Apr 21, 2016 | Eventi, Val d'Orcia | Val di Chiana
[:it]
di redazione – Dal 23 al 25 aprile esposizioni artistiche floreali, show cooking, iniziative culturali e percorsi urbani inediti
Un borgo storico, alle pendici del Monte Cetona, che si trasforma in un grande giardino all’aria aperta.
E’ quello che accade, ogni anno, con ‘Cetona in Fiore’ che torna da sabato 23 a lunedì 25 aprile con tante novità ed eventi.
La mostra-mercato di fiori e piante, organizzata dalla Pro Loco e dal Centro commerciale naturale il Borgo, con il patrocinio del Comune di Cetona, per il ventunesimo anno consecutivo renderà ancora più bello il centro storico cetonese e la cinquecentesca Piazza Garibaldi, grazie alla presenza dei migliori florovivaisti della Toscana.
Esposizioni artistiche floreali, cooking show, iniziative culturali e percorsi urbani alla scoperta dei giardini privati e degli angoli più suggestivi e sconosciuti di Cetona saranno al centro della tre giorni di eventi.
“Cetona in Fiore” festeggia l’arrivo della Primavera con un calendario di iniziative pensato per tutti i gusti e per tutte le età, a partire dai più piccoli.
La manifestazione prenderà il via sabato 23 aprile, alle ore 15, con l’apertura degli stand in Piazza Garibaldi. Alle ore 16.30, presso le Logge di Piazza Garibaldi, sarà inaugurata la mostra dei disegni, realizzati dai bambini della scuola primaria e secondaria di primo grado di Cetona. Alle ore 17.30 sarà possibile partecipare alla passeggiata con aperitivo floreale alla scoperta del giardino ‘Martone Macri’ in Via del Fosso Cupo. Alle ore 18.30 sarà la volta dell’aperitivo di benvenuto offerto dal Centro commerciale naturale il Borgo.
Domenica 24 aprile sarà una giornata dedicata allo sport e alle iniziative all’aria aperta.
Alle ore 9.30 in Piazza Garibaldi, dopo l’apertura degli stand, prenderà il via la camminata sportiva di gruppo da 12 km alla scoperta della campagna intorno a Cetona. Alle ore 10.30 e alle ore 15.30 sono previste, rispettivamente, le visite guidate ai giardini di Marocco Cerutti in località Caio Basso e a quelli del centro storico di Cetona, dove ad allietare l’evento saranno le note dei ragazzi dell’Istituto di Musica ‘H. W. Henze’ – Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano. Alle ore 16.30 si svolgerà l’esibizione ‘Zumba Kids’ con laboratori di karate e judo. Alle ore 18 torneranno le passeggiate nei giardini del borgo con intrattenimento musicale. Sempre alla stessa ora in Piazza Garibaldi cooking show dedicato ai biscotti e ai dolci.
Lunedì 25 aprile, ultimo giorno di “Cetona in fiore”, si aprirà alle ore 10.30 con la visita guidata all’Orto sinergico di Suzie con degustazioni di prodotti tipici in località Poggio ai Grilli.
Alle ore 12 tornano in Piazza Garibaldi le lezioni di cucina dedicate alle tagliatelle ai fiori di cicoria e insalata fiorita. Nel pomeriggio, alle ore 15 e alle ore 17, ultime due occasioni per visitare i giardini privati del centro storico. Alle ore 15 sarà la volta del giardino Befani in Vicolo del Sole, seguito da un assaggio di prodotti, mentre alle ore 17 spazio alla passeggiata nel borgo con visita allo Steccato e ai panorami mozzafiato della campagna di Cetona. Alle ore 17.30, presso il Cortile di Pippo, merenda e brindisi conclusivo.
Info e prenotazioni. Per partecipare alle visite guidate è obbligatoria la prenotazione chiamando il numero 0578- 239143, 0578 – 238153 oppure inviando un’e-mail all’indirizzo
proloco@cetona.org. Per tutta la durata della manifestazione, nei ristoranti di Cetona sarà possibile assaggiare piatti con fiori edibili e sarà possibile visitare il Parco archeologico-naturalistico di Belverde, il Museo civico per la Preistoria del Monte Cetona (
www.preistoriacetona.it), la Libreria Impression, con mostre di pittura, e la Galleria d’arte Archidor
[:en]
di redazione – Dal 23 al 25 aprile esposizioni artistiche floreali, show cooking, iniziative culturali e percorsi urbani inediti
Un borgo storico, alle pendici del Monte Cetona, che si trasforma in un grande giardino all’aria aperta.
E’ quello che accade, ogni anno, con ‘Cetona in Fiore’ che torna da sabato 23 a lunedì 25 aprile con tante novità ed eventi.
La mostra-mercato di fiori e piante, organizzata dalla Pro Loco e dal Centro commerciale naturale il Borgo, con il patrocinio del Comune di Cetona, per il ventunesimo anno consecutivo renderà ancora più bello il centro storico cetonese e la cinquecentesca Piazza Garibaldi, grazie alla presenza dei migliori florovivaisti della Toscana.
Esposizioni artistiche floreali, cooking show, iniziative culturali e percorsi urbani alla scoperta dei giardini privati e degli angoli più suggestivi e sconosciuti di Cetona saranno al centro della tre giorni di eventi.
“Cetona in Fiore” festeggia l’arrivo della Primavera con un calendario di iniziative pensato per tutti i gusti e per tutte le età, a partire dai più piccoli.
La manifestazione prenderà il via sabato 23 aprile, alle ore 15, con l’apertura degli stand in Piazza Garibaldi. Alle ore 16.30, presso le Logge di Piazza Garibaldi, sarà inaugurata la mostra dei disegni, realizzati dai bambini della scuola primaria e secondaria di primo grado di Cetona. Alle ore 17.30 sarà possibile partecipare alla passeggiata con aperitivo floreale alla scoperta del giardino ‘Martone Macri’ in Via del Fosso Cupo. Alle ore 18.30 sarà la volta dell’aperitivo di benvenuto offerto dal Centro commerciale naturale il Borgo.
Domenica 24 aprile sarà una giornata dedicata allo sport e alle iniziative all’aria aperta.
Alle ore 9.30 in Piazza Garibaldi, dopo l’apertura degli stand, prenderà il via la camminata sportiva di gruppo da 12 km alla scoperta della campagna intorno a Cetona. Alle ore 10.30 e alle ore 15.30 sono previste, rispettivamente, le visite guidate ai giardini di Marocco Cerutti in località Caio Basso e a quelli del centro storico di Cetona, dove ad allietare l’evento saranno le note dei ragazzi dell’Istituto di Musica ‘H. W. Henze’ – Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano. Alle ore 16.30 si svolgerà l’esibizione ‘Zumba Kids’ con laboratori di karate e judo. Alle ore 18 torneranno le passeggiate nei giardini del borgo con intrattenimento musicale. Sempre alla stessa ora in Piazza Garibaldi cooking show dedicato ai biscotti e ai dolci.
Lunedì 25 aprile, ultimo giorno di “Cetona in fiore”, si aprirà alle ore 10.30 con la visita guidata all’Orto sinergico di Suzie con degustazioni di prodotti tipici in località Poggio ai Grilli.
Alle ore 12 tornano in Piazza Garibaldi le lezioni di cucina dedicate alle tagliatelle ai fiori di cicoria e insalata fiorita. Nel pomeriggio, alle ore 15 e alle ore 17, ultime due occasioni per visitare i giardini privati del centro storico. Alle ore 15 sarà la volta del giardino Befani in Vicolo del Sole, seguito da un assaggio di prodotti, mentre alle ore 17 spazio alla passeggiata nel borgo con visita allo Steccato e ai panorami mozzafiato della campagna di Cetona. Alle ore 17.30, presso il Cortile di Pippo, merenda e brindisi conclusivo.
Info e prenotazioni. Per partecipare alle visite guidate è obbligatoria la prenotazione chiamando il numero 0578- 239143, 0578 – 238153 oppure inviando un’e-mail all’indirizzo
proloco@cetona.org. Per tutta la durata della manifestazione, nei ristoranti di Cetona sarà possibile assaggiare piatti con fiori edibili e sarà possibile visitare il Parco archeologico-naturalistico di Belverde, il Museo civico per la Preistoria del Monte Cetona (
www.preistoriacetona.it), la Libreria Impression, con mostre di pittura, e la Galleria d’arte Archidoro.
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Apr 15, 2016 | Arte e cultura
[:it]
di redazione – Si rinnova l’appuntamento annuale con la grande arte al Forte di Belvedere di Firenze. Dopo le mostre di Giuseppe Penone e Antony Gormley i bastioni dell’antica fortezza medicea ospiteranno le opere di Jan Fabre, uno degli artisti più innovativi e rilevanti del panorama contemporaneo. Artista totale, Fabre (Anversa, 1958) sprigiona la sua immaginazione nei diversi linguaggi della scultura, del disegno e dell’installazione, della performance e del teatro.
La grande mostra Jan Fabre. Spiritual Guards si svilupperà tra Forte di Belvedere, Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria.
Per la prima volta un artista vivente si cimenterà contemporaneamente in tre luoghi di eccezionale valore storico e artistico.
Saranno esposti un centinaio di lavori realizzati da Fabre tra il 1978 e il 2016: sculture in bronzo, installazioni di gusci di scarabei, lavori in cera e film che documentano le sue performance.
Fabre presenterà anche due opere inedite, pensate appositamente per questa occasione. L’anteprima sarà un evento di straordinario impatto visivo e dai forti connotati simbolici.
La mattina del 15 aprile, infatti, ben due sculture in bronzo di Fabre entreranno a far par parte – temporaneamente – di quel museo a cielo aperto che è Piazza Signoria.
Una di queste, Searching for Utopia, di eccezionali dimensioni, dialogherà con il monumento equestre di Cosimo I, capolavoro rinascimentale del Giambologna; mentre la seconda, The man who measures the clouds (American version, 18 years older), si innalzerà sull’Arengario, o Ringhiera, di Palazzo Vecchio, tra le copie del David di Michelangelo e della Giuditta di Donatello.
Sempre dal 15 aprile saranno visibili in Palazzo Vecchio una serie di sculture che andranno a dialogare con gli affreschi e i manufatti conservati in alcune sale del percorso museale del palazzo, in particolare quelle del Quartiere di Eleonora, assieme alla Sala dell’Udienza e alla Sala dei Gigli.
Tra le opere esposte anche un grande mappamondo (2.50 m di diametro) rivestito interamente di scarabei dal carapace cangiante, la cui forma e dimensione dialoga perfettamente con il celebre globo conservato nella Sala delle Mappe geografiche, opera cinquecentesca di Ignazio Danti.
Il 14 maggio, aprirà la mostra al Forte di Belvedere con circa sessanta opere in bronzo e cera, oltre a una serie di film incentrati su alcune storiche performance dell’artista.
Dobbiamo ricordare che Jan Fabre nel corso della sua lunga carriera – iniziata negli anni ’70 – ha già avuto diversi contatti con Firenze, partecipando a molte collettive e presentando qui alcune sue produzioni teatrali. Nel 2012 due suoi busti in bronzo della serie Chapters, in cui si autoritrae con impressionanti corna e orecchie d’asino, sono entrati a far parte delle collezioni degli Uffizi.
Nel 2015 l’artista ha ricevuto il Premio Michelangelo per la scultura in occasione della seconda edizione della Settimana Michelangiolesca ed è stato ospite presso la Galleria il Ponte con una personale dal titolo knight of the Night.
[:en]
di redazione – Si rinnova l’appuntamento annuale con la grande arte al Forte di Belvedere di Firenze. Dopo le mostre di Giuseppe Penone e Antony Gormley i bastioni dell’antica fortezza medicea ospiteranno le opere di Jan Fabre, uno degli artisti più innovativi e rilevanti del panorama contemporaneo. Artista totale, Fabre (Anversa, 1958) sprigiona la sua immaginazione nei diversi linguaggi della scultura, del disegno e dell’installazione, della performance e del teatro.
La grande mostra Jan Fabre. Spiritual Guards si svilupperà tra Forte di Belvedere, Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria.
Per la prima volta un artista vivente si cimenterà contemporaneamente in tre luoghi di eccezionale valore storico e artistico.
Saranno esposti un centinaio di lavori realizzati da Fabre tra il 1978 e il 2016: sculture in bronzo, installazioni di gusci di scarabei, lavori in cera e film che documentano le sue performance.
Fabre presenterà anche due opere inedite, pensate appositamente per questa occasione. L’anteprima sarà un evento di straordinario impatto visivo e dai forti connotati simbolici.
La mattina del 15 aprile, infatti, ben due sculture in bronzo di Fabre entreranno a far par parte – temporaneamente – di quel museo a cielo aperto che è Piazza Signoria.
Una di queste, Searching for Utopia, di eccezionali dimensioni, dialogherà con il monumento equestre di Cosimo I, capolavoro rinascimentale del Giambologna; mentre la seconda, The man who measures the clouds (American version, 18 years older), si innalzerà sull’Arengario, o Ringhiera, di Palazzo Vecchio, tra le copie del David di Michelangelo e della Giuditta di Donatello.
Sempre dal 15 aprile saranno visibili in Palazzo Vecchio una serie di sculture che andranno a dialogare con gli affreschi e i manufatti conservati in alcune sale del percorso museale del palazzo, in particolare quelle del Quartiere di Eleonora, assieme alla Sala dell’Udienza e alla Sala dei Gigli.
Tra le opere esposte anche un grande mappamondo (2.50 m di diametro) rivestito interamente di scarabei dal carapace cangiante, la cui forma e dimensione dialoga perfettamente con il celebre globo conservato nella Sala delle Mappe geografiche, opera cinquecentesca di Ignazio Danti.
Il 14 maggio, aprirà la mostra al Forte di Belvedere con circa sessanta opere in bronzo e cera, oltre a una serie di film incentrati su alcune storiche performance dell’artista.
Dobbiamo ricordare che Jan Fabre nel corso della sua lunga carriera – iniziata negli anni ’70 – ha già avuto diversi contatti con Firenze, partecipando a molte collettive e presentando qui alcune sue produzioni teatrali. Nel 2012 due suoi busti in bronzo della serie Chapters, in cui si autoritrae con impressionanti corna e orecchie d’asino, sono entrati a far parte delle collezioni degli Uffizi.
Nel 2015 l’artista ha ricevuto il Premio Michelangelo per la scultura in occasione della seconda edizione della Settimana Michelangiolesca ed è stato ospite presso la Galleria il Ponte con una personale dal titolo knight of the Night.
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Apr 15, 2016 | Eventi, Siena
[:it]
di redazione – Sabato 16 aprile alle ore 15,30 un percorso per scoprire il Santa Maria della Scala e il Duomo di Siena. Domenica 17 aprile da Porta Romana ore 9 prende invece il via il Cammino sulla Francigena
Tornano per il terzo weekend di aprile gli appuntamenti di ‘Siena in Cammino’, la rassegna promossa dal Comune di Siena per celebrare il Giubileo con visite guidate al Duomo e al Santa Maria della Scala e con la possibilità di trasformarsi in ‘pellegrini per un giorno’ percorrendo la Via Francigena da Siena a Ponte d’Arbia.
Il terzo weekend dedicato all’
Anno Santo si aprirà domani, sabato 16 aprile con
“Il cammino della misericordia”: una doppia visita guidata al Complesso museale Santa Maria della Scala e all’Opera della Metropolitana.Il percorso si snoderà dal Pellegrinaio alla Sacrestia, fino al Pellegrinaio delle donne dell’Antico Spedale di Siena e giungere poi al Duomo.
Oltre ad ammirare la Cattedrale si potrà attraversare la Porta della Misericordia, aperta in via straordinaria per il Giubileo.
Dalla ‘porta della Misericordia’ si potrà raggiungere la Cappella del Voto ove si conserva la Madonna delle Grazie ideata da Gian Lorenzo Bernini.
La Madonna del Voto è oggetto di grande devozione per il popolo senese che da secoli rinnova un forte legame con Maria e denomina la propria città Senavetus civitas Virginis (Siena, l’antica città della Vergine). La visita continuerà per ammirare il tondo di Donatello raffigurante la Madonna col Bambino e quattro cherubini, detta ‘del Perdono’.
Il percorso si completa con la visita alla mostra Mater Gratiae Mater Misericordiae nella Cripta per concludersi all’interno del Battistero.
Il ritrovo è previsto sabato 16 aprile alle ore 15 dal Punto informativo di Palazzo Squarcialupi in Piazza Duomo.
Il costo del biglietto è di 25 euro; mentre per i residenti il costo è di 10 euro. I bambini fino a 11 anni entrano gratis. L’ultimo appuntamento con ‘Il Cammino della misericordia’ si svolgerà sabato 23 aprile. Per informazioni e prenotazioni è possibile telefonare ai numeri 3476137678 e 3480216972 oppure scrivere un’e-mail a sienasms@c-way.it.
Percorrere
una tappa della Via Francigena al ritmo lento della natura, calandosi, per un giorno, nei panni di pellegrini e viandanti.
E’ questo lo spirito di
#SienaFrancigenaGiubileo che partirà domenica 17 aprile alle ore 9 da Porta Romana per arrivare, attraverso un percorso di 25 Km, a Ponte d’Arbia.La tappa tocca
uno dei tratti più affascinanti della Via Francigena sia dal punto di vista paesaggistico che storico.
Lungo il viaggio a rispondere alle domande e alle curiosità dei partecipanti sarà una guida che accompagnerà i viandanti, raccontando cosa accadeva nel Medioevo e chi erano i pellegrini che si dirigevano verso Roma. Ogni partecipante riceverà la
Bisaccia del Pellegrino con il pranzo al sacco.
Il ritorno è previsto in pullman da Ponte D’Arbia, in collaborazione con il Comune di Monteroni D’Arbia. Il costo dell’iniziativa è di 25 euro. Per partecipare è obbligatoria la prenotazione, entro le ore 16 del sabato precedente. L’ultimo appuntamento con #SienaFrancigenaGiubileo sarà domenica 24 aprile. Per informazioni e prenotazioni è possibile telefonare ai numeri
3476137678 e 3480216972 oppure scrivere un’e-mail a
sienasms@c-way.it.
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di redazione – Sabato 16 aprile alle ore 15,30 un percorso per scoprire il Santa Maria della Scala e il Duomo di Siena. Domenica 17 aprile da Porta Romana ore 9 prende invece il via il Cammino sulla Francigena
Tornano per il terzo weekend di aprile gli appuntamenti di ‘Siena in Cammino’, la rassegna promossa dal Comune di Siena per celebrare il Giubileo con visite guidate al Duomo e al Santa Maria della Scala e con la possibilità di trasformarsi in ‘pellegrini per un giorno’ percorrendo la Via Francigena da Siena a Ponte d’Arbia.
Il terzo weekend dedicato all’
Anno Santo si aprirà domani, sabato 16 aprile con
“Il cammino della misericordia”: una doppia visita guidata al Complesso museale Santa Maria della Scala e all’Opera della Metropolitana.Il percorso si snoderà dal Pellegrinaio alla Sacrestia, fino al Pellegrinaio delle donne dell’Antico Spedale di Siena e giungere poi al Duomo.
Oltre ad ammirare la Cattedrale si potrà attraversare la Porta della Misericordia, aperta in via straordinaria per il Giubileo.
Dalla ‘porta della Misericordia’ si potrà raggiungere la Cappella del Voto ove si conserva la Madonna delle Grazie ideata da Gian Lorenzo Bernini.
La Madonna del Voto è oggetto di grande devozione per il popolo senese che da secoli rinnova un forte legame con Maria e denomina la propria città Senavetus civitas Virginis (Siena, l’antica città della Vergine). La visita continuerà per ammirare il tondo di Donatello raffigurante la Madonna col Bambino e quattro cherubini, detta ‘del Perdono’.
Il percorso si completa con la visita alla mostra Mater Gratiae Mater Misericordiae nella Cripta per concludersi all’interno del Battistero.
Il ritrovo è previsto sabato 16 aprile alle ore 15 dal Punto informativo di Palazzo Squarcialupi in Piazza Duomo.
Il costo del biglietto è di 25 euro; mentre per i residenti il costo è di 10 euro. I bambini fino a 11 anni entrano gratis. L’ultimo appuntamento con ‘Il Cammino della misericordia’ si svolgerà sabato 23 aprile. Per informazioni e prenotazioni è possibile telefonare ai numeri 3476137678 e 3480216972 oppure scrivere un’e-mail a sienasms@c-way.it.
Percorrere
una tappa della Via Francigena al ritmo lento della natura, calandosi, per un giorno, nei panni di pellegrini e viandanti.
E’ questo lo spirito di
#SienaFrancigenaGiubileo che partirà domenica 17 aprile alle ore 9 da Porta Romana per arrivare, attraverso un percorso di 25 Km, a Ponte d’Arbia.La tappa tocca
uno dei tratti più affascinanti della Via Francigena sia dal punto di vista paesaggistico che storico.
Lungo il viaggio a rispondere alle domande e alle curiosità dei partecipanti sarà una guida che accompagnerà i viandanti, raccontando cosa accadeva nel Medioevo e chi erano i pellegrini che si dirigevano verso Roma. Ogni partecipante riceverà la
Bisaccia del Pellegrino con il pranzo al sacco.
Il ritorno è previsto in pullman da Ponte D’Arbia, in collaborazione con il Comune di Monteroni D’Arbia. Il costo dell’iniziativa è di 25 euro. Per partecipare è obbligatoria la prenotazione, entro le ore 16 del sabato precedente. L’ultimo appuntamento con #SienaFrancigenaGiubileo sarà domenica 24 aprile. Per informazioni e prenotazioni è possibile telefonare ai numeri
3476137678 e 3480216972 oppure scrivere un’e-mail a
sienasms@c-way.it.
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Apr 1, 2016 | Eventi, Firenze
[:it]
di redazione – Da oggi sarà possibile dirsi “sì” nell’Area Archeologica.
Il Consiglio Comunale di Fiesole ha approvato all’unanimità il regolamento che consentirà di celebrare matrimoni nell’Area Archeologica. Finalmente le coppie potranno celebrare il giorno più bello della loro vita in una cornice d’eccezione.
Una possibilità straordinaria che permetterà al Comune di Fiesole di valorizzare e di trarre anche un beneficio economico dalla più famosa e apprezzata attrazione storico-artistica del territorio.
Il Sindaco di Fiesole Anna Ravoni ha dichiarato: ‘Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto, ci stavamo lavorando da tempo e l’aver realizzato questo regolamento ci riempie di orgoglio.
Le coppie avranno la possibilità di sposarsi in una cornice unica, scegliendo tra il matrimonio nella terrazza antistante il Museo Archeologico a cui potranno partecipare massimo 150 persone e il matrimonio al Teatro Romano in cui sarà possibile invitare 400 ospiti.
Anche Fiesole offrirà così un’opportunità unica per dirsi “sì” immersi nella bellezza e nella storia, che sono le caratteristiche principali del nostro territorio.
Ci tengo anche a sottolineare che i matrimoni non intaccheranno minimamente le visite e l’apertura del Museo né tantomeno l’Estate Fiesolana.’[:en]
di redazione – Da oggi sarà possibile dirsi “sì” nell’Area Archeologica.
Il Consiglio Comunale di Fiesole ha approvato all’unanimità il regolamento che consentirà di celebrare matrimoni nell’Area Archeologica. Finalmente le coppie potranno celebrare il giorno più bello della loro vita in una cornice d’eccezione.
Una possibilità straordinaria che permetterà al Comune di Fiesole di valorizzare e di trarre anche un beneficio economico dalla più famosa e apprezzata attrazione storico-artistica del territorio.
Il Sindaco di Fiesole Anna Ravoni ha dichiarato: ‘Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto, ci stavamo lavorando da tempo e l’aver realizzato questo regolamento ci riempie di orgoglio.
Le coppie avranno la possibilità di sposarsi in una cornice unica, scegliendo tra il matrimonio nella terrazza antistante il Museo Archeologico a cui potranno partecipare massimo 150 persone e il matrimonio al Teatro Romano in cui sarà possibile invitare 400 ospiti.
Anche Fiesole offrirà così un’opportunità unica per dirsi “sì” immersi nella bellezza e nella storia, che sono le caratteristiche principali del nostro territorio.
Ci tengo anche a sottolineare che i matrimoni non intaccheranno minimamente le visite e l’apertura del Museo né tantomeno l’Estate Fiesolana.’[:]
Apr 1, 2016 | Enogastronomia
[:it]
di Nadia Fondelli – Una sera di mezza settimana é perfetta per scoprire cose nuove. Così è stato per me quando, con parecchia curiosità sono andata in pieno cento di Firenze in una libreria-caffè-teatro alla scoperta di vini del sud, tutti da scoprire a chi ha un palato molto avvezzo al Sangiovese.
Radici del Sud grande contenitore del food e wine che si celebra ad inizio estate a Bari ha deciso di andare in tournee e portare al nord in questo caso tre autoctoni meridionali: il Negroamaro, il Gaglioppo e l’Aglianico.
Se il primo dei tre è il più noto perché espressione di quel Salento dalle spiagge belle da sempre ma (chissà perché) frequentate da poco, molto incuriosivano gli altri due vitigni.
L’Aglianico vino minerale nella sua eccezione lucana, ma ben diverso fra le cime dell’avellinese e il Gaglioppo espressione di quella Calabria laboriosa che non fugge, ma vive, lotta e produce.
Nicola Campanile, che di Radici del Sud è inventore e mattatore in 11 anni si è dato parecchio da fare per far sapere che i vini si sanno fare bene anche a longitudini meno frequentate.
Nei giorni baresi la vetrina offre infatti molto: dal contatto diretto delle aziende coi buyers, a un concorso alla cieca (finalmente) fino a specifici press tour per la stampa soprattutto estera.
Questo forse l’unico errore; dare troppo per scontato che i colleghi italiani conoscano bene questi vini e le loro storie e tradizioni quando invece, basta guardare nelle enoteche e ristoranti del sud dove sono davvero pochi i degustatori, anche delle grandi guide presenti all’assaggio.
Tornando alla serata fiorentina, dopo un introduzione con dei rosé che servivano per rompere il ghiaccio, ma che invece hanno solo fatto capire come i vini abbiamo bisogno del loro tempo la full immersion ha regalato nuovi saperi.
Il Negramaro, in espressioni diverse di annate (2010 e 2011) e di produzioni (bio e convenzionale) ha piacevolmente colpito con le sue note decise di pepe nero, paglia, cuoio e cannella anche se la struttura in alcuni casi era perfettibile; può risultare fastidiosa l’aggressione alcolica e tanninica al palato alto e alla gola.
Il Gaglioppo molto personale e selvaggio come le selve che profumano di salmastro del cuore di Calabria da cui proviene, ci è parso più leggero nella corposità anche se deciso e personale nel colore; tannini decisi, aromi di caramello, mou e liquirizia.
L’Aglianico infine ha emozionatolo la scrivente, appassionata di vini minerali nella sua espressione lucana dove il Vulture e il suo antico vulcano sprigionano in bocca note superbe di terra e carmello che avvolgono pienamente la bocca con tannini corposi e decisi.
Meno personale, ma più divertente nel gioco degli aromi la versione campana.
In conclusione una serata bella e interessante che fa capire come saper fare vini è arte antica e che il territorio gioca una parte fondamentale nel risultato.
Piacerebbe forse sentire più blend, capire cosa potrebbe uscirne con percentuali di vitigni internazionali, ma la sensazione è che ai sudisti il vino piace così: nudo e puro. A costo di non (com)piacere.
[:en]
di Nadia Fondelli – Una sera di mezza settimana é perfetta per scoprire cose nuove. Così è stato per me quando, con parecchia curiosità sono andata in pieno cento di Firenze in una libreria-caffè-teatro alla scoperta di vini del sud, tutti da scoprire a chi ha un palato molto avvezzo al Sangiovese.
Radici del Sud grande contenitore del food e wine che si celebra ad inizio estate a Bari ha deciso di andare in tournee e portare al nord in questo caso tre autoctoni meridionali: il Negroamaro, il Gaglioppo e l’Aglianico.
Se il primo dei tre è il più noto perché espressione di quel Salento dalle spiagge belle da sempre ma (chissà perché) frequentate da poco, molto incuriosivano gli altri due vitigni.
L’Aglianico vino minerale nella sua eccezione lucana, ma ben diverso fra le cime dell’avellinese e il Gaglioppo espressione di quella Calabria laboriosa che non fugge, ma vive, lotta e produce.
Nicola Campanile, che di Radici del Sud è inventore e mattatore in 11 anni si è dato parecchio da fare per far sapere che i vini si sanno fare bene anche a longitudini meno frequentate.
Nei giorni baresi la vetrina offre infatti molto: dal contatto diretto delle aziende coi buyers, a un concorso alla cieca (finalmente) fino a specifici press tour per la stampa soprattutto estera.
Questo forse l’unico errore; dare troppo per scontato che i colleghi italiani conoscano bene questi vini e le loro storie e tradizioni quando invece, basta guardare nelle enoteche e ristoranti del sud dove sono davvero pochi i degustatori, anche delle grandi guide presenti all’assaggio.
Tornando alla serata fiorentina, dopo un introduzione con dei rosé che servivano per rompere il ghiaccio, ma che invece hanno solo fatto capire come i vini abbiamo bisogno del loro tempo la full immersion ha regalato nuovi saperi.
Il Negramaro, in espressioni diverse di annate (2010 e 2011) e di produzioni (bio e convenzionale) ha piacevolmente colpito con le sue note decise di pepe nero, paglia, cuoio e cannella anche se la struttura in alcuni casi era perfettibile; può risultare fastidiosa l’aggressione alcolica e tanninica al palato alto e alla gola.
Il Gaglioppo molto personale e selvaggio come le selve che profumano di salmastro del cuore di Calabria da cui proviene, ci è parso più leggero nella corposità anche se deciso e personale nel colore; tannini decisi, aromi di caramello, mou e liquirizia.
L’Aglianico infine ha emozionatolo la scrivente, appassionata di vini minerali nella sua espressione lucana dove il Vulture e il suo antico vulcano sprigionano in bocca note superbe di terra e carmello che avvolgono pienamente la bocca con tannini corposi e decisi.
Meno personale, ma più divertente nel gioco degli aromi la versione campana.
In conclusione una serata bella e interessante che fa capire come saper fare vini è arte antica e che il territorio gioca una parte fondamentale nel risultato.
Piacerebbe forse sentire più blend, capire cosa potrebbe uscirne con percentuali di vitigni internazionali, ma la sensazione è che ai sudisti il vino piace così: nudo e puro. A costo di non (com)piacere.
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Mar 18, 2016 | Editoriale, Firenze
[:it]
di Nadia Fondelli – Il nuove regolamento comunale per “tutelare” il centro storico vara un’astrusa regola per regolamentare il commercio alimentare, ma prende un abbaglio e confonde tipicità per qualità.
Confesso: appena letta la notizia mi sono messa a ridere. Poi ho guardato il calendario. Non è il 1° di aprile e allora sul viso mi sì è spento il sorriso.
Il comune di Firenze per fermare l’onda dei kebabbari e dei minimarket venditori di alcol ha deciso che nel centro storico, patrimonio Unesco, i negozianti debbano vendere per il 70% da filiera corta o a chilometro zero altrimenti niente licenza.
La prima risata mi è partita all’idea del fantomatico chilometro zero. Neologismo che appartiene al dizionario cibo-moda che fa tanto chic.
Cosa vuol dire chilometro zero? Niente. Ricordo che in un convegno illuminato fu proprio il rappresentante di un ente agricolo a livello nazionale a smontare, mattoncino per mattoncino l’astrusa teoria. “Solo chi viene a comprare direttamente nella mia fattoria acquista a chilometro zero. Se io esco dal cancello e vendo al mercatino, già di chilometri ne ho fatti alcuni!” disse. Come dargli torto. E allora meglio tutt’all più parlare di filiera corta.
La seconda risata mi è venuta poi dal senso stesso del provvedimento. Forse gli amministratori fiorentini non hanno le idee chiare e confondono capre e cavoli. La filiera corta non è sinonimo di qualità e altre sono le cose che andrebbero guardate in un centro storico Unesco.
Cadrei nel qualunquismo a parlare di un centro storico degradato perché la visione è disponibile a tutti fra sporcizia, abusivismo diffuso e tollerato, mendicanti molesti, etc…
Sorprende che si chiuda la stalla solo dopo che i buoi sono scappati mentre i kebbabari sono fioriti in ogni dove e dei minimarket ce ne siamo accorti dopo più ragazzini ricoverati in coma etilico. Del resto la liberalizzazione delle licenze questo ha prodotto.
Da oggi a dettare regole dagli scranni alti di Palazzo Vecchio saranno solo un gruppo di “saggi” (funzionari e dirigenti?) che sicuramente mai si sono trovati a dover distinguere un cannellino da uno zolfino, ma che in nome della tipicità fiorentina cancellano dai banchi: prosciutti di Parma e San Daniele, Grana Padano, etc…
Il bello e il buono del made in Italy già massacrato e non difeso da un’ Europa che importa olio tunisino dalla salubrità dubbia ad ettolitri, che impone di buttar via il latte in favore di polverine magiche e che misura la lunghezza delle banane e la larghezza delle vongole oggi trova il nemico anche in casa.
Come se il problema fosse la distanza chilometrica di produzione e non la qualità. Meglio allora un riso prodotto dai cinesi dell’Osmannoro a un Vialone vercellese?
L’errore è tutto lì. Tipicità non fa rima per forza con qualità.
E allora se lotta al degrado alimentare sia perché non controllare “l’artigianalità” di prodotti fuori stagione o fuori logica (penso al gelato al cocco a gennaio in Italia!); perché non controllare come fa ogni trattoria del centro ad offrire chianina-e-vino-tutto-compreso a 10 Euro!
Aprile è vicino e sperando che fosse stato davvero solo un bel pesce del primo giorno e non il mese in cui partiranno le sanzioni consiglio ai funzionari ed amministratori di leggersi un bignamino di agroalimentare di qualità e tipicità e poi riparliamone nella speranza che non si siano fatti anche lor abbagliare dai consigli preziosi di uno dei tanti esperti di cibo che vanno così di moda alla faccia di:
il cibo è salute ed espressione culturale di ogni popolo.
[:en]
di Nadia Fondelli – Il nuove regolamento comunale per “tutelare” il centro storico vara un’astrusa regola per regolamentare il commercio alimentare, ma prende un abbaglio e confonde tipicità per qualità.
Confesso: appena letta la notizia mi sono messa a ridere. Poi ho guardato il calendario. Non è il 1° di aprile e allora sul viso mi sì è spento il sorriso.
Il comune di Firenze per fermare l’onda dei kebabbari e dei minimarket venditori di alcol ha deciso che nel centro storico, patrimonio Unesco, i negozianti debbano vendere per il 70% da filiera corta o a chilometro zero altrimenti niente licenza.
La prima risata mi è partita all’idea del fantomatico chilometro zero. Neologismo che appartiene al dizionario cibo-moda che fa tanto chic.
Cosa vuol dire chilometro zero? Niente. Ricordo che in un convegno illuminato fu proprio il rappresentante di un ente agricolo a livello nazionale a smontare, mattoncino per mattoncino l’astrusa teoria. “Solo chi viene a comprare direttamente nella mia fattoria acquista a chilometro zero. Se io esco dal cancello e vendo al mercatino, già di chilometri ne ho fatti alcuni!” disse. Come dargli torto. E allora meglio tutt’all più parlare di filiera corta.
La seconda risata mi è venuta poi dal senso stesso del provvedimento. Forse gli amministratori fiorentini non hanno le idee chiare e confondono capre e cavoli. La filiera corta non è sinonimo di qualità e altre sono le cose che andrebbero guardate in un centro storico Unesco.
Cadrei nel qualunquismo a parlare di un centro storico degradato perché la visione è disponibile a tutti fra sporcizia, abusivismo diffuso e tollerato, mendicanti molesti, etc…
Sorprende che si chiuda la stalla solo dopo che i buoi sono scappati mentre i kebbabari sono fioriti in ogni dove e dei minimarket ce ne siamo accorti dopo più ragazzini ricoverati in coma etilico. Del resto la liberalizzazione delle licenze questo ha prodotto.
Da oggi a dettare regole dagli scranni alti di Palazzo Vecchio saranno solo un gruppo di “saggi” (funzionari e dirigenti?) che sicuramente mai si sono trovati a dover distinguere un cannellino da uno zolfino, ma che in nome della tipicità fiorentina cancellano dai banchi: prosciutti di Parma e San Daniele, Grana Padano, etc…
Il bello e il buono del made in Italy già massacrato e non difeso da un’ Europa che importa olio tunisino dalla salubrità dubbia ad ettolitri, che impone di buttar via il latte in favore di polverine magiche e che misura la lunghezza delle banane e la larghezza delle vongole oggi trova il nemico anche in casa.
Come se il problema fosse la distanza chilometrica di produzione e non la qualità. Meglio allora un riso prodotto dai cinesi dell’Osmannoro a un Vialone vercellese?
L’errore è tutto lì. Tipicità non fa rima per forza con qualità.
E allora se lotta al degrado alimentare sia perché non controllare “l’artigianalità” di prodotti fuori stagione o fuori logica (penso al gelato al cocco a gennaio in Italia!); perché non controllare come fa ogni trattoria del centro ad offrire chianina-e-vino-tutto-compreso a 10 Euro!
Aprile è vicino e sperando che fosse stato davvero solo un bel pesce del primo giorno e non il mese in cui partiranno le sanzioni consiglio ai funzionari ed amministratori di leggersi un bignamino di agroalimentare di qualità e tipicità e poi riparliamone nella speranza che non si siano fatti anche lor abbagliare dai consigli preziosi di uno dei tanti esperti di cibo che vanno così di moda alla faccia di:
il cibo è salute ed espressione culturale di ogni popolo.
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