Mar 13, 2016 | Da non perdere, Mugello | Val di Sieve
[:it]
di Nadia Fondelli – Esistono luoghi segreti. Non per scelta di esserlo, ma ci sono.
Uno dei tanti che in molti anni di “toscanauta” alla ricerca del bello nascosto della nostra terra l’ho scovato pochi giorni fa.
Il merito non è mio ma dell’amica e collaboratrice di lunga data Donella con cui condivido la passione della scoperta del bello nascosto.
Donella che avrete letto spesso fra queste pagine oltre ad essere un’artigiana sopraffina è anche una ricercatrice appassionata di fiori, piante, leggende e tradizioni toscane.
Storie che spesso si intrecciano.
Sull’onda lunga odorosa siamo arrivate così a Doccia: “il paese sulla collina” come lo definì nella sue cronache scolastiche la maestra Sara Cerrini Melauri che, negli anni’50 del Novecento si fece interprete del movimento di cooperazione educativa insieme ad altri interpreti quali Mario Lodi e Bruno Ciari.
Un insegnamento innovativo che, in epoca in cui le campagne si spopolavano, in controtendenza, insegnava il rispetto, la conoscenza e la valorizzazione del territorio.
Temi questi, sessant’anni dopo di “ritorno” e non credo sia un caso se, a incontrare Mara Fiesolani che con la sua associazione che si chiama proprio “il paese sulla collina” ha fatto rifiorire gli ideali della maestra Sara sia stata proprio Donella, certaldese come Bruno Ciari.
A Doccia, alte colline di Pontassieve con tanto verde e olivi, aria frizzantina e pura che scende giù dal monte Giovi è nato sulla scia dell’insegnamenti anche dell’altro maestro Ilario Filippi a cui è intestato un giardino botanico.
Un piccolo scrigno verde nato dietro la pieve di Sant’Andrea a Doccia “come atto d’amore per la nostra terra” ci racconta Mara Fiesolani quando, con orgoglio e simpatia aprendoci il cancello del giardino ci schiude un mondo odoroso che sa di passione e amore.
Mara e l’altra amica Camilla guardano e accarezzano ogni fiore, annusano ogni pianticella, si emozionano davanti a una gemma e un piccolo fiorellino.
Le colline di Pontassieve hanno la fortuna di avere questa piccola-grande meraviglia che racchiude le tipicità erbacee della zona grazie all’impegno profuso dall’associazione e il supporto scientifico del Museo di storia naturale di Firenze, ma l’amore profondo di Mara, Cammilla e gli altri associati è la marcia in più.
“Promuovere un territorio vuol dire amarlo e conservarlo” racconta Mara e lei e le altre amiche è certo che amano il loro paese sulla collina e il loro piccolo-grande giardino segreto dove per altro è, unico esempio in Toscana, anche l’aiuola di Ildegarda di Binden costruita a spirale come suggerito dalla santa, musicista, artista, naturista, filosofa e consigliera politica niente di meno che di Federico Barbarossa che era certa che l’aiuola a spirale suggerisse un’idea di tensione verso l’alto e verso Dio.
Visitabile tutti i sabato pomeriggio da aprile oppure a richiesta contattando: ilpaesesullacollina@yahoo.it[:en]
di Nadia Fondelli – Esistono luoghi segreti. Non per scelta di esserlo, ma ci sono.
Uno dei tanti che in molti anni di “toscanauta” alla ricerca del bello nascosto della nostra terra l’ho scovato pochi giorni fa.
Il merito non è mio ma dell’amica e collaboratrice di lunga data Donella con cui condivido la passione della scoperta del bello nascosto.
Donella che avrete letto spesso fra queste pagine oltre ad essere un’artigiana sopraffina è anche una ricercatrice appassionata di fiori, piante, leggende e tradizioni toscane.
Storie che spesso si intrecciano.
Sull’onda lunga odorosa siamo arrivate così a Doccia: “il paese sulla collina” come lo definì nella sue cronache scolastiche la maestra Sara Cerrini Melauri che, negli anni’50 del Novecento si fece interprete del movimento di cooperazione educativa insieme ad altri interpreti quali Mario Lodi e Bruno Ciari.
Un insegnamento innovativo che, in epoca in cui le campagne si spopolavano, in controtendenza, insegnava il rispetto, la conoscenza e la valorizzazione del territorio.
Temi questi, sessant’anni dopo di “ritorno” e non credo sia un caso se, a incontrare Mara Fiesolani che con la sua associazione che si chiama proprio “il paese sulla collina” ha fatto rifiorire gli ideali della maestra Sara sia stata proprio Donella, certaldese come Bruno Ciari.
A Doccia, alte colline di Pontassieve con tanto verde e olivi, aria frizzantina e pura che scende giù dal monte Giovi è nato sulla scia dell’insegnamenti anche dell’altro maestro Ilario Filippi a cui è intestato un giardino botanico.
Un piccolo scrigno verde nato dietro la pieve di Sant’Andrea a Doccia “come atto d’amore per la nostra terra” ci racconta Mara Fiesolani quando, con orgoglio e simpatia aprendoci il cancello del giardino ci schiude un mondo odoroso che sa di passione e amore.
Mara e l’altra amica Camilla guardano e accarezzano ogni fiore, annusano ogni pianticella, si emozionano davanti a una gemma e un piccolo fiorellino.
Le colline di Pontassieve hanno la fortuna di avere questa piccola-grande meraviglia che racchiude le tipicità erbacee della zona grazie all’impegno profuso dall’associazione e il supporto scientifico del Museo di storia naturale di Firenze, ma l’amore profondo di Mara, Cammilla e gli altri associati è la marcia in più.
“Promuovere un territorio vuol dire amarlo e conservarlo” racconta Mara e lei e le altre amiche è certo che amano il loro paese sulla collina e il loro piccolo-grande giardino segreto dove per altro è, unico esempio in Toscana, anche l’aiuola di Ildegarda di Binden costruita a spirale come suggerito dalla santa, musicista, artista, naturista, filosofa e consigliera politica niente di meno che di Federico Barbarossa che era certa che l’aiuola a spirale suggerisse un’idea di tensione verso l’alto e verso Dio.
Visitabile tutti i sabato pomeriggio da aprile oppure a richiesta contattando: ilpaesesullacollina@yahoo.it[:]
Mar 12, 2016 | Enogastronomia, Grosseto
[:it]
a cura della redazione – Oltre 17,5 milioni di litri di latte lavorato per il Pecorino Toscano DOP, oltre un milione e 361 mila forme prodotte e quasi 1 milione e 103 mila forme vendute, tra tenero e stagionato. Sono questi i numeri che raccontano il 2015 del Consorzio tutela Pecorino Toscano DOP.
Significativo il dato sulle esportazioni, cresciute del 17,17%, grazie alla maggiore domanda di Pecorino Toscano DOP dall’estero e, in particolare, dagli USA e dall’Europa.
“I numeri del 2015 – afferma il presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Toscano DOP, Carlo Santarelli – confermano una situazione positiva sia per la produzione che per le vendite.
Negli ultimi mesi dell’anno, inoltre, abbiamo registrato un lieve incremento nella produzione di latte e questo fa ben sperare per il 2016, con l’auspicio di poter rispondere in maniera più esauriente anche alla richiesta di Pecorino Toscano DOP stagionato.
Stabile e sempre alta anche la qualità del prodotto, con un miglioramento della qualità del latte a conferma del lavoro attento e professionale che stanno portando avanti i nostri allevatori e i nostri caseifici.
Tutti insieme ogni anno riusciamo a portare sul mercato nazionale ed estero un formaggio DOP di qualità straordinaria, ambasciatore della Toscana e del Made in Italy in tutto il mondo.
Forti di questi dati, affrontiamo l’anno con l’obiettivo primario di continuare a valorizzare il Pecorino Toscano DOP puntando sulla qualità del nostro prodotto, sempre più apprezzato e pronto a sbarcare su nuovi mercati”.
Il Consorzio tutela Pecorino Toscano DOP guarda al futuro con obiettivi di ulteriore crescita e valorizzazione del prodotto.
Tra questi c’è il continuo miglioramento della qualità del latte e la possibilità di contare su una maggiore quantità di materia prima per soddisfare l’intera domanda del mercato.
Nel 2015 la produzione non è infatti, riuscita a soddisfare l’intera richiesta del mercato nazionale ed estero a causa della mancanza di latte ovino. Per rispondere a questa problematica il Consorzio presenterà un progetto alla Regione Toscana, non appena saranno operativi i bandi del Piano di Sviluppo Rurale (PSR), per poter trasferire agli allevatori le conoscenze acquisite dalle ricerche promosse insieme alla Scuola Superiore di Studi Sant’Anna di Pisa e all’Università di Pisa.
Nel 2016, inoltre, il Consorzio continuerà a lavorare con il massimo impegno per garantire la qualità del Pecorino Toscano DOP contro frodi e falsificazioni.
Per questo motivo, sosterrà ogni attività di prevenzione e repressione. Tra queste, quelle già messe in campo dalla Regione Toscana con il protocollo sottoscritto con le Procure della Repubblica di Firenze, Arezzo, Grosseto e Siena e la conseguente formazione di una task force di controllo, a tutela delle DOP e IGP assegnate ai prodotti toscani e tra i simboli principali del Made in Italy. Lo stesso impegno sarà garantito per tutelare la qualità e l’unicità del Pecorino Toscano DOP sul mercato internazionale, contro ogni possibile frode alimentare che danneggi il prodotto.
[:en]
a cura della redazione – Oltre 17,5 milioni di litri di latte lavorato per il Pecorino Toscano DOP, oltre un milione e 361 mila forme prodotte e quasi 1 milione e 103 mila forme vendute, tra tenero e stagionato. Sono questi i numeri che raccontano il 2015 del Consorzio tutela Pecorino Toscano DOP.
Significativo il dato sulle esportazioni, cresciute del 17,17%, grazie alla maggiore domanda di Pecorino Toscano DOP dall’estero e, in particolare, dagli USA e dall’Europa.
“I numeri del 2015 – afferma il presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Toscano DOP, Carlo Santarelli – confermano una situazione positiva sia per la produzione che per le vendite.
Negli ultimi mesi dell’anno, inoltre, abbiamo registrato un lieve incremento nella produzione di latte e questo fa ben sperare per il 2016, con l’auspicio di poter rispondere in maniera più esauriente anche alla richiesta di Pecorino Toscano DOP stagionato.
Stabile e sempre alta anche la qualità del prodotto, con un miglioramento della qualità del latte a conferma del lavoro attento e professionale che stanno portando avanti i nostri allevatori e i nostri caseifici.
Tutti insieme ogni anno riusciamo a portare sul mercato nazionale ed estero un formaggio DOP di qualità straordinaria, ambasciatore della Toscana e del Made in Italy in tutto il mondo.
Forti di questi dati, affrontiamo l’anno con l’obiettivo primario di continuare a valorizzare il Pecorino Toscano DOP puntando sulla qualità del nostro prodotto, sempre più apprezzato e pronto a sbarcare su nuovi mercati”.
Il Consorzio tutela Pecorino Toscano DOP guarda al futuro con obiettivi di ulteriore crescita e valorizzazione del prodotto.
Tra questi c’è il continuo miglioramento della qualità del latte e la possibilità di contare su una maggiore quantità di materia prima per soddisfare l’intera domanda del mercato.
Nel 2015 la produzione non è infatti, riuscita a soddisfare l’intera richiesta del mercato nazionale ed estero a causa della mancanza di latte ovino. Per rispondere a questa problematica il Consorzio presenterà un progetto alla Regione Toscana, non appena saranno operativi i bandi del Piano di Sviluppo Rurale (PSR), per poter trasferire agli allevatori le conoscenze acquisite dalle ricerche promosse insieme alla Scuola Superiore di Studi Sant’Anna di Pisa e all’Università di Pisa.
Nel 2016, inoltre, il Consorzio continuerà a lavorare con il massimo impegno per garantire la qualità del Pecorino Toscano DOP contro frodi e falsificazioni.
Per questo motivo, sosterrà ogni attività di prevenzione e repressione. Tra queste, quelle già messe in campo dalla Regione Toscana con il protocollo sottoscritto con le Procure della Repubblica di Firenze, Arezzo, Grosseto e Siena e la conseguente formazione di una task force di controllo, a tutela delle DOP e IGP assegnate ai prodotti toscani e tra i simboli principali del Made in Italy. Lo stesso impegno sarà garantito per tutelare la qualità e l’unicità del Pecorino Toscano DOP sul mercato internazionale, contro ogni possibile frode alimentare che danneggi il prodotto.[:]
Mar 11, 2016 | Editoriale, Firenze
[:it]
di Nadia Fondelli – Si e svolto nei giorni scorsi nel magico scenario del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze un workshop importante, passato sottotraccia per i colleghi della stampa. Peccato.
Sarà per la mia anima di volontaria ma credo che parlare di resilienza sia molto importante. E a tutti i livelli.
Mi soffermo un attimo sulla parola resilienza che anche se non ha il fascino di petaloso si può considerare un neologismo in quanto parola poco frequente da molti.
“Resilienza” significa “capacità degli oggetti di resistere a un urto”. Ma in Palazzo Vecchio, la parola è stata applicata agli esseri umani determinando così che resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici come i disastri naturali o gli atti di terrorismo.
Psicologi, sociologi, medici e altri specialisti si sono alternati all’oratoria per parlare di come “Accrescere la resilienza nella popolazione”.
Su tutti, a noi ha dato lo spunto per scrivere questo pezzo l’intervento gagliardo del sindaco di Montelupo Fiorentino Paolo Masetti, non a caso responsabile di protezione civile per l’Anci regionale e già dirigente di protezione civile in provincia.
Masetti ha colto l’occasione per lanciare un grido d’allarme e togliersi dalle scarpe alcuni sassolini. Nemmeno tanto piccoli.
I numeri parlano più di mille parole nella loro semplicità. Dal 1945 al 2015 in Italia per disastri naturali ci sono stati 5455 morti in 2458 comuni e 101 province in tutte le regioni italiane.
Se poi aggiungiamo che il 78% delle frane che colpiscono i 28 paesi della comunità europea sono in Italia non abbiamo certo da che stare rilassati.
Eppure di protezione civile si parla e si fa davvero poco.
Sembra che quei volontari vestiti con abiti sgargianti sbuchino fuori dal niente solo quando c’è qualche disastro.
Masetti ha voluto dire che, invece, di protezione civile serve parlare e farlo sempre.
Eppure anche alcuni sindaci non sono consapevoli della propria responsabilità. Ricordo un collega – dice – che a seguito di una tragedia che aveva colpito il suo comune, intervistato su cosa stesse facendo per far fronte all’emergenza candidamente risposte che per questo si doveva sentire la protezione civile.
Ignorando che, in qualsiasi comune il responsabile massimo di protezione civile è proprio il sindaco!
Ma anche se il sindaco (fortunatamente nella maggioranza dei casi) è ben conscio del ruolo è altrettanto conscio di avere un cerino acceso in mano perché, tornando ai numeri, è quasi scontato che nell’arco del mandato si troverà a fronteggiare almeno un’emergenza più o meno grave che sia.
Il problema è quindi affrontare la situazione facendosi trovare preparati.
Le pubbliche amministrazioni notoriamente hanno le casse vuote, ma il problema non è solo nei danari ma anche nella mancanza di competenze.
In poche parole, per la regola astrusa della rotazione nei ruoli dei dipendenti delle amministrazioni comunali, ci sta che un sindaco si trovi ad occupare la poltrona di responsabile di protezione civile un dipendente senza alcuna competenza specifica che magari fino al giorno prima faceva certificati anagrafici.
Ovvio che finché non succede niente tutto passa sotto traccia ma.
La protezione civile svolge la sua funzione soprattutto se riesce a prevenire. Ma per prevenire serve parlare del tema come di un atto consapevole del quotidiano.
Ogni cittadino deve sapere che il primo esperto di protezione civile è lui stesso.
Il comune poi ci mette del suo. Con un sindaco consapevole e magari una figura professionale ad hoc, come sta chiedendo (e lavorando per farlo) Masetti sia a livello di Anci che presso il Dipartimento a Roma.
Serve qualcosa di nuovo, serve chiarezza.
Serve che ognuno abbia un ruolo e lo sappia svolgere perché se poi il disastro arriva sapere chi fa che cosa determina la differenza fra vivere e morire.
Ma soprattutto Masetti ci ha voluto scuotere ricordandoci di non abbassare la guardia ricordando sempre di parlare di protezione civile. Fosse anche per parlare semplicemente dei piani comunali, delle buone norme in caso di ghiaccio, neve, vento etc…
[:en]
di Nadia Fondelli – Si e svolto nei giorni scorsi nel magico scenario del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze un workshop importante, passato sottotraccia per i colleghi della stampa. Peccato.
Sarà per la mia anima di volontaria ma credo che parlare di resilienza sia molto importante. E a tutti i livelli.
Mi soffermo un attimo sulla parola resilienza che anche se non ha il fascino di petaloso si può considerare un neologismo in quanto parola poco frequente da molti.
“Resilienza” significa “capacità degli oggetti di resistere a un urto”. Ma in Palazzo Vecchio, la parola è stata applicata agli esseri umani determinando così che resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici come i disastri naturali o gli atti di terrorismo.
Psicologi, sociologi, medici e altri specialisti si sono alternati all’oratoria per parlare di come “Accrescere la resilienza nella popolazione”.
Su tutti, a noi ha dato lo spunto per scrivere questo pezzo l’intervento gagliardo del sindaco di Montelupo Fiorentino Paolo Masetti, non a caso responsabile di protezione civile per l’Anci regionale e già dirigente di protezione civile in provincia.
Masetti ha colto l’occasione per lanciare un grido d’allarme e togliersi dalle scarpe alcuni sassolini. Nemmeno tanto piccoli.
I numeri parlano più di mille parole nella loro semplicità. Dal 1945 al 2015 in Italia per disastri naturali ci sono stati 5455 morti in 2458 comuni e 101 province in tutte le regioni italiane.
Se poi aggiungiamo che il 78% delle frane che colpiscono i 28 paesi della comunità europea sono in Italia non abbiamo certo da che stare rilassati.
Eppure di protezione civile si parla e si fa davvero poco.
Sembra che quei volontari vestiti con abiti sgargianti sbuchino fuori dal niente solo quando c’è qualche disastro.
Masetti ha voluto dire che, invece, di protezione civile serve parlare e farlo sempre.
Eppure anche alcuni sindaci non sono consapevoli della propria responsabilità. Ricordo un collega – dice – che a seguito di una tragedia che aveva colpito il suo comune, intervistato su cosa stesse facendo per far fronte all’emergenza candidamente risposte che per questo si doveva sentire la protezione civile.
Ignorando che, in qualsiasi comune il responsabile massimo di protezione civile è proprio il sindaco!
Ma anche se il sindaco (fortunatamente nella maggioranza dei casi) è ben conscio del ruolo è altrettanto conscio di avere un cerino acceso in mano perché, tornando ai numeri, è quasi scontato che nell’arco del mandato si troverà a fronteggiare almeno un’emergenza più o meno grave che sia.
Il problema è quindi affrontare la situazione facendosi trovare preparati.
Le pubbliche amministrazioni notoriamente hanno le casse vuote, ma il problema non è solo nei danari ma anche nella mancanza di competenze.
In poche parole, per la regola astrusa della rotazione nei ruoli dei dipendenti delle amministrazioni comunali, ci sta che un sindaco si trovi ad occupare la poltrona di responsabile di protezione civile un dipendente senza alcuna competenza specifica che magari fino al giorno prima faceva certificati anagrafici.
Ovvio che finché non succede niente tutto passa sotto traccia ma.
La protezione civile svolge la sua funzione soprattutto se riesce a prevenire. Ma per prevenire serve parlare del tema come di un atto consapevole del quotidiano.
Ogni cittadino deve sapere che il primo esperto di protezione civile è lui stesso.
Il comune poi ci mette del suo. Con un sindaco consapevole e magari una figura professionale ad hoc, come sta chiedendo (e lavorando per farlo) Masetti sia a livello di Anci che presso il Dipartimento a Roma.
Serve qualcosa di nuovo, serve chiarezza.
Serve che ognuno abbia un ruolo e lo sappia svolgere perché se poi il disastro arriva sapere chi fa che cosa determina la differenza fra vivere e morire.
Ma soprattutto Masetti ci ha voluto scuotere ricordandoci di non abbassare la guardia ricordando sempre di parlare di protezione civile. Fosse anche per parlare semplicemente dei piani comunali, delle buone norme in caso di ghiaccio, neve, vento etc…
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Mar 3, 2016 | Eventi, Firenze
[:it]
di redazione – Con la voce di Massimo Tarducci accompagnato dal violino di Claudia Mannocci il pubblico si calerà in un preludio di atmosfere fin dentro la scrittura poetica di Prévert.
Stazione di Firenze….un uomo sale sul treno per Grosseto. Una ragazza si siede di fronte a lui. Inizia così il loro viaggio tra le terre toscane. Tra sogno e realtà attraverso la voce e le improvvisazioni musicali lo spettacolo sui versi di J. Prévert ci proietterà nelle strutture dei linguaggi poetici e musicali senza limiti di tempo e di luogo. La Scrittura di Prevert evoca furbescamente in chi ascolta immagini precise, ne impone una su tutte per poi distruggerla proponendone altre secondo gli umori e gli interessi del poeta. Una composizione di visioni e oggetti fuori d’ogni metafora che agiscono nell’occhio dello spettatore con il ritmo di un montaggio cinematografico. Giocando col tempo passeggero, la poesia illuminerà il viaggio fino ed oltre il finale della storia.
Il tutto, cena e spettacolo, allestito nella cornice dello storico edificio che ospita i locali di Miso di Riso bio-bistrò vegetariano, vegano, macrobiotico e crudista che è anche un po’ giardino e un po’ salotto. Un posto insolito, nel cuore del centro storico di Firenze, dove le piante scendono dal soffitto, rivestono le pareti e si allargano al massimo splendore nel cortile interno, con arredi tipici dei giardini di un tempo, in ferro, di diversi stili e colori.
Per Charlotte, ci sarà un menù tutto francese e per informazioni e per partecipare alla serata di domenica 6 e di martedì 8 marzo dalle ore 19.30 in poi, è necessario prenotarsi a Miso di Riso tel.055 2654094 o su: info@misodiriso.it – Borgo degli Albizi, 54r – Firenze.[:en]
di redazione – Con la voce di Massimo Tarducci accompagnato dal violino di Claudia Mannocci il pubblico si calerà in un preludio di atmosfere fin dentro la scrittura poetica di Prévert.
Stazione di Firenze….un uomo sale sul treno per Grosseto. Una ragazza si siede di fronte a lui. Inizia così il loro viaggio tra le terre toscane. Tra sogno e realtà attraverso la voce e le improvvisazioni musicali lo spettacolo sui versi di J. Prévert ci proietterà nelle strutture dei linguaggi poetici e musicali senza limiti di tempo e di luogo. La Scrittura di Prevert evoca furbescamente in chi ascolta immagini precise, ne impone una su tutte per poi distruggerla proponendone altre secondo gli umori e gli interessi del poeta. Una composizione di visioni e oggetti fuori d’ogni metafora che agiscono nell’occhio dello spettatore con il ritmo di un montaggio cinematografico. Giocando col tempo passeggero, la poesia illuminerà il viaggio fino ed oltre il finale della storia.
Il tutto, cena e spettacolo, allestito nella cornice dello storico edificio che ospita i locali di Miso di Riso bio-bistrò vegetariano, vegano, macrobiotico e crudista che è anche un po’ giardino e un po’ salotto. Un posto insolito, nel cuore del centro storico di Firenze, dove le piante scendono dal soffitto, rivestono le pareti e si allargano al massimo splendore nel cortile interno, con arredi tipici dei giardini di un tempo, in ferro, di diversi stili e colori.
Per Charlotte, ci sarà un menù tutto francese e per informazioni e per partecipare alla serata di domenica 6 e di martedì 8 marzo dalle ore 19.30 in poi, è necessario prenotarsi a Miso di Riso tel.055 2654094 o su: info@misodiriso.it – Borgo degli Albizi, 54r – Firenze.[:]
Mar 1, 2016 | Arcipelago | Costa degli Etruschi, Arezzo, Argentario, Arte e cultura, Casentino, Chianti Classico, Città del Tufo | Colline Metallifere, Crete Senesi, Editoriale, Enogastronomia, Firenze, Garfagnana, Grosseto, Litorale pisano, Livorno, Lucca, Lunigiana, Maremma, Massa Carrara, Montagna Pistoiese, Montalbano, Monte Amiata, Monti Pisani, Mugello | Val di Sieve, Pisa, Pistoia, Prato, San Gimignano, Siena, Val Bisenzio, Val d'Elsa | Empolese, Val d'Elsa | Val di Merse, Val d'Orcia | Val di Chiana, Val di Cecina, Val di Cornia, Val Tiberina, Valdarno, Valdarno | Valdera | Colline Pisane, Valdinievole, Valle del Serchio | Piana Lucchese, Versilia
[:it]
di Nadia Fondelli – Le stelle nel firmamento del vino toscano brillano. I dati sull’export vincolo sono entusiasmanti, ma non è tutto oro quello che luccica.
Molto spesso uno zircone ben intagliato abbaglia gli occhi più di un autentico brillante e così succede nel vino che, non a caso, anche l’assessore Remaschi nella conferenza di presentazione della lunga settimana delle anteprime di Bacco ha definito “la locomotiva dell’agroalimentare della regione”.
A livello export i risultati, rimanendo ai paragoni astronomici, sono davvero a cinque stelle. La Toscana si colloca al secondo posto nazionale per valore di esportazioni dopo il Veneto e prima del Piemonte.
La quota vino regionale nel panorama italico passa dal 14,8% del 2014 al 16,7% del 2015 e addirittura, dal 2003 ad oggi, nonostante la congiuntura economica negativa e due annate non troppo favorevoli il commercio estero è aumentato del 102,4%.
Tornano a volare i mercati nord americani (+15,8%) ed europei (+5,6%), molto lunatici i paesi del BRIC con il Brasile che scende del -28,4% e la Cina che cresce del +32,4%. Ma ciò che sorprende sono Paesi emergenti anche difficili da immaginare come l’India che cresce del +120% e il Sud Africa del +140,8%. Ottime e insperate performance anche da parte di Nuova Zelanda con +19%, Israele +32,1% e perfino Emirati Arabi Uniti con un sorprendente +11,5%!
Ma anche i bianchi di Toscana meno famosi e popolari segnano cifre a doppio zero e stesso risultato lo aspettiamo a breve anche per i rosati che stanno prepotentemente tornando ad essere presenti nel corredo delle principali casate vinicole dopo un oblio di decenni grazie al loro mix di profumi, sapori e leggerezza che li rendono perfetti per ogni stagione e circostanza.
Le giovani generazioni, i cosiddetti “Millennians” nel modaiolo mondo del vino vedono la Toscana come punto di riferimento e questo fa prevedere un futuro radioso.
Beati loro. Chi invece, come chi scrive, ha qualche capello bianco, ha visto il vino passare dai bassifondi ai caveaux e dopo migliaia di degustazioni sul palato non confonde ormai gli zirconi con i diamanti.
Degustando le varie denominazioni in anteprima, non ci siamo lasciati troppo affascinare dai pomposi proclami festaioli e i budget da capogiro che accompagnano i 300 anni del Chianti Classico e al bicchiere ci siamo annoiati come ormai tradizione da molti anni.
Verrebbe da dire che serve più personalità e coraggio, ma ci siamo annoiati anche di ripetere questo.
Siamo invece rimasti favorevolmente sorpresi dagli altri vini, quelli meno osannati e con budget promozionali senza troppi zero che, ligi alla tradizione, propongono ancora sapori autentici e caratteriali infischiandosene della ruffianeria di circostanza.
Su tutti segnalo il Vin Ruspo di Carmignano straordinario esempio di rosato emergente e il
vino minerale vulcanico del Montecucco dell’Amiata.
[:en]
di Nadia Fondelli – Le stelle nel firmamento del vino toscano brillano. I dati sull’export vincolo sono entusiasmanti, ma non è tutto oro quello che luccica.
Molto spesso uno zircone ben intagliato abbaglia gli occhi più di un autentico brillante e così succede nel vino che, non a caso, anche l’assessore Remaschi nella conferenza di presentazione della lunga settimana delle anteprime di Bacco ha definito “la locomotiva dell’agroalimentare della regione”.
A livello export i risultati, rimanendo ai paragoni astronomici, sono davvero a cinque stelle. La Toscana si colloca al secondo posto nazionale per valore di esportazioni dopo il Veneto e prima del Piemonte.
La quota vino regionale nel panorama italico passa dal 14,8% del 2014 al 16,7% del 2015 e addirittura, dal 2003 ad oggi, nonostante la congiuntura economica negativa e due annate non troppo favorevoli il commercio estero è aumentato del 102,4%.
Tornano a volare i mercati nord americani (+15,8%) ed europei (+5,6%), molto lunatici i paesi del BRIC con il Brasile che scende del -28,4% e la Cina che cresce del +32,4%. Ma ciò che sorprende sono Paesi emergenti anche difficili da immaginare come l’India che cresce del +120% e il Sud Africa del +140,8%. Ottime e insperate performance anche da parte di Nuova Zelanda con +19%, Israele +32,1% e perfino Emirati Arabi Uniti con un sorprendente +11,5%!
Ma anche i bianchi di Toscana meno famosi e popolari segnano cifre a doppio zero e stesso risultato lo aspettiamo a breve anche per i rosati che stanno prepotentemente tornando ad essere presenti nel corredo delle principali casate vinicole dopo un oblio di decenni grazie al loro mix di profumi, sapori e leggerezza che li rendono perfetti per ogni stagione e circostanza.
Le giovani generazioni, i cosiddetti “Millennians” nel modaiolo mondo del vino vedono la Toscana come punto di riferimento e questo fa prevedere un futuro radioso.
Beati loro. Chi invece, come chi scrive, ha qualche capello bianco, ha visto il vino passare dai bassifondi ai caveaux e dopo migliaia di degustazioni sul palato non confonde ormai gli zirconi con i diamanti.
Degustando le varie denominazioni in anteprima, non ci siamo lasciati troppo affascinare dai pomposi proclami festaioli e i budget da capogiro che accompagnano i 300 anni del Chianti Classico e al bicchiere ci siamo annoiati come ormai tradizione da molti anni.
Verrebbe da dire che serve più personalità e coraggio, ma ci siamo annoiati anche di ripetere questo.
Siamo invece rimasti favorevolmente sorpresi dagli altri vini, quelli meno osannati e con budget promozionali senza troppi zero che, ligi alla tradizione, propongono ancora sapori autentici e caratteriali infischiandosene della ruffianeria di circostanza.
Su tutti segnalo il Vin Ruspo di Carmignano straordinario esempio di rosato emergente e il
vino minerale vulcanico del Montecucco dell’Amiata.
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Feb 17, 2016 | Arte e cultura
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di redazione – Musei civici gratuiti il 18 febbraio in occasione dell’anniversario della morte di Anna Maria Luisa (1677-1743), Elettrice Palatina, ultima del ramo granducale dei Medici, il cui più grande merito è quello di aver mantenuto il patrimonio culturale di Firenze in città.
Si deve infatti a lei la stesura di un atto giuridico conosciuto con il nome di Patto di Famiglia, grazie al quale l’ultima erede della casata vincola allo Stato – il Granducato di Toscana – tutto il complesso dei beni che facevano parte delle collezioni medicee:
«…Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioje ed altre cose preziose […] a condizione espressa che di quello è per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei forestieri, e non ne sarà nulla trasportato e levato fuori dalla Capitale e dello Stato del Gran Ducato».
Per ricordare la sua importanza, quindi, giovedì è previsto l’ingresso gratuito a Palazzo Vecchio (orario di apertura 9.00-14.00, compreso Torre e Scavi); al museo Novecento (orario di apertura 9.00-14.00); alla Basilica di Santa Maria Novella (orario di apertura 9.00-17.30); alla Cappella Brancacci (orario di apertura 10.00-17.00); e al museo del Bigallo (orario di apertura 10.30-16.30). Da ricordare che le biglietterie chiudono un’ora prima del museo.
In mattinata ci sarà la tradizionale rievocazione storica, con alle 10.45 il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina che percorrerà le vie del centro per accompagnare le autorità comunali alle Cappelle Medicee, dove ci sarà la deposizione di un omaggio floreale alla tomba dell’Elettrice Palatina.
Nell’occasione le Cappelle avranno ingresso gratuito.
A Palazzo Pitti invece si terrà un’altra iniziativa. Il Comune di Firenze e le Gallerie degli Uffizi propongono un evento di rievocazione del personaggio storico dell’Elettrice in collaborazione con l’Associazione Muse.
Il pubblico avrà l’occasione di incontrare Anna Maria Luisa de’ Medici a Palazzo Pitti (nella Sala di Bona della Galleria Palatina), uno dei luoghi per lei più significativi.
Qui l’Elettrice infatti soggiorna prima nella sua giovinezza e poi dal 1717, dopo una parentesi di 26 anni trascorsi a Düsseldorf al fianco dell’Elettore Palatino Johan Wilhelm, portando nei suoi appartamenti – così come in città –, il raffinato gusto dell’arte coltivato già in Germania.
L’incontro con il personaggio, seguito da un dibattito con il pubblico, sarà l’occasione per meglio comprendere i tratti della figura e per immergersi nel contesto della Firenze del XVIII secolo.
Gli incontri – previsti in tre repliche alle 15.00, 16.00 e 17.00 – sono gratuiti ma sono riservati solo a coloro che si prenoteranno ai contatti 055-2768224 e 055-2768558, fino a esaurimento posti; la partecipazione all’incontro non comprende l’ingresso alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, che resta a pagamento. (edl)[:en]
di redazione – Musei civici gratuiti il 18 febbraio in occasione dell’anniversario della morte di Anna Maria Luisa (1677-1743), Elettrice Palatina, ultima del ramo granducale dei Medici, il cui più grande merito è quello di aver mantenuto il patrimonio culturale di Firenze in città.
Si deve infatti a lei la stesura di un atto giuridico conosciuto con il nome di Patto di Famiglia, grazie al quale l’ultima erede della casata vincola allo Stato – il Granducato di Toscana – tutto il complesso dei beni che facevano parte delle collezioni medicee:
«…Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioje ed altre cose preziose […] a condizione espressa che di quello è per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei forestieri, e non ne sarà nulla trasportato e levato fuori dalla Capitale e dello Stato del Gran Ducato».
Per ricordare la sua importanza, quindi, giovedì è previsto l’ingresso gratuito a Palazzo Vecchio (orario di apertura 9.00-14.00, compreso Torre e Scavi); al museo Novecento (orario di apertura 9.00-14.00); alla Basilica di Santa Maria Novella (orario di apertura 9.00-17.30); alla Cappella Brancacci (orario di apertura 10.00-17.00); e al museo del Bigallo (orario di apertura 10.30-16.30). Da ricordare che le biglietterie chiudono un’ora prima del museo.
In mattinata ci sarà la tradizionale rievocazione storica, con alle 10.45 il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina che percorrerà le vie del centro per accompagnare le autorità comunali alle Cappelle Medicee, dove ci sarà la deposizione di un omaggio floreale alla tomba dell’Elettrice Palatina.
Nell’occasione le Cappelle avranno ingresso gratuito.
A Palazzo Pitti invece si terrà un’altra iniziativa. Il Comune di Firenze e le Gallerie degli Uffizi propongono un evento di rievocazione del personaggio storico dell’Elettrice in collaborazione con l’Associazione Muse.
Il pubblico avrà l’occasione di incontrare Anna Maria Luisa de’ Medici a Palazzo Pitti (nella Sala di Bona della Galleria Palatina), uno dei luoghi per lei più significativi.
Qui l’Elettrice infatti soggiorna prima nella sua giovinezza e poi dal 1717, dopo una parentesi di 26 anni trascorsi a Düsseldorf al fianco dell’Elettore Palatino Johan Wilhelm, portando nei suoi appartamenti – così come in città –, il raffinato gusto dell’arte coltivato già in Germania.
L’incontro con il personaggio, seguito da un dibattito con il pubblico, sarà l’occasione per meglio comprendere i tratti della figura e per immergersi nel contesto della Firenze del XVIII secolo.
Gli incontri – previsti in tre repliche alle 15.00, 16.00 e 17.00 – sono gratuiti ma sono riservati solo a coloro che si prenoteranno ai contatti 055-2768224 e 055-2768558, fino a esaurimento posti; la partecipazione all’incontro non comprende l’ingresso alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, che resta a pagamento.[:]