11 Agosto 2026

420 km dalle trincee al mare: il cammino dove il confine non divide più

Dalle trincee di Caporetto alle vigne del Collio, dal Carso a Trieste: un viaggio a piedi lungo il fronte della Grande Guerra..
Venticinque tappe, 420 chilometri e un confine che oggi non divide più. Ci sono confini che si attraversano con un documento e altri che si attraversano con la memoria.
Sul Walk of Peace, il Cammino della Pace tra Slovenia e Friuli Venezia Giulia, basta invece mettere un piede davanti all’altro.
Per oltre 400 chilometri, dalle Alpi Giulie di Log pod Mangartom fino al mare di Trieste, il percorso attraversa alcuni dei luoghi più spettacolari e drammatici del fronte dell’Isonzo.
È un viaggio fra montagne e vallate, boschi e vigneti, borghi e città, ma soprattutto fra trincee, fortificazioni, sacrari e musei a cielo aperto.
Qui la Prima guerra mondiale non è confinata alle pagine dei libri. È sotto i piedi. È nelle gallerie scavate nella roccia, nei camminamenti nascosti dal bosco, nei resti delle postazioni militari e nei grandi monumenti ai caduti. Ma è anche nelle strade che oggi attraversano liberamente una frontiera un tempo sorvegliata, nei vigneti del Collio, nei ristoranti delle Valli del Natisone e nelle piazze di Gorizia e Nova Gorica.
È questo il paradosso affascinante del Walk of Peace: seguire le tracce di una guerra per arrivare a scoprire la pace.

Ossario italiano a Caporetto. Foto Schirra / Giraldi

Dove nasce il Walk of Peace

Il viaggio comincia in Slovenia, a Log pod Mangartom, nella valle della Soča. In Italia il fiume è conosciuto come Isonzo.
Già il suo doppio nome racconta la natura di questo territorio: una terra di confine dove lingue, culture e identità si sono incontrate, scontrate e mescolate per secoli.
La valle è spettacolare. Le acque color smeraldo della Soča scorrono fra le montagne, mentre sentieri e strade militari conducono verso Bovec e Kobarid.
È difficile immaginare che questo paesaggio oggi associato al trekking, al rafting e al turismo outdoor sia stato uno dei teatri più sanguinosi della Prima guerra mondiale. Eppure le montagne conservano ancora le tracce di quel conflitto.

Il museo della Grande Guerra di Kobarid (Caporetto)

Kobarid. La Caporetto che racconta la storia

Arrivare a Kobarid, la Caporetto italiana, significa entrare nel cuore della memoria del fronte dell’Isonzo.
Il Museo di Kobarid è una delle tappe fondamentali per comprendere la storia della Grande Guerra in questa parte d’Europa. Ma la visita non finisce nelle sale del museo.
Il territorio circostante è un vero archivio a cielo aperto: l’ossario italiano, il ponte di Napoleone, la cascata Kozjak e i sentieri lungo la Soča permettono di unire memoria, natura e paesaggio. Ed è forse questa la caratteristica più sorprendente del Walk of Peace.
Non bisogna scegliere fra storia e natura. Qui le due cose convivono.

Misticismo

Javorca, la chiesa costruita in guerra

Tra le montagne della Slovenia appare un edificio che sembra quasi impossibile trovare in un simile contesto: la Chiesa commemorativa dello Spirito Santo di Javorca. Fu costruita durante la Prima guerra mondiale dai soldati austro-ungarici. Al suo interno la memoria dei caduti supera le appartenenze nazionali.
È un luogo piccolo, raccolto, quasi sospeso nel paesaggio. E rappresenta uno dei primi segnali del messaggio che accompagnerà il viaggiatore per tutto il percorso: la guerra appartiene alla storia, ma la memoria può diventare uno strumento di riconciliazione.

museo all’aperto

Kolorovrat, quando la montagna diventa museo 

Poi arriva uno dei luoghi più spettacolari del percorso: il Kolovrat. Qui non servono grandi edifici per raccontare la guerra. Le trincee sono ancora sulla montagna.
I camminamenti seguono il profilo del terreno. Le postazioni emergono fra la vegetazione. Le gallerie penetrano nella roccia. È un museo senza porte e senza soffitti. Un museo nel quale si cammina.
Dal crinale lo sguardo corre verso la valle dell’Isonzo e sulle montagne che furono attraversate dai soldati durante la ritirata di Caporetto.
È difficile trovare un modo più concreto per capire cosa significhi “camminare nella storia”.


Matajur e valli del Natisone: il volto più autentico del confine

Il percorso continua verso il Monte Matajur, altro luogo legato agli eventi del 1917. Ma superate le montagne, il viaggio cambia progressivamente volto.
Entrano in scena le Valli del Natisone, uno dei territori più affascinanti e meno conosciuti del Friuli Venezia Giulia.
Qui il confine è soprattutto culturale.
Tradizioni friulane e slovene convivono da secoli. I piccoli borghi conservano lingue, riti, architetture e sapori che raccontano una storia molto più antica delle moderne frontiere nazionali.
È il momento ideale per dimenticare per qualche ora la guerra e lasciarsi conquistare dalla cucina.
Frico, gubana, jota, salumi e formaggi sono soltanto alcuni dei protagonisti di una gastronomia che, proprio come il territorio, non ama essere rinchiusa dentro una sola identità.


Cividale del Friuli: una parentesi nella storia

Chi ha tempo dovrebbe concedersi una deviazione verso Cividale del Friuli. Perché il Walk of Peace permette anche questo: passare dalla Grande Guerra all’epoca longobarda nel giro di pochi chilometri.
Il Tempietto Longobardo, il Ponte del Diavolo, il Museo Archeologico Nazionale e il centro storico raccontano una città che appartiene a una storia europea molto più antica delle frontiere contemporanee.
È una tappa che arricchisce il viaggio e ricorda che questo territorio non è nato con la Prima guerra mondiale.
La guerra è soltanto uno dei capitoli.

piazza Transalpina


Gorizia e Nova Gorica: la frontiera che oggi non divide

Poi il cammino arriva al suo punto forse più simbolico. Gorizia e Nova Gorica. Due città che per gran parte del Novecento sono state separate da una frontiera. Oggi quel confine è diventato uno dei simboli della nuova Europa.
Il luogo più emblematico è Piazza della Transalpina, dove la linea che divideva Italia e Jugoslavia è diventata una testimonianza della storia.
Camminando da una parte all’altra si comprende forse meglio di qualsiasi libro quanto sia cambiato questo pezzo d’Europa. Un tempo il confine era una barriera. Oggi è una fotografia.
E il Walk of Peace lo attraversa trasformandolo in una parte del viaggio.


Sabotin, dove la guerra guarda la pace

Sopra Gorizia si trova il Sabotin, una delle montagne più importanti del fronte dell’Isonzo. Le sue trincee e gallerie sono oggi parte del Parco della Pace. Il panorama è spettacolare.
Sotto il monte si apre il territorio di Gorizia, mentre il confine fra Italia e Slovenia diventa quasi invisibile.
È una delle immagini che meglio riassumono il senso dell’intero itinerario: una montagna che fu teatro di guerra trasformata in un luogo dedicato alla pace.


Dalle trincee ai vigneti: il Collio che unisce Italia e Slovenia

Dopo la memoria arriva il vino. Le colline del Collio e del vicino Brda sloveno sono una delle sorprese più piacevoli del viaggio.
Filari, cantine, piccoli borghi e strade panoramiche accompagnano il camminatore verso il cuore di una delle grandi aree vitivinicole del Nord-Est.
Qui il confine politico sembra davvero perdere consistenza.
Da una parte e dall’altra si producono vini, si coltivano le stesse colline e si tramandano tradizioni gastronomiche molto simili. La Ribolla Gialla diventa così quasi un altro filo conduttore del viaggio.
E il Walk of Peace si trasforma, almeno per qualche chilometro, in una strada del vino.


Monte San Michele, il Carso della Grande Guerra

Il paesaggio cambia nuovamente quando si entra nel Carso. Rocce, boschi, doline e vegetazione bassa sostituiscono le montagne alpine.
Ma le tracce della guerra diventano ancora più evidenti. Il Monte San Michele è uno dei luoghi simbolo del fronte dell’Isonzo. Trincee e gallerie raccontano la brutalità della guerra di posizione.
Qui il paesaggio sembra quasi conservare la memoria di ciò che è successo.
Il silenzio dei boschi rende ancora più evidente il contrasto con quello che avvenne in queste stesse montagne oltre cento anni fa

Gorizia e Nova Gorica


Doberdò del Lago, il Carso naturale

Il viaggio attraversa anche la Riserva naturale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa. È una delle tappe ideali per chi ama la natura.
Il paesaggio carsico, le zone umide e la biodiversità offrono un’altra chiave di lettura del territorio. Il Walk of Peace diventa così anche un itinerario naturalistico. E ancora una volta la storia sorprende.
Le stesse montagne che oggi sono habitat di specie animali e vegetali erano un tempo attraversate da trincee e soldati.

Il sacrario di Redipuglia


Redipuglia, il silenzio della memoria

Poi arriva Redipuglia. Il Sacrario militare è uno dei monumenti più imponenti dedicati ai caduti della Prima guerra mondiale.
La grande scalinata bianca domina il paesaggio carsico.
Dopo giorni trascorsi a camminare fra piccoli resti e testimonianze disseminate nella natura, Redipuglia restituisce alla memoria una dimensione monumentale. È una tappa da affrontare senza fretta.
Perché qui il viaggio non racconta più soltanto la storia di un fronte.
Racconta la dimensione umana di una guerra che coinvolse milioni di persone.


Monfalcone, dove la storia diventa lavoro

Il tratto verso Monfalcone permette di cambiare nuovamente prospettiva. La città è legata alla grande storia della cantieristica navale.
Il MuCa racconta il rapporto fra la città, il cantiere e il lavoro industriale. È una tappa importante perché ricorda che i territori attraversati dal Walk of Peace non sono rimasti immobili dopo la guerra. Sono cambiati.
Hanno ricostruito città, industrie, comunità e relazioni.

Monte Ermada e l’ultimo tratto verso Trieste

Prima del mare c’è ancora il Monte Ermada, con le sue fortificazioni e le testimonianze della Grande Guerra. È uno degli ultimi grandi capitoli del percorso.
Poi il paesaggio comincia ad aprirsi. Il Carso lascia progressivamente spazio alla vista dell’Adriatico.
La meta si avvicina.


Trieste, il finale perfetto

Il Walk of Peace termina a Trieste. E forse non avrebbe potuto scegliere un finale migliore.
Trieste è da sempre città di confine, porto, crocevia di popoli e culture.
Qui il viaggio che era iniziato fra le montagne slovene arriva davanti al mare. Il camminatore può fermarsi sul Molo Audace, guardare il golfo e ripensare ai chilometri percorsi.
Dalle Alpi Giulie all’Adriatico. Da Caporetto a Gorizia. Dal Carso a Trieste. Dalle trincee ai vigneti. Dalla guerra alla pace. È difficile immaginare una conclusione più simbolica.

Non solo trekking: il Walk of Peace è un viaggio nella cultura di confne

Il vero punto di forza del Cammino della Pace è proprio la sua capacità di mettere insieme esperienze diverse.
È un itinerario per chi ama camminare, ma anche per chi cerca storia. Per chi fotografa paesaggi, ma anche per chi vuole visitare musei.
Per chi ama i borghi, ma anche per chi parte alla ricerca di sapori.
E soprattutto per chi vuole scoprire un’Europa diversa, quella dei territori di confine dove le identità non si cancellano ma si mescolano.
La Grande Guerra è il filo rosso. Ma non è l’unico.

Cosa mangiare lungo il cammino

Un viaggio come questo merita anche un itinerario gastronomico. Tra Slovenia e Friuli si incontrano preparazioni che raccontano secoli di contaminazioni.
Da assaggiare: jota, frico, gubana, štruklji, formaggi delle valli alpine, salumi friulani, prosciutto del Carso, piatti a base di trota della Soča, vini del Collio e del Brda, Ribolla Gialla, Vitovska, Terrano, prodotti delle osmize carsiche
È una cucina di frontiera nel senso migliore del termine: ricca, contaminata, sorprendente.

Le 10 curiosità

1. Un fiume, due nomi. In Slovenia è la Soča, in Italia l’Isonzo.
2. Un museo senza soffitto. Il Kolovrat conserva trincee e fortificazioni direttamente sul terreno.
3. Caporetto è oggi una meta turistica. La città che dà il nome alla disfatta italiana del 1917 è oggi uno dei centri del turismo outdoor della valle.
4. Un confine diventato piazza. A Gorizia la frontiera attraversa la storica Piazza della Transalpina.
5. Due città, due Paesi. Gorizia e Nova Gorica rappresentano uno dei casi più interessanti di città transfrontaliere d’Europa.
6. La montagna della guerra è oggi un Parco della Pace. È il caso del Sabotin.
7. Il vino non conosce frontiere. Le colline del Collio e del Brda appartengono a due Stati ma condividono ambiente, storia e tradizioni vitivinicole.
8. Il Carso è anche natura. La Riserva dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa mostra l’altra faccia di questo territorio.
9. La memoria arriva fino al mare. Il percorso termina a Trieste, collegando simbolicamente il fronte alpino all’Adriatico.
10. Il vero protagonista è il confine. Non quello che separa, ma quello che racconta la storia di territori che oggi hanno scelto di incontrarsi.

Quando partire e quanti giorni servono

Il periodo migliore dipende dal tratto scelto. Per le sezioni alpine della Slovenia e del Friuli è particolarmente interessante la stagione compresa fra la tarda primavera e l’inizio dell’autunno, tenendo sempre conto delle condizioni meteorologiche e dell’altitudine.
Primavera e autunno sono invece particolarmente suggestivi per il Collio e il Carso, quando il paesaggio cambia colore e il turismo è generalmente meno intenso.
Prima di partire è fondamentale verificare sempre condizioni dei sentieri, eventuali modifiche del percorso, aperture dei musei, accessibilità delle strutture e indicazioni locali aggiornate.

Percorrere integralmente il tracciato richiede un progetto di viaggio articolato. Ma non è necessario affrontare tutti i 420 chilometri.
Il bello del Walk of Peace è proprio la possibilità di costruire un viaggio su misura. Un weekend lungo può concentrarsi su Gorizia, Nova Gorica e il Collio.
Un viaggio di alcuni giorni può seguire il tratto Kobarid-Kolovrat-Valli del Natisone.
Chi ha più tempo può invece trasformarlo in un vero grande trekking transfrontaliero, dalla Slovenia fino a Trieste.

Un cammino che cambia il significato della parola frontiera

Forse è questo il motivo per cui il Walk of Peace lascia un’impressione diversa rispetto a molti altri cammini. Non attraversa semplicemente un territorio.
Attraversa la sua memoria.
Ogni salita porta a una trincea.
Ogni valle racconta una battaglia.
Ogni borgo conserva una lingua o una tradizione.
Ogni vigneto ricorda che la vita ha continuato a scorrere anche dopo la guerra.
E ogni volta che si supera il confine fra Slovenia e Italia ci si rende conto di quanto sia cambiata l’Europa.
Un tempo servivano soldati per controllarlo.
Oggi basta un paio di scarponi.
Il Walk of Peace nasce dalla memoria della Prima guerra mondiale, ma guarda al futuro.
E dopo 420 chilometri, dalle montagne della Soča al mare di Trieste, il messaggio diventa quasi inevitabile: per arrivare alla pace, qualche volta, bisogna prima avere il coraggio di ripercorrere le strade della guerra.

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