In Alto Adige, ai piedi del Passo Resia, un antico campanile emerge dalle acque e racconta la storia di un paese cancellato dal grande invaso del 1950. Un viaggio tra paesaggi alpini, borghi di confine, leggende e memoria.
Ci sono luoghi che sembrano usciti da una cartolina e poi ci sono luoghi che, dietro quella bellezza perfetta, nascondono una storia capace di cambiare completamente il modo in cui li guardiamo.
È il caso di Curon Venosta, in Alto Adige, dove dalle acque blu del Lago di Resia emerge solitario un antico campanile. La sua sagoma è diventata una delle immagini più riconoscibili delle Alpi italiane, fotografata in ogni stagione e condivisa migliaia di volte sui social.
Ma quel campanile non è soltanto un’icona turistica. È ciò che resta di un paese.
Un frammento di Curon Vecchia, sommerso nel 1950 insieme alle sue case, alle sue strade, ai campi e alla vita quotidiana di una comunità. Un’immagine talmente potente da sembrare quasi irreale: una torre medievale che spunta dall’acqua come se il paese fosse ancora lì, appena sotto la superficie ed è proprio questa doppia anima – spettacolare e malinconica, turistica e storica – a rendere il Lago di Resia e Curon Venosta una delle mete più affascinanti dell’Alto Adige.

Il campanile che emerge dal lago
Arrivando in Alta Val Venosta, il paesaggio cambia lentamente. La strada sale verso il Passo Resia, uno degli storici valichi alpini che collegano l’Italia all’Austria, mentre le montagne si fanno sempre più vicine e l’orizzonte si apre su prati, boschi, piccoli paesi e cime imponenti.
Poi appare il lago. A circa 1.500 metri di quota, il Lago di Resia occupa il fondovalle e riflette il profilo delle montagne. A prima vista sembra un elemento naturale perfettamente integrato nel paesaggio.
Poi lo sguardo incontra il campanile.
È lì, isolato in mezzo all’acqua, con la sua torre in muratura e il tetto appuntito. Un’immagine che lascia per qualche secondo senza parole.
La torre apparteneva alla chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, risalente al XIV secolo, e oggi è diventata il simbolo di Curon e dell’intera valle.
Non serve conoscere la sua storia per rimanerne affascinati. Ma conoscerla cambia completamente la prospettiva. Perché sotto quelle acque non c’è soltanto un paesaggio perduto. C’è la memoria di una comunità.

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Quando il lago ha cancellato un paese
Fino alla metà del Novecento, qui il paesaggio era molto diverso. Esistevano due bacini più piccoli, il lago di Resia e quello di Curon, separati da terreni agricoli e dall’antico abitato di Curon. Le montagne erano le stesse, ma il fondovalle era attraversato da strade, campi e case.
Poi arrivò il grande progetto idroelettrico.
Tra gli anni Trenta e il dopoguerra prese forma il progetto per unire i due laghi e creare un unico grande invaso destinato alla produzione di energia elettrica. Il progetto avrebbe trasformato per sempre la valle.
Nel 1950 il bacino venne riempito e l’acqua sommerse oltre un centinaio di edifici e centinaia di ettari di terreni coltivati. Le famiglie dovettero lasciare le proprie abitazioni e il paese venne ricostruito più in alto. La vecchia Curon scomparve. O quasi. Perché il campanile della chiesa di Santa Caterina rimase in piedi, trasformandosi nel testimone silenzioso di quella trasformazione.
Da allora, la sua presenza racconta una storia che nessuna fotografia può davvero restituire fino in fondo.

La leggenda delle campane sott’acqua
Come spesso accade nei luoghi dove storia e paesaggio si incontrano, anche Curon ha la sua leggenda. Si racconta che, nelle fredde notti invernali, quando il lago è avvolto dal silenzio e il ghiaccio copre la superficie, dalle profondità possano ancora arrivare i rintocchi delle antiche campane della chiesa.
Una storia suggestiva, perfetta per alimentare il mistero del paese sommerso, ma la realtà è diversa.
Le campane furono infatti rimosse prima dell’allagamento. Non c’è quindi alcun campanile sommerso che continui realmente a suonare. Eppure la leggenda è sopravvissuta.
Forse perché, in qualche modo, quelle campane rappresentano ciò che davvero non ha mai smesso di risuonare: la memoria di Curon Vecchia.

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Una passeggiata tra lago e montagne
Oggi visitare Curon significa prima di tutto lasciarsi conquistare dal paesaggio. Il Lago di Resia offre numerosi punti panoramici e percorsi lungo le rive, ideali per una passeggiata rilassante o per esplorare la valle in bicicletta.
Il campanile può essere osservato da diverse angolazioni e cambia completamente aspetto a seconda della stagione.
In estate emerge dall’acqua circondato dal verde dei prati e dal blu del lago. In autunno il paesaggio si accende dei colori dei boschi. In inverno, invece, neve e ghiaccio trasformano la valle in uno scenario quasi fiabesco, con la torre che spicca contro il bianco delle montagne.
È proprio l’inverno a regalare forse una delle immagini più suggestive di Curon: il campanile solitario, la superficie ghiacciata e le grandi montagne dell’Alta Val Venosta che sembrano chiudere il paesaggio come una quinta teatrale.

Non solo il campanile: cosa vedere nei dintorni
Fermarsi soltanto per una fotografia sarebbe però un peccato.
Il Lago di Resia è infatti il punto di partenza per scoprire un territorio molto più ampio, fatto di piccoli borghi, sentieri, piste ciclabili, masi, chiese di montagna e antiche tradizioni alpine.
Il vicino Passo Resia racconta inoltre la storia di una terra di confine, da secoli attraversata da mercanti, viaggiatori e popolazioni dirette verso l’Austria e la Svizzera.
La valle è ideale per chi ama alternare natura e cultura: una passeggiata sulle rive del lago può diventare l’occasione per scoprire un borgo, assaggiare i prodotti della tradizione altoatesina o fermarsi in un maso con vista sulle montagne e poi ci sono le escursioni.
D’estate la zona invita a camminare e pedalare, mentre il vento che attraversa il fondovalle rende il lago particolarmente interessante anche per gli sport acquatici. Quando arriva la neve, invece, il paesaggio cambia volto e diventa una destinazione perfetta per gli amanti dell’inverno e delle attività sulla neve.
Curon, dove il paesaggio racconta la storia
Forse è proprio questo il segreto di Curon. Non è soltanto un luogo bello da fotografare. È un luogo da capire.
Il campanile che emerge dal Lago di Resia racconta il rapporto, spesso complicato, tra uomo, territorio ed energia. Racconta una comunità costretta a lasciare il proprio paese e una valle profondamente modificata da una grande opera del Novecento e allo stesso tempo racconta la capacità di un territorio di trasformare una ferita in una nuova identità.
Oggi Curon Venosta è una comunità viva, immersa in uno dei paesaggi alpini più spettacolari dell’Alto Adige. Il paese sommerso appartiene alla memoria, mentre quello nuovo guarda verso le montagne e verso il futuro ed è proprio questo contrasto a rendere il viaggio speciale.
Perché quando ci si trova davanti a quel campanile non si guarda soltanto una torre che emerge dall’acqua. Si guarda ciò che resta di una storia.
Come arrivare a Curon Venosta
Curon Venosta si trova lungo la strada che attraversa l’Alta Val Venosta e sale verso il Passo Resia, in direzione del confine con Austria e Svizzera.
In automobile è facilmente raggiungibile percorrendo la valle. Per chi viaggia con i mezzi pubblici, il riferimento ferroviario è Malles Venosta, da cui è possibile proseguire con gli autobus della rete locale.
Una volta arrivati nella zona del lago, il campanile è facilmente individuabile e raggiungibile con una breve passeggiata.
Il consiglio, però, è di non avere fretta.
Lasciate l’auto, camminate lungo la riva, guardate il campanile cambiare prospettiva e lasciate che siano il silenzio, il vento e le montagne a raccontarvi Curon. Perché qui il viaggio non consiste soltanto nell’arrivare davanti a una delle fotografie più famose dell’Alto Adige. Consiste nello scoprire la storia che si nasconde dietro quella fotografia.



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