19 Settembre 2026

I portici più belli d’Italia: viaggio sotto le arcate tra città d’arte e curiosità

Ci sono città che si visitano guardando in alto. Altre che si scoprono seguendo una strada e poi ci sono quelle che chiedono di camminare con gli occhi un po’ più in basso, sotto archi, colonne e volte.
Sono le città dei portici.
Un’Italia elegante e popolare insieme, dove il viaggio non è soltanto una successione di monumenti, musei e piazze, ma diventa una passeggiata protetta dal sole estivo e dalla pioggia d’autunno, una sosta davanti a un caffè, una vetrina da guardare, una bottega in cui entrare.
Dal Medioevo alle grandi città sabaude, dai portici affacciati sul mare di Genova alle interminabili arcate di Bologna, l’Italia possiede un patrimonio porticato straordinario e c’è una città che, più di tutte, ha fatto dei portici la propria identità.


Bologna, la città dove il portico è un modo di vivere

Se esiste una capitale italiana dei portici, è Bologna. Qui i portici non sono semplicemente una parte del centro storico: sono praticamente una seconda rete viaria della città.
Il sistema complessivo raggiunge circa 62 chilometri, mentre i dodici complessi più rappresentativi sono entrati nel Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2021. Sono portici costruiti in epoche diverse, con materiali e caratteristiche differenti: legno, pietra, mattoni e, nelle parti più moderne, cemento armato.
La storia comincia nel Medioevo e si intreccia con la crescita demografica e urbanistica della città. Nel 1288 uno Statuto impose che le nuove abitazioni disponessero di un portico in muratura: una decisione urbanistica destinata a cambiare per sempre il volto di Bologna, ma il bello viene quando si comincia a camminare.
Ci sono i portici di Piazza Santo Stefano, quelli eleganti del Pavaglione, gli archi di Strada Maggiore, i portici universitari di via Zamboni e quelli della Certosa e poi c’è lui: il portico di San Luca.
Quasi quattro chilometri, 666 archi e una salita che dalla città porta al Santuario della Madonna di San Luca. È il portico più lungo del mondo e rappresenta uno dei percorsi più suggestivi da fare a piedi a Bologna.
La curiosità?
A Bologna esiste anche il portico più stretto: quello di via Senzanome, largo appena 95 centimetri. E c’è quello più largo, il quadriportico della basilica di Santa Maria dei Servi.
Da non perdere u
na passeggiata ideale può partire da Strada Maggiore, passare da Casa Isolani e Santa Maria dei Servi, raggiungere Piazza Santo Stefano e proseguire verso Piazza Maggiore e il Pavaglione poi, per chi ha gambe e tempo, arriva la sfida: San Luca.
È uno di quei percorsi che permettono di capire Bologna non attraverso un museo, ma semplicemente camminando.


Torino, la città dove i portici diventano scenografia

Se Bologna è la città dei portici vissuti, Torino è quella dei portici monumentali. Qui le arcate fanno parte del grande progetto urbanistico della capitale sabauda e accompagnano alcuni degli assi più importanti della città.
Via Po è probabilmente il percorso più famoso: parte da Piazza Castello e conduce verso il Po e Piazza Vittorio Veneto, con una successione pressoché continua di palazzi porticati. Il progetto originario risale al Seicento e la strada conserva ancora quella monumentalità che già affascinava i viaggiatori del Grand Tour. Poi c’è Piazza San Carlo, il celebre «salotto di Torino».
Qui i portici incorniciano una delle piazze barocche più eleganti d’Italia, tra le chiese gemelle di San Carlo e Santa Cristina, il Caval ‘d Brons e gli storici caffè.
È il luogo perfetto per capire che il portico torinese non nasce soltanto per proteggere dalla pioggia o dalla neve. Nasce anche per rappresentare la città.
Il sistema porticato torinese si sviluppa complessivamente per molti chilometri e segue assi come via Roma, via Po, via Pietro Micca, via Cernaia, corso Vittorio Emanuele II e altre importanti direttrici urbane e qui arriva una delle esperienze più belle: fare un viaggio nel tempo senza praticamente uscire dai portici.
Dal Seicento di Piazza San Carlo all’Ottocento di Piazza Vittorio Veneto, fino alla Torino razionalista di via Roma.


Genova, dove il portico incontra il Mediterraneo

A Genova il portico cambia completamente carattere. Qui non accompagna soltanto palazzi aristocratici e grandi piazze: racconta soprattutto la storia commerciale e marittima della città.
Bisogna arrivare ai Portici di Sottoripa, uno dei luoghi più antichi e curiosi del centro storico.
Furono costruiti nel 1133 e nacquero come spazio destinato alle botteghe e ai banchi di vendita legati alla vita del porto. Ancora oggi rappresentano uno dei punti in cui è più evidente il rapporto tra Genova e il suo mare. Qui il viaggio cambia ritmo.
Non è più quello delle grandi prospettive sabaude. È un viaggio fatto di vicoli, odore di focaccia, botteghe, piccoli locali, pescherie e voci. Dal portico si entra nel cuore della Genova più autentica, quella dei caruggi e del Porto Antico. È il portico come luogo del commercio e forse è proprio questo il suo fascino.


Padova, dove il portico diventa una passeggiata urbana

Padova è un’altra città da attraversare con il naso all’insù. Il centro storico è caratterizzato da una fitta rete di strade porticate che accompagna piazze, palazzi, negozi e antiche dimore.
Uno dei percorsi più interessanti parte da via Umberto I e prosegue lungo via Roma, dove si incontrano edifici medievali, rinascimentali e settecenteschi.
Qui il portico racconta la stratificazione della città.
Ci sono archi medievali, colonne rinascimentali, palazzi nobiliari e tracce di un passato in cui le vie erano anche luoghi di commercio e di passaggio e poi c’è un elemento che rende Padova speciale: la relazione fra portici, università e vita cittadina.
La città può essere attraversata a piedi quasi seguendo una lunga sequenza di passaggi coperti è un modo lento di visitare Padova ed è forse il modo migliore.


Ferrara, la città rinascimentale da scoprire lentamente

A Ferrara i portici assumono un carattere diverso ancora. Non hanno la monumentalità torinese né la continuità bolognese, ma si inseriscono nella struttura di una città che conserva un rapporto straordinario con il Rinascimento.
Qui vale la pena camminare senza una meta precisa, alternando strade, piazze, palazzi storici e antiche botteghe. Il portico diventa una soglia: fra strada e casa, fra spazio pubblico e privato ed è proprio questa la caratteristica più affascinante dei portici italiani.
Non sono semplicemente coperture. Sono spazi intermedi.

E poi ci sono i portici meno celebri

La vera sorpresa di questo viaggio è che Bologna e Torino non esauriscono affatto la storia dei portici italiani. Li troviamo in moltissime città del Nord e del Centro Italia, spesso lontano dai percorsi turistici più battuti.
Ci sono i portici di Parma, quelli di Piacenza, quelli di Reggio Emilia, quelli di Modena e poi città dove il portico assume caratteristiche completamente differenti, come Pavia, Cremona, Mantova, Treviso e numerosi centri storici dell’Italia settentrionale.
È una presenza talmente radicata nella nostra architettura urbana da rischiare di diventare invisibile e proprio qui sta il punto.

Perché i portici italiani sono così speciali?

Perché raccontano una delle caratteristiche più interessanti della città italiana: la capacità di mettere insieme vita privata e vita pubblica.
Il portico appartiene spesso a un edificio privato, ma viene utilizzato da tutti.
A Bologna l’Unesco li definisce infatti proprietà private ad uso pubblico e riconosce proprio questa particolare dimensione sociale come parte del valore dei portici cittadini.
Sotto un portico si cammina, ma si può anche lavorare, commerciare, chiacchierare, aspettare qualcuno, leggere un giornale, bere un caffè e soprattutto ci si incontra.
È un’architettura che non obbliga a entrare in un edificio per vivere uno spazio. Lo mette a disposizione della città.

Un viaggio da fare anche quando piove

C’è poi un dettaglio molto pratico che rende i portici perfetti per un viaggio autunnale. La pioggia non è più un problema.
A Bologna si può attraversare buona parte del centro storico senza aprire l’ombrello. A Torino si può camminare da Piazza Castello verso Piazza Vittorio Veneto protetti dalle arcate. A Genova il portico accompagna verso il porto. A Padova permette di continuare a passeggiare anche quando il cielo cambia.
È quasi un modo di viaggiare indipendente dal meteo e forse è proprio questa una delle ragioni per cui i portici continuano ad avere senso anche nel turismo contemporaneo.

Il portico come esperienza di viaggio

Oggi cerchiamo spesso il luogo spettacolare. La terrazza panoramica, il  borgo nascosto, la spiaggia segreta, la strada più fotografata eppure esiste un turismo completamente diverso: quello che consiste semplicemente nel camminare.
I portici italiani sono perfetti per questo tipo di viaggio. Non chiedono necessariamente biglietti. Non hanno orari di apertura. Non hanno bisogno di essere «visitati» nel senso tradizionale. Si attraversano e mentre si cammina si scopre la città. Una vetrina, una chiesa, un palazzo, una trattoria, un caffè storico, una bottega poi un’altra arcata e un’altra ancora.

 

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