In slitta trainati dai cani. Alla scoperta dello sleddog con un campione unico

In slitta trainati dai cani. Alla scoperta dello sleddog con un campione unico

In questo scampolo di fine inverno, prima che la primavera precoce cancelli la magia della neve e dei grandi silenzi delle foreste invernali un’esperienza indimenticabile ve la dovete concedere.
Puntate all’estremo nord–est dei confini italiani e raggiunge Tarvisio in Friuli Venezia Giulia.
Qui dopo aver attraversato la millenaria foresta dove lo scorso inverno sono tornate anche le linci a pochi metri dal confine sloveno, subito dopo il bivio per il laghi di Fusine che ricordiamo essere fra i più instagrammati d’Italia si trova un luogo magico dove potrete vivere un’esperienza speciale e indimenticabile.

L’unica scuola in Italia mushing-sleddog

La scuola internazionale mushing-sleddog sport SIM è un’Associazione Sportiva riconosciuta dalla Associazione Italiana Cultura Sport (AICS), dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e dalla Federazione Italiana Musher Sleddog Sport (FIMSS).
E’ un centro di addestramento di cani autorizzato dal servizio veterinario della Regione Friuli Venezia Giulia e conta una cinquantina cani da slitta, principalmente Alaskan Husky, uno staff di Istruttori qualificati, guide e tutte le attrezzature necessarie per praticare tutto l’anno uno sport meraviglioso che vi permetterà di fare escursioni uniche alla guida di slitte trainate dai cani e in estate il dog trekking a piedi.

Tutte le esperienze da provare

In Inverno la scuola offre esperienze individuali e di gruppo per principianti della durata minima di mezz’ora ma anche corsi completi di avvicinamento a questo sport di 20 ore che sono fattibili in 2 giornate e mezza, ma per chi si appassiona il passo successivo è la possibilità di lanciarsi in viaggi guidati in Lapponia e in Alaska.
E’ per molti la realizzazione di un sogno quella di guidare nel silenzio della foresta innevata una slitta trainata da un
minimo di 2 a un massimo di 4 cani siberian husky, sempre seguiti a distanza dall’Istruttore che non vi perderà d’occhio e se proprio non ve la sentite di mettervi alla “guida” è possibile essere trasportati in una slitta guidata da un Istruttore, ovvero un abile musher abbracciando la pace e il silenzio della foresta.
Non ce la fate a fare un salto nel tarvisiano adesso ma programmate di andare a scoprire questa esclusiva scuola in un altro periodo dell’anno?
Nessun problema anche sena neve potrete vivere esperienze uniche poichè oltre al dog trekking potrete provare il dog kart e il dog bike.

Cani speciali

I cani da slitta della Scuola Internazionale di Mushing di Fusine sono davvero speciali perchè oltre ad essere i protagonisti delle escursioni sono anche utilizzati da anni per la pet therapy.
Sono una cinquantina i cani Alaskan Husky, nuova razza derivata da accoppiamenti tra cani indigeni dei vari villaggi indiano ed eschimesi alle volte con lupi artici ma anche con razze esterne che vi spettano a Fusine.
Sul sito della scuola ognuno di loro ha la sua foto con il suo nome a sottolineare come sono loro i protagonisti: da Alamat a Wasat, splendidi animali frutto di accurate selezioni che sono state effettuate per fissare certi caratteri peculiari relativi all’indole generosa e all’attitudine al lavoro soprattutto, piuttosto che alla bellezza esteriore. Sono cani fieri, infaticabili, indipendenti ma allo stesso tempo generosi, affettuosi e attenti.

foto Ruth Smidth

Un campione unico vi aspetta!

La prima guida della scuola di Fusine che ricordiamo ha anche una sede a Cortina d’Ampezzo è un campione unico e straordinario che il mondo artico c’invidia ovvero il mitico Araràd Khatchikian protagonista, tra l’altro, della mitica spedizione “Sulle orme di Balto, 1200 chilometri in Alaska”.
Un campione unico e un uomo dalla vita romanzesca che merita di essere raccontato attraverso la sua biografia.
Araràd è nato fra il Nilo e il deserto del Sahara a Khartoum (Sudan) da padre armeno e madre profuga Istriana di Abbazia. In lingua armena il suo nome significa “dove nasce il Sole” dall’ antico idioma “ùr ardù” ovvero “dove sorge il mattino”.
Si trasferisce a nove anni con la famiglia in Italia a Gorizia dove studia al classico prima di iscriversi a Medicina all’università di Trieste. Dotato sciatore fondista ha partecipato con successo ad importanti gare di sci di fondo nazionali ed internazionali e dopo un viaggio con il fratello in Alaska rimane affascinato da quei territori e dalle sue genti.
Alterna la sua attività di Istruttore di sleddog/mushing presso la Scuola a quella di imprenditore agricolo ed agrituristico. Partecipa con i suoi cani a gran parte delle più importanti corse e sfide di sleddog/mushing al mondo.
Musicista autodidatta in veste di cantante e chitarrista si esibisce come “busker” e in concerti dal vivo assieme al suo gruppo musicale raccontando le sue “avventure bianche” incredibili.
Nell’inverno del 1984 insieme al fratello Armen concorre nella mitica Iditarod, gara di 1860 km. con slitte trainate da cani da Anchorage a Nome grazie alla vittoria in un concorso veicolato dal mitico Mike Bongiorno nella sua trasmissione Superflash. Durante quel viaggio filma un documentario e scrive un diario che sarà pubblicato in Italia da una nota rivista.
Torna in Alaska nei successivi inverni del 1985 e 1986 sia per seguire ancora il fratello Armen concorrente nell’ Iditarod che per partecipare alla più incredibile gara di sci fondo senza cani) al mondo: la Iditaski, gara sorella dell’Iditarod che si sviluppa su un percorso di 350 km sulla storica pista dell’Iditarod.
Il secondo anno conclude la gara al 12° posto dopo 62 ore di corsa su sci pressoché ininterrotta e senza dormire.
E’ proprio allora che il forte richiamo della foresta e le straordinarie culture locali indiane ed eschimesi esercitano una forte influenza nella sua personalità. Rientrato in Italia decide di lasciare i suoi studi di Medicina e di dedicare la sua vita allo sport dello sleddog ed a qualunque attività connessa alla conservazione della natura e delle culture minori specialmente nell’Artico.
Assieme al fratello Armèn, la sorella Arminè e con la supervisione del campione alaskano Rick Swenson fonda la prima Scuola Italiana Sleddog nel dicembre del 1985 a Ponte di Legno – Passo del Tonale (Brescia) con l’intento di promuovere lo sport delle slitte trainate da cani, lo sleddog/mushing e di trasmettere agli allievi l’amore e la cura per gli animali e la natura.
Nel 1992 si trasferisce con sua moglie Monica (prima donna musher Italiana a completare le gare Alpirod e Transitalia) e con i loro 40 cani a Tarvisio al confine con Austria e Slovenia per fondare la Scuola Internazionale Mushing ed un azienda agrituristica specializzata nella produzione di frutti di bosco ed ortaggi.
Tutt’oggi collabora alla strutturazione della gara Alpirod (1000 km sulle Alpi), partecipa alle più importanti competizioni nazionali ed internazionali.
Qui sotto i suoi titoli
• Campione Italiano con 8 cani Sprint – 1987 / 1989
• Campione Italiano con 8 cani – Long Trail – 1988 /1991
• 1° Team Italiano nella Alpirod Race di 1000 km nel 1989, e 15° nel 1990 / 1991
• 1° Team Italiano nella Transitalian Race di 500 km nel 1992 / 93
• Unico Team Italiano nell’Iditarod di 1860 km nel 1996 in Alaska
• 3° assoluto nella “Two Rivers 200 miles Race”, di 350 km nel 1995 in Alaska
• 7° assoluto nella “Klondike 300 miles Race”, di 500 km nel 1996 in Alaska
• Unico Team Italiano nella Yukon Quest di 1800 km nel 2000 in Alaska
• Unico Team Italiano nella Serum Run ” La Corsa del Siero ” da Nenana a Nome, di 1200 km nel 2003 “Sulle Orme di Balto ” in Alaska
• Partecipa nuovamente all’ Iditarod di 1860 km nel 2004 in Alaska .
Segue con una troupe di RAI Due TV con 2 slitte e 16 Cani la Yukon Quest nel 2008

Il Rinascimento del Freisa

Il Rinascimento del Freisa

In occasione di Slow Wine della manifestazione internazionale dedicata al “vino buono, pulito e giusto” promossa da Slow Wine in scena dal 25 al 27 febbraio 2024 a Bologna, l’associazione piemontese che promuove e tutela il vitigno Freisa si presenterà unita per raccontare ai visitatori storia e caratteristiche di uno dei vitigni più identitari del territorio.


Un piemontese autoctono di nicchia da scoprire

Che il Piemonte vitivinicolo si caratterizzi per vitigni autoctoni di altissimo livello e per vini di qualità certificati è cosa ben nota, ma è indubbiamente fenomeno relativamente recente la grande attenzione che sta avendo negli ultimi tempi il vitigno Freisa, protagonista di un vero e proprio “Rinascimento”.
A dimostrazione dell’interesse crescente che si sta sviluppando intorno a questo antico e pregiato vitigno piemontese – che con i suoi quasi 1000 ettari vitati e la sua diffusione dal Torinese al Basso Monferrato Astigiano alle Langhe, ai Colli Tortonesi, si articola in sette Doc – l’Associazione Più Freisa si presenterà compatta con i suoi produttori per raccontare e far degustare la Freisa in tutta la sua unicità durante la manifestazione Slow Wine Fair che si terrà a Bologna dal 25 al 27 febbraio.
“È con grande entusiasmo – dichiara Vitaliano Maccario, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato – che supportiamo questa iniziativa, la quale mira a esaltare il vitigno e ad accrescere la conoscenza dei suoi territori di origine e delle loro peculiarità uniche. La Freisa, infatti, un tempo non adeguatamente apprezzata, sta vivendo una vera rinascita diventando una delle varietà piemontesi più in voga e questo ci riempie di orgoglio.”


Una passerella a Bologna

I produttori dell’Associazione saranno presenti durante la kermesse con i loro banchi d’assaggio, ai quali si potranno degustare differenti etichette di Freisa e, in via eccezionale, alcune proposte di Albugnano DOC dei soci dell’Albugnano 549.
Sarà inoltre possibile approfondire il racconto della Freisa partecipando lunedì 26 febbraio alle 17.00 Pad.20 alla Masterclass dedicata al vitigno.
Come racconta Giancarlo Gariglio, curatore della guida Slow Wine, che guiderà la masterclass “molti vignaioli di Langa e Monferrato ne hanno compreso le caratteristiche di grande contemporaneità quali il frutto croccante, la spezia, la beva fragrante complessa ma senza essere pesante. Inoltre, la Freisa dimostra una capacità di abbinamento come pochi altri vini italiani hanno. Risultato di tutto questo è un rinnovato interesse sia da parte dei vignaioli, che tornano a produrla, sia dei ristoratori e degli appassionati che hanno ripreso i suoi acquisti e ad amarla. Insomma, c’è tutta l’aria di un rinascimento in corso e la Slow Wine Fair che ha l’ambizione di intercettare le nuove tendenze prima che altri se ne accorgano e di fare da apripista non poteva perdere l’occasione d’oro di organizzare una Masterclass che proponga annate e territori differenti per far comprendere fino in fondo sia le caratteristiche del vitigno sia la sua plasticità a seconda dei suoli in cui viene piantato.”


L’associazione Più Freisa

Nel DNA: tutelare, promuovere, valorizzare le unicità e le particolarità di un vitigno autoctono, capace di grandi sorprese.
Un vitigno antico, di cui si trovano testimoniane già nel Cinquecento e che condivide, con il Nebbiolo, un patrimonio genetico dell’85%.
L’Associazione incarna un progetto capillare e ambizioso, che si prefigge di accrescere la conoscenza e l’apprezzamento della Freisa attraverso attività rivolte al consumatore ma anche agli operatori di settore. Partendo dal territorio e dalla conservazione della cultura locale, con la crescita di una consapevolezza ambientale, orientata a ridurre l’utilizzo di prodotti chimici in vigna e mantenere un’elevata qualità in cantina, che è il frutto di un percorso sperimentale con l’Università degli Studi di Torino – Facoltà di Agraria. È grazie alla ricerca costante, infatti, che gli spiccati tannini della Freisa, gestiti con cura “scientifica” in vigna e in cantina, ci permettono di ottenere un vino equilibrato, fruttato e persistente, di struttura e longevo.
Un eccellente vino di nicchia che racconta di suggestivi paesaggi collinari, sentieri di Langa, preziosi tesori del Romanico che costellano le vigne del Monferrato e del Torinese, un’eredità storica secolare che fa da teatro alle Cantine produttrici dell’Associazione Più Freisa, pronte ad accogliere un turismo locale e internazionale con passeggiate inedite e degustazioni guidate.
L’Associazione Più Freisa si propone la tutela e la promozione del vitigno e del vino Freisa che, con i suoi quasi mille ettari vitati e la sua diffusione dal Torinese al Basso Monferrato Astigiano alle Langhe, ai Colli Tortonesi, si presenta con sette Doc – Freisa d’Asti, Freisa di Chieri, Langhe Freisa, Monferrato Freisa, Colli Tortonesi Freisa, Pinerolese Freisa e Piemonte Freisa.

I 14 borghi “dipinti” da vedere assolutamente

I 14 borghi “dipinti” da vedere assolutamente

Italia bellissima e affascinante in ogni suoi angolo. Spesso parliamo dei bellissimi borghi che puntellano le nostre vallate, le nostre colline e i pendii delle nostre montagne.
Borghi affascinanti ricchi di storia e tradizione che vengono celebrati anche dal Touring Club Italiano che ai più virtuosi dedica il riconoscimento della bandiera arancione (articolo qui).
Borghi bellissimi e tutti da scoprire sono anche quelli dipinti, tantissimi da nord a sud trasformati un paesi-fumetto; andiamo a scoprire quelli da non oerde


Casalcipriano (Molise)

I paesaggi, i temi della memoria, della fede, del lavoro e del gioco della civiltà locale dei secoli scorsi sono interpretati in chiave contemporanea da sei artisti di fama internazionale, sotto la direzione artistica del Professor Lorenzo Canova. “Casalciprano wall drawings” è il nome del progetto realizzato nel 2010 che rappresenta uno dei primi interventi pittorici in Molise.
Si compone di 8 opere murali di grandi dimensioni, 2 corali e 6 individuali realizzati tra i vicoli del borgo che ha permesso il recupero e la decorazione di molte facciate di antichi edifici.

Nel percorso delle facciate di Casalcipriano incontriamo l’atmosfera misteriosa dei boschi bifernini di Francesco Crivelli; si prosegue con il recupero degli antichi giochi di Marco Colazzo, le memorie dell’infanzia di Mauro Di Silvestre che ha utilizzato l’antica foto di un bambino di Casalciprano, i falciatori giganti di Stefania Fabrizi, il ponte tra vecchio e nuovo, tra volto e paesaggio, di Adriano Nardi che colloca l’inserto glamour e pop del ritratto di Kate Moss sullo sfondo della veduta di Casalciprano e il ludico accostamento di macchinari di Marco Verrelli che per celebrare la tradizione contadina del luogo.
Anche nelle due facciate realizzate in collaborazione da tutti gli artisti si sovrappongono memorie del luogo, apparati liturgici, figure di anziane, santi e cerimonie religiose, tubature da irrigazione e cascate, il sole e citazioni della storia dell’arte, in una riuscita armonia tra le diverse visioni e gli stili che crea un connubio felice con la storia e il contesto urbano di Casalciprano.


Sant’Angelo di Roccalvecce (Lazio)

Un intero paese “delle fiabe” si trova nel cuore del Lazio, per l’esattezza nel viterbese, dove molti sono i piccoli gioielli di grande valore storico e culturale che rischiano di scomparire. Un patrimonio spesso recuperato grazie a donne e uomini coraggiosi impegnati per riscrivere il futuro di questi luoghi di straordinaria bellezza come Gianluca Chiovelli che, non si è arreso di fronte al costante spopolamento di Sant’Angelo di Roccalvecce e ha trovato un modo davvero speciale per far rinascere il borgo: trasformandolo nel paese delle fiabe.
Tutto è iniziato nel dicembre del 2016 quando ha dato vita all’associazione culturale Acas e, nell’anno successivo, un team di street artist, quasi esclusivamente al femminile, ha iniziato a colorare il borgo con i primi murales.
Ad aprire il libro delle fiabe è stata “Alice nel paese delle Meraviglie” realizzato da Tina Loiodice, murales che si trova nella piazza principale del paese. Dopo Alice ne sono seguiti tanti altri, realizzati da Daniela Lai, Stefania Capati, Cecilia Tacconi, Lidia Scalzo, Isabella Modanese e Gabriel Decarli.
Lo stupore è dietro ogni angolo: c’è Il Piccolo Principe, Pinocchio, Don Chisciotte, La piccola fiammiferaia, Peter Pan, Aladdin, Alì Babà e i Quaranta Ladroni, Hansel e Gretel, la Spada nella roccia, la Fabbrica di cioccolato e il Libro della Giungla.
In totale oggi sono 22 i murales che decorano il borgo e altri sono in fase di realizzazione e progettuale.


Vernante (Piemonte)

Vernante è un piccolo borgo della Valle Vermenagna, in provincia di Cuneo molto legato alla sua storia e alle sue tradizioni noto per essere il paese decorato da Pinocchio. Il suo centro storico raccoglie infatti, sulle pareti delle case, più di 150 murales che ripercorrono la storia del celebre burattino di legno nato dalla penna di Collodi.
Vernante racconta la fiaba di Pinocchio dalle facciate delle sue case, grazie ad oltre centocinquanta murales realizzati da due artisti locali, Bruno Carletto e Bartolomeo Cavallera, in arte “Carlet e Meo”.
Il progetto nacque da un’idea di Carlet, che durante un viaggio in Germania visitò un paese dove le case erano affrescate con dei murales e così nell’aprile del 1989 venne realizzato a Vernante il primo murales. I materiali vennero messi a disposizione della Pro Loco ed i due artisti iniziarono a lavorare, sempre gratuitamente.
Sicuramente all’inizio di questa avventura, cominciata quasi per gioco, non avrebbero mai immaginato di arrivare a dipingerne quasi centosessanta, sui muri delle case dislocate in tutto il paese, creando un’ atmosfera fiabesca unica al mondo che attrae ormai da decenni adulti e bambini.


Valloria (Liguria)

 Spostiamoci in Liguria, in un piccolo borgo di case arroccate che si trova alle spalle di Imperia dove abitano non più di 40 persone. Siamo a Valloria, minuscola frazione di Prelà con questo nome suggestivo che deriva da Vallis Aurea, ovvero la valle d’oro, per via del legame con la coltivazione delle olive e della produzione dell’ evo.

Un posto incantevole reso ancora più magico dal fatto che il suo centro conta oltre 150 porte decorate a mano, ognuna da un diverso artista, caratteristica che l’ha resa famosa in tutta Italia come il ‘paese delle porte dipinte’.
Anche qui a far rinascere in chiave artistica il borgo è stata la risposta all’abbandono degli anni Sessanta quando la coltivazione olivaria andò in crisi.
Alla fine degli anni’80 un gruppo di residenti sentì il bisogno di non consegnare Valloria all’oblio ma di farla rivivere con iniziative di riqualificazione. Fu così che nel 1991 nasce l’Associazione “Le Tre Fontane“ che chiama a se artisti noti e giovani rampanti del pennello che realizzano con diverse tecniche, ogni anno in estate un’opera pittorica sulle porte delle case, delle stalle, ma anche dei magazzini e dei negozi del centro storico.
Ritratti di donna, paesaggi, scene sacre o quotidiane, ballerine, pescatori, poeti e musicisti. Sono questi alcuni dei soggetti che si possono ammirare per i carruggi del centro storico diventato a buon diritto paese dell’Associazione Italiana dei Paesi Dipinti.


Arcumeggia (Lombardia)

Proseguendo sul filo del pennello dei “borghi dipinti” d’Italia facciamo tappa in Lombardia nella provincia di Varese, dove a pochi passi dal Lago Maggiore si trova una piccola frazione del comune di Casalzuigno: Arcumeggia che molto probabilmente è stata la prima località in Italia a scegliere l’arte dei murales come linguaggio comunicativo e come mezzo per far rivivere il paese sull’orlo dell’abbandono.
Già nel 1956, infatti, l’Ente Provinciale per il Turismo decise di investire nel progetto, invitando oltre venti artisti ad eseguire affreschi sulle mura esterne del borgo.
Uno di loro, Bruno Ravasi, venne fin dall’inizio investito dell’incarico di supervisore e, nel suo ruolo, sollevò la preoccupazione riguardo a come le vecchie mura avrebbero risposto alla tecnica dell’affresco: i dipinti avrebbero superato la prova del tempo? Il primo problema affrontato da Ravasi riguardò la sistemazione delle pareti delle abitazioni che avrebbero ospitato i dipinti mediante ripristino o rifacimento dei vecchi intonaci e la loro imbiancatura. E sempre sua fu l’intuizione di far realizzare gli affreschi all’interno di telai da murare in delle nicchie e non direttamente sulla parete delle case.
Oltre a raccontare la storia della vallata, gli affreschi di Arcumeggia ritraggono anche immagini sacre: di fianco alla chiesa è stata infatti realizzata una Via Crucis le cui stazioni sono state dipinte da undici diversi pittori.


Valogno (Campania)

Valogno piccola frazione di Sessa Aurunca è un po’ il borgo delle meraviglie. Le sue stradine, i suoi muri, i suoi piccoli cortili da qualche anno ospitano opere di street art e installazioni d’arte con il chiaro obiettivo di “colorare il grigio dell’anima”.

Qui a 400 metri sul livello del mare, a poco più di 10 chilometri dal Vulcano di Roccamonfina, tra le sue stradine strette vivono oggi meno di 90 persone, di cui molti ultra 65enni. Non c’è un alimentari, non c’è un bar, solo case vuote, pochi anziani e un futuro che rischiava d’inserirlo nell’elenco dei borghi fantasma d’Italia.
A mantenere in vita questo posto è stata l’intuizione di Giovanni, che dalla “caciara” del Tufello (quartiere di Roma), si trasferisce nel silenzio di Valogno e realizza l’Associazione culturale Il Risveglio per “colorare il dolore della malattia di un figlio”. Tanto coraggio e molti sacrifici, per dare vita alla  rinascita del borgo.
Ascoltando la sua storia fa venire da pensare che forse un po’ matti bisogna esserlo per davvero per credere in questi sogni.  Mai sogni si realizzano così!


Rocca di Papa (Lazio)

 Qui tutto è nato grazie alla creatività del pittore locale Miro Fondi che negli anni Ottanta iniziò ad ornare i vicoli del suo centro storico con la realizzazione di alcuni murales.

Sono stati poi molti i maestri d’arte, amici di Miro, amanti dell’arte e desiderosi di dare il proprio contributo alla diffusione di una delle forme di comunicazione più immediata e popolare come il murales che hanno contribuito negli anni successivi alla rinascita e alla crescita di un borgo molto caratteristico come quello di Rocca di Papa attraverso la realizzazione di questi giganteschi quadri permanenti.
Attualmente nel centro storico di Rocca di Papa si trovano decine di murales che adornano i vicoli e i luoghi più caratteristici del paese con colori e temi diversi. 


Cibiana (Veneto)

 Anche la storia di Cibiana non è dissimile da molte altre. Per far fronte al rischio abbandono di questo piccolo borgo montano del Cadore a partire dagli anni Ottanta sono sorti oltre 50 murales per le vie e le piazze di questo paese.

Preziose opere di artisti molto noti, inizialmente dell’area veneta, successivamente anche di chiara fama mondiale. Le loro opere sono oggi inserite con cura nell’architettura rustica dell’antico paese e raccontano la storia delle case dove sono stati dipinti: la casa del fabbro, del casaro, del mugnaio, del carbonaio.
Tutto nacque dall’idea dell’allora presidente della Proloco Osvaldo Da Col che ha regalato al paese il lusso di essere un paese-museo con un’iniziativa che è andata ben oltre gli aspetti folcloristici e turistici, realizzando un unicum che con cura ed espressione crea una stretta simbiosi tra arte, assetto urbanistico e architettonico. Il tema maggiormente trattato dai murales come accennato riguarda le attività lavorative tradizionali.


Dozza (Emilia Romagna)

 Pochi da Imola sul crinale di una collina che domina la valle del fiume Sellustra e scende dolcemente verso la via Emilia si trova Dozza uno dei borghi più belli d’Italia dove i murales diventano arredo urbano e i dipinti colorano i muri delle case, le strade e le piazze.
Passeggiando per le stradine del borgo medievale vi si apriranno viste meravigliose ed improvvise sui murales che colorano il piccolo paese. Ce ne sono oltre 100 in tutto il paese.
Si tratta di un vero e proprio museo a cielo aperto di opere realizzate da nomi prestigiosi dell’arte contemporanea. Da non perdere all’interno della Rocca la vista agli affreschi e ai bozzetti preparatori delle opere su muro esposti nel Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto.


Orgosolo (Sardegna)

Culla di arcaiche tradizioni al centro dell’Isola, nel cuore della Barbagia si trova Orgosolo un tempo tristemente  famosa per il banditismo e oggi conosciuta a livello mondiale per i suoi muri che raccontano.
Il paese rivela un profondo legame con le sue radici barbaricine e con usi e costumi di un tempo dato che oltre ai murales è la patria del canto a Tenore, patrimonio dell’Umanità Unesco.
Quattromila e 500 abitanti e muri unici che narrano di politica e cultura, d’intimo dissenso e di lotte popolari; di malessere e giustizia sociale, di vita quotidiana e tradizioni pastorali.
Alla fine del XIX secolo come accennato il paese assurse alla ribalta per il banditismo: il regista Vittorio De Seta, in ‘Banditi a Orgosolo’ (1961), ne descrive la lotta in difesa delle terre espropriate dallo Stato e durante il Novecento si sviluppò il fermento culturale, tuttora attivo, del muralismo, in origine strumento di protesta.
I muri che raccontano di Orgosolo si soffermano anche sulla rivoluzione di Pratobello, quando i pastori locali si opposero alle istituzioni nazionali contro la costruzione di una base militare sui loro campi.


Aielli (Abruzzo)

Aielli, terrazza sulla Marsica situato in provincia de L’Aquila, è un piccolo gioiello medievale adagiato su uno sperone roccioso che rivive grazie alla street art.
Qui ogni anno dal 2019 si tiene Borgo Universo, un festival di street art, musica, performance e astronomia che
ha trasformato in pochi anni Aielli nel borgo dei murales d’Abruzzo. Un progetto miracoloso che ha trasformato le sue strade devastate dai terremoti in un museo a cielo aperto. Strade variopinte che anno dopo anno regalano al borgo un’inaspettata notorietà.
26 in tutto ad oggi i murales presenti; 26 opere di giovani artisti che hanno portato il proprio stile e la propria tavolozza di colori ed emozioni. Tra di loro lo spagnolo Okuda che dà il benvenuto ai turisti in visita ad Aielli con il suo portale dalle raggianti sfumature geometriche; l’italiano Millo e il suo universo nascosto da scoprire; Zamoc e il suo murales ispirato al Mito di Fetonte in stretta connessione con il brutale terremoto della Marsica del 1915. O ancora, lo spazio immaginato da Matlakos denso di immagini legate al quotidiano abruzzese; la riproduzione del romanzo di Ignazio Silone, Fontamara, opera di Alleg o la trascrizione del testo della Costituzione Italiana per mano di Angie Mazzulli.


Diamante (Calabria)

In Calabria, lungo la riviera dei Cedri, Diamante è la città dei murales che vale una sosta.
Se ne contano oltre 200 dipinti in tutto il centro storico che hanno valso il titolo di “città più dipinta d’Italia”.
Nel borgo marinaro di Diamante tutto è incominciato nel 1981 da un’idea del pittore Nani Razzetti, milanese di nascita, ma diamantese di adozione che propose al sindaco del tempo, Ing. Evasio Pascale, il progetto di rivitalizzare il centro storico.
L’Operazione Murales, portò a Diamante, dall’Italia e dall’estero, ottantatre pittori, che in giugno iniziarono a dipingere i muri del centro storico facendo rinascere nella gente che vi abita il gusto della conservazione del proprio passato, per un’idea viva, che proietti nel futuro. Dal 1986 al 1997 altri murales si sono aggiunti agli ottantacinque precedenti.


Stigliano (Basilicata)

Nel cuore della Basilicata, in provincia di Matera è Stigliano è un borgo dell’Appennino che rivive grazie alla Street Art.
Per contrastare lo spopolamento del borgo è nato qui, sulla falsa riga di altre esperienze nazionali un festival internazionale di Arte Pubblica dal titolo “appARTEngo” che porta l’arte per le strade e nei vicoli della città. Stigliano diventa così anno dopo anno una galleria d’arte all’aperto, con le opere che entrano a far parte del tessuto sociale e urbano.
L’idea del Festival nasce nel 2015 da alcuni giovani residenti che hanno immaginato un’arte creativa itinerante tra le strade del proprio paese. Una delle esperienza più recenti che ha coinvolto artisti come Nicola Alessandrini, Bifido, Alessandra Carloni, Andrea Gandini, Daniele Geniale, Gods in love, Hitnes, Ironmould, Leticia Mandragora, NemO’s, Piskv. A ognuno di loro era assegnata una propria missione: trasmettere sensazioni, emozioni, ricordi, nelle prospettive delle loro opere. 


Usseaux (Piemonte)

In Alta val Chisone, a 1416 metri d’altezza, Usseax è un piccolo borgo di montagna all’interno del Parco naturale Orsiera Rocciavrè in provincia di Torino ma con  un piede già in Valle d’Aosta.
Passeggiando per le sue stradine lastricate potrete ammirare i 40 murales che raccontano la vita contadina del paese, la natura, gli abitanti e i personaggi delle fiabe.

Tutto ciò per i 180 abitanti hanno deciso di restare a vivere e per tutti coloroche vorranno ammairare questo luogo a pieno titolo inserito nella lista de I borghi più belli d’Italia.
Il comune che comprende anche quattro micro frazioni attualmente ancora abitate, Balboutet, Fraisse, Laux e Pourrieres è un borgo rimasto ancora ai vecchi tempi, con le case in pietra e legno, le stalle, i fienili e i lavatoi. Camminando per esso però vi accorgerete sicuramente della presenza dei molti murales sulle pareti delle abitazioni. Sono circa 40 murales e raffigurano scene dell’antica tradizione contadine e raccontano favole e fiabe tipiche. 

 

E’ festa nei quattro borghi dell’entroterra italiano diventati “bandiera arancione”

E’ festa nei quattro borghi dell’entroterra italiano diventati “bandiera arancione”

Il Touring Club Italiano – pochi giorni fa alla presenza del Ministro del Turismo, Daniela Garnero Santanchè, e di oltre 200 sindaci da tutta Italia – ha assegnato durante la giornata inaugurale della Borsa Internazionale del Turismo (BIT), le 281 Bandiere Arancioni del triennio 2024-2026, confermandone 277 sottoposte alla verifica triennale e premiando 4 nuove località del centro-sud Italia.
Le regioni più “arancioni” sono Toscana, Piemonte e Marche, rispettivamente con 43, 39 e 28 comuni certificati. Le 4 nuove entrate sono:
Le quattro new entry sono
Apecchio (Pesaro Urbino), tra Marche e Umbria alle pendici del monte Nerone, con un importante patrimonio storico-artistico e capitale dell’Alogastronomia, neologismo coniato per indicare le connessioni virtuose tra birra artigianale, prodotti di qualità (come ad esempio il tartufo) e territorio; Bagnone (Massa Carrara), immerso tra i boschi della Lunigiana e solcato dall’omonimo torrente, si sviluppa in due insediamenti (castello e borgo di strada mercatale), ospita il Mam – Museo Archivio della Memoria che racconta il passato di questo territorio che oggi è perfetto da scoprire in bici; Roseto Valfortore (Foggia)  situato in una valle dei Monti Dauni settentrionali, con un centro storico ricco di monumenti e luoghi legati alle antiche tradizioni contadine e artigianali e due possenti mulini ad acqua che oggi svolgono funzione didattica e ricreativa; infine Sinalunga (SIena), in Val di Chiana, con un centro storico diviso nella parte medievale e tardo-rinascimentale, uno spazio museale che raccoglie reperti etruschi rinvenuti sul territorio e una serie di prodotti tipici (l’aglione, la carne chianina, l’olio d’oliva) tutti da gustare.
Scopriamole una ad una.

Roseto Vafortone i mulini, Vito Giannini

Roseto Valfortore (Foggia)

Roseto Valfortore (in dialetto locale Rusìte), è situato in una valle dei Monti Dauni settentrionali, a confine con i comuni della Provincia di Benevento e vicino al monte Cornacchia, la vetta più alta della Puglia.
Il centro storico, a partire da piazza Umberto I, la principale del paese e importante luogo di ritrovo e piazza Bartolomeo III di Capua con l’Arco della Terra, antica porta principale di accesso ai vicoli del centro storico.
Da vedere la chiesa Madre Santa Maria Assunta costruita nel 1507, con all’esterno la balaustra scolpita a mano dagli scalpellini locali, la chiesa di San Nicola e quella di Santa Maria Lauretana. Tra portali, colonne e bassorilievi realizzati da maestri scalpellini, nel centro storico si può visitare anche la casa di “Concetta non me la fido”, la casa dell’artigianato e la bottega del fabbro-maniscalco, oltre a un antico forno a paglia ancora funzionante, dove durante gli eventi o ricorrenze annuali è possibile degustare il tradizionale pane preparato con lievito madre e farina molita al vecchio mulino, insieme ad altre specialità.
Da segnalare anche l’Osservatorio di Ecologia Appenninica che approfondisce flora e fauna dell’Appennino Dauno.
Alle pendici di Roseto sorgono due antichi e possenti mulini ad acqua: recentemente ristrutturati, rappresentano uno dei rari esempi di opifici idraulici presenti nell’intera provincia ed oggi hanno sia funzione didattica (all’interno dei locali dei mulini, è possibile visitare il Museo di Arte Antica) sia ricreativa con la realizzazione di una splendida piscina chiamata proprio “i mulini”, immersa nel verde, in mezzo ad un panorama stupendo e con una vista mozzafiato.
Tra i prodotti gastronomici di eccellenza del paese occupa un posto di rilievo il tartufo, soprattutto quello nero, che cresce nelle zone circostanti.
Altro prodotto d’eccellenza del posto, molto richiesto anche all’estero e legato alla ricchezza dell’ambiente naturale circostante, è il miele, la cui produzione si deve alla molteplice quantità di fiori che crescono nei boschi che circondano Roseto.
Un prodotto tipicamente rosetano è il pecelatèdde
dolce preparato con il miele nel periodo pasquale
Tra i numerosi eventi organizzati sul territorio, segnaliamo: Foche San’Antone (I fuochi di Sant’Antonio, 17 gennaio) con l’accensione di grandi falò lungo varie strade e quartieri del centro abitato, con degustazioni di prodotti tipici, un appuntamento suggestivo cui il paese è molto legato; la processione del Venerdì Santo, evento antichissimo molto sentito e articolato in tre parti; l’Estate Rosetana, ricco calendario di appuntamenti estivi tra i quali la sagra del vitello (luglio), Riviviamo il borgo (luglio) e la sagra del tartufo (agosto); Natale a Roseto con la fabbrica degli elfi, appuntamento a ridosso di Natale.
Le motivazioni:
“Il borgo, in un contesto naturalistico di pregio (Monti Dauni), si distingue per la vivacitàla numerosità e varietà degli attrattori e per la buona promozione degli eventi. Senza elementi di impatto che pregiudicano o limitano l’aspetto del luogo, si caratterizza anche per l’attenzione alla sostenibilità ambientale.” 

Apecchio città della birra e dei tartufi. Foto Giorgio Pisciolini

Apecchio (Pesaro-Urbino)

Apecchio, storicamente luogo di incontro di numerose civiltà (sono infatti ancora presenti tracce di insediamenti Umbri, Etruschi, Romani e Celtici), si affaccia tra Marche e Umbria, in un paesaggio ricco di sentieri e corsi d’acqua, alle pendici del monte Nerone, alla confluenza dei fiumi Biscubio e Menatoio.
Da vedere il centro storico, da scoprire attraverso l’itinerario segnalato, partendo dal ponte medievale a schiena d’asino (XV sec.), che dà poi accesso all’arco della Torre campanaria del XIV secolo.
Nei pressi si trova il bel palazzo Ubaldini, costruito su progetto di Francesco di Giorgio Martini, che ospita al suo interno il teatro G. Perugini, il più piccolo delle Marche, e il Museo dei Fossili e dei Minerali del Monte Nerone, con oltre duemila pezzi di notevole pregio scientifico oltre che estetico. Meritano una visita anche le chiese, tra le quali segnaliamo la chiesa di Santa Lucia con affreschi di scuola giottesca e di origini templari, la chiesa della Madonna della Vita, la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria risalente al X secolo e la pieve di San Martino. Da vedere anche il quartiere ebraico con la sinagoga, il forno per la cottura del pane azimo, il cortile del sukkot e il cosiddetto “giro d’aria” (XV sec.).
Il territorio è ricco di sentieri per il trekking, con percorsi facili o più impegnativi, così come vasto e variegato è il reticolo di sentieri e strade (sia bianche che asfaltate) da percorrere in bici attorno al paese (Apecchio è anche tappa della Ciclo Appenninica Alte Marche).
Molti i prodotti e le tradizioni da scoprire grazie alle caratteristiche climatiche e ambientali che rendono il territorio di Apecchio particolarmente vocato alla produzione di tartufo, di ogni tipo e in ogni stagione.
L’acqua purissima che sgorga direttamente dal Monte Nerone e il clima che favorisce la produzione di orzo di qualità ha dato impulso alla realizzazione di tre birrifici artigianali di alto livello, in grado di combinare questi elementi e trasformarli in una vera e propria eccellenza.
È per questo che Apecchio può fregiarsi del titolo di prima Città della Birra Italiana. Apecchio è inoltre riconosciuta come capitale dell’Alogastronomia, neologismo coniato per indicare le connessioni virtuose tra birra artigianale, prodotti di qualità e territorio. Da gustare anche il bostrengo, dolce tipico preparato ancora oggi con la ricetta rimasta invariata nel corso dei secoli.
Fra gli eventi l’appuntamento più atteso dell’anno è sicuramente quello con Apecchio Tartufo & Birra (primo fine settimana di ottobre), mostra mercato del tartufo e festival dell’Alogastronomia: tre giorni nei quali le osterie del centro permettono di gustare l’ottimo cibo locale a base di tartufo e birra, concerti animano le vie e le piazze, convegni ed eventi arricchiscono il già ricco programma.
Da segnalare anche la Sagra del bostrengo (durante il periodo di ferragosto) e Passio, manifestazione religiosa in costume organizzata da oltre trent’anni il Venerdì Santo e che coinvolge l’intera comunità della frazione di Serravalle di Carda, dagli anziani ai più giovani.
Le motivazioni:
“La località si distingue per il centro storico ben conservato e tipico, per la varietà degli attrattori ben tenuti e facilmente raggiungibili grazie all’itinerario dedicato e ben segnalato.
Efficiente il sistema di informazioni turistiche, sia in loco con l’ufficio turistico dedicato e ben segnalato, sia online con un sito web ben strutturato, che danno la possibilità di trovare tutte le informazioni utili per scoprire il territorio. Efficace è inoltre la comunicazione e la promozione dei prodotti tipici e degli eventi” 

Sinalunga, foto Alessio Grazi

Sinalunga (Siena)

Il territorio del comune di Sinalunga è totalmente immerso in Val di Chiana e si caratterizza, pur nella diversità tra pianura ed alta collina, da un paesaggio leggermente mosso da vigne, oliveti, campi coltivati e strutture agricole.
Da vedere il centro storico, nelle sue due parti, una medievale e l’altra tardo-rinascimentale, con la collegiata di San Martino risalente al 1588, la chiesa della Madonna delle Nevi con la cancellata neogotica e la chiesa di Santa Croce che conserva la tavola d’altare Sposalizio della Vergine della scuola di Luca Signorelli considerato uno dei maggiori interpreti della pittura rinascimentale.
Da vedere poi Palazzo Pretorio, che veglia poi sul borgo sin dal Medioevo e lo spazio museale “Le Stanze di Larth” che raccoglie i reperti etruschi provenienti dalla necropoli di San Giustino e dal vicino insediamento etrusco Le Carceri.
All’ingresso del paese si trova la Fonte del Castagno, dalla quale si dipartono i cunicoli sotterranei che formano il Sentiero dell’Acqua, visitabile previa prenotazione presso l’ufficio turistico comunale. Da visitare anche la chiesa di San Bernardino in località Poggio Baldino, ricca di opere di pregio e risalente al 1449.
Tra i prodotti più importanti del territorio segnaliamo la carne di razza chianina, l’aglione della Valdichiana, un aglio dagli spicchi molto grandi che ha un sapore fresco e delicato ed è perfetto accompagnato ai caratteristici pici, e l’olio d’oliva, coltivato nelle colline sinalunghesi fin dal Medioevo.
Fra gli eventi, da oltre 100 anni, si segnala, i primi giorni del mese di ottobre la storica Fiera alla Pieve, fiera dell’agricoltura dove poter gustare eccellenti piatti e prodotti tipici, con un ricco programma di eventi collaterali.
L’Incantaborgo, è una rassegna, a ingresso libero e gratuito, di spettacoli itineranti musicali, teatrali e artistici in genere, che animano le vie e le piazze di Sinalunga nel mese di luglio. Segnaliamo anche L’Incanto del Natale, nel periodo natalizio, l’Infiorata del Corpus Domini la nona domenica dopo Pasqua nelle vie del centro storico della frazione di Farnetelle e La Valle del Gigante Bianco, tra fine maggio e inizio giugno nella frazione di Bettolle, dedicata alla razza Chianina.
Le motivazioni:
 “La località si distingue per il centro storico ben conservato e tipico, per la numerosità e la varietà degli attrattori ben tenuti e indicati con una segnaletica efficace.
Efficiente il sistema di informazioni turistiche, sia in loco con l’ufficio turistico dedicato e ben segnalato, sia online con un sito web ben strutturato, che danno la possibilità di trovare tutte le informazioni utili per scoprire il territorio. Numerosi sono anche i punti vendita di prodotti tipici 
dove poter acquistare le eccellenze del territorio.”


Bagnore (Massa Carrara)

In Lunigiana, all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, Bagnone, solcato dall’omonimo torrente, è immerso tra i boschi.
Numerosi percorsi permettono di scoprire il territorio, costeggiando torrenti, cascate e piccole piscine naturali dove potersi rilassare nelle stagioni più calde.
Da vedere i
l borgo che è costituito da due distinti insediamenti: sulla sponda sinistra del torrente, in posizione arroccata, un borgo medievale dominato dal Castello (oggi proprietà privata), con l’imponente torrione cilindrico in pietra, e arricchito dalla chiesa di San Nicolò, fondata probabilmente nel 1067; sulla sponda destra un borgo di strada mercatale anticamente denominato Gutula, dove è possibile visitare il MAM – Museo Archivio della Memoria, precisa e preziosa documentazione del passato del territorio, la chiesa di San Nicolò Prepositurale e il teatro F. Quartieri, costruito a cavallo tra gli anni ’30-’40 del secolo XX, che oggi ospita la stagione teatrale del Comune, spettacoli e concerti.
È inoltre piacevole passeggiare nel centro storico, passare sotto i suoi portici, sostare in una delle piazze e attraversare il ponte vecchio di origine medievale.
A pochi chilometri dal capoluogo, merita una visita anche la frazione di Castiglione del Terziere con il suo castello, caratterizzato da una solida torre di forma quadrangolare e oggi di proprietà di Loris Jacopo Bononi che lo ha restaurato e vi ha creato il Centro di Studi Umanistici “Niccolò V”, dove si conservano un prezioso archivio ed una biblioteca di notevole pregio. I sentieri e le strade poco trafficate sono perfetti per la pratica della mountain bike e in generale per essere percorse in bici, seguendo i numerosi percorsi indicati.
Il più tipico dei prodotti e delle tradizioni del territorio è la cipolla di Treschietto, piccola e tonda, dal colore rosato e il sapore dolce, prodotta tra novembre e dicembre.
Il suo utilizzo in cucina è molto vasto, è ottima sia cruda che cotta, particolarmente deliziose le torte salate da forno che la contengono. A tavola, inoltre, da provare i 
piatti tipici come i panigacci e i testaroli.
Fra gli eventi oltre alla stagione teatrale del teatro Quartieri, da segnalare la Sagra della cipolla di Treschietto (ultima settimana di aprile e prima settimana di maggio), la manifestazione Bagnone diVino (prima settimana di luglio) e il Festival di musica classica “Musica nei borghi” nella seconda metà di luglio.
Le motivazioni:
 “La località si distingue per il contesto naturalistico di pregio e per la buona promozione delle risorse naturalistiche e dei percorsi cicloturistici.
Le frazioni Castello di Bagnone e Castiglione del Terziere sono tipiche, il centro storico del capoluogo è raccolto e vivace, grazie alla presenza di numerosi negozi di prodotti locali, servizi e ristoranti. Buona è inoltre la varietà di attrattori storico-culturali presenti sul territorio.”
 

 

Le 8 strade più suggestive d’Italia

Le 8 strade più suggestive d’Italia

Facciamo insieme un viaggio particolare scoprendo insieme le strade più iconiche d’Italia (e dintorni). Strade statali, provinciali e comunali che vale la pena percorrere almeno una volta nella vita.
Anche se non affronteremo le altitudini di certe strade andine o i pericoli di quelle asiatiche siamo certi che anche in questa carrellata di strade nazionali troverete motivo d’interesse.
Sono strade di montagna oppure costiere che hanno il comune denominatore della bellezza a fare da padrone.


L’Amalfitana

Tecnicamente è la strada statale 163 ma per tutti è sicuramente una delle più belle strade costiere del mondo. Ad ammirarla affascinati dal suo mito arrivano turisti da ogni parte del mondo che curva dopo curva si lasciano ammaliare da panorami mozzafiato sul mar Tirreno e pittoreschi villaggi incastonati sulle scogliere scoscese.
La strada che mette a dura prova gli stomachi più fragili e le capacità di guida di molti driver che spesso finiscono incastrati fra le strette curve e tornanti è dal 1997 Patrimonio dell’ Umanità Unesco per la sua eccezionale bellezza naturale e il suo valore culturale.
Lungo la strada, è possibile visitare una serie di incredibili affascinanti villaggi costieri, tra cui Positano, Amalfi e Ravello, caratterizzati dalle loro strette stradine acciottolate, le case colorate e le pittoresche piazze.
La Costiera Amalfitana ha peraltro una ricca storia e un patrimonio culturale unico risalente all’epoca romana e bizantina. Amalfi stessa fu un’importante Repubblica Marittima nel Medioevo e conserva ancora molte testimonianze del suo glorioso passato, come la Cattedrale di Sant’Andrea e il Museo della Carta.


L’Orientale Sarda

Attraversa la costa orientale della Sardegna, offrendo vedute sul mare cristallino, spiagge deserte e affascinanti siti archeologici.
Per la cartografia è la strada statale 125 che segue un percorso tutto costiero e offrendo agli automobilisti e ai viaggiatori che non si fano intimorire da curve e strapiombi una vista spettacolare sul Mar Mediterraneo.
Lungo il tragitto, si aprono alla vista spiagge di sabbia bianca, calette semi nascoste e scogliere scoscese che si tuffano nel mare cristallino.
La strada attraversa anche il Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu, un’area protetta che comprende alcune delle più spettacolari formazioni naturali della Sardegna, come le famose grotte marine del Golfo di Orosei e le montagne selvagge del Gennargentu.
Lungo il suo percorso è possibile trovare anche diversi siti archeologici di grande interesse storico e culturale, tra cui nuraghi, tombe dei giganti e siti fenici che testimoniano la ricca storia dell’isola e delle sue antiche civiltà.
In sintesi, statale 125 Orientale Sarda è una strada panoramica che offre un viaggio emozionante nella natura, nei paesaggi e nella cultura autentica della Sardegna. È un’esperienza imperdibile per chiunque ama questa affascinante isola mediterranea.


Il Passo dello Stelvio

La Strada Statale 38, conosciuta come Passo dello Stelvio, è una delle strade più spettacolari e famose d’Europa ed si trova nel cuore delle Alpi.
La strada
si snoda attraverso le Alpi Retiche centrali, collegando la provincia di Sondrio in Lombardia con la provincia di Bolzano in Alto Adige.
È la strada più alta delle Alpi orientali italiane raggiungendo un’altitudine massima di 2757 metri sul livello del mare al Passo dello Stelvio.
La strada è famosa per i suoi 48 tornanti, che rendono il percorso estremamente panoramico ma anche impegnativo per i conducenti. Sono 48 tornanti stretti e ripidi che offrono una guida emozionante e spettacolare attraverso le montagne.
La strada fu costruita tra il 1820 e il 1825 dall’Impero Austriaco per scopi militari e servita per collegare le province di Lombardia e Tirolo.
Dopo l’unità d’Italia è diventata senza ombra di dubbio una delle strade più popolari fra gli appassionati di ciclismo e automobilismo.
Il Passo dello Stelvio è infatti una tappa iconica del Giro d’Italia e gli appassionati di ciclismo da tutto il mondo affrontano la sfida di scalare i tornanti dello Stelvio, godendo dei panorami mozzafiato che si schiudono lungo il percorso.
Durante i mesi invernali il Passo diventa una popolare destinazione per gli sport invernali con piste da sci alpino e nordico, sentieri per lo snowboard e percorsi per lo sci escursionistico.
Lungo la strada gli occhi del viaggiatore si riempiono di bellezza fra i panorami delle cime, dei ghiacciai e i paesaggi alpini. Uno scenario sempre affascinante in ogni stagione dell’anno.


Gardesana Occidentale

Passiamo dopo una tripletta di grandi statali a fare la scoperta di una delle più belle strade provinciali dl’Italia ovvero la Gardesana Occidentale strada provinciale 38 che si estende lungo la sponda occidentale del Lago di Garda collegando Salò in Lombardia con Riva del Garda in Trentino.
La strada attraversa pittoreschi villaggi come Gardone Riviera, Toscolano-Maderno, Limone sul Garda e Gargnano, offrendo viste panoramiche sul lago e sulle montagne circostanti.
Lungo la strada il più grande lago d’Italia si schiude davanti al cruscotto dell’auto offrendo scorci sempre diversi ma tutti di rara bellezza.
Nei pressi di Gardone Riviera, la Gardesana Occidentale passa accanto al famoso Giardino Botanico di André Heller, un’attrazione unica che offre una straordinaria esperienza artistica e botanica. Lungo il percorso la strada attraversa numerosi villaggi, ognuno con il proprio fascino unico. Gardone Riviera, ad esempio, è famosa per i suoi eleganti giardini e ville storiche, mentre Limone sul Garda è noto per i suoi limoni e il suo pittoresco centro storico.
In sintesi, la Gardesana Occidentale è una strada panoramica che offre un viaggio indimenticabile attraverso alcuni dei paesaggi più belli d’Italia, con viste spettacolari sul lago di Garda, una destinazione ideale per chiunque desideri esplorare la bellezza naturale e la cultura dell’Italia rivierasca.


Strada della Forra

Una delle strade più spettacolari e suggestive d’Italia, situata in Trentino-Alto Adige, più precisamente nella Valle di Ledro, che collega Tremosine sul Garda, un pittoresco borgo sulle pendici del Monte Baldo, con Pieve di Ledro, nel cuore della Valle di Ledro.
Il percorso si snoda lungo una stretta gola rocciosa scavata nella roccia calcarea dal fiume Brasa, offrendo un viaggio incredibile tra le pareti rocciose e il torrente sottostante.
La strada è stata costruita negli anni ’30 del Novecento, durante il periodo fascista, ed è considerata un capolavoro ingegneristico per la sua audacia e bellezza.
I viaggiatori percorrendola possono ammirare le spettacolari gallerie scavate nella roccia, i ponti sospesi sul fiume e le vedute sul paesaggio circostante.
Uno dei punti salienti della strada è il cosiddetto “Tunnel di Rocca di Pieve”, un tunnel scavato nella roccia lungo circa 200 metri, illuminato da luci artificiali che creano un’atmosfera suggestiva durante il transito.
Oltre alla bellezza naturale la strada offre ai visitatori la possibilità di esplorare spettacolari emergenze storico culturali come il Santuario della Madonna di Montecastello, un antico santuario situato su una rupe panoramica.


Strada delle 53 gallerie

Unica nel suo genere è una strada militare costruita durante la Prima Guerra Mondiale sulle montagne del Veneto.
Conosciuta anche come “Strada della Prima Armata”, è stata costruita dall’esercito italiano per consentire il trasporto di truppe e rifornimenti sul fronte di guerra contro l’Impero Austro-Ungarico.
E’ caratterizzata da una serie di 52 gallerie scavate nella roccia e numerose scale e ponti che permettono il transito su terreni impervi e ripidi.
Le gallerie sono numerate progressivamente da 1 a 52 e sono costruite in modo da offrire riparo agli spostamenti delle truppe e protezione dagli attacchi nemici.
La Strada delle 52 Gallerie (non percorribile in auto) offre un percorso panoramico mozzafiato attraverso le montagne del Veneto ed è diventata una popolare attrazione turistica e un’importante meta per gli appassionati di escursionismo e trekking.
I visitatori possono percorrere l’intero tracciato delle gallerie a piedi, godendo di un’esperienza unica e affascinante.
Nel 2006  è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità Unesco insieme ad altre opere difensive della Prima Guerra Mondiale presenti nelle Alpi italiane. Un riconoscimento che testimonia l’importanza storica e culturale oltreché paesaggistica della strada e delle sue gallerie.
La a Strada delle 52 Gallerie è quindi una testimonianza storica unica e affascinante della Prima Guerra Mondiale oltre che una destinazione imperdibile per gli amanti dell’escursionismo e della storia militare.


Strada statale 352 a Grado

Bellissima e unica nel suo genere è l’ultimo tratto della strada statale 252 che collega Udine a Grado; una via rivierasca davvero spettacolare.
Un tempo Grado la si raggiungeva solo in barca, poi, nel 1936 venne inaugurato un lungo ponte, chiamato Ponte Littorio che collegava Grado alla terraferma verso Aquileia ed iniziò così un nuovo turismo.
Oggi il ponte si chiama Ponte Giacomo Matteotti e lungo quel ponte girevole ogni automobilista si trasforma per qualche minuto in esploratore.
La straordinaria importanza del ponte è rappresentata dalla svolta che esso portò alla vita cittadina, fornendo una più rapida via per i trasporti e il commercio con l’entroterra e rinforzando la vita economica, sociale e culturale della popolazione.
Il ponte che ha cambiato il nome da Littorio a Matteotti nel 1965 è una lingua d’asfalto che corre nel bel mezzo della laguna per alcuni chilometri caratterizzato da due iconici pini marittimi che sembrano quasi emergere dalle acque.


La strada della sella del monte Mangart

E’ la strada più alta della Slovenia all’interno del parco naturale dei Triglav appena oltre il confine italiano raggiunge la sella del monte Mangart a 2679 metri d’altitudine.
Seppur asfaltata è una strada molto stretta originariamente lunga dodici chilometri che supera un dislivello di quasi mille metri attraverso
cinque tunnel scavati nella roccia viva.
La bellissima strada, che in sloveno si chiama Mangartsko sedlo, è percorribile oggi a causa di alcune frane fino al nono chilometro oppure fino al parcheggio a 400 metri dal bivio per il rifugio. Il traffico dal luogo della caduta massi verso l’alto è vietato a tutti i veicoli.
La strada fu costruita dai soldati italiani che scavarono la pietra viva nel 1938 e che in seguito la risistemarono più volte e offre splendide viste sulle Alpi Giulie fra cui una spettacolare veduta sugli italiani laghi di Fusine, immersi in verdi foreste di abeti.
Per percorrerla serve pagare una tassa ecologica di 10 euro, ma attenzione è aperta solo quando lo consentono le condizioni dettate della neve.
Bellissima e suggestiva è però adatta solo a guidatori esperti e coraggiosi dato che oltre ad essere estremamente stretta e a doppio senso e oltre ad attraversare cinque gallerie molto buie all’uscita delle quali si viene travolti dallo scrosciare di una cascata costeggia in parte un precipizio dove il guard rail  non esiste..

 

 

 

 

 

Salgono a 281 “le bandiere arancioni” del Touring.  Nei borghi più accoglienti dell’entroterra 4 nuovi ingressi

Salgono a 281 “le bandiere arancioni” del Touring. Nei borghi più accoglienti dell’entroterra 4 nuovi ingressi

Salgono a 281 i comuni certificati con la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano per il triennio 2024-2026 tra cui quattro nuove località: Apecchio, Bagnone, Roseto Valfortore e Sinalunga.
I dati aggiornati dimostrano, inoltre, come la certificazione porti
a un concreto potenziamento dell’offerta ricettiva, al miglioramento dell’accoglienza turistica e contribuisca ad una maggiore attenzione verso la sostenibilità ambientale

Bagnore, foto Associazione Lunigiana World

Quattro nuove “bandiere arancioni” sventolano in Italia

Il Touring Club Italiano ha assegnato durante la giornata inaugurale della Borsa Internazionale del Turismo (BIT), le 281 Bandiere Arancioni del triennio 2024-2026, confermandone 277 sottoposte alla verifica triennale e premiando 4 nuove località del centro-sud Italia: Apecchio (Pesaro-Urbino), Bagnone (Massa Carrara), Roseto Valfortore (Foggia) e Sinalunga (Siena).
Le regioni più “arancioni” sono Toscana, Piemonte
e Marche, rispettivamente con 43, 39 e 28 comuni certificati e la Toscana si aggiudica anche il record di essere la sola regione d’Italia con 2 nuove località.

Roseto Valfortone, foto Vito Giannini

I gioielli dell’entroterra italiano

La Bandiera Arancione viene assegnata attraverso un processo di certificazione ai comuni dell’entroterra che sanno esprimere grandi eccellenze in termini ambientali, culturali, enogastronomici, di accoglienza e di innovazione sociale e che trovano nel turismo una concreta opportunità di rilancio, nonostante le difficoltà dovute alla situazione di marginalità.
Il Touring Club Italiano, che per primo aveva colto il potenziale turistico dell’Italia meno conosciuta e dei piccoli centri dell’entroterra, 25 anni fa rispondendo a una istanza della Regione Liguria – insieme a Regioni, comuni e altri enti territoriali – ha aiutato a mutare radicalmente consapevolezza, percezione e modello di sviluppo dei borghi e dei piccoli comuni, contribuendo a trasformarli da ambito marginale a destinazione di tendenza.
“Quando parliamo di turismo in Italia, non possiamo trascurare l’importanza dei nostri borghi: dei veri e
propri tesori nascosti che offrono esperienze autentiche, permettendo ai visitatori di immergersi nella ricca
storia, cultura e tradizione della nostra Nazione – dichiara Daniela Garnero Santanchè, Ministro del
Turismo. – Attraverso questi piccoli centri, possiamo preservare e promuovere le nostre radici, garantendo
che le generazioni future possano continuare a godere della meraviglia di queste gemme storiche, fiore
all’occhiello della nostra Italia. Grazie al Touring Club Italiano, che seleziona e certifica con la Bandiera
Arancione l’eccellenza dei piccoli borghi dell’entroterra, supportandoli così nella loro valorizzazione.”
“Bandiere Arancioni è un esempio concreto dell’impegno della nostra Associazione nel prendersi cura
dell’Italia come bene comune – afferma Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italiano – con l’obiettivo di diffondere la conoscenza dei territori, soprattutto quelli meno noti, educando alla bellezza del paesaggio e alla cura dell’ambiente.”

Sinalunga, foto Alessio Grazi

Arancioni per eccellenza e sostenibilità. Un modello virtuoso

La Bandiera Arancione è una certificazione, sostenuta da un modello rigoroso, pensata dal punto di vista
del viaggiatore e della sua esperienza di visita, ha una validità di tre anni e, premiando le realtà più
virtuose, è anche uno stimolo per un miglioramento continuo, che porta benefici reali e tangibili per le
realtà coinvolte.
Secondo i dati emersi dall’analisi del 2023, infatti, il 67% dei comuni Bandiera Arancione ha registrato un punteggio più alto rispetto a quello del 2020. I comuni certificati – che già si distinguevano per elevati
standard qualitativi – hanno migliorato ulteriormente la propria accoglienza, dimostrando un impegno
crescente nella tutela e nella valorizzazione del loro patrimonio storico-culturale, paesaggistico e
ambientale.
Il sistema ricettivo e ristorativo, per esempio, è stato potenziato nel 50% dei comuni, con alcune località
che hanno raddoppiato il numero di strutture e quasi triplicato i posti letto, principalmente di tipo extra alberghiero.
La sostenibilità ambientale, già elemento distintivo dei borghi certificati, ha visto un ulteriore
miglioramento nel 75% dei comuni. Tra questi, il 54% si è distinto per una gestione particolarmente
virtuosa dei rifiuti, portandoli ad occupare i primi posti nella classifica generale italiana.
Il 90% dei borghi Bandiera Arancione, inoltre, ha sviluppato una forte vocazione green confermata anche
dall’installazione di oltre 700 colonnine di ricarica per veicoli elettrici su tutto il territorio italiano. Un
risultato sorprendente se si pensa che più della metà dei comuni italiani (58%) non ha punti di ricarica di
accesso pubblico installati nelle proprie aree di competenza.
Le Bandiere Arancioni, infine, si distinguono anche per il coinvolgimento delle comunità locali nella
risoluzione di problemi diffusi, ne è un esempio l’adozione di formule come quella della cooperativa di
comunità, e per la forte spinta all’inclusività sociale, anche nell’offerta di servizi rivolti al turista.
Tutti questi dati testimoniano, ancora una volta, la qualità del turismo che si può vivere e ritrovare nelle
Bandiere Arancioni: slow, autentico, accogliente e soprattutto rispettoso dell’ambiente e delle comunità
ospitanti.
Il mantenimento di standard così elevati è sicuramente da attribuire al Modello di Analisi Territoriale, alla
base dell’iniziativa, che contiene indicatori sempre più sfidanti e stimolanti per le piccole località che decidono di intraprendere il percorso verso la Bandiera Arancione, puntando molto su sostenibilità,
innovazione sociale e sviluppo digitale, questo in totale coerenza con i 17 obiettivi (Sustainable Development Goals, SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile.
Le 281 Bandiere Arancioni assegnate oggi rappresentano l’8% delle oltre 3.500 candidature analizzate da
Touring Club Italiano negli ultimi 25 anni. Di queste, il 18% è riuscito comunque a conquistare la
certificazione, dopo aver intrapreso un percorso di crescita e aumento della qualità dell’offerta suggerito
dai piani di miglioramento studiati ad hoc dal Touring Club Italiano e redatti per vari comuni candidati.
Per maggiori informazioni www.bandierearancioni.it

Apecchio, foto Touring Club

Il Touring Club Italiano focus

Il Touring Club Italiano è un’associazione di promozione sociale che propone ai suoi soci – destinatari e attori della missione – di essere protagonisti di un grande compito: prendersi cura dell’Italia come bene comune perché sia più conosciuta, attrattiva, competitiva e accogliente. Per questo il Touring Club Italiano contribuisce a produrre conoscenza, tutelare e valorizzare il paesaggio, il patrimonio artistico e culturale e le eccellenze economico produttive dei territori, attraverso il volontariato diffuso e una pratica turistica del viaggio etica, responsabile e sostenibile.