20 Settembre 2026

Le 5 isole toscane senza auto da scoprire: la guida del Guardian

La Toscana non smette mai di incantare il mondo. Ma stavolta non sono Firenze, Siena, la Val d’Orcia o le città d’arte a conquistare l’attenzione internazionale.
Sono sette isole sparse fra la costa toscana e la Corsica, tutte comprese nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, ma profondamente diverse per paesaggio, storia e vocazione. Il Guardian ne racconta cinque, lasciando fuori dal suo itinerario due luoghi dove la parola «turismo» deve essere usata con cautela: Montecristo e Gorgona, accessibili soltanto con modalità fortemente regolamentate.
È proprio questa varietà a rendere l’arcipelago un piccolo continente in miniatura.
C’è l’Elba, la più grande e organizzata. C’è il Giglio, dove i borghi sembrano arrampicarsi sulla montagna e i vigneti terrazzati guardano il Tirreno. C’è Capraia, aspra e quasi selvaggia. C’è Pianosa, dove natura e storia carceraria convivono in un paesaggio sospeso. E poi c’è Giannutri, minuscola e senza strade, forse la più radicale interpretazione della vacanza «car-free».
Il mito, del resto, ci mette del suo: secondo la leggenda, le isole dell’Arcipelago Toscano sarebbero le perle cadute in mare dal collier di Venere. Una favola antica che continua ad avere una certa efficacia: viste dal mare, queste isole sembrano davvero gioielli disseminati nel Tirreno.


Elba, l’isola che non va in pensione

Se l’obiettivo è dimenticare completamente la civiltà, l’Elba non è probabilmente il posto giusto. Ed è proprio questo il suo fascino.
È l’isola più grande dell’Arcipelago e quella con la comunità più strutturata durante tutto l’anno. Il Guardian la definisce, non a caso, l’isola «all-year-rounder»: una destinazione capace di mescolare storia napoleonica, fortificazioni medicee, borghi, spiagge e trekking.
A Portoferraio si possono seguire le tracce di Napoleone alla Palazzina dei Mulini, mentre lungo la costa si alternano calette di ciottoli bianchi come Sansone e Capo Bianco e spiagge dorate come Fetovaia e Cavoli, ma l’Elba offre anche un modo completamente diverso di attraversarla: a piedi.
La Grande Traversata Elbana, circa 58 chilometri, attraversa l’isola da Cavo verso la costa occidentale, passando per crinali, boschi e borghi. Il momento ideale? Primavera e autunno, quando il caldo dell’estate lascia spazio a temperature più adatte al cammino. Come arrivare: da Piombino a Portoferraio il traghetto impiega circa un’ora.


Isola del Giglio, tra borghi medievali e vigneti sul mare

Ventuno chilometri quadrati possono bastare per sentirsi lontanissimi dal mondo. L’Isola del Giglio è piccola, ma racchiude tre centri abitati, calette, sentieri, vigneti terrazzati e un paesaggio che cambia continuamente.
Il Guardian sottolinea un particolare interessante: nel mese di agosto l’accesso alle automobili private è fortemente limitato, con alcune eccezioni per chi soggiorna più a lungo. Per il resto ci sono autobus e taxi, e questo rende possibile una vacanza senza automobile, ma il vero viaggio comincia lasciando il porto.
A Giglio Castello, borgo fortificato medievale arroccato sulla collina, si cammina fra vicoli e mura antiche. Al tramonto è il momento dell’aperitivo, prima di scendere nuovamente verso il mare.
Poi ci sono le spiagge: Campese, la più grande, con la sua sabbia tendente al rosso e la Torre del Campese; Cannelle, più raccolta e dall’acqua chiarissima; Arenella, con sabbia dorata e massi di granito, ideale anche per lo snorkeling. Come arrivare: da Porto Santo Stefano a Giglio Porto il traghetto impiega circa un’ora.


Capraia, dove la strada finisce e comincia il sentiero

Se il viaggio ideale è quello con gli scarponi ai piedi, Capraia potrebbe essere la risposta. È una delle isole più remote dell’Arcipelago e il Guardian la racconta come un paradiso per camminatori. Poche strade, automobili quasi assenti, antiche mulattiere che attraversano la macchia e arrivano fino alle scogliere. Qui non si viene soltanto per stendersi sulla spiaggia.
Si viene per raggiungere Cala Rossa, con le sue spettacolari rocce rosse, per incontrare la fortezza genovese di San Giorgio o arrivare fino alla Torre dello Zenòbito, costruita nel XVI secolo.
Le spiagge sono poche e proprio per questo hanno un fascino particolare. Cala San Francesco, Cala del Ceppo e Cala dello Zurletto sono alcune delle mete da raggiungere lungo i sentieri, mentre per arrivare alla Spiaggia della Mortola si può utilizzare un taxi boat. Come arrivare: il traghetto da Livorno impiega circa un’ora e 45 minuti.

Isola di Pianosa

Pianosa, l’isola dove il silenzio ha una storia

Pianosa è forse l’isola che più di tutte obbliga il visitatore a cambiare passo. Gli accessi sono contingentati per proteggere un ambiente particolarmente fragile. Non si arriva qui per improvvisare una giornata al mare: bisogna organizzare la visita e rispettare le regole del Parco e proprio questa limitazione contribuisce a conservarne l’atmosfera.
L’isola custodisce resti romani, catacombe paleocristiane e gli edifici dell’antico sistema carcerario. Un patrimonio storico che si sovrappone a quello naturalistico.
Il Guardian segnala fra le esperienze possibili le escursioni guidate, la bicicletta e il kayak. Anche il mare è sottoposto a precise limitazioni: per tutelare l’ecosistema marino, la balneazione è consentita a Cala Giovanna. Pianosa, insomma, non è un’isola da consumare. È un’isola da attraversare con rispetto.

Isola di Giannutri

Giannutri, la fuga senza strade

Poi c’è lei: Giannutri. Piccola, calcarea, a forma di mezzaluna. E soprattutto senza strade.
È probabilmente il luogo che più di tutti interpreta la filosofia della vacanza car-free raccontata dal Guardian. Qui la macchia mediterranea scende verso un mare blu profondo e il paesaggio invita a dimenticare per qualche ora automobile, traffico e rumore.
Le due baie principali sono Cala Spalmatoio e Cala Maestra, mentre buona parte della costa rientra in un’area marina protetta particolarmente interessante per immersioni e snorkeling, ma Giannutri non è soltanto mare.
Una delle esperienze da non perdere è la visita guidata alla villa romana, legata alla famiglia dei Domizi Enobarbi. Un frammento di storia antica immerso in un paesaggio che sembra quasi fuori dal tempo e qui il consiglio è davvero semplice: se arrivate per una gita di un giorno, portate con voi acqua e pranzo. Le strutture sull’isola sono pochissime.
Come arrivare: i collegamenti partono da Porto Santo Stefano; in estate sono possibili anche escursioni e collegamenti fra Giglio e Giannutri.

Cala Maestra, isola di montecristo

E poi c’è Montecristo, la perla quasi proibita

Il Guardian non la inserisce fra le cinque isole del suo itinerario. E forse è inevitabile. Montecristo non è una destinazione turistica nel senso tradizionale del termine.
È una Riserva Naturale dello Stato inserita nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, disabitata e priva di servizi. L’accesso è rigidamente regolamentato e le visite avvengono esclusivamente secondo modalità autorizzate e accompagnate.
Per il 2026 il calendario del Parco prevede un numero molto limitato di giornate di visita, con 75 posti per ciascuna giornata, per un totale di 1.725 persone. L’isola può essere visitata soltanto seguendo i percorsi stabiliti dalle guide e non è consentito fare il bagno.
Montecristo, quindi, rappresenta quasi l’opposto del turismo di massa: non si va perché è facile arrivarci, ma proprio perché arrivarci è difficile.
È la perla che resta più lontana, più protetta, più misteriosa.

Il lusso vero? Non avere fretta

Forse è questo il punto più interessante del reportage del Guardian. Non serve andare dall’altra parte del mondo per cercare un luogo remoto. A poche miglia dalla costa toscana esiste ancora un arcipelago dove la velocità lascia spazio al cammino, dove il rumore dei motori può essere sostituito da quello delle onde e dove, in alcuni casi, la scarsità stessa dei collegamenti diventa parte dell’esperienza.
L’arcipelago toscano non è un unico prodotto turistico. È un mosaico.
Elba per chi vuole natura, storia e servizi. Giglio per chi cerca borghi, mare e vita mediterranea. Capraia per chi vuole camminare. Pianosa per chi desidera entrare in un ambiente fragile e carico di storia. Giannutri per chi sogna una vera fuga dalle strade e Montecristo per chi vuole spingersi fino al limite del viaggio possibile, rispettando regole pensate proprio per impedire che il paradiso venga consumato.
Il messaggio, alla fine, è quasi controcorrente: il lusso non è avere tutto a disposizione. È poter fare a meno di qualcosa. Anche dell’automobile. Anche del rumore. Anche della fretta e forse è proprio per questo che, mentre Firenze e Siena cercano continuamente nuovi modi per gestire la pressione del turismo, basta guardare verso il Tirreno per trovare una Toscana che propone un’altra idea di viaggio: meno cose da vedere, più tempo per guardarle.
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