I vicoli stretti, le case in pietra e le bellezze naturali di Castrovalva lo hanno reso celebre in tutto il mondo e il suo scorcio più famoso è immortalato nell’opera di uno dei più grandi artisti del Novecento. Ecco la meta perfetta per i bikers che amano le strade spettacolari, i panorami vertiginosi e quel pizzico di adrenalina che trasforma un viaggio in un’avventura.
Ci sono luoghi che sembrano costruiti apposta per mettere alla prova la realtà. Castrovalva, minuscola frazione di Anversa degli Abruzzi, in provincia dell’Aquila, è uno di questi.
Arrivando, si ha quasi l’impressione che il borgo sia rimasto aggrappato alla montagna per una sorta di capriccio della natura: case di pietra, tetti spioventi, vicoli stretti e una manciata di abitazioni raccolte sulla cresta del monte San Michele, a circa 820 metri di altitudine. Sotto, il vuoto. Davanti, le montagne dell’Abruzzo. Intorno, il paesaggio selvaggio delle Gole del Sagittario.
Non sorprende allora che proprio qui, nel 1929, sia arrivato un giovane artista olandese destinato a diventare uno dei più celebri incisori del Novecento: Maurits Cornelis Escher e ciò che vide gli rimase negli occhi.

Il paese che entrò nell’universo di Escher
Escher arrivò in Abruzzo nel 1929 insieme al pittore svizzero Giuseppe Haas-Triverio, durante uno dei suoi lunghi viaggi a piedi attraverso l’Italia. Il viaggio abruzzese avrebbe dovuto contribuire a un progetto editoriale dedicato ai paesi della regione che non venne mai realizzato. Ma quelle passeggiate lasciarono qualcosa di molto più importante: una serie di disegni e incisioni destinati a diventare parte fondamentale della sua produzione italiana.
Tra questi c’è “Castrovalva (Abruzzi)”, la celebre litografia realizzata nel febbraio del 1930. Il Museo Escher sottolinea un particolare affascinante: l’opera non è una semplice riproduzione fotografica del paesaggio. Escher modifica leggermente la realtà, accentuando le pareti della montagna e alterando le proporzioni degli elementi in primo piano per aumentare la sensazione di profondità e vertigine.
In altre parole, Castrovalva era già spettacolare. Escher la rese ancora più vertiginosa e forse è proprio questo il segreto del borgo: arrivare oggi significa ritrovare un paesaggio reale che sembra già uscito da una litografia.

Il “Girone Escher”: fermarsi dove l’artista guardò
Per chi arriva in moto, c’è un momento nel quale è quasi obbligatorio togliere il casco, spegnere il motore e guardarsi intorno.
È il punto panoramico conosciuto come Girone Escher, lungo la strada che sale verso Castrovalva.
Da qui il borgo appare aggrappato alla montagna, mentre alle sue spalle si apre il paesaggio delle gole e delle montagne abruzzesi.
È uno di quei panorami nei quali viene spontaneo controllare due volte di essere davvero nel posto giusto.
Il CAI e Abruzzo Parks inseriscono proprio questo punto nell’itinerario sulle orme di Escher, raggiungendo Castrovalva attraverso la Riserva delle Gole del Sagittario e passando poi dal tornante che permette di riconoscere lo scorcio immortalato dall’artista.
Per un motociclista è anche il genere di strada che rende interessante un viaggio: curve, dislivelli, roccia, bosco e improvvise aperture panoramiche.
Ma attenzione: il piacere sta nel viaggio, non nella velocità. La strada è stretta e tortuosa e il contesto montano richiede prudenza, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso.
Un borgo piccolo, una storia antichissima
Castrovalva non è soltanto il paese di Escher. La sua storia affonda molto più indietro nel tempo.
Secondo le informazioni del Comune di Anversa degli Abruzzi, prima dell’incastellamento avvenuto nella prima metà dell’XI secolo esisteva un insediamento peligno di origine preromana nell’area del Morrone, mentre nella vicina Valle Donica era presente un vicus italico-romano, utilizzato tra il III e il I secolo avanti Cristo.
Oggi il borgo conserva il fascino di un piccolo insediamento montano nel quale la pietra è ancora protagonista.
Si entra nel centro storico attraverso una porta rinascimentale con arco ogivale e poi si comincia a camminare.
È qui che bisogna dimenticare la fretta. Castrovalva non va attraversata: va percorsa lentamente.
I vicoli diventano improvvisamente scalinate, le case si appoggiano le une alle altre, la roccia sembra entrare nelle abitazioni e ogni apertura tra gli edifici diventa una finestra naturale sulla valle.
Tra i luoghi da vedere c’è la chiesa di Santa Maria delle Grazie, all’interno del borgo antico, mentre poco fuori si trova la cinquecentesca Santa Maria della Neve. Sulla cresta del monte San Angelo sorge inoltre la chiesetta di San Michele Arcangelo, patrono del paese, dalla quale si gode un panorama straordinario.

Qui la montagna non fa da sfondo: è protagonista
La vera sorpresa di Castrovalva, però, arriva quando si alza lo sguardo.
Il borgo domina un ambiente naturale di rara spettacolarità: le Gole del Sagittario, profonde incisioni nella roccia modellate dall’azione dell’acqua nel corso di milioni di anni.
La Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF delle Gole del Sagittario si estende per circa 450 ettari, dai fondovalle fino alle quote più elevate, intorno ai 1.500 metri. È un territorio fatto di pareti calcaree, boschi, faggete, prati, sorgenti e ambienti rupestri.
È anche un paradiso per chi ama osservare la fauna.
Qui vivono o transitano specie come aquila reale, lupo, orso bruno marsicano, gracchio corallino e picchio muraiolo. Le pareti delle gole rappresentano inoltre un ambiente particolarmente importante per la nidificazione degli uccelli rapaci.
Insomma, Castrovalva è uno di quei posti nei quali il viaggio non finisce quando si parcheggia la moto. Anzi, comincia proprio lì.
A piedi sulle tracce di Escher
Per chi vuole trasformare la visita in una vera esperienza, ci sono gli itinerari escursionistici che collegano Anversa degli Abruzzi, le Gole del Sagittario e Castrovalva.
Uno degli itinerari descritti da Abruzzo Parks parte da Anversa, raggiunge la sorgente Cavuto e il centro visita della Riserva, risale le gole fino al crinale del Colle San Michele e arriva al borgo. Da qui si percorre la cresta e si raggiungono i punti panoramici sulle gole, prima di tornare verso Castrovalva e il famoso Girone Escher.
È il modo migliore per capire perché Escher rimase affascinato da questi luoghi.
A piedi cambiano le prospettive.
La montagna non è più soltanto una scenografia da fotografare dal finestrino: diventa una successione di rocce, silenzi, profumi, boschi e improvvise aperture sul paesaggio.
Castrovalva in moto: una piccola avventura d’Abruzzo
E poi c’è la strada. Per chi viaggia in moto, Castrovalva può diventare una delle tappe più curiose di un itinerario nell’Abruzzo montano.
Non per cercare la velocità, ma per il piacere di guidare dentro un paesaggio che cambia continuamente.
Si sale tra curve e tornanti, la strada si stringe, la montagna si avvicina e poi, improvvisamente, compare il borgo. È il genere di arrivo che il motociclista ricorda.
Una di quelle strade nelle quali la destinazione è soltanto metà del viaggio. La seconda metà è il percorso.
E qui conviene prendersela con calma: curve cieche, carreggiata stretta e presenza di altri veicoli rendono indispensabile una guida prudente. Il vero premio non è arrivare prima, ma arrivare abbastanza lentamente da accorgersi di quello che c’è intorno.
Non solo Castrovalva: cosa vedere nei dintorni
La visita può diventare facilmente un weekend.
Prima o dopo Castrovalva vale la pena dedicare tempo ad Anversa degli Abruzzi, porta d’accesso alla Riserva e borgo storico affacciato sulle gole.
Qui si trova anche il Centro Visite, ricavato dal recupero di un antico mulino vicino alle sorgenti di Cavuto, dove è possibile raccogliere informazioni sui percorsi escursionistici, naturalistici e geologici.
E poi ci sono le montagne, le strade panoramiche e gli altri borghi della valle, fino ad arrivare verso Scanno e il suo lago, per costruire un itinerario capace di mescolare moto, natura, fotografia, trekking e gastronomia abruzzese.
È un Abruzzo diverso da quello delle località più conosciute. Più silenzioso. Più verticale. Più autentico.

Il viaggio che comincia davanti a una litografia
Forse è questo il motivo per cui Castrovalva continua a sorprendere. Escher arrivò qui quasi un secolo fa cercando paesaggi da disegnare. Oggi arrivano escursionisti, fotografi, viaggiatori curiosi e motociclisti. Cambiano i mezzi, cambiano le strade, cambiano i tempi. Ma il paesaggio è ancora capace di fare la stessa cosa: fermare lo sguardo. Davanti a quel borgo aggrappato alla roccia, con le Gole del Sagittario sotto i piedi e le montagne all’orizzonte, viene quasi naturale capire cosa abbia visto Escher.
Non soltanto un paese. Una prospettiva impossibile che, qui, esiste davvero.
E forse è proprio per questo che Castrovalva merita di essere raggiunta almeno una volta. In moto, a piedi, con una macchina fotografica o semplicemente con la voglia di perdersi.
Perché ci sono luoghi da visitare e poi ci sono luoghi che, come una buona opera d’arte, continuano a seguirti anche dopo che sei tornato a casa.




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