Francesco Sanapo, il guru del caffè alla conquista dell’Africa

Francesco Sanapo, il guru del caffè alla conquista dell’Africa

Il caffè è un mondo. Un mondo speciale tutto da scoprire. Spesso si banalizza questo prodotto perché lo consumiamo in fretta, spesso senza nemmeno soffermarsi troppo sulla qualità di ciò che beviamo, ma fortunatamente negli ultimi anni grazie a degli autentici amanti del caffè qualcosa sta cambiando.
Francesco Sanapo è sicuramente uno di questi grandi appassionati capace di trasferire la sua passione a un vasto pubblico.


Alla ricerca del chicco perfetto

Da Firenze all’Etiopia e ritorno. Un viaggio di quasi cinquemila chilometri alla ricerca dei caffè più rari e pregiati al mondo, da portare per la prima volta in Italia.
Dalla regione di Guji a quella di Yirgacheffe, passando per Sidamo e Addis Ababa: quattro luoghi per scoprire l’origine del caffè e, soprattutto, un mondo che vive ancora secondo tradizioni millenarie.
Saranno queste le nuove tappe del tour di Francesco Sanapo, “coffee lover”, patron di un noto marchio fiorentino e pluripremiato campione baristi e assaggiatori di caffè, che dal 4 al 12 febbraio visiterà il Paese africano per scovare le varietà più ricercate, coltivate da piccoli produttori locali che applicano un approccio all’agricoltura rispettoso dell’ambiente e dei lavoratori.

Un viaggio in “diretta”

Un viaggio che sarà raccontato giorno dopo giorno, dallo stesso Sanapo, sul suo profilo Instagram dal quale trasmetterà in diretta per condividere scoperte, novità e cultura sul caffè, ma anche storie e curiosità sul mondo che si cela dietro ad una tazzina.
“Finalmente dopo due anni di stop imposti dalla pandemia posso riprendere i viaggi alle origini del caffè, per selezionare le varietà più esclusive da portare in Italia – afferma Francesco Sanapo. –  Questo viaggio mi consentirà di conoscere, ed entrare in contatto, con alcuni piccoli produttori locali che applicano la stessa filosofia di Ditta Artigianale, basata su tracciabilità totale e qualità, ma soprattutto potrò assaggiare nuove varietà di caffè, visitando direttamente le piantagioni, anche quelle più selvatiche e particolari. È importante andare all’origine, conoscere le persone che lavorano in piantagione e se ne prendono cura. La qualità del caffè passa anche e soprattutto da questi aspetti”.

Chi è Francesco Sanapo

Francesco Sanapo è riuscito a unire il proprio lavoro a una maniacale passione per il caffè.  Nei numerosi viaggi nei paesi d’origine del caffè, va alla ricerca delle materie prime più esclusive ed etiche, creando un contatto diretto con ogni singolo produttore, basato sulla fiducia e il rispetto reciproco. Nel 2013 è iniziata l’avventura di Ditta Artigianale che nasce per dare risalto alla qualità dell’artigianalità italiana, applicata al mondo del caffè.  

 

Wine Venice. Nasce l’evento che affronta il mondo del vino da altre angolature

Wine Venice. Nasce l’evento che affronta il mondo del vino da altre angolature

Sostenibilità, innovazione ed etica sono queste le parole chiavi con cui la città di Venezia si appresta ad ospitare in questo fine settimana un nuovo evento dedicato al vino ed alle sue meravigliose storie.
Il vino e il suo mondo sbarcano in Laguna dal 28 al 30 gennaio in grande stile, come impone la magia di questa città con un evento che si appresta a diventare iconico.

Cos’è Wine in Venice

Wine in Venice è un evento rivolto ad operatori ma anche al vasto pubblico di appassionati, con un nucleo principale di tre giorni, ricco di momenti di confronto, degustazioni, masterclass, presentazioni e spunti di riflessione per delineare i prossimi passi, quelli decisivi, del futuro del settore.
Un evento che si propone di raccontare il vino in modo diverso e attuale con l’idea di partire da produttori virtuosi, che stiano già lavorando con una proiezione verso un futuro diverso; che possano essere d’esempio al di là della loro dimensione, dal numero di bottiglie prodotte.
Una manifestazione che intende premiare realtà che scelgono di lavorare ispirandosi ai principi di etica, sostenibilità’, innovazione per parlare di vino cambiando i nostri paradigmi culturali e analitici.

Degustazioni, masterclass e wine talk che animano il primo red carpet del vino con la finalità di giungere a proporre nuovi punti di vista, che inquadrino la produzione vinicola in una più ampia riflessione sul nostro modo di stare al mondo, sul ruolo e sull’importanza della gestione dei territori, del rispetto del contesto in cui si opera.
Il focus è spostato su scelte che i vignaioli fanno in un’ottica primaria di responsabilità.
Un manifesto annuale del vino per far sì che il prodotto diventi sempre di più un contenitore di emozioni e accompagni la vita dei consumatori. 
Da sottolineare che Venezia debutta nel mondo enoico aprendo le porte di alcune dei suoi ambienti più prestigiosi e simbolici, come la Scuola Grande della Misericordia e Ca’ Vendramin Calergi.

I due eventi da non perdere: alla scoperta del vino del Garda

gustazioni, masterclass e wine talk che animano il primo red carpet del vino con la finalità di giung

Fra i protagonisti di Wine in Venice ci sarà il vino del Lago di Garda da sempre attento ai tre principi cardini della manifestazione.
Il  Consorzio del Lugana DOC sarà protagonista di due masterclass ed un walk around tasting.
La masterclass Lugana è programmata per sabato 28 gennaio dalle 17 alle 18 e sarà.Alberto Ugolini a condurre una degustazione multisensoriale dal titolo “Sensazioni di Lugana”.

Lunedì 30 gennaio dalle 11.30 alle 12.30 sara invece Chiara Giovoni a portare gli ospiti “Alla scoperta del Lugana” e di tutte le sue innumerevoli sfaccettature seguirà nel pomeriggio “Walk around tasting. Armonie senza tempo”dalle 15 alle 17.30.

Toscana Wine Architecure primo esempio di valorizzazione di vino, design, territorio e turismo

L’altra grande protagonista di Wine in Venice sarà la Regione Toscana con la sua rete di cantine di disegn al centro del “wine talk” sulla sostenibilità di lunedì 30. Quella di Toscana riunite dal 2017 in Toscana Wine Architecture é il primo esempio in Italia di valorizzare di vinodesign, territorio turismo.
Veri e propri templi del vino, progettati dai grandi maestri dell’architettura contemporanea tra cui Mario Botta, Renzo Piano e Tobia Scarpa, oltre a essere perfettamente integrati con il paesaggio circostante, ne diventano un elemento imprescindibile di tutela nel momento in cui limitano al massimo il proprio impatto sull’ambiente.
Le pratiche “green” adottate in azienda che, oltre che sull’ambiente, grazie al basso impatto ambientale e al risparmio energetico, si riflettono anche nel calice, favorendo la massima espressione del carattere del territorio.

Dalla vinificazione ‘per gravità’ che asseconda il movimento naturale della produzione, riducendo il consumo di energia e favorendo una lavorazione delle uve meno traumatica,  volta a preservare l’equilibrio del vino e l’estrazione di tannini, al mantenimento della temperatura ideale per l’affinamento in legno in modo completamente naturale, sfruttando la termoregolazione delle rocce presenti nel sottosuolo o dell’acqua sorgiva, dall’utilizzo di materiali naturali, al recupero delle acque piovane, dall’utilizzo di energie rinnovabili ai giardini verticali, arricchimento estetico e beneficio energetico: l’eco-sostenibilità si riflette su ogni passaggio produttivo del nettare di bacco.

Opere d’arte dove l’uomo è al centro. Non musei, ma realtà operative pensate e create per facilitare il lavoro in cantina, progettate per produrre al meglio, con il minor impatto ecologico perché l’energia più pulita è quella che non si consuma.

 

A Milano nasce Horteria, una filiera cortissima per due giovani rampanti

A Milano nasce Horteria, una filiera cortissima per due giovani rampanti

Una cucina autentica che vuole essere uno strumento per introdurre le persone alla cultura del cibo in un ambiente genuino e di fiducia, dove la sperimentazione culinaria viene arricchita dalla consapevolezza del proprio impatto sul mondo.
A Milano in via Moscova è il progetto Hosteria da due giovani under 35, Giorgia Codato, classe 1988 e Mauro Salerno, classe 1990.
Horteria nasce nel 2017 dal desiderio di Giorgia di creare un luogo in cui “poter stare bene” insieme al cibo.

È proprio a Milano che avviene il fatidico incontro tra lei e Mauro che, in viaggio per lavoro, rimane incantato dal progetto e dalla passione di Giorgia. Da qui nasce la decisione di aprire una nuova sede di Horteria nella città metropolitana di Milano.

Green senza essere vegani o vegetariani, la selezione dei prodotti viene fatta a filiera cortissima come Domus Salerno, azienda agricola di proprietà di Mauro Salerno, a conduzione familiare ospitata nel cuore più verde del Parco Nazionale del Cilento, a Vallo di Diano e Alburni, come il prezioso olio extravergine di oliva che si può degustare in accompagnamento ai piatti. Il nome stesso del locale, Horteria, è un chiaro richiamo alla genuinità dei prodotti dell’orto di casa. Ma non si tratta di un locale per vegetariani, ma per chi ama un’alimentazione corretta e ragionata, ma allo stesso tempo gourmet: proteine come carne e pesce non mancano, ma il vegetale e la sua trasformazione vengono esaltate al medesimo livello. Ricerca della materia prima, filiera corta e creatività non mancano in cucina. Passione ed estro la completano. Il design del locale segue questa filosofia, pulito, piante come decorazione e come protagoniste in tanti piatti. La sala vive di un’atmosfera propria: piante, legno, argilla, corten emergono in un contesto dalla forte espressività. La sala è intima e raccolta, come il servizio, attento, premuroso e gestito direttamente da Giorgia e Mauro.
L’attenzione per la sostenibilità e lo spiccato senso creativo che li contraddistinguono sono espressi non solo attraverso i piatti, ma anche esaltati dalla carta dei vini e dal menù, realizzati saggiamente con il riutilizzo di scarti alimentari. La prima è creata a partire dalla buccia dell’uva, mentre il secondo da quella d’arancia.

Giorgia Codato e Mauro Salerno
Figlia d’arte, Giorgia Codato  seguiva spesso il padre a Venezia dove lavorava come chef e nel poco tempo libero che aveva curava l’orto di casa, che usava come test per i suoi piatti. Laureata in psicologia, approfondisce in particolare il campo dei disturbi dell’alimentazione; il progetto Horteria nasce dopo un tirocinio post laurea a Londra dove, dopo aver lavorato in diversi ristoranti, si rende conto quanto intimo e forte possa essere il legame tra il cibo e la mente e quanto abbia da dire di ognuno di noi. Questa consapevolezza nasce anche, e soprattutto, dalla sua esperienza personale con i disturbi alimentari da giovane. Dopo questo periodo negativo nasce in lei il profondo desiderio di aiutare gli altri ad avere un rapporto sano con il cibo. Cucinare per le persone prestando attenzione alla materia prima, vedere nei loro occhi soddisfazione e gratitudine la fanno sentire viva e fiera di compiere questo mestiere e perseguire la sua missione personale.

Giorgia, Mauro e la squadra di Horteria lavorano ogni giorno con entusiasmo per offrire ai propri clienti un cibo sano, di qualità e bello sia esteticamente che qualitativamente.
Mauro Salerno nasce a Como, ma trascorre molto tempo con il papà, di origini cilentane e negli uliveti che possiedono in Campania. Crescendo, nel tempo libero, diventa parte “attiva” nell’ecosistema e fornisce un aiuto concreto alla manutenzione dell’orto: semina, innesta, raccoglie. Cresce quindi con un’idea chiara di stagionalità, filiera corta, territorio, educazione alimentare. Tematiche diventate i pilastri del suo locale e che sposa con la compagna Giorgia nella loro Horteria. Prima di approcciarsi al mondo della ristorazione, Mauro studia economia e management a Milano, lavora in una società di consulenza per svariati anni per poi decidere che le passioni devono essere coltivate con l’obiettivo di far nascere qualcosa, proprio come faceva da ragazzo con la terra dell’orto.

Lo chef e la cucina
Roberto Cogni, classe 1994 di Magenta, ha iniziato subito all’estero con un’esperienza nella gestione di un ristorante a Valencia. Tornato in Italia, ha lavorato con lo chef Antonello Colonna a Milano per poi diventare sous chef al ristorante Desco.

A fare da spalla a Roberto sono Leandro Santoli e Hisham Bendebka. Entrambi hanno collezionato importanti esperienze lavorative,  Leandro come membro di Gucci Osteria e Attimi di Heinz Beck, mentre Hisham di Langosteria e Trippa.
Tra i piatti signature di Horteria, la tartare di manzo con marmellata di tuorlo, verdure pickles, pane di segale e finocchietto; Horto (tripudio green con verdure cotte, crude e fermentate); la zuppa di cipolle con formaggio fontina d’alpeggio e tuille di verdure; i ravioli ripieni di coda di toro e cioccolato amaro; come secondo il diaframma di cavallo con chimichurri e cavolo romanesco e come dolce la tatin di mela e gelato allo yogurt. Degustazione 3 portate a 60 euro, da 5 portate a 80 euro.

Horteria
via Della Moscova, 24 Milano
Telefono: 353 4419985
E-mail: moscova@horteria.it
Orari
Dal Martedì al Sabato : 12:00 > 15:00 – 19:00 > 23:30
La Domenica: 12:30 > 15:00
Chiuso il Lunedì

E’ Daniela Mastroberardino la nuova Presidente delle Donne del Vino

E’ Daniela Mastroberardino la nuova Presidente delle Donne del Vino

Daniela Mastroberardino è la nuova presidente dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino. Produttrice campana, amministratore ed export manager dell’azienda Terredora a Montefusco (Avellino), ha ricevuto l’incarico dal nuovo Consiglio direttivo. La presidente uscente Donatella Cinelli Colombini, che ha retto l’Associazione per sette anni portando le socie a oltre quota mille, le ha consegnato il simbolico campanellino.

«È tempo di guardare avanti – ha detto Mastroberardino appena eletta – senza dimenticare questi quasi 35 anni di eredità che ci vengono consegnati e che sono frutto del lavoro di tutte noi donne del vino, ma, in particolare, delle presidenti che mi hanno preceduto e che tanto hanno profuso, ognuna di loro con il proprio tratto distintivo. Un ringraziamento per tutte alle tre Presidenti che conosco meglio: Pia Donata Berlucchi, la prima presidente al cui fianco ho lavorato, alla mia conterranea Elena Martusciello, con cui ho condiviso tanti degli inizi della mia vita associativa, e a Donatella Cinelli Colombini, da cui ricevo il testimone dopo 7 anni straordinari».

E ha annunciato: «La strada tracciata è divenuta familiare a tante di noi, a tutte quelle socie che hanno dedicato tempo e energie per rendere, negli anni, le Donne del Vino quell’associazione splendida che è e che, da oggi, avrò l’onore, meglio la responsabilità di guidare.  Il futuro avrà la cifra della continuità, proponendo il punto di vista delle donne nel “magico” mondo del vino in cui lavoriamo: cultura e promozione, formazione, presenza sui temi che interessano il settore, internazionalizzazione. Sono certa che avremo anche la capacità di rinnovarci: non c’è continuità senza un pizzico di discontinuità».

Al suo fianco siederanno la vice presidente vicaria Francesca Poggio (Piemonte), e le vice presidenti Marianna Cardone (Puglia) e Paola Longo (Lombardia).
Completano il Cda che resterà in carica per il triennio 2023-2025: Marilisa Allegrini (Veneto), Pia Donata Berlucchi (Lombardia), Antonella Cantarutti (Friuli Venezia Giulia), Cristiana Cirielli (Friuli Venezia Giulia), Carolin Martino (Basilicata), Dominique Marzotto (Sicilia), Antonietta Mazzeo (Emilia Romagna), Jenny Vian Gomez (Abruzzo).
Nel collegio dei probiviri, siedono Michela Guadagno (Campania), Elena Tessari (Veneto), Romina Togn (Trentino Alto Adige).

Chi è la nuova Presidente

Nata nel 1968, inizia la sua attività lavorativa nel 1992 alla Mastroberardino.  Nel 1994, quando i destini della famiglia Mastroberardino prendono percorsi differenti, partecipa insieme al padre Walter e ai fratelli Paolo e Lucio alla trasformazione e allo sviluppo della tenuta agricola di famiglia, Terredora Di Paolo, oggi 180 ettari di vigna da cui nascono alcune delle etichette che contribuiscono a portare l’Irpinia e la Campania nel mondo. Daniela oggi è amministratore ed export manager della Terredora. È socia delle Donne del Vino dalla fine degli anni Novanta, quando l’allora delegazione campana era composta da sole 4 produttrici. Più volte consigliera nazionale con le presidenti Berlucchi, Martusciello e Cinelli Colombini, dal 2016 è vicepresidente. Ha ricoperto anche incarichi in altre associazioni di settore, è stata, infatti, presidente del Movimento Turismo del Vino della Campania, prima di diventare presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino, ruolo che ha svolto dal 2012 al 2015. È stata premiata nel 2016 con il Premio Standout Woman Award e con il Premio per l’eccellenza del fuoricasa al femminile di Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi.

Chi sono Le Donne del Vino

Donne del Vino sono l’associazione di enologia al femminile più grande del mondo. Nata nel 1988, conta oggi 1018 associate tra produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier e giornaliste. Le Donne del Vino sono in tutte le regioni italiane coordinate in delegazioni.
L’associazione è senza scopi di lucro e promuove la cultura del vino e il ruolo delle donne nella filiera produttiva del vino.
Nel 2019 hanno costituito un network internazionale con 10 associazioni simili in altre parti del mondo. Durante la IIª Convention mondiale delle Donne del Vino ospitata al Simei Milano a novembre, hanno siglato un patto internazionale di collaborazione con le rappresentati di Amuva – Argentina, The Fabulous Ladies’ Wine Society-Australia, 11 Frauen und ihre Weine – Austria, Chile, Wow- Croazia, Femmes de Vin – Francia, Baia’s Wine – Georgia, Vinissima – Germania, Women in Wine – Nuova Zelanda, Las Damas del Pisco – Perù. Le Donne del Vino italiane promuovono indagini sul gender gap nelle cantine e sull’uso del vetro leggero.

La collaborazione con università e strutture formative ha permesso un forte incremento dell’attività didattica in favore delle socie specialmente nei settori del marketing e della comunicazione. Dall’anno scolastico 2021-2022 è partita la sperimentazione del progetto D-Vino per introdurre l’insegnamento del vino negli istituti turistici e alberghieri direttamente organizzato dalle Donne del Vino. Le socie stanno realizzando il primo ricettario italiano che parte dal vino o dai vitigni autoctoni per descrivere i piatti della tradizione locale. Le azioni in favore della salvaguardia dell’identità locale e del patrimonio storico del vigneto italiano comprendono anche le degustazioni sui vini da “vitigni reliquia” e da “vigneti antichi”. Le Donne del Vino promuovono il turismo del vino en plein air con il progetto Camper Friendly. Contrastano la violenza sulle donne con raccolte di fondi, convegni e azioni di sensibilizzazione come #tunonseisola e il più recente sharing corner del sito per agevolare chi cerca lavoro. Maggiori notizie sono nel sito e nel blog www.ledonnedelvino.com oltre che nel mensile D-News inserto del Corriere Vinicolo.

Pitti uomo 103. Le sei cose da ricordare

Pitti uomo 103. Le sei cose da ricordare

Chiude i battenti l’edizione invernale 2023 di Pitti Uomo. La prima “normale” dopo tre anni di pandemia. Cosa ricordare di questa edizione?
Un’edizione ricca di novità si annunciava. Un’edizione con la voglia di muoversi, scoprire e sperimentare dove diminuiscono nei numeri gli espositori, per fortuna verrebbe da aggiungere perché gli oltre 1300 brand dell’era pre covid erano francamente molti anche per i fashionisti più appassionati.

Una moda da cani

Ebbene sì anche il salone più celebre e a suo modo rigoroso della tradizione artigianale del bel vestire italiano cade sulla buccia di banana di strizzare (troppo) l’occhio alle nuove tendenze di cui si farebbe volentieri a meno.
Se la novità di “The sign” con la Sala delle Nazioni interamente dedicata al design lifestyle, (o per dirla all’italiana dato che il nostro è uno degli idiomi più belli e amati al mondo) agli arredi, oggetti e complementi d’arredo ha il suo perché in un’ottica di “allargarsi” a tematiche contigue per supplice all’anemia di brand in parte ridimensionati o rimasti vittime di due anni difficili ci spacchiamo la testa a cercare di comprendere il bisogno dell’impresentabile anche nel nome “PittiPets”.
Negli spazi della Polveriera ha infatti fatto il duo debutto la moda per animali. Una moda da cani.
Sarà perché l’umanizzazione di cani e gatti ci pare un’orrore e una mancanza di rispetto verso le bestiole stesse ma assistere a una passerella di stand (ben 15 i marchi presenti) dedicati all’abbigliamento, arredi e cura del corpo per i nostri amici ci è perso davvero un raschiare il fondo del barile.

Il ritorno dell’Oriente

Con grande piacere si sono rivisti a spasso per la Fortezza buyers, stilisti e giornalisti orientali. Il loro ultimo avvistamento prima che moda e le passerelle si trasferissero on line in un ologramma surrogato pietoso che ci ha colmato i bisogni nei due anni di pandemia risale al gennaio 2020 quando si iniziava a vociferare di questa strana polmonite ad Oriente, ma dove alcune aziende però, in anticipo sui tempi o forse che già sapevano molto più di quello che noi sapevamo, regalavano ai visitatori dei loro stand come gadget un nuovo e inusuale accessorio; la mascherina.

Parola d’ordine: fluido

La nuova tendenza fluida irrompe anche sulle passerelle e negli stand di Pitti Uomo.
Sarà perché da quando si è smarrita Pitti Donna in tanti modi si è cercato di far resuscitare quel salone all’interno del sopravvissuto salone uomo, sarà perché seguire l’onda modaiola aiuta a far parlare, fatto sta che anche molti stilisti si sono orientati su una moda che mescola identità sessuali consegnando ai posteri la versione fluida della moda.
Attenzione ripetiamo: moda fluida. Giammai definirla unisex, roba quella vintage figlia dei fiori e degli anni Settanta.

Parole, parole, parole

Tante quelle spese, come da tradizione, prima, durante e dopo quest’edizione l’ultima dell’era Marenzi e Napoleone entrambi a fine mandato. Se gli interessati evitano con fastidio l’argomento è certo che la politica sta lavorando da tempo nemmeno sotto traccia per il futuro.
Fra il miele della conferenza stampa di presentazione dov’erano presenti tutte le più importanti cariche dell’amministrazione, della politica e delle associazioni di categoria i bisbiglii sono molto chiari. Il sindaco di Firenze Dario Nardella prima di lasciare la sua carica nel 2024 vuole essere ricordato come quello che ha riportato non solo la grande moda, ma anche le grandi sfilate e i grandi eventi glamour in città.
Così è sempre più in pole position il nome di Alfonso Dolce, fratello del più famoso Domenico e amministratore delegato e uomo “dei numeri” di Dolce&Gabbana, come possibile futuro presidente: Proprio lui si dice abbia stretto buone relazioni con Firenze e la sua amministrazione durante l’evento “Il Rinascimento e la Rinascita” del 2020 a Palazzo Vecchio, quando sfilarono nel Salone de’ Cinquecento gli abiti d’alta sartoria della loro griffe a cui avevano collaborato anche 38 artigiani fiorentini.

Viva l’alta sartoria italiana

Tante le novità, le tendenze, le proposte sorprendenti, bizzarre e talvolta strampalate fatte e create per colpire ed essere ricordate.
Su tutto ciò però anche in questa edizione dove prevale il casual e non potrebbe essere altrimenti dopo un anno vissuto sul divano di casa nel lockdown vince il classico e la grande sartoria.
Proprio come rovescio della medaglia del poltrire in casa in abiti ampi e comodi sfonda alla grande la voglia di eleganza e di grande classico, meglio se di ottima fattura artigianale italiana.
Passano gli anni, passano le tendenze, passano le pandemie ma il grande made in italy è intramontabile.

Sostenibilità

Non troppi anni fa giravamo nel salone alla ricerca di novità in campo sostenibile. Greta era un adolescente non ancora illuminata sulla via dell’ambiente e fra gli stand vagavamo alla ricerca di chi usava materiali di riuso, etici e virtuosi in senso ambientale e produttivo.
Perle rare guardate con sospetto: snackers realizzate con bottiglie ripescate dal mare, giubbotti filati dalla plastica riusata, etc…. Erano brutti e puzzavano secondo molti.
Oggi se non sei sostenibile e ambientale sei out… Il mondo si è ribaltato in pochi anni e la speranza è che abbia davvero preso coscienza che non abbiamo un pianeta B e che il tempo che abbiamo per invertire la tendenza forse è già troppo poco….

I 5 vini preferiti dalla Befana

I 5 vini preferiti dalla Befana

La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, con le toppe alla sottana, viva viva la Befana!”, recita un’antica filastrocca dedicata alla vecchina con la scopa.
La Befana temuta e amata da tutti i bambini durante la notte tra il 5 e il 6 gennai solca i cieli alla ricerca dei comignoli delle case dove vivono i bimbi per riempire le loro calze di dolci, doni e caramelle.

La Befana amante del vino rosso

Un viaggio lungo e faticoso in una fredda notte invernale per un’anziana signora e quindi tradizione vuole che per renderli tutto meno faticoso ogni bambino sul suo davanzale mette dei comfort a disposizione: mandarini, frutta fresca, qualche dolcetto ma soprattutto, siccome la signora con la scopa non è astemia, per rinfrancarla servono le energie di un buon bicchiere di vino rosso che lei ama molto!
Tra le molte filastrocche che si tramandano c’è ne peraltro una che parla proprio del vino della Befana.

“La Befana è una vecchina
che col sacco si fa china
mangia arance e beve vino
porta i doni ad un bambino.

Poi all’alba si nasconde
sopra i monti o tra le onde
e ritorna un altro anno
se non prende un gran malanno.”

Siccome sappiamo però che la Signora ama i vini rossi ma corposi e caratteriali abbiamo fatto una selezione. Se volete accontentarla sapete cosa andare ad acquistare.

Austerità e potenza: il Taurasi

Iniziamo con uno dei fiori all’occhiello della viticoltura “sudista” ovvero con il campano Taurasi un grande rosso robusto e potente che nasce sulle colline dell’Irpinia, nella provincia di Avellino grazie al vitigno autoctono Aglianico.
Con il suo ventaglio aromatico sorprendente che ricorda l’arancia sanguinella, le prugne, le amarene sotto spirito, la confettura di mora e con la sua densità sontuosa che avviluppa la bocca con tannini scolpiti e sapidità decisa rappresenta con la sua austerità e e potenza uno dei vini perfetti per la vecchietta.

L’Amarone fra eleganza e struttura

Dal sud passiamo al nord e fermiamoci nella Valpolicella per scegliere un buon Amarone con cui non si sbaglia mai.
Un grande vino rosso prodotto esclusivamente in provincia di Verona in quella terra fertile collinare sotto le prealpi fra al fiume Adige ai monti Lessini.
Un rosso passito di grande struttura prodotto con una serie di vitigni sanciti dal disciplinare che sono uve Corvina, Corvinone e Rondinella alle quali si può aggiungere altri vitigni a bacca rossa non aromatici.
Un vino pregiato di grande struttura, colore granato intenso. Vigoroso, corposo, consistente quasi masticabile dai profumi nitidi e freschi. I tannini sono presenti ma morbidi e vellutati ma è quel retrogusto di cioccolato e vaniglia che ammalierà anche la Befana.

Sua Altezza il Brunello per donare calore e intensità

La vecchietta del 6 gennaio da donna esperta e amante dei grandi rossi la conquisteremo sicuramente ponendo per lei sul davanzale un bel bicchiere di un buon Brunello.
Uno dei grandi ambasciatori enoici dell’Italia nel mondo la conquisterà per la sua eleganza e sontuosità, il suo colore rubino intenso e brillante i suoi profumi di fragola, rosa canina con la bella acidità e il tannino vellultato. Una garanzia.

Re Barolo: solenne e austero

Per continuare ad andare sul sicuro si passa da sua Maestà Brunello a Re Barolo che dal cuore delle Langhe regalala la sua intensità, il suo grande e intenso bouquet di ciliegia, viola, tabacco e cioccolato. Anche la Befana quando lo berrà si soffermerà affascinata dal suo gusto pieno e rotondo elegante e raffinato.

Osiamo con il caratteriale Terrano

Siccome la Befana è si una vecchietta simpatica ma talvolta spiegolosa e caratteriale abbiamo pensato di suggeriivi di farli assaggiare anche un vino particolare, poco conosciuto, che però può conquistarla.
Il Terrano è un vitigno autoctono unico che affonda le sue radici nella dura pietra del Carso. Una “chicca” rara che ha in se tutto il carattere della sua terra.
Dal colore vivace dai riflessi violacei e trasparenti sprigiona un fortissimo profumo beverino con sentori vividi di frutti rossi e di bosco, violetta, ciclamino, pietra bagnata, ruggine e terra. In bocca è fresco e robusto dona una forte scarica di acidità che si trasforma in una grande sapidità lunga e persistente che grazie al basso grado alcolico conquista.