L’abbinamento è quello fra la canzone e un vino che rappresenti la stessa, giochiamo insieme.
Di Barbara Tedde – Un andamento lento, un’emozione da poco. Il Festival di Sanremo 2026, al momento, non lascia traccia.
Inutile soffermarsi su Carlo Conti e Laura Pausini che si scambiano qualche simpatica (?) battuta, gli occhi vanno dritti su Kan Yaman che incarna l’archetipo umano di sesso maschile, una bellezza oggettiva che non ammette contestazioni.

Marco Masini, una sicurezza come il Chianti Classico
Una canzone, un vino
Le canzoni – per lo più – suonano note prevedibili, parole spesso incomprensibili, testi più che adoperati nel tempo. Ed è così che lo sbadiglio arriva a intervalli sempre più brevi, l’occhio si arrende alla palpebra sfinita. La messa – la stessa – è finita, andate in pace.
Un netto calo di pubblico, così dicono: 9.600.000 spettatori rispetto ai 12.000.000 per il Festiva 2025. Ma son stati più di nove milioni e mezzo di italiani – mica pochi! – davanti a uno schermo piatto e a un bicchiere pieno.
Dito nella piaga – Che Fastidio!
Da riascoltare con calma, soprattutto per il testo. Il titolo è ciò che molti vorrebbero urlare in ogni momento della giornata. Si ballerà e si canterà in futuro? Forse.
Direi di riflettere con un bel Vermouth bianco con erbe di campo. Numquam di Prato.
Sayf – Tu mi piaci tanto
Lo suggerisce il testo: “Ti tranquillizzi con un calice di vino rosso” e allora beviamoci su, che forse è meglio.
Un bel Nero d’Avola, un vino del sud, siciliano, caldo e avvolgente e soprattutto proveniente da una terra non lontana dalla Tunisia.
Michele Bravi – Prima o Poi
Bravo Bravi, una delle tante canzoni da dimenticatoio, sebbene il timbro non sia male.
Un calice di Amarone della Valpolicella, per ricordarsi che dagli errori nascono anche belle occasioni.
Mara Sattei – Le cose che non sai di me
Scendendo le scale l’apparizione di Madonna è sorprendente (la cantante, s’intende). Una canzone inutile. Ad ogni modo, bellissimo abito.
Merita una coppa di Champagne solo per questo.
Dargen D’Amico – Ai Ai
Geniale – anche per il completo indossato: giacca e pantaloni con disegnati listelli di parquet e un guanto finto (tipo mano di legno) che cade sul palco – ironica e ballabile.
Anche nel suo testo compare “una bollicina”.
E allora un bel Pet Nat ci sta benissimo: Crazy Crazy di Marto – Germania da uve Muller Thurgau.
Arisa – Magica Favola
Voce meravigliosa, una canzone che calzerebbe a pennello come colonna sonora di un film della Disney.
Una principessa con le corde vocali da usignolo. Merita un bellissimo castello, nella Loira. Sorseggerei un Rosato “Supcon de Fruit”, Rosé d’Anjou 2024 (Cabernet Franc, Gamay, Pinot d’Annuir e Grolleau), ricorda la melagrana e le rose.
Patty Pravo – Opera
Patty è ormai una statua di cera, del resto è alla soglia degli ottanta, pur mostrando volto e capelli da ventenne. Come fa ad esser così non ci è dato saperlo.
Una canzone bellissima ma la stanchezza della sua voce non fa onore né al testo né alla musica. Patty Pravo è sempre una Signora della musica e merita una perla enologica italiana.
Un metodo classico, Franciacorta brut millesimato: Bellavista “Teatro alla Scala” (chardonnay e pinot nero).
Luché – Labirinto
L’ennesimo rapper che non ci mancava. Ennesimo testo che non ci mancava. Meglio berci su. E con qualcosa di forte.
Un bel Margarita Sour con mezcal affumicato.
Tommaso Paradiso – I Romantici
Il titolo da fiction, di quelle su Raiplay o Infinity. Stessa storia, stessa melodia, tutto prevedibile e un ricordo di un genere che riporta agli anni Novanta.
Un vino dell’epoca ci sta tutto, un Lancers, il vino portoghese con la bottiglia verde, quello che dava alla testa solo a guardarlo. E che Dio mi perdoni.
Elettra Lamborghini – Voilà
Ricorda le note di “Made in Italy” di Rosa Chemical, ed è sicuro che ci bombarderanno alla radio quest’estate con Voilà. Purtroppo per noi, la balleremo anche.
E allora, vista la situation, meglio un Gin Tonic (gin consigliato: Ginepraio – si addice anche al testo -, tonica consigliata Fever-Tree). E… Viva la Carrà!
Serena Brancale – Qui con me
Tra le più gettonate: torna una voce, di quelle vere, ricca e virtuosa. Un testo sanremese, classico e innocuo. Quale classico dei più classici?
Chianti Classico 2024 Castello di Ama
Fulminacci – Stupida
Non male e orecchiabile, melodica e cantabile anche in auto mentre sei ingorgato nel traffico. Un antistress.Leggera, ironica.
Un sorso giovane, fresco ma per niente banale: E’Jamù Tombolo 2024, Incrocio Manzoni bianco. Va giù che un piacere.
Samurai Jay – Ossessione
Se si ascolta viene voglia di bere, solo per dimenticare di averla ascoltata. Mancava solo la voce di Belen sul finale.
Cocktail Martini a raffica. Gin consigliato: Gin Roku con botaniche giapponesi, twist di limone e niente oliva in salamoia.
Jay Ax – Italia Starter Pack
Ritmo country, si rimpiangono gli Articolo 31, anche qui ci vuole un drink potente.
Whiskey sour (meglio fatto con un bourbon se potete scegliere)
Fedez e Masini – Male Necessario
Ma era proprio necessario unirsi a Fedez? Forse era un male necessario, mio caro Masini, ma potevi evitarlo. Credo.
La canzone non è affatto male, peccato che ci sia Fedez a scanticchiarci dentro.
Voglio pensare alle nostre colline Masini, alla bellezza che non devi dimenticare mai: Chianti Classico 2024, Molino di Grace. Ti riportiamo a casa subito Marco.
Levante – Sei Tu
Forse come colonna sono di un film di Genovese non la vedrei male. Amore, sei tu, ripete. Ma nonostante tutto rimane poco nella memoria.
Per ricordarlo meglio aiutiamoci con un lambrusco diverso: Lambruscante di Barbaterre – Metodo Classico rosé, elegante con sentori di rosa e pasticceria.
Stella stellina – Ermal Meta
Riprendendo una vecchia filastrocca per bambini, una ballata orecchiabile con un testo significativo. Un testo che porta a immagini di una guerra con troppe vittime innocenti.
Non abbino niente, non ho voglia di bere.
Avvoltoi – Eddie Brock
Lo psicologo dei cuori infranti suggerisce norme comportamentali alla donna perduta. Praticamente una battaglia persa.
E allora andiamo in Maremma da Moris Farms, Avvoltore IGT toscana rosso (sangiovese – cabernet Sauvignon e Syrah), che è anche in pendant col titolo.
Per Sempre Sì – Sal Da Vinci
Dopo il tormentone “rossetto e caffè” ballato dai vip, ecco che arriva “Per Sempre”: anche questo farà ballare la Santanché sui tavoli di Cortina? Staremo a vedere.
Certo che grinta e ritmo non mancano, sarà perché l’animo partenopeo non molla mai sul palco di Sanremo.
Un calice di Coda di Volpe (detto anche Caprettone), un vitigno delle pendici del Vesuvio che si addice perfettamente. Azienda a scelta, meglio non far torto a nessuno.
Tredici Pietro – Uomo che cade
Ed è caduto sulla sfiga del microfono che non funziona, cantando qualche secondo al nulla. Melodia fine anni Ottanta, andiamo su un Amarcord di quelli anni.
Mateurs Rosé, ruffiano e divertente, trovabile in grande distribuzione. E che Dio mi riperdoni.
Chiello – Ti penso sempre
Più banale di così non si può. Ma alla fine il ritmo non è malissimo.
Vino della costa, un Vermentino spumantizzato, MarBrio delle Cantine di Maremma. Può diventare, almeno, una canzone estiva.

Sal Da Vinci, uno dei grandi favoriti
Le bambole di pezza – Resta con me
Tutto al femminile e riuscita a metà. Una band con buoni intenti ma che lascia a desiderare.
La Syrah di Cortona – Commendatore – di Gabriele Mazzeschi, quel pepe che manca alle bambole di pezza.
LDA & Aka 7EVEN – Poesie Clandestine
Ritmo e voce, una canzone che farà breccia tra il pubblico partenopeo. Meno, altrove.
Abbinerei una Falangina del Sannio, all’Eurospin ce n’è una niente male. Da spenderci poco.
Nayt – Prima che
Il Sanremo dei rap, ormai è così. Non si capisce quasi niente e si è fatta una certa. Se la noia ha un nome quest’anno si chiama Festival.
Per far passare meglio il tempo un Sangiovese Superiore Riserva DOC Bertinoro – Naso di Falco 2020 – azienda Il Plino. Vino importante e complesso, scorre naturalmente nonostante i suoi 14 gradi.
Malyka Amane – Animali Notturni
Che voce e che ritmo! Malyka è bellissima, ha charme e un romanticismo non stucchevole. Richiama un ballo del primo appuntamento.
Diamoci dentro con un Trento DOC, un Revì pas dosé, pinot nero e chardonnay in versione elegante: dolomitico.
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
L’ennesima nenia, si è fatto tardi anche per ascoltare.
Tiriamoci su con la vita, una Vernaccia di Sangimignano di Cesani, fresca, intrigante che mette il buon umore anche se si è soli davanti alla Tv.
Raf – Ora e per sempre
Lo stile Raf piace sempre, orecchiabile che, almeno alla prima, non fa impazzire.
Ci sta un cocktail come un Negroni con il Vermouth Del Professore per rifocillarsi.
Maria Antonietta e Colombre
La felicità e basta – La felicità? “Facciamo insieme una rapina, baby!”, loro se la prendono e basta tra le note di un motivetto da pubblicità di una bevanda estiva.
Ottima idea per bersi un Moscato d’Asti di Criolin, dolce ma non troppo, bollicine composte e buonumore a volontà.
Leo Gassman – Naturale
Una canzone naturalmente come tante e qualche stonatura in qua e là.
Consiglio di tornare a scuola con l’azienda Musiké, di Peppe Vessicchio. Sesto Armonico – Trebbiano d’Abruzzo – Musiké. Perchè il Maestro faceva anche il vino, affinandolo con la musica. Eh! Se il vino potesse cantare…
Francesco Renga – Il meglio di me
Intonazione al top, bella canzone e testo introspettivo. Renga non delude, ci piace anche a tarda notte, dopo una full immersion di note stonate.
Terminiamo con classe e eleganza adeguate: Nebbiolo di Carema DOC Etichetta Nera, Ferrando.



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