Festival di Sanremo alternativo. Una canzone un vino

Festival di Sanremo alternativo. Una canzone un vino

Come ogni anno giochiamo col festival di Sanremo e lo facciamo con la nostra sommelier Barbara Tedde che da donna intelligente e spiritosa sta al nostro gioco.
L’abbinamento è quello fra la canzone e un vino che rappresenti la stessa, giochiamo insieme.
Di Barbara Tedde – Un andamento lento, un’emozione da poco. Il Festival di Sanremo 2026, al momento, non lascia traccia.
Inutile soffermarsi su Carlo Conti e Laura Pausini che si scambiano qualche simpatica (?) battuta, gli occhi vanno dritti su Kan Yaman che incarna l’archetipo umano di sesso maschile, una bellezza oggettiva che non ammette contestazioni.

Marco Masini, una sicurezza come il Chianti Classico

Una canzone, un vino

Le canzoni – per lo più – suonano note prevedibili, parole spesso incomprensibili, testi più che adoperati nel tempo. Ed è così che lo sbadiglio arriva a intervalli sempre più brevi, l’occhio si arrende alla palpebra sfinita. La messa  – la stessa – è finita, andate in pace.
Un netto calo di pubblico, così dicono: 9.600.000 spettatori rispetto ai 12.000.000 per il Festiva 2025. Ma son stati più di nove milioni e mezzo di italiani – mica pochi! –  davanti a uno schermo piatto e a un bicchiere pieno.

Dito nella piaga – Che Fastidio!
Da riascoltare con calma, soprattutto per il testo. Il titolo è ciò che molti vorrebbero urlare in ogni momento della giornata. Si ballerà e si canterà in futuro? Forse.
Direi di riflettere con un bel Vermouth bianco con erbe di campo. Numquam di Prato.

Sayf – Tu mi piaci tanto
Lo suggerisce il testo: “Ti tranquillizzi con un calice di vino rosso” e allora beviamoci su, che forse è meglio.
Un bel 
Nero d’Avola, un vino del sud, siciliano, caldo e avvolgente e soprattutto proveniente da una terra non lontana dalla Tunisia. 

Michele Bravi – Prima o Poi
Bravo Bravi, una delle tante canzoni da dimenticatoio, sebbene il timbro non sia male.
Un calice di Amarone della Valpolicella, per ricordarsi che dagli errori nascono anche belle occasioni.

Mara Sattei – Le cose che non sai di me
Scendendo le scale l’apparizione di Madonna è sorprendente (la cantante, s’intende). Una canzone inutile. Ad ogni modo, bellissimo abito.
Merita una coppa di Champagne solo per questo.

Dargen D’Amico – Ai Ai
Geniale – anche per il completo indossato: giacca e pantaloni con disegnati listelli di parquet e un guanto finto (tipo mano di legno) che cade sul palco –  ironica e ballabile.
Anche nel suo testo compare “una bollicina”.
E allora un bel Pet Nat ci sta benissimo: Crazy Crazy di Marto – Germania da uve Muller Thurgau.

Arisa – Magica Favola
Voce meravigliosa, una canzone che calzerebbe a pennello come colonna sonora di un film della Disney.
Una principessa con le corde vocali da usignolo. Merita un bellissimo castello, nella Loira. Sorseggerei un Rosato “Supcon de Fruit”, Rosé d’Anjou 2024 (Cabernet Franc, Gamay, Pinot d’Annuir e Grolleau), ricorda la melagrana e le rose. 

Patty Pravo – Opera
Patty è ormai una statua di cera, del resto è alla soglia degli ottanta, pur mostrando volto e capelli da ventenne. Come fa ad esser così non ci è dato saperlo.
Una canzone bellissima ma la stanchezza della sua voce non fa onore né al testo né alla musica. Patty  Pravo è sempre una Signora della musica e merita una perla enologica italiana.
Un metodo classico, Franciacorta brut millesimato: Bellavista “Teatro alla Scala” (chardonnay e pinot nero).

Luché – Labirinto
L’ennesimo rapper che non ci mancava. Ennesimo testo che non ci mancava. Meglio berci su. E con qualcosa di forte.
Un bel Margarita Sour con mezcal affumicato.  

Tommaso Paradiso – I Romantici
Il titolo da fiction, di quelle su Raiplay o Infinity. Stessa storia, stessa melodia, tutto prevedibile e un ricordo di un genere che riporta agli anni Novanta.
Un vino dell’epoca ci sta tutto, un Lancers, il vino portoghese con la bottiglia verde, quello che dava alla testa solo a guardarlo. E che Dio mi perdoni.

Elettra Lamborghini – Voilà
Ricorda le note di “Made in Italy” di Rosa Chemical, ed è sicuro che ci bombarderanno alla radio quest’estate con Voilà. Purtroppo per noi, la balleremo anche.
E allora, vista la situation, meglio un Gin Tonic (gin consigliato: Ginepraio – si addice anche al testo -, tonica consigliata Fever-Tree). E… Viva la Carrà!

Serena Brancale – Qui con me
Tra le più gettonate: torna una voce, di quelle vere, ricca e virtuosa. Un testo sanremese, classico e innocuo. Quale classico dei più classici?
Chianti Classico 2024 Castello di Ama 

Fulminacci – Stupida
Non male e orecchiabile, melodica e cantabile anche in auto mentre sei ingorgato nel traffico. Un antistress.Leggera, ironica.
Un sorso giovane, fresco ma per niente banale: E’Jamù Tombolo 2024, Incrocio Manzoni bianco. Va giù che un piacere.

Samurai Jay – Ossessione
Se si ascolta viene voglia di bere, solo per dimenticare di averla ascoltata. Mancava solo la voce di Belen sul finale.
Cocktail Martini a raffica. Gin consigliato: Gin Roku con botaniche giapponesi, twist di limone e niente oliva in salamoia. 

Jay Ax – Italia Starter Pack
Ritmo country, si rimpiangono gli Articolo 31, anche qui ci vuole un drink potente.
Whiskey sour (meglio fatto con un bourbon se potete scegliere) 

Fedez e Masini – Male Necessario
Ma era proprio necessario unirsi a Fedez? Forse era un male necessario, mio caro Masini, ma potevi evitarlo. Credo.
La canzone non è affatto male, peccato che ci sia Fedez a scanticchiarci dentro.
Voglio pensare alle nostre colline Masini, alla bellezza che non devi dimenticare mai: Chianti Classico 2024, Molino di Grace. Ti riportiamo a casa subito Marco. 

Levante – Sei Tu
Forse come colonna sono di un film di Genovese non la vedrei male. Amore, sei tu, ripete. Ma nonostante tutto rimane poco nella memoria.
Per ricordarlo meglio aiutiamoci con un lambrusco diversoLambruscante di Barbaterre – Metodo Classico rosé, elegante con sentori di rosa e pasticceria. 

Stella stellina – Ermal Meta
Riprendendo una vecchia filastrocca per bambini, una ballata orecchiabile con un testo significativo. Un testo che porta a immagini di una guerra con troppe vittime innocenti.
Non abbino niente, non ho voglia di bere. 

Avvoltoi – Eddie Brock
Lo psicologo dei cuori infranti suggerisce norme comportamentali alla donna perduta. Praticamente una battaglia persa.
E allora andiamo in Maremma da Moris Farms, Avvoltore IGT toscana rosso (sangiovese – cabernet Sauvignon e Syrah), che è anche in pendant col titolo. 

Per Sempre Sì – Sal Da Vinci
Dopo il tormentone “rossetto e caffè” ballato dai vip, ecco che arriva “Per Sempre”: anche questo farà ballare la Santanché sui tavoli di Cortina? Staremo a vedere.
Certo che grinta e ritmo non mancano, sarà perché l’animo partenopeo non molla mai sul palco di Sanremo.
Un calice di Coda di Volpe (detto anche Caprettone)un vitigno delle pendici del Vesuvio che si addice perfettamente. Azienda a scelta, meglio non far torto a nessuno. 

Tredici Pietro – Uomo che cade
Ed è caduto sulla sfiga del microfono che non funziona, cantando qualche secondo al nulla. Melodia fine anni Ottanta, andiamo su un Amarcord di quelli anni.
Mateurs Rosé, ruffiano e divertente, trovabile in grande distribuzione. E che Dio mi riperdoni. 

Chiello – Ti penso sempre
Più banale di così non si può. Ma alla fine il ritmo non è malissimo.
Vino della costa, un Vermentino spumantizzato, MarBrio delle Cantine di MaremmaPuò diventare, almeno, una canzone estiva. 

Sal Da Vinci, uno dei grandi favoriti

Le bambole di pezza – Resta con me
Tutto al femminile e riuscita a metà. Una band con buoni intenti ma che lascia a desiderare.
La Syrah di Cortona – Commendatore – di Gabriele Mazzeschi, quel pepe che manca alle bambole di pezza.

LDA & Aka 7EVEN – Poesie Clandestine
Ritmo e voce, una canzone che farà breccia tra il pubblico partenopeo. Meno, altrove.
Abbinerei una Falangina del Sannioall’Eurospin ce n’è una niente male. Da spenderci poco.

Nayt – Prima che
Il Sanremo dei rap, ormai è così. Non si capisce quasi niente e si è fatta una certa. Se la noia ha un nome quest’anno si chiama Festival.
Per far passare meglio il tempo un Sangiovese Superiore Riserva DOC Bertinoro – Naso di Falco 2020 – azienda Il Plino. Vino importante e complesso, scorre naturalmente nonostante i suoi 14 gradi.

Malyka  Amane – Animali Notturni
Che voce e che ritmo! Malyka è bellissima, ha charme e un romanticismo non stucchevole. Richiama un ballo del primo appuntamento.
Diamoci dentro con un Trento DOC, un Revì pas dosé, pinot nero e chardonnay in versione elegante: dolomitico.  

Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
L’ennesima nenia, si è fatto tardi anche per ascoltare.
Tiriamoci su con la vita, una Vernaccia di Sangimignano di Cesani, fresca, intrigante che mette il buon umore anche se si è soli davanti alla Tv.

Raf – Ora e per sempre
Lo stile Raf piace sempre, orecchiabile che, almeno alla prima, non fa impazzire.
Ci sta un cocktail come un Negroni con il Vermouth Del Professore per rifocillarsi. 

Maria Antonietta e Colombre
La felicità e basta – La felicità? “Facciamo insieme una rapina, baby!”, loro se la prendono e basta tra le note di un motivetto da pubblicità di una bevanda estiva.
Ottima idea per bersi un Moscato d’Asti di Criolindolce ma non troppo, bollicine composte e buonumore a volontà. 

Leo Gassman – Naturale
Una canzone naturalmente come tante e qualche stonatura in qua e là.
Consiglio di tornare a scuola con l’azienda Musiké,  di Peppe Vessicchio. Sesto Armonico – Trebbiano d’Abruzzo – Musiké. Perchè il Maestro faceva anche il vino, affinandolo con la musica. Eh! Se il vino potesse cantare… 

Francesco Renga – Il meglio di me
Intonazione al top, bella canzone e testo introspettivo. Renga non delude, ci piace anche a tarda notte, dopo una full immersion di note stonate.
Terminiamo con classe e eleganza adeguate:  Nebbiolo di Carema DOC Etichetta Nera, Ferrando. 

A tutto Carnevale. Gli 8 più imperdibili d’Europa

A tutto Carnevale. Gli 8 più imperdibili d’Europa

Carnevale è il momento migliore per prendersi un periodo di vacanze e andare a divertirsi fra sfilate e coriandoli.
L’Europa è piena di straordinari Carnevali, da nord a sud ed ecco per voi una selezione dei migliori carnevali che meritano una visita nel vecchio continente.


Carnevale delle Canarie

Da Lanzarote a Santa Cruz de la Palma, tutte le isole delle Canarie dai primi giorni di febbraio si illuminano di grandi feste di piazza che chiamano gli isolani a festeggiare il Carnevale in stile sudamericano a Tenerife, a Gran Canaria, a Lanzarote, a Fuerteventura e a Isola de la Palma.
Sfilate sgargianti con le immancabili scuole di samba in primo piano; esibizioni dei gruppi musicali ambulanti chiamate “murgas”, cortei di maschere dai mille colori e come epilogo, come da tradizione dei paesi spagnoli, l’“Entierro della sardina”, la sepoltura di un grande pesce di cartapesta come gran finale di una grande festa che vi aspetta tra sole e mare di fronte alle coste africane in clima favorevole anche a febbraio.


Carnevale di Nizza

In Costa Azzurra anche quest’anno sono in programma grandi festeggiamenti per quello che è uno dei Carnevali più noti d’Europa, il Carnaval de Nice.
Si parte tra luci, feste e sfilate con più di mille musicisti e ballerini internazionali che si esibiscono lungo le strade della città francese decorata e colorata di tutto punto, specialmente in Piazza Massèna e nella celebre Promenade des Anglais dove si potrà assistere alla battaglia dei fiori, quando personaggi in costume lanceranno dai carri gigli, gerbere e mimose ai presenti.
Per due settimane le feste sulla perla del Mediterraneo paiono non interrompersi mai. Una grande festa senza notte e giorno di maschere, fiori e tanta allegria.


Carnevale di Basilea

Sulle sponde del Reno, al confine tra Francia e Germania si festeggerà il popolare Carnevale di Basilea. Lanterne colorate sfilano per le strade del centro storico della città elvetica, rinnovando la secolare tradizione della Morgenstraich.
Alle quattro del mattino del primo lunedì successivo al mercoledì delle ceneri, le luci del centro storico della città vengono spente e prende il via il corteo luminoso con lanterne indossate come copricapo o portate in cima ad alte aste di legno, accompagnate da pifferi e tamburi.
Nella serata del martedì musicanti mascherati, detti Guggenmusiken, aspettano i turisti in Münsterplatz accompagnati da una moltitudine di lanterne per arrivare fino ai rintocchi delle quattro del mattino del giovedì, quando la manifestazione vi saluterà fino al nuovo anno.


Carnevale di Cadice

Undici giorni di festeggiamenti con artisti da tutta la penisola iberica per il Carnevale più vivace di tutta la Spagna continentale.
Un pubblico di migliaia di turisti provenienti da ogni angolo del mondo arrivano a Cadice per assistere alle numerose feste di piazza e all’esibizione di più di cento gruppi tra cori e musicisti che canteranno le “chirigotas” al Teatro Falla per l’annuale concorso canoro.
Un’esibizione senza sosta è in programma dalla sera del primo venerdì di Carnevale fino al mattino seguente con centinaia di gruppi che sfilano per le strade della città.
Per le sfilate in corteo la prima domenica ci sarà la “Sfilata Grande”, mentre per il week end successivo potrete partecipare alla “Sfilata dello Humour”, occasioni queste anche per lasciarsi tentare dai sapori andalusi che potrete assaggiare ai numerosi eventi gastronomici in programma. 


Carnevale di Praga

Se volete vivere le atmosfere eleganti del Carnevale veneziano anche lontani dalla Laguna, dovete solo scegliere di volate a Praga per festeggiare il celebre Carnevale Boemo.
Il via alle danze inizieranno la sera del 5 febbraio presso il palazzo barocco del Clam-Gallas Palac, dove potrete partecipare a un elegante ballo in maschera con costumi e musiche che vi riporteranno indietro nel tempo.
Dal giorno successivo si proseguirà con sfilate nel centro storico della capitale ceca, fino all’evento della sera del martedì grasso con la suggestiva sfilata galleggiante sulla Moldava.


Carnevale di Lisbona

La capitale portoghese tornerà anche quest’anno ad ospitare il cosiddetto Carnevale dei Villani. Per cinque giornate luci e colori renderanno la città un grande palcoscenico dove sfilate di maschere e carri, concerti e manifestazioni di piazza, faranno vivere una grande festa con la partecipazione di centinaia di persone.
Il clou delle festeggiamenti ovviamente martedì grasso con l’evento finale chiamato Entrudo che prenderà il via dalle 3 del pomeriggio al Parque Nações, con manifestazioni e performance che andranno avanti per tutto il giorno fino al mercoledì delle ceneri quando con la tradizione dell'”Enterro do Carnaval” si saluta la baldoria fino all’anno prossimo.


Carnevale di Colonia

Colonia è una delle capitali mondiali del Carnevale che qui apre il sipario sulla “Quinta stagione dell’anno”, la Weiberfastnacht, il Carnevale declinato dal popolo tedesco.
Il Carnevale ha inizio con la giornata in cui le donne prendono il potere della città andando in giro a fare allegra baldoria e a tagliare cravatte ai malcapitati signori in cambio del bützen, un bacio sulla guancia.
Da non perdere il Karnevalssamstag, il carnevale del sabato con la sfilata della giubbe rosse a Neumarkt, il Lunedì delle Rose con migliaia di spettatori che assisteranno al corteo di carri che lanceranno fiori e dolci ed il martedì grasso con il rogo del Nubbel, simbolico fantoccio di paglia che porterà via tutti gli eccessi del carnevale. Qui trovate le altre feste di Carnevale sulle città del Reno: Carnevale in Germania.


Carnevale di Binche

Il Carnevale di Binche è il carnevale più famoso del Belgio. Binche è una città della Vallonia, a circa 60 km da Bruxelles che opsita questo Carnevale Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2003 che è diverso da qualunque altro.
La sua storia è antica e risale al periodo della conquista delle Americhe.
A quei tempi in occasione dei giorni di Carnevale fu organizzata una grande festa per impressionare il re di Spagna e gli esploratori spagnoli di ritorno in Europa.
Il Gille, la figura tradizionale del Carnevale di Binche, rappresenta infatti gli indigeni con i loro vestiti ornati di piume.

Carnevale 2026 in Italia: guida a quelli imperdibili

Carnevale 2026 in Italia: guida a quelli imperdibili

Dal mistero elegante di Venezia all’energia travolgente delle battaglie di Ivrea, il Carnevale italiano è un mosaico di storie, riti e identità locali.
Un appuntamento che ogni anno rinnova un patrimonio culturale antico, reinterpretandolo in chiave contemporanea.

Carnevale di Viareggio

Che cos’è il Carnevale (e perché lo festeggiamo)

Il Carnevale affonda le sue radici in antiche celebrazioni pagane come i Saturnali romani e le feste in onore di Dioniso, momenti di rovesciamento delle regole sociali, maschere e scherzi.
Con l’avvento del Cristianesimo, queste tradizioni si sovrapposero all’ultimo periodo di festa prima della Quaresima — tempo di digiuno e riflessione — facendo del Carnevale la “festa del lasciarsi andare”.
Maschere, costumi, parate e coriandoli sono da sempre parte di questa esplosione di gioia collettiva.

La celebre battaglia delle arance del Carnevale di Ivrea. Foto Italia.it

I Carnevali italiani imperdibili del 2026

Ecco le tappe più famose per un tour di Carnevale in Italia:
Carnevale di Venezia
Dal 31 gennaio al 17 febbraio 2026, il Carnevale più iconico del mondo celebra l’anno olimpico con il tema “Olympus – Alle origini del gioco” fra balli in palazzi storici, parate sull’acqua e spettacoli in piazza.
Carnevale di Viareggio (Toscana)
Dal 1° al 21 febbraio 2026, la lunga promenade sul mare si trasforma in una passerella di enormi carri di carta pesta, satire e musica.
Carnevale di Putignano (Puglia)
1–17 febbraio 2026.Uno dei più antichi d’Europa, con maschere tradizionali e sfilate
Storico Carnevale di Ivrea (Piemonte)
Dal 1° al 17 febbraio 2026, famoso per la spettacolare Battaglia delle Arance, una delle tradizioni più “adrenaliniche” d’Italia.
Carnevale di Fano (Marche)
Dal 1° al 15 febbraio 2026, con getto di dolciumi e coriandoli, un’esperienza da non perdere per famiglie e giovani.
Carnevale di Acireale (Sicilia)
Dal 31 gennaio al 17 febbraio 2026, tra carri fioriti e artigianato artistico di grande livello.
Cento Carnevale Europeo (Emilia-Romagna)
Dal 16 febbraio al 1° marzo 2026, con parate e magie in città.
E molte altre feste locali e tradizionali animano l’Italia da Nord a Sud!

Le città più antiche d’Italia: un viaggio nel tempo tra pietre millenarie e storie senza età

Le città più antiche d’Italia: un viaggio nel tempo tra pietre millenarie e storie senza età

L’Italia non è solo una destinazione: è una macchina del tempo a cielo aperto. Qui il passato non si visita, si attraversa.
Dalle civiltà nuragiche agli Etruschi, dai Greci ai Romani, ogni angolo della Penisola conserva tracce di mondi antichissimi ancora sorprendentemente vivi.

Per chi ama il turismo culturale e desidera un viaggio che sia anche immersione nella storia, ecco alcune delle città più antiche d’Italia, mete ideali per un autentico tuffo nel passato.


Matera, oltre 9.000 anni di storia abitata

Considerata una delle città più antiche del mondo ancora abitate, Matera affonda le sue radici nel Paleolitico.
I celebri Sassi, abitazioni scavate nella roccia calcarea, raccontano una continuità umana rara, quasi unica.
Arrivare a Matera è come entrare in un silenzio antico. I Sassi non si mostrano subito: emergono lentamente, come se volessero capire se sei pronto. Qui l’uomo vive da oltre novemila anni, scavando la roccia invece di costruire sopra di essa.
Le case-grotta, le chiese rupestri, i vicoli che sembrano correre verso il nulla raccontano una storia di adattamento, resistenza, continuità. Di notte, quando le luci disegnano i profili della città, Matera non sembra reale: sembra ricordare.
Da non perdere:
 Sassi di Matera (Patrimonio Unesco), le chiese rupestri affrescate, il Parco della Murgia Materana, il Museo Archeologico Nazionale “Ridola”.
Matera non si visita: si ascolta, in silenzio, mentre le pietre parlano.

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Siracusa, il cuore della Magna Grecia

Fondata nel 734 a.C. dai Greci di Corinto, Siracusa fu una delle città più potenti del Mediterraneo antico. Cicerone la definì “la più grande e la più bella di tutte le città greche”.
Siracusa non è una città: è un’eco.
Fondata dai Greci nel VIII secolo a.C., è stata potenza, faro culturale, crocevia del mondo antico. Camminare a Ortigia significa passare accanto a templi che hanno visto nascere la filosofia, il teatro, la scienza.
Il Teatro Greco guarda ancora il cielo come faceva duemila anni fa. Il Duomo ingloba colonne doriche senza cancellarle. Qui le epoche non si sostituiscono: si rispettano.
Da non perdere: il Parco Archeologico della Neapolis (Teatro Greco, Orecchio di Dionisio), l’isola di Ortigia, il Tempio di Apollo, il Duomo, costruito su un tempio dorico.
Siracusa è una stratificazione perfetta di epoche, dal mondo greco al barocco.


Cagliari, Fenici, Romani e Medioevo

Fondata dai Fenici intorno all’VIII secolo a.C., Cagliari è una città che racconta millenni di dominazioni e commerci mediterranei.
A Cagliari il passato arriva dal mare. Fenici, Romani, Pisani, Spagnoli: tutti sono passati di qui, tutti hanno lasciato qualcosa.
Il quartiere Castello domina la città come un’antica sentinella, mentre sotto di lui si estendono necropoli puniche e anfiteatri romani.
Cagliari non ostenta la sua antichità: la custodisce. E la racconta lentamente, a chi ha voglia di ascoltare.
Da non perdere: i
l quartiere Castello, l’Anfiteatro Romano, il Museo Archeologico Nazionale (con i bronzetti nuragici), le necropoli puniche di Tuvixeddu.
Qui la storia dialoga con il mare e con una cultura ancora fortemente identitaria.


Taranto, la città dei due mari

Fondata dagli Spartani nel 706 a.C., Taranto fu l’unica colonia spartana fuori dalla Grecia e uno dei centri più importanti della Magna Grecia.
Taranto è dura, fiera, diversa. È l’unica colonia fondata da Sparta e questo si sente ancora. Tra i due mari, la città conserva un’anima greca profonda, visibile nei reperti straordinari del MArTA e nei resti del tempio dorico che spuntano nel tessuto urbano.
Taranto è una città che ha sofferto, ma non ha mai smesso di essere antica. E forse è proprio questo a renderla autentica.
Da non perdere: i
l Museo Archeologico Nazionale MArTA, i resti del Tempio Dorico, la città vecchia, il Castello Aragonese.
Taranto è un viaggio nel cuore greco del Sud Italia, spesso sottovalutato ma potentissimo.


Roma, la città eterna

Fondata, secondo la tradizione, nel 753 a.C., Roma non ha bisogno di presentazioni.
È l’unico luogo al mondo dove la storia non è confinata nei musei, ma fa parte della vita quotidiana.
A Roma non serve cercare la storia: ti trova lei.
Il Foro non è un sito archeologico, è una strada. Il Colosseo non è un monumento, è una ferita aperta nel tempo. Cammini sull’Appia Antica e senti che qualcuno l’ha già fatto prima di te. Moltissimi, in realtà.
Roma non è eterna perché non cambia. È eterna perché assorbe tutto.
Da non perdere; ilForo Romano e il Palatino, il Colosseo, il Pantheon, l’Appia Antica, Ostia Antica.
Ogni passeggiata a Roma è un corso accelerato di civiltà.


Perugia, l’anima etrusca

Prima ancora di diventare una città medievale, Perugia fu uno dei più importanti centri etruschi, già fiorente nel I millennio a.C.
Perugia vive su se stessa. Letteralmente.
Sotto la città medievale pulsa ancora quella etrusca: mura, archi, pozzi profondissimi. È una città che non mostra subito la sua età, ma la rivela poco a poco, scendendo.
Perugia è un viaggio verticale: più vai giù, più vai indietro.
Da non perdere:i
l Pozzo Etrusco, l’Arco Etrusco, le mura etrusche, il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria.
Sotto la Perugia moderna vive una città antichissima, tutta da scoprire.


Napoli, tremila anni di vita ininterrotta

Fondata dai Greci come Neapolis nel VI secolo a.C., Napoli è una delle città più antiche d’Europa ancora vive e pulsanti. Napoli non è mai stata “antica”: è sempre stata viva.
Fondata dai Greci, trasformata dai Romani, reinventata nel Medioevo, Napoli è un organismo che cresce sopra se stesso. Scendere nei sotterranei significa attraversare strade romane, teatri, acquedotti. Qui il passato non è mai nostalgia. È energia pura.
Da non perdere:
Napoli Sotterranea, il Museo Archeologico Nazionale, il centro storico Unesco, i resti romani sotto San Lorenzo Maggiore.
Napoli è un palinsesto urbano dove ogni epoca ha lasciato un segno indelebile.

Viaggiare nel passato per capire il presente

Visitare le città più antiche d’Italia non significa solo ammirare rovine o monumenti, ma entrare in contatto con una continuità umana millenaria. Qui il tempo non è lineare: è stratificato, vivo, sorprendente.
Per il viaggiatore curioso, l’Italia resta una delle destinazioni più straordinarie al mondo: un luogo dove la storia non è mai finita, ma continua ogni giorno, sotto i nostri passi.

Koons, Balla, Dalì, McCurry e Ghirri il grande contemporaneo  emoziona l’Emilia

Koons, Balla, Dalì, McCurry e Ghirri il grande contemporaneo emoziona l’Emilia

L’Emilia si conferma laboratorio culturale di primo piano, capace di attrarre grandi nomi dell’arte contemporanea e di trasformare ogni mostra in occasione di sviluppo territoriale.
A Parma, Piacenza e Reggio Emilia, un calendario espositivo di assoluto rilievo ridisegna la mappa del turismo culturale regionale, consolidando quella strategia di sistema che Visit Emilia (www.visitemilia.com) ha saputo costruire negli anni attraverso la rete Cultura e Castelli.
Il progetto, che unisce castelli, musei, teatri, borghi e operatori privati delle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, trova nella stagione espositiva autunnale la sua più compiuta espressione.
L’obiettivo dichiarato è trasformare le visite “mordi e fuggi” in soggiorni strutturati, generando ricadute economiche significative sul territorio e rafforzando l’identità culturale di questo autentico scrigno di storia e tradizioni.

Opera della GNAMC

Parma ospita l’arte del Novecento

Parma riserva straordinarie sorprese per gli amanti dell’arte del Novecento.
Fino al 1° febbraio 2026Palazzo del Governatore ospita “Giacomo Balla, un universo di luce”, una retrospettiva senza precedenti dedicata al maestro del Futurismo. La mostra, curata da Cesare Biasini Selvaggi e Renata Cristina Mazzantini, presenta oltre 60 opere della collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, mai esposte prima nella loro interezza.
L’esposizione su Balla rappresenta un viaggio attraverso l’evoluzione artistica del “Leonardo da Vinci del XX secolo”, come amava definirsi l’artista torinese. Dalle prime opere del realismo sociale e divisionista, passando per la rivoluzionaria stagione futurista con le celebri “Compenetrazioni iridescenti” e le ricerche sul dinamismo, fino alla produzione figurativa degli anni Quaranta. Il percorso in 13 sale include capolavori come “Nello specchio” (1901-1902), che fece esclamare a Giacomo Puccini “Questa è la mia ‘Bohème’!”, e il potente ciclo “Dei viventi”, con opere drammatiche come “La pazza” e “I malati”.
Diverso registro, ma uguale ambizione internazionale, caratterizza l’esposizione della Fondazione Magnani Rocca, a Mamiano di Traversetolo (PR), che fino al 14 dicembre racconta l’evoluzione di “Moda e pubblicità in Italia 1950-2000”Dolce & Gabbana, Emilio Pucci, Armani, Versace: nomi che hanno costruito l’immaginario dello stile italiano nel mondo, restituendo la dimensione culturale di un fenomeno troppo spesso ridotto a mero dato commerciale.
Dal 22 novembre 2025 al 12 aprile 2026, a Palazzo Pigorini la mostra “In viaggio attraverso le fotografie di McCurry”: uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea arriva nel cuore di Parma con il suo sguardo unico sul mondo. Saranno esposte anche le sue immagini più celebri in un originale allestimento in cui le fotografie saranno accostate per affinità di soggetti, emozioni e atmosfere, cercando quei fili invisibili che legano persone e luoghi, anche lontanissimi tra loro.
Fino al 1° febbraio 2026 Palazzo Tarasconi accoglie Salvador Dalì. La mostra “Dalì tra arte e mito” ospita circa ottanta opere provenienti da collezioni private di Belgio e Italia. Disegni, sculture, ceramiche, boccette di profumo, incisioni, litografie, documenti, libri e fotografie dove sogno e realtà si fondono in narrazioni che spazzano via ogni logica convenzionale. A completare il percorso, anche opere di altri autori che hanno condiviso con Dalí l’idea di un’arte dal carattere onirico e surreale.
“Bella Figura. Pittura italiana d’oggi”, in esposizione negli spazi rinascimentali dei Voltoni del Guazzatoio del Complesso Monumentale della Pilotta fino al 30 novembre, a ingresso gratuito, attraverso una selezione di 43 dipinti figurativi, realizzati da artisti viventi, testimonia la vitalità della pittura contemporanea e afferma la centralità della figura umana nella storia e nell’attualità dell’arte italiana.
Il percorso si articola in due sezioni, il Moderno e l’Eterno cui si aggiungono altrettanti approfondimenti specializzati, Ritratto e Arte Sacra. A cura di Camillo Langone.
Infine, per gli amanti dei giocattoli d’epoca, fino al 9 novembre, la mostra a ingresso gratuito “Balocchi di una volta” al Museo Lombardi, con un’ampia selezione che spazia dalla fine del XIX secolo al Dopoguerra, che racconta la storia della produzione di giocattoli in Italia – settore di nicchia ma di alto livello – che introdusse per la prima volta nel nostro Paese l’idea di una produzione su scala industriale di oggetti destinati a divertire i bambini. Sono anche previste visite guidate gratuite.

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Piacenza, il cuore dell’arte contemporanea

A dare il tono della stagione è Jeff Koons, maestro indiscusso dell’arte contemporanea, a Fiorenzuola d’Arda con “Balloons and Wonders”. Fino al 6 aprile 2026Palazzo Bertamini Lucca ospita le iconiche sculture Balloon, compreso il celebre “cane palloncino” blu in porcellana, simbolo di un’estetica che ha rivoluzionato il rapporto tra arte colta e cultura popolare. La mostra immersiva promette di coniugare meraviglia estetica, riflessione critica e partecipazione collettiva, elementi che caratterizzano la poetica koonsiana.
XNL Piacenzafino al 25 novembre 2025, sarà possibile assistere al “Manifesto di Julian Rosefeldt”: una serie di 13 video-installazioni dell’artista tedesco esposta per la prima volta a Melbourne all’ACMI (Australian Centre for the Moving Image). Protagonista di tutti i canali, eccetto il prologo, è la premio Oscar Cate Blanchett, che dà voce ai manifesti artistici del Novecento in 13 diversi cortometraggi interpretando altrettanti personaggi, per lo più femminili. Manifesti che appartengono a movimenti delle arti visive, della danza, dell’architettura, della letteratura e del cinema, con un prologo che inizia con una citazione di Marx ed Engels.

Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960

Reggio Emilia, il cuore della fotografia d’arte

Chiude il quadro Reggio Emilia, dove la Collezione Maramotti ospita fino al 16 novembre “This Body Made of Stardust” di Viviane Sassen.
L’artista e fotografa olandese invita a esplorare un universo poliedrico e onirico, costruito per frammenti visivi che collegano immagini apparentemente diverse in un percorso di rara suggestione.
Ai Chiostri di San Pietro la mostra “Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960” racconta attraverso circa 150 fotografie il lavoro e la vita straordinaria della leggendaria fotografa (1904-1971). Le trasformazioni del mondo, focus della sua ricerca, hanno trovato posto sulla copertina del primo numero della rivista LIFE; si leggono nei suoi iconici ritratti a Stalin e a Gandhi; nei reportages sull’industria americana; nei servizi realizzati durante la Seconda Guerra Mondiale in Unione Sovietica, Nord Africa, Italia e Germania.
“La costruzione della città moderna: gli archivi degli architetti del ‘900 a Reggio Emilia”dal 22 novembre 2025 all’8 febbraio 2026 è l’esposizione che si terrà a Palazzo da Mosto sull’evoluzione urbana della città, con uno sguardo approfondito sugli archivi lasciati dai principali protagonisti dell’architettura e dell’urbanistica reggiana del secolo scorso. Tra cui quelli provenienti dagli archivi della Biblioteca Panizzi – con i disegni originali di Guido Tirelli, Pietro Cavicchioni, Prospero Sorgato, Carlo Lucci, Osvaldo Piacentini e della Cooperativa Architetti e Ingegneri e Antonio Pastorini – a cui sono aggiunte, grazie alla disponibilità degli eredi, gli archivi di Eugenio Salvarani ed Enea Manfredini.
Il Palazzo dei Musei di Reggio Emilia dedica al grande maestro della fotografia “Luigi Ghirri. Lezioni di fotografia/Progetto, esercizi e variazioni. Luca Capuano e Stefano Graziani”. La mostra prende spunto dalle lezioni che Luigi Ghirri tenne dal 1989 al 1990 all’Università del Progetto di Reggio Emilia. Una occasione per riflettere non solo sugli aspetti connessi all’insegnamento del medium fotografico, ma sui processi di conoscenza mediati dalle immagini e, in particolare, su quelli creativi. Nelle lezioni, che per Ghirri assomigliano più alla stesura di una carta geografica che a un percorso lineare, l’autore alterna momenti dedicati alla rilettura del proprio lavoro e alla storia delle immagini, ad altri caratterizzati da esercitazioni su diversi argomenti. Fino al 1° marzo 2026.

 

Ascoli Piceno: un gioiello delle Marche tra storia, gusto e tradizione

Ascoli Piceno: un gioiello delle Marche tra storia, gusto e tradizione

Se pensate alle Marche, probabilmente vi vengono in mente colline, mare, spiritualità e borghi antichi. Ancona, Loreto, Recanati, Castelfidardo, etc..
Ma Ascoli Piceno è qualcosa di più: è una città in realtà poco valorizzata turisticamente parlando ma tutta da scoprire che unisce fascino medievale, vivacità culturale e una tradizione enogastronomica da scoprire passo passo.

Piazza del Popolo

L’autunno piceno

Il periodo migliore per visitare Ascoli Piceno va da aprile a ottobre anche se è meglio evitare luglio e agosto per il caldo. In primavera e autunno è meglio quando il clima è mite e la città si anima con eventi culturali e sagre.
L’autunno, in particolare, è perfetto per assaporare i prodotti tipici locali e le calde atmosfere delle piazze. S

particolari

Il cuore della città, camminando nella storia

Il cuore della città è Piazza del Popolo, considerata una delle piazze più belle d’Italia: elegante, ampia e circondata da palazzi storici.
C’è un momento, non appena metti piede per la prima volta in questa piazza in cui ti sembra che il tempo si fermi.
Le pietre antiche sotto i piedi raccontano secoli di storie, le facciate dei palazzi si riflettono nella luce calda del sole che gioca con le ombre sotto i portici e l’aria porta con sé un profumo di caffè, pane appena sfornato e anisetta.
Passeggiare per Ascoli Piceno è come sfogliare un libro illustrato. Ogni vicolo ha un segreto: la torre medievale che domina il centro, i palazzi nobiliari che sembrano sospesi tra Rinascimento e presente, e il Duomo di Sant’Emidio, che con la sua imponenza e delicatezza invita a fermarsi e respirare la storia.
Il cuore pulsante della città è indubbiamente la piazza.
Per vivere Ascoli basta sedersi ai tavolini, osservare la gente che passeggia, i bambini che giocano e corrono e lasciarsi trasportare dai suoni dei musicisti di strada.
E’ il quotidiano che fa vivere e conoscere una città. 

sapori ascolani in piazza del Popolo

Non solo olive all’ascolana

Ma Ascoli Piceno non è solo bellezza visiva: è gusto, è tradizione che si assapora.
Le olive ascolane, croccanti fuori e morbide dentro, raccontano sapori antichi e sono un autentico simbolo gastronomico.
Ma Ascoli Piceno è famosa anche per i suoi arrosticini e per i tordelli (pasta ripiena di carne o verdure).
Per un’esperienza completa, lasciatevi tentare anche dai dolci tipici: la fritella ascolana e il gelato artigianale delle pasticcerie storiche della città.
E poi c’è lei: l’anisetta, quel piccolo bicchierino che racchiude l’essenza stessa della città.
Dolce, aromatico, avvolgente, si sorseggia lentamente, quasi come un rituale: un brindisi alla vita ascolana, tra amici o anche con uno sconosciuto che diventa subito complice.

Ascoli Piceno non si visita: si vive, lentamente, con curiosità e appetito, lasciandosi guidare dai profumi, dai colori e dalla storia che ogni angolo racconta tra piazze eleganti, sapori autentici e un bicchierino di anisetta, il viaggio diventa un’esperienza indimenticabile.