A settembre il Friuli Venezia Giulia diventa una grande tavola a cielo aperto.
Prima Udine con Friuli DOC, poi Gorizia con Gusti di Frontiera: due appuntamenti diversi ma uniti dalla stessa voglia di raccontare un territorio attraverso il cibo, il vino, la cultura e quell’antica vocazione di terra di passaggio dove popoli e tradizioni si incontrano.
Ci sono regioni che si visitano e poi ci sono regioni che si assaggiano. Il Friuli Venezia Giulia appartiene decisamente alla seconda categoria.
A settembre, quando l’estate comincia lentamente a lasciare spazio ai colori dell’autunno, il calendario offre un motivo in più per partire alla scoperta di questa terra di confine.
Un viaggio che può cominciare a Udine, con Friuli DOC dal 10 al 13 settembre, e proseguire poche settimane dopo a Gorizia, dove dal 24 al 27 settembre torna Gusti di Frontiera, la grande festa internazionale che trasforma il centro storico in una sorta di atlante gastronomico del mondo.
Due eventi, due città, due modi di raccontare il Friuli Venezia Giulia, ma soprattutto una buona scusa per organizzare un weekend lungo, o magari un vero e proprio itinerario di settembre, tra osterie, cantine, castelli, borghi, piatti della tradizione e cucine del mondo.

Friuli doc sotto le stelle
Udine, dove il gusto parla friulano
Il primo appuntamento è nel cuore del Friuli. Dal 10 al 13 settembre 2026 Udine ospita la nuova edizione di Friuli DOC, quattro giornate dedicate a vini, prodotti, tradizioni, musica, artigianato e cultura del territorio. Il programma ufficiale mette insieme degustazioni, laboratori, appuntamenti culturali e spettacoli, trasformando il centro storico in un grande percorso del gusto.
Friuli DOC è molto più di una sagra. È l’occasione per entrare in contatto con l’anima più autentica della regione, quella che si trova nelle osterie, nelle cantine e nelle piccole produzioni artigianali.
Qui il rito del taiut, il tradizionale bicchiere di vino bevuto in compagnia, diventa quasi una filosofia di viaggio: ci si siede, si assaggia, si chiacchiera e si scopre un territorio attraverso i suoi sapori e il bello è che, una volta finito il bicchiere, Udine merita di essere esplorata.

Una città da assaggiare e da passeggiare
Udine è una città elegante e raccolta, perfetta da visitare a piedi. Il suo cuore storico conserva il fascino della dominazione veneziana, con piazze armoniose, palazzi signorili, portici e scorci che sembrano appartenere a una città lagunare trasportata nel cuore del Friuli.
Poi c’è il Castello, con la sua posizione dominante sulla città, e ci sono le opere di Giambattista Tiepolo, che hanno lasciato una delle impronte artistiche più importanti nella storia di Udine.
Il consiglio? Non limitarsi alle vie della festa. Arrivare presto, passeggiare, visitare il centro storico, salire al Castello e poi scendere lentamente verso le piazze dove comincia il viaggio gastronomico.
Perché Friuli DOC si apprezza ancora di più quando non è soltanto una destinazione gastronomica, ma diventa parte di una vacanza.

San Daniele, Montasio e Gubana: la grande tavola friulana
A raccontare il Friuli a tavola ci sono prodotti diventati ambasciatori della regione nel mondo. Il Prosciutto di San Daniele, naturalmente, con la sua dolcezza e il suo carattere inconfondibile. Il Montasio, formaggio simbolo della regione, da gustare nelle diverse stagionature e poi la Gubana, dolce tradizionale dalla caratteristica forma a chiocciola e dal ripieno ricco di frutta secca e aromi.
Ma il Friuli gastronomico non finisce qui.
Ci sono i salumi, i formaggi di malga, i prodotti della montagna, le conserve, il miele, le birre artigianali, i distillati e una straordinaria biodiversità agricola e soprattutto ci sono i vini.
Dal Friulano alla Ribolla Gialla, dal Sauvignon al Pinot Bianco, fino ai grandi vini dei Colli Orientali, il vino è una delle chiavi più immediate per capire questa terra.
Il mercato che racconta il Friuli che cambia
Uno degli appuntamenti da cercare durante Friuli DOC è il Mercato Agroalimentare Io Sono Friuli Venezia Giulia, ospitato in via Vittorio Veneto.
Il marchio regionale identifica produzioni agroalimentari legate all’origine friulana e a criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale.
È un’occasione interessante anche per chi vuole andare oltre il prodotto famoso e conoscere il volto più contemporaneo dell’agricoltura regionale.
Tra i produttori presenti nel 2026 figurano realtà dedicate a conserve di montagna, miele, liquori artigianali, vini biologici friulani, FigoMoro da Caneva, prodotti lattiero-caseari, specialità di montagna e molto altro.
Un piccolo viaggio nel viaggio, dove acquistare, assaggiare e soprattutto conoscere le persone che stanno costruendo il futuro gastronomico della regione.
E dopo Friuli DOC? Si continua in osteria
Il gusto non si spegne quando chiudono gli stand. Alcune osterie di Udine e dei dintorni partecipano all’iniziativa Aspettando Friuli DOC in osteria, con piatti della tradizione friulana accompagnati dai vini delle aziende del territorio.
È forse uno dei modi migliori per vivere il Friuli senza fretta. Sedersi in un’osteria, ordinare un piatto della tradizione, chiedere un calice del territorio e lasciare che sia chi vive qui a suggerire cosa assaggiare.
Perché il turismo gastronomico, quello vero, non è soltanto fotografare un piatto. È conoscere la storia che c’è dietro quel piatto.

Gorizia. Foto: Tullio Dainese on Visualhunt
Da Udine a Gorizia: il viaggio continua
Se Friuli DOC racconta soprattutto l’identità del territorio, qualche giorno dopo Gorizia cambia prospettiva.
Dal 24 al 27 settembre 2026 il centro storico ospita la XXI edizione di Gusti di Frontiera, una manifestazione che trasforma la città in un gigantesco viaggio gastronomico internazionale. Qui il concetto di frontiera diventa qualcosa da mangiare.
Gorizia, dove la frontiera si mette a tavola
Gorizia è una città particolare. La sua storia è quella di una terra di confine, attraversata da culture, lingue e popoli diversi e proprio questa sua identità diventa la materia prima di Gusti di Frontiera.
Nel 2026 saranno 17 i Borghi tematici, con circa 300 stand provenienti da cinque continenti e almeno 50 Paesi.
Il risultato è una gigantesca carta geografica da percorrere a piedi.
Dall’Austria al Giappone: un giro del mondo senza prendere l’aereo
Il viaggio comincia naturalmente dal Friuli Venezia Giulia e dall’Italia. Poi si attraversa l’Europa, con Borgo Austria, Borgo Francia, Borgo Europa Centrale, Borgo Slovenia e Penisola Balcanica e Borgo Nord Europa e già qui il concetto di frontiera assume un significato particolare: in pochi passi si passa dai sapori mitteleuropei a quelli balcanici, dalla tradizione austriaca alle specialità francesi e alle cucine dell’Europa settentrionale.
Poi si cambia continente. Arrivano Borgo Latino e Borgo Americhe, con specialità latinoamericane e tex-me e E poi l’Oriente, con sushi, ramen, curry, ravioli al vapore, wok e spezie.
Il viaggio prosegue verso l’Africa, con i profumi del Maghreb e dell’Africa subsahariana, e arriva fino all’Australia. Una specie di giro del mondo gastronomico concentrato nel centro storico di Gorizia.

Street food, mare e prodotti del territorio
Accanto ai grandi Borghi internazionali ci sono poi le sezioni dedicate al Borgo Mare, al Truck Food, al Mercatino di Gusti e al Borgo Associazioni.
Una proposta capace di accontentare praticamente tutti. Chi vuole sedersi e degustare può cercare le specialità regionali. Chi preferisce mangiare camminando può scegliere lo street food. Chi invece vuole portarsi a casa un pezzo di questo viaggio può andare alla ricerca di prodotti tipici e specialità artigianali.
E poi ci sono le associazioni e le Pro Loco, che rappresentano il volto più locale e partecipato della manifestazione.
Gorizia, però, non è soltanto Gusti di Frontiera
Il rischio, davanti a una manifestazione così grande, è dimenticarsi della città. Errore da non commettere.
Gorizia merita almeno una giornata di visita anche lontano dagli stand.
Il Castello, il centro storico, le architetture mitteleuropee e soprattutto la dimensione transfrontaliera fanno della città una destinazione particolare nel panorama italiano e poi c’è la vicina Nova Gorica, dall’altra parte del confine.
Qui il viaggio gastronomico diventa anche viaggio nella storia europea.
Un confine che per decenni ha rappresentato divisione e che oggi può diventare una delle esperienze turistiche più interessanti della zona.
Un settembre, due città, un’unica grande tavola
Il bello di questo settembre friulano è che non obbliga a scegliere. Si può partire da Udine e tornare qualche giorno dopo a Gorizia.
Si può trasformare Friuli DOC nell’inizio di un itinerario più ampio verso San Daniele, i Colli Orientali, Cividale del Friuli e il territorio del Collio.
Oppure arrivare a Gorizia per Gusti di Frontiera e proseguire verso il confine sloveno, scoprendo un territorio dove la cultura italiana, friulana, slovena e mitteleuropea si incontrano continuamente. È un modo diverso di fare turismo.
Non quello della semplice lista delle cose da vedere, ma quello che mette insieme un calice, un piatto, un’opera d’arte, un borgo e una storia.

Veduta aerea di Venzone, Friuli Venezia Giulia
Il Friuli Venezia Giulia si scopre con tutti i sensi
Forse è proprio questa la forza di settembre in Friuli Venezia Giulia. Qui il turismo gastronomico non è un’aggiunta al viaggio. È il viaggio.
Un bicchiere di Friulano può condurre tra i vigneti. Un piatto di frico può raccontare la montagna. Una fetta di San Daniele può portare fino alle colline friulane. Un pezzo di Montasio può raccontare la vita delle malghe e una passeggiata a Gorizia può trasformarsi in una lezione di storia europea.
Dal 10 al 13 settembre Udine invita a scoprire il Friuli attraverso Friuli DOC. Dal 24 al 27 settembre Gorizia apre invece le porte al mondo con Gusti di Frontiera.
Due appuntamenti separati da pochi giorni, ma perfetti per costruire un unico grande itinerario. Perché settembre, in questa parte d’Italia, non è soltanto il mese in cui finisce l’estate. È il mese in cui il Friuli Venezia Giulia torna a mettere in tavola la sua identità e per chi ama viaggiare mangiando, è un invito difficile da rifiutare




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