Dai terrazzamenti delle Cinque Terre alle colline dell’estremo Ponente, un viaggio alla scoperta dei vini liguri. Piccoli vigneti, vitigni autoctoni, borghi e storie di contadini: la Liguria del vino è un territorio da bere lentamente, La Liguria è una terra stretta.
Da una parte il mare, dall’altra le montagne. In mezzo, quando lo spazio sembra non esserci, qualcuno ha costruito terrazze, muretti a secco e piccoli vigneti. È proprio qui che comincia il viaggio alla scoperta dei vini liguri.
Non nei grandi vigneti a perdita d’occhio, ma in fazzoletti di terra conquistati alla montagna. In vigne spesso difficili da raggiungere, dove la vendemmia si fa ancora a mano e dove ogni grappolo racconta la fatica di un territorio verticale.
La Liguria del vino è così: piccola nelle quantità, ma sorprendentemente grande nella varietà. E per conoscerla davvero bisogna mettersi in viaggio.

Cinque Terre: il vino nasce sul mare
È probabilmente l’immagine più iconica della viticoltura ligure.
Le vigne delle Cinque Terre sembrano arrampicarsi sulle montagne sopra il Mediterraneo. I terrazzamenti sostenuti dai muretti a secco disegnano il paesaggio e sono diventati parte integrante dell’identità di questo tratto di costa.
Qui la viticoltura è una forma di agricoltura eroica.
Gli appezzamenti sono piccoli, spesso difficili da raggiungere e caratterizzati da pendenze importanti. La meccanizzazione è complicata e molte operazioni devono essere svolte manualmente. Il risultato è un paesaggio straordinario, ma anche un patrimonio culturale da proteggere.
Tra i protagonisti c’è il Cinque Terre DOC, vino bianco prodotto principalmente con vitigni tradizionali come Bosco, Albarola e Vermentino. Ha profumi mediterranei, una piacevole freschezza e una personalità che sembra fatta apposta per accompagnare la cucina di mare. E poi c’è lui, il vino che più di ogni altro racconta la storia delle Cinque Terre.

i vigneti eroici
Sciacchetrà: il vino della memoria
Lo Sciacchetrà è il vino passito delle Cinque Terre a cui abbiamo già dedicato un articolo intero. Un vino prezioso, prodotto in quantità limitate e legato a una tradizione antica.
I grappoli destinati alla produzione vengono selezionati e lasciati appassire, concentrando zuccheri e aromi prima della vinificazione.
Il risultato è un vino dolce e complesso, da bere lentamente.
Ma lo Sciacchetrà è interessante soprattutto perché racconta un rapporto antico fra la comunità e la vigna.
Era il vino delle occasioni importanti, quello da conservare e offrire agli ospiti.
Oggi è diventato uno dei simboli enologici delle Cinque Terre. E assaggiarlo direttamente sul territorio, magari guardando il mare dalle terrazze di Manarola, Corniglia o Riomaggiore, è un’esperienza che va ben oltre la degustazione.

la riviera di Ponente
Vermentino: il bianco che profuma di Mediterraneo
Scendendo lungo la costa e spostandosi verso il Ponente si incontra uno dei grandi protagonisti della viticoltura ligure: il Vermentino.
È il vino che forse più facilmente permette di mettere in un bicchiere l’immagine della Liguria. Fresco, profumato, sapido, mediterraneo.
È un bianco che ama il mare e che trova nella cucina ligure compagni naturali: pesce, crostacei, molluschi, pesto, focaccia e verdure.
Il Riviera Ligure di Ponente Vermentino DOC è una delle espressioni più importanti del vitigno nella regione. Ma la sua presenza non si limita al vino.
Il Vermentino racconta anche la vocazione mediterranea della Liguria, una terra dove le montagne arrivano quasi a tuffarsi nell’acqua.

Pigato: il bianco dal carattere ligure
Se il Vermentino è il vino mediterraneo per eccellenza, il Pigato è forse quello che più identifica il Ponente ligure.
Il nome sarebbe legato alle piccole macchie, i “pighe”, che possono comparire sugli acini quando raggiungono la maturazione.
Il Pigato Riviera Ligure di Ponente DOC dà vini bianchi profumati e strutturati, caratterizzati da freschezza e sapidità. È un vino da cucina. Anzi, da grande cucina di territorio.
Funziona con il pesce, naturalmente, ma anche con preparazioni più saporite, con le verdure e con alcuni piatti della tradizione ligure.
Provarlo in un piccolo ristorante dell’entroterra, accompagnato da una cucina casalinga, può essere uno dei modi migliori per capirlo.

Dolceacqua e il Rossese: il rosso che non ti aspetti
La Liguria è associata quasi istintivamente ai vini bianchi. Ed è qui che arriva la sorpresa.
Nel Ponente, intorno a Dolceacqua, nasce uno dei rossi più interessanti della regione: il Rossese di Dolceacqua DOC.
Il vitigno Rossese dà vini eleganti, profumati e generalmente non eccessivamente tannici. È un rosso che sorprende proprio perché non assomiglia all’immagine tradizionale del vino ligure.
La zona di produzione comprende le colline dell’estremo Ponente, vicino al confine francese. Qui le vigne si inseriscono in un paesaggio fatto di montagne, ulivi, borghi medievali e vallate. E Dolceacqua è una tappa praticamente obbligata.
Il borgo, dominato dal castello dei Doria e attraversato dal caratteristico ponte medievale, è uno dei luoghi migliori per trasformare la degustazione in un’esperienza di viaggio.
Rossese e cucina: la Liguria che non ti aspetti
Il Rossese di Dolceacqua è perfetto per accompagnare una cucina ligure meno scontata. Può dialogare con carni bianche, coniglio alla ligure, funghi e piatti dell’entroterra. È un vino che racconta una Liguria diversa da quella delle cartoline marine. Quella delle montagne, degli ulivi e dei piccoli paesi.
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui un itinerario enogastronomico attraverso la regione può diventare un viaggio culturale.

Ormeasco: la montagna nel bicchiere
Ancora più nell’entroterra si incontra un’altra espressione interessante della viticoltura ligure: l’Ormeasco di Pornassio DOC. Il suo territorio è quello dell’Alta Valle Arroscia, nell’entroterra imperiese.
Qui il paesaggio cambia. Il mare si allontana e arrivano montagne, boschi e piccoli borghi.
L’Ormeasco è un vino rosso legato a questo ambiente montano e rappresenta una delle testimonianze più interessanti della diversità vitivinicola ligure. È anche un invito a scoprire una Liguria lontana dalla costa.
Una Liguria fatta di strade tortuose, paesi in pietra, pascoli e antiche vie di collegamento con il Piemonte.

Lumassina e Bianchetta: i vini da cercare
Il viaggio tra i vini liguri non finisce con le denominazioni più conosciute. Ci sono vitigni meno celebri ma profondamente legati alla storia agricola regionale.
La Lumassina, coltivata soprattutto nel Savonese, dà vini freschi e piacevoli, ideali per la cucina locale.
La Bianchetta Genovese è invece un vitigno tradizionale dell’area genovese e delle zone collinari circostanti.
Sono proprio questi vitigni “minori” a rendere interessante un viaggio enologico.
Perché permettono di scoprire una Liguria che non compare necessariamente nelle grandi guide internazionali.
Una viticoltura fatta di muretti a secco
C’è un elemento che accomuna molti dei paesaggi vitivinicoli liguri: il muretto a secco. Non è soltanto una struttura agricola. È parte del paesaggio.
Serve a contenere la terra, creare terrazze coltivabili e permettere alle vigne di sopravvivere su pendii altrimenti impossibili da coltivare.
Nelle Cinque Terre questi muri costruiscono letteralmente la montagna. Per chilometri.
Sono il risultato del lavoro di generazioni di contadini e rappresentano uno dei patrimoni culturali più importanti del territorio.
Guardare una vigna ligure significa quindi guardare anche la storia di chi l’ha costruita.
La vendemmia eroica
In alcune zone della Liguria la vendemmia non è una passeggiata fra filari ordinati e facilmente raggiungibili. È un lavoro duro.
Pendenze, piccoli terrazzamenti, sentieri stretti e trasporto manuale delle uve rendono la raccolta particolarmente impegnativa.
È per questo che si parla spesso di viticoltura eroica. Una definizione che non è soltanto retorica.
In molte aree costiere e montane coltivare la vite significa preservare un paesaggio che altrimenti rischierebbe di essere abbandonato. Il vino diventa quindi anche uno strumento di tutela del territorio.

Il vino incontra il pesto
Parlare di Liguria senza parlare di pesto sarebbe impossibile. E anche il vino può diventare un compagno ideale della più famosa salsa ligure.
Un Vermentino fresco e sapido è probabilmente uno degli abbinamenti più naturali con trofie al pesto, trenette o gnocchi conditi con il celebre basilico genovese. Ma la cucina ligure è molto più ampia.
Ci sono focaccia, farinata, pansotti con salsa di noci, acciughe, torte salate, coniglio alla ligure, pesce e verdure. Ed è proprio seguendo la tavola che si può costruire un itinerario del vino.
Un itinerario fra mare e vigne
Un viaggio enogastronomico in Liguria potrebbe partire da Genova, capitale gastronomica e punto ideale per conoscere la cucina regionale.
Da qui si può scendere verso le Cinque Terre, per scoprire il paesaggio terrazzato e assaggiare Cinque Terre DOC e Sciacchetrà.
Poi si può proseguire verso il Levante e attraversare l’Appennino ligure, prima di dirigersi verso il Ponente.
Arrivati nell’area di Albenga e Imperia, il viaggio può cambiare completamente volto. Qui entrano in scena Pigato e Vermentino.
Infine, dirigendosi verso l’estremo Ponente, si arriva a Dolceacqua, dove il protagonista diventa il Rossese. Da lì si può risalire verso l’entroterra dell’Imperiese per incontrare l’Ormeasco.
È un itinerario che permette di attraversare una Liguria sorprendentemente diversa.
La Liguria da bere lentamente
Forse il modo migliore per capire i vini liguri è proprio quello di non considerarli soltanto come prodotti da degustazione. Sono una mappa.
Il Cinque Terre DOC racconta i terrazzamenti sul mare. Lo Sciacchetrà racconta la memoria. Il Pigato racconta il Ponente. Il Vermentino racconta il Mediterraneo. Il Rossese di Dolceacqua racconta le colline dell’estremo Occidente. L’Ormeasco racconta la montagna.
E tutti insieme raccontano una regione piccola, verticale e sorprendentemente complessa. Una terra nella quale, per produrre vino, spesso bisogna prima costruire la montagna. Ed è forse questa la più bella chiave per scoprirla.
Non bere soltanto la Liguria. Viaggiarla, un bicchiere alla volta.



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