21 Ottobre 2026

Dello: viaggio nel cuore della Bassa Bresciana: il fungo chiodino, le sagre e i sapori d’autunno

Ci sono luoghi che si scoprono seguendo le strade del vino, altri che si raggiungono inseguendo il profumo di un piatto della tradizione e poi ci sono quelli che invitano a rallentare, a lasciare per qualche ora le rotte più battute e a scoprire un’Italia fatta di campagne, piccoli borghi e feste popolari.
Dello, nel cuore della Bassa Bresciana, appartiene a quest’ultima categoria.
Qui l’autunno ha il sapore del fungo chiodino, protagonista di una delle manifestazioni gastronomiche più riconoscibili del territorio.
La Sagra del Fungo Chiodino, giunta nel 2026 alla sua 36ª edizione, torna dal 22 al 26 ottobre con un programma che affianca alla cucina iniziative culturali, musica e occasioni d’incontro.
Un appuntamento che racconta non soltanto un ingrediente stagionale, ma anche il legame tra una comunità e le proprie tradizioni. 


Dello e la Bassa Bresciana: un territorio da scoprire senza fretta

La Bassa Bresciana è una terra pianeggiante, agricola, attraversata da corsi d’acqua, rogge e fossati. Il paesaggio alterna campi coltivati, filari, cascine e borghi che conservano tracce della storia rurale e religiosa della pianura lombarda.
È un territorio che si presta a essere esplorato in bicicletta o in auto, lasciandosi guidare dalla curiosità più che dalla fretta di arrivare.
Dello, con le sue frazioni di Boldeniga, Corticelle Pieve e Quinzanello, offre un piccolo itinerario tra architetture storiche, chiese e testimonianze del passato.
Da cercare sono la pieve medievale di Corticelle, la chiesa dei Santi Giorgio e Rocco e le tracce della storia castellana del territorio.
La visita può diventare l’occasione per osservare da vicino una pianura meno conosciuta rispetto ai grandi itinerari turistici lombardi, ma ricca di storie e identità locali.
Il consiglio è di arrivare senza fretta, passeggiare nel centro e concedersi il tempo di parlare con chi vive il paese. Perché nelle piccole comunità della Bassa, spesso, la scoperta più interessante non è soltanto un monumento: è il modo in cui le persone continuano a tenere vive le proprie tradizioni.


Il fungo chiodino, simbolo dell’autunno in tavola

Il protagonista della sagra è un fungo facilmente riconoscibile per la sua crescita a gruppi, spesso raccolti attorno a ceppi e radici.
Il nome scientifico più noto è Armillaria mellea: il colore, che può ricordare quello del miele, e la presenza di un anello sul gambo sono tra le caratteristiche che contribuiscono alla sua identificazione. Ma riconoscere i funghi richiede competenze specifiche: non basta una somiglianza per stabilirne la commestibilità.
Nella cucina di tradizione, i chiodini sono apprezzati per il sapore intenso e per la capacità di accompagnare ingredienti semplici, come aglio, prezzemolo, polenta e pasta fresca. Possono diventare il condimento di un primo piatto, un contorno rustico oppure una conserva da gustare nei mesi successivi, sempre seguendo procedure corrette.
Il loro valore gastronomico si lega anche alla stagionalità: il fungo richiama i ritmi dell’autunno, quando la cucina si fa più avvolgente e i piatti tornano a essere occasione di incontro attorno alla tavola.


La Sagra del Fungo Chiodino: una festa che racconta la comunità

A Dello il fungo non resta confinato nelle cucine: diventa il filo conduttore di una festa popolare che coinvolge associazioni, volontari, attività commerciali e cittadini.
La XXXVI edizione, in programma dal 22 al 26 ottobre 2026, propone stand gastronomici, iniziative culturali e intrattenimento. Tra gli appuntamenti del calendario figurano anche mostre, musica e momenti di aggregazione, mentre la cucina tradizionale resta uno dei motivi principali per raggiungere il paese.
La sagra è anche un modo per conoscere la dimensione più autentica delle feste di paese: persone che collaborano, tavolate condivise, ricette che ritornano e prodotti che diventano simboli di appartenenza.
Per chi viaggia alla ricerca di esperienze gastronomiche, è proprio questo il valore aggiunto: non soltanto assaggiare un piatto, ma entrare per qualche ora nel ritmo di una comunità.


Come si mangia il fungo chiodino: le ricette da provare

La cucina bresciana conserva numerose preparazioni legate ai funghi. Tra le ricette tradizionali censite per il territorio compaiono i chiodini sott’olio, i funghi in umido e quelli preparati come contorno.
Ecco tre idee per portarli in tavola.

1 – Chiodini in umido

Una preparazione rustica, ideale come contorno per accompagnare polenta e secondi piatti.
Ingredienti
funghi chiodini già identificati e controllati
aglio
olio extravergine d’oliva
prezzemolo
sale e pepe
passata di pomodoro, facoltativa
Preparazione
Dopo averli puliti e sottoposti alla prebollitura obbligatoria, eliminando l’acqua utilizzata, si prosegue la cottura in una padella con olio e aglio. Si aggiungono, se graditi, pochi cucchiai di pomodoro e si lascia insaporire a fuoco moderato. Il prezzemolo si unisce verso la fine. I funghi devono essere cotti completamente prima di essere serviti.

2. Tagliatelle ai chiodini

Un primo piatto autunnale che unisce la consistenza della pasta fresca al gusto deciso dei funghi.
Ingredienti
tagliatelle fresche
chiodini controllati e già prebolliti
olio extravergine d’oliva
uno spicchio d’aglio
prezzemolo
sale e pepe
Preparazione
Si fanno insaporire i chiodini, già sottoposti al trattamento preliminare corretto, in una padella con olio e aglio. Si prosegue la cottura fino a completa preparazione, regolando di sale e pepe. Nel frattempo si cuociono le tagliatelle, si scolano e si saltano con il condimento, aggiungendo un po’ d’acqua di cottura della pasta se necessario. Il prezzemolo completa il piatto.

3. Chiodini sott’olio

Una conserva legata alla tradizione domestica, quando i sapori della stagione venivano preparati per essere ritrovati nei mesi più freddi.
La preparazione richiede particolare attenzione: non basta cuocere i funghi e coprirli d’olio. Per evitare rischi microbiologici, occorre utilizzare una ricetta di conservazione validata, rispettare acidificazione, tempi e modalità di trattamento e impiegare contenitori idonei. In assenza di una procedura sicura verificata, è preferibile scegliere altre preparazioni da consumare fresche.

Attenzione: i chiodini non si mangiano crudi

Il fungo chiodino richiede una preparazione corretta. L’ATS di Brescia raccomanda di sottoporlo a prebollitura per almeno 15 minuti, eliminando l’acqua, prima di procedere con la cottura finale.
È inoltre importante consumare soltanto funghi identificati con certezza e, in caso di raccolta spontanea, rivolgersi all’Ispettorato micologico della propria ATS per il controllo.
Non bisogna affidarsi alle applicazioni per riconoscere i funghi né ai giudizi basati su fotografie. La prudenza è parte integrante della cultura gastronomica: conoscere un prodotto significa anche sapere come trattarlo e consumarlo in sicurezza.


Cosa vedere nei dintorni: la Bassa tra pievi, castelli e campagne

La visita a Dello può diventare il punto di partenza per esplorare altri luoghi della pianura bresciana.
Tra le mete da prendere in considerazione c’è il Castello di Padernello, nel comune di Borgo San Giacomo: un maniero quattrocentesco circondato dal fossato, con ponte levatoio ancora funzionante, oggi valorizzato attraverso iniziative culturali e visite. È una tappa interessante per chi ama unire gastronomia, storia e architettura.
Si possono poi seguire le strade di campagna alla scoperta delle pievi storiche, dei piccoli centri e delle testimonianze della civiltà agricola. La pianura bresciana è una destinazione da vivere senza fretta, alternando una passeggiata a una sosta gastronomica e lasciando spazio agli incontri casuali.


Perché visitare Dello in autunno

L’autunno è la stagione ideale per scoprire la Bassa Bresciana attraverso i suoi sapori. Le sagre diventano porte d’ingresso alla cultura locale, i prodotti stagionali raccontano il rapporto con la terra e le tavole riuniscono generazioni diverse.
A Dello, il fungo chiodino è molto più di un ingrediente: è il simbolo di una festa che continua a mettere insieme gastronomia, volontariato e vita collettiva. Un motivo per partire, assaggiare, passeggiare e guardare con occhi nuovi una parte di Lombardia spesso lontana dai grandi itinerari turistici.
Perché a volte il viaggio più interessante non conduce verso una meta lontana, ma verso un paese dove un piatto di stagione riesce ancora a raccontare una storia condivisa.

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