Impruneta: “fornaci aperte” un fine settimana da non perdere

Impruneta: “fornaci aperte” un fine settimana da non perdere

Un viaggio affascinante nel cuore della millenaria tradizione della terracotta di Impruneta in Toscana attende i visitatori dal 10 al 19 Maggio 2024.
Si tratta di un’occasione unica per immergersi nell’autentica atmosfera del borgo toscano, famoso in tutto il mondo per l’eccellenza dei suoi manufatti artigianali.

Foto di Enric Sagarra da Pixabay

Le terrecotte più importanti d’Italia

L’Italia è terra di grandi “terre” e oltre a quella d’Impruneta fra le migliori e le più apprezzate c’è indubbiamente un’altra toscana, ovvero la terracotta di Montelupo conosciuta per la sua colorazione calda e per le sue eccellenti proprietà di resistenza; uscendo dalla regione e spostandosi però di poco apprezzatissima è la terracotta di Deruta cittadina umbra dalla lunga tradizione ceramica, i cui manufatti spiccano per la loro vivace decorazione. Merita infine fare un salto in Sicilia dove diverse città e centri storici sono noti per la produzione di terracotte uniche, spesso caratterizzate da colorazioni e motivi decorativi tipici della cultura siciliana.

Foto di Jean-François Fageol, generato da Ai da Pixabay

La terra della migliore “terra”

Impruneta ha una storia ricca e antica e affonda le sue radici nella civiltà etrusca e romana come testimoniano alcuni reperti archeologici rinvenuti nella zona. Successivamente, durante l’era romana, la zona fu colonizzata e furono costruite diverse ville e fattorie.
Impruneta è rinomata per la sua produzione di terracotta di alta qualità sin dall’epoca medievale e la tradizione artigianale è stata tramandata di generazione in generazione per arrivare fino ad oggi, rendendo Impruneta un importante centro, non solo italiano, per l’arte ceramica in Italia grazie alle caratteristiche della sua terracotta rinomata per la sua resistenza, porosità, durabilità e bellezza estetica che la rendono particolarmente adatta per la produzione di terracotta di alta qualità.
La terra d’Impruneta unica al mondo come composizione e apprezzata in tutto il mondo per la straordinaria resistenza alle intemperie, inclusi gelo e calore estremo è caratterizzata dalla particolare colorazione
rosso-terra, che conferisce ai manufatti in terracotta un aspetto caldo e rustico molto apprezzato.

La cupola di Santa Maria del Fiore, capolavoro di Brunelleschi. Photo credit: g_u on VisualHunt.com

Ser Brunelleschi e l’impresa della cupola

Realizzare la Cupola della nuova cattedrale di Firenze non si presentava certo come cosa facile.
Per trovare la soluzione tecnica idonea fu bandita una gara: tutti i fiorentini potevano presentare – entro il 12 dicembre 1417 – il loro progetto di armatura, ponteggi o quant’altro per costruire la cupola. E ognuno disse la sua: chi propose armature in muratura, chi ponteggi in legno, e non mancarono idee bizzarre come quella di costruire un gran mucchio di terra a forma di cupola nascondendoci dentro molte monete d’oro; dopo la costruzione la terra sarebbe stata eliminata gratis da quelli che avessero voluto recuperare le monete d’oro!
E ci fu un uomo magro, piccolo e intelligentissimo – Brunelleschi Filippo – che sosteneva che non ci fosse bisogno di nessuna armatura.
Sulle prime, nelle adunanze pubbliche fu preso per pazzo e allontanato dalle riunioni; in una discussione, a chi gli chiedeva come poteva pensare di realizzare la cupola senza alcuna struttura di supporto si narra che rispose: “come si fa a far stare un uovo in piedi senza sostegni?” prese un uovo, lo ammaccò di sotto e l’uovo stette dritto.
Il geniale architetto riuscì
a dimostrare che non era pazzo: espose il suo progetto dettagliato con descrizioni e disegni e alla fine riuscì a farsi affidare la costruzione della cupola. Gli fu per affiancato Lorenzo Ghiberti, scultore eccellente ma costruttore poco pratico.
Nel 1420 iniziarono i lavori ma il Brunelleschi si sentì
subito impedito dal Ghiberti che con i suoi dubbi rallentava l’opera.
Per farne decretare l’allontanamento escogitò un trucco. Si narra che Brunelleschi si fasciò la testa e si mise a letto fingendosi malato. Il Ghiberti, da solo, si trovò in grosse difficoltà non sapendo come procedere; i lavori della cupola non avanzavano, gli operai si recarono dal finto ammalato pregandolo di dare ordini anche dal letto ma Brunelleschi, sostenendo di essere troppo malato ordinò agli operai di rivolgersi al Ghiberti per il proseguimento dei lavori. Quando gli operai gli confidarono che il Ghiberti senza di lui non sapeva quali ordini dare, Brunelleschi rispose: “Ma io saprei perfettamente cosa fare senza di lui!”
Gli operai capirono, allontanarono il Ghiberti e il Brunelleschi da solo concluse speditamente la costruzione – senza armatura – della cupola, consegnando l’opera nel 1434, dopo 14 anni di lavoro.
La chiesa fu inaugurata due anni dopo da Papa Eugenio IV. Tutte le campane della città suonavano a festa e i fiorentini esultavano di gioia. Papa Eugenio IV recò in dono alla nuova chiesa una rosa d’oro e fu così
che la nuova chiesa di Firenze, dedicata a Maria, fu chiamata Santa Maria del Fiore.
Cupola iconica conosciuta in tutto il mondo per la sua maestosità e per il colore caratteristico della rossa terracotta d’Impruneta. La leggenda narra racconta che per costruirla a Brunelleschi siano servite ben quattro milioni di tegole di terracotta d’Impruneta!


Curiosità, dai fornacini u
n cult della cucina italiana: il Peposo 

Una leggenda fiorentina racconta che Ser Filippo Brunelleschi, abbia sfamato e riscaldato con il “peposo”  i suoi artigiani che lavoravano alla “fabbrica” di Santa Maria del Fiore a Firenze.
I “fornacini” delle zone dell’Impruneta e di Greve in Chianti, addetti alla cottura dei mattoni, pare abbiano inventato questo piatto durante la preparazione del “cotto”. Infatti usavano mettere della carne all’imboccatura del forno in modo da cuocerla lentamente.
Il peposo sfama e riscalda senz’altro anche oggi. E’ un piatto forte che sa di fuoco e di terracotta. E’ un piatto che ha in se la storia e la cultura millenaria della Toscana.
Un piatto che evoca antiche e leggendarie tavolate di serate di “veglia” sull’aia, sotto i loggiati, in compagnia di un buon bicchiere di vino e tanti commensali.
La leggenda narrata racconta anche che per costruire il celebre cupolone di Santa Maria del Fiore siano servite ben quattro milioni di tegole!
Non c’erano ad Impruneta i moderni mezzi di trasporto nè ì forni super di oggi e le maestranze da sfamare a Firenze erano tante…anche per il lavoro da fare era molto duro. E allora ecco che la leggenda si fa vera o almeno verosimile: sfamare tutti quegli uomini con ritagli di carne, magari anche dura – tanto la cottura sarà lunga e lenta – posta in un angolo del forno dove nel frattempo,cuocevano le tegole, per ore ed ore… Il pepe avrebbe dato a quella carne ancora più calore e spinto a mangiarci insieme molto pane. Ecco il piatto e la leggenda serviti!
C’è da fare una considerazione importante però. In ogni libro di cucina che si rispetti, la dove si trova la ricetta del peposo, fra i suoi ingredienti si trova il pomodoro: concentrato, fresco, pelato, ma comunque pomodoro. Domanda: ma come, se all’epoca di Ser Brunelleschi il pomodoro a Firenze non c’era perché l’America non si sapeva nemmeno cosa fosse? Ebbene, il pomodoro è entrato dopo nella ricetta.
L’originale parla solo di pepe che ai tempi, quando non esistevano né ghiacciaie né frigoriferi, era l’unico conservante per carne anche perché, essendo così “forte” nell’odore ben toglieva e copriva altri odori alla carne non perfettamente conservata…
Per il resto della ricetta torna tutto. Cottura lenta nel forno e tantissimo pepe ad accompagnarlo che incendia palati e gola dei neofiti. Ma non vi preoccupate, la ricetta odierna è molto addolcita!
Comunque sia il peposo, piatto leggendario è da provare! Insieme ad un buon vino corposo toscano, ovviamente!

Fornace Artenova, Via Europa, 12
Date di Apertura: 10 maggio e dal 13 al 17 maggio
Orari di Apertura: 9:00-12:00 e 14:00-17:00

Fornace Sergio Ricceri Terrecotte, Via di Fabbiolle, 12/16
Date e orari di Apertura: 10 e 11 maggio con orario 10:00-13:00 e 15:30-17:30; 12 maggio (solo su richiesta); 18 e 19 maggio con orario 10:00-13:00 e 15:30-18:00

Fornace Poggi Ugo Terrecotte, Via Imprunetana per Tavarnuzze, 16
Date e orari di Apertura: dal 13 al 17 maggio con orario 9:00 -12:00 e 14:00-18:00
e 18 maggio con orario 9:00-13:00 e 15:00-18:00

Fornace Masini, Via delle Fornaci, 57
Date e orari di Apertura: dal 13 e 17 maggio con orario 8:00-12:00 e 13:00-17:30.
18 e 19 maggio con orario 10:00-12:00 e 15:00-17:00

Fornace Carbone, Via di Cappello, 45
Date di Apertura: Dall’ 11 al 18 maggio
Orari di Apertura: 9:00-12:30 e 14:30-18:30; sabato 18 maggio mattina (solo su richiesta) con orario 9:30-12:30

Fornace Pesci Giorgio e Figli, Via Chiantigiana per il Ferrone, 36
Date e orari di Apertura: dal 13 al 19 maggio con orario 9.00- 13.00 e 14:00- 17:00 (18 e 19 maggio pomeriggio solo su richiesta)

Fornace M.I.T.A.L dei F.lli Mariani , Via di Cappello, 31
Date e orari di Apertura: dal 13 al 17 maggio 8:30-13:00 e 14:30-17:30 ; sabato 18 maggio 8:30-13:00

Per la prenotazione delle visite contattare il numero 055/2036468 oppure inviare una richiesta alla mail i.marsango@comune.impruneta.fi.it

Bad Ischl – Salzkammergut, Capitale Europea della Cultura 2024 si presenta con la sua gondola delle Alpi

Bad Ischl – Salzkammergut, Capitale Europea della Cultura 2024 si presenta con la sua gondola delle Alpi

Capitale Europea della Cultura 2024 è Bad Ischl – Salzkammergut, in Austria e l’Ente Nazionale Austriaco per il Turismo (ENAT) ha organizzato una serie di attività culturali e non solo,per rendere questa cittadina e la regione in cui si trova un punto di riferimento per il turismo austriaco ed europeo.
A inaugurare i progetti culturali legati a Bad Ischl, è stata una straordinaria iniziativa durante la pre-apertura della 60esima edizione della Biennale di Venezia, tenutasi il 18 aprile scorso: protagonista, la “Plätte-Taxi”, tipica imbarcazione dell’area di Salzkammergut, che ha navigato tra i canali veneziani insieme alle classiche gondole della città.

Il Platte taxi alla biennale di Venezia

Plätte-Taxi, la gondola delle Alpi

Tipica imbarcazione in legno della regione di Salzkammergut, vicino a Salisburgo, la Plätte è realizzata a mano dai mastri artigiani della zona.
Grazie al suo “cameo” alla Biennale di Venezia, la Plätte assume un ruolo unico nel contesto artistico internazionale come testimonianza autentica dell’importanza del patrimonio culturale austriaco.
Il termine “Plätte” deriva dal tedesco antico e significa “pianura”; questo tipo di imbarcazione era usato storicamente per il trasporto di merci, persone e bestiame lungo i fiumi, soprattutto prima dell’avvento dei mezzi di trasporto moderni.
Il Plätte-Taxi è una grande imbarcazione piatta, generalmente costruita in legno e manovrata con una lunga pertica; oggi è diventato una popolare attrazione turistica per godersi il fiume in una tranquilla crociera e vivere così un’esperienza immersiva nella storia e nella cultura della regione, e per apprezzare l’importanza del fiume nella vita delle comunità locali.

Bad Ischl

La Capitale della Cultura Bad Ischl – Salzkammergut

Il progetto della Capitale Europea della Cultura 2024 rappresenta per Bad Ischl – Salzkammergut un’opportunità unica per far conoscere la propria storia e farsi portavoce della bellezza e della ricchezza artistica dell’Austria, grazie a un programma curato e innovativo.
Interventi artistici, spesso sorprendenti e avanguardisti, volgono uno sguardo al passato ma con una proiezione al futuro e alle innovazioni scientifiche, ponendosi come punto di rottura e stimolo verso nuove prospettive.

Una veduta del Salzkammergut. Photo credit: Theo Crazzolara on Visualhunt.com

Alla scoperta del Salzkammergut

Il Salzkammergut, che si estende tra le regioni federali dell’Alta Austria, della Stiria e del Salisburghese, è una regione dell’Austria centrale che non conosce confini.
Qui si incontrano tre regioni federali in un’area relativamente piccola, e non solo dal punto di vista puramente geografico.
Questo è, infatti, il luogo in cui l’incredibile bellezza dei laghi abbraccia i tratti dolci del paesaggio prealpino, e dove si incrociano culture diverse, assaporando e condividendo piatti tipici delle varie regioni.


Bad Ischl, la residenza estiva dell’Imperatore

Bad Ischl cittadina antica e nobile è stata una delle più rinomate località termali d’Austria fin dal XIX secolo, quando l’imperatore Francesco Giuseppe la scelse come sua residenza estiva dato che le sue sorgenti termali erano e sono conosciute per le loro proprietà curative e rilassanti.
Durante il lungo regno di Francesco Giuseppe Bad Ischl divenne il punto di riferimento estivo d’eccellenza per l’imperatore ma anche per la sua tormentata e celebre moglie Elisabetta di Baviera, meglio conosciuta come Sissi, che qui, quando non decideva di “fuggire” al mare trascorreva con l’Imperatorel’estate nella sontuosa Villa Imperiale, che oggi è aperta ai visitatori come museo.
Ma Bad Ischl conferma la sua fama anche per essere stata la musa ispiratrice di Johann Strauss figlio che qui compose il suo valzer più famoso del mondo, ovvero “Il Danubio Blu” nel 1867. Non a caso ogni estate, la città ospita il Festival di Operetta, un importante evento musicale che celebra la tradizione dell’operetta austriaca.

Bad Ischl. Photo credit: dm1795 on VisualHunt.com

Il progetto “Wirtshauslabor Salzkammergut 2024” per una cultura gastronomia 4.0

In Austria l’osteria è molto più di un luogo in cui recarsi per mangiare e bere.
È un punto di incontro sociale arricchito dall’elemento culinario. Il progetto “Wirtshauslabor” offre a chef di alto livello, tirocinanti ambiziosi e artisti un campo di gioco per rendere più dinamica la gastronomia regionale tradizionale grazie a una nuova arte culinaria e a concetti innovativi. Nell’ambito del progetto per la Capitale della Cultura, gli studenti delle scuole turistiche di Bad Ischl sperimentano nuove idee insieme al famoso chef “Krauli” (Christoph Held) e ai ragazzi della scuola Don Bosco di Vöcklabruck con Jochen “Joe” Neustifter. Come sedi pop-up sono state scelti l’ex ristorante della stazione a Bad Ischl e l’ex osteria “Rosenkranz” a Gmunden.

 

Alla scoperta dell’Italia underground: miniere e grotte da esplorare

Alla scoperta dell’Italia underground: miniere e grotte da esplorare

L’Italia non è solo famosa per le sue città storiche e le sue bellezze naturali in superficie, ma offre anche un mondo affascinante e misterioso sotto terra.
Con le sue miniere secolari e le grotte nascoste, l’Italia è una destinazione perfetta per gli amanti dell’avventura e dell’esplorazione sotterranea. Scopriamo insieme alcune delle miniere e grotte più affascinanti che l’Italia ha da offrire.
Esplorare le miniere e le grotte dell’Italia underground è un’avventura emozionante che permette di scoprire la bellezza e la storia nascoste sotto la superficie del Paese. Con le sue impressionanti formazioni naturali e la sua ricca storia mineraria.


Le miniere di sale di Realmonte, Sicilia

Situato sulla costa meridionale della Sicilia in un tratto di costa molto particolare il comune di Realmonte è frequentatissimo dai turisti italiani e stranieri per il bianco abbagliante del celebre promontorio dellaScala dei Turchi che crea un paesaggio incredibile.
Realmonte è però il luogo dove sono le Cave di Sale” e la celebre “Cattedrale di Sale” che si trova non distante dal centro abitato, in contrada Scavuzzo.
All’interno dell’antichissima miniera di salgemma (giacimento formatasi circa 6 milioni di anni fa e, adesso, una tra le più importanti fonti d’estrazione di sale presenti in Sicilia) è la Cattedrale di Sale; un vero “tesoro” a meno 100 metri sotto la superficie ed a 30 metri sotto il livello del mare.
Entrando percorrete gallerie e cunicoli di vari livelli, scavati dai minatori stessi, dov’è possibile ammirare quello che è un tesoro unico al mondo sia per la sua ubicazione che per le sue caratteristiche.
La struttura, ricavata dagli stessi minatori scolpendo direttamente la roccia salina, può ospitare fino a 800 posti a sedere ed è proprio qui che viene celebrata, il 4 dicembre di ogni anno, la messa di Santa Barbara, protettrice dei minatori. All’interno della “Cattedrale” troviamo varie opere scolpite nelle pareti di sale come i bassorilievi che raffigurano Santa Barbara, la Sacra Famiglia nella parete di destra e Gesù Crocifisso in quella di sinistra. Sono inoltre presenti, all’ingresso, due acquasantiere, ricavate da unici blocchi di sale e altri elementi religiosi, ricavati sempre scolpendo il sale


Le grotte di Frasassi, Marche

Nascoste nel cuore delle colline marchigiane, le Grotte di Frasassi sono uno dei più spettacolari sistemi di grotte carsiche d’Europa.
Conosciute per le loro impressionanti stalattiti e stalagmiti, le Grotte di Frasassi offrono un viaggio emozionante attraverso un labirinto sotterraneo di camere e corridoi, culminando nella suggestiva Sala dell’Infinito.
Le grotte di Frasassi si trovano nel comune di Genga, in provincia di Ancona.
Il complesso delle grotte e formato da vari ambienti sotterranei di cui il primo è visitabile da tutti con facilità ed è noto col nome di Abisso Ancona, un ambiente così vasto che al suo interno s potrebbe mettere senza problemi il duomo di Milano. Scoperte nel 1971 e aperte al pubblico dal 1974 sono una delle attrazioni turistiche più visitate delle Marche.


Le miniere di Montecatini Val di Cecina

A Montecatini Val di Cecina, pittoresco borgo nel cuore della Toscana è l’antica miniera di rame e pirite che risale all’epoca etrusca. Oggi è aperta al pubblico e offre visite guidate che permettono ai visitatori di esplorare i suoi tunnel sotterranei, scoprire la storia dell’estrazione mineraria in Toscana e ammirare i resti dell’antica attività mineraria.
La miniera di Montecatini Val di Cecina che si trova a meno di un chilometro dal centro storico è rimasta attiva fino al 1907 e nel XIX secolo è stata la più grande miniera di rame d’Europa.
E’ qui che è nata la società Montecatini, una delle maggiori industrie europee, confluita poi nella più famosa Montedison.
In visita si possono ammirare le strutture ottocentesche legate all’estrazione, le ex Laverie, parte delle gallerie percorribili a piedi, gli ex uffici della Direzione.


Le grotte di Castellana, Puglia

Nascoste sotto il paesaggio carsico della Puglia, le Grotte di Castellana sono un’attrazione naturale straordinaria che attira visitatori da tutto il mondo.
Conosciute per le loro impressionanti formazioni calcaree e le loro immense caverne sotterranee offrono un’avventura emozionante attraverso un mondo sotterraneo di bellezza e mistero.
Considerate fra le grotte più belle e spettacolari d’Italia, si sviluppano per una lunghezza di 3348 metri e raggiungono una profondità massima di 122 metri dalla superficie.
Ubicate nella val d’Idra e quindi nei pressi della famosa Alberobello offrono un percorso di visita lungo 3 Km per una straordinaria escursione guidata, a circa 70 metri di profondità, in uno scenario stupefacente, dove caverne dai nomi fantastici, canyon, profondi abissi, fossili, stalattiti, stalagmiti, concrezioni dalle forme incredibili e dai colori sorprendenti sollecitano la fantasia di bambini e adulti
.


Le miniere di Sulcis, Sardegna

Nel sud della Sardegna, nella zona storica del Sulcis Iglesiente si concentra la storia e la vita di una delle aree minerarie più estese d’Europa di carbone e minerali che hanno giocato un ruolo importante nell’economia della regione per secoli: dai romani, passando per i fenici fino all’oggi.
Oggi, molte di queste miniere sono dismesse e abbandonate e offrono un’opportunità unica di esplorare il passato industriale dell’isola attraverso visite guidate che permettono ai visitatori di scoprire anche le comunità minerarie fantasma.
Nei comuni di Arbus, Buggerru, Carbonia, Carloforte, Domus De Maria, Domusnovas, Fluminimaggiore, Gonnesa, Gonnesfanadiga, Guspini, Iglesias, Narcao, Nuxis, Perdaxius, Santadi, Sarroch, Siliqua, Teulada, Villacidro e Villamassargia le miniere oggi sono tutte chiuse, sopravvive nel comune di Gonnesa l’unica miniera di carbone ancor attiva in Italia, la miniera di Monte Sinni.

La visita immersiva sarà indimenticabile e vi permetterà di calarvi nella vita e la cultura delle popolazioni la cui vita ruotava attorno ad essa. E’ possibile infatti, imbattersi in suggestivi villaggi operai, in pozzi d’estrazione, in migliaia di chilometri di gallerie sotterranee, in impianti industriali, ferrovie, archivi e le testimonianze stesse tramandate di generazione in generazione.
Dal 2007 il parco venne è patrimonio Unesco anche se fino ala 2015 sono stati estratti quasi 30 milioni di tonnellate di carbone, che occuparono quasi 20.000 minatori.


Le grotte di Toirano, Liguria

Situato nella splendida regione della Liguria, le Grotte di Toirano sono uno dei più importanti siti paleontologici d’Italia.
Queste grotte offrono un affascinante viaggio nel passato, conosciuto per le sue impressionanti incisioni rupestri e i resti fossili di animali preistorici.
Le visite guidate permettono ai visitatori di esplorare il labirinto sotterraneo delle grotte e scoprire i segreti dell’antica vita selvatica della regione.
Il complesso carsico delle grotte di Toirano è formato da quattro differenti cavità, di cui due attrezzate per il pubblico.

La prima delle due grotte visitabili, detta della Bàsura (strega, in dialetto ligure), è nota fin dal 1950 per le notevoli evidenze riferibili a Homo sapiens conservate al suo interno: centinaia di orme di piedi, mani e ginocchia, tracciati digitali e carboniosi databili all’Epigravettiano finale, circa 14400 anni fa.
Nella sala più profonda della caverna si conserva anche uno spettacolare ammasso di ossa di Ursus spelaeus, databili tra i 50000 e i 28000 anni fa, derivate dall’accumulo di carcasse di animali morti durante il letargo invernale.
La Bàsura è collegata alla seconda grotta turistica, detta di Santa Lucia Inferiore, tramite un tunnel artificiale che consente ai visitatori un percorso a senso unico di circa un chilometro. La seconda grotta per quanto bellissima non conserva come l’altra evidenze preistoriche.
Le altre due cavità che completano il complesso sono la grotta di Santa Lucia Superiore e la Grotta del Colombo sono aperte solo in rare occasioni o solo per studiosi. Quela di Santa Lucia Superiore ospita un Santuario rupestre eretto tra il XV e il XVI secolo meta di pellegrinaggio per secoli dove dietro l’altare è visibile uno scavo archeologico che ha restituito testimonianze della frequentazione preistorica della grotta dall’uomo di Neanderthal fino al Neolitico. La grotta del Colombo invece conserva importantissime testimonianza preistoriche probabilmente riferibili al Paleolitico superiore ed è aperta solo su richiesta per ricercatori e studiosi.


Le miniere di Rio Marina sull’isola d’Elba, Toscana

L’Isola d’Elba è famosa per le sue miniere di ferro e le miniere di Rio Marina sono una delle testimonianze più significative di questo patrimonio industriale.
Le visite guidate permettono ai visitatori di esplorare i tunnel sotterranei delle miniere, scoprire la storia dell’estrazione del ferro sull’isola e ammirare le impressionanti formazioni rocciose create dall’attività mineraria.
Un parco all’interno di un Parco, quello dell’Arcipelago toscano, da esplorare a piedi, in bici, a bordo di un trenino o di un fuoristrada militare per un’avventura fuori dal tempo, in un paesaggio surreale, in un giardino di fiori minerali, ripercorrendo le vecchie strade ferrate e le storie di quegli uomini che lo hanno vissuto, amato e trasformato, radicalmente
Tutte le escursioni guidate prevedono la visita dei principali giacimenti di Rio Marina e Rio Albano: Bacino, Valle Giove, Falcacci e Conche.
Ematite, pirite, quarzo, adularia, calcite, epidoto, fluorite, galena, limonite, blenda, malachite, galena, bismutinite, siderite, magnetite, epidoro. C’è una ricchezza unica nel ventre dell’isola d’Elba.


Le grotte di Borgo Verazzi, Liguria

Situato lungo la costa ligure, le Grotte di Borgio Verezzi sono una delle attrazioni naturali più spettacolari della regione e sono considerate
Conosciute per le loro impressionanti formazioni calcaree e i loro suggestivi laghetti sotterranei, offrono un’esperienza unica di esplorazione sotterranea. Le visite guidate permettono ai visitatori di scoprire la storia geologica delle grotte e ammirare la loro bellezza naturale.

Furono scoperte soltanto nel 1933, anche se la presenza di una cavità era ben nota da lungo tempo agli abitanti del luogo a causa di alcuni strani fenomeni. Ad esempio le acque del Rio Battorezza sembravano essere inghiottite in diversi tratti del suo corso, anche se ciò non impediva al torrente di uscire periodicamente dall’alveo per devastare i campi circostanti. Poi c’era il lago, sul fondo della quasi mitica grotta cui si accede dal pavimento della chiesa di S. Pietro, ed in ultimo il Roggetto: un torrentello che sgorga da una frattura, giusto ai piedi dell’abitato di Borgio.
Degli anni Trenta del Novecento l’ennesima alluvione con l’acqua penetrata nel pozzo che riesce a sfondare un sottile diaframma di roccia e scompare nel sottosuolo. Seguendo la via dell’acqua tre ragazzini di Borgio entrano nella prima sala di una nuova grotta. Nessuno si rende conto dell’entità della scoperta fino al 1951 quando con un esplorazione sistematica della grotta, fu rinvenuto il complesso di sale e gallerie che si snoda per alcuni chilometri al di sotto dell’abitato di Borgio. Il percorso turistico è stato inaugurato nel 1970 e permette di entrare in un mondo di colori: bianco, giallo, rosso in mille sfumature diverse dovuti dalla presenza di svariati minerali, fanno delle Grotte di Borgio Verezzi la grotta turistica più colorata d’Italia.


Il parco geominerario di Raibl

In Val Canale vicino al confine con l’Austria e a due passi da quello con la Slovenia è la miniera di Raibl – Cave del Predil che è stata per secoli una delle più importanti miniere europee di piombo e zinco.
Chiusa nel 1990, oggi è diventata il Parco internazionale geominerario di Raibl, monumento alla memoria del lavoro operaio e meta turistica e didattica.
La vecchia miniera era costituita da un reticolo di 120 km di gallerie disposte su 19 livelli, che scendevano fino a 520 m di profondità. Ora è possibile visitare alcuni degli spazi al suo interno, percorrendo parte delle gallerie a piedi o a bordo di un trenino elettrico.
La visita permette di scoprire i minerali e le tecniche di estrazione, ma soprattutto di comprendere le fatiche di migliaia di minatori che hanno lavorato per secoli dentro le viscere della terra.
L’esperienza della visita si completa nel Mostra della tradizione mineraria di Raibl, un museo della tradizione mineraria che propone un percorso documentario con foto d’epoca e carte storiche.
Da visitare anche il paese di Raibl-Cave del Predil, che deve il suo nome italiano proprio alla presenza della miniera ed è oggi un esempio di company town.
Infine una curiosità: all’interno di questo complesso minerario che si snoda sotto la montagna in una rete di gallerie, una delle quali utilizzata per il deflusso delle acque è conservato anche il segreto della battaglia di Caporetto.

Primavera nell’alto Piemonte: un’opera d’arte da vivere tra itinerari green e acqua blu

Primavera nell’alto Piemonte: un’opera d’arte da vivere tra itinerari green e acqua blu

Immaginate un quadro impressionista che prende vita: fiori di mille colori, inebrianti profumi, panorami mozzafiato, boschi verdeggianti e vette innevate che si specchiano in laghi cristallini.
Un dipinto che racconta della primavera nell’Alto Piemonte, invitando l’osservatore a
immergersi nella natura incontaminata, a scoprire i borghi pittoreschi, a vivere esperienze indimenticabili.
Questo è il Distretto Turistico dei Laghi, Monti e Valli dell’Ossola, la meta ideale per un’evasione
primaverile all’insegna del riposo e dell’avventura.

Riale, valle Formazza

Itinerari green che incorniciano i laghi

Un territorio che non è solo da ammirare, ma è un’opera d’arte da vivere in modo responsabile e
sostenibile.
Sulle acque blu del Lago d’Orta naviga un nuovo concetto di turismo, che invita a scoprire le sue
rive in modo lento e green.
Barche, canoe e biciclette scivolano silenziose, lasciando scie che si dissolvono
come pennellate delicate sull’acqua cristallina, sotto la cui superficie si nasconde una ricchissima biodiversità.
Specchi d’acqua incorniciati da sentieri panoramici, che accompagnano camminatori ed esploratori alla
scoperta delle loro ricchezze.

Isola di San Giulio, lago d’Orta

Itinerari come il Grand Tour del Lago d’Orta (GTLO), che si snoda come una pennellata continua per 115 km, che attraversa vigneti rigogliosi, boschi verdeggianti e torrenti cristallini, conducendo l’escursionista nella storia millenaria dei borghi che punteggiano il percorso.
Ognuna delle 5
tappe è un nuovo quadro da ammirare, un’esperienza da vivere a ritmo slow, in armonia con la natura. Un viaggio che prosegue con il neonato Gran Tour del Lago Maggiore (GTLM): un percorso di 230 km, presentato in occasione del 150° di fondazione della sezione Verbano Intra del CAI, che riunisce e collega antiche vie storiche, cammini e sentieri preesistenti sulle rive e sulle alture lungo il secondo specchio d’acqua più grande d’Italia.
Ogni passo dipinge ricordi indelebili nella mente del viandante, in un connubio di arte e natura che trova la
sua sintesi nell’itinerario dei ‘Paesi Dipinti’, dove ogni borgo è un vero e proprio museo a cielo aperto,
descritti nella guida Lago D’Orta e i suoi dintorni: Armeno, con i suoi murales dedicati alla cucina locale,
Pogno, dove l’acqua è protagonista delle opere d’arte, Legro (frazione di Orta San Giulio), con i suoi
murales dedicati a film ambientati sul Lago d’Orta, e Quarna Sopra, dove le case sono decorate con storie e leggende locali.
Tra affreschi e murales, il visitatore si trova immerso nei lavori di pittori e street artists, in
un mosaico di cui ogni opera d’arte è un tassello che invita a esplorare e a scoprire la bellezza autentica di questi luoghi.

Villa Taranto di Verbania, archivo

Il tripudio di colori delle fioriture

In questo quadro impressionista che prende vita a primavera, i profumi di erbe selvatiche si mescolano
all’aria frizzante di montagna, mentre il sole primaverile illumina i laghi, donando loro riflessi cangianti.
Tra i
fiori che sbocciano come macchie di colore vibranti, creando un’armonia cromatica senza eguali, azalee, camelie, rododendri, dahlie e tantissime altre varietà floreali fanno da cornice a lunghe passeggiate di relax e pause wellness immersi nel verde.
Un vero e proprio spettacolo della natura che è possibile ammirare in
sella alle due ruote, lungo itinerari panoramici come il Giro del Vergante, che tocca paesi e le alture nel “cuore verde”; tra Lago d’Orta e Lago Maggiore, o la Ciclovia del Toce, in particolare nel tratto ‘in bici tra i fiori’ o lungo l’itinerario ‘in bici tra i borghi’ da Domodossola, Borgo della Cultura, a Vogogna, annoverato tra i Borghi più belli d’Italia.
Da non perdere la 21esima edizione di Cactus Folies, a Villa Giulia di Verbania dal 12 al 14 luglio, mostra mercato di piante succulente rare e da collezione, e il Festival dei fiori di montagna a Riale nel week-end del 29 e 30 giugno, un’occasione unica per scoprire il ricco patrimonio botanico della Val Formazza.

Legro, paese dipinto

Movimento nella natura

In questo quadro, dove la natura è la protagonista assoluta, l’impressionismo si mescola al futurismo,
disegnando nuovi scenari all’insegna della velocità, del movimento.
Rinomata per i panorami dipinti, tanto
da essere soprannominata la ‘Valle dei Pittori’, la Valle Vigezzo ha tanto da offrire non solo agli amanti dell’arte e della cultura, ma anche agli appassionati di sport. L’altopiano con la sua pista ciclo-pedonale che si estende da Druogno a Re invita a escursioni a piedi o in bicicletta, mentre la pineta di Santa Maria Maggiore offre un cuore verde pulsante con sentieri per tutti i livelli, piste ciclabili, percorsi di equitazione che si integrano in un’offerta che comprende campi da tennis, piscina, minigolf, spazi per il tiro con l’arco in un ambiente naturale davvero unico.
Il bianco del manto innevato lascia il posto al verde dei prati nei comprensori sciistici. Neveazzurra, che in
inverno riunisce le stazioni del Verbano-Cusio-Ossola (Alpe Lusentino, Valle Formazza, Alpe Devero, Valle
Divedro, Valle Antrona, Valle Anzasca, Valle Vigezzo e Mottarone), si trasforma con la bella stagione nel
paradiso degli sport all’aria aperta, sia per chi cerca una vera esperienza attiva e rigenerante, sia alle
famiglie con bambini.
I nuovi colori si fondono con il dinamismo anche a Domobianca, che annuncia per
questa estate il nuovo trail del Bike Park, un adrenalinico percorso di downhill che collegherà l’arrivo della seggiovia Prel al Rifugio Baita Motti, mentre per la gioia dei più piccoli sarà ampliata anche l’offerta di giochi
nel Kinder Park, con una pista per il tubbing che consentirà spericolate discese a bordo di ciambelle di
gomma. Nel calendario degli eventi da non perdere la Salomon Vertical Race, i tornei di beach volley, il
Rally delle Valli ossolane e la Valle degli Orti Fast.

Isola Bella a Stresa, lago Maggiore

Gli appuntamenti della stagione

In quadro futuristico, la natura incontaminata si fonde con le produzioni dell’ingegno umano, andando a
disegnare scenari mozzafiato.
I sentieri di montagna, che si snodano tra boschi rigogliosi e montagne

maestose, si trasformano in pennelli che tracciano linee precise sulla tela naturale e le suggestioni non finiscono il 9 agosto con Motty on the moon quando è possibile vivere un’esperienza di
running sotto le stelle cadenti, tra i saliscendi del Mottarone, con partenza a valle dal Bar Stazione.
Un’occasione unica per correre tra i bagliori della luna e le luci della città, immersi in un’atmosfera fiabesca.
Tra le altre sfide tra laghi e montagne, impossibile non citare la 16° Lago Maggiore Half Marathon, il 28
aprile, da Stresa a Verbania e, il 2 giugno, la 48^ edizione della Maratona della Valle Intrasca, la gara di
corsa in montagna a coppie con partenza e arrivo da Verbania Intra. E per tutta la famiglia, c’è la Family Run il 19 maggio a Parco Pallavicino, gara non competitiva tra i 18 ettari di viali alberati, cascatelle, aiuole
in fiore e suoni della natura. Un’occasione per divertirsi insieme e immergersi nella bellezza di questo
fiabesco sito del circuito Terre Borromeo.

Domodossola

Tra percorsi sensoriali, scenari suggestivi e panorami mozzafiato, anche i parchi rappresentano la perfetta
sintesi tra bellezza e movimento.
Un esempio è il Parco Avventura Le Pigne di Ameno, situato in un fresco
bosco di castagni, querce e abeti sui verdi declivi del Lago d’Orta. In questa splendida cornice, si può ritrovare il contatto con sè stessi partecipando a lezioni di pilates e sessioni di yoga abbinate a bagni di gong e percorsi sensoriali ‘A piedi nudi nella natura’, con vista panoramica dalla Panchina Gigante di Cima Monte Duno, mentre i più piccoli possono cimentarsi, accompagnati da una guida, in ponti tibetani e nepalesi, liane, percorsi di orienteering e percorsi di e-bike.
Scenari da fiaba per tutte le età anche sulle alture dell’Alto Verbano a Trarego Viggiona, nel Parco
Avventura Wonderwood. Percorsi avventura per tutti i livelli con il The Bridge e per i più temerari la
teleferica WonderFly con 70 m di volo con vista sul Lago Maggiore.
Non mancano i percorsi trekking che
conducono alla Big Bench del Lago, la prima panchina gigante del Lago Maggiore in località Monte Carza, ed un percorso per le famiglie: “Il Gruffalò, Nature Discovery” una passeggiata di 2 km che, passando dalla panchina gigante, permette ai bambini di giocare con la natura.
Da giugno, con eventi speciali e divertenti attività̀ per i più̀ piccoli, il Praudina Adventure Park, nella secolare pineta di Santa Maria Maggiore in Valle Vigezzo, è un altro punto di riferimento per un’esperienza di svago nella natura, con percorsi avventurosi e tre zipline tra gli abeti rossi. Dai salti all’acrojump, fino alla parete di arrampicata, all’ Aquadventure Park di Baveno anche uno straordinario spettacolo di volo di rapaci e animali notturni, con giro conoscitivo degli animali da fattoria. Acqua e terra si fondono inoltre con un’area piscina e la spiaggia e, a partire da aprile a ottobre, anche divertimento e adrenalina percorsi sospesi, sfide sportive ed esperienze avventurose per tutte le età.
Per chi ama la velocità nella sua massima espressione, imperdibile l’esperienza di volo con il Lago Maggiore Zip Line, ad Aurano, nel cuore dell’Alto Verbano, guardando il lago a oltre 120 km/h da un cavo lungo 1850 metri a 350 metri da terra. E per i più piccoli, un parco giochi d’equilibrio in legno dove magia e meraviglia si mescolano: il Troll Bridge, ispirato al fiabesco mondo dei troll. Anche le alture di Stresa permettono un percorso aereo di zipline per un pieno di adrenalina e divertimento con vista sul Lago Maggiore con la riapertura del Mottarone Adventure Park del circuito Terre Borromeo. Fra tree climbing, liane, reti, ponti, passerelle e pareti inclinate nella meraviglia del bosco, anche una baby area per i piccoli coraggiosi ed un percorso Net Experience, dove le reti a tre metri d’altezza collegano gli alberi alle casette allestite sulle piazzole.
Il Distretto Turistico dei Laghi, Monti e Valli dell’Ossola è un’opera d’arte a cielo aperto, un dipinto che si
trasforma con le stagioni, offrendo paesaggi mozzafiato che regalano ai visitatori una tavolozza di colori
vibranti: i verdi smeraldini dei boschi, gli azzurri cristallini dei laghi, i bianchi candidi delle vette innevate, i
rossi caldi dei tramonti su laghi e montagne. Ogni angolo del territorio è un capolavoro da scoprire, un
invito a immergersi nella natura e a lasciarsi emozionare dalla sua bellezza. Ma questi luoghi non rievocano
solo l’impressionismo: sono anche futurismo, in un territorio che guarda al futuro con innovazione e
dinamismo. Gli sport outdoor, le attività per famiglie, i parchi avventura e le moderne strutture ricettive
offrono un’esperienza turistica all’avanguardia, adatta a chi desidera vivere una vacanza attiva e ricca di
emozioni.
Distretto Turistico dei Laghi, Monti e Valli dell’Ossola: un’opera d’arte da vivere con tutti i sensi!

Esperienze indimenticabili sull’Isola d’Elba: tutto ciò che devi sapere per un viaggio perfetto

Esperienze indimenticabili sull’Isola d’Elba: tutto ciò che devi sapere per un viaggio perfetto

L’Isola d’Elba, situata nell’Arcipelago Toscano è un gioiello che offre un perfetto connubio di bellezza naturale, ricca storia e una varietà di attività per tutte le età e interessi.
Con le sue acque cristalline, le spiagge sabbiose e i paesaggi lussureggianti, l’Elba è una destinazione ideale per chi cerca una vacanza rilassante e memorabile.
In questo articolo per voi alcuni suggerimenti su tutto ciò che c’è da sapere per pianificare un viaggio all’Isola d’Elba.

Foto di Pitsch da Pixabay


Il miglior periodo per visitarla

Il miglior periodo per visitare l’Isola d’Elba è sicuramente tra maggio e settembre, quando il clima è caldo e soleggiato e il mare è perfetto per nuotare e praticare sport acquatici.
Durante questo periodo, è possibile godersi una varietà di attività all’aperto come escursioni, ciclismo e gite in barca.
Tuttavia, se preferite un’esperienza più tranquilla e meno affollata, considerate di visitare nella stagione intermedia di aprile o ottobre. Ma il mese migliore è decisamente maggio per i suoi profumi e le sue fioriture.

Foto di Pitsch da Pixabay

Come arrivare

Il modo più facile per raggiungere l’isola Elba è in traghetto. Ci sono diverse compagnie di traghetti che operano servizi giornalieri da Piombino (centro-sud della costa toscana) a Portoferraio, il principale porto dell’isola di Elba. Il viaggio dura circa 60 minuti.
In alternativa, è possibile volare ai vicini aeroporti di Pisa o Firenze e poi prendere un volo di collegamento o guidare fino a Piombino per prendere il traghetto.
È disponibile anche l’aeroporto di Marina di Campo che effettua durante tutto l’anno collegamenti aerei per Pisa e Firenze e durante il periodo estivo vengono aggiunte le rotte per l’aeroporto di Milano Linate e Lugano in Svizzera.


Le spiagge

‘Sull’isola d’Elba ci sono oltre 150 spiagge dov’è possibile rilassarsi. Ognuna con il proprio carattere e fascino unico.
Impresa impossibile citarle tutte, noi ci limiteremo a suggerirvi alcune delle più iconiche.
Ce n’è davvero per tutti i gusti. Accanto a lunghi arenili sabbiosi è possibile trovare spiagge a ciottoli, mentre percorrendo la costa non dovete sorprendervi nell’imbattervi in piccole calette, spesso nascoste.
Stilare una classifica è certamente complicato, sebbene ve ne siano alcune che hanno conquistato una notorietà maggiore proprio in virtù della loro eccezionale bellezza.
Partendo dalle spiagge di sabbia fine e sottile fra le più conosciute e frequentate sono certamente La Biodola e Cavoli.

spiaggia di Cavoli

La spiaggia di Cavoli si trova nella parte sud dell’isola, a pochi chilometri di distanza da Marina di Campo; si tratta di una spiaggia lunga e sabbiosa, bagnata da un mare pulitissimo e contraddistinto da un fondale molto basso, cosa che la rende particolarmente indicata per chi si reca in vacanza con bambini anche molto piccoli.
La spiaggia di La Biodola, presenta le stesse caratteristiche di quella di Cavoli; si tratta di un arenile lungo (più di 600 metri), ottimamente attrezzato con una serie di servizi e da molti considerata come il luogo ideale non solo per godersi il sole e rilassarsi, ma anche per praticare immersioni e snorkeling.
Davvero splendide sono anche molte spiagge di ghiaia o a ciottoli; le più belle si trovano nei pressi del capoluogo di Portoferraio. Fra le più belle la spiaggia la Padulella lunga circa 150 metri; situata alla destra di Capo Bianco, la spiaggia di Sansone, un luogo tranquillo situato a circa 5 chilometri da Portoferraio non proprio semplicissimo da trovare, e la spiaggia de L’Enfola, situata nella parte settentrionale dell’isola e conosciuta per essere l’unica spiaggia dell’isola formata da un istmo.
Impossibile sarebbe poi non citare le baie rocciose, che all’Elba sono abbastanza diffuse.
Stiamo parlando di tratti di costa davvero selvaggi, ideali per chi non ama la confusione e la folla. Tra le più belle che vi consigliamo di non perdere ci sono certamente 
ChiessiPatresi e Capo Sant’Andrea, tutte e tre situate sulla costa occidentale dell’isola dopo il comune di Marciana. Queste spiagge sono un pò più difficili da raggiungere, ma che vi ripagheranno della fatica fatta con la loro bellezza.
Poi ci sono le spiagge “rosse”:
Ferrato si trova sulla costa orientale e il suo nome la dice lunga dato che si riferisce all’intensa attività di lavorazione del ferro in epoca etrusca che ha lasciato abbondanti frammenti di minerale in spiaggia.

cala Seregola

Non lontano da Porto Azzurro è la spiaggia di Reale che si trova nel mezzo di due cantieri di escavazione mineraria. A ovest sul promontorio di Capo Bianco si estraeva soprattutto limonite; mentre a est, nella vicina spiaggia di Terranera venivano estratte pirite, ematite e magnetite da un piccolo bacino a cielo aperto a pochi metri dalla riva, che successivamente è diventato un piccolo lago di acqua dolce. Ultima della serie l’affascinante Cala Seregola che fa parte del distretto minerario di Rio Marina ed è composta da un meraviglioso fondale sabbioso ricco di minerali che luccicano al sole, La particolarità di Cala Seregola è che un tempo era uno dei siti di imbarco del ferro estratto dalla vicina miniera di Rio Albano, che era tra le più importanti d’Italia. Arrivando si ha ancora la sensazione di entrare in una miniera: appena lasciata la strada provinciale, è possibile scorgere numerosi cartelli delle miniere, i resti dei magazzini e sulla destra della spiaggia i resti architettonici delle miniere e un vecchio pontile di caricamento.
In ultimo non si possono non annoverare tra le spiagge più belle dell’Elba, la spiaggia di Secchetto, un bell’arenile di sabbia molto confortevole e ben attrezzato, e la spiaggia di Fetovaia, una delle più conosciute e frequentate di tutta l’Elba.

la schiaccia briaca

Una schiaccia briaca tutta da provare

L’Elba è conosciuta per la sua deliziosa cucina, che combina i sapori tradizionali toscani con frutti di mare freschi e prodotti locali, ma assolutamente da provare è il piatto caratteristico dell’isola, la “schiaccia briaca“ una focaccia dolce e salata fatta con uvetta, pinoli e frutta secca e Alchermes, un liquore per dolci.
Era tra i doni più frequenti che i riesi offrivano a chi andava per mare. La sua pasta quasi secca, con poco lievito e senza uova, costituiva una fonte di energia immediata e gustosa, adatta ad essere conservata a lungo nelle cambuse.
Le origini della schiaccia briaca risalgono al periodo delle invasioni dei pirati all’Elba. La ricetta di questa semplice focaccia non prevedeva l’utilizzo dell’alcool, per seguire i precetti dell’Islam, e raccoglieva insieme vari tipi di frutta secca, ingredienti tipici della cucina mediorientale.
Nell’Ottocento il miele fu sostituito al costoso zucchero e la schiaccia fu 
“imbriacata” con il vino aleatico e l’alchermes, che conferisce al dolce la tipica colorazione rossastra in superficie.
Non esistendo per secoli una ricetta scritta, la preparazione della schiaccia briaca è stata tramandata oralmente di generazione in generazione.
Curiosità: Non tutti sanno che esiste anche un’altra versione della ricetta: la Schiaccia Briaca di Capoliveri, che è bianca e ha il Moscato al posto dell’Aleatico.
Ingredienti:
1 kg. di farina bianca
500 gr. di zucchero
200 gr. di uva secca
300 gr.di frutta secca tritata (noci, mandorle, nocciole), pinoli
due bicchieri d’olio
aleatico a piacere
un bicchiere di alchermes
una noce di lievito di birra.
Preparazione:
La sera preparare un piccolo pane con il lievito di birra sciolto in un bicchiere d’acqua tiepida e con gr. 100 di farina e lasciarlo lievitare tutta la notte, coperto con un panno.
Mettere la farina sulla spianatoia, aggiungervi il pane lievitato, la frutta secca tritata, l’uva secca ammollata precedentemente in acqua tiepida, l’olio, l’aleatico, l’alchermes.
Impastare il tutto, lavorando lungamente: l’impasto deve risultare omogeneo e morbido. Ungere una teglia rotonda con olio, foderare il fondo con carta oleata, che copra anche il bordo, ungere anche la carta oleata e stendervi l’impasto.
Prima di mettere in forno, coprire l’impasto con i pinoli. Cuocere in forno caldo per 40/45 minuti. Sfornare, lasciar raffreddare e disporre la schiaccia su di un piatto, lasciando la carta sulla quale è stata cotta.

 

Esplorando la costa croata: borghi marini e isole da non perdere

Esplorando la costa croata: borghi marini e isole da non perdere

La costa croata è una delle gemme nautiche del Mediterraneo, punteggiata da borghi marini incantevoli e isole mozzafiato che catturano l’immaginazione di viaggiatori di tutto il mondo.
Se stai pianificando un viaggio in questa regione, ecco alcuni borghi marini e isole che assolutamente non dovresti perdere.
Esplorare la costa croata è un’esperienza indimenticabile che ti porterà alla scoperta di borghi marini incantevoli e isole mozzafiato.
Con la sua combinazione di storia, cultura e bellezza naturale, questa regione è una destinazione da non perdere per chiunque desideri vivere un’avventura indimenticabile lungo le sponde dell’Adriatico.

Photo credit: Strolicfurlan on Visualhunt.com

Rovigno (Rovinj)

Situata sulla costa occidentale dell’Istria, Rovigno è una delle città più pittoresche e più amate dal turismo internazionale della Croazia.
Chiarissima l’impronta veneziana che si caratterizza nelle sue case colorate che si affacciano sul mare Adriatico, dalle strette stradine lastricate in salita che convergono verso la chiesa alla sommita del colle e scendendo verso il suggestivo porticciolo.
Rovigno è una destinazione da non perdere per gli appassionati di arte, storia, cultura e natura. Esplora il suo centro storico, visita la splendida Chiesa di Sant’Eufemia e ammira il panorama mozzafiato dalla cima della torre campanaria e non partire senza acquistare uno dei preziosi merletti fatti a mano dalle donne del posto.

Photo credit: orland76 on Visualhunt

Hvar (Isola di Hvar)

In italiano Lesina questa isola che si trova nel cuore della Dalmazia è conosciuta come la “Riviera croata”, L’isola è celebre fin dai tempi della Jugoslavia per le sue spiagge di ciottoli, le sue baie nascoste e la sua vivace vita notturna.
Grazie alla sua posizione che da sempre fin dai tempi degli antichi romani ne ha favorito la presenza di popoli.
Il pittoresco borgo di Hvar, con le sue eleganti piazze e i suoi edifici storici, è il cuore pulsante dell’isola.
Dedica del tempo a esplorare il castello medievale, passeggiare lungo il lungomare e goderti il tramonto da uno dei numerosi bar lungo il porto.
La regina tra le isole Dalmate insieme a Dubrovnik è meta di numerose navi da crociera che attraccano regolarmente nel porto di Hvar città che è visitata e apprezzata durante tutto l’anno, non solo nella stagione estiva.
Apprezzatissima anche dalle celebrità di tutto il mondo – che si fanno fotografare mentre sorseggiano cocktail presso i bellissimi beach bar della città – l’isola è famosa per i suoi pittoreschi campi di lavanda, le bellissime baie e le vicine isole Pakleni, paradiso del naturismo.

Photo credit: Chris_Eden on VisualHunt

Dubrovnik (Ragusa)

Conosciuta come la “Perla dell’Adriatico”, Dubrovnik è una delle città più iconiche della Croazia e dell’intera costa dell’Adriatico opposta alla nostra.
Circondata da possenti mura medievali e affacciata sulle acque cristalline del Mar Adriatico, Dubrovnik offre una combinazione unica di storia, cultura e bellezza naturale.
La città (e non solo costiera) geograficamente più meridionale della Croazia e anche la più famosa; meta di crociere e visite durante tutto l’anno, non solo nel periodo estivo.
Ogni angolo, vicolo e stradina dell’antica Ragusa nasconde un tesoro e tra le mura della città vecchi si respira la storia, quella con la esse maiuscola.
Circondata da 1940 metri di mura medievali che si sono conservate nei secoli nella loro forma originaria e che sono il simbolo della città, sono visitabili e insieme a tutto il centro storico protette dall’Unesco dal 1979.
Insieme ai laghi di Plitvice è indubbiamente una delle maggiori attrazioni della Croazia.


Korčula (Isola di Korčula)

Fra le acque turchesi dell’Adriatico, l’isola di Korčula è un gioiello nascosto della costa croata. Il suo borgo principale, Korčula città, è rinomata per le sue strette stradine medievali, le sue eleganti piazze e la sua atmosfera romantica.
Vicinissima alla terraferma e alla Penisola di Peljesac (che dista solo 15 minuti di traversata in traghetto) con belle spiagge di roccia, ma anche di sabbia, paesi ricchi di storia e un’antichissima tradizione vitivinicola, l’isola si trova a sud dell’isola di Hvar, dalla quale è separata dal Canale di Korcula.
Percorsa al centro da una catena montuosa l’isola è ricca di una costa molto variegata fatta di insenature. La baia più ampia e più famosa dell’isola è senz’altro quella di Vela Luka, vista in migliaia di foto iconiche.
Gli amanti delle immersioni possono approfittare delle coste rocciose nella parte più occidentale dell’isola – vicino a Vela Luka – dove si trovano molti siti per immersioni interessanti e i fondali sono profondi e misteriosi.


Trogir

Piccola isola situata nel centro della costa adriatica e collegata alla costa croata, Trogir è una città ricca di storia e fascino considerata un museo a cielo aperto.
E’ un vero gioiello medievale quello che si cela all’interno delle sue mura. Trogir conta oltre duemila anni di storia e grazie al numero impressionante di monumenti ed edifici barocchi e rinascimentali è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco dal 1997.
Il suo centro storico, anch’esso Patrimonio dell’Umanità Unesco, è un labirinto di strade lastricate, piazze medievali e palazzi rinascimentali.
Visita la Cattedrale di San Lorenzo, esplora il castello di Kamerlengo e passeggiare lungo il lungomare per ammirare le imbarcazioni tradizionali ormeggiate nel porto.


Vis (Isola di Vis)

L’isola di Vis (Lissa) è un’oasi di tranquillità e bellezza naturale grazie alla sua posizione poiché fra le isole della Dalmazia centrale è quella più distante dalla terraferma.
Proprio questa sua posizione isolata e la sua meravigliosa natura ne fanno una delle destinazioni più ambite dell’Adriatico. Fino alla fine degli anni Ottanta proprio per questo fu scelta da Tito come base militare ma oggi è famosa per essere stata set del film “Mamma mia 2” e per il suo geoparco che fa parte della rete mondiale Unesco dei geoparchi.
Il suo borgo principale, anch’esso chiamato Vis, è un affascinante labirinto di strade strette e case di pietra, circondato da vigneti e uliveti.
Da non perdere le sue spiagge appartate, le calette indimenticabili e le antiche rovine romane.


Mali Lošinj (Isola di Lošinj)

L’isola di Lussino o Losinj si trova nella parte settentrionale del Quarnero, nell’arcipelago di Cres e Lussino, davanti alla costa della Riviera del Quarnero e alle isole di Krk, Rab e Pag.
L’isola è l’undicesima per grandezza della Croazia ed è separata dalla vicina isola Cres dal canale di Osor o Cavanella, un canale artificiale costruito dai Romani, lungo 150 metri e largo 10 metri.
L’isola di forma sottile e allungata ed ha una costa articolata in numerose insenature dove ancorano in sicurezza splendidi yacht.
Oggi il turismo sull’isola Lussino è molto sviluppato specie nelle località  di Lussinpiccolo, Lussingrande e Nerezine. A proposito una curiosità: i nomi di Lussingrande e Lussinpiccolo non debbono trarre in inganno: il primo (il più antico) è un centro minore per dimensione ed importanza rispetto al secondo (di più recente fondazione ma di maggior sviluppo, capoluogo dell’isola).
L’isola di Lussino, così come tutte le altre località fin qui menzionate porta un doppio nome croato e italiano poiché anche se appartengono alla giovane Croazia, nata nel 1991 dopo la dissoluzione della Jugoslavia tutta la zona è storicamente legata al nostro lato dell’Adriatico fin dai tempi dell’antica Roma.
Lo testimonia la presenza di una piccola comunità di italiani autoctoni, che rappresentano una minoranza residuale di quelle popolazioni italiane che abitarono per secoli ed in gran numero, le coste dell’Istria e le principali città di questa, le coste e le isole della Dalmazia, e il Quarnaro, che erano territori della Repubblica di Venezia. Fino alla seconda guerra mondiale l’isola era a maggioranza italiana poi la presenza di italiani autoctoni è drasticamente diminuita in seguito all’esodo giuliano dalmata. Nonostante la maggior parte degli italiani abbia lasciato quindi l’isola, ne rimane una piccola parte, riunita nella comunità degli italiani di Lussinpiccolo.


Šibenik

Šibenik (Sebenico) è la più antica città fondata dai croati sulla costa ed è nota per la sua cattedrale rinascimentale di San Giacomo, dichiarata Patrimonio dell’Umanità Unesco.
La città non è una meta turistica molto frequentata ad esclusione della parte vecchia fatta di strette stradine lastricate e numerosi monumenti storici risalenti al XV e XVI secolo.
Probabilmente è la più sottovalutata tra le città costiere della Dalmazia ma può essere base ideale per esplorare due tra le più famose attrazioni turistiche della Dalmazia centrale, le isole Kornati e il parco nazionale di Krka con le sue cascate.


Pag (Isola di Pag)

Conosciuta per i suoi paesaggi lunari, le sue spiagge di sabbia bianca e la sua produzione di formaggi e prosciutti, l’isola di Pag (Pago) è un luogo unico da esplorare lungo la costa croata.
L’isola sii trova a 180 km da Trieste ed è collegata alla terraferma da una linea di traghetto da Prizna e da un Ponte al litorale che conduce alla città di Zara.
La sua costa è molto articolata, ricca di baie e con un retroterra verde e collinoso. Il suo nome deriva dal latino “pagus” – villaggio – poiché anticamente era un villaggio di pescatori.
Singolare e impressionante il contrasto che caratterizza il territorio dell’isola, quasi completamente brulla e lunare verso la terraferma, verde e lussureggiante di vegetazione mediterranea dalla parte opposta.
L’isola è famosa anche per le sue saline e per i meravigliosi merletti geometrici che creano le donne di Pag.
I principali paesi dell’isola sono: Pag, Novalja, Lun, Kolan, Stara Novalja, Dinjiska, Povljana, Metajna, Zubovici, Simuni, Vlasici, Gorica, Kosljun e Caska.
Il borgo principale, anch’esso chiamato Pag, è tutto da vedere caratterizzato com’è dal castello medievale, dalle strade strette e tortuose, edifici in pietra e una vivace vita notturna estiva. 


Cres (Isola di Cres)

Cres è una delle isole più settentrionali del Golfo del Quarnero ed è separata dall’isola di Lussino da un canale con ponte mobile. E’ la seconda isola per grandezza dopo l’isola di Krk tra le isole del Quarnero.
Nella parte centrale dell’isola si trova il lago Vrana che oltre ad essere una riserva di acqua potabile è zona protetta. La superficie del lago si trova a 14 metri sul livello del mare, ma la depressione che lo ospita raggiunge anche i 60 metri sotto il livello del mare e il lago stesso nei suoi punti più profondi tocca i 74 metri!
Una leggenda racconta che al di sotto delle acque del lago ci siano i resti di un Castello che apparteneva a una ricca signora che, insieme alla sorella, era la proprietaria del grande campo che un tempo si trovava al posto del lago. Una delle due sorelle era avara e molto furba e oltre a non avere nessuna misericordia per i meno fortunati di lei, derubò la sorella divenendo l’unica proprietaria del campo e del castello. Per punizione venne colpita da una maledizione e una violenta tempesta si abbatté sulla valle e il suo castello venne completamente ricoperto dalle acque, scomparendo nelle profondità di quello che oggi è il lago Vrana.
Si dice che nei giorni di vento se si ascolta molto attentamente si possano ancora sentire le campane della torre del castello suonare. Altre leggende raccontano che le grotte attorno al lago siano abitate da fate…