26 Luglio 2023

Sulla strada italiana della lavanda

Non solo Provenza. Anche in Italia si può ammirare lo spettacolo della fioritura della lavanda. 
Non una strada ma una scelta infinita di località da nord a sud dove ammirare i campi viola da giugno ad agosto. 
Dal Piemonte alla Toscana, dalla Liguria all’Emilia Romagna, dal Friuli Venezia Giulia all’Umbria e dalla Calabria alla Sicilia. Serve solo scegliere tra le tante feste di luglio e agosto.
Il periodo è perfetto. Da metà giugno ai primi di agosto è possibile ammirare paesaggi incredibili di fiori blu. Non solo paesaggi però. Eventi, feste e musei dedicati per una full immersion nel mondo della lavanda.


Dove cresce la lavanda in Italia

I paesaggi tinti dal viola inebriano l’occhio e non solo il naso. Donano serenità e calma interiore. In Italia la lavanda cresce spontanea da sempre fra i 300 e i 1000 metri d’altitudine. Sia sui crinali delle Alpi che su quelli degli Appennini. Se siete quindi appassionati da questa fioritura unica e non volete andare in Provenza ecco una vasta scelta di luoghi nazionali da visitare


Lavanda in Piemonte

Partiamo dal Piemonte e precisamente dalle Alpi cuneesi. A Demonte, nel cuore della Valle Stura le lavande fioriscono da sempre spontanee e selvagge nei campi.. Fra l’Ottocento e il Novecento la lavanda fece la fortuna economica dei valligiani.

’izòp del cuneese e l’alambicco di Giuseppe Rocchia

I raccoglitori di lavanda sono detti “izòp” nella lingua occitana che si parla in questa vallata. Oggi i tempi sono cambiati ma a Demonte è tutt’oggi attiva l’antica distilleria Rocchia dove operano gli eredi dell’illuminato Giuseppe.
Fu lui che, due secoli fa, affinò processi di distillazione innovativi. Capì che sfruttando il vapore poteva mantenere integre le proprietà organolettiche dell’olio essenziale di questa straordinaria pianta. Sempre nel cuneese, ma spostandoci però fra Alpi Marittime e Val di Gesso troviamo il piccolo borgo di Andonno di Valdieri. Qui a fine luglio (sabato 29 e domenica 30 luglio) alla lavanda si dedica un’intera festa. Sarà possibile fare trekking raccogliendo dal vivo le spighe, assistere alla distillazione e vivere esperienze enogastronomiche sul sentiero della lavanda.

Nel Monferrato a scoprire il menù alla carta di cuscini

Sulle morbide e sinuose colline del Monferrato, sempre in Piemonte è un’altra tappa d’obbligo per chi ama la lavanda. A Ponti, pochi passi da Acqui Terme c’è una cascina specializzata nella coltivazione e lavorazione di questa amata pianta officinale. La Cascina Blengio è un posto dove è doveroso fermarsi per conoscere vizi, virtù e magie sia della lavanda versione officinale che di quella ibrida. Tanti prodotti da veder lavorare, assaggiare e acquistare. C’è davvero l’imbarazzo della scelta fra prodotti officinali, cosmetici e alimentari. E se poi volete fare una full immersion, la cascina ospita anche in modalità B&B per cui affrettatevi a prenotare e rimarrete sorpresi dal menù alla carta di…cuscini.

Per chiudere il tour della lavanda piemontese vale la pena soffermarsi per una visita anche a Grugliasco appena fuori Torino. Sembra quasi incredibile che in questo paesone oggi appartenente all’hinterland della capitale dell’automobile esista un po’ di “verde” e una cascina del XVII secolo dove la lavanda condivide 20 ettari con foraggio e cereali per regalarci poi dei fantastici agnolotti alla lavanda.


Viaggio in Liguria fra sacro e profano a tutto viola

In Liguria la lavanda è radicata nella storia, nelle leggende e nella tradizione sacra e profana. Iniziamo il percorso dai borghi delle Alpi Mistiche dell’entroterra di ponente. Qui sopravvivono ampie coltivazioni di una “variante” speciale. Coltivazioni molto ridimensionate rispetto a un tempo, quando erano intensive. Tante le feste e sagre che animano i mesi estivi della zona. Noi consigliamo di provare quella di Colle di Nava patria dell’omonima variante (Coldinava) la più ricercata dalle distillerie per le sue presunte superiori qualità. 
Taggia la tradizione della lavanda si fa sacra con la festa che si celebra la terza settimana di luglio. Una devozione speciale gli abitanti di questo borgo lo riservano a Santa Maria Maddalena, simbolo di purificazione e rinascita.
L’antica tradizione ligure racconta infatti che la Santa si sia rifugiata sulla via della Provenza nei boschi taggesi e specialmente nella “grotta miracolosa”.

Nell’entroterra della Liguria

Sempre nell’entroterra ligure, troviamo anche un bel museo dedicato alla regina delle piante aromatiche. Il Museo della Lavanda di Carpasio è il primo del genere in Italia. Tutti da ammirare gli storici alambicchi, il “giardino dei profumi” dove insieme alla lavanda ammaliano i nostri nasi altre 70 essenze. Nella corte del museo un viaggio intenso nel mondo di questa pianta lo si può fare attraverso il Giardino dei Profumi. Sono ben 30 le diverse sfumature della pianta viola, tutte da annusare.


Friuli Venezia Giulia

Dall’altra parte del Nord Italia, esattamente nel cuore del Friuli Venezia Giulia esiste una patria della lavanda. Venzone è uno splendido borgo medievale fortificato ricostruito sapientemente dopo il terremoto del 1976.
Siamo alle porte della Carnia e qui la produzione della lavanda è radicata nei secoli. La varietà utilizzata è la angustifolia riconoscibile per le foglie argentee e il profumo molto intenso.
Passeggiando sul selciato delle deliziose vie del borgo è inevitabile fermarsi al Palazzo della Lavanda dove potrete trovare tutto ciò che vi viene in mente dedicato fiore viola. 

Agosto a Venzone

Il nostro suggerimento è di prenotare una visita a Venzone in agosto. Nella prima settimana del mese si festeggia insieme al Santo Patrono la lavanda che a queste latitudini fiorisce più tardi. E a proposito di santi e misteri molti non sanno che Venzone è celebre anche per le misteriose mummie che riposano nella Cappella di San Michele. La mummificazione qui è facilitata da un fungo particolare. É il Hipa Bombicina Pers, una muffa che vegeta nelle tombe del Duomo di Venzone che disidrata il corpo in un solo anno e rende la pelle simile a pergamena.


Romagna color lavanda

Scendendo lungo la penisola tappa d’obbligo in Romagna dove, nell’entroterra del ravennate c’è un autentico Eden della lavanda a Casola Valsenio. Negli anni Settanta del Novecento questo fu il regno del professor Augusto Rinaldi Ceroni che, pianta dopo pianta, ha creato uno straordinario Giardino delle Erbe. Notevole lo spazio dedicato alla lavanda con ben 20 varietà diverse fra cui la Hidcote e la Nonable.

Lavanda di Toscana

La strada della lavanda italiana fa tappa d’obbligo poi in Toscana dove fra Chianti Classico e Maremma Toscana esistono sempre più paesaggi tinti di viola. Da fotografare i campi di Fonterutoli vicino a Castellina in Chianti a 600 metri d’altitudine e quelli di Civitella Paganica che lasciano davvero senza fiato per profumo ed estensione.


Lavanda del Lazio e dell’Umbria

Scendendo poi dalla Maremma Toscana al Lazio per fare tappa a Tuscania, autentica città della lavanda. La Tuscia è infatti una delle più grandi zone di produzione italiana per quello che riguarda la produzione biologica. Qui la fioritura da il meglio di se fino all’inizio di agosto. Suggeriamo di ammirare lo spettacolo dei campi in fiore dall’alto dell’ Museo della Lavanda di Carpasio

Il giardino del Professor Ceroni e il miele del Santo di Assisi

A proposito di sacro forse pochi sanno che parlare di lavanda e associarla alla bellissima Assisi non è scontato. Eppure anche nella terra di San Francesco questa pianta viene coltivata e utilizzata soprattutto per la produzione di pregiati mieli.


La lavanda del sud fra specie autoctone e grani antichi

A Campotenese, a due passi da Morano Calabra nel cuore del Parco del Pollino esiste una Provenza Calabrese tutta da ammirare. Qui siamo al Sud e la fioritura è precoce: da fine maggio ai primi di luglio. Il parco della Lavanda è una creazione di Franco Rocco e di sua figlia Selene. Hanno iniziato non più di dieci anni anni fa coltivando la specie autoctona “loricanda”. Una varietà in via di estinzione che rischiava di scomparire per sempre col rimboschimento del Pollino. E pensare che la specie era nata solo negli anni Cinquanta del Novecento dalla duplicazione in vitro della lavanda “angusifolia”. Una specie che veniva raccolta e poi venduta all’epoca alla ditta Carlo Erba di Genova, prima industria farmaceutica italiana.

Lavanda in 60 varietà

Oggi in questa eccellenza del Sud sono ben 60 le diverse varietà che Selene ha recuperato in giro per l’Europa. Chiedete di assistere all’arte antica della distillazione e alla creazione delle candele, saponette e quant’altro la creatività di questi due amanti della lavanda sapranno proporvi. 


Sicilia: lavanda, grano tumminia e mandorleti centenari

Finiamo il nostro giro d’Italia in Sicilia e precisamente a Santa Caterina Villarmosa in provincia di Caltanisetta. Qui a piedi del monte Fagarìa la famiglia D’Anca produce lavanda alternandola con il grano Tumminia e i mandorleti centenari. 
Le varietà piantate in Sicilia sono quelle autentiche della Provenza: “grosso” e “lavandino” e i campi siculi sono davvero un must perché è insolito per il turista distratto trovare un angolo di Provenza nel cuore della Sicilia.


Come si fotografa la lavanda?

La lavanda è uno dei soggetti preferiti da appassionati e professionisti del click. Sembra facile realizzare una foto straordinaria dei filari di lavanda ma in realtà non è così facile come sembra.
Le inquadrature preferite sono due: il paesaggio e la macro. Cerchiamo di dare alcuni piccoli suggerimenti su come realizzare uno scatto perfetto. 
Il paesaggio è coinvolgente con le sue lunghe distese che sfidano la prospettiva e l’orizzonte. Per una foto perfetta serve però un obiettivo a grandangolo per esaltare le linee e la profondità. 
La lavanda si presta molto anche all’obiettivo degli amanti della macro. In questo caso l’inquadratura si deve concentrare sul fiore dov’è possibile cogliere anche lo svolazzio delle api in cerca di polline fra i filari di lavanda.


Come si coltiva la lavanda in terra e in vaso

Facile che a questo punto che vi sia venuta voglia di coltivare la lavanda. Il suo tocco di colore e il suo profumo possono essere perfetti anche in un terrazzo di città.
L’arbusto è robusto e quindi, anche se si esalta in campo aperto è possibile coltivarla anche in vaso. Per quanto riguarda il clima si adatta facilmente anche a climi difficile anche se la sua condizione perfetta è l’area del Mediterraneo. (l’articolo segue dopo il video)

Questa pianta si può coltivare con facilità anche in vaso purché si scelga di posizionarla in una zona soleggiata. Se a casa vostra il clima invernale tende a diventare rigido il consiglio è spostare in inverno il vaso di lavanda in un luogo chiuso ma sempre vicino a una fonte di luce. La specie che più si adatta fra tutti i tipi di lavanda ad essere coltivata in caso è la lavandula angustifolia. L’annaffiatura è necessaria quando la terra è asciutta e l’acqua deve sempre essere indirizzata alla base della pianta. 
Se ben mantenuta la lavanda anche in vaso cresce molto velocemente. In un anno può arrivare facilmente al mezzo metro di altezza e a questo punto è obbligatorio travasarla scegliendo sempre di volta in volta contenitore dal diametro maggiore. 

Origine e diffusione della pianta di lavanda

Finiamo con un escursus botanico per conoscere meglio questa pianta. Il suo nome scientifico è Lavandula officinalis e appartiene alla famiglia botanica delle Lamiaceae.
Fin dai tempi dell’antico Egitto era ricercata per le qualità detergenti e profumanti. La sua fortuna ha attraversato i secoli, Nel Medioevo era ingrediente principale per la cura delle patologie gastrointestinali. Nel XVI secolo la svolta con la nascita e diffusione dell’arte profumiera e l’usanza delle signore di portare con se una bustina di lavanda per profumarsi.


Le tante specie di lavanda in Italia

Come abbiamo visto anche nel nostro viaggio fra la strada della lavanda italiana tante sono le specie di lavanda. Vediamo quali le principali.
Limitandosi all’area dell’Europa Mediterranea le specie di lavanda sono ventidue. Limitandoci alle specie più diffuse in Italia parleremo di cinque specie.

  • La lavandula spica detta anche lavanda spigo conosciuta botanicamente come Lavandula latifolia è forse la più diffusa. Perenne ed alta fra i 30 e i 60 centimetri è una pianta perenne. Si trova sopratutto in collina.
  • La Lavandula stoechas più alta della precedente preferisce i terreni acidi e cresce spontanea in tutta la peisola ma soprattutto sulla costa tirrenica.
  • La Lavandula angustifolia è la lavanda “vera”. Le foglie rispetto alle precedenti specie hanno un verde più intenso, mentre i fiori hanno sfumature infinite che variano da lilla al rosso, al bianco e al blu. Cresce spontanea in tutta Italia ma soprattutto sulla costa tirrenica.
  • La Lavandula dentata è nota anche come spigonardo. Raramente cresce selvatica ed è la specie usata soprattutto in profumeria per realizzare oli essenziali. Si distingue per la base ramosa e la diffusione soprattutto al sud.
  • La Lavandula multifida ha stelo grigio e lanoso ed è a rischio estinzione. Tipica delle aree aride è nota anche come lavanda dell’Egitto

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