambini Holidoit+1
Massimo 10 persone per turno, iscrizione e contributo iscrizione (es. 5 € annuale) Holidoit+1
Castelmagno (Piemonte, CN) – Sleddog in Valle Grana Inverno fino a Marzo Cuneo Alps Experience+1 1 ora: € 120 adulti
Bambini 7–12 anni: € 85
Bambini 3–6 anni: € 50 Cuneo Alps Experience+1
Ideale per chi cerca atmosfere montane tradizionali e percorsi su altopiano a 1.700 m Holidoit+1
Madonna di Campiglio / Dolomiti di Brenta (Trentino) – Sleddog location variabili Inverno (dicembre → marzo) freedome.it+1 Escursione tipo “battesimo dello sleddog”: da € 90 a ~ € 120+ a seconda della durata e inclusioni freedome.it+1 Spesso su prenotazione, adatto a principianti e famiglie, disponibile guida multi-lingue Gooutdoor+1

*Prezzi indicativi riferiti alle tariffe pubblicate (soggetti a variazioni stagionali o in base a servizi extra)


Quando andare e cosa considerare

Periodo migliore: da dicembre a marzo, quando la neve è stabile e i percorsi sono innevati. Alcuni centri (es. Husky Village) offrono anche attività estive con kart su ruote, per chi vuole provare lo sleddog fuori stagione.
Prenotazione: quasi sempre obbligatoria, alcune località richiedono prenotazione con almeno 2–3 giorni di anticipo.
Condizioni fisiche: la maggior parte delle esperienze è adatta a principianti e famiglie, ma richiede buona mobilità.
Abbigliamento consigliato: scarponi da neve o trekking, abbigliamento tecnico a strati, guanti e giacca impermeabile.
Foto e ricordi: molti centri includono il servizio fotografico nel prezzo, ideale per portarsi a casa un ricordo dell’esperienza.

Winter Escape: non più solo sci. 7 esperienze sulla neve per rigenerarsi in natura

Winter Escape: non più solo sci. 7 esperienze sulla neve per rigenerarsi in natura

La montagna italiana d’inverno sta attraversando una “transition time”: un periodo di cambiamento profondo, che guarda al 2030 come a un nuovo orizzonte di sostenibilità, autenticità e innovazione.
Lo conferma l’Osservatorio Italiano del Turismo Montano JFC, secondo cui per l’inverno 2025/2026 si prevede una crescita del 3,8% nelle presenze e un fatturato di 12,1 miliardi di euro (+3,6%), un risultato trainato soprattutto dall’arrivo di più ospiti internazionali (circa +8%).

Un nuovo modo di vivere l’inverno

In questo scenario si sta affermando un nuovo modo di vivere l’inverno: non più soltanto sci, ma un insieme ricchissimo di esperienze sulla neve capaci di attrarre pubblici diversi e di valorizzare territori meno battuti.
Secondo l’
Osservatorio Confcommercio-Swg, infatti, gli italiani stanno ampliando le proprie preferenze e oggi lo sci alpino è solo una delle tante opzioni possibili in montagna, al quinto posto tra le attività preferite sulla neve, affiancato da attività outdoor – come le ciaspolate,  lo sleddog, le escursioni in motoslitta, o le notti in igloo panoramici – che crescono a ritmi sostenuti.
Lo confermano anche i dati di Freedome, leader in Italia nel settore delle esperienze outdoor: già nel dicembre 2024, circa il 70% delle prenotazioni neve riguardava le ciaspolate, mentre quasi il 20% le escursioni in motoslitta. Le lezioni di sci e snowboard restano presenti, ma rappresentano percentuali più contenute, costituendo insieme meno del 10%.
In parallelo, il settore dello sci vive dinamiche di mercato sempre più complesse. Secondo Assoutenti, le tariffe hanno registrato incrementi fino al +40% negli ultimi 4 anni. Dato che fotografa un contesto in evoluzione, in cui si diversificano sia l’offerta sia le scelte dei viaggiatori.
Proprio per questo, sempre più italiani affiancano alla classica settimana bianca soggiorni brevi in piccoli borghi o attività outdoor, come ciaspolate, sci di fondo e tour in motoslitta, attratti da un turismo di montagna più consapevole, esperienziale e connesso con la natura. Un cambiamento che non è solo economico, ma anche culturale: non più solo piste affollate e chalet di lusso; sempre più viaggiatori scelgono località meno note ma più autentiche, dove il valore non è nella mondanità, ma nel silenzio, nel contatto con la natura e nel senso di rigenerazione che solo la neve può offrire.
Freedome intercetta perfettamente questa evoluzione di mercato, offrendo oltre 5.000 attività in tutta Italia: dalle ciaspolate al chiaro di luna alle notti in igloo panoramici, dallo sleddog tra le foreste innevate ai bagni di foresta sulla neve. Ecco una selezione di proposte per vivere l’inverno in modo diverso, con idee pensate per chi desidera allontanarsi dal turismo tradizionale e immergersi nella magia autentica della neve.


1 – Ciaspolata nelle Valli di Lanzo

Per chi cerca un’esperienza che unisce avventura e contemplazione, la ciaspolata nelle Valli di Lanzo offre un’immersione totale nel silenzio della montagna.
Camminare sulla neve fresca, accompagnati solo dal rumore ovattato dei propri passi, regala una sensazione di pace profonda. La ciaspolata è oggi una delle pratiche più amate nel circuito bianco al punto che ad essa è dedicata addirittura una “corsa”.
Un modo diverso di vivere l’inverno, lontano dai sentieri più battuti.
https://freedome.it/attivita/ciaspolata-valli-lanzo-provincia-torino/


2 – Battesimo dello sleddog a Madonna di Campiglio tra le Dolomiti

Scivolare sulla neve trainati da cani da slitta è un’esperienza che riporta a un tempo in cui uomo e natura collaboravano in perfetta sintonia.
A Madonna di Campiglio, questa avventura permette di attraversare paesaggi fiabeschi vivendo l’energia e l’entusiasmo degli husky, in un connubio unico tra tradizione ed emozione. Lo sport portato in Italia da un campione unico vive sempre stagioni felici.
https://freedome.it/attivita/sleddog-experience-madonna-campiglio-dolomiti/


3 – Tour in motoslitta a Madesimo con cena in rifugio

Per chi desidera esplorare territori innevati altrimenti inaccessibili, il tour in motoslitta offre l’opportunità di attraversare scenari mozzafiato con un mezzo che permette di addentrarsi nel cuore della montagna.
A Madesimo l’avventura si fa serale, con un emozionante giro al chiaro di luna e una cena in rifugio per riscaldarsi al termine.
https://freedome.it/attivita/tour-motoslitta-madesimo-cena-rifugio/


4 – Giro in motoslitta nella Val Troncea con aperitivo sotto le stelle

A due passi da Sestriere, nella Val Troncea, ecco un’esperienza che mescola avventura e magia: un tour in motoslitta tra paesaggi innevati, seguito da un aperitivo nel bosco con prodotti piemontesi e di montagna.
Un’esperienza che non si dimentica, magica dall’inizio alla fine.
https://freedome.it/attivita/giro-motoslitta-val-troncea-aperitivo/


5 – Notte in igloo romantico con ciaspolata e cena tirolese nel cuore dell’Alto Adige

Dormire in un igloo è un’esperienza che trasforma una notte in montagna in un ricordo indimenticabile. In Alto Adige, questa sistemazione insolita permette di svegliarsi circondati da pareti di ghiaccio che filtrano una luce magica, sentendosi parte di un mondo sospeso.
La serata include una cena tipica, per concludere la giornata assaporando i prodotti del territorio prima di addormentarsi sotto un tetto trasparente che lascia intravedere le stelle.
https://freedome.it/attivita/notte-igloo-alto-adige-cena/


6 – Arrampicata su ghiaccio in Val Brenta

L’arrampicata su ghiaccio in Val Brenta è un’attività che sfida i propri limiti e regala una prospettiva completamente nuova sulla montagna invernale.
Scalare una cascata ghiacciata, assicurati da guide professioniste, permette di vivere l’inverno in verticale, scoprendo la bellezza cristallina del ghiaccio da vicinissimo.
Un’esperienza intensa per chi cerca emozioni forti in totale sicurezza, immersi in scenari di rara bellezza.
https://freedome.it/attivita/arrampicata-ghiaccio-val-brenta/


7 – Ice Kart a Livigno su circuito ghiacciato

Per chi ama l’adrenalina anche sulla neve, l’ice kart a Livigno offre l’opportunità di sfrecciare su un circuito ghiacciato, mettendo alla prova riflessi e capacità di guida in condizioni uniche.
Un’attività divertente e coinvolgente, che unisce sport e spettacolo in un contesto naturale d’eccezione. Perfetto per chi cerca un’alternativa dinamica allo sci tradizionale, senza rinunciare al fascino della montagna invernale.
https://freedome.it/attivita/ice-kart-livigno-circuito-ghiacciato/

Valle d’Aosta: la rivincita dei castelli

Valle d’Aosta: la rivincita dei castelli

La riscoperta e il riutilizzo di antichi manieri hanno caratterizzato, negli ultimi decenni, la Valle d’Aosta, tanto da far valere alla piccola Regione il soprannome de la Valle dei Cento Castelli.
Che la parola castello derivi, così come la sua omologa francese château, l’inglese castle, la spagnola castillo e così via, dal latino castrum, lo sappiamo tutti. Meno automatica, invece, l’idea che per gli antichi romani il castrum fosse una cosa diversa dall’odierno concetto di castello. Di castelli, come li intendiamo oggi, nell’antica Roma, non ce n’erano. Neanche in Valle d’Aosta, la regione oggi nota come la Valle dei Cento Castelli, dove pure i Romani hanno lasciato tantissime tracce architettoniche, esisteva al tempo nulla del genere.
Bisognerà attendere, infatti, l’anno Mille per assistere al fenomeno vero e proprio dell’incastellamento, destinato a cambiare per sempre il volto, oltre che della Valle, dell’intero continente europeo.
Come mai? E, soprattutto, perché ci sono così tanti castelli in Valle d’Aosta?

Castello di Verrès (foto Pietro Celesia)

La valle dei cento castelli

Tra il X e il XV secolo la Valle, come il resto dell’Italia, era un mosaico di piccole signorie feudali — Challant, Quart, Sarriod, Vallaise, Avise, Nus, Fénis… ognuno con la propria famiglia, il proprio stemma, la propria consorteria di potere. Non esisteva più, come al tempo dei Romani, un’autorità centrale forte; pertanto, ogni signore si costruiva il suo castello come status symbol, come difesa e come segnale politico.
Nel Medioevo, inoltre, la Valle d’Aosta era un passaggio obbligato fra Francia, Svizzera e Italia, un vero e proprio imbuto tra le Alpi: chi controllava i valichi del Piccolo e del Gran San Bernardo controllava il passaggio delle merci, degli eserciti, dei pellegrini, riscuotendo di volta in volta le tasse.
Tutti volevano, in questa fase, mettere la propria torre sul proprio sasso, per dire a viandanti, vicini, nemici e alleati: “Qui comando io”. Una vera e propria gara a chi costruiva il castello più grande, più bello, più inespugnabile, più opulento e più emblematico del proprio dominio, che ha oggi lasciato a sorvegliare la Dora Baltea e gli altri corsi d’acqua della Valle decine decine di meraviglie architettoniche. I Cento Castelli, appunto.
E poi? Come tutte le cose, anche l’epoca feudale conobbe un lento tramonto. Con il consolidamento del potere dei Savoia alle spese di quello dei signori della Valle, ben presto i loro castelli persero le proprie funzioni e caddero in disuso. I più strategici divennero sedi amministrative, residenze o forti di frontiera.
Poi, nel secolo scorso, il silenzio. Tutto è rimasto lì — pietra su pietra — perché in Valle nessuno demolisce un castello, lo si lascia dormire nel paesaggio.
Un letargo interrotto soltanto in tempi recenti, dalla riscoperta e dall’inizio di una seconda vita che ha fornito a molti dei castelli valdostani un nuovo significato. È così che le temibili fortezze dei nobili della Valle si sono trasformate in centri propulsori di arte e cultura, luoghi di scienza o anche, semplicemente, di svago e tempo libero. Alberghi di lusso, location per cerimonie, musei di qualcosa o anche solo di sé stessi.
Ecco alcuni casi, divenuti emblematici, di re-incastellamento alla valdostana.


Forte di Bard: da Napoleone a Botero, passando per il giovane Cavour

Costruito su uno sperone roccioso che domina l’ingresso alla Valle, il Forte di Bard è una sentinella di pietra che ha visto passare eserciti, pellegrini e statisti.
Nel 1800 resistette eroicamente all’assedio di Napoleone Bonaparte, rallentando l’avanzata francese per ben due settimane — un piccolo grande gesto di resistenza che costò la distruzione del forte, poi ricostruito dai Savoia qualche decennio dopo. Un giovane Camillo Benso di Cavour, allora ufficiale del Genio militare, fu di stanza al Forte durante i lavori di ricostruzione: un frammento di storia d’Italia che si intreccia alla storia di queste mura.
Oggi quel bastione militare è diventato uno dei più straordinari poli culturali delle Alpi, sede di mostre internazionali, del Museo delle Alpi e di un percorso permanente di divulgazione storica e scientifica. Dal 29 novembre 2025 al 6 aprile 2026, il Forte celebra Fernando Botero con la mostra “Tecnica monumentale”, realizzata in collaborazione con 24 Ore Cultura e Fondazione Botero, a cura di Cecilia Braschi: oltre cento opere tra disegni, pitture e sculture raccontano la ricerca dell’artista colombiano sul rapporto tra forma e materia.
Evento finanziato dal Ministero del Turismo nell’ambito del Fondo Unico Nazionale per il Turismo 2025.

Castello di Verrès (foto Pietro Celesia)-4O2R9662

Castello di Saint-Pierre: da vedetta feudale a Museo delle Scienze Naturali

Pochi castelli riescono a rappresentare così bene la metamorfosi del patrimonio valdostano.
Costruito nell’XI secolo e più volte rimaneggiato, il Castello di Saint-Pierre domina la valle centrale con una silhouette fiabesca che l’ha reso una delle immagini più amate della regione.
Dopo anni di degrado, abbandono e restauri successivi, è stato completamente recuperato e, dal 2021, ospita il Museo Regionale di Scienze Naturali “Efisio Noussan”, già storico museo di Aosta.
Le antiche sale, un tempo abitate da famiglie nobili, oggi raccontano la vita delle Alpi: la geologia, la fauna, i ghiacciai, la fragilità dell’ambiente montano. L’architettura militare si è fatta spazio educativo — un castello che non difende più un territorio, ma un patrimonio di conoscenza.
A partire dal 2024, tra l’altro il Museo Efisio Noussan ha il singolare primato di ospitare il più antico reperto mummificato d’Italia: è una piccola marmotta, rinvenuta nel 2022 sulla parete est del ghiacciaio del Lyskamm e risalente al Neolitico (4.691- 4.501 a.C.). Conservata in una teca adatta a proteggerla per i prossimi 500 anni, la marmotta del Lyskamm è un reperto di notevole interesse per l’intera comunità scientifica e anche solo per i curiosi.
Nb: il castello resterà chiuso tra il 26 novembre e il 4 dicembre.

Castello Verrès (foto Enrico Romanzi)

Castello di Verrès: la fortezza delle arti performative

Arroccato su uno sperone di roccia che domina la Dora Baltea, il Castello di Verrès è una fortezza austera e compatta, costruita alla fine del Trecento per volere di Ibleto di Challant. Ma la sua fama non nasce solo dalle pietre: a renderlo immortale è la storia di Caterina di Challant, la nobildonna che nel Quattrocento ha danzato nella piazza del borgo con i popolani, sfidando le convenzioni e guadagnandosi l’amore (e il timore) del suo popolo.
Ogni anno, durante il Carnevale Storico di Verrès, quel ballo torna a vivere: dame e cavalieri in costume risalgono al castello tra fiaccole e tamburi per celebrare la libertà e il coraggio di Caterina.
Così, quelle stesse sale che un tempo ospitavano banchetti e intrighi feudali si animano di musica e performance contemporanee.

Castello Tour de Villa Gressan (foto Enrico Romanzi)


Castello di Tour de Villa a Gressan: da Tour des Pauvres a location per ricevimenti

Situato tra i vigneti appena fuori l’abitato di Gressan, il Castello di Tour de Villa è oggi un bed&breakfast nel quale è possibile, oltre che ospitare un ricevimento nuziale, anche dormire nelle camere che furono del signore del castello.
Lo stemma della famiglia dei Tour de Villa raffigura un leone dorato con unghie e lingua rossa, rampante su uno scudo nero, accompagnato dal motto “Praecibus et Operibus” (con la preghiera e le opere). Con il declino della casata, il castello passò, dopo varie vicissitudini, nella cassa dei poveri della parrocchia di Saint Laurent ad Aosta, per cui prese il nome di Tour des Pauvres. Passato poi a proprietari privati da metà Ottocento a oggi, il Castello di Tour de Villa è oggi prestigiosa sede per eventi quali matrimoni, feste, cene, riunioni e business meeting.
Per chi desiderasse lavorare da remoto in Valle d’Aosta, il portale Booking Valle d’Aosta – strumento per la prenotazione dei soggiorni gestito direttamente dall’Ufficio regionale del Turismo – offre un elenco completo di strutture ricettive valdostane (alberghi, RTA, B&B, agriturismi e appartamenti), con la possibilità di prenotare direttamente online senza intermediari e senza alcun costo di prenotazione, selezionando in base al comprensorio o al tipo di esperienza desiderata.

Annecy, la “piccola Venezia delle Alpi” perfetta da visitare sotto Natale

Annecy, la “piccola Venezia delle Alpi” perfetta da visitare sotto Natale

Ci sono luoghi che sembrano nati per essere scoperti lentamente, seguendo il ritmo dell’acqua e della luce.
Annecy, capoluogo dell’Alta Savoia e amatissima “Venezia delle Alpi”, è uno di questi.

Un intreccio di canali limpidi, case color pastello, vicoli medievali e viste da cartolina che, soprattutto a Natale, si accendono di un romanticismo quasi cinematografico.
Non è un caso che molti la chiamino “la piccola Venezia” di Francia: qui l’acqua non è solo uno scenario, ma un modo di vivere, un respiro che attraversa l’intero centro storico.


Tra canali, ponti e case colorate: la magia del centro storico

Annecy si trova proprio nel punto in cui il Lago di Annecy incontra il fiume Thiou, uno dei corsi d’acqua più corti d’Europa.
Il risultato? Un reticolo di canali che scorre tra stradine medievali, edifici variopinti, ponti fioriti e riflessi che trasformano ogni angolo in una fotografia naturale.
Il cuore pulsante della città è il celebre Palais de l’Isle, l’antica costruzione triangolare che emerge direttamente dall’acqua.
Negli anni è stato fortezza, prigione, tribunale e persino manicomio; oggi ospita mostre dedicate alla storia locale. È uno dei simboli più riconoscibili della città, un autentico “castello galleggiante” che incarna l’anima di Annecy.


Il castello: una fortezza sospesa nel tempo

Pochi passi più in alto, il castello di Annecy domina la città con il suo profilo severo e affascinante.
Edificato nel XII secolo e abitato dai duchi di Savoia, è passato attraverso guerre, rivoluzioni e periodi di abbandono prima di tornare a splendere grazie a un accurato restauro.
Oggi accoglie musei, collezioni permanenti e mostre temporanee che spaziano dall’arte all’etnografia, fino alla storia alpina.
Una curiosità? Nei sotterranei si trova un
pozzo profondo oltre 40 metri, che scende sotto il livello del lago.


La basilica della Visitazione: lo sguardo più bello sul lago

A dieci minuti a piedi dal centro, su una piccola altura, si trova la basilica della Visitazione, un edificio elegante e imponente che conserva le spoglie di Francesco di Sales e Giovanna di Chantal, patroni della città.
Il suo campanile di 72 metri è uno dei punti panoramici più affascinanti della zona: da qui si abbraccia Annecy con lo sguardo, dal lago fino alle montagne che la proteggono come un anfiteatro naturale.

Il lago di Annecy e i Jardins de l’Europe: dove la natura diventa cornice

Il lago di Annecy è considerato uno dei più puliti d’Europa, e si capisce subito perché: l’acqua è così cristallina da sembrare vetro liquido.
Una passeggiata nei Jardins de l’Europe è un must per chi vuole vivere Annecy senza fretta: viali alberati, prati curati e installazioni artistiche che animano il parco durante il Festival des Paysages.
Dal vicino molo Napoléon III partono battelli per brevi crociere sul lago, ideali per scoprire la città da una prospettiva privilegiata.


Il ponte degli Amori: il luogo dove Annecy diventa poesia

Conosciuto come il punto più romantico della città, il Pont des Amours collega i Jardins de l’Europe al Pâquier.
La leggenda dice che gli innamorati che si baciano qui resteranno insieme per sempre.
Leggenda o no, il panorama è davvero perfetto: il canale che si apre sul lago, i riflessi morbidi dell’acqua, le barche ormeggiate, le montagne in lontananza.
All’alba e al tramonto diventa un dipinto: colori soffusi, silenzi sospesi, una luce che sembra posarsi sulla città come un velo.


Curiosità su Annecy che forse non conosci

Il lago di Annecy è considerato il più pulito d’Europa poiché essendo alimentato da sorgenti di montagna è famoso per la sua acqua incredibilmente trasparente, merito di politiche ambientali molto rigide.
Si trova ad Annecy il fiume più corto di Francia, è il
Thiou, che attraversa la città ed è lungo solo 3,5 km.
Il celebre centro storico profuma di formaggio! Ebbene si dato che la zona
 è famosa per alcune specialità savoiarde come fondue, raclette e tartiflette.
Qui i ristoranti tradizionali si affacciano proprio sui canali e il profumo si sparge per il borgo.
Famose le passerelle di legno sul lago che vengono montate in primavera per permettere ai visitatori di camminare all’interno del lago
tra cigni e panorami spettacolari.
Annecy è una delle città francesi con i mercatini natalizi più scenografici, grazie ai riflessi dell’acqua e alle luci che illuminano ogni ponte.

Nel Garda Trentino, il nuovo Sentiero della Noce porta a scoprire la storia del territorio del Bleggio

Nel Garda Trentino, il nuovo Sentiero della Noce porta a scoprire la storia del territorio del Bleggio

Nel Garda Trentino è stato recentemente inaugurato, il nuovo percorso tematico dedicato alla pregiata Noce del Bleggio accoglie i visitatori in veste rinnovata grazie a nuovi pannelli illustrativi che raccontano la storia di questa eccellenza locale.
La novità arricchisce una vasta rete di percorsi adatti ad escursionisti di ogni genere: dal più semplice

Sentiero dell’Olivo, inaugurato lo scorso anno, fino a sentieri diretti al Monte Stivo.

Il sentiero della noce

Il sentiero della noce del Bleggio

Il Garda Trentino è la meta ideale per coloro che amano unire natura e cultura locale: territorio eclettico, fonde una natura incontaminata, temperature miti, leccornie gastronomiche che uniscono lago e montagna ed una storia radicata.
Anche in inverno, i suoi paesaggi regalano viste mozzafiato da godersi grazie a
percorsi di hiking adatti a tutti livelli, per giornate all’insegna della lentezza, della contemplazione e della scoperta del territorio.
Impossibile non iniziare, allora, dal Sentiero della Noce: un percorso tematico semplice, di media quota (a circa 600m s.l.m.), con partenza a Santa Croce del Bleggio un piccolo borgo nel territorio di Comano.
Perfetto per escursionisti di ogni età, il Sentiero della Noce è stato recentemente rinnovato grazie agli sforzi condivisi di tra APT Garda Dolomiti, il Comune di Bleggio Superiore, l’Ecomuseo della Judicaria e la Confraternita della Noce del Bleggio – nata per supportare coltivatori e aziende nella salvaguardia e nel recupero della Noce del Bleggio.
Presente fino dal tempo degli antichi romani, questa noce piccola dal sapore dolce e aromatico è stata
riconosciuta come prodotto Slow Food.
Il sentiero porta alla scoperta dei suoi segreti e caratteristiche grazie
a sette pannelli illustrati e accessibili a tutti, realizzati da uno studio locale, che guideranno i visitatori in un percorso educativo e coinvolgente che racconta la storia di questa varietà e del suo valore culturale, paesaggistico ed economico per il territorio. Dalle varietà locali agli usi del legno, dai dolci tipici ai liquori, fino
alle curiosità botaniche volte a riconoscere la pianta nelle diverse stagioni: ogni tappa racconta un pezzo di identità del territorio e del rapporto tra comunità e paesaggio. E, ad accompagnare ogni passo, scenari pittoreschi punteggiati di borghi rurali storici, prati terrazzati, muretti a secco e stradine lontane dai sentieri battuti.
Ma il Sentiero della Noce non è certo l’unico degno di nota: tante, infatti, sono le opzioni per coloro che cercano percorsi adatti a tutta la famiglia o il brivido delle vette. Ecco le più affascinanti:

Sentiero dell’olivo. Ph Prugnola

Il sentiero dell’olivo. Bassa quota

Gli ulivi, con le loro fronde verdi e profumi inconfondibili, caratterizzano storicamente i paesaggi di Arco, una zona incantevole del Garda Trentino. Ne hanno scritto Goethe, Dürer e Rilke, affascinati da questo primo assaggio di Mediterraneo. Proprio grazie al clima mite, Arco è la località più a settentrione per la coltivazione e produzione tradizionale dell’olio extravergine d’oliva.
A questo primato è dedicato un sentiero tematico
inaugurato recentemente: il Sentiero dell’Olivo, un percorso ad anello semplice e suggestivo, a circa 90m s.l.m., immerso tra i filari di oliveti di tradizione millenaria.
Qui, quattordici installazioni permettono di
conoscere questa pianta straordinaria e scoprire il paesaggio attraverso gli occhi di coloro che, ogni giorno, si dedicano con passione alla cura del territorio e alla produzione di questo pregiato prodotto. Tra le fronde profumate degli olivi, si potranno, allora, imparare la storia di quest’olio, presente qui sin dall’arrivo dei Romani oltre 2.000 anni fa, ma anche quella di Arco, borgo medievale dai mille volti. Approfondimenti ulteriori sono dedicati ad ogni aspetto del percorso dalla pianta alla tavola -dalla geologia del territorio, alla raccolta, fino a piccole curiosità: l’olio non è, infatti, l’unico prodotto che si ricava dall’oliva.
Questo prezioso
frutto viene usato al 100% e, in queste zone, viene usato anche per creare le mòlche, una pasta oleosa simile a un paté che, tradizionalmente, si usa per preparare un pane saporito e profumato. Ne esistono tante ricette quante famiglie: non resta che assaggiarlo!


Percorsi verso il Monte Stivo. Alta quota

Per chi ama i percorsi in quota, dove la fatica della salita sia ripagata da panorami innevati e piatti fumanti della tradizione trentina – come la pastiva, pasta con salsiccia, radicchio della Val di Gresta e crema di vino rosso – due sentieri conducono al Rifugio Stivo- Prospero Marchetti, in prossimità della vetta del Monte Stivo, a 2059 m s.l.m. Il rifugio gode un magnifico panorama sulle Alpi di Ledro, sul gruppo Adamello- Presanella, nonché sull’Ortles-Cevedale, a nord in primo piano le Dolomiti di Brenta e poi via via val Aurina, Catinaccio, Sella, Marmolada, Lagorai con sullo sfondo le Pale di S.Martino; verso est il Pasubio e le Piccole Dolomiti. Dall’alto, si può poi ammirare “La Busa” (le pianure tra Riva del Garda, Arco e Torbole), con l’intero lago e all’orizzonte la pianura.
Il percorso più classico per raggiungerlo parte da Sant’Antonio e, dopo un inizio abbracciato dalle fronde dei boschi, raggiunge i pascoli aperti che coprono la cima del monte e che sono ben visibili dalla Bassa Sarca.
Ma attenzione al tempo! I proverbi locali mettono in guardia: "Quando Stivo ha il cappello, o piove o il sole uscirà presto,” riferendosi alla corona di nuvole che copre la vetta e che è segno tanto di tempo variabile, quanto della grande importanza di questa montagna nella vita della comunità.
Altrettanto soddisfacente per gli escursionisti più esperti è il percorso che da Malga Campo, toccando Cima bassa, porta lungo il crinale fino alla vetta del monte. Il sentiero si articola tra faggi e larici, per poi oltre passare il margine della vegetazione e correre tra rocce, mughi e rododendri, in un cambiamento di scenario che avviene passo dopo passo. Lungo il tragitto, si ritrovano testimonianze storiche: durante la Grande Guerra, lo Stivo era infatti una seconda linea del fronte presidiato dagli austriaci, che hanno lasciato anche qui tracce ancora ben visibili.