9 Luglio 2026

L’altra Romagna. Tenuta il Plinio e Alessandro Ramilli, l’artigiano del vino

Per molti la Romagna è quella raccontata da Raoul Casadei: il liscio, le balere, la piadina, gli ombrelloni allineati sulla spiaggia e le notti che sembrano non finire mai.
È la terra del divertimento, delle estati sul mare, delle folle che affollano la Riviera e di quell’immaginario popolare fatto di ospitalità, leggerezza e vacanze.
Ma basta allontanarsi di pochi chilometri dalla costa perché il paesaggio cambi completamente.
Le spiagge lasciano spazio alle colline, il rumore dei locali si dissolve nel silenzio dei filari e la Romagna rivela un volto più discreto, autentico e sorprendente.
È qui che prende forma un’altra storia: quella di piccoli produttori che hanno scelto di interpretare il vino come espressione del territorio, lontano dalle logiche industriali e vicino alla terra.


La Romagna che non ti aspetti

Tra questi vale la pena portare all’attenzione di un vasto pubblico una piccola cantina guidata da un produttore visionario, convinto che il futuro del vino passi dalla valorizzazione dei vitigni autoctoni, dal rispetto della natura e dalla capacità di raccontare, attraverso ogni bottiglia, l’anima più vera di questa terra.
Una Romagna tutta da scoprire fatta di vigneti e poderi dove il tempo sembra seguire il ritmo delle stagioni e dove il vino diventa molto più del bicchiere beverino delle balere di liscio ma un elemento concreto con cui raccontare un territorio.
È in questo contesto che nasce la storia di questa piccola azienda vinicola dal nome quasi onirico che ha scelto di percorrere una strada diversa, fatta di ricerca, identità e visione.


Saperi autentici al servizio del terroir

In questo piccolo scrigno di Romagna è una picola valle attraversata dal Rio della Taverna che con le sue acque crea un terroir dal potenziale sconfinato dove vecchie vigne di Albana, Sangiovese e Trebbiano in un equilibrio perfetto crescono fra le mani sapienti di Alessandro Ramilli che le asseconda con interventi minimi in vigna e in cantina.
Alessandro pare quasi uno gnomo uscito dal bosco e di lui percepisci subito la passione per ciò che fa. E’ un produttore visionario e per certi versi un po’ folle che con i suoi occhietti vispi e profondi, la sua narrazione spontanea e profonda e il suo sapere autentico ti racconta la storia dei suoi vini, sempre diversi fra loro e anche per questo particolarmente sorprendenti per complessità e longevità che quasi non ti aspetti.
Alessandro va quasi controcorrente in un mondo enologico che cerca le performance economiche più che l’autenticità del prodotto e per far questo non ha fretta e asseconda la natura e i suoi tempi, rispetta le biodiversità e segue i ritmi della natura anche se un po’ folli come quelli di oggi sapendo aspettare il momento giusto per la raccolta e scegliendo poi di vinificare solo le uve migliori per ricercare in bottiglia, in maniera quasi maniacale profondità, eleganza, piacevolezza e terroir.
Quelli di tenuta il Plinio sono quindi vini che nascono dalle mani di un artigiano e per questo sono tutti da valorizzare.

La prova d’assaggio

Il nostro viaggio nei vini della tenuta Il Plinio non può che iniziare dalla prova d’assaggio di Alba di Plinio l’Albana docg di Romagna della casa quasi il vino più identitario della zona che sorprende ancora una volta, come tutte le volte che lo assaggiamo.
Sorprende fin dal colore. Un giallo dorato che quasi contrasta con il ventaglio di profumi che spaziano dai fiori gialli ginestra soprattutto, alle aromatiche mediterranee alla pesca a polpa gialla finendo con una nota di miele che ben si sposa con le cozze in guazzetto proposte dallo chef. In bocca corrisponde con una pienezza e rotondità di sorso e la grande freschezza.
Il nostro secondo assaggio il Plinio delle Acace è un Rubicone Igt si veste di una sfumatura del giallo dorato simile al precedente di cui mantiene come caratteristica la complessità di profumi sia floreali che fruttati. In bocca è ampio, persistente, con un finale sapido e la nota caratteristica di freschezza e ottimo sul risotto alla seppia, il loro nero ed erbe di campo selvatiche.
Nella cena con degustazione fiorentina a Palazzo Castri 1874 a cui ho partecipato sotto la guida dalla sommelier Barbara Tedde, sempre precisa e professionale ma anche coinvolgente nell’approccio col pubblico e a cui era presente anche il produttore abbiamo proseguito con il Sangiovese di Romagna Naso di Falco azzardatamente abbinato a uno stoccafisso all’anconetana. Il vino ha tenuto alla grande con quel suo colore rubino quasi impenetrabile ma soprattutto per il boquet intenso di frutto di bosco che avvolge la bocca senza aggredire nemmeno lo stoccafisso ma anzi, accompagnandolo con il suo tannino setoso, la morbidezza del gusto e l’inattesa freschezza pur nella complessità del sorso.
Il finale della cena è stato semplicemente sontuoso perché Alessandro Premilli ha tirato fuori l’asso dalla manica permettendoci di assaggiare un’autentica nicchia dell’enologia italiana: il mufato del Plinio da Albana.
Un vino che è riduttivo definire da dessert ma più da meditazione che è l’esempio plastico della filosofia di Ramilli.
Il mufato della Tenuta Il Plinio che non ha niente ha da invidiare ai più celebrati “fratelli” francesi è frutto di una vendemmia tardiva con raccolta a scalare a mano di chicchi o parte di grappolo attaccati da muffa nobile che poi fermenta lentamente in cantina a bassa temperatura prima di passare in barrique grandi distinte per ogni raccolta  a cui s
egue un affinamento in legno fino a metà primavera. Al termine del lungo processo solo le migliori parcelle del vino vengono assemblate in acciaio e poi imbottigliate con filtrazione sterile prima di riposare in bottiglia per almeno 12 mesi.
Il colore dorato e luminoso offre subito un olfatto complesso con note di miele, zucchero filato datteri e zafferano. In bocca è vivace, fresco e con un’eccellente equilibrio. E’ dolce ma non mieloso e morbido al punto giusto con un finale lungo e profondo.
I vini quando sono fatti da qualche saggio artigiano sono poesia nel bicchiere. E quelli di Alessandro lo sono!

 

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