È il giorno della Tomatina, quando oltre 20.000 persone da tutto il mondo si riuniscono per combattere… con pomodori maturi.
Non è una festa convenzionale, né una tradizione religiosa. È un rito collettivo, un’esplosione di gioia anarchica e colore. E, come tutte le cose apparentemente folli, ha un’anima profondamente culturale

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Sessanta minuti di follia
Per sessanta minuti esatti, il piccolo paese di Buñol si trasforma in un campo di battaglia dove l’unica arma è il pomodoro.
Oltre 40.000 persone, tra locali e turisti internazionali, si ritrovano per quello che è diventato il più grande sfogo collettivo d’Europa, lanciandosi ben 150.000 pomodori!
Non ci sono vincitori né vinti, solo risate, allegria e una generale sensazione di libertà mentre tutti si lanciano pomodori come bambini. Le regole sono semplici: divertirsi e lasciare che per un’ora la vita quotidiana venga sostituita da pura gioia.
Nata nel 1945 da una spontanea rissa di paese, uno scherzo improvvisato durante una parata, oggi La Tomatina, che fu proibita più volte nel dopoguerra ma la gente continuava a farla insegreto, è diventata una festa internazionale dove la vera magia sta nel modo in cui trasforma perfetti sconosciuti in complici di un momento di follia collettiva che non dimenticheranno mai.
Oggi è riconosciuta ufficialmente come Festa di Interesse Turistico Internazionale dal 2002.
A Buñol siamo a 40 km a ovest di Valencia la battaglia dura esattamente un’ora, dalle 11 alle 12.
ma come si svolge?
Prima dell’inizio, si tenta di scalare un palo insaponato per raggiungere un prosciutto (el palo jabón); poi, i camion entrano nel centro del paese, pieni di tonnellate di pomodori maturi.
Si combatte a colpi di pomodoro schiacciato (per evitare ferite) e alla fine, l’intero paese si tinge di rosso… per poi lavarsi con l’aiuto dei vigili del fuoco e dell’acqua piovana (se c’è fortuna!).

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Cosa vedere e fare a Buñol oltre la Tomatina
Buñol, prima e dopo quella pioggia di pomodori, è molto di più.
È un borgo abbracciato da colline boscose, dove la pietra antica racconta storie di resistenza, e i torrenti scavano gole profonde che profumano di rosmarino e vento. È una Spagna più ruvida, autentica, lontana dalle cartoline.
Qui il tempo non corre: rotola lento come un’oliva nel piatto, vibra nei bicchieri di vino locale, si nasconde tra le viuzze dove gli anziani chiacchierano all’ombra delle case.
A Buñol si viene per la festa, ma si resta per la natura selvaggia, il patrimonio storico, il cibo contadino e un senso raro di intimità.
Domina Bunol il severo, il Castillo, uno dei più antichi della provincia di Valencia. Risale all’epoca musulmana (XII secolo) ed è ancora parzialmente abitato.
Passeggiare tra le sue torri e mura è come attraversare un racconto arabo-andaluso, con scorci spettacolari sulla valle. Da visitare: la Chiesa del Salvador, le vecchie prigioni e il piccolo museo archeologico.
Da percorrere assolutamente la ruta del agua, un sentiero naturalistico che segue il corso del fiume Buñol tra cascate, piscine naturali e mulini abbandonati.
È l’anima verde del territorio. Da non perdere: la Cueva del Turche, una grotta con cascata scenografica dove fare il bagno in estate, e la Charco Mañán, più appartata e misteriosa.
Il centro di Buñol è un gomitolo di strade strette, case color sabbia, e cortili segreti. In alcuni angoli sembra che nulla sia cambiato dagli anni ’50. I bar sono veri, la gente ti saluta, e la Spagna più sincera si lascia toccare con mano.
Cosa mangiare a Buñol: sapori di terra e tradizione
A Buñol la cucina è rustica, contadina, piena di aromi e verità. Da provare la paella de conejo y caracoles: la versione più tradizionale della paella, coniglio e lumache, spesso cotta sul fuoco vivo all’aperto. Da non perdere anche embutidos caseros: salumi fatti in casa, come la longaniza, ideali con pane croccante e vino rosso, le migas: briciole di pane fritte con aglio, pancetta e uova, un piatto umile e saporitissimo; l’ajoarriero: crema di baccalà, patate e aglio da spalmare su pane tostato. Per finire: rosquilletas, piccoli grissini artigianali tipici della zona, spesso serviti con birra locale.
Da bere? Il vino di Buñol è poco conosciuto ma sincero, soprattutto i rossi della vicina Denominación Utiel-Requena. E se vuoi rinfrescarti: horchata de chufa o café del tiempo (caffè freddo con ghiaccio e fetta di limone).
Buñol è vera, senza trucco. Non aspettarti turismo di massa né comfort da cartolina. Aspettati invece gente calorosa, ritmi lenti, paesaggi ruvidi e sinceri e prezzi accessibili.
A Buñol si arriva per lanciarsi pomodori in faccia e si resta per ascoltare il silenzio di una grotta bagnata, per mangiare migas sotto un albero, per scoprire che c’è una Spagna invisibile, profonda, che resiste al turismo da selfie.
Una Spagna che ti entra sotto pelle — e no, stavolta non è solo salsa di pomodoro.



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