In alto i calici al festival di Sanremo

In alto i calici al festival di Sanremo

Uno, due e tre… Su il sipario. Inutile negarlo anche quelli che snobbisticamente lo negano anche a se stessi tutti in questi giorni saranno sintonizzati sul teatro Ariston di Sanremo dove va in scena da 74 anni il festival della canzone italiana.
Cinque giorni intensi in cui tutto il mondo ruota intorno al capoluogo della Riviera dei Fiori.
Uno spaccato d’Italia che si rappresenta e si specchia nei suoi vizi e virtù anche la storia delle “canzonette” che attraversano i decenni con linguaggi che si modificano ma che mantengono immutati o quasi i capisaldi del bel canto all’italiana.
L’amore con i suoi sospiri, le sue gioie e le sue sofferenze domina nei testi ma anche un simbolo italico è molto presente: il vino.

Sanremo 2024 senza eno canzoni in gara

Una presenza quella del mondo enoico anche fra le sette note delle canzonette festivaliere e che ci rappresenta simbologie diverse, ma che ha come comune denominatore essere portatore sano di gioia.
Quando ieri sera Amadeus ha dato il via al grande evento siamo rimasti sorpresi che in questa edizione mancano citazioni a Bacco.
Al vino da sempre si dedicano tante canzoni, ma quest’anno fra i big in gara un po’ di odor di vino lo si può intuire solo nel brano “Ma non tutta la vita” dei Ricchi e Poveri nella strofa “prendo già da bare, i tuoi gusti li conosco”…
Lo scorso anno furono invece due gli artisti a parlare di vino.
Elodie cantava “sei il vino che mi ubriaca” in “Due”, e gli Articolo 31 hanno cantato “un uomo è come il vino, il tempo lo impreziosisce”.

Image by Pierre Rosa from Pixabay

Festival nella storia: tutti i brani che raccontano il vino

Se si riavvolge invece il nastro della memoria a ritroso e si torna indietro nei festival del passato davvero tanti e significativi i brani in cui il vino è presente.
Di vino parlavano anche i trionfatori del 2022 Mahmood e Blanco che in una strofa di “Brividi” recitano così “Tu, che mi svegli il mattino/Tu, che sporchi il letto di vino/Tu, che mi mordi la pelle”.
Nel 2019 è invece il cantautore livornese Enrico Nigiotti che nella sua struggente “Nonno Hollywood” ricorda “Quanto è bella la campagna e quanto è bello bere vino/Quante donne abbiam guardato abbassando il finestrino” ma anche (di nuovo) il vincitore Mahmood nella sua trionfante “Soldi” cantava del nobile frizzante francese nel passo “beve champagne sotto Ramadan”.
Nel 2012 una giovane Emma fresca vincitrice del talent Amici sul palco dell’Ariston si presentò con “Non è l’inferno” e quel testo che raccontava “Ho pensato a questo invito non per compassione/Ma per guardarla in faccia e farle assaporare/Un po’ di vino e un poco di mangiare”.
Con un salto indietro indietro di trent’anni di astemia eccoci al 1982 dove uno dei grandi evergreen non solo di Sanremo ma della storia della musica italiana celebra il vino come simbolo di “Felicità” titolo questo dell’immortale brano cantato da Albano e Romina Power che recita “Felicità/è un bicchiere di vino con un panino/la felicità è lasciarti un biglietto dentro al cassetto/la felicità”.
L’anno precedente una spumeggiante Loretta Goggi consegna ai posteri un altro sublime brano della musica italiana che si classifica al secondo posto ma conquista il cuore di tutti con “Voglia di stringersi e poi/Vino bianco, fiori e vecchie canzoni” strofa contenuta nella sua “Maledetta Primavera”.
Facciamo infine un altro salto indietro di dieci anni ed arriviamo al 1971 quando un giovane ma non imberbe Lucio Dalla – che nel festival di Sanremo dello scorso anno è stato commemorato in occasione degli 80 anni dalla sua nascita – sorprese il pubblico con l’immortale capolavoro “4/3/1943” che fra censure e cambi di testo non ha modificato mai il ritornello: “E ancora adesso che gioco a carte/E bevo vino/Per la gente (le puttane) del porto mi chiamo Gesù Bambino”.

Albano e Romina Power

Brani indimenticabili

Ma ce ne sono tantissime di canzoni di grande successo e che non sono passate per il Festival di Sanremo, eppure hanno lasciato il segno nella musica e hanno comunque celebrato il vino.
Potremmo fare un passo tra i brani di Guccini e De Andrè, Battisti e Capossela ad esempio, oppure citare “Il primo bicchiere di vino” di Sergio Endrigo e il ben noto “Lambrusco e pop corn” di Ligabue.
Come non citare “L’eternità” di Fabrizio Moro, artista che in verità in più di qualche canzone osanna il vino: “È eterno il sorriso ingenuo di un bambino/Sono eterne le mie parole in un bicchiere di vino/È eterna la radice di un albero che ha visto la storia”. Oppure Nek con il suo “E da qui”: “E il rumore del mare/un bicchiere di vino insieme a tuo padre/aiutare qualcuno a sentirsi migliore”.
Ma ci sono anche le cantautrici donne a raccontare il vino da Malika Ayane con la sua “Senza fare sul serio” “Chi invecchiando è più acido/Chi come il vino migliora” alla voce graffiante e piena di romanità di Gabriella Ferri.
Si può fare un salto nel tempo tra la “Samarcanda” di Roberto Vecchioni “Brucian le divise dentro il fuoco la sera/Brucia nella gola vino a sazietà/Musica di tamburelli fino all’aurora”; con i “Quattro amici” di Gino Paoli “Si parlava in tutta onestà di individui e solidarietà/tra un bicchier di vino ed un caffè/tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi però”; o parlando alla “Luna” di Gianni Togni “Poi sopra i muri scrivo in latino/evviva le donne, evviva il buon vino.”

Tartu, la seconda città dell’Estonia, dà il via alle celebrazioni in qualità di Capitale Europea della Cultura

Tartu, la seconda città dell’Estonia, dà il via alle celebrazioni in qualità di Capitale Europea della Cultura

Il 26 gennaio Tartu e l’Estonia meridionale hanno iniziato il loro anno come Capitale europea della cultura. Dopo Bad Ischl-Saltzkammergut in Austria e prima di Bodø in Norvegia, la seconda città più grande dell’Estonia ha inaugurato un anno dai mille eventi con il grande spettacolo di apertura “All Is One!”.


Mille eventi in un anno

Un pubblico di migliaia di persone si è riunito nel cuore della città universitaria sulle rive del fiume Emajõgi. Lo spettacolo, con un cast di oltre 100 attori, ballerini e musicisti, è stato aperto dal Presidente dell’Estonia Alar Karis, dalla Rappresentante della Commissione europea Kadri Simson e dal Sindaco di Tartu, Urmas Klaas.
Il presidente Alar Karis ha sottolineato nel suo discorso di apertura che Tartu è stata il centro della cultura e dello spirito estone nel corso dei secoli.
“Spero che lo spirito di coloro sulle cui spalle poggiamo porti con forza l’intero anno del riconoscimento di Capitale europea della cultura sia qui nella mia città natale che nel resto dell’Estonia”.
Il sindaco di Tartu ha fatto riferimento al presidente Lennart Meri e alla sua idea di un’Europa affermativa.
“Il Presidente Meri ha detto che un prerequisito per un’Unione europea funzionale è dire sì. Sì alle differenze, che a loro volta sono un sì alla forza. Credo e spero che l’anno di Tartu e dell’Estonia meridionale come Capitale europea della cultura sarà un anno in cui si dirà sì in tutta Europa”. Il sindaco ha sottolineato il tema di Tartu 2024, “Arts of Survival“, che sottolinea la libertà e la forza nella diversità.
Lo spettacolo di apertura “All Is One!” era incentrato sull’importanza di stare con i propri cari e di creare legami. Inoltre, ha mostrato il passato, il presente e il futuro di Tartu attraverso la danza, il canto e l’arte visiva. Gli amati gruppi estoni Trad.Attack!, Sander Mölder, Lonitseera e molti altri artisti, attori e ballerini sono saliti sul palco insieme ai bambini e agli anziani del luogo. In totale, più di cento persone sono salite sul palco.


A proposito di Estonia

La Capitale europea della cultura Tartu 2024 è l’evento principale di quest’anno in Estonia.
Il programma annuale di Tartu e dell’Estonia meridionale presenta oltre 1.000 eventi ispirati al concetto artistico Arts of Survival o alle conoscenze, alle abilità e ai valori che aiuteranno a condurre una buona vita in futuro.
Natura, cultura, arte, storia, ma anche innovazione e modernità sono le innumerevoli esperienze racchiuse in un viaggio in Estonia, paese dalle mille sfaccettature, con una popolazione di 1.300.000 abitanti su una superfice di 45.300 kmq, che aspetta solo di essere scoperto.
Un arcobaleno di colori. Dal verde dei boschi, che occupano il 51% del paese, al blu del mare e degli innumerevoli corsi d’acqua e laghi, al rosso e viola dei tramonti infuocati, dal bianco candore delle immense distese di neve nei mesi invernali agli innumerevoli toni di giallo e marrone delle torbiere: un vero piacere per gli occhi e per la mente.
Dalle lunghe notti d’estate a una sorprendente “quinta stagione”, fino a una combinazione di profumi baltici, nordici e scandinavi, l’Estonia è un mistero che si svela ai viaggiatori curiosi, liberi di esplorare a modo proprio un luogo unico e senza tempo. Qui la natura fa da padrona, ma al contempo un rapido sviluppo tecnologico ha contribuito a rendere l’Estonia un paese digitale e uno dei più informatizzati al mondo, combinando con molta semplicità tradizione e innovazione, l’architettura del legno con gli ambienti tecnologici più innovativi. Qui tutto si può fare online, tranne sposarsi e divorziare!
Un viaggio in Estonia combina la voglia di perdersi nella natura con il desiderio di rivivere tradizioni storiche come una visita alla città di Tallinn, patrimonio mondiale dell’UNESCO, il cui centro medioevale è uno dei meglio conservati al mondo. E non si può certo dimenticare Tartu nel sud del paese, la più antica città baltica, sede della prima università del nord Europa. L’Estonia vi sorprenderà col calore dei suoi abitanti, i mille sapori della sua variegata cucina, i colori della natura, la sua storia e le sue tradizioni.

A tutto Carnevale. Gli 8 più imperdibili d’Europa

A tutto Carnevale. Gli 8 più imperdibili d’Europa

Carnevale è il momento migliore per prendersi un periodo di vacanze e andare a divertirsi fra sfilate e coriandoli.
L’Europa è piena di straordinari Carnevali, da nord a sud ed ecco per voi una selezione dei migliori carnevali che meritano una visita nel vecchio continente.


Carnevale delle Canarie

Da Lanzarote a Santa Cruz de la Palma, tutte le isole delle Canarie dai primi giorni di febbraio si illuminano di grandi feste di piazza che chiamano gli isolani a festeggiare il Carnevale in stile sudamericano a Tenerife, a Gran Canaria, a Lanzarote, a Fuerteventura e a Isola de la Palma.
Sfilate sgargianti con le immancabili scuole di samba in primo piano; esibizioni dei gruppi musicali ambulanti chiamate “murgas”, cortei di maschere dai mille colori e come epilogo, come da tradizione dei paesi spagnoli, l’“Entierro della sardina”, la sepoltura di un grande pesce di cartapesta come gran finale di una grande festa che vi aspetta tra sole e mare di fronte alle coste africane in clima favorevole anche a febbraio.


Carnevale di Nizza

In Costa Azzurra anche quest’anno sono in programma grandi festeggiamenti per quello che è uno dei Carnevali più noti d’Europa, il Carnaval de Nice.
Si parte tra luci, feste e sfilate con più di mille musicisti e ballerini internazionali che si esibiscono lungo le strade della città francese decorata e colorata di tutto punto, specialmente in Piazza Massèna e nella celebre Promenade des Anglais dove si potrà assistere alla battaglia dei fiori, quando personaggi in costume lanceranno dai carri gigli, gerbere e mimose ai presenti.
Per due settimane le feste sulla perla del Mediterraneo paiono non interrompersi mai. Una grande festa senza notte e giorno di maschere, fiori e tanta allegria.


Carnevale di Basilea

Sulle sponde del Reno, al confine tra Francia e Germania si festeggerà il popolare Carnevale di Basilea. Lanterne colorate sfilano per le strade del centro storico della città elvetica, rinnovando la secolare tradizione della Morgenstraich.
Alle quattro del mattino del primo lunedì successivo al mercoledì delle ceneri, le luci del centro storico della città vengono spente e prende il via il corteo luminoso con lanterne indossate come copricapo o portate in cima ad alte aste di legno, accompagnate da pifferi e tamburi.
Nella serata del martedì musicanti mascherati, detti Guggenmusiken, aspettano i turisti in Münsterplatz accompagnati da una moltitudine di lanterne per arrivare fino ai rintocchi delle quattro del mattino del giovedì, quando la manifestazione vi saluterà fino al nuovo anno.


Carnevale di Cadice

Undici giorni di festeggiamenti con artisti da tutta la penisola iberica per il Carnevale più vivace di tutta la Spagna continentale.
Un pubblico di migliaia di turisti provenienti da ogni angolo del mondo arrivano a Cadice per assistere alle numerose feste di piazza e all’esibizione di più di cento gruppi tra cori e musicisti che canteranno le “chirigotas” al Teatro Falla per l’annuale concorso canoro.
Un’esibizione senza sosta è in programma dalla sera del primo venerdì di Carnevale fino al mattino seguente con centinaia di gruppi che sfilano per le strade della città.
Per le sfilate in corteo la prima domenica ci sarà la “Sfilata Grande”, mentre per il week end successivo potrete partecipare alla “Sfilata dello Humour”, occasioni queste anche per lasciarsi tentare dai sapori andalusi che potrete assaggiare ai numerosi eventi gastronomici in programma. 


Carnevale di Praga

Se volete vivere le atmosfere eleganti del Carnevale veneziano anche lontani dalla Laguna, dovete solo scegliere di volate a Praga per festeggiare il celebre Carnevale Boemo.
Il via alle danze inizieranno la sera del 5 febbraio presso il palazzo barocco del Clam-Gallas Palac, dove potrete partecipare a un elegante ballo in maschera con costumi e musiche che vi riporteranno indietro nel tempo.
Dal giorno successivo si proseguirà con sfilate nel centro storico della capitale ceca, fino all’evento della sera del martedì grasso con la suggestiva sfilata galleggiante sulla Moldava.


Carnevale di Lisbona

La capitale portoghese tornerà anche quest’anno ad ospitare il cosiddetto Carnevale dei Villani. Per cinque giornate luci e colori renderanno la città un grande palcoscenico dove sfilate di maschere e carri, concerti e manifestazioni di piazza, faranno vivere una grande festa con la partecipazione di centinaia di persone.
Il clou delle festeggiamenti ovviamente martedì grasso con l’evento finale chiamato Entrudo che prenderà il via dalle 3 del pomeriggio al Parque Nações, con manifestazioni e performance che andranno avanti per tutto il giorno fino al mercoledì delle ceneri quando con la tradizione dell'”Enterro do Carnaval” si saluta la baldoria fino all’anno prossimo.


Carnevale di Colonia

Colonia è una delle capitali mondiali del Carnevale che qui apre il sipario sulla “Quinta stagione dell’anno”, la Weiberfastnacht, il Carnevale declinato dal popolo tedesco.
Il Carnevale ha inizio con la giornata in cui le donne prendono il potere della città andando in giro a fare allegra baldoria e a tagliare cravatte ai malcapitati signori in cambio del bützen, un bacio sulla guancia.
Da non perdere il Karnevalssamstag, il carnevale del sabato con la sfilata della giubbe rosse a Neumarkt, il Lunedì delle Rose con migliaia di spettatori che assisteranno al corteo di carri che lanceranno fiori e dolci ed il martedì grasso con il rogo del Nubbel, simbolico fantoccio di paglia che porterà via tutti gli eccessi del carnevale. Qui trovate le altre feste di Carnevale sulle città del Reno: Carnevale in Germania.


Carnevale di Binche

Il Carnevale di Binche è il carnevale più famoso del Belgio. Binche è una città della Vallonia, a circa 60 km da Bruxelles che opsita questo Carnevale Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2003 che è diverso da qualunque altro.
La sua storia è antica e risale al periodo della conquista delle Americhe.
A quei tempi in occasione dei giorni di Carnevale fu organizzata una grande festa per impressionare il re di Spagna e gli esploratori spagnoli di ritorno in Europa.
Il Gille, la figura tradizionale del Carnevale di Binche, rappresenta infatti gli indigeni con i loro vestiti ornati di piume.

9 consigli per non sbagliare i doni natalizi

9 consigli per non sbagliare i doni natalizi

Natale si avvicina e la corsa ai regali da mettere sotto l’albero si fa sempre più serrata.
Nonostante il poco tempo a disposizione e le idee che spesso possono scarseggiare, però, è importante non cadere in errori sciocchi dettati dall’ansia e dalla frenesia.
Per gli indecisi e gli ansiosi di tutto il mondo, allora, accorre in aiuto lAccademia Italiana del Galateo che ha stilato i 9 consigli per arrivare a Natale con il pacchetto perfetto, perché “le buone maniere – spiega il presidente dell’Accademia Samuele Briatore e autore di numerosi volumi fra cui il best seller “Le regole delle buone maniere” – ci sono utili sempre e in modo particolare sotto le feste”.  

1 – Mai dimenticare il biglietto. A volte sarà più gradito del regalo stesso

Una frase personale, un pensiero sincero, qualcosa che faccia sentire unico chi riceve il dono: non c’è niente di meglio che una dedica pensata per far apprezzare ancora di più un regalo

2 –  Un libro è sempre una buona soluzione ma regalate qualcosa che avete già letto e che possa avere un significato per la persona che lo riceve

Un buon  libro rappresenta sempre un regalo gradito, vietatissimo però sceglierlo dalla copertina, per evitare gaffe e scongiurare brutte figure è bene optare per qualcosa di conosciuto, che magari si è amato 

3 – Regalare piante sì, ma solo se ne avete vista almeno una in casa di chi dovrebbe riceverle

Le piante sono belle, arredano, sono un dono sentito, ricco di significati. Insomma un bel pensiero a patto che il destinatario sappia apprezzarle e prendersene cura

4 – Con il cibo si va sul sicuro: sì al locale, no all’esotico

Un buon olio, una marmellata particolare, una bottiglia di vino: difficile sbagliarsi quando si regala qualcosa da mettere in tavola.
Un solo consiglio: non abbiate ansia da prestazione, spesso un prodotto tipico, acquistato a pochi passi da casa non ha nulla da invidiare a qualcosa di più internazionale

5 – Sì al superfluo, ma solo nei regali. Dimenticate il “dono utile”

Non è un invito al consumismo, ma Natale è un’occasione per uscire dall’ordinario.
Insomma, nessuno mette in dubbio che i calzini servano sempre, ma certo sotto l’albero non scaldano il cuore

6 – Abbiamo detto superfluo non brutto: attenzione alle suppellettili

Non si può mai star tranquilli: i soprammobili anche se superflui, non rappresentano quello che potremmo definire un “regalo azzeccato”, regola generale: adoperare parsimonia con tutto quello destinato a prendere polvere

7 – Se a caval donato non si guarda in bocca, tenete la bocca chiusa: vietati i dettagli sull’acquisto del vostro dono

Vietatissimo condire il momento dello scambio con chiacchiere inutili destinate solo a rendere esplicito quanto è pregiato, ricercato, costoso il vostro regalo

8 – “Home made” sì, ma con attenzione: una dose di autocritica non guasta

A meno che non abbiate qualità eccezionali, il “fatto con le vostre mani” sopra gli 8 anni è sconsigliato. Richiesti alti livelli di autocritica

9 – Attenzione anche al pacchetto: fa parte del regalo

No a griffe evidenti e sacchetti anonimi.
Per l’involucro vale la stessa regola del biglietto, una bella carta, un fiocco fatto bene, faranno sentire ancora più speciale il destinatario del dono

 

Le 12 cattedrali e basiliche gotiche più belle d’Europa

Le 12 cattedrali e basiliche gotiche più belle d’Europa

L’architettura gotica rifletteva gli ideali, i gusti e la spiritualità dell’epoca. Dopo il periodo più buio del romanico, si cercarono luce e verticalità, caratteristiche essenziali dell’architettura delle chiese e delle cattedrali gotiche, con le variopinte vetrate che lluminano gli spazi interni con una miriade di colori.
L’architettura gotica nacque nel XII secolo, forse ispirata dai Goti che occupavano gran parte del continente, e divenne nota come “stile francese”; solo nel XVI secolo fu chiamata “gotica”, termine usato in modo dispregiativo, in quanto i Goti erano considerati barbari.
Le prime cattedrali gotiche risalgono alla seconda metà del XII secolo, per costruirle venivano chiamati i migliori architetti, scalpellini, carpentieri e vetrai e la loro realizzazione poteva richiedere centinaia di anni di lavoro e il contributo di intere città.

Sebbene esempi di architettura gotica siano presenti in molti palazzi, municipi e castelli dell’epoca, questo stile trova la sua massima espressione nelle splendide cattedrali e Basiliche presenti nel vecchio continente. Per questo motivo, il potente motore di ricerca di voli e hotel jetcost.it ha voluto consultare i suoi utenti su quali sono quelle che considerano più monumentali e imponenti; e dai risultati del sondaggio è emerso che due di queste sono in Italia: il Duomo di Milano e la Basilica di San Francesco d’Assisi.

1 – Duomo di Milano (Italia)

Milano è una città vibrante e vivace e la sua storica cattedrale è considerata il cuore della città.
È dedicata a Santa Maria e la figura dorata della Madonna, appollaiata sulla guglia più alta, è un emblema della città. È la chiesa più grande d’Italia dopo San Pietro in Vaticano e può ospitare fino a 40.000 persone.
È riccamente ornata di sculture gotiche, figure e gargoyles. Tra queste, la “Nuova Legge” (1810), che potrebbe aver ispirato Auguste Bartholdi per la sua Statua della Libertà a New York.
La costruzione del Duomo di Milano è durata più di 600 anni ed è ancora incompiuta.
La sua facciata fu inaugurata nel 1418, ma rimase incompleta per secoli fino all’intervento di Napoleone. È ancora in fase di restauro e pulizia per preservare i suoi marmi bianchi e rosa.

2 – Basilica di San Francesco d’Assisi (Italia)

La Basilica di San Francesco d’Assisi è una popolare meta di pellegrinaggio per i cattolici di tutto il mondo.
La sua architettura sorprende i visitatori, è un vero e proprio mix di elementi gotici e romanici.
Simboleggia l’inizio di un nuovo periodo creativo. Infatti, la basilica appare come una vera e propria chiesa doppia, con edifici e funzioni distinte.
La Basilica Superiore, di stile prettamente gotico, destinata agli eventi e alla predicazione, mentre la Basilica Inferiore, con la cripta di San Francesco, destinata alla riflessione e alla devozione privata. Il progetto della chiesa raggiunge un insieme raffinato ed equilibrato; sono presenti elementi legati alla tradizione romanica umbra, come la facciata a capanna e le robuste torri quadrangolari, e parti ispirate allo stile gotico più contemporaneo. Gli archi a sesto acuto della navata, i contrafforti e le volte a crociera sono esempi di questa influenza.

3 – Cattedrale di Burgos (Spagna)

La Cattedrale di Burgos è una chiesa dedicata alla Vergine Maria, come molte altre, famosa per le sue grandi dimensioni e la sua singolare architettura gotica; è stata la prima cattedrale gotica della penisola iberica e il suo nome originale è Santa Iglesia Catedral Basílica Metropolitana de Santa María.
La costruzione della Cattedrale di Burgos iniziò nel 1221 secondo gli schemi del gotico francese, anche se subì importanti modifiche nell’XI e nel XVI secolo e, dopo una lunga pausa di quasi due secoli, fu completata nel 1567.
Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1984, è l’unica cattedrale spagnola a detenere questo riconoscimento.
È senza dubbio uno dei gioielli dell’arte gotica universale, anche se il suo interno presenta anche elementi decorativi rinascimentali e barocchi.
Nel 1919 la cattedrale divenne il luogo di sepoltura di Rodrigo Díaz de Vivar, “El Cid”, e di sua moglie Doña Jimena.
Un elemento curioso all’interno della cattedrale è il cosiddetto El Papamoscas, un automa che suona una campana ogni ora, aprendo e chiudendo la bocca mentre muove il braccio destro per azionare il batacchio di una campana.
A causa del distacco di una figura dalla facciata, nel 1994 si decise di restaurare la cattedrale.
In totale sono stati investiti più di 30 milioni di euro, il che la rende il monumento europeo che ha ricevuto più fondi per il suo restauro, che è durato più a lungo.

4 – Notre Dame de Paris (Francia)

È probabilmente la più riconoscibile e conosciuta di tutte le chiese gotiche medievali.
È anche la più tristemente attuale a causa del devastante incendio del 15 aprile 2019 da cui non si è ancora “ripresa”; la cattedrale non aprirà fino al 2024, in concomitanza con i Giochi Olimpici di Parigi.
La sua facciata, circondata da due torri gotiche, è uno dei monumenti più emblematici della Francia.
Fino alla costruzione della Torre Eiffel nel XIX secolo, le torri della cattedrale erano le più alte dello skyline parigino.
È una cattedrale a croce latina a cinque navate e a doppio corridoio.
Notre Dame è stata anche una delle prime strutture a incorporare contrafforti volanti, rendendola una spettacolare realizzazione dell’ambizioso stile gotico Rayonnant.
La cattedrale fu progettata per essere una sorta di “libro per i poveri”, con sculture che raccontavano storie religiose attraverso immagini per le masse di fedeli analfabeti.

5 – Cattedrale di Siviglia (Spagna)

La Cattedrale di Siviglia, concepita in grande stile dai Canonici di Siviglia nel 1401, rimane la più grande cattedrale gotica e la terza chiesa più grande del mondo.
Non delude i visitatori, e non solo per le sue enormi dimensioni: la navata principale raggiunge l’impressionante altezza di 42 metri.
Tra le opere d’arte all’interno c’è il magnifico Altare Maggiore e, sebbene l’architettura sia prevalentemente gotica, vi sono alcuni aspetti architettonici islamici, poiché fu costruita sopra la principale moschea almohade e alcune caratteristiche sono sopravvissute; in particolare la torre Giralda o il cortile degli aranci che faceva parte della moschea. 

6 – Cattedrale di Colonia (Germania)

La Germania non è nota solo per i suoi castelli e le sue fortificazioni medievali, anche le chiese gotiche ebbero un ruolo di primo piano durante tutto il Medioevo.
La Cattedrale di Colonia, ad esempio, è la più grande chiesa gotica del Nord Europa.
Le sue due torri con enormi capitelli sono alte più di 150 metri e fino al 1884 erano la struttura più alta del mondo.
Come meta di pellegrinaggio, è anche tra i luoghi più visitati della Germania, poiché ospita le reliquie dei Magi del Medioevo, che furono rimosse da un’altra cattedrale di Milano da Federico Barbarossa, il Sacro Romano Imperatore.
Questa sacra reliquia, incredibilmente importante per la devozione cristiana, è ora custodita in uno scrigno d’oro progettato dal famoso orafo Nicolas de Verdun.
Durante la Seconda Guerra Mondiale fu bombardata 14 volte e una delle sue bellissime vetrate fu distrutta.
Gerhard Richter, un artista visivo moderno, l’ha ricreata nel 2007, realizzando una vetrata moderna e un nuovo tipo di vetrata gotica.


7 – Cattedrale di Lincoln (Inghilterra)

La Cattedrale di Lincoln è considerata da molti uno dei grandi tesori dell’Inghilterra.
La sua costruzione iniziò per fasi nel 1072 e, come le altre cattedrali europee di quel periodo, il suo stile copia il primo gotico, un progetto rivoluzionario alla fine del periodo romanico.
Un incendio e uno dei più forti terremoti nel Regno Unito costrinsero a cambiare il progetto della cattedrale e gli architetti utilizzarono lo stile gotico inglese antico per le strutture.
Con il progredire dell’architettura, si utilizzarono anche metodi appropriati all’epoca, come l’arco a sesto acuto, i contrafforti volanti e le volte a crociera per sostenere le pareti esterne della cattedrale gotica.
Questi cambiamenti permisero di incorporare grandi finestre per far entrare ancora più luce.
Nel XIV secolo, la torre della cattedrale gotica fu innalzata a 83 metri di altezza e furono aggiunti due grandi rosoni in vetro colorato.
Una curiosità: è il luogo di sepoltura di Eleonora di Castiglia.  

8 – Cattedrale di Chartres (Francia)

La Cattedrale di Chartres, dedicata alla devozione della Vergine Maria, è una pietra miliare dell’architettura gotica.
I suoi portali, le vetrate, gli ornamenti e le statue scolpite sono in ottime condizioni.
Essi rendono la chiesa uno degli esempi meglio conservati per lo studio del periodo. La facciata occidentale è racchiusa tra due torri, come tipico del gotico francese.
È una grande rappresentazione del gotico stravagante. La Portail Royal ha tre ingressi con una moltitudine di rilievi, sculture e colonne statuarie.
La sua iconografia, che rappresenta i cicli delle stagioni, le costellazioni e persino un bizzarro bestiario, in alcuni casi è ancora legata a influenze romaniche.
Tuttavia, è il famoso labirinto di Chartres ad aver attratto i simbolisti. Si trova sul pavimento della navata principale e rappresenta un percorso di santificazione che i viaggiatori devono seguire per poter discernere tra bene e male.

9 – Cattedrale di San Vito a Praga (Repubblica Ceca)

La Cattedrale di San Vito è una chiesa gotica situata nel parco del famoso Castello di Praga, che domina la Città Piccola di Praga.
È senza dubbio uno dei monumenti più notevoli e riconoscibili della capitale ceca e dell’intero Paese.
La cattedrale gotica è molto più di una meravigliosa destinazione per la devozione cristiana e il ritiro religioso, è un’opera d’arte eccezionale e offre una vista mozzafiato sulla città.
È considerata uno dei monumenti più importanti del Paese e un’icona spirituale della Repubblica Ceca. Ospita il vescovo della diocesi di Praga dal X secolo.
Oltre a tenersi qui un numero inconcepibile di funzioni e altri eventi cattolici, vi sono stati incoronati diversi monarchi e regine cechi. È l’ultima dimora di molti monarchi, santi, signori e arcivescovi.

10 – Cattedrale di Santa Maria di Toledo (Spagna)

La Cattedrale di Toledo è considerata da molti la massima espressione dell’architettura gotica in Spagna.
La sua costruzione iniziò nel 1226, durante il regno di Ferdinando III il Santo, e le sue cupole furono chiuse nel 1493, durante il regno dei Re Cattolici.
Questa cattedrale ha cinque navate, un transetto e un doppio deambulatorio con l’anomalia che le navate esterne sono leggermente più larghe delle altre.
La parte più antica conserva i trifori originali. Tuttavia, durante il periodo gotico, questi furono sostituiti da grandi finestre. Quelle che rimangono oggi hanno una chiara influenza mudéjar.
La collezione conservata nella Sacrestia è meravigliosa, con El Expolio e Apostolado di El Greco, dipinti di Caravaggio, Tiziano, Van Dyck, Goya, Morales, Rubens, Bassano e molti altri.
Una menzione speciale va fatta per Giovanni di Borgogna e Luca Giordano, i cui dipinti più importanti sono gli affreschi che ricoprono rispettivamente le pareti della Sala Capitolare e il soffitto della Sacrestia.

11 – Cattedrale di Santo Stefano (Vienna)

La Cattedrale di Santo Stefano (Stephansdom), situata nel cuore di Vienna, è sopravvissuta a molte guerre e oggi è un simbolo della libertà della città.
La cattedrale gotica sorge sulle rovine di due chiese precedenti e fu in gran parte iniziata da Rodolfo IV, duca d’Austria, nel XIV secolo.
La sua caratteristica più riconoscibile è il tetto di tegole, oltre 250.000 a rombi, che ha avuto bisogno di restauro dopo essere stato gravemente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale.
Sul lato destro della cattedrale si trova un ingresso chiamato Porta dei Cantanti, che non poteva essere utilizzato dalle donne. L’interno della Cattedrale di Vienna ospita le spoglie di molti membri della famiglia d’Asburgo ed è stato il luogo del matrimonio e del successivo funerale del magnifico Mozart.

12 – Monastero dos Jerónimos a Lisbona (Portogallo)

È forse il monumento più imponente di Lisbona, anche se si trova alla periferia della città.
Questo imponente monastero del XVI secolo è il luogo di riposo di luminari come il poeta Luís de Camões, autore del poema epico “I Lusiadi”, e Vasco da Gama, il comandante in capo dell’armata che salpò per l’India nel 1497.
Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, anche se non è di per sé una cattedrale, il Monastero dos Jerônimos è uno dei più importanti esempi di architettura tardo-gotica manuelina in Portogallo ed è intrinsecamente legato all’epopea delle Scoperte.
Le facciate, la chiesa e i chiostri sono particolarmente degni di nota. All’interno si può apprezzare la sala della chiesa, un capolavoro dello stile manuelino, realizzato da João de Castillo. Vale la pena notare come, in un’audace impresa architettonica, la bella volta del transetto non sia sostenuta da alcuna colonna.
Nelle cappelle laterali sono sepolti i re, i principi e le principesse dei discendenti di Manuele I. Nella cappella principale, ricostruita successivamente da Jerónimo de Ruão, si trovano le tombe del re Manuele I, di suo figlio Juan III e delle loro mogli. Merita una menzione speciale il tabernacolo in argento massiccio, opera dell’oreficeria portoghese della metà del XVII secolo.

Firenze e il suo giardino delle meraviglie

Firenze e il suo giardino delle meraviglie

Ecco una visita da non perdere. Poco meno di un mese per ammirare da vicino le mille sfumature, di forma e colore, delle tante tipologie di iris presenti nel giardino dedicato.
Un’occasione speciale solo per chi visita Firenze fra aprile e maggio.

Nel cuore turistico di Firenze, con ingresso dal monumentale terrazzo naturale di Piazzale Michelangelo, c’è un giardino panoramico da non perdere. Costruito sul versante della collina che affaccia sulla città e sull’Arno e interamente dedicato al fiore cittadino e alle sue varie ibridazioni.


La stagionale apertura del giardino dell’iris.

Il giardino è aperto solo nel periodo di massimo splendore del fiore che i fiorentini chiamano giaggiolo.
Quest’anno i cancelli si apriranno il 28 aprile 2019 per richiudersi il 25 maggio a fioritura conclusa, ma è questo il momento di organizzarsi per la visita e segnarla in agenda.
L’ingresso è gratuito con offerta libera e il consiglio per gli appassionati è di armarsi di macchina fotografica. Migliaia le sfumature, i colori e la forma delle tante ibridazioni, alcune rarissime, da ammirare nel pieno della fioritura.


Fior di giaggiolo: il simbolo di Firenze

Come mai però questo fiore e Firenze sono così legati?
L’iris è da sempre simbolo della città. Una sua rappresentazione stilizzata appare nei soldi d’argento della repubblica fiorentina del XII secolo e, successivamente, nel fiorino d’oro.
Il “giglio” che appare nel gonfalone della città fin dal 1250, è in realtà un’iris bianca della varietà alba florentina – che cresceva spontaneamente nella valle dell’Arno.
Nel 1266, dopo la cacciata dei Ghibellini, i Guelfi invertirono i colori dello stemma cittadino, creando l’insegna che è rimasta fino ad oggi: un’iris rossa – mai esistita in natura – su sfondo bianco.


Premio all’iris più bello

Ogni anno si premia l’iris più bello in un apposito concorso
Il fiore in Toscana è chiamato giaggiolo (dal latino gladius = spada) per la struttura spadiforme delle foglie. Firenze è “la sua capitale” ed è in questa città che, dal 1954, esiste un Concorso Internazionale . Si premiano le migliori varietà di iris conservandone una traccia storica nel giardino del Podere dei Bastioni, sul lato est del Piazzale Michelangelo.

Il concorso, richiama ogni anno in città gli ibridatori di tutto il mondo, che propongono varietà nuove nei colori e nelle forme.
Sono almeno 150 i concorrenti a stagione e i “nuovi” fiori proposti sono più o meno 300.
Una giuria internazionale conferisce, alla varietà più bella, il “Fiorino d’oro”. L’amministrazione comunale, invece, assegna il premio “Città di Firenze” all’iris il cui colore si avvicina maggiormente al rosso del gonfalone.
Negli annali è rimasta storica la vittoria, nel 1973, dell’americano George Specht con “Rosso Fiorentino” la prima Iris ibridata in Italia ad aggiudicarsi entrambi i premi.

Piero Bargellini e l’Iris

Il giardino è nato dopo il Concorso. Tutto è nato dall’idea di dare ospitalità alle migliori varietà del fiore. Una figura importante come Piero Bargellini, il sindaco dell’alluvione capì ne l’importanza internazionale.
Alle signore Flaminia Specht e Nina Stross Radicati, membre della Società Italiana Amici dei Fiori nonché appassionate ibridatrici, fu assegnato il Podere dei bastioni.

Il giardino, progettato dall’architetto Giuliano Zetti, fu inaugurato nel maggio 1957. Arricchito di donazioni fatte da molti coltivatori, botanici e appassionati italiani e stranieri, fra cui si segnala la collezione di iris storiche del Memorial Garden di Montclair, Usa. Attualmente, dopo la costruzione nel 1967 del laghetto creato per ospitare le specie acquitrinose, come quelle le giapponesi e la Louisiana, il giardino si spande per due ettari in mezzo ad uno straordinario uliveto.


Armati di macchina fotografica o cavalletto

Perdersi fra i vialetti, le piazzole, le scalette e le scalinate che sinuosamente si snodano in sali scendi, è emozione unica.
I profumi avvolgenti delle ibridazioni quasi stordiscono insieme alla bellezza della natura che si esprime in forme e sfumature cromatiche in alcuni casi davvero incredibili.
Ogni aiuola è un esplosione di colori e il soggetto è perfetto per scatti fotografici indimenticabili.
Il consiglio, dato il tempo ristretto di apertura del giardino e la conseguente grande affluenza è di armarsi di pazienza. Suggeriamo di visitarlo in giornate feriali o in orario di pranzo nei festivi per evitare i maggiori afflussi.
Lo spettacolo della natura sarà assicurato!

Orari e consigli

Ingresso gratuito.
Orario d’apertura tutti i giorni festivi compresi (dal 28 aprile al 25 maggio): dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.30. Sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.30. Ultimo ingresso mezz’ora prima dell’orario di chiusura.
Il giardino può essere visitato anche durante il resto dell’anno previo appuntamento con la possibilità di prenotare anche visite guidate.
Vietato l’ingresso ai cani (con eccezione dei cani guida) e parzialmente accessibile ai diversamente abili.
Con i mezzi pubblici è possibile arrivarci con le linee 12 e 13 dalla stazione di Campo di Marte e Santa Maria Novella.