13 Gennaio 2023

Pitti uomo 103. Le sei cose da ricordare

Chiude i battenti l’edizione invernale 2023 di Pitti Uomo. La prima “normale” dopo tre anni di pandemia. Cosa ricordare di questa edizione?
Un’edizione ricca di novità si annunciava. Un’edizione con la voglia di muoversi, scoprire e sperimentare dove diminuiscono nei numeri gli espositori, per fortuna verrebbe da aggiungere perché gli oltre 1300 brand dell’era pre covid erano francamente molti anche per i fashionisti più appassionati.

Una moda da cani

Ebbene sì anche il salone più celebre e a suo modo rigoroso della tradizione artigianale del bel vestire italiano cade sulla buccia di banana di strizzare (troppo) l’occhio alle nuove tendenze di cui si farebbe volentieri a meno.
Se la novità di “The sign” con la Sala delle Nazioni interamente dedicata al design lifestyle, (o per dirla all’italiana dato che il nostro è uno degli idiomi più belli e amati al mondo) agli arredi, oggetti e complementi d’arredo ha il suo perché in un’ottica di “allargarsi” a tematiche contigue per supplice all’anemia di brand in parte ridimensionati o rimasti vittime di due anni difficili ci spacchiamo la testa a cercare di comprendere il bisogno dell’impresentabile anche nel nome “PittiPets”.
Negli spazi della Polveriera ha infatti fatto il duo debutto la moda per animali. Una moda da cani.
Sarà perché l’umanizzazione di cani e gatti ci pare un’orrore e una mancanza di rispetto verso le bestiole stesse ma assistere a una passerella di stand (ben 15 i marchi presenti) dedicati all’abbigliamento, arredi e cura del corpo per i nostri amici ci è perso davvero un raschiare il fondo del barile.

Il ritorno dell’Oriente

Con grande piacere si sono rivisti a spasso per la Fortezza buyers, stilisti e giornalisti orientali. Il loro ultimo avvistamento prima che moda e le passerelle si trasferissero on line in un ologramma surrogato pietoso che ci ha colmato i bisogni nei due anni di pandemia risale al gennaio 2020 quando si iniziava a vociferare di questa strana polmonite ad Oriente, ma dove alcune aziende però, in anticipo sui tempi o forse che già sapevano molto più di quello che noi sapevamo, regalavano ai visitatori dei loro stand come gadget un nuovo e inusuale accessorio; la mascherina.

Parola d’ordine: fluido

La nuova tendenza fluida irrompe anche sulle passerelle e negli stand di Pitti Uomo.
Sarà perché da quando si è smarrita Pitti Donna in tanti modi si è cercato di far resuscitare quel salone all’interno del sopravvissuto salone uomo, sarà perché seguire l’onda modaiola aiuta a far parlare, fatto sta che anche molti stilisti si sono orientati su una moda che mescola identità sessuali consegnando ai posteri la versione fluida della moda.
Attenzione ripetiamo: moda fluida. Giammai definirla unisex, roba quella vintage figlia dei fiori e degli anni Settanta.

Parole, parole, parole

Tante quelle spese, come da tradizione, prima, durante e dopo quest’edizione l’ultima dell’era Marenzi e Napoleone entrambi a fine mandato. Se gli interessati evitano con fastidio l’argomento è certo che la politica sta lavorando da tempo nemmeno sotto traccia per il futuro.
Fra il miele della conferenza stampa di presentazione dov’erano presenti tutte le più importanti cariche dell’amministrazione, della politica e delle associazioni di categoria i bisbiglii sono molto chiari. Il sindaco di Firenze Dario Nardella prima di lasciare la sua carica nel 2024 vuole essere ricordato come quello che ha riportato non solo la grande moda, ma anche le grandi sfilate e i grandi eventi glamour in città.
Così è sempre più in pole position il nome di Alfonso Dolce, fratello del più famoso Domenico e amministratore delegato e uomo “dei numeri” di Dolce&Gabbana, come possibile futuro presidente: Proprio lui si dice abbia stretto buone relazioni con Firenze e la sua amministrazione durante l’evento “Il Rinascimento e la Rinascita” del 2020 a Palazzo Vecchio, quando sfilarono nel Salone de’ Cinquecento gli abiti d’alta sartoria della loro griffe a cui avevano collaborato anche 38 artigiani fiorentini.

Viva l’alta sartoria italiana

Tante le novità, le tendenze, le proposte sorprendenti, bizzarre e talvolta strampalate fatte e create per colpire ed essere ricordate.
Su tutto ciò però anche in questa edizione dove prevale il casual e non potrebbe essere altrimenti dopo un anno vissuto sul divano di casa nel lockdown vince il classico e la grande sartoria.
Proprio come rovescio della medaglia del poltrire in casa in abiti ampi e comodi sfonda alla grande la voglia di eleganza e di grande classico, meglio se di ottima fattura artigianale italiana.
Passano gli anni, passano le tendenze, passano le pandemie ma il grande made in italy è intramontabile.

Sostenibilità

Non troppi anni fa giravamo nel salone alla ricerca di novità in campo sostenibile. Greta era un adolescente non ancora illuminata sulla via dell’ambiente e fra gli stand vagavamo alla ricerca di chi usava materiali di riuso, etici e virtuosi in senso ambientale e produttivo.
Perle rare guardate con sospetto: snackers realizzate con bottiglie ripescate dal mare, giubbotti filati dalla plastica riusata, etc…. Erano brutti e puzzavano secondo molti.
Oggi se non sei sostenibile e ambientale sei out… Il mondo si è ribaltato in pochi anni e la speranza è che abbia davvero preso coscienza che non abbiamo un pianeta B e che il tempo che abbiamo per invertire la tendenza forse è già troppo poco….

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