22 Settembre 2026

Renon, il balcone delle Dolomiti: viaggio tra piramidi di terra, trenini, masi e sapori d’autunno

A pochi minuti da Bolzano esiste un altro Alto Adige. È quello dei prati, dei masi, delle piccole stazioni ferroviarie e di un paesaggio modellato dall’acqua che ha creato le spettacolari piramidi di terra. Un viaggio lento, tra natura, cultura contadina e tavole imbandite Ci sono luoghi nei quali la montagna non ha bisogno di essere conquistata. Non servono scarponi da alta quota, imprese sportive né interminabili salite. Basta salire lentamente, lasciandosi alle spalle il traffico e il rumore di Bolzano, per ritrovarsi in un paesaggio dove il tempo sembra avere un’altra velocità.
È il Renon, l’altopiano che domina la conca di Bolzano e che in pochi minuti trasforma la città in un ricordo lontano.
Qui la montagna si attraversa camminando tra prati e boschi, piccoli paesi, masi, frutteti e panorami dolomitici. E soprattutto si va alla ricerca di uno dei fenomeni geologici più curiosi dell’Alto Adige: le piramidi di terra. Ma il Renon è molto più di questo.
È un viaggio che mette insieme natura e geologia, storia e tradizioni, ferrovie d’altri tempi e cucina contadina. Ed è proprio per questo che l’autunno è uno dei momenti più affascinanti per scoprirlo.


Le piramidi di terra, il capolavoro dell’acqua

Sembrano monumenti progettati da un artista eccentrico. Colonne sottili di terra si alzano dai versanti delle gole e, sulla sommità, sorreggono enormi massi che sembrano miracolosamente sospesi nel vuoto.
Sono le piramidi di terra del Renon, uno dei fenomeni naturali più spettacolari dell’Alto Adige e, secondo l’ente turistico locale, tra le più alte e suggestive formazioni di questo tipo in Europa.
La cosa più sorprendente è che non esiste un unico «parco delle piramidi».
Le formazioni sono disseminate sul territorio, soprattutto nelle zone di Longomoso, Soprabolzano e Auna di Sotto, e si raggiungono attraverso sentieri e punti panoramici ed è proprio questo uno dei loro fascini.
Non si arriva davanti a un cancello, si paga un biglietto e ci si mette in fila per scattare una fotografia. Le piramidi compaiono improvvisamente nel paesaggio, tra un prato, un bosco e una gola. Sono parte del territorio.


Come nasce una piramide di terra?

La risposta è tutta scritta nella geologia.
Le piramidi si sono formate a partire da antichi depositi glaciali composti da materiali diversi. L’acqua della pioggia e il ruscellamento hanno iniziato lentamente a scavare il terreno, portando via il materiale più fine, ma dove si trovava un grande masso, la terra sottostante è rimasta protetta. Il masso ha funzionato come un gigantesco ombrello naturale.
Intorno il terreno si consumava, mentre sotto il «cappello» rimaneva una colonna di materiale. Millimetro dopo millimetro, stagione dopo stagione, è nata così la caratteristica piramide, ma c’è un dettaglio ancora più affascinante: le piramidi non sono eterne.
Quando il cappello cade, la colonna rimane esposta alle intemperie e comincia a consumarsi rapidamente. Mentre una piramide scompare, altrove il medesimo processo può generarne una nuova. È un paesaggio che non è mai veramente finito.
La montagna, insomma, qui non è una fotografia, è un lavoro in corso.


Il Renon da scoprire lentamente

Il modo migliore per capire questo territorio è dimenticare, almeno per qualche ora, l’automobile. Da Bolzano si sale con la Funivia del Renon, che collega il capoluogo a Soprabolzano in circa dodici minuti. Le cabine partono con grande frequenza e consentono di passare rapidamente dalla città all’altopiano.
Poi cambia tutto. A Soprabolzano si può salire sullo storico Trenino del Renon, una piccola ferrovia a scartamento ridotto inaugurata nel 1907, che ancora oggi collega Soprabolzano, Collalbo e Maria Assunta.
Il viaggio dura circa 18 minuti, ma il tempo reale sembra molto più lungo: non perché il treno sia lento, bensì perché invita a guardare fuori dal finestrino.
È una delle esperienze più belle del Renon: viaggiare su un mezzo pubblico che è contemporaneamente trasporto, memoria e attrazione turistica.

Soprabolzano

Collalbo, Soprabolzano e i piccoli paesi dell’altopiano

Il Renon non è una destinazione da consumare in poche ore. È un territorio da attraversare.
Soprabolzano è il naturale punto d’arrivo dalla funivia. Da qui si può proseguire verso i sentieri, il trenino e le passeggiate panoramiche.
Collalbo è invece uno dei centri principali dell’altopiano e un ottimo punto di partenza per raggiungere le piramidi di terra di Longomoso e poi ci sono le frazioni, i masi, i prati e le strade secondarie.
È proprio qui che emerge il volto meno patinato del Renon: quello agricolo, fatto di fienili, recinzioni, boschi, frutteti e famiglie che continuano a lavorare la terra.
Non è la montagna spettacolare delle grandi pareti verticali. È una montagna abitata.


Il panorama sulle Dolomiti

Dal Renon lo sguardo corre lontano. Nelle giornate limpide l’altopiano offre panorami spettacolari sulla conca di Bolzano e sulle montagne circostanti, con le Dolomiti che diventano il grande sfondo naturale del viaggio.
È un paesaggio che cambia continuamente con la luce.
Al mattino i prati sono morbidi e luminosi; nel pomeriggio le ombre allungano le forme delle montagne; verso sera l’intero altopiano assume colori più caldi. In autunno, poi, lo spettacolo diventa particolarmente suggestivo.
I boschi cambiano colore, i prati assumono tonalità più morbide e le piramidi di terra risaltano ancora di più sulle pareti delle gole.

Il Törggelen

Quando il viaggio diventa gastronomico: arriva il

Ma c’è un momento dell’anno nel quale il Renon cambia completamente personalità. È l’autunno.
Qui entra in scena una delle tradizioni più caratteristiche dell’Alto Adige: il Törggelen, l’antica consuetudine legata al vino nuovo, alle castagne e alla cucina dei masi.
La tradizione vuole che si cammini tra vigneti e castagneti prima di fermarsi nelle caratteristiche osterie contadine, le Buschenschänken e le Hofschänken. Sul Renon il Törggelen è ancora oggi legato a questo rapporto diretto fra passeggiata, territorio, raccolto e tavola e qui il viaggio diventa inevitabilmente gastronomico.
In tavola arrivano zuppa d’orzo, Schlutzer, i tipici ravioli altoatesini agli spinaci, canederli al formaggio, carni di maiale, insaccati, crauti e castagne. E poi i dolci, fra cui i Krapfen, accompagnati, per chi lo desidera, da un bicchiere di vino o da una grappa del territorio. È una cucina che non cerca effetti speciali.
È cucina di montagna, nata per nutrire chi lavorava nei campi e nei boschi e diventata oggi una delle espressioni più interessanti della cultura gastronomica altoatesina.

Dal maso alla tavola

Il rapporto fra territorio e gastronomia non finisce nei ristoranti. Uno dei modi più interessanti per conoscere il Renon è entrare nei masi e scoprire direttamente ciò che viene prodotto.
L’Alto Adige ha costruito una parte importante della propria identità gastronomica proprio sul rapporto diretto fra agricoltura, allevamento e consumo locale: dalle mele allo speck, dai latticini al miele, fino ai vini. I prodotti possono essere acquistati direttamente dai produttori e nei masi che dispongono di vendita aziendale e allora una passeggiata può diventare anche una piccola caccia al gusto.
Una fetta di Speck Alto Adige IGP, un pezzo di pane di segale, un formaggio di malga, un bicchiere di vino e una mela croccante.
Lo speck, con la sua caratteristica combinazione di leggera affumicatura e stagionatura all’aria, è uno dei simboli della gastronomia altoatesina e la mela non è soltanto uno spuntino: la Mela Alto Adige IGP è una delle grandi produzioni del territorio e diventa protagonista anche di uno dei dolci più conosciuti della regione, lo strudel.

Un museo dentro un maso: la storia delle api

Tra le esperienze meno scontate c’è poi il Museo dell’apicoltura Maso Plattner, a Costalovara.
Il museo è ospitato in uno storico maso che ha circa 600 anni e racconta la vita contadina di un tempo attraverso il mondo delle api, dell’apicoltura e della produzione del miele. Accanto all’edificio c’è anche un percorso didattico dedicato all’osservazione delle api e del loro ambiente.
È una tappa perfetta per chi viaggia con bambini, ma anche per chi vuole capire quanto sia stretto il rapporto fra agricoltura e natura in questo angolo dell’Alto Adige.

Il Renon per chi ama viaggiare senza correre

Forse il vero lusso del Renon è proprio questo: non avere bisogno di correre. Si può arrivare da Bolzano in funivia, proseguire in trenino, camminare fino a un belvedere, fermarsi in un maso, mangiare qualcosa di tipico e ripartire.
La rete di sentieri permette di costruire itinerari di diversa difficoltà e le piramidi sono raggiungibili con percorsi segnalati dalle diverse località dell’altopiano. Non serve essere alpinisti. Serve soltanto avere voglia di camminare.

Il consiglio: andarci in autunno

Settembre è già un ottimo momento per scoprire il Renon, quando le giornate possono ancora regalare luce e temperature piacevoli. Ma è da ottobre in avanti che il viaggio assume un sapore particolare: arrivano i colori del bosco, le castagne, il vino nuovo e la stagione del Törggelen, che tradizionalmente accompagna l’autunno altoatesino fino all’inizio dell’Avvento.
Prima di partire è comunque opportuno controllare gli orari aggiornati di funivia, trenino e autobus e le condizioni dei sentieri e soprattutto ricordare che le piramidi sono formazioni naturali fragili: meglio osservarle dai punti panoramici e rimanere sui percorsi segnalati.


Un balcone sospeso tra natura, storia e sapori

Il Renon è uno di quei luoghi che spiegano perché viaggiare non significhi necessariamente andare lontano. A pochi minuti da Bolzano si può cambiare completamente ritmo. Si sale in funivia e la città scompare.
Si prende un trenino del 1907 e il paesaggio comincia a scorrere lentamente. Si cammina verso le piramidi e ci si trova davanti a una scultura che nessun architetto ha progettato.
Poi arriva l’autunno, il profumo delle castagne, il vino nuovo, il fumo leggero dei camini e una tavola apparecchiata in un maso.
Il Renon non è soltanto un luogo da vedere. È un luogo da attraversare, assaggiare e ascoltare e forse è proprio questo il modo più autentico per scoprire l’Alto Adige: non cercando la montagna da conquistare, ma quella da vivere.

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