Giro nel mondo nel bicchiere. Torna a Firenze Enomundus

Giro nel mondo nel bicchiere. Torna a Firenze Enomundus

Dopo la prima edizione assoluta che si è svolta a giugno a Villa Castelletti di Lastra a Signa fa il suo debutto fiorentino nel prestigioso salone Michelangelo dell’hotel Albani di Firenze “Enomundus” prima fiera mercato italiana interamente dedicata ai produttori e vini esteri.

Saranno due giornate esclusive e decisamente interessanti quelle che si terranno a Firenze il 13 e 14 novembre.

L’ ideatrice dell’evento è la sommelier Olfa Haniche oggi anche export manager di cantine vinicole italiane e consulente per importatori/distributori nazionali di vini esteri.

L’idea di Enomundus gli è nata a suo dire “seguito della grande richiesta di vini esteri in Italia degli ultimi anni con lo scopo di divulgare, fare conoscere e degustare vini di produttori provenienti da oltre 10 paesi stranieri.

In occasione dell’evento sarà possibile degustare e acquistare vini provenienti da Francia e Corsica, Spagna, Romania, Grecia, Turchia, Austria, Paesi Bassi.
Novità di questa seconda edizione il focus sui vini di Grecia grazie al Patrocinio del
Consolato Greco con la presenza della Console Peggy Petrakakos.

L’evento si snoderà su due giorni. Domenica 13 novembre sarà una giornata rivolta al pubblico degli appassionati che potranno girare fra i banchi d’assaggio, parlare con i produttori ed acquistare i vini mentre lunedì 14 novembre sarà una giornata più tecnica con una sezione B2B
importatori/distributori e categoria Horeca e appuntamenti degustativi solo su appuntamento www.vinaviewinetasting.com

Dopo la prima edizione che ha avuto come scenario mozzafiato Villa Castelletti attendiamo il debutto fiorentino per dare, dopo la seconda edizione, un giudizio sulla manifestazione.

Personalmente non vedo in giro questa grande voglia di conoscenza di vini esteri ma anzi trovo che il pubblico dei winelovers forse troppo condizionato dai nuovi guru influencer deila rete.non sappia andare oltre ai brand.

La parola presa in prestito dal mondo della moda non è assolutamente casuale e sottolinea la leggerezza con cui i miracolati dei social si ergono ad esperti di un settore che richiede anni di studio, approfondimenti continui, visite in cantina (e non solo per scattare selfie) e degustazioni continue e costanti.

Esiste un mondo da degustare che va oltre i grandi nomi e oltre i confini stretti di una regione come la Toscana che seppur feconda di ottimi vini non rappresenta l’unico scenario possibile. E’ qui che a mio avviso sono fermi molti appassionati.

Nel vino serve essere curiosi sempre e saper andare oltre agli stereotipi. Ecco perché personalmente mi avvicinerò con curiosità alla scoperta dell’enomundus anche se il mappamondo in degustazione non è vastissimo e un po’ limitato ai “confinanti”.

La speranza è di incontrare nel bellissimo salone dell’Albani davvero tante persone, anche più dei 500 appassionati previsti dall’organizzazione.

 

MareDivino, torna il 3 e 4 dicembre la rassegna dei vini del territorio livornese

MareDivino, torna il 3 e 4 dicembre la rassegna dei vini del territorio livornese

Torna MareDivino, la manifestazione dedicata alla promozione e alla conoscenza dei vini della provincia di Livorno e delle produzioni di eccellenza della Toscana.

Sabato 3 e domenica 4 dicembre presso il Terminal crociere Porto Livorno 2000 (piazzale dei Marmi), torna MareDivino, giunto alla sua 11 edizione, offrirà a tutti gli appassionati una grande vetrina dei vini del territorio e della Costa degli Etruschi.

Organizzato da Fisar (Federazione italiana sommelier albegatori e risotratori), delegazione di Livorno, in collaborazione con Slow Food – Condotta di Livorno; con il sostegno del Comune di Livorno e di Vetrina Toscana e il patrocinio di Regione Toscana e Camera di commercio della Maremma e del Tirreno, la due giorni è stata presentata oggi nella sede della presidenza della Regione dalla vicepresidente e assessora all’agroalimentare Stefania Saccardi.

“Una bella iniziativa di promozione di vini di un territorio straoridnario– ha detto Saccardi – basta pensare a Bolgheri, alla Val di Cornia ma anche a un’industria vitivinicola che si sta sviluppando nelle isole, tutto questo trova una vetrina importante nei giorni 3 e 4 dicembre per diffondere e far assaggiare i vini di questo interessante territorio che, per il mondo del vino, coniuga il mare con la collina o un territorio quale e Bolgheri che, pur essendo giovane dal punto di vista della tradizione del vino, ha acquisito ormai un valore mondiale. Insomma MareDivino è un buon punto di riferimento per tante aziende e per tutti i conoscitori e appassionati che vogliono venire a provare i tesori di questo territorio”.

“MareDivino  – ha aggiunto l’assessore al turismo del Comune di Livorno Rocco Garufo – è una manifestazione consolidata che si tiene a Livorno da 11 anni e visitata da migliaia di persone, in una location originale, all’interno del porto e di fronte al mare. Un ottimo canale di promozione dei prodotti del territorio.  Mi preme ricordare che la provincia di Livorno vanta tre denominazioni di vino di cui andiamo fieri: Docg, Doc e Igt. La vite è coltivata nel nostro territorio dall’epoca etrusca ed ha sempre prodotto ottimi vini, bianchi e rossi, che facilmente si adattano sia ai piatti di mare che di terra”.

Dal Bolgheri ai vini della Val di Cornia, passando dai vini dell’area di Montescudaio e di Riparbella, a quelli delle zone del Terratico di Bibbona e dell’Isola d’Elba e di Capraia, i visitatori potranno degustare e incontrare direttamente i produttori e confrontare le diverse realtà del territorio.

Anche quest’anno tutti i presenti potranno partecipare al concorso “Rosso buono per tutti” arrivato alla sua undicesima edizione con il premio assegnato da una giuria popolare, dove verranno decretati con assaggio alla cieca i migliori vini rossi di prezzo inferiore.

Nell’area gastronomia saranno presenti i prodotti degli agricoltori e allevatori che condividono e applicano il principio di Slow Food del “buono, pulito e giusto per tutti”. Tra questi, particolare attenzione sarà dedicata ai produttori di olio extra vergine d’oliva, mentre una sezione specifica sarà dedicata ad alcuni dei birrifici artigianali toscani presenti in guida Slow Beer.

L’evento centrale di MareDivino sarà la degustazione del bianco. Nella scorsa edizione oltre 10mila visitatoti hanno potuto degustare 150 vini di oltre 70 produttori.

L’elenco completo degli espositori sarà scaricabile sul sito www.maredivino.it. Sullo stesso sito anche tutte le info.

Rufina, il Chianti che svolta

Rufina, il Chianti che svolta

Che di Chianti, inteso come generica denominazione Docg ne sono piene le guide e le enoteche è cosa nota da tempo; ahimè spesso disorientando il consumatore meno avvezzo a viaggiar per cantine.

Il Chianti Docg è sinonimo di Sangiovese e quindi di vino toscano per eccellenza ma si fa presto a dire Chianti.
Quale Chianti?
Chianti Colli Aretini, Chianti Colli Fiorentini, Chianti Colli Senesi, Chianti Colline Pisane, Chianti Montalbano, Chianti Montesppertoli e Chianti Rufina.
Praticamente, se si esclude la costa che con il suo salmastro si personalizza in vigna da Massa Carrara al sud di Grosseto, la Toscana è tutta Chianti e Sangiovese.

La nostra verve polemica ci porterebbe quindi a rispolverare (i tanti) articoli scritti sul tema in passato per far capire che oltre ai tanti bla bla bla poco è cambiato e poco si è smosso.
Del resto alle nostre latitudini la diatriba è antica come la nascita stessa del boom enoico e la polemica è nel Dna del toscano, ma chi scrive vuole evitare terreni scivolosi (ma anche noiosi!) di antiche polemiche campanilistiche preferendo evitare di addentrarsi nell’argomento nella certezza che negli ultimi anni, grazie alle nuove generazioni di vignaioli, qualcosa si muove alla ricerca dell’’identità confusa.
Eccome se si muovono i giovani che nei Consorzi sgomitano per portare le loro ventate di novità e leggerezza combattendo e vincendo le loro battaglie contro stereotipi polverosi.

In questa direzione va decisamente il Consorzio del Chianti Rufina, che mette la freccia e svolta grazie alle nuove generazioni.
Lo fa inventandosi il progetto Terraelectae che se è cacofonico nel nome non lo è decisamente nell’idea e nemmeno nel prodotto fin qui degustabile.

Un progetto di elevazione al quadrato (ma anche di più) da non confondersi con gran selezioni e similari.
Terraelectae è infatti, come si legge nella definizione ufficiale fornita dal Consorzio stesso, un progetto di vigna “collettiva” che riunisce al momento alcune fra le migliori cantine di zona.
La strada tracciata al raggiungimento dell’obiettivo per ogni azienda che aderisce al progetto (al momento 13 dei 20 produttori del Consorzio) è nell’individuare e selezionare fra i propri vigneti quello “eletto” ovvero quello che a suo giudizio fa esprimere al meglio le qualità territoriali del Sangiovese. Solo da quelle uve, che sono quindi le più pregiate aziendali, nascerà un Chianti Rufina Riserva cru così pregiato da potersi fregiarsi del titolo Terraelectae.

Uno dei Consorzi più piccoli, ma allo stesso più identitari fra quelli del Chianti (del cui nome a nostro avviso potrebbe anche benissimo fare senza per chiamarsi solo Rufina) cerca l’eccellenza vestendosi di territorialità alla massima potenza.

Una punta di diamante da esporre nelle migliori “gioiellerie” che vede in commercio al momento solo la prima annata disponibile, la 2018 prodotta da nove aziende che abbiamo degustato in esclusiva per voi.

Uno dopo l’altro hanno sfilato nei nostri bicchieri i Terraelectae di Castello del Trebbio, Colognole, Fattoria di Lavacchio, Frascole, Grignano, I Veroni, Marchesii Frescobaldi , Marchesi Gondi e Villa Travignoli. Dal prossimo anno potremo assaggiare anche i debuttanti Podere Il Pozzo, Fattoria Lago, Selvapiana e Tenuta Il Monte.

Senza entrare nel dettaglio delle singole degustazioni dato che il nettare è ancora giovane e in alcuni casi della gioventù ha l’esuberanza ancora viva ciò che possiamo affermare che la ricerca identitaria, quella che i francesi chiamano terroir c’è.
Emerge soprattutto, in queste selezioni d’elite più che mai quell’imprinting unico che la valle della Sieve, i terreni mediamente di alta collina e l’aria fresca dell’Appennino donano ai vini di Rufina.

Rufina è davvero fresca nelle idee delle nuove generazioni di vignaioli e guarda col sorriso stampato sulla faccia il futuro dove l’idea di ricerca di elevarsi nella fascia di alta gamma, donando al marchio magari quell’allure che solo un buon marketing può offrire c’è.
Il piccolo Consorzio che dalla sua ha anche i favori dei cambiamenti climatici che favoriscono le produzioni “d’altura” cresce per davvero.
Lo fa quasi in controtendenza in un universo enoico che mira alle rotondità internazionali per vendere meglio sui mercati esteri con la sua impronta forte e identitaria di Sangiovese riconoscibile dove longevità e freschezza viaggiano a braccetto.

A San Gimignano l’Oscar delle destinazioni turistiche italiane, è la meta preferita dagli stranieri

A San Gimignano l’Oscar delle destinazioni turistiche italiane, è la meta preferita dagli stranieri

La città delle torri è la destinazione preferita degli stranieri in vacanza in Italia e si aggiudica il prestigioso Oscar di Italia Destinazione Digitale assegnato The Data Appeal Company – Gruppo Almawave
A ritirare il premio al TTG Travel Experience, la più importante fiera del turismo B2B nel nostro Paese, è stato il sindaco Andrea Marrucci.

“Un premio che ci ripaga del lavoro di rilancio e riposizionamento della destinazione turistica San Gimignano che stiamo facendo – spiega il primo cittadino – e che condivido e dedico con convinzione a tutti gli operatori turistici, economici, sociali e culturali sangimignanesi che ogni giorno con professionalità, scelte di qualità, investimenti e attenzione agli ospiti contribuiscono a rendere sempre più ambita la nostra destinazione turistica. Un riconoscimento che ci inorgoglisce al solo pensiero di quanto siano stati difficili i mesi del Covid e quanto, ancora una volta insieme, operatori e amministrazione comunale, abbiamo lavorato fianco a fianco con una prospettiva in grado di guardare oltre la pandemia”.

Il premio si basa sul monitoraggio e l’analisi dei Big Data raccolti nel periodo compreso tra il primo settembre 2021 e il 31 agosto 2022 dalle tecnologie di Intelligenza Artificiale sviluppate da The Data Appeal Company e viene assegnato alle regioni e alle destinazioni turistiche italiane che hanno registrato le migliori performance online e si sono distinte agli occhi dei visitatori in termini di percezione online dell’offerta e qualità di ospitalità, servizi ed esperienza. 

Si parla di 33 milioni di tracce digitali, che hanno consentito di monitorare ed esaminare ben 770 mila punti di interesse turistico, storico e culturale nonché strutture ricettive, quali hotel, locali e ristoranti del Paese.

Terra di Siena International Film Festival, al via dal 28 settembre al 2 ottobre

Terra di Siena International Film Festival, al via dal 28 settembre al 2 ottobre

Si apre il 28 settembre a Siena la 26° edizione del “Terra di Siena International Film Festival”, la kermesse presieduta da Mariapia Corbelli e diretta da Antonio Flamini.

Fino al 2 ottobre saranno in programma 22 opere inedite, un concorso internazionale per la premiazione di opere di qualità e giovani autori, 6 documentari e 30 cortometraggi.

Una preview è prevista per martedì 27 settembre con la proiezione in anteprima di due documentari: “Siena- Genio creativo dell’uomo” di Francesco Bruschettini con la partecipazione della cantante e scrittrice Gianna Nannini e l’attore e regista Alessandro Benvenuti, direttore dei Teatri di Siena; e “Le Favolose” di Roberta Torre, talentuosa regista, Presidente della Giuria dei Giovani, che riceve il “ Seguso Award” alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

Come ha avuto modo di sottolineare il presidente della Regione, sul cinema la Regione sta puntando moltissimo e lo testimonia anche l’ultima presenza al Festival di Venezia che è prova di come la Toscana creda in quest’arte anche per  valorizzare il suo territorio. Forte dunque è l’attenzione verso quei festival di prestigio – e Terra di Siena è sicuramente tra i pià importanti – che promuovono la Toscana e che in realtà poi si  aprono a una diemensione nazonale e internazionale. Nel caso del Festival Terra di Siena l’impegno ormai pluridecennale si rinnova anche quest’anno grazie al lavoro e alla passione di Maria Pia Corbelli che da sempre ne è l’anima e la patron.

L’edizione numero 26, che punta a qualificare sempre più l’offerta cinematografica, promuove anche l’adesione  in futuro al progetto Medicinema, grazie all’appoggio del Festival della Salute che si svolge presso il Complesso Museale Santa Maria della Scala a Siena.

Lo sviluppo di nuovi linguaggi, la collaborazione con soggetti di livello nazionale e internazionale, una vasta proposta di proiezioni di elevata qualità, la divulgazione della forza del cinema non solo come strumento di intrattenimento ma soprattutto come cura grazie al progetto Medicinema: questa la mission di un Festival che ormai vanta 5 lustri di attività. Grazie al nuovo progetto legato alla salute, i pazienti ricoverati all’ospedale Santa Maria delle Scotte di Siena e Campostaggia di Poggibonsi, avranno l’opportunità di assistere, insieme alle loro famiglie e agli operatori, a proiezioni speciali introdotte da registi e attori.

“C’è molta attenzione verso quest’ultimo nuovo progetto – afferma la presidente Mariapia Corbelli – che una commissione sta portando a coronamento. Il metodo che usa è lo stesso utilizzato per i malati di Alzheimer e i malati oncologici, è stato validato con test e strumenti scientifici e già tratteggiato in tutti i testi dedicati al cinema”.

Inoltre, un progetto rivolto ai giovani talenti che si affacciano al mondo delle colonne sonore e alle composizioni da film. Gli allievi provenienti da diversi paesi del mondo, dalla Norvegia agli Stati Uniti, dal’Italia all’ Estonia passando per l’Australia, avranno l’opportunità, grazie al nuovo programma dell’Accademia Chigiana, co-produttore del Festival Terra di Siena, di specializzarsi insieme ad alcuni tra i principali protagonisti della produzione musicale per la cinematografia: Patrick Kirst, direttore dello Screen Scoring Program presso la Thornton School of Music – University of Southern California, parte integrante della fiorente industria dei media di Los Angeles; Pete Anthony, orchestratore, arrangiatore e direttore d’orchestra a Los Angeles con all’attivo oltre 400 film e produzioni con i migliori compositori di Hollywood; Alessio Miraglia, produttore, compositore e ingegnere del suono, protagonista di film internazionali e produzioni Netflix e Disney; Marco Beltrami, compositore e direttore d’orchestra americano, autore di colonne sonore di film e serie televisive; Lawrence Shragge, pluripremiato esploratore musicale, autore di 165 colonne sonore; Marco Streccioni, ingegnere del suono e guru della registrazione in studio per grandi orchestre, storico collaboratore di Ennio Morricone e del centro di produzione RAI di Roma e con la Sofia Record Factory; Tim Starnes, produttore, editore musicale, mixer e compositore, ha lavorato a Il Signore degli Anelli e King Kong.
Domenica 3 ottobre sarà una giornata dedicata interamente alla musica da film con la proiezione di filmati dei vincitori del concorso “Film Scoring Intensive Program” , il primo di una serie di moduli del nuovo progetto “Suono e Immagine” creato per avviare collaborazioni professionali nazionali e internazionali.

Prioritaria per questa 26° edizione l’attenzione verso i ragazzi, massimi fruitori dei social, che invece sono più lontani dal linguaggio e dalla cultura cinematografici e dai loro benefici. Con i docenti sono state studiate matinée riservate alle scuole secondarie di secondo grado proprio per “costruire” il pubblico di domani e stimolare nuove occasioni professionali.
Tra le retrospettive,  fiore all’occhiello del Festival, è la celebrazione dii tre giganti nel centenario: Ugo Tognazzi, Pier Paolo Pasolini e Vittorio Gassman che verranno omaggiati con un convegno nel complesso museale Santa Maria della Scala al quale parteciperanno storici e critici del cinema internazionale. Omaggio anche al grande regista russo Andrej Tarkovskij con suoi capolavori restaurati in collaborazione con la Fondazione Tarkovskij e l’Accademia Musicale Chigiana di Siena.

Un evento collaterale dell’edizione 2022 è dedicato al Sommo Poeta con una maratona dantesca, dal titolo “I Cento Canti della Divina Commedia” declamati in luoghi storici di Siena.

La lettura pubblica e diffusa dei versi dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso si terrà in strade, piazze, chiese ma anche in botteghe e luoghi simbolo della città.

Saranno poi organizzati grazie al Festival laboratori e masterclass in luoghi storici come l’Archivio di Stato di Siena, il Santa Chiara Lab dell’Università degli Studi di Siena, la Biblioteca comunale degli Intronati con l’obiettivo di riportare al centro dell’attenzione le relazioni e il senso della condivisione che sa dare la cultura cinematografica a tutte le età.

La cerimonia di premiazione si terrà presso il Cinquecentesco Teatro dei Rozzi, nel Centro storico di Siena, con un concerto dedicato a Ennio Morricone e Luis Bacalov, già docenti di musica da film all’Accademia Chigiana, tenuto dai maestri e allievi della più prestigiosa Accademia musicale al mondo.

Il Terra di Siena International Film Festival è realizzato sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio della Regione Toscana, Comune di Siena, di Barberino e Tavarnelle, Università degli Studi di Siena, Università per Stranieri, Accademia Musicale Chigiana, con il contributo del Ministero dei Beni e Attività Culturali, Comune di Siena, Estraspa, ChiantiBanca e Banca Cras, oltre partner tecnici.

Viticoltori di Greve in Chianti, sette etichette caratterizzano la masterclass di Masnaghetti

Viticoltori di Greve in Chianti, sette etichette caratterizzano la masterclass di Masnaghetti

Oltre 30 tra giornalisti, sommelier e influencer hanno partecipato all’approfondimento del
territorio di Greve organizzato presso l’enoteca Falorni di Greve in Chianti e guidata da
Alessandro Masnaghetti. Una sintetica anticipazione del nuovo lavoro dell’editore di Enogea
dal titolo “Chianti Classico: l’Atlante”, il primo libro al mondo dedicato esclusivamente al
territorio del Chianti Classico, ai suoi comuni, ai suoi vigneti e alle sue Unità Geografiche
Aggiuntive (UGA).

Il carattere distintivo di ogni porzione di territorio del Gallo Nero è il vero e più grande valore di
questa bellissima denominazione: 75000 mila ettari di cui 9800 vitati e 6800 adibiti a Chianti
Classico.
Grazie all’Associazione Viticoltori di Greve in Chianti giovedì 1° settembre è stato possibile
approfondire le caratteristiche del territorio di Greve in Chianti, con la masterclass guidata da
Alessandro Masnaghetti, che ha sviscerato con grande competenza e precisione, le peculiarità
del territorio del Comune di Greve attraverso una selezione di vini dei soci aderenti
all’associazione, sette vini provenienti da sette zone differenti del Comune.
All’interno dell’affascinante contesto dell’Enoteca Falorni di Greve in Chianti, Alessandro
Masnaghetti ha iniziato la sua masterclass con una presentazione dettagliata dell’intero
territorio del Chianti Classico, approfondendo ogni zona nelle sue caratteristiche geologiche
piuttosto che quelle pedoclimatiche. Se vogliamo, una sintetica anticipazione di quello che
potremo trovare nel nuovo lavoro di Masnaghetti dal titolo “Chianti Classico: l’Atlante”, il
primo libro al mondo dedicato esclusivamente al territorio del Chianti Classico, ai suoi comuni,
ai suoi vigneti e alle sue Unità Geografiche Aggiuntive (UGA).
Nel corso dell’approfondimento viene spiegato che il territorio del Chianti Classico è
identificato nella parte esterna dal crinale dei monti del Chianti con il monte San Michele, il
monte più alto della denominazione e sempre visibile da ogni punto del territorio. L’altro crinale
parte da San Donato in Poggio ed arriva a Vagliagli, passando da Castellina e viene identificato
come la parte interna del Chianti.
Troviamo anche un ulteriore crinale che unisce Castellina con i monti del Chianti, dove a sud
insiste la provincia di Siena a nord quella di Firenze.
La zona dei monti del Chianti è sicuramente quella più fresca, mentre la parte nord e quella
occidentale risultano essere quelle più calde e precoci, grazie anche all’influsso della conca di
Firenze che porta l’aria calda della città sino alle porte di San Casciano.

Nella parte centrale del territorio del Chianti Classico troviamo formazione di Sillano, alberese
e marne del Sugame, sui bordi a nord i depositi fluviali con sassi tondi, nella zona ovest depositi
lacustri e colline dolci ricche di argilla, a sud le sabbie plioceniche, ad est il macigno del Chianti
con un 80% di formazioni arenarie.
“Le UGA è qualcosa che si lega alla storia, alla geografia, alla tradizione, è oggi così e lo sarà tra
100 anni.” – racconta Masnaghetti – “un passo importante per la denominazione che non ha
tradizione di cru, a differenza del Barolo per esempio, nel Chianti Classico troviamo invece
grandi proprietà. Le differenze numeriche tra Chianti e Barolo esistono per questo, nel Chianti
Classico troviamo confini naturali chiarissimi.”
Greve è il territorio più esteso del Chianti Classico con circa 17.000 ettari e al suo interno si
trovano le UGA Greve, Panzano, Lamole e Montefioralle.
“La UGA Greve possiamo considerarla una zona molto articolata, una valle rettilinea che
comprende una serie di zone specifiche e particolari. Due sono i riferimenti importanti, la valle
della Greve e quella dei monti del Chianti, sparti acque tra il Chianti Classico ed il Valdarno.” –
racconta Masnaghetti – “La mappa geologica ci racconta che nella destra Greve troviamo suoli
ricchi di macigno, di marne nella zona del Sugame, ma anche argilliti. Nel lato sinistra Greve, che
comprende anche Montefioralle e Panzano, troviamo un panorama sicuramente più articolato.
La masterclass si è conclusa con una degustazione ed un focus di 7 etichette provenienti da
sette zone idealmente identificate da Masnaghetti nel territorio del Comune Greve che sono,
partendo da nord: Strada, Chiocchio, Greti, Montefioralle, Destragreve, Dudda e Lucolena e
Panzano.
Chianti Classico 2020 Ottomani (zona di Strada) e il Chianti Classico 2020 Nozzole (zona di
Chiocchio) provengono dalla zona nord di Greve, dove troviamo un panorama aperto, suoli con
argilliti e formazioni di Sillano, quote basse e clima più mite.
Il terzo vino Chianti Classico 2019, Fattoria Santo Stefano nasce nella zona di Greti, al confine
tra la parte interna della valle della Greve e la parte più a nord, qui nei terreni troviamo
formazione di Sillano, una vena di alberese e l’inizio del macigno dei monti, una zona articolata.
Con il quarto vino Chianti Classico 2019, Villa Calcinaia ci spostiamo nella zona sinistra della
Greve (zon di Montefioralle) dove l’alberese marca molto il vino, in questo vino troviamo infatti
una vena acida più spinta, il frutto è più chiaro e brillante.
Il quinto vino Chianti Classico 2020, Chiandrè nasce nella zona della Destragreve dove come
terreni troviamo sia il macigno che la formazione di Sillano che la pietra forte, caratteristica
tipica di questa zona. Qui torniamo su uno stile dove il tannino è più marcato, una acidità più
dolce e arrotondata ed una lieve terrosità.

Viticoltori Greve in Chianti, Via Vicchiomaggio 4, 50022 Greve in Chianti (Fi)

www.viticoltorigreveinchianti.com
P.IVA 07180960481 – C.F. 94302940484

Con il sesto vino Chianti Classico 2020, Castello di Querceto scavalchiamo le colline e andiamo
nella zona di Dudda e Lucolena, tradizionalmente più fresca, nel vino torna l’acidità in evidenza
con uno stile vivace abbinato ad una struttura di tannini più marcata.
In chiusura il settimo vino Chianti Classico 2018, Ca’ di Pesa che ha una annata diversa rispetto
alle precedenti, nasce nella zona di Panzano versante ovest, su di un poggio di pietra forte. In
questo vino influiscono particolarmente la macro zona e le caratteristiche climatiche di
quell’area.
Piazza Matteotti, allestita in modo impeccabile, accoglie a cena i produttori dell’associazione, i
giornalisti e comunicatori presenti alla masterclass, oltre a tanti ospiti speciali. La cena,
composta da ottimi piatti della tradizione toscana, è stata abbinata ai vini dell’associazione.
“Questa associazione è composta da colleghi che hanno le stesse esperienze professionali” –
commenta Victoria Olivia Matta, presidente dell’Associazione Viticoltori di Greve in Chianti –
“ci permette di essere uniti, scambiarsi idee, opinioni e consigli oltre ad essere da ottimo
collante nel rapporto di vicinato. Sono veramente contenta per quello che stiamo facendo,
questa esperienza servirà a tutti per crescere professionalmente ed umanamente.”
“Avete finalmente in mano uno strumento estremamente importante, è il momento di mettere
da parte personalismi e cercare di pensare positivo, quello delle UGA è uno strumento che deve
essere sfruttato nel migliore dei modi, pensare positivo e se farete così sono sicuro che avrete
grosse soddisfazioni.” – conclude Masnaghetti.