16 Settembre 2026

Sulle strade della transumanza: viaggio nell’Italia che cammina ancora al ritmo delle stagioni

Ci sono viaggi che cominciano acquistando un biglietto e poi ci sono quelli che cominciano quando, in lontananza, si sente un campanaccio.
La transumanza è un viaggio al contrario rispetto al turismo di oggi: non si corre, non si prenota una lista infinita di attrazioni, non si inseguono luoghi da fotografare in pochi minuti. Si cammina e si segue un gregge, una mandria, un pastore.
Per secoli uomini e animali hanno percorso le stesse strade seguendo il ritmo delle stagioni: d’estate verso i pascoli alti, in autunno verso le pianure e le vallate più miti. Quelle strade erano i tratturi, le antiche vie d’erba che attraversavano montagne, campagne e borghi. Oggi alcune sono diventate sentieri, altre sono rimaste strade rurali, altre ancora sopravvivono soprattutto nella memoria delle comunità.


Sull’Alpe di Siusi la transumanza diventa una festa

Nel 2019 l’Unesco ha inserito la transumanza nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Ma il riconoscimento internazionale non è la parte più interessante della storia. La parte più interessante è che la transumanza, in molte zone d’Italia, continua a essere qualcosa da vedere, ascoltare e soprattutto vivere.
Dalle Dolomiti all’Appennino, dall’Alto Adige al Molise, dall’Abruzzo fino alla Puglia, l’Italia conserva ancora un’antica geografia pastorale.
Oggi quelle strade possono diventare una nuova forma di viaggio: lenta, rurale, gastronomica, emozionale.
Un viaggio sulle orme dei pastori, o, forse, sulle orme delle pecore.
Ci sono le desmontegade alpine il ritorno delle mandrie dagli alpeggi; i grandi tratturi dell’Appennino centro-meridionale dove il viaggio diventa un vero cammino; le feste di paese; i formaggi; i pascoli; i masi; le malghe.
Per esempio, nel 2026 sull’Alpe di Siusi la transumanza è in programma il 3 ottobre: circa 250 animali tra bovini, pecore, cavalli e capre scendono verso Castelrotto, accompagnati da musica e festa. Il giorno successivo, il 4 ottobre, a Fiè allo Sciliar il bestiame viene decorato alla Malga Tuff, quindi accompagnato verso il paese, dove è prevista la benedizione e la festa.
E qui c’è già un’esperienza turistica bellissima: non assistere semplicemente alla transumanza, ma trascorrere qualche giorno sull’Alpe di Siusi in autunno, camminare tra malghe e sentieri, mangiare in rifugio e poi partecipare al ritorno degli animali.


Sull’Appenino viaggiando sul tratturo-magno

Il secondo grande capitolo potrebbe essere il Molise.
Qui la transumanza cambia completamente volto. I tratturi sono le antiche vie erbose utilizzate per spostare stagionalmente le greggi tra montagne e pianure; il percorso autunnale portava tradizionalmente verso il Tavoliere delle Puglie ed è proprio questo il punto giornalisticamente interessante: il tratturo può diventare un’esperienza di viaggio.
Camminare significa attraversare borghi, boschi, pascoli e paesaggi che raccontano una storia precedente alle strade moderne. L’Alto Molise, per esempio, permette di costruire un itinerario tra Pesche, Pescolanciano, Carovilli, San Pietro Avellana, Vastogirardi, Capracotta, Pescopennataro, Agnone e Pietrabbondante, seguendo in parte il paesaggio storico della transumanza.
Nel 2026 il Tratturo Magno L’Aquila-Foggia viene percorso in dieci tappe, dal 29 settembre, con partenza dall’Aquila e arrivo previsto a Foggia. Il programma attraversa Peltuinum, Capodacqua, Rosciano, Vacri, Lanciano e altri territori, alternando cammino, incontri con le comunità, racconti, cibo e momenti dedicati alla memoria della transumanza.
Questa non è più soltanto una festa da fotografare. È un viaggio lento sulle orme dei pastori e questo potrebbe diventare il cuore dell’articolo.

Al Nord: quando la transumanza diventa «desmontegada»

In Trentino la parola cambia, ma l’anima è la stessa. La desmontegada è il ritorno degli animali dagli alpeggi. Nel calendario 2026 ci sono diversi appuntamenti: Fiera di Primiero dal 25 al 27 settembre, la Desmontegada de le Vache a Predazzo il 3 e 4 ottobre.
Qui il viaggio può diventare anche gastronomico: formaggi di malga, burro, salumi, polenta, prodotti dell’alpeggio. La transumanza, insomma, non finisce quando gli animali arrivano in paese. Continua a tavola.

A Borno la montagna mette in scena la propria memoria

Un’altra tappa interessante è Borno, in Valle Camonica, dove dal 25 al 27 settembre 2026 è prevista la XXX Festa della Transumanza.
La manifestazione propone la sfilata degli animali, attività di mungitura, ferratura dei cavalli, lavorazioni del formaggio, laboratori e gastronomia.
È un esempio perfetto di come la transumanza possa essere raccontata anche alle famiglie: non come museo a cielo aperto, ma come esperienza da vedere, ascoltare, annusare e assaggiare.


In Alto Adige al campus transumanza

Qui tornerei all’Alto Adige, perché offre un’altra interpretazione ancora. In Val Senales, l’ArcheoParc propone nel 2026 un vero Campus Transhumanza, con incontri con il pastore, visite a masi e malghe, laboratori artigianali e, il 3 ottobre, un’escursione dedicata alla transumanza nella Valle di Tisa.
È un modello molto interessante per il viaggiatore contemporaneo: non limitarsi a guardare una tradizione, ma provare a capire come funziona.
Chi sono i pastori? Come si prepara una malga? Come si lavora il latte? Cosa significa vivere seguendo le stagioni?

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