Tre grandi chef celebrano 30 anni di Ferrara e 10 anni del Delta del Po Patrimonio Unesco

Tre grandi chef celebrano 30 anni di Ferrara e 10 anni del Delta del Po Patrimonio Unesco

La Manifattura dei Marinati di Comacchio (Ferrara) si prepara ad accogliere tre cene che sono molto più di semplici eventi gastronomici: sono viaggi nel tempo, orchestrati con la precisione di un cronista quattrocentesco e la passione di chi sa che la cultura si nutre anche attraverso il palato.Il progetto “Festina Lente” – quella locuzione latina che Augusto amava e che significa “affrettati lentamente” – non poteva trovare cornice più appropriata. Work and Belong, la cooperativa che ha fatto dell’appartenenza territoriale la propria missione, organizza questi tre appuntamenti per celebrare un doppio anniversario UNESCO: i trent’anni di Ferrara come Patrimonio dell’Umanità e i dieci anni del Delta del Po come Riserva della Biosfera. 

Chef Igles Corelli

La doppia festa Unesco: Ferrara e il delta del Po

Il primo appuntamento il 26 settembre è affidato alle sapienti mani del pluripremiato chef Igles Corelli che porta in scena il concetto di economia circolare applicata alla cucina rinascimentale. Una scelta tutt’altro che anacronistica: già nel XV secolo, la corte estense praticava forme di sostenibilità ante litteram, utilizzando ogni parte degli ingredienti secondo quella che oggi chiameremmo filosofia zero waste.
Il menu si apre con un Cannolo croccante farcito di storione al latte, salsa allo zafferano – una preparazione che evoca i fasti della tavola ducale ma utilizza il pesce simbolo del Delta. i Tortelli ripieni di germano, burro tostato, salsa al formaggio e olio alle erbe, raccontano invece la tradizione venatoria delle valli, mentre il Petto di pollo alle mandorle, salsa agli agrumi e composta di mele richiama le influenze arabe che, attraverso la Sicilia, arrivarono fino alle corti padane. Il Tortino alle visciole e oro conclude il percorso con quella teatralità baroccheggiante che tanto piaceva ai signori del tempo.

Chef Simone Finetti

Tre grandi chef per una festa unica

Lo chef Simone Finetti di Villa Albertina ad Argenta (Ferrara) porta in scena il 5 ottobre un tributo diretto a Messisbugo, il celebre scalco di Ippolito d’Este, le cui ricette rappresentano il primo grande trattato di cucina rinascimentale italiana.
La sua “Opera” del 1549 non era solo un ricettario, ma un vero manuale di civiltà conviviale, dove ogni piatto raccontava una filosofia dell’abitare e del condividere.
Insalata di lumache, garum di sgombri, crema di sedano rapa alla vaniglia, salsa di valeriana riportano alla luce sapori che i palati moderni hanno dimenticato, ma che rappresentavano la sofisticazione culinaria dell’epoca.
Pasticcio di maccheroni. Ragout bianco di Germano e Animelle, besciamella ai tartufi di pineta evoca quella complessità di preparazione che faceva della cucina rinascimentale un’arte del tempo lungo. Riso e brodetto di Anguilla, mantecato al burro di pino marittimo e salsa d’erbe amare di pineta celebra invece il matrimonio perfetto tra la tradizione risicola padana e la regina indiscussa delle valli comacchiesi.
Ma è il dessert – Passeggiata in golena – a rivelare la poetica dell’evento: Semifreddo al foie gras d’anguilla, visciole, more selvatiche e fiori di sambuco che trasforma il paesaggio in sapore, mentre il Terriccio di cioccolato bianco, frutta secca e pepe rosa racconta tattilmente l’esperienza del camminare lungo gli argini.

Chef Giacomo Devoto

Giacomo Devoto, chef stellato, anima della Locanda de Banchieri a Fosdinovo (MS), è una figura carismatica e visionaria, dedita alla celebrazione della cucina delle Terre di Luni, originario della Val di Magra chiude il trittico il 10 ottobre con un approccio che guarda al futuro senza tradire il passato.
Porterà in tavola Seppia Farcita al Cappun Magro, Risotto all’estratto di Zuppa di Mare, Coniglio Farcito di Salsiccia e Castagne che riporta alla tradizione della selvaggina di corte, reinterpretata con sensibilità contemporanea e, dulcis in fundo, Salviamisù.

I costumi di un maestro e una location unica

I banchetti godranno dell’accompagnamento di musica rinascimentale. Un capitolo a parte meritano i costumi dei figuranti che animeranno le serate, ispirati ai disegni preparatori che l’artista Remo Brindisi realizzò per raccontare l’evento storico della Regata delle donne comacchiesi.
Il grande pittore di adozione comacchiese aveva saputo catturare l’essenza del Rinascimento liberandola dalla polvere dei musei, e le sarte locali hanno raccolto questa eredità con spirito innovativo.
La Manifattura dei Marinati si impone per cultura e identità. Qui, dove ancora si trasforma  l’anguilla in oro gastronomico attraverso l’antica arte della marinatura, come in un processo alchemico di antica tradizione.
Gli spazi scanditi dal ritmo degli archi, le sale che profumano ancora di sale e di tempo, diventano il teatro ideale per una narrazione culinaria che affonda le radici nel tempo.

Castello di San Michele, Ferrara

Focus: Ferrara, la città ideale da scoprire in bicicletta

Ferrara è una delle gemme più sorprendenti d’Italia: elegante, vivibile e ricca di storia.
Dichiarata Patrimonio Unesco, la città degli Este è considerata il primo esempio di “città moderna” del Rinascimento, con il suo centro storico armonioso, i palazzi sontuosi e le mura ancora perfettamente conservate.
Un viaggio a Ferrara è un’esperienza lenta, da gustare passo dopo passo o, meglio ancora, in sella a una bici – il mezzo preferito dai ferraresi. Tra le tappe imperdibili ci sono il Castello Estense, con i suoi ponti levatoi e le prigioni sotterranee, il Duomo di San Giorgio e il magnifico Palazzo dei Diamanti, oggi sede di grandi mostre internazionali.
Ma Ferrara conquista anche a tavola: i celebri cappellacci di zucca, il pasticcio ferrarese e i dolci tipici come la tenerina raccontano un legame autentico con la tradizione.
Che sia per un weekend o una tappa on the road tra Emilia e Veneto, Ferrara sa incantare chi cerca arte, gusto e autenticità in un’unica destinazione.

Delta del Po

Focus: delta del Po, l’oasi segreta tra acqua e cielo

Il Delta del Po è uno dei paesaggi più straordinari e sorprendenti d’Italia: una terra sospesa tra acqua e cielo, dichiarata Patrimonio Unesco per il suo valore naturalistico unico. Qui, dove il “grande fiume” incontra l’Adriatico, il tempo sembra rallentare e la natura torna a essere protagonista assoluta.
Un viaggio nel Delta del Po significa esplorare valli salmastre, canneti, lagune e isole fluviali, habitat di oltre 370 specie di uccelli, tra cui fenicotteri rosa, aironi e cavalieri d’Italia. Le escursioni in barca o in bicicletta lungo gli argini regalano scorci indimenticabili, tra silenzi profondi e tramonti che incendiano l’orizzonte.
Oltre alla natura, il Delta custodisce borghi suggestivi e tradizioni autentiche: da Comacchio, la “piccola Venezia” con i suoi canali e ponti seicenteschi, ai sapori locali come l’anguilla marinata o il risotto di valle.
Che sia per un weekend di relax o per un viaggio slow a contatto con la natura, il Delta del Po è una destinazione capace di sorprendere chiunque, un’oasi nascosta dove scoprire l’Italia più selvaggia e poetica.

 

Nel cuore della Toscana nasce il Cammino di Dante Senese

Nel cuore della Toscana nasce il Cammino di Dante Senese

Il percorso di 50 chilometri lungo la Francigena senese, tra San Gimignano, Colle Val d’Elsa, Monteriggioni e Siena, è accompagnato da recitazioni di versi. Anticipa il Festival Dantesco Fiorentino che si terrà a Firenze l’ultimo weekend di settembre e il primo di ottobre.


Le 4 tappe lungo la via Francigena

Un percorso sulle orme del Sommo Poeta in 4 tappe lungo la Via Francigena, che unisce paesaggio, storia e la lettura di terzine della Divina Commedia.
È il Cammino di Dante Senese che è stato inaugurato a fine agosto: un’anteprima del Festival Dantesco Fiorentino 2025, che si terrà il 26, 27 e 28 settembre e il 3, 4 e 5 ottobre a Firenze.
Inside Factory ha lanciato l’itinerario con un viaggio inaugurale che si è tenuto dal 28 al 31 agosto a cui hanno partecipato una ventina di persone.
È un’iniziativa che unisce cultura, territorio, attività di cammino e spirito di comunità: un viaggio a piedi nei luoghi che ricordano il Sommo Poeta accompagnato dalla declamazione dei suoi versi, 50 chilometri che attraversano il cuore della Toscana, tra San Gimignano, Colle Val d’Elsa, Monteriggioni e Siena, terre ricche di storia, arte e poesia. 

Francigena in Toscana

Il debutto a fine agosto

È possibile percorrere una sola tappa o tutto il percorso, da soli o in gruppo, ogni viandante può fornirsi del Credenziale del Cammino di Dante Senese, il “passaporto” che viene timbrato a ogni sosta e custodisce la memoria del viaggio tra le parole di Dante e le terre toscane.
“Non è un trekking, è un cammino, un viaggio. E infatti è stata un’esperienza sorprendente” commenta Simone Terreni, promotore del Cammino di Dante Senese e del Festival Dantesco Fiorentino.
“L’idea era di unire la fatica fisica del percorso, la scoperta culturale dei borghi citati da Dante e la convivialità. Abbiamo attraversato luoghi citati nella Divina Commedia: San Gimignano, Monteriggioni, Colle Val d’Elsa con Sapia, Siena con Pia de’ Tolomei. È stato emozionante, perché erano i luoghi reali del suo vissuto. Ogni sera poi c’è stato spazio anche per una cena in compagnia e la declamazione delle terzine di Dante. Stiamo già organizzando nuove tappe. È stato un modo bellissimo di avvicinare le persone a Dante, con il corpo e con lo spirito”.
 Il Cammino è una delle iniziative che preparano al Festival Dantesco Fiorentino, che quest’anno ha come titolo “SeTuSeguiTuaStella” ed è dedicato al legame tra Dante, i giovani e il futuro.
Per chi volesse partecipare, è in programma un nuovo Cammino lungo le stesse tappe della via Francigena, con partenza il 16 ottobre.
 Tutte le info qui www.ilcamminodidantesenese.it

San Gimignano

Le 4 tappe

Il Cammino di Dante Senese si snoda in quattro tappe che attraversano terre cariche di storia, arte e poesia. Luoghi che hanno ispirato visioni e racconti, e che oggi si offrono come spazi di riflessione e meraviglia, sulle orme di Dante.

Da San Gimignano a Colle Val d’Elsa, 15 km.
Il Cammino di Dante Senese non poteva che partire da San Gimignano perché il sommo poeta venne inviato come ambasciatore per la Firenze Guelfa.
L’itinerario prende avvio dall’evento storico che vide protagonista Dante Alighieri: il 7 maggio 1300 il Poeta giunse a San Gimignano in veste di ambasciatore per partecipare a un’importante assemblea politica nel Palazzo Comunale. La prima tappa ci conduce proprio nel cuore di San Gimignano, nella suggestiva Piazza del Duomo, dove si erge il Palazzo Comunale.
Al suo interno si trova la celebre Sala di Dante, affrescata da Azzo di Masetto, che con le sue vivide rappresentazioni di tornei cavallereschi e battute di caccia trasporta il visitatore in un’atmosfera medievale. Fu in questa sala che Dante tenne il suo celebre discorso a favore della Lega guelfa dei comuni toscani.
Oggi, accanto al ricordo di quell’evento, è possibile ammirare anche la splendida Maestà dipinta da Lippo Memmi, risalente a pochi anni dopo il passaggio del Sommo Poeta.

Monteriggioni di notte

Da Colle Val d’Elsa a Monteriggioni, 18 km.
Colle Val d’Elsa è una pittoresca cittadina toscana situata tra Siena e San Gimignano, adagiata su un colle che domina la valle del fiume Elsa.
Il suo centro storico, detto “Colle Alta”, conserva un impianto medievale intatto, con mura, torri e palazzi storici. Nota come la “Boemia d’Italia”, è famosa per la produzione artigianale del cristallo, eccellenza locale dal XIX secolo.
Vi si respira un’atmosfera autentica, tra botteghe, scorci panoramici e testimonianze dantesche. È anche la città natale del grande Architetto Arnolfo di Cambio: colui che ha dato vita alle più belle chiese di Firenze, ha creato le famose mura arnolfiane, oltre ad essere l’architetto del palazzo dei Priori, divenuto poi palazzo Vecchio, oggi sede del comune.
Dante vide mettere la prima pietra il 22 febbraio 1299, prima di essere cacciato dalla città. A tutti i fiorentini che incontrava, domandava, come era il palazzo dei Priori, che non vide mai finito.
Non potevano mancare i riferimenti di questo ridente paesino, tanto che la troviamo citata per ben due volte nella seconda cantica. Sapia Salvani nel XIII canto del Purgatorio commenta di aver goduto della sconfitta dei propri cittadini senesi comandati dal nipote Provenzan Salvani (che abbiamo trovato nella cornice dei superbi) con il quale aveva una visione politica differente. Questo verso ricorda la famosa battaglia di Colle Val d’Elsa del 17 giugno 1269, dove i fiorentini vinsero contro i senesi e si vendicarono della precedente sconfitta del 4 settembre 1260 a Montaperti.

Siena

Da Monteriggioni a Siena, 21 km.
Monteriggioni è un incredibile borgo fortificato, famoso per la sua cinta muraria con 14 torri. Costruita tra il 1213 e il 1219, sorge su una collina che domina la via Cassia, e ancora oggi ogni pellegrino o Viandante che vi arrivi, gode di un paesaggio suggestivo e un’atmosfera medievale.
 Ogni anno, a luglio, si tiene la “Festa Medievale”, una rievocazione storica che anima le strade del borgo con artigiani, cavalieri e spettacoli. (mettere foto monteriggioni e una foto dei giganti di Gustave Dorè).
Troviamo un chiaro riferimento alle mura di Monteriggioni nel passaggio tra l’ottavo cerchio dei fraudolenti nelle malebolge e il nono dei traditori, quando Dante e Virgilio incontrano i Giganti.
Quest”ultima tappa del cammino ci conduce a Siena. Dopo Firenze è la seconda città con più citazioni dantesche: ben nove.
Siena è una delle città più affascinanti della Toscana, celebre per il suo centro storico medievale perfettamente conservato e riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Sorge su tre colli e si sviluppa in un intreccio di vicoli, palazzi in mattoni e scorci scenografici che conducono alla spettacolare Piazza del Campo, cuore civico e teatrale della città, famosa in tutto il mondo per il Palio, la corsa dei cavalli che infiamma l’anima delle contrade. La Cattedrale di Santa Maria Assunta, con i suoi marmi bianchi e neri e i capolavori di Giovanni Pisano, Donatello e Michelangelo, rappresenta uno dei vertici dell’arte gotica italiana.
Siena è anche città di grande spiritualità, legata alla figura di Santa Caterina, e incarna da secoli un equilibrio unico tra bellezza artistica, identità civica e tradizione popolare.
Il riferimento è a Ercolano di Squarcia de’ Maconi, grande scialacquatore, che soffre il contrappasso nel XIII canto dell’inferno, inseguito e dilaniato da feroci veltri neri. Raccontano le cronache che dopo aver dilapidato tutte le ricchezze di famiglia, trovatosi in un imboscata contro gli aretini a Pieve al Toppo in Val di Chiana, ha preferito lasciarsi morire che tornare a Siena e vivere da povero.

 

 

A Livorno apre la Biennale del mare e dell’acqua

A Livorno apre la Biennale del mare e dell’acqua

Blu Livorno – la Biennale del Mare e dell’Acqua promossa dal Comune di Livorno, mira a trasformare la città in un polo di interesse internazionale nel settore delle scienze del mare e della Blue Economy. Ma la sfida è anche quella di valorizzare il patrimonio della città, a partire dal suo splendido lungomare come palco naturale di incontri e scoperte.

I tour del mare e dell’acqua

Durante la Biennale sarà possibile partecipare a tour guidati dedicati alle bellezze naturali e storiche di Livorno.
Nei prossimi giorni si potranno prenotare dal sito della Biennale escursioni in barca in partenza dal Moletto Nazario Sauro e dal Circolo della Pesca di viale Italia e dirette alle Secche della Meloria: splendida cornice naturalistica e teatro della battaglia navale tra Pisa e Genova nel 1284.
Particolare attenzione è dedicata all’accessibilità: grazie alla collaborazione con Inail sono infatti previsti viaggi in barca anche per persone con disabilità, garantendo a tutti l’opportunità di vivere il mare.
Grazie ad Asa Spa, Gestore del Servizio Idrico, sarà possibile raggiungere due “monumenti dell’Acqua”: le Sorgenti Leopoldine a Colognole e la Gran Conserva del Cisternone di Città, riaperto appositamente per l’evento. I tour saranno gratuiti su prenotazione obbligatoria dal sito. Inoltre, sarà possibile accedere liberamente alle ex Terme del Corallo, con il Salone della Mescita recentemente riportato al suo antico splendore Liberty e aperto durante la manifestazione.
Tra le iniziative in programma non potevano mancare i tradizionali tour in battello dei Fossi Medicei e del Pentagono del Buontalenti con imbarco dagli scali Novi Lena.


Le passeggiate culturali e l’apertura dell’Accademia navale

Previste anche passeggiate a piedi, partendo dalla Baracchina Bianca e dal monumento dei Quattro Mori, fino ad arrivare alla sede della Biennale. Durante le escursioni, focus sul legame tra Livorno e il mare e sui parchi pubblici livornesi, con particolare attenzione a quello di Villa Mimbelli, inserito nel perimetro della Biennale. Gli itinerari a piedi saranno accompagnati da approfondimenti sui grandi artisti livornesi come Amedeo Modigliani e Giovanni Fattori. Porta sud della Biennale, l’area di San Iacopo in Acquaviva accoglie l’omonima chiesa la cui cripta sarà visitabile durante l’evento.
Fondata nel 1881, l’Accademia Navale di Livorno è una delle istituzioni più prestigiose d’Italia e il centro di formazione degli ufficiali della Marina Militare Italiana. In occasione della Biennale è stata prevista l’apertura al pubblico il 14 mattina e pomeriggio e il 17 mattina. Si tratta di un’occasione unica per varcare la soglia di questo luogo normalmente riservato.

La mostra di Hugo Pratt e la Livorno delle nazioni

In attesa della riapertura, a settembre, del Museo Giovanni Fattori, in occasione del bicentenario della nascita dell’artista, sarà possibile visitare i Granai di Villa Mimbelli con il Museo Mediceo recentemente inaugurato. Sempre in questa location, sarà ospitata una selezione di opere dedicata a Corto Maltese: uno spin-off artistico della mostra monografica di Hugo Pratt aperta a Siena
La Biennale guarda anche al recupero della memoria storica e dell’identità della “Livorno delle Nazioni” proponendosi di valorizzare la città come simbolo di integrazione tra i popoli. Questo tema sarà celebrato attraverso convegni e incontri al Teatro della Terrazza. La mattina del 17 maggio, le guide turistiche di Livorno racconteranno la storia della città come esempio di multietnicità: un momento importante per approfondire il ruolo storico e sociale di Livorno nel contesto mediterraneo e internazionale.


L’intrattenimento teatrale

Tra gli appuntamenti più attesi figura il ritorno del Festival Antani. Comicità e satira come se fosse prodotto da Fondazione Livorno. Dal 16 al 18 maggio, il festival animerà il Teatro allestito alla Terrazza Mascagni e gli spazi dell’Acquario. Il programma dettagliato del Festival sarà svelato nei prossimi giorni.
Tra gli altri eventi, quello che vedrà protagonista il noto paroliere e produttore Mogol, ospite all’Accademia Navale il 14 maggio. Sempre il 14 maggio, alle ore 21.00, alla Terrazza Mascagni l’happening con Giuseppe Cederna, attore e scrittore, protagonista del monologo “Le Lacrime degli Eroi”, tratto dall’Odissea di Omero.
Tra i monologhi in programma agli Hangar Creativi, in via Carlo Mayer, quello di Fabio Vannozzi, che presenterà “Io… il Vecchio e il Mare” il 15 maggio alle ore 21.00, e quello di Fabrizio Brandi, con lo spettacolo “Chi Siamo Noi”, scritto a quattro mani con Gabriele Benucci e previsto per il 16 maggio alle 21.00.


Il grande evento di chiusura. La via francigena del mare

La Biennale si concluderà con un evento di grande rilevanza storico-culturale: l’apertura della prima Via Francigena del Mare in Italia.
L’iniziativa scaturisce da un’indagine archeologica condotta in città che ha attestato l’arrivo a Livorno di pellegrini attraverso il Cammino delle Acque: un itinerario che collegava le risorse d’acqua dolce alle rotte marittime.
Lo stesso Granduca Cosimo III de’ Medici partì per Santiago de Compostela seguendo un percorso della Via Francigena navigando lungo la costa.
I documenti relativi a questo viaggio saranno presentati nella mattina del 17 maggio all’Accademia Navale per cui è attesa la presenza del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. L’iniziativa mira a valorizzare le radici storiche dei cammini spirituali e culturali, rafforzando il legame tra Livorno, la Toscana e l’intera Europa.
Nel pomeriggio del 17 maggio, all’arrivo al moletto di San Jacopo in Acquaviva, grazie al supporto degli allievi dell’Accademia Navale i primi pellegrini arrivati a cavallo, in bicicletta o a piedi, si imbarcheranno verso Barcellona su un veliero ancorato a largo della città. A loro si unirà un gruppo appartenente all’Associazione LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) costituito da persone sottoposte ad un periodo di cure mediche per patologie tumorali. La partenza del Veliero vedrà l’appoggio di altre imbarcazioni e il supporto della Lega Navale. Il veliero che partirà verso la Spagna sarà aperto a tutti durante i quattro i giorni dell’evento, sia di mattina che di sera. Le visite saranno organizzate e gestite dai Cantieri Benetti e Lusben, partner ufficiali dell’iniziativa. Per visitarlo, prenotazioni dal sito della Biennale. Sarà anche possibile salire a bordo della nave Nato “Leonardo”, messa a disposizione dall’Accademia Navale di Livorno: un’imbarcazione dedicata alla ricerca oceanografica, simbolo dell’impegno internazionale nella tutela e nello studio degli oceani.

Cacciucco, piatto simbolo. Image by akiragiulia from Pixabay

La sostenibilità a tavola

La sezione food avrà come riferimento il Villaggio della Biennale alla Terrazza Mascagni. Ma il tema del cibo rappresenta un elemento centrale della manifestazione, con un focus sulla promozione di un’alimentazione sostenibile e consapevole, in linea con i principi di Slow Food.
Numerosi ristoranti e locali della zona del lungomare, da Porta a Mare – che organizzerà eventi sul cibo moderno sostenibile – alla Baracchina Bianca, parteciperanno all’iniziativa.
Questi locali sono stati invitati ad aderire a un Decalogo dell’acqua e del cibo che promuove pratiche rispettose dell’ambiente e della salute. In particolare, si consiglia di evitare l’uso di acqua in bottiglia di plastica, in coerenza con l’impegno della Biennale di essere un evento libero da plastiche e imballaggi monouso.
Inoltre, verranno promossi prodotti tipici livornesi preparati secondo i principi della sostenibilità: alimenti di stagione, a chilometro zero e provenienti da filiere locali. L’obiettivo è valorizzare la tradizione culinaria della città attraverso pratiche rispettose dell’ambiente e della biodiversità locale.
Le eccellenze enogastronomiche all’epoca della Livorno Liberty saranno il tema dell’iniziativa “La Belle Époque del gusto” all’Hotel Palazzo.

 

Ad Amalfi il 70° Palio delle Antiche Repubbliche Marinare d’Italia

Ad Amalfi il 70° Palio delle Antiche Repubbliche Marinare d’Italia

Cresce l’attesa ad Amalfi per la 70ª edizione della Regata delle Antiche Repubbliche Marinare, in programma domenica 18 maggio.
Un appuntamento annuale organizzato a turno da Amalfi, Genova, Pisa e Venezia per rievocare i fasti e le vicende storiche più significative vissute nel Medioevo.
La Regata, oltre ad offrire un tuffo nel glorioso passato delle quattro regine dei mari, è anche uno straordinario evento sportivo.
La manifestazione, articolata su più giorni, culminerà infatti con la competizione tra i quattro galeoni su cui da oltre un decennio siedono campioni e giovani promesse del canottaggio italiano che in questi giorni stanno intensificando i propri allenamenti per perfezionare i sincronismi e dosare forza e resistenza.


Amalfi, la più piccola delle Repubbliche Marinare

Per Amalfi, quello della Regata, è da sempre un evento speciale.
Per questo la più piccola e intrepida delle Repubbliche Marinare sta preparando al meglio il programma celebrativo che anche in questa occasione prevede manifestazioni culturali ed eventi musicali.
Si parte giovedì 15 maggio con una mostra dedicata ai manifesti celebrativi delle 70 edizioni dell’evento: una vera e propria collezione che per la prima volta in assoluto ricostruirà, attraverso le arti visive, la storia del Palio remiero.
E poi, convegni culturali, con la presenza di studiosi delle quattro città, intorno al ruolo delle Repubbliche Marinare.
Il programma si completa sabato 17 maggio con il palio femminile dei galeoni e con la presentazione degli equipaggi nella vicina piazzetta di Atrani, da cui a seguire si snoderà il corteo storico delle repubbliche che muoverà verso Amalfi.
Domenica 18 maggio il gran finale con la gara in mare aperto dei quattro galeoni che si daranno battaglia a colpi di vogata.


Il rendez-vous con la storia

Il vessillo frustato dal vento, la spuma del mare che sale impetuosa e i colori dei quattro galeoni che quasi scompaiono tra le onde.
E’ l’immagine della forza. E’ l’immagine dei 32 vogatori che spingono a colpi di remo le quattro imbarcazioni nel mare increspato di Amalfi.
Un’immagine che rimanda ai fasti del Medioevo quando le galee delle Antiche Repubbliche Marinare solcavano il Mediterraneo sulla rotta verso nord Africa e Medio Oriente, dove istituirono fondachi e colonie intrattenendo proficui rapporti commerciali e diplomatici.
Fotogrammi di un evento entusiasmante che si ripeterà domenica 18 maggio quando prenderà il via il Palio Remiero sul tratto di mare compreso tra Capo di Vettica e Marina Grande.


Duemila metri di emozioni

Un percorso di duemila metri lungo i quali i quattro equipaggi si daranno battaglia per conquistare la vittoria finale. Ma l’evento non è solo la gara tra le quattro imbarcazioni, tanto attesa da appassionati e da sportivi.
La Regata delle Repubbliche Marinare è soprattutto un tuffo nella storia attraverso la quale rivivono i fasti di un tempo.
Teatro della rievocazione storica sarà il vivace centro storico della città che sarà presto imbandierata con i vessilli delle quattro Repubbliche che legano ancora oggi il passato con il presente.
La Regata è un evento che, anno dopo anno, si trasforma in spettacolo, coreografia e colore, per celebrare nei luoghi che furono teatro delle glorie delle Repubbliche Marinare non solo l’intrepida sfida remiera, ma anche il fasto e la solennità del loro passato.
La rievocazione storica col suo corteo di figuranti è uno spettacolo che rimanda a quell’accanita lotta per l’egemonia dei traffici e della marineria, a quelle istituzioni di fondachi in Oriente, a quei trionfi che accoglievano un console o un navarca particolarmente intrepido nella sua missione.


Un evento coinvolgente per tutta la Costiera

Ma, la Regata non è soltanto un evento della città di Amalfi.
Tutta la Costiera si sente coinvolta in questo appuntamento a cominciare dalla vicina Atrani, da cui, dopo l’abbraccio della folla ai quattro equipaggi – la presentazione è in programma alla vigilia del Palio Remiero – si snoderà il corteo storico con quasi 300 figuranti in abiti d’epoca.
Sarà rievocata la storia con i suoi personaggi che contraddistinsero la gloriosa epoca delle Repubbliche Marinare: Amalfi con il matrimonio del potere celebrato nel 976 Sergio, il giovane primogenito del duca Giovanni I e della duchessa Regale, prende in moglie la longobarda Maria, figlia del principe di Capua e di Benevento; Pisa con l’eroina Kinzica dei Sismondi che salvò la città dagli arabi; Genova con Guglielmo Embriaco detto “Testa di Maglio” e le sue gesta; Venezia con Caterina Cornaro Regina di Cipro portata in trionfo dai mori.

 

Los Realejos, Tenerife: dove vedere i fuochi d’artificio più spettacolari d’Europa

Los Realejos, Tenerife: dove vedere i fuochi d’artificio più spettacolari d’Europa

La Festa Las Cruces y Fuegos de Mayo (Croci e Fuochi di Maggio) punta a diventare d’interesse turistico internazionale. Tenerife è l’isola spagnola più visitata dagli italiani.

Due strade nemiche e una tradizione centenaria

In Spagna si può assistere a uno dei più grandi e maestosi spettacoli pirotecnici d’Europa, la cui storia è altrettanto affascinante.
Tutto iniziò per una rivalità tra due strade dello stesso comune, Los Realejos, a Tenerife, una delle isole Canarie: Calle El Sol e Calle El Medio.
Una rivalità, si narra, che coinvolgeva anche due diverse classi sociali: i benestanti proprietari dei terreni di Calle El Medio, nota anche come Calle de los Marqueses, e i mediatori e i piccoli agricoltori di Calle El Sol. Sarebbe nato così il “pique”, “il rancore”, che risale al 1770, e che in un certo senso rivive ancora oggi, anche se questi forti contrasti economici sono da tempo scomparsi.

In pratica consisteva in una messa in scena della rivalità: in ogni strada, al passaggio della Croce in processione, si accendeva un falò, si produceva fumo colorato e si faceva molto rumore.
Vinceva la gara la via con i falò più grandi, le colonne di fumo più imponenti e che produceva il maggior baccano.


Los Realejos, il villaggio delle croci

Tuttavia, con l’arrivo dei veri e propri fuochi d’artificio in questi festeggiamenti, si sperimentarono animate battaglie campali con petardi e mortaretti che volavano orizzontalmente nel cielo cercando di colpire la strada nemica.
Oggi quell’antica rivalità si è trasformata in un motivo di festa che rende Los Realejos, ogni 2 e 3 maggio, uno dei villaggi più decorati e belli della Spagna.
Non è cambiata pero l’essenza che ha sempre caratterizzato queste celebrazioni e cioè la venerazione della Croce. 

Più di trecento croci sono sparse per tutta la città, ma ci sono due luoghi in cui questa festa viene vissuta con maggiore enfasi: La Cruz Santa e le vie Sol e Medio. In entrambe queste aree ci sono centinaia di croci sulle strade, sulle facciate, alle finestre e all’interno delle case, nei cortili e nelle cappelle, decorate con i fiori più ricercati, le candele e le luci più sfavillanti che abbelliscono gli altari. Una tradizione che si rafforza ogni anno, con le nuove generazioni che ereditano l’usanza; una celebrazione riconosciuta come un Festival di interesse turistico nazionale dal 2015 e che aspira ora a diventare anche di interesse internazionale.


Fra fiori e fuochi

In particolare, le cappelle sono dei piccoli edifici al cui interno c’è un altare in muratura a gradini, talvolta in legno, alla cui sommità è posta la croce, che può essere anche policroma.
Quando arriva la festa gli abitanti danno il meglio di sé selezionando i fiori e le decorazioni più ricercate da utilizzare, così come l’illuminazione e i tessuti ornamentali, sfoggiando capacità artistiche e artigianali basate in parte sulla tradizione e l’eredità lasciata dai loro antenati, in parte naturalmente sul gusto personale e sulle proprie abilità che rendono così speciali gli abitanti di Los Realejos.
È un mix spettacolare di tradizione e festeggiamenti: accanto all’esposizione delle croci decorate con fiori c’è infatti la parte spettacolare dei fuochi d’artificio in onore della Santa Croce, tanto che la festa si chiama al giorno d’oggi appunto “Las Cruces y Fuegos de Mayo”. 

Questo grande spettacolo, unico in Europa, mantiene abitanti e turisti che vengono per l’occasione con il fiato sospeso per quasi tre ore con un continuo sparo di fuochi che esplodono in cielo creando colorati giochi di luci e suoni e illuminano buona parte del Nord dell’isola.
La notte di festa si conclude con il ritorno della Santa Croce alla chiesa parrocchiale dell’Apostolo Santiago, situata al confine tra i due centri di Los Realejos.
In alto i calici al festival di Sanremo

In alto i calici al festival di Sanremo

Uno, due e tre… Su il sipario. Inutile negarlo anche quelli che snobbisticamente lo negano anche a se stessi tutti in questi giorni saranno sintonizzati sul teatro Ariston di Sanremo dove va in scena da 74 anni il festival della canzone italiana.
Cinque giorni intensi in cui tutto il mondo ruota intorno al capoluogo della Riviera dei Fiori.
Uno spaccato d’Italia che si rappresenta e si specchia nei suoi vizi e virtù anche la storia delle “canzonette” che attraversano i decenni con linguaggi che si modificano ma che mantengono immutati o quasi i capisaldi del bel canto all’italiana.
L’amore con i suoi sospiri, le sue gioie e le sue sofferenze domina nei testi ma anche un simbolo italico è molto presente: il vino.


Sanremo 2025 nei testi tanto cibo e un po’ di vino

Una presenza quella del mondo enogastronomico anche fra le sette note delle canzonette festivaliere che rappresenta simbologie diverse, ma che ha come comune denominatore essere portatore sano di gioia.
Cibo, vino e altre prelibatezze quest’anno dominano nei testi rovesciando il trend dello scorso anno dove ne cibo ne vino erano nei testi sanremesi. La cucina e i suoi manicaretti sono entrati nell’immaginario del festival 2025, andiamo a vedere i dettagli.
È Brunori Sas, con la sua poetica lieve e al tempo stesso profonda, spesso legata al tema della natura, il cantante che evoca in maniera più diretta il binomio food & wine: “Ho imparato sin da bambino la differenza fra il sangue e il vino, e che una vita si può spezzare per un pezzetto di carne o di pane”, si ascolta nel suo brano L’albero delle noci.
Ma si riferiscono al cibo anche i Coma_Cose, che, in Cuoricini, scrivono: “Se mi trascuri impazzisco, come maionese. Porta un chilo di gelato, e poi nel dubbio porta un fiore”.
Più amaro Fedez, che, in Battito, canta “facciamo un po’ ciascuno, basta un po’ di zucchero e va giù pure il cianuro”.
Poi c’è Rocco Hunt che, da napoletano doc, non poteva non citare la bevanda-simbolo della sua città “e ora non mi ricordo più, com’è l’odore del caffè”, come fa anche il cantautore Simone Cristicchi “preparerò da mangiare per cena, io che so fare il caffè a malapena”.
Ma ci sono anche le citazioni di Gaiaamo il cibo di strada, Irama appuntamenti nascosti in ristoranti costosi, Olly e metto ancora un piatto in più quando apparecchio a cena, The Kolorsmi sento come l’ultima bottiglia che ho nel frigo e Tony Effeio so che morderai la mela“.

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Festival: tutti i brani enoici nella storia 

Se si riavvolge invece il nastro della memoria a ritroso e si torna indietro nei festival del passato davvero tanti e significativi i brani in cui il vino è presente.
Di vino parlavano i trionfatori del 2022 Mahmood e Blanco che in una strofa di “Brividi” recitano così “Tu, che mi svegli il mattino/Tu, che sporchi il letto di vino/Tu, che mi mordi la pelle”.
Nel 2019 è invece il cantautore livornese Enrico Nigiotti che nella sua struggente “Nonno Hollywood” ricorda “Quanto è bella la campagna e quanto è bello bere vino/Quante donne abbiam guardato abbassando il finestrino” ma anche (di nuovo) il vincitore Mahmood nella sua trionfante “Soldi” cantava del nobile frizzante francese nel passo “beve champagne sotto Ramadan”.
Nel 2012 una giovane Emma fresca vincitrice del talent Amici sul palco dell’Ariston si presentò con “Non è l’inferno” e quel testo che raccontava “Ho pensato a questo invito non per compassione/Ma per guardarla in faccia e farle assaporare/Un po’ di vino e un poco di mangiare”.
Con un salto indietro indietro di trent’anni di astemia eccoci al 1982 dove uno dei grandi evergreen non solo di Sanremo ma della storia della musica italiana celebra il vino come simbolo di “Felicità” titolo questo dell’immortale brano cantato da Albano e Romina Power che recita “Felicità/è un bicchiere di vino con un panino/la felicità è lasciarti un biglietto dentro al cassetto/la felicità”.
L’anno precedente una spumeggiante Loretta Goggi consegna ai posteri un altro sublime brano della musica italiana che si classifica al secondo posto ma conquista il cuore di tutti con “Voglia di stringersi e poi/Vino bianco, fiori e vecchie canzoni” strofa contenuta nella sua “Maledetta Primavera”.
Facciamo infine un altro salto indietro di dieci anni ed arriviamo al 1971 quando un giovane ma non imberbe Lucio Dalla – che nel festival di Sanremo dello scorso anno è stato commemorato in occasione degli 80 anni dalla sua nascita – sorprese il pubblico con l’immortale capolavoro “4/3/1943” che fra censure e cambi di testo non ha modificato mai il ritornello: “E ancora adesso che gioco a carte/E bevo vino/Per la gente (le puttane) del porto mi chiamo Gesù Bambino”.

Albano e Romina Power

Brani indimenticabili nella storia della musica

Ma ce ne sono tantissime di canzoni di grande successo e che non sono passate per il Festival di Sanremo, eppure hanno lasciato il segno nella musica e hanno comunque celebrato il vino.
Potremmo fare un passo tra i brani di Guccini e De Andrè, Battisti e Capossela ad esempio, oppure citare “Il primo bicchiere di vino” di Sergio Endrigo e il ben noto “Lambrusco e pop corn” di Ligabue.
Come non citare “L’eternità” di Fabrizio Moro, artista che in verità in più di qualche canzone osanna il vino: “È eterno il sorriso ingenuo di un bambino/Sono eterne le mie parole in un bicchiere di vino/È eterna la radice di un albero che ha visto la storia”. Oppure Nek con il suo “E da qui”: “E il rumore del mare/un bicchiere di vino insieme a tuo padre/aiutare qualcuno a sentirsi migliore”.
Ma ci sono anche le cantautrici donne a raccontare il vino da Malika Ayane con la sua “Senza fare sul serio” “Chi invecchiando è più acido/Chi come il vino migliora” alla voce graffiante e piena di romanità di Gabriella Ferri.
Si può fare un salto nel tempo tra la “Samarcanda” di Roberto Vecchioni “Brucian le divise dentro il fuoco la sera/Brucia nella gola vino a sazietà/Musica di tamburelli fino all’aurora”; con i “Quattro amici” di Gino Paoli “Si parlava in tutta onestà di individui e solidarietà/tra un bicchier di vino ed un caffè/tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi però”; o parlando alla “Luna” di Gianni Togni “Poi sopra i muri scrivo in latino/evviva le donne, evviva il buon vino.”