Le isole minori custodiscono un patrimonio vitivinicolo unico al mondo, fatto di vitigni antichi, paesaggi estremi e tradizioni tramandate nei secoli. In questi territori sospesi tra terra e mare, la viticoltura non è soltanto produzione agricola, ma espressione autentica della cultura isolana e della capacità dell’uomo di adattarsi a un ambiente spesso difficile e impervio.
L’isola è infatti un mondo a sé, un ecosistema delimitato da confini precisi, caratterizzato da flora, fauna, clima e conformazioni geologiche uniche. In questi contesti le varietà di vite, presenti da tempi remoti, hanno sviluppato caratteri peculiari, adattandosi miracolosamente ai venti, alla salsedine, ai terreni vulcanici o rocciosi e alle condizioni climatiche più diverse. Nelle isole minori questa selezione naturale e culturale è stata ancora più severa, dando origine a vini dal profilo straordinariamente originale.
Produrre vino in queste terre richiede fatica, dedizione e una conoscenza profonda dell’ambiente. I vini delle isole minori sono il risultato della “geniale operosità” dell’uomo isolano, costretto dalla natura ad accontentarsi di ciò che il territorio offre, trasformando i limiti in valore. Ne nascono vini autentici, intensi, ricchi di profumi mediterranei.
Isola del Giglio. Castellari, Ansonica Melù
All’Isola del Giglio, Simone e Desy Ghelli hanno scelto di riportare la vite dove il tempo e la fatica avevano progressivamente favorito l’abbandono. Il Giglio è un’isola granitica, bagnata dal Mar Tirreno, dove i vigneti si arrampicano su pendenze che possono raggiungere il 30-40%, spesso a strapiombo sul mare. Qui la viticoltura è necessariamente eroica e i terrazzamenti sono indispensabili.
La storia vitivinicola dell’isola ha radici antiche. Etruschi e Romani posero le basi della coltivazione della vite; in seguito, dal XIV secolo, i Medici favorirono la diffusione dei vigneti, destinando una parte importante dell’isola alla produzione di vino da Ansonica. Con il tempo, però, le condizioni estreme di lavoro e la scarsa produttività portarono all’abbandono di molti terreni.
Oggi Simone e Desy, con la loro azienda Castellari, gestiscono 1,2 ettari di vigneti interamente terrazzati e dedicati all’Ansonica, coltivati con pratiche agronomiche essenziali, antiche e ancora attuali, nel massimo rispetto dei suoli granitici e dell’ecosistema isolano. La produzione è limitatissima, tra le 2.000 e le 3.000 bottiglie all’anno.
L’Ansonica Melù nasce dalle uve dei vigneti Castellari e Saetta. È un vino di grande identità, ottenuto attraverso macerazioni sulle bucce che variano dai dieci giorni agli otto mesi in acciaio, seguite da affinamento sempre in acciaio. Nel calice si presenta di un oro brillante, tipico della bacca matura di Ansonica. Al naso richiama la macchia mediterranea, con note di salvia e camomilla; al palato esprime freschezza, sapidità e una sorprendente bevibilità.
Un vino che si sposa bene con la carne di maiale e trova una bella espressione con l’Arista al latte con erbe aromatiche, piatto tipico della cucina Toscana.
Prezzo in enoteca: 27 euro
Ustica. Hibiscus, Zibibbo Passito Zhabib
A Ustica, Hibiscus è una piccola realtà profondamente legata alla propria isola. È l’unica azienda a svolgere l’intero processo produttivo, dalla coltivazione alla vinificazione, sui propri terreni usticesi. Qui i vini nascono da suoli vulcanici, che conservano i sapori più autentici delle uve tradizionali della Sicilia occidentale.
Ustica è l’apice emerso di un vulcano sottomarino, un’isola di circa 800 ettari situata 36 miglia a nord di Palermo. Al centro si innalzano colline di circa 300 metri, mentre lungo la costa si trovano pianure e terrazzamenti naturali, modellati nel tempo dagli innalzamenti e abbassamenti del livello del mare.
Margherita Longo e Vito Barbera vivono sull’isola tutto l’anno con la loro famiglia e conducono tre ettari di vigneti distribuiti in piccoli appezzamenti tra Tramontana e Ponente. L’azienda, avviata negli anni Ottanta tra muretti a secco, vigneti a spalliera e una piccola struttura di vinificazione, trova nuovo impulso nel 2010 quando Margherita e Vito hanno deciso di piantare nuovi vigneti e ristrutturare la cantina con l’obiettivo di tutelare una materia prima eccellente e portare in bottiglia la voce più limpida dell’isola. La presenza del mare condiziona ogni aspetto della coltivazione: la salsedine, il vento, il clima e la luce determinano la vita della vite e il carattere dei vini.
Lo Zibibbo Passito Zhabib nasce da uve provenienti da diversi appezzamenti tra Contrada Spalmatore e Contrada Tramontana. Lo Zibibbo, varietà storicamente presente a Ustica, trova nei suoli vulcanici vicini al mare un ambiente ideale per esprimere aromaticità, sapidità e mineralità. In passato veniva utilizzato anche nei vini di consumo familiare e appassito per la preparazione di dolci; Hibiscus ne ha recuperato la coltivazione e la vinificazione con tecniche capaci di esaltarne il profilo.
Zhabib è un vino intenso e solare, che restituisce gli aromi fruttati delle uve Moscato. Le sensazioni dolci di mandorla, fico secco e miele, tipiche dello Zibibbo appassito al sole, trovano equilibrio in una piacevole freschezza, rendendo il vino ricco ma mai eccessivo.
Vino da meditazione per eccellenza, è particolarmente adatto alla pasticceria siciliana, in particolare ai cannoli o alla cassata. Da provare anche in abbinamento a formaggio erborinati o piccanti, come il Piancentinu Ennese, pecorino siciliano DOP a base di zafferano.
Prezzo in enoteca: 42 euro
Ventotene. Candidaterra, Pandataria Il Vino del Confino
Ventotene, la più meridionale delle isole dell’Arcipelago Pontino, è una piccola terra vulcanica sospesa tra Lazio e Campania. Con i suoi 1,9 chilometri quadrati, rappresenta uno degli esempi più intensi di viticoltura insulare del Mediterraneo. La sua superficie è quasi interamente costituita da depositi vulcanici, che insieme ai venti marini imprimono un carattere distintivo alle uve e ai vini.
Nel 2013 Luigi Sportiello, giovane viticoltore ventotenese, ha scelto di far rinascere la viticoltura sull’isola, dopo decenni di abbandono dovuti allo spopolamento e alla fuga dei giovani. La sua azienda, Candidaterra, è una realtà familiare di due ettari, dove la coltivazione avviene nel rispetto dell’ambiente e delle norme della Riserva Naturale delle isole di Ventotene e Santo Stefano, senza l’utilizzo di pesticidi, insetticidi o prodotti chimici inquinanti. I vigneti si trovano nella zona centrale dell’isola, tra i 30 e i 50 metri sul livello del mare, allevati a guyot.
Pandataria Il Vino del Confino nasce dall’assemblaggio di Falanghina, Fiano e Greco: tre vitigni a bacca bianca tipicamente campani, che a Ventotene trovano un’espressione originale e profondamente marina. Il nome richiama l’antica denominazione dell’isola e la sua storia di luogo di confino.
La produzione è estremamente limitata, circa 500 bottiglie. Seguito per la parte agronomica ed enologica da Vincenzo Mercurio, Pandataria si distingue per eleganza, equilibrio e precisione. Il colore è giallo limpido; al naso emergono erbe aromatiche, pesca e agrumi; al palato è fresco, minerale, sapido, con una complessità che racconta la natura vulcanica e ventosa dell’isola.
La sua aromaticità si sposa bene con piatti a base di pesce saporiti come un classico spaghetto alle vongole o un più saporito e sfizioso piatto di sarde fritte.
Prezzo in enoteca: 25 euro
Ischia. Cenatiempo, Kalimera Biancolella
La storia della famiglia Cenatiempo comincia nel 1945, quando viene rilasciata la licenza di commercio di vini sull’isola di Ischia. Da allora l’azienda è passata dall’imbottigliamento del vino sfuso alla lavorazione delle uve isolane, fino a diventare una delle realtà più rappresentative della viticoltura ischitana.
A Ischia la vite ha radici antichissime, probabilmente legate alla colonizzazione greca. Nel corso dei secoli gli abitanti dell’isola hanno modellato un paesaggio rurale unico, scavando cantine e ricoveri nel tufo verde, trasformando grandi massi franati dal Monte Epomeo in abitazioni, cellai, grotte, palmenti e cisterne. Hanno costruito terrazzamenti strettissimi, talvolta capaci di ospitare un solo filare, sostenuti da muri a secco chiamati “parracine”: vere e proprie architetture agricole che ancora oggi costituiscono la spina dorsale del paesaggio vitivinicolo isolano.
La viticoltura ischitana è eroica per definizione. I vigneti si trovano su pendii scoscesi, in terrazze ridotte, dove la meccanizzazione non può arrivare e ogni lavoro è affidato alla mano dell’uomo. Biancolella, Forastera, Piedirosso e Guarnaccia sono i vitigni autoctoni che raccontano l’anima marinara e vulcanica dell’isola.
Dal 2007 Cenatiempo ha avviato un importante lavoro di recupero diretto dei vigneti, riportando alla vita terreni rimasti incolti per decenni. Oggi l’azienda gestisce circa sei ettari suddivisi in quindici appezzamenti sparsi sull’isola, con prevalenza sul versante sud-orientale. La conduzione è biologica e, nella tenuta Kalimera, situata a 450 metri sul livello del mare nel comune di Serrara Fontana, segue un approccio biodinamico.
Kalimera Biancolella nasce proprio da questa vigna di alta collina, dove la natura vulcanica del suolo, l’altitudine e l’influenza marina contribuiscono a definire un vino di grande personalità. Il colore è giallo paglierino brillante; al naso emergono note iodate, erbe aromatiche e frutta gialla. In bocca è fresco, fragrante, fruttato, attraversato da una tipica sapidità e da una buona persistenza.
Il suo profilo minerale si sposa perfettamente con crudi di mare e crostacei ma non è da sottovalutare in abbinamento al coniglio alla cacciatora, secondo la tradizione ischitana, dove la sua sapidità esalta la delicatezza della carne e l’aromaticità delle erbe.
Prezzo in enoteca: 26 euro



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