Torino per quattro giorni diventa la capitale mondiale del cibo buono, pulito e giusto. Dal 24 al 27 settembre 2026 torna Terra Madre Salone del Gusto, la grande manifestazione organizzata da Slow Food insieme alla Città di Torino e alla Regione Piemonte che quest’anno festeggia i 40 anni di Slow Food e sceglie la biodiversità come filo conduttore.
Non aspettatevi però una semplice fiera gastronomica. Per l’edizione 2026 il Salone torna nel cuore della città e si trasforma in un grande percorso tra piazze, vie, palazzi storici, musei, ristoranti e luoghi della cultura. Oltre 600 produttori italiani e internazionali, più di 130 Presìdi Slow Food e oltre 800 appuntamenti compongono un programma nel quale è facile perdersi e allora ecco una piccola bussola per orientarsi: dieci cose da fare, assaggiare e scoprire a Terra Madre Salone del Gusto 2026.

Il tè selvatico di Taiwan – Esperienza sensoriale aromatica. Ph. Sofia Carrara | Istituto Italiano di Fotografia x Nikon
1 – Perdersi nel Mercato di Terra Madre
È il punto da cui cominciare. Il grande mercato attraversa via Roma, Piazzetta Reale, piazza Castello e piazza Vittorio Veneto, con produttori provenienti da tutte le regioni italiane e una grande rappresentanza internazionale.
La novità del 2026 è l’organizzazione per aree regionali: un modo per conoscere non soltanto i prodotti, ma anche le comunità, le tradizioni e i territori che li custodiscono. Il percorso internazionale porta invece a incontrare sapori e produttori dai cinque continenti, dal Giappone alla Turchia, dall’India alle Filippine.
Il consiglio: non limitarsi agli assaggi più facili. Il bello del Salone è andare alla ricerca di quel prodotto che normalmente non si trova sugli scaffali del supermercato.

Pestith, Friuli-Venezia Giulia, Mauro Abbatescianna x Nikon
2 – Andare a caccia dei Presìdi Slow Food
Se c’è una cosa che non dovrebbe mancare nella visita è la caccia ai Presìdi. Quest’anno a Torino sono presenti oltre 130 Presìdi Slow Food italiani, compresi 12 nuovi ingressi che vengono presentati ufficialmente proprio durante la manifestazione. Sono prodotti, razze e varietà che raccontano una biodiversità spesso fragile e legata a piccoli territori e comunità.
Dal prodotto calabrese a quello toscano, dal formaggio al miele, dal legume alla frutta antica: il vero gioco è trovarne uno sconosciuto e chiedere al produttore di raccontarne la storia.

La cultura alimentare nomade del Kirghizistan- Ph. Mihaela Patrascu | Istituto Italiano di Fotografia per Nikon
3 – Fare un giro del mondo senza uscire da Torino
Il Salone 2026 porta nel centro di Torino una vera geografia del gusto. Il Mercato internazionale ospita produttori e comunità provenienti da numerosi Paesi, con una presenza significativa di Giappone, Turchia, India, Filippine, Azerbaigian, Taiwan e altri territori. E accanto ai prodotti arrivano anche cucine, tradizioni e storie alimentari.
È probabilmente uno dei modi più curiosi per capire che cosa significhi davvero parlare di biodiversità: non soltanto specie e coltivazioni, ma anche culture gastronomiche differenti.

Cachi ragno, Emilia-Romagna. Ph. Mauro Abbatescianna | Istituto Italiano di Fotografia per Nikon
4 – Entrare in un Laboratorio del Gusto
Il Salone non si guarda soltanto: si assaggia e soprattutto si impara. I Laboratori del Gusto sono dedicati a prodotti, territori, tecniche e abbinamenti e permettono di trasformare la degustazione in un piccolo viaggio gastronomico.
Vino, formaggi, birra, olio, pane e prodotti della biodiversità diventano strumenti per conoscere meglio ciò che arriva nel piatto. Qui vale una regola semplice: prenotare prima. Il programma è vastissimo e molti appuntamenti hanno posti limitati.
5 – Alzare il calice all’Enoteca di Terra Madre
Tra un assaggio e l’altro, spazio al vino. L’Enoteca e i programmi dedicati ai grandi vini permettono di esplorare territori e vitigni italiani e internazionali, con particolare attenzione alla biodiversità viticola.
Non è soltanto una questione di bere: dietro ogni bottiglia c’è un paesaggio, una comunità agricola, una tecnica di coltivazione e una storia.

Paolo Properzi / Archivio slow food
6 – Scoprire le Terre Alte
Montagne e aree interne sono uno dei grandi temi dell’edizione 2026. Terra Madre dedica uno spazio importante alle Terre Alte, ai piccoli produttori e alle comunità che continuano a mantenere vive agricoltura e pastorizia in territori spesso difficili.
È uno degli aspetti meno scontati della manifestazione: capire che dietro un formaggio, una farina, un miele o un salume può esserci anche una battaglia quotidiana per non lasciare morire un territorio.

L’Azerbaigian al sapore di miele
Ph Mihalela Patrascu, Istituto Italiano di Fotografia x Nikon
7 – Incontrare api e impollinatori nello spazio Slow Bees
Il miele è soltanto una parte della storia. Lo spazio Slow Bees porta l’attenzione sul mondo delle api e degli impollinatori, fondamentali per gli ecosistemi e per l’agricoltura.
Una tappa particolarmente interessante per chi arriva al Salone con bambini, ma anche per chi vuole capire quanto sia fragile il rapporto tra produzione alimentare e ambiente.
8 – Ascoltare chi il cibo lo racconta
Terra Madre è anche una manifestazione culturale. Tra conferenze, incontri e appuntamenti nelle Gallerie d’Italia e negli altri luoghi coinvolti dalla manifestazione, il cibo viene affrontato attraverso agricoltura, ambiente, sostenibilità, cultura e società.
Nel 2026, inoltre, i 40 anni di Slow Food diventano l’occasione per ripercorrere la storia del movimento attraverso incontri con scrittori, cuochi, contadini, giornalisti, scienziati e protagonisti della cultura.
Per una volta, dunque, vale la pena mettere da parte il bicchiere e ascoltare.
9 – Scegliere una cena fuori dagli schemi
Il Salone non finisce quando chiudono gli stand. Il programma Terra Madre OFF porta la manifestazione nei ristoranti di Torino e del Piemonte con cene, degustazioni e incontri dedicati alla biodiversità.
Tra le proposte più curiose c’è persino la Cena Spaziale – Terra Madre Edition, in programma il 25 settembre a Collegno: ricerca aerospaziale, sostenibilità e gastronomia si incontrano in una cena ispirata anche all’alimentazione degli astronauti.
Perché a Torino, città dell’aerospazio e del gusto, anche mangiare può diventare un viaggio fuori dall’orbita.
10 – Camminare per Torino e lasciarsi sorprendere
L’ultima cosa da fare è forse la più semplice: non restare fermi in un unico luogo.
Una delle caratteristiche dell’edizione 2026 è infatti la sua dimensione urbana. Terra Madre coinvolge vie, piazze, palazzi storici e musei, trasformando il centro di Torino in un grande palcoscenico gastronomico.
Via Roma, piazza Castello, Piazzetta Reale e piazza Vittorio Veneto diventano così tappe di un itinerario nel quale il gusto si mescola alla scoperta della città e forse è proprio questo il modo migliore per vivere Terra Madre: arrivare con una lista di cose da vedere e tornare a casa con qualche sorpresa in più.
Una guida al gusto, ma anche alla biodiversità
Terra Madre Salone del Gusto 2026 racconta infatti una cosa molto semplice: la biodiversità non è un concetto astratto da convegno. È dentro un chicco di mais, in una razza animale, in un vitigno, in un formaggio, in un miele, in una ricetta tramandata e soprattutto nelle persone che continuano a produrli.
Per questo il Salone di Torino non è soltanto una grande festa del cibo. È un viaggio attraverso l’Italia e il mondo alla ricerca di sapori che rischiamo di perdere e di storie che vale ancora la pena ascoltare.



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