“Il vino non è scienza è arte”.
Potremmo partire da quest’affermazione decisa e precisa per descrivere lo spirito quasi ancestrale con cui nascono i vini di Cantina Le Pietre, una realtà ancora piccola – sia come bottiglie prodotte che come fama – ma che si sta preparando a un futuro ambizioso con i suoi vini che si affinano e fermentano in una piccola e deliziosa cantina in bioarchitettura che guarda il bosco di Vallombrosa ascoltando la musica di Bach e che si vestono di etichette firmate da grandi artisti, primo fra tutti il bisnonno di Zeno Primo Conti.
Se il buongiorno si vede dal mattino c’è tanto da aspettarsi da questi novelli viticoltori.

il colle di Vallombrosa che domina i vigneti della Fattoria Le Pietre
Il vino che nasce ai piedi della pieve millenaria
Un’azienda che si sviluppa vigneti compresi sotto lo sguardo maestoso della millenaria abbazia di Vallombrosa che oltre a regalare un’aurea di misticità dona a questi vini qualcosa di speciale nel terroir.
L’azienda è guidata dal giovane Zeno Cavallari che con l’aiuto del padre, l”artista Andrea Cavallari dal 2021, data della nascita ufficiale dell’azienda cerca di far scoprire una serie di vini diversi, giovani e freschi seguendo i gusti più di tendenza, ma tenendo comunque i piedi ben saldi nella tradizione della zona.

La degustazione guidata da Andrea Gori
L’assaggio
La scelta aziendale fatta di voglia di emergere, ambizione ed entusiasmo ci consegna ben sei etichette tutte monovarietali.
Una scelta decisa ma che forse necessariamente nei prossimi anni dovrà ridimensionarsi, magari consegnando ai degustatori anche un blend.
La nostra degustazione condotta dal grande Andrea Gori sempre preciso e narrativo al punto giusto senza scadere in quei girigogoli linguistici in cui spesso cadono i divulgatori di vino che vogliono far sapere che sanno ci ha condotto alla scoperta di Aria un grande bianco perfetto anche nelle giornate più calde nato da un viognier in purezza e da una sola vigna che sorprende per la freschezza e quel tocco salino che rimanda al passato del grande lago del Valdarno.
Un vino fresco, sorprendente ma allo stesso tempo che si lascia assaggiare sorso dopo sorso.
Interessante anche il Magnificat il gran cru di Caberbet Sauvignon che nasce anch’esso da un vigneto solo dedicato. Elegante e con struttura anche se mantiene il fil rouge della grande freschezza.
Lascia decisamente il segno anche il merlot in purezza della casa Preludio. Elegante, fresco e personale da bersi con piacevolezza anche nelle serate più calde magari per un pic nic alla luce delle stelle.

Ci ha sorpreso anche il foglia tonda che da essere una rarità ultimamente finisce per essere uno dei più “tentati”.
Molto territoriale e come sappiamo difficile da gestire fin dalla vigna anche se ha un cuore antico Quello della Catina Le Pietre – che compare per la prima volta in una mappa catastale del 1711- riesce ad essere allo stesso tempo anch’esso elegante e fortemente territoriale.
Da rivedere a nostro avviso le due versioni di Sangiovese in purezza. Sia Lora è il primo prodotto che Terraia pur rappresentando una buona versione del vino toscano per eccellenza non lasciano troppo il segno. La freschezza c’è, la toscanità pure, ma forse manca ancora l’anima, nonostante l’ascolto di Bach in cantina.
Comunque lode alla cantina Le Pietre, ai suoi vini che profumano di Toscana e che tornando alla chiosa iniziale vogliono vivere d’arte



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