Ott 22, 2026 | Enogastronomia, Territori
Quando l’autunno colora di rosso e oro i pendii sopra Merano, a Tirolo si rinnova l’appuntamento con uno degli eventi più attesi della stagione: il Törggelen.
Autentico rito del gusto e della convivialità, che affonda le sue radici nelle antiche usanze contadine legate al ringraziamento per il raccolto, il Törggelen è un’occasione per gustare le specialità tipiche dell’autunno altoatesino, come la minestra d’orzo, i canederli, la carne affumicata, gli Schlutzkrapfen, i krapfen del contadino e naturalmente le caldarroste. La castagna in Alto Adige, infatti, da sempre è presente nelle ricette autunnali
Il tutto accompagnato da vino nuovo, succo d’uva e altre delizie di produzione locale. Il Törggelen si gusta da ottobre fino alla metà di novembre nelle osterie contadine e nelle cantine di Tirolo:

Autunno: la stagione del Törggelen
Il maso Sandgruberhof, che si trova a circa 10 minuti a piedi dal centro del paese e che conserva ancora l’antica struttura fatta da mura secolari. In una bella giornata d’autunno, al Sandgruberhof il Törggelen viene servito nel giardino con spettacolare vista panoramica su Castel Tirolo, la valle e le montagne circostanti; il Wenzlhof, dove il vino è di produzione propria, è un ottimo punto di sosta dove gustare i piatti tipici del menu del Törggelen e dove i bambini possono divertirsi nel parco giochi attrezzato; il Ristoro Zur Dorfmühle i proprietari Manfred e Angelika sono sempre pronti ad accogliere gli ospiti con un piatto di canederli fumanti, Schlutzkrapfen e tutte le altre golosità che prevede un buon Törggelen.

Foliage fra i vigneti
A conferire un aspetto meravigliosamente dorato al paesaggio di Tirolo sono anche i suoi vigneti, disposti in lunghi filari su pendii decisamente ripidi. Per questo, i viticoltori di Tirolo sono dei veri e propri “giardinieri paesaggistici”, avendo anche il compito di esaltare il fascino del paesaggio attraverso la disposizione curata e strutturata dei vigneti.
Tirolo, con i suoi 600 metri circa d’altitudine, sorge su una lingua di terra di deiezione morenica situata verso sud, un altopiano assolato ideale per i vitigni di Pinot Bianco, Traminer Aromatico, Pinot Nero, Lagrein, Merlot e Schiava. Tutti vini, oltre ad essere prodotti, sono anche offerti e venduti presso le cantine, i masi e i ristoranti di Tirolo.
In autunno diventa ancora più suggestivo e interessante il sentiero dedicato proprio al vino, che parte dall’Associazione Turistica di Tirolo snodandosi tra i vigneti e le amene colline coltivate.
Lungo il percorso si trovano stazioni che “raccontano” fatti e curiosità sulla viticoltura della zona, oltre ad alcune installazioni artistiche, come radici di vite appese in alto, tra cui una dorata a rappresentare la forza, il pregio e il primato di questa pianta.

Il tempo delle mele
L’inizio dell’autunno coincide anche con la raccolta di un altro importantissimo frutto, tipico dell’Alto Adige: la mela. La parte del territorio di Tirolo che non è coltivata a viti, lo è a meli, che in autunno colorano il paesaggio con le foglie e i frutti variopinti. Come per il vino, Tirolo ha anche il Sentiero della Mela: una passeggiata piacevole e poco impegnativa che attraversa i meleti di Tirolo, con cartelli e installazioni interessanti su storia, varietà, produzione, coltivazione e curiosità sulla mela.
Domenica 26 ottobre, infine, dalle 11.30 alle 16.00, per celebrare ufficialmente l’autunno, a Tirolo si svolgerà la tradizionale Festa in Via del Castello, che sarà anche un’opportunità per scoprire e celebrare le tradizioni rurali del territorio. Le vie del paese si animeranno di bancarelle, profumi autunnali e musica, offrendo un’atmosfera festosa e accogliente, ideale per una piacevole passeggiata tra amici e familiari.
A fare da cornice all’evento, gli storici masi della Muta, incastonati sotto la Cima Muta e raggiungibili con suggestive escursioni panoramiche. Gli antichi masi Hochmuth, Mittermuth (Wenner), Talbauer e Untermuth raccontano secoli di cultura contadina e oggi, trasformati in apprezzati ristoranti di montagna, rappresentano un legame vivo tra passato e presente.
Ott 17, 2026 | Enogastronomia, Territori
L’autunno ha un profumo inconfondibile. È quello delle foglie bagnate, della terra umida e dei boschi che si preparano all’inverno. Ma per chi sa seguirne le tracce, c’è un aroma ancora più prezioso: quello del tartufo, tesoro sotterraneo che da secoli alimenta leggende, tradizioni gastronomiche e una vera cultura del territorio.
Da ottobre a dicembre, l’Italia offre alcune delle occasioni più affascinanti per scoprire questo mondo. Dalle Langhe piemontesi alle colline toscane, dalle Marche all’Umbria, si può partecipare a una cerca guidata con il tartufaio e il suo cane, imparare a riconoscere le diverse varietà, visitare borghi storici e concludere la giornata davanti a un piatto di tagliolini al tartufo fresco.
Non è soltanto una vacanza gourmet. È un’esperienza che permette di entrare in contatto con un sapere antico, fatto di osservazione, pazienza e rispetto per la natura.

Che cos’è davvero il tartufo: il tesoro che cresce sottoterra
Il tartufo non è una radice e nemmeno un tubero, come il nome potrebbe suggerire. È un fungo ipogeo, cioè cresce sotto terra, sviluppandosi in simbiosi con le radici di determinate piante, tra cui querce, noccioli, pioppi e salici.
La sua formazione dipende da un equilibrio delicato tra terreno, umidità, clima e vegetazione. Ecco perché non basta piantare un albero per ottenere tartufi: occorrono condizioni ambientali favorevoli e tempi naturali che non sempre possono essere controllati.
Il suo aroma intenso è il risultato di una complessa combinazione di sostanze volatili. È proprio questo profumo a renderlo tanto ricercato in cucina e a permettere ai cani addestrati di individuarlo anche quando si trova nascosto sotto il terreno.
La cerca del tartufo è diventata anche un patrimonio culturale riconosciuto a livello internazionale: nel 2021 la «Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali» è stata iscritta nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.
Dietro ogni tartufo, dunque, non c’è soltanto un prodotto gastronomico, ma una conoscenza tramandata tra generazioni, un rapporto speciale con gli animali e un modo particolare di abitare il paesaggio.

Bianco pregiato o nero: quali sono i tartufi più ricercati?
Non tutti i tartufi sono uguali. Cambiano il profumo, il sapore, la consistenza, l’habitat e il calendario di raccolta. Alcune varietà sono particolarmente apprezzate per la loro rarità e per il valore gastronomico.
Il tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum Pico)
È considerato il re della tavola. Il suo profumo intenso e complesso, con note che possono ricordare il bosco, l’aglio e il formaggio stagionato, lo rende protagonista della cucina autunnale. Si consuma prevalentemente crudo, tagliato a lamelle sottili su piatti caldi, come tajarin, risotti, uova e fondute.
È una varietà molto difficile da coltivare con risultati affidabili e, quando la disponibilità è scarsa, può raggiungere quotazioni elevate. Alba e San Miniato sono tra i territori italiani più celebri per il bianco pregiato.
Il tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum)
È noto anche come tartufo nero di Norcia o di Spoleto, in riferimento ad alcune delle aree italiane più rinomate per la sua raccolta. Ha una polpa scura e un aroma elegante, con sentori di sottobosco, spezie e frutta secca. È molto apprezzato in cucina e si presta anche a preparazioni calde.
Il tartufo nero estivo o scorzone (Tuber aestivum)
Ha un profumo più delicato e un sapore meno intenso rispetto al nero pregiato. La sua superficie è caratterizzata da verruche piramidali e la polpa, a maturazione, presenta tonalità chiare. È versatile e viene utilizzato per condimenti, salse e piatti della tradizione.
Il tartufo nero invernale o trifola nera (Tuber brumale)
Si raccoglie nei mesi freddi e presenta un aroma intenso, talvolta con note muschiate. È una varietà interessante per chi vuole scoprire un volto meno conosciuto della gastronomia tartuficola.
Il bianchetto (Tuber borchii)
Ricorda per aspetto il tartufo bianco pregiato, ma ha un profilo aromatico differente, spesso più pungente e agliaceo. Si trova soprattutto tra inverno e primavera, a seconda delle condizioni locali.
Il tartufo uncinato (Tuber uncinatum)
È una varietà autunnale, apprezzata per il suo aroma equilibrato e le note di nocciola. Cresce in diversi ambienti boschivi e si presta a numerose preparazioni gastronomiche.
Queste sono alcune delle principali varietà commercializzate in Italia, ma il mondo dei tartufi è molto più ampio. È importante ricordare che stagioni e periodi di raccolta sono regolamentati e possono variare secondo la specie e le disposizioni regionali.

Il tartufaio e il suo cane: un’antica alleanza da scoprire nel bosco
Dimenticate l’idea della semplice passeggiata alla ricerca di un fungo. Andare per tartufi significa entrare in un mondo fatto di gesti precisi, segnali da interpretare e conoscenze che spesso si tramandano in famiglia.
Il protagonista è il tartufaio, chiamato trifolao o trifulau in Piemonte, che conosce i sentieri, osserva la vegetazione e riconosce gli ambienti più adatti. Al suo fianco c’è il cane da tartufo, addestrato a individuare l’aroma del fungo anche sotto il terreno.
Il Lagotto romagnolo è una delle razze più note per questa attività, ma vengono impiegati anche cani di altre razze e meticci. Conta soprattutto l’addestramento e il rapporto di fiducia con il conduttore.
Quando il cane individua il tartufo, segnala il punto e il tartufaio interviene con un piccolo attrezzo per estrarlo senza danneggiarlo. La terra viene poi ricomposta, contribuendo a preservare l’ambiente di crescita.
Partecipare a una cerca guidata significa assistere a questo rituale da vicino, ascoltare i racconti del cercatore e capire perché non tutte le uscite si concludono con un ritrovamento. Il tartufo è un prodotto spontaneo e la natura non garantisce risultati.

San Miniato, Pisa, Tuscany, Italy: landscape of the countryside and hills with the dome and church of the village
Dove vivere un’esperienza di turismo tartufaio in Italia
Per chi desidera trasformare una gita autunnale in un’avventura tra natura e gastronomia, alcune destinazioni sono particolarmente interessanti.
Langhe e Roero, Piemonte: sulle tracce del tartufo bianco d’Alba
Le colline delle Langhe, con i vigneti che disegnano il paesaggio e i borghi arroccati sulle alture, sono una delle mete simbolo del turismo tartufaio. Alba è il punto di partenza ideale per abbinare la cerca del tartufo a visite nelle cantine, passeggiate nei centri storici e degustazioni di vini locali.
Qui si può partecipare a uscite guidate con un trifulau e il suo cane, spesso seguite da una merenda contadina o da una degustazione di prodotti tipici.
Tra le possibilità da approfondire c’è Andar per Tartufi, nel Roero, che propone ricerche guidate anche in orario serale e occasioni per conoscere le tradizioni del territorio. Informazioni e prenotazioni sul sito andarpertartufi.com.
L’autunno è anche il momento della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, che nel 2026 si svolge dal 10 ottobre al 6 dicembre. Il programma comprende il mercato del tartufo, incontri gastronomici e appuntamenti dedicati alle eccellenze locali.
Per chi vuole andare oltre la tavola, il consiglio è di fermarsi almeno un fine settimana: tra Barolo, La Morra, Barbaresco e Neive, ogni deviazione può trasformarsi in un itinerario tra paesaggio, cultura e grandi vini.
San Miniato, Toscana: il profumo del bianco sulle colline pisane
Nel cuore della Toscana, tra Pisa, Firenze e le campagne attraversate dalla Via Francigena, San Miniato è una delle capitali italiane del tartufo bianco pregiato.
Il centro storico, dominato dalla Rocca e attraversato da vicoli e piazze, offre un contesto ideale per una vacanza che unisce cultura e gastronomia. Le colline circostanti custodiscono una lunga tradizione di cerca e cavatura, ancora oggi praticata da famiglie di tartufai.
Per vivere l’esperienza in prima persona si possono prenotare uscite nei boschi con un esperto e il suo cane, seguite da degustazioni o pranzi a base di tartufo. Tra le proposte da esplorare c’è Truffle in Tuscany, che organizza esperienze di cerca e degustazione nel territorio sanminiatese.
Un’altra possibilità è partecipare alle attività di cerca guidata proposte nell’area tra San Miniato e Montaione, dove alcune esperienze comprendono anche assaggi di prodotti locali.
Da segnare in agenda è la Mostra Mercato del Tartufo Bianco di San Miniato, in programma nel 2026 il 14-15, 21-22 e 28-29 novembre. Le vie e le piazze del borgo diventano un percorso dedicato alle specialità toscane, alle degustazioni e alla cultura del tartufo.
Informazioni aggiornate sull’evento sono disponibili su Visit Tuscany.
Acqualagna, Marche: la capitale del tartufo tutto l’anno
Nel territorio della provincia di Pesaro e Urbino, Acqualagna è una destinazione imprescindibile per chi vuole conoscere il mondo del tartufo anche al di fuori dei circuiti più celebri.
La sua posizione, vicino alla spettacolare Gola del Furlo, permette di abbinare la gastronomia a passeggiate nella natura e visite ai borghi dell’entroterra marchigiano.
La particolarità di Acqualagna è la disponibilità di diverse varietà di tartufo nel corso dell’anno, dal bianco pregiato al nero, fino alle specie estive e invernali.
Per approfondire la storia, la biologia e le tradizioni legate a questo prodotto si può visitare il Museo del Tartufo, che propone un percorso dedicato al rapporto tra ambiente, comunità e gastronomia. Sono inoltre disponibili attività di cerca guidata e visite presso realtà locali.
La 61ª Fiera Internazionale del Tartufo Bianco di Acqualagna si svolge nelle giornate del 25, 31 ottobre e 1, 7, 8, 14 e 15 novembre 2026. In calendario sono previsti stand gastronomici, degustazioni, iniziative culturali e appuntamenti per le famiglie.
Il programma ufficiale è consultabile sul sito della Fiera di Acqualagna.
Norcia e la Valnerina, Umbria: il regno del tartufo nero
L’Umbria è una delle regioni italiane più rappresentative per la cultura del tartufo, in particolare quello nero pregiato. Norcia e la Valnerina offrono un paesaggio di monti, boschi e borghi in cui la tradizione gastronomica si intreccia con una forte identità rurale.
Qui il tartufo accompagna paste fresche, carni, legumi e ricette della cucina locale. Il viaggio può diventare l’occasione per scoprire anche le norcinerie, le produzioni artigianali e i sentieri dell’Appennino.
Le esperienze di cerca vanno verificate presso gli operatori del territorio, scegliendo proposte che comprendano l’accompagnamento di un tartufaio esperto e il rispetto delle regole di raccolta.
Per chi desidera un itinerario meno concentrato sulle fiere e più orientato alla natura, la Valnerina è una buona base per alternare passeggiate, visite ai borghi e degustazioni.
San Giovanni d’Asso, Toscana: la cerca nel paesaggio delle Crete Senesi
Tra le colline ondulate delle Crete Senesi, San Giovanni d’Asso è una meta particolarmente interessante per chi cerca un’esperienza tartufaia legata alla cultura del paesaggio.
Il borgo, oggi parte del Comune di Montalcino, conserva una forte identità legata al tartufo bianco. Qui la cerca può essere vissuta come un incontro con la campagna toscana più autentica, lontano dai grandi centri urbani.
Nel calendario 2026 è prevista anche un’esperienza di cerca in tartufaia il 7 novembre, con accompagnamento di un tartufaio e del suo cane. L’iniziativa è pensata per far conoscere da vicino le tecniche di ricerca e il rapporto tra uomo, animale e ambiente.
Dettagli e prenotazioni sono disponibili sul sito della Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete Senesi.

Alba, Piemonte. Depositphotos
Le capitali italiane del tartufo: un viaggio tra borghi e sapori
Ogni territorio interpreta il tartufo a modo proprio, legandolo a paesaggi, ricette e tradizioni differenti.
Alba, in Piemonte, è il riferimento internazionale per il tartufo bianco pregiato e per una cultura gastronomica che dialoga con i grandi vini delle Langhe.
San Miniato, in Toscana, è celebre per il bianco delle sue colline e per una mostra mercato che anima il borgo nel mese di novembre.
Acqualagna, nelle Marche, si distingue per la varietà di tartufi disponibili durante l’anno e per una filiera commerciale di rilievo.
Norcia, in Umbria, è legata soprattutto al tartufo nero pregiato e alla tradizione della cucina appenninica.
San Giovanni d’Asso, nelle Crete Senesi, è una delle destinazioni toscane più caratteristiche per il tartufo bianco e per le esperienze nella campagna.
A queste si aggiungono altri centri piemontesi e appenninici in cui il tartufo è protagonista di fiere, mercati e iniziative locali. Un buon itinerario può quindi andare oltre le mete più note, scegliendo un piccolo borgo e costruendo intorno alla cerca una giornata di visite, degustazioni e camminate.
Gli eventi del tartufo da non perdere nell’autunno 2026
Per chi vuole organizzare un viaggio nelle prossime settimane, l’autunno offre diversi appuntamenti da mettere in calendario.
Alba – Fiera Internazionale del Tartufo Bianco
Dal 10 ottobre al 6 dicembre 2026. Il mercato del tartufo, gli incontri con i produttori e il programma gastronomico fanno della città piemontese una meta ideale per un fine settimana gourmet. Programma e informazioni.
Acqualagna – Fiera Internazionale del Tartufo Bianco
25, 31 ottobre e 1, 7, 8, 14 e 15 novembre 2026. Un appuntamento per conoscere le varietà di tartufo delle Marche, assaggiare la cucina locale e partecipare alle iniziative organizzate nel centro cittadino. Programma ufficiale.
San Giovanni d’Asso – Cerca del tartufo in tartufaia
7 novembre 2026. Un’esperienza guidata nelle Crete Senesi per osservare da vicino il lavoro del tartufaio e del cane, immersi nel paesaggio toscano. Informazioni e prenotazioni.
San Miniato – Mostra Mercato del Tartufo Bianco
14-15, 21-22 e 28-29 novembre 2026. Tre fine settimana dedicati al tartufo bianco, con degustazioni, prodotti del territorio e iniziative nel centro storico. Dettagli su Visit Tuscany.
Prima di partire è sempre opportuno controllare i programmi ufficiali, verificare le disponibilità delle esperienze di cerca e prenotare le attività guidate.

Curiosità: perché il tartufo costa così tanto?
Il prezzo del tartufo dipende da numerosi fattori: specie, qualità, dimensioni, profumo, provenienza e disponibilità stagionale. Per il bianco pregiato, in particolare, la produzione è spontanea e difficile da prevedere. Piogge, temperature e condizioni del terreno possono influenzare sensibilmente i raccolti.
Un altro elemento è la deperibilità: il tartufo fresco perde progressivamente parte del suo aroma dopo la raccolta e richiede una conservazione attenta.
Non esiste, quindi, un prezzo unico valido per tutta la stagione. Le quotazioni possono cambiare anche rapidamente e vanno valutate in base al periodo e alla qualità del prodotto.
C’è poi un aspetto culturale spesso trascurato: il tartufo non si cerca soltanto con il naso. Occorre conoscere i boschi, riconoscere gli alberi adatti, comprendere il terreno e interpretare il comportamento del cane. Un patrimonio di conoscenze che non si improvvisa e che spiega perché la cerca sia molto più di una semplice attività turistica.

Vivere l’esperinza della ricerca di tartufi. Depositphotos
Come prepararsi a una cerca del tartufo
Per godersi l’esperienza senza trasformarla in una prova di resistenza, bastano alcuni accorgimenti: indossare scarpe da trekking o calzature adatte al terreno naturale; scegliere pantaloni lunghi e abiti comodi, preferibilmente resistenti all’umidità; controllare le condizioni meteorologiche e chiedere all’organizzatore se l’esperienza si svolge anche in caso di pioggia; prenotare in anticipo, soprattutto nei fine settimana autunnali; informarsi sulla durata della camminata, sull’accessibilità del percorso e sull’eventuale degustazione finale; rispettare le indicazioni del tartufaio e non allontanarsi dal gruppo.
È importante ricordare che non tutte le uscite garantiscono un ritrovamento e che, in alcune esperienze, i tartufi raccolti rimangono al professionista che accompagna i visitatori.

Un classico. Depositphotos
Dal bosco alla tavola: il modo migliore per concludere la giornata
Dopo una mattinata trascorsa tra sentieri e foglie, il viaggio continua a tavola. Il tartufo bianco pregiato dà il meglio di sé in preparazioni semplici, capaci di valorizzarne il profumo senza coprirlo: tagliolini al burro, risotto, uova al tegamino o una fonduta tradizionale.
Il nero pregiato, invece, si presta a un ventaglio più ampio di preparazioni, anche calde, e accompagna bene paste fresche, carni e piatti della tradizione regionale.
Il consiglio è di scegliere ristoranti che lavorino con prodotto fresco e che sappiano indicare varietà, provenienza e disponibilità stagionale. È un modo per capire quanto il tartufo cambi da un territorio all’altro e quanto la cucina locale sia parte integrante dell’esperienza.
Ott 16, 2026 | Enogastronomia, Territori
Dal 15 al 17 ottobre 2026 Merlot e Cabernet tornano a incontrarsi sotto il cielo bergamasco. Con qualche bottiglia in più da assaggiare, qualche domanda scomoda da fare, molti giovani da coinvolgere e un compleanno importante da festeggiare.
Per il 22esimo anno consecutivo, Bergamo torna infatti a essere il palcoscenico internazionale di Merlot, Cabernet e dei loro tagli con il concorso enologico internazionale «Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme». Tre giornate in cui il vino arriva da ogni angolo del pianeta, ma trova nel territorio bergamasco il suo punto d’incontro.
A organizzare la manifestazione è Vignaioli Bergamaschi, con il supporto di partner ormai consolidati come Consorzio Tutela Valcalepio, Good Senses e Camera di Commercio di Bergamo.

Villa di Serio
Villa di Serio, il vino incontra il territorio
Ogni edizione cambia scenario e anche nel 2026 il concorso sceglie una nuova casa. Sarà il Comune di Villa di Serio, alle porte di Bergamo, a ospitare i momenti principali della manifestazione.
Villa Carrara, sede del Comune, sarà protagonista per l’intera giornata di sabato 17 ottobre. Qui, nella Sala delle Carrozze, dalle 9 alle 12 si parlerà di un tema decisamente meno rassicurante di un brindisi: «Vendesi Vino Disperatamente».
A spiegare il senso della tavola rotonda è Sergio Cantoni, enologo e presidente di Vignaioli Bergamaschi: «Siamo stati i primi, due anni fa a parlare di crisi del vino. Tutti ci guardavano storto e mettevano in dubbio la realtà del fenomeno. Due anni dopo, la crisi del vino è sulla bocca di tutti ma manca ancora il coraggio di affrontare il fenomeno con onestà. Ecco perché quest’anno parleremo di quella che ormai è una crisi del comparto vino strutturale e persistente con una serie di professionisti di varia provenienza e competenza. Per confrontarsi, per valutare i danni e cercare possibili (e realistiche) soluzioni».
Niente sogni, dunque, ma problemi concreti e soluzioni altrettanto concrete.

Il vino da assaggiare: arrivano i vincitori
Nel pomeriggio, dalle 15 alle 18, la Tinaia di Villa Carrara aprirà gratuitamente le porte al pubblico con il banco d’assaggio dei vini vincitori del 22esimo Concorso Enologico Internazionale «Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme».
Accanto ai vini premiati arriverà anche Emozioni di Valcalepio, occasione per incontrare direttamente i produttori del Consorzio Tutela Valcalepio, degustare i vini del territorio – Valcalepio DOC e Terre del Colleoni DOC – ascoltare le storie delle aziende e conoscere le novità della vendemmia 2026.
Un appuntamento pensato non soltanto per bere, ma per capire cosa c’è dentro e soprattutto dietro una bottiglia: un territorio, un produttore, una vendemmia, scelte agricole e spesso una storia familiare.
Anche la temperatura vuole la sua parte
Tra le novità dell’edizione 2026 ce n’è una che farà sorridere gli appassionati, ma che per chi giudica un vino è tutt’altro che secondaria: la temperatura di degustazione.
Vi siete mai chiesti a quale temperatura vengano assaggiati i vini durante un concorso internazionale? Spoiler: non sempre a quella ideale.
Per evitare sorprese, Vignaioli Bergamaschi ha scelto di cambiare approccio e, con il supporto di Nevada, garantirà alle commissioni internazionali la temperatura di servizio più corretta possibile. Le cantinette refrigeranti consentiranno infatti di regolare con precisione la temperatura dei campioni.
Una piccola rivoluzione che ricorda una grande verità: anche il vino migliore merita di essere assaggiato nelle condizioni giuste.

Dal vigneto all’officina: quando il vino cambia indirizzo
E «Emozioni dal Mondo» continua a giocare anche quest’anno con gli spazi e con l’idea tradizionale di dove debba stare un vino.
Le commissioni internazionali saranno infatti ospitate nelle officine OMCN, un ambiente apparentemente lontanissimo da vigne, cantine e degustazioni. Una scelta coerente con lo spirito di un concorso che vuole esplorare il rapporto tra vino, persone, imprese e territorio.
Non è un dettaglio da poco: «Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme» è l’unico concorso enologico internazionale al mondo ufficialmente riconosciuto dall’OIV, Organisation Internationale de la Vigne et du Vin, per i vini Merlot e Cabernet.
A giudicare saranno anche i giovani
Il vino, però, non guarda soltanto al passato. Una parte importante del programma 2026 è dedicata alle nuove generazioni.
Si rinnova infatti la collaborazione con IPSAR San Pellegrino Terme, che permetterà agli studenti di partecipare a diversi momenti della manifestazione, compreso uno dei compiti più delicati: servire i campioni alle giurie internazionali.
Anche le visite alla scoperta del territorio saranno affidate ai giovani. Il percorso culturale del venerdì pomeriggio a Villa di Serio sarà infatti curato da Traiettorie Itineranti, associazione che ha sviluppato un progetto di formazione turistica rivolto proprio alle nuove generazioni del territorio.
Il concorso diventa così anche una palestra: non soltanto per imparare a conoscere il vino, ma per imparare a raccontare il luogo in cui quel vino nasce.

Bergamo, tra città, colline e Valcalepio
Per chi arriva da fuori, «Emozioni dal Mondo» è anche un’occasione per scoprire una provincia che spesso viene raccontata meno di quanto meriterebbe.
Bergamo è una città divisa – e insieme unita – fra la parte bassa, più contemporanea e dinamica, e Città Alta, racchiusa dalle Mura venete patrimonio UNESCO. Salire verso Piazza Vecchia significa attraversare secoli di storia, tra vicoli, palazzi, torri e scorci che si aprono sulla pianura.
Ma il viaggio non finisce in città. Intorno a Bergamo si apre un territorio fatto di colline, piccoli borghi, cantine e paesaggi agricoli. È qui che il Valcalepio trova la propria identità e che il vino diventa uno degli strumenti migliori per leggere il territorio.
Per chi arriva per il concorso, quindi, vale la pena aggiungere qualche giorno al soggiorno: una passeggiata sulle Mura venete, una visita a Città Alta, una sosta gastronomica e poi la scoperta delle colline dove nasce il vino che sarà protagonista della manifestazione.

foto Andreasfuchs861
Un compleanno speciale: 50 anni di Valcalepio DOC
Il 2026 sarà inoltre un anno particolarmente importante per il vino bergamasco.
Ricorrono infatti i 50 anni della prima DOC bergamasca, il Valcalepio, e «Emozioni dal Mondo» sarà anche l’occasione per celebrare questo anniversario.
Un traguardo che porta con sé mezzo secolo di storia vitivinicola e che lega ancora più profondamente il concorso internazionale al territorio che lo ospita.
Non mancheranno, inoltre, momenti dedicati ai partner tecnici della manifestazione: tra gli appuntamenti in programma figurano una visita allo stabilimento SIAD di Osio Sotto e una degustazione particolarmente originale curata da AEB GROUP.
Tre giorni per scoprire un territorio attraverso il vino
Dal 15 al 17 ottobre 2026 Bergamo parlerà dunque la lingua internazionale del vino.
Merlot, Cabernet e i loro tagli arriveranno da tutto il mondo. Le giurie internazionali li assaggeranno, confronteranno e giudicheranno. I giovani saranno coinvolti nell’organizzazione e nell’accoglienza. Il pubblico potrà incontrare i produttori e degustare i vini vincitori. Il Valcalepio festeggerà mezzo secolo di DOC e finalmente, qualcuno controllerà anche la temperatura del vino.
Perché «Emozioni dal Mondo» è anche questo: un concorso internazionale che non dimentica da dove viene. Guarda al mondo, ma tiene i piedi ben piantati nella terra bergamasca. E possibilmente, un calice in mano.
Ott 14, 2026 | Territori
Tra boschi di larici che si tingono d’oro, il fragore delle cascate e i sapori delle stube, l’area vacanze Valle Aurina invita a vivere l’autunno a passo lento.
A scandire la stagione, la tradizione del Kiehkemma, che celebra il ritorno delle mandrie dai pascoli in quota.
Nell’area vacanze Valle Aurina, che comprende i comuni di Campo Tures, Valle Aurina, Predoi e Selva dei Molini, l’autunno segue un ritmo diverso.
Circondata da oltre ottanta vette che superano i tremila metri, il territorio regala in questo periodo un’atmosfera sospesa nel tempo.
Prima delle gelate invernali, le giornate invitano a prendersi più tempo tra camminate nei boschi di larici che si tingono d’oro e calde sfumature, soste nei rifugi e le uscite all’aria aperta con tutta la famiglia. Il paesaggio cambia colore settimana dopo settimana, mentre l’aria limpida e frizzante si riempie del profumo di resina e terra umida, offrendo la cornice giusta per esplorare la valle a piedi.

Tra sentieri dorati il respiro delle cascate e i segreti della montagna
I Sentieri del Sole, distribuiti lungo il versante esposto a sud, offrono tratti pianeggianti alternati a brevi salite tra
boschi e prati, dove si incontrano i masi storici della zona, con le loro antiche travature in legno che raccontano secoli di vita alpina.
Questi percorsi custodiscono anche storie d’altri tempi: in passato, alcuni sentieri tra le montagne erano
utilizzati dai contrabbandieri. Oggi invitano a scoprire la valle seguendo le tracce della sua vita di un tempo. Anche chi viaggia con bambini trova percorsi adatti da esplorare. Da Campo Tures si sale lungo il torrente fino ai tre salti delle Cascate di Riva, dove il fragore impetuoso dell’acqua si intreccia con il silenzio della foresta. La nebbia sottile crea magici giochi di luce tra gli alberi, mentre è possibile allungare l’itinerario fino a Castel Taufers, che svetta maestoso a guardia della vallata. Proseguendo verso l’interno, a Predoi, l’ex miniera di rame si visita a bordo di un piccolo trenino minerario che entra direttamente nelle gallerie sotterranee: una tappa ideale per completare la giornata.
Alla storia della miniera è legata anche l’arte del merletto a tombolo. Dopo la chiusura dell’attività estrattiva, questa lavorazione offrì una nuova possibilità di lavoro alle famiglie di Predoi e divenne una tradizione artigiana praticata ancora oggi.
A Selva dei Molini, invece, i percorsi tra i vecchi mulini ad acqua raccontano i gesti della vita rurale di un tempo.

Kiehkemma, l’abbraccio del folklore e la magia dei sapori della valle
Con l’arrivo dell’autunno, le mandrie lasciano i pascoli alti per rientrare nelle stalle nei paesi a valle. Questa
transumanza, chiamata localmente Kiehkemma, rappresenta uno dei momenti più sentiti dalla popolazione locale e un’occasione unica per immergersi nell’anima genuina del territorio.
Il 17 e 18 ottobre 2026, a Riva di Tures, si tiene la tipica Festa d’Autunno, con la sfilata degli animali addobbati a festa con corone di fiori, musica dal vivo e stand dedicati alle specialità gastronomiche locali. Tra i prodotti simbolo della stagione spicca il Graukäse,
il caratteristico formaggio della Valle Aurina oggi tutelato da Slow Food, servito nei ristoranti e nelle strutture ricettive insieme alle ricette tipiche sudtirolesi.
È questo il volto autunnale della Valle Aurina: un territorio che sa raccontarsi con la forza della sua natura e la sincerità della sua gente.
Ott 13, 2026 | Territori
All’inizio dell’autunno le montagne del Friuli Venezia Giulia si vestono del loro abito più incantevole. I boschi diventano una tavolozza di colori: l’oro dei faggi, il rame dei larici, il rosso delle betulle e l’ambra che illumina ogni valle.
È il tempo del foliage, un invito a rallentare e lasciarsi sorprendere. Respirare il profumo di muschio e funghi, ascoltare i silenzi interrotti solo dallo scorrere dell’acqua o dal vento che muove le chiome. Non mancano davvero le alternative suggestive per scoprire i diversi lati di una regione che anche in questa stagione sa regalare relax, autenticità e la libertà di ritrovare la propria pace interiore. Sono oltre venti gli itinerari che si possono trovare nella rinnovata sezione foliage del portale di PromoTurismoFVG.
Tutti sono comprensivi di mappa e indicazioni specifiche, hanno vari livelli di lunghezza, durata, altitudine, una sezione che permette di percorrerli in base al prolungato periodo di cambiamento delle foglie. Possono essere dei percorsi ad anello, adatti anche a famiglie e bambini, possono abbinarsi pure ad una rilevanza storico-culturale del sito attraversato, fino a farsi dog-friendly. Di tutti questi abbiamo selezionato cinque itinerari tra i più suggestivi, dalle Alpi Carniche alle Dolomiti Friulane, dalle Alpe Giulie alle Valli del Natisone fino ad arrivare al Carso.

foto di Mario Verin
Carnia. L’anello di Pani
A 900 metri di quota, l’altopiano di Pani, nel comune di Raveo, tra i Borghi Autentici d’Italia, offre un percorso che unisce natura e tradizione rurale.
Tra borghi in pietra, fienili e panorami di media montagna, l’escursione ad anello (6,3 km, 2 ore, 262 m di dislivello) regala un’immersione autentica nella vita contadina e nei ritmi lenti della Carnia. Consigliato anche per famiglie con bambini, è un itinerario che invita a riscoprire la bellezza dell’autenticità, con un ambiente vario e vivace.
Tra prati, boschi di faggio e stavoli tradizionali (tipici casolari carnici) si respira ancora la cultura contadina, radicata nel rispetto della natura e dei suoi cicli.
L’anello di Pani, quindi, non è solo una semplice escursione, ma un’esperienza che invita alla riflessione su stili di vita alternativi e sulla bellezza della semplicità, offre panorami ampi sulla conca di Pani, con prati, boschi di faggio e stavoli tradizionali, tipici casolari carnici che raccontano secoli di vita rurale.

foto Luciano Gaudenzio
Dolomiti Friulane. Sentiero del Dint
Un’escursione semplice e adatta a tutti che permette di scoprire, attraverso tre belvedere, i dintorni del lago di Barcis e la spettacolare forra del Cellina, tra le Dolomiti Friulane che osservano dall’alto la pedemontana pordenonese.
L’anello (4,3 km, 1h30, 215 m di dislivello) parte dal centro visite della riserva e sale lungo il segnavia 997, passando accanto al suggestivo “pozzo della Pioggia”.
Dal primo punto panoramico si ammira il lago di Barcis con la diga di ponte Antoi, dal secondo si domina l’imbocco della forra, mentre il terzo – caratterizzato da una scenografica scala a chiocciola rossa – regala scorci indimenticabili sia sul lago che sul borgo di Andreis.
La discesa conduce a forcella Dint e infine di nuovo al lungolago. Lungo il percorso si alternano boschi, affacci su pareti rocciose e acque turchesi, in uno dei contesti naturali più affascinanti del parco naturale delle Dolomiti Friulane, patrimonio Unesco.

foto Fabrice Gallina
Alpi Giulie. I Laghi di Fusine
Immersi nella foresta millenaria di Tarvisio, i laghi di Fusine sono tra gli scenari più iconici delle Alpi Giulie.
Due bacini glaciali (uno superiore e uno inferiore) collegati da acque sotterranee, incastonati ai piedi del Mangart.
L’escursione ad anello (5 km, 2 ore, 100 m di dislivello) si sviluppa tra passerelle nel bosco, cordoni morenici con grandi massi erratici e tratti che costeggiano le sponde, offrendo riflessi dorati in autunno e viste spettacolari sul gruppo montuoso circostante.
Oltre ai percorsi attorno ai laghi, la zona è meta ideale per escursioni più impegnative, ferrate e arrampicate sulle vicine falesie del masso Pirona e delle Ponze.
Il rifugio Zacchi, posto in posizione panoramica, rappresenta un punto di sosta perfetto, facilmente raggiungibile anche dalle famiglie. Un luogo che, in ogni stagione, regala un contatto autentico con la natura.

foto Luciano Gaudenzio
Valli del Natisone. Le cascate Kot
Un itinerario breve ma suggestivo (1 km, 30 minuti, dislivello minimo) che conduce alle scenografiche cascate Kot, nel cuore della val Erbezzo, raggiungibile seguendo il corso del fiume Natisone da Cividale del Friuli, tra i Borghi più belli d’Italia e sito patrimonio Unesco.
Lungo il sentiero, che costeggia i rii Patok e Pod Tamoran, si incontrano le rovine di un antico mulino e tratti di bosco ombreggiati che accompagnano fino alla conca dove l’acqua compie un salto di oltre dieci metri.
Il colpo d’occhio è arricchito dalla colata di travertino che si sviluppa sotto la cascata e da un ampio antro ricoperto di muschio, accessibile quando il livello dell’acqua lo permette.
Un’escursione semplice e adatta a tutti, ideale per vivere la natura autentica delle Valli del Natisone e concedersi una pausa di freschezza e bellezza.

Carso. Anello della Riserva naturale del Lago di Doberdò e di Pietrarossa
Nel cuore del Carso isontino, a poca distanza da Gorizia o da Trieste, un’escursione di 11 km (circa 4 ore, 300 m di dislivello) conduce tra i paesaggi unici della Riserva naturale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa.
Due grandi depressioni carsiche, separate da una dorsale calcarea, ospitano bacini lacustri dal livello d’acqua mutevole, tra i pochi esempi di laghi carsici in Europa.
Il percorso alterna boschi, radure e affacci panoramici che cambiano con le stagioni. Oltre al fascino naturalistico, il sentiero conserva tracce della storia: trincee e postazioni della Grande Guerra, valorizzate da pannelli esplicativi che trasformano la camminata in un viaggio tra natura e memoria. Un itinerario ideale per chi cerca un’esperienza lenta e contemplativa, tra acqua, roccia e storia.
Ott 11, 2026 | Territori
Il paese più green d’Europa è pronto a mostrare il proprio lato più schivo e romantico nella stagione autunnale, quella del primo vino, delle osmizze istriane, delle tradizioni popolari legate a San Martino ma, soprattutto, quella della natura immersa nel foliage.

Ricco autunno sloveno
Autunno – jesen per gli sloveni – è una parola che riempie la bocca e profuma di terra inumidita, di sfrigolio del camino e di giornate che si accorciano, di quel primo sguardo rivolto al cielo in una giornata uggiosa, che fa dire con un pizzico di malinconia che stavolta, l’estate, è davvero finita.
Eppure, c’è chi, per tutti i mesi della cosiddetta bella stagione, non aspetta altro che l’arrivo di questo momento.
Non vede l’ora di assaporare funghi appena raccolti, lanciarsi in ottimistiche cacce al tartufo e di assaporare, dopo la vendemmia, il mosto che diventa vino a San Martino, finalmente.
E di ammirare di una natura che si cambia d’abito in modi sorprendenti, al limite del miracoloso, con toni tanto accesi che di anno in anno dimentichiamo e reimpariamo a conoscere, come daltonici a cui per magia appaiano nuovi colori di cui prima non avevano cognizione.
In Slovenia, l’autunno è il momento dell’anno in cui più nitidamente si avverte il legame tra un popolo e lo scorrere dei tempi della terra, che dona in questo periodo gli ultimi frutti dell’anno e i loro nettari, dall’olio nuovo al vino offerto in mescita sotto le frasche delle osmizze tra manifestazioni di una cultura agricola sofisticata quanto frugale. Ma anche quello in cui le foglie, ormai stanche di mesi di sole, mollano la presa e si riconnettono a quello stesso suolo, origine e fine di tutte le cose, per la gioia di occhi e fotocamere di local e turisti.
Ecco allora i cinque luoghi in cui meglio si può apprezzare questo singolare fenomeno, che di anno in anno richiama in Slovenia sempre più appassionati.

In alta montagna l’autunno arriva con lentezza ma, quando esplode, incendia i boschi. Siamo nei pressi del passo Vršič, famoso tra i ciclisti come l’Alpe d’Huez slovena, dove in questa stagione i larici si fanno d’oro e si specchiano nei laghetti alpini, creando l’illusione di trovarsi dentro un quadro impressionista.
Poco sotto la cima si trova un grande belvedere erboso da cui si possono ammirare le vicine cime di Jalovec, Mojstrovka e Ponce, oltre che tutte le valli circostanti.
Qui non serve molto: un passo, un respiro, e ci si sente parte di una coreografia scritta dalle stagioni.

2 – La collina delle streghe. Monte Slivnica
Non è un caso, che una delle più famose leggende slovene relative alla presenza di insediamenti di streghe si collochi tra le grotte carsiche delle alture che circondano uno dei più grandi laghi intermittenti d’Europa.
Si tratta della strega Uršula e delle sue collaboratrici, che il mito vuole si nascondano proprio sotto la cima del Monte Slivnica, preparando pozioni e causando le infauste condizioni meteorologiche da cui dipende, tra le altre cose, anche la presenza o meno del lago di Cerknica: l’ideale per un trekking di halloween!

3 – Il Carso che brucia di rosso. Slavnik
Nelle giornate limpide, dal ciglione carsico di Slavnik, nell’Istria slovena, lo sguardo spazia fino al mare e, quando il cielo è particolarmente clemente, fino alle alpi Giulie e anche alle Dolomiti.
Ma a colpire davvero, qui, sono i colori: l’arido suolo carsico si accende di un rosso, che si aggiunge a quello dei frutti di sommacco e dell’ultima uva Teran.
Camminare qui è come attraversare un tappeto di fuoco, un promemoria che la natura non ha bisogno di artifici per sorprendere.
Un lago che non ha bisogno di presentazioni, quello di Bled, dominato da un castello arroccato (il più antico della Slovenia, si dice) e da un’isoletta la cui chiesa fa parte dell’immaginario collettivo, la più fotografata e riprodotta su cartoline e calamite riguardanti questo paese.
C’è un punto che non tutti conoscono, tuttavia, su una delle alture che lo circondano, da cui l’autunno regala la visione perfetta, da cui le acque del lago diventano più scure, le cime delle Caravanche si velano di foschia, gli alberi si colorano di tutte le sfumature del rame e dell’ambra.
È la collina Mala Osojnica, la cui vetta è raggiungibile con un percorso piuttosto impegnativo, ma una volta in cima, la fatica di ogni visitatore è ripagata dalla vista del lago di Bled con l’isola e una corona di montagne rosseggianti a fare da scenografia.

5 – Una strada a forma di cuore. Špičnik
Per chi cerca, oltre al foliage, anche un buon calice di vino e un pizzico di romanticismo in più, un luogo imperdibile in Slovenia è la strada a forma di cuore tra i vigneti delle colline Svečinske, nel comune diffuso di Špičnik, dove è di casa un’uva Slatina che ha già conquistato milioni di viaggiatori. In autunno, quando i vigneti si colorano di giallo, arancio e rosso, Špičnik è particolarmente popolare tra i ciclisti, ma è anche possibile raggiungere a piedi questo cuore vitivinicolo della Slovenia,

I bonus
Feste di San Martino nelle destinazioni Slovenia Green
Da Ptuj alla Valle del Vipava, dal Carso a Bela Krajina: l’11 novembre è il momento in cui il mosto diventa vino, ma soprattutto in cui le comunità celebrano insieme il legame profondo con la terra.
Vivete le feste di San Martino nelle destinazioni verdi | I feel Slovenia
Non c’entra con il foliage, ma quanto ci sta bene, d’autunno, il colore di cachi? È un frutto che segna l’autunno istriano diventa il pretesto per una festa popolare dal colore intenso, tra degustazioni e mercatini nel contesto straordinari del litorale sloveno. Appuntamento il 22 e 23 ottobre
Istria: osmizze e vigneti vista mare
“Andar per frasche, andar per osmizze”: un ritornello che suona familiare, restando in tema transfrontaliero, tanto per i triestini, quanto per gli istriani sloveni.
L’etimologia della parola, a dire il vero, è slava, deriva dal numero otto e indica i giorni in cui ai viticoltori e ai contadini era consentito fin da fine Settecento, per decreto imperiale, mescere le eccedenze di vino dell’anno precedente sotto una frasca.
È proprio un percorso fatto di frasche, infatti, a segnalare la presenza di un’osmizza in corso in un’azienda agricola lungo le strade di campagna alle spalle del litorale, dove ancora arriva leggera la Bora a pettinare vigneti e oliveti.
Anche fuori dal periodo delle osmizze, sono molte le fattorie e le cantine che aprono le porte su prenotazione e permettono di gustare i loro prodotti a chi le visita, tra ottimi Malvasia, Moscato e Refosco. Calendrio delle Osmizze nel Carso Sloveno