Firenze: visite guidate gratuite per la festa delle guide turistiche

[:it]imagela redazione – In occasione della XXVII Giornata Internazionale della Guida Turistica, che ricorre il 21 febbraio di ogni anno,  l’Associazione Guide Turistiche AGT Firenze, in collaborazione con l’Opera di Santa Maria del Fiore e la Fondazione Teatro della Toscana, ha organizzato due iniziative gratuite rivolte a tutti.

Giovedì 18 febbraio (dalle ore 15.00 alle 17.00, ultima partenza) visite guidate gratuite al nuovo Museo dell’Opera del Duomo.
Per l’occasione l’ingresso al museo è ridotto, al costo di 6 euro, senza prenotazione.

Domenica 21 febbraio, visite guidate gratuite ai teatri della Pergola (alle ore 9.00 e alle 10.00) e Niccolini (alle ore 10.00 e alle ore 12.00) con prenotazione obbligatoria scrivendo o telefonando a: museo@teatrodellatoscana.it, 055 2264364.

L’intento dell’iniziativa è quello di riscoprire Firenze insieme alle Guide Turistiche professionali, che con grande passione lavorano sul territorio. La Giornata Internazionale della Guida Turistica è stata istituita dalla World Federation of Tourist Guides Associations (WFTGA) ed è promossa in Italia dall’Associazione Nazionale Guide Turistiche (ANGT).

Giovedì 18 febbraio, 2016
Museo dell’Opera del Duomo
Per l’occasione il biglietto d’ingresso del Museo sarà di 6 euro
Non è possibile prenotare, è sufficiente presentarsi davanti al museo dalle ore 15 alle ore 17 (ultima partenza). Gruppi ogni 20 minuti.

Domenica 21 febbraio, 2016
Teatro della Pergola e Teatro Niccolini
Teatro della Pergola, ore 9 e ore 10; Teatro Niccolini, ore 10 e ore 12.
Prenotazione obbligatoria scrivendo a: museo@teatrodellatoscana.it
(indicare nome, cognome, numero di telefono, teatro che si desidera visitare e orario prescelto, max 4 persone). Per informazioni sui Teatri tel. 055 2264364

 [:en]imagela redazione – In occasione della XXVII Giornata Internazionale della Guida Turistica, che ricorre il 21 febbraio di ogni anno,  l’Associazione Guide Turistiche AGT Firenze, in collaborazione con l’Opera di Santa Maria del Fiore e la Fondazione Teatro della Toscana, ha organizzato due iniziative gratuite rivolte a tutti.

Giovedì 18 febbraio (dalle ore 15.00 alle 17.00, ultima partenza) visite guidate gratuite al nuovo Museo dell’Opera del Duomo.
Per l’occasione l’ingresso al museo è ridotto, al costo di 6 euro, senza prenotazione.

Domenica 21 febbraio, visite guidate gratuite ai teatri della Pergola (alle ore 9.00 e alle 10.00) e Niccolini (alle ore 10.00 e alle ore 12.00) con prenotazione obbligatoria scrivendo o telefonando a: museo@teatrodellatoscana.it, 055 2264364.

L’intento dell’iniziativa è quello di riscoprire Firenze insieme alle Guide Turistiche professionali, che con grande passione lavorano sul territorio. La Giornata Internazionale della Guida Turistica è stata istituita dalla World Federation of Tourist Guides Associations (WFTGA) ed è promossa in Italia dall’Associazione Nazionale Guide Turistiche (ANGT).

Giovedì 18 febbraio, 2016
Museo dell’Opera del Duomo
Per l’occasione il biglietto d’ingresso del Museo sarà di 6 euro
Non è possibile prenotare, è sufficiente presentarsi davanti al museo dalle ore 15 alle ore 17 (ultima partenza). Gruppi ogni 20 minuti.

Domenica 21 febbraio, 2016
Teatro della Pergola e Teatro Niccolini
Teatro della Pergola, ore 9 e ore 10; Teatro Niccolini, ore 10 e ore 12.
Prenotazione obbligatoria scrivendo a: museo@teatrodellatoscana.it
(indicare nome, cognome, numero di telefono, teatro che si desidera visitare e orario prescelto, max 4 persone). Per informazioni sui Teatri tel. 055 2264364

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Prato: anche la Mortadella di Prato ottiene l’ IGP

[:it]mortadella_di_pratodi redazione – E così fanno 30! La Toscana sbanca ancora Bruxelles e ottiene il riconoscimento per uno dei prodotti meno noti ma più di successo della regione. perchè la mortadella non è solo Bologna!

“Ancora un importante riconoscimento per la qualità alimentare della Toscana. Con la Mortadella di Prato IGP la Toscana arriva a quota 30 riconoscimenti fra Dop e Igp.”
Questo il commento di Marco Remaschi, assessore all’agricoltura della Regione Toscana, nell’apprendere la notizia giunta da Bruxelles dell’iscizione della Mortadella di Prato fra le IGP, indicazioni di origine protetta della Toscana.
“L’Igp premia il lavoro svolto dai nostri produttori – continua Remaschi – e sarà un valore aggiunto per loro. Per i consumatori sarà un marchio di garanzia sulla qualità del prodotto e sarà un valido scudo contro le contraffazioni alimentari.”

Il procedimento per il riconoscimento dell’IGP alla Mortadella di Prato è stato avviato da 5 salumifici che hanno dato vita al Comitato per il riconoscimento della IGP.

In Italia la Mortadella di Prato riscuote successo, oltre che a Prato e Firenze, anche nel Nord Italia (Milano, Liguria, Emilia Romagna), nel Centro Italia con Roma e il Lazio, e in Sardegna.
Fuori dai confini nazionali questo salume è apprezzato particolarmente nel Regno Unito e in Belgio.
I consumatori possono trovarla in particolare nei negozi che vendono prodotti di qualità e, in piccole quantità, anche in alcuni marchi della grande distribuzione. E’ utilizzata e apprezzata per gli aperitivi e nel settore del catering.

La “Mortadella di Prato”, un prodotto di origine medievale, si caratterizza per la presenza di un liquore, l’alchermes, e per un’abbondante speziatura. Ai giorni nostri è apprezzata da grandi chef e personaggi della cultura, come Manuel Vasquez Montalban. E’ inserita nella guida gastronomica del Touring fin dal 1931, e valorizzata dall’Accademia Italiana della Cucina (1987) e da Slow Food che fin dal 2000 ne ha fatto un suo Presidi[:en]mortadella_di_pratodi redazione – E così fanno 30! La Toscana sbanca ancora Bruxelles e ottiene il riconoscimento per uno dei prodotti meno noti ma più di successo della regione. perchè la mortadella non è solo Bologna!

“Ancora un importante riconoscimento per la qualità alimentare della Toscana. Con la Mortadella di Prato IGP la Toscana arriva a quota 30 riconoscimenti fra Dop e Igp.”
Questo il commento di Marco Remaschi, assessore all’agricoltura della Regione Toscana, nell’apprendere la notizia giunta da Bruxelles dell’iscizione della Mortadella di Prato fra le IGP, indicazioni di origine protetta della Toscana.
“L’Igp premia il lavoro svolto dai nostri produttori – continua Remaschi – e sarà un valore aggiunto per loro. Per i consumatori sarà un marchio di garanzia sulla qualità del prodotto e sarà un valido scudo contro le contraffazioni alimentari.”

Il procedimento per il riconoscimento dell’IGP alla Mortadella di Prato è stato avviato da 5 salumifici che hanno dato vita al Comitato per il riconoscimento della IGP.

In Italia la Mortadella di Prato riscuote successo, oltre che a Prato e Firenze, anche nel Nord Italia (Milano, Liguria, Emilia Romagna), nel Centro Italia con Roma e il Lazio, e in Sardegna.
Fuori dai confini nazionali questo salume è apprezzato particolarmente nel Regno Unito e in Belgio.
I consumatori possono trovarla in particolare nei negozi che vendono prodotti di qualità e, in piccole quantità, anche in alcuni marchi della grande distribuzione. E’ utilizzata e apprezzata per gli aperitivi e nel settore del catering.

La “Mortadella di Prato”, un prodotto di origine medievale, si caratterizza per la presenza di un liquore, l’alchermes, e per un’abbondante speziatura. Ai giorni nostri è apprezzata da grandi chef e personaggi della cultura, come Manuel Vasquez Montalban. E’ inserita nella guida gastronomica del Touring fin dal 1931, e valorizzata dall’Accademia Italiana della Cucina (1987) e da Slow Food che fin dal 2000 ne ha fatto un suo Presidi

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Addio all’uomo che ha cambiato il vino

[:it]Giacomo-Tachis-01-kuTE-U10709151053dMC-1024x576@LaStampa.itla redazione – Da questo sabato il mondo del vino non sarà più lo stesso. Giacomo Tachis si è spento dopo una lunga malattia nella sua casa e fra i preziosi volumi del suo bue ritiro toscano.
Piemontese di nascita ma toscano d’adozione il “mescolavini” come amava definirsi è uomo a cui tutta l’enologia moderna deve qualcosa.

Il re degli enologi aveva 82 anni e a lui si devono creature preziose quali i supertuscan Tignanello, Solaia, Sassicaia, e i sardi Terre Brune e Turriga.

“Tutto il mondo del vino si inchini” scrivono dal Gambero Rosso in un tweet che parla della scomparsa di “un protagonista assoluto, artefice tecnico del Rinascimento enologico tricolore“.

Storico direttore delle Cantine Antinori per 32 anni, ha saputo condurre, come ha ricordato il marchese Piero Antinori nel libro “Tignanello  “una storia toscana”, scelte audaci ed innovative: per quel vino ora sulle tavole dei grandi del mondo la prima volta venne superato il disciplinare della zona (il Chianti Classico), si utilizzò la fermentazione malolattica e si passò all’invecchiamento in barriques, anziché in botti.

Nel 2014 gli fu conferita la medaglia d’oro con il simbolo del Pegaso, massima onorificenza della Regione Toscana, consegnata alla figlia Ilaria perché già impossibilitato a muoversi.
In quella circostanza Antinori disse: “riconoscimento meritatissimo, e lo dico a nome di tutti i colleghi toscani e da italiano, perché tutti noi dobbiamo essere molto, ma molto grati a Tachis per la sua opera”.

Grati anche per la carica d’ottimismo che l’enologo riconosciuto come il fautore del Rinascimento italiano dava al settore. Tachis amava ripetere:
“Il vino non conoscerà mai crisi perché la gente lo beve e lo berrà sempre”.
Tra le sue grandi lezioni, saper armonizzare la visione tecnica con il sentimento incredibilmente poetico del vino, che definiva – citando Galileo – come “composto di umore e di luce”.

 [:en]Giacomo-Tachis-01-kuTE-U10709151053dMC-1024x576@LaStampa.itla redazione – Da questo sabato il mondo del vino non sarà più lo stesso. Giacomo Tachis si è spento dopo una lunga malattia nella sua casa e fra i preziosi volumi del suo bue ritiro toscano.
Piemontese di nascita ma toscano d’adozione il “mescolavini” come amava definirsi è uomo a cui tutta l’enologia moderna deve qualcosa.

Il re degli enologi aveva 82 anni e a lui si devono creature preziose quali i supertuscan Tignanello, Solaia, Sassicaia, e i sardi Terre Brune e Turriga.

“Tutto il mondo del vino si inchini” scrivono dal Gambero Rosso in un tweet che parla della scomparsa di “un protagonista assoluto, artefice tecnico del Rinascimento enologico tricolore“.

Storico direttore delle Cantine Antinori per 32 anni, ha saputo condurre, come ha ricordato il marchese Piero Antinori nel libro “Tignanello  “una storia toscana”, scelte audaci ed innovative: per quel vino ora sulle tavole dei grandi del mondo la prima volta venne superato il disciplinare della zona (il Chianti Classico), si utilizzò la fermentazione malolattica e si passò all’invecchiamento in barriques, anziché in botti.

Nel 2014 gli fu conferita la medaglia d’oro con il simbolo del Pegaso, massima onorificenza della Regione Toscana, consegnata alla figlia Ilaria perché già impossibilitato a muoversi.
In quella circostanza Antinori disse: “riconoscimento meritatissimo, e lo dico a nome di tutti i colleghi toscani e da italiano, perché tutti noi dobbiamo essere molto, ma molto grati a Tachis per la sua opera”.

Grati anche per la carica d’ottimismo che l’enologo riconosciuto come il fautore del Rinascimento italiano dava al settore. Tachis amava ripetere:
“Il vino non conoscerà mai crisi perché la gente lo beve e lo berrà sempre”.
Tra le sue grandi lezioni, saper armonizzare la visione tecnica con il sentimento incredibilmente poetico del vino, che definiva – citando Galileo – come “composto di umore e di luce”.

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Le Donne del Vino fra cultura e solidarietà

[:it]12647211_10207935123317155_8443993986012113651_n-e1454579845539di Nadia Fondelli – Sono ormai passati anni da quando ho incontrato per la prima volta Antonella d’Isanto.
Spinta dalla mia anima ecologista decisi di scoprire da vicino un’azienda coraggiosa che in tempi non sospetti aveva deciso di essere eco friendly.

Antonella si definì fin da quel nostro primo incontro una “produttrice per passione” e in realtà solo la passione e un po’ di sana follia pensai, la poteva spingere a scegliere imballaggi senza polistirolo e plastica, impianto fotovoltaico, bottiglie più leggere per sprecare meno vetro e addirittura riciclare i tappi in originalissimi orecchini che porto tutt’oggi molto volentieri.

Oltre alla passione furono alte le doti che intuì in lei. Donna solare, comunicativa e carismatica capì che mi trovavo al cospetto di chi non si ferma al nozionismo ma approfondisce tutto con l’intelligenza e la curiosità del viaggiatore della vita.
Antonella vive la sua azienda totalmente. In cantina, in vigna e in ufficio e riesce, con la stessa maestria, a viverla appieno anche girando il mondo.

E’ infatti lei che personalmente sdogana le sue sei etichette – fra ci il magistrale Gold Label – ad ogni latitudine e longitudine (dall’America al Giappone) facendo anche incetta di premi, medaglie e riconoscimenti.

Ma I Balzini, questo il nome dell’azienda che la vede capitana di uno staff non a caso tutto al femminile, è molto di più. E’ anche un punto di riferimento del buon vivere e della buona cultura.

Ai Balzini c’è arte. Le mostre sono una buona consuetudine e qui è stata battezzata la enoarte di Elisabetta Rogai.
Ai Balzini c’è letteratura. Molte le presentazioni di libri che si svolgono e addirittura uno dei volumi più di successo del noto giallista Marco Vichi è ambientato fra queste vigne.
E ai Balzini c’è buona imprenditoria.

Quasi naturale anche se non scontato che Antonella d’Isanto sia, dallo scorso anno, Presidente regionale dell’Associazione donne del vino che nata fra lo scetticismo di un mondo molto maschilista come quello di Bacco vanti oggi 650 iscritte che rappresentano le donne e il vino non solo in vigna e cantina, a anche in tutta la filiera compresa la tavola e la comunicazione.

L’occasione dei festeggiamenti per l’elezione a presidente nazionale delle Donne del Vino di Donatella Cinelli Colombini è stato anche il pretesto per presentare la linea programmatica della presidenza d’Isanto per la Toscana di cui formazione e solidarietà sono le parole d’ordine.

“Oltre ad eventi sul territorio per far conoscere i nostri vini e le nostre cantine organizzeremo eventi e iniziative per aiutare lo sviluppo dell’imprenditoria del vino in rosa. Ma non solo. Grazie a uno studio legale specializzato in diritto vitivinicolo sarà organizzato un convegno su come approcciarsi al mercato estero e inoltre sul versante della solidarietà stiamo definendo i dettagli per un’asta benefica di bottiglie speciali da dedicare a un’associazione venefica.”
E siamo certi che Antonella, così come ha fatto per i suoi I Balzini farà volare in alto anche le altre Donne del Vino per rompere finalmente schemi preconcetti di un mondo ancora un po’ troppo declinato al maschile.

 [:en]12647211_10207935123317155_8443993986012113651_n-e1454579845539di Nadia Fondelli – Sono ormai passati anni da quando ho incontrato per la prima volta Antonella d’Isanto.
Spinta dalla mia anima ecologista decisi di scoprire da vicino un’azienda coraggiosa che in tempi non sospetti aveva deciso di essere eco friendly.

Antonella si definì fin da quel nostro primo incontro una “produttrice per passione” e in realtà solo la passione e un po’ di sana follia pensai, la poteva spingere a scegliere imballaggi senza polistirolo e plastica, impianto fotovoltaico, bottiglie più leggere per sprecare meno vetro e addirittura riciclare i tappi in originalissimi orecchini che porto tutt’oggi molto volentieri.

Oltre alla passione furono alte le doti che intuì in lei. Donna solare, comunicativa e carismatica capì che mi trovavo al cospetto di chi non si ferma al nozionismo ma approfondisce tutto con l’intelligenza e la curiosità del viaggiatore della vita.
Antonella vive la sua azienda totalmente. In cantina, in vigna e in ufficio e riesce, con la stessa maestria, a viverla appieno anche girando il mondo.

E’ infatti lei che personalmente sdogana le sue sei etichette – fra ci il magistrale Gold Label – ad ogni latitudine e longitudine (dall’America al Giappone) facendo anche incetta di premi, medaglie e riconoscimenti.

Ma I Balzini, questo il nome dell’azienda che la vede capitana di uno staff non a caso tutto al femminile, è molto di più. E’ anche un punto di riferimento del buon vivere e della buona cultura.

Ai Balzini c’è arte. Le mostre sono una buona consuetudine e qui è stata battezzata la enoarte di Elisabetta Rogai.
Ai Balzini c’è letteratura. Molte le presentazioni di libri che si svolgono e addirittura uno dei volumi più di successo del noto giallista Marco Vichi è ambientato fra queste vigne.
E ai Balzini c’è buona imprenditoria.

Quasi naturale anche se non scontato che Antonella d’Isanto sia, dallo scorso anno, Presidente regionale dell’Associazione donne del vino che nata fra lo scetticismo di un mondo molto maschilista come quello di Bacco vanti oggi 650 iscritte che rappresentano le donne e il vino non solo in vigna e cantina, ma anche in tutta la filiera compresa la tavola e la comunicazione.

L’occasione dei festeggiamenti per l’elezione a presidente nazionale delle Donne del Vino di Donatella Cinelli Colombini è stato anche il pretesto per presentare la linea programmatica della presidenza d’Isanto per la Toscana di cui formazione e solidarietà sono le parole d’ordine.

“Oltre ad eventi sul territorio per far conoscere i nostri vini e le nostre cantine organizzeremo eventi e iniziative per aiutare lo sviluppo dell’imprenditoria del vino in rosa. Ma non solo. Grazie a uno studio legale specializzato in diritto vitivinicolo sarà organizzato un convegno su come approcciarsi al mercato estero e inoltre sul versante della solidarietà stiamo definendo i dettagli per un’asta benefica di bottiglie speciali da dedicare a un’associazione venefica.”
E siamo certi che Antonella, così come ha fatto per i suoi I Balzini farà volare in alto anche le altre Donne del Vino per rompere finalmente schemi preconcetti di un mondo ancora un po’ troppo declinato al maschile.

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2018: Firenze e il Mugello diventano rosa

[:it]20160130_132043di redazione – Dopo l’aggiudicazione del Mondiale le Donne in Rosa, impegnate nell’organizzazione del Dragon Boat Festival  2018, da oggi hanno anche un logo, la mascotte e casa all’interno del Coni delegazione di Firenze.

E’ uno di quegli eventi che fanno strusciare le mani di orgoglio l’aggiudicazione da parte di Firenze e della sua provincia di quello che è di fatto il campionato del mondo di Dragon Boat delle donne operate di tumore al seno.
Un orgoglio perché è la prima volta che il mondiale sbarca di qua dall’oceano e Firenze è la prima città d’Europa ad avere la possibilità di ospitare questo evento che definire solo sportivo è riduttivo.

Sarà il lago di Bilancino, da un anno divenuto proprietà della regione e finalmente uscito dal suo letargico isolamento, ad ospitare nelle sue acque oltre 100 dragoni provenienti da ogni dove.
Un occasione da non perdere anche per valorizzare questo meraviglioso angolo di Mugello che non è solo autodromo con un qualcosa che non è solo sportivo, ma anche sociale.

“Quello che era nato come invaso di Bilancino, non a caso è divenuto anche nella denominazione lago di Toscana – afferma Eugenio Giani delegato Coni e presidente del consiglio regionale – è per la sua bellezza e adattabilità ideale per manifestazioni sportive.  Con questo evento finalmente, la regione che da poco lo ha acquisito intende  valorizzare il meglio dello sport, della natura e del sociale che siamo in grado di offrire ani nostri ospiti”.

L’occasione della presentazione del logo e della mascotte vincenti per concorso e che rappresenteranno l’evento è stato anche l’occasione per ribadire forte da parte dell’assessore alla salute Stefania Saccardi che “le donne in rosa e il loro festival non sono solo un evento sportivo ma anche sociale molto importante” mentre per l’assessore allo sport del comune di Firenze Andrea Vannucci  “c’è tanto entusiasmo e voglia di fare intorno a questo festival. Lo stesso entusiasmo che le Dragon Lady con il loro essere un inno alla vita trasmettono sempre”.

La presidente della commissione sport del comune di Firenze, Maria Federica Giuliani che fin dalla loro nascita segue le donne in rosa di cui è di fatto una madrina l’entusiasmo lo dimostra guardando in faccia dritte le “sue” donne in rosa e affermando che: “loro sono squadra. Loro hanno trasformato quello che è iniziato come un percorso di riabilitazione in qualcosa di sportivo ma anche di molto più profondo.  Sono una squadra vincente non solo nella vita ma anche nello sport e rappresentano la forza delle donne.

Firenze e la Toscana si sono aggiudicate il festival fra le lacrime di commozione del comitato internazionale davanti alle nostre bellezze.
Ci attende una grande responsabilità, l’allegria di una Toscana tutta rosa e oltre 4000 persone previste che sbarcheranno qua per vedere il bello e il buono che siamo in grado di regalare.[:en]20160130_132043di redazione – Dopo l’aggiudicazione del Mondiale le Donne in Rosa, impegnate nell’organizzazione del Dragon Boat Festival  2018, da oggi hanno anche un logo, la mascotte e casa all’interno del Coni delegazione di Firenze.

E’ uno di quegli eventi che fanno strusciare le mani di orgoglio l’aggiudicazione da parte di Firenze e della sua provincia di quello che è di fatto il campionato del mondo di Dragon Boat delle donne operate di tumore al seno.
Un orgoglio perché è la prima volta che il mondiale sbarca di qua dall’oceano e Firenze è la prima città d’Europa ad avere la possibilità di ospitare questo evento che definire solo sportivo è riduttivo.

Sarà il lago di Bilancino, da un anno divenuto proprietà della regione e finalmente uscito dal suo letargico isolamento, ad ospitare nelle sue acque oltre 100 dragoni provenienti da ogni dove.
Un occasione da non perdere anche per valorizzare questo meraviglioso angolo di Mugello che non è solo autodromo con un qualcosa che non è solo sportivo, ma anche sociale.

“Quello che era nato come invaso di Bilancino, non a caso è divenuto anche nella denominazione lago di Toscana – afferma Eugenio Giani delegato Coni e presidente del consiglio regionale – è per la sua bellezza e adattabilità ideale per manifestazioni sportive.  Con questo evento finalmente, la regione che da poco lo ha acquisito intende  valorizzare il meglio dello sport, della natura e del sociale che siamo in grado di offrire ani nostri ospiti”.

L’occasione della presentazione del logo e della mascotte vincenti per concorso e che rappresenteranno l’evento è stato anche l’occasione per ribadire forte da parte dell’assessore alla salute Stefania Saccardi che “le donne in rosa e il loro festival non sono solo un evento sportivo ma anche sociale molto importante” mentre per l’assessore allo sport del comune di Firenze Andrea Vannucci  “c’è tanto entusiasmo e voglia di fare intorno a questo festival. Lo stesso entusiasmo che le Dragon Lady con il loro essere un inno alla vita trasmettono sempre”.

La presidente della commissione sport del comune di Firenze, Maria Federica Giuliani che fin dalla loro nascita segue le donne in rosa di cui è di fatto una madrina l’entusiasmo lo dimostra guardando in faccia dritte le “sue” donne in rosa e affermando che: “loro sono squadra. Loro hanno trasformato quello che è iniziato come un percorso di riabilitazione in qualcosa di sportivo ma anche di molto più profondo.  Sono una squadra vincente non solo nella vita ma anche nello sport e rappresentano la forza delle donne.

Firenze e la Toscana si sono aggiudicate il festival fra le lacrime di commozione del comitato internazionale davanti alle nostre bellezze.
Ci attende una grande responsabilità, l’allegria di una Toscana tutta rosa e oltre 4000 persone previste che sbarcheranno qua per vedere il bello e il buono che siamo in grado di regalare.[:]

Lunigiana: Zeri si tiene la sua acqua!

[:it]acquadi Nadia Fondelli –  Davide contro Golia. Il no a oltranza di Zeri – ultimo paese di Toscana nell’alfabeto e nell’interesse pubblico – nel voler soggiacere alla Spa dell’acqua fa notizia.
Ma la notizia è la ribellione di Zeri o il “signorsì” degli altri 287 paesi della regione?

C’era una volta l’acqua come bene pubblico; peraltro sancito dalla nostra costituzione e c’è stato solo pochi anni fa, nel 2011, un referendum in cui si è sperperato denaro pubblico per far dire agli italiani con un plebiscito di oltre il 96% una cosa scontata: volete che l’acqua sia di tutti?

E certo! Mica volevano gli italiani foraggiare il poltronificio di quelle Spa a capitale pubblico denominati enti di gestione delle acque che in cambio di millantante buone gestioni stanno solo frugato nelle tasche degli utenti col il doppio e triplo da pagare rispetto a quanto consumato.

A Zeri non ci stanno e nonostante le 7 diffide ricevute dal 2004 ad oggi e la recente minaccia del Governatore Rossi di inviare un commissario e multare il comune tirano dritti.

Del resto hanno dalla loro la costituzione, la logica del buon senso e un contorto gioco degli equivoci.
Il regolamento regionale impone infatti di “consegnare le infrastrutture idriche” ma solo dopo “ricognizione atta a individuare il perimetro delle infrastrutture stesse” mai avvenuta.

Il sindaco Egidio Pedrini è alla testa della ribellione di un popolo montanaro che vive in un posto meraviglioso – ricordato solo quando si tratta di contar voti – con un piede in Emilia, uno in Liguria e uno nel Granducato e a lui, come a tutti quelli di Zeri, non piace allinearsi al volere del più forte.

In queste tre valli chiuse e impervie peraltro ricchissime di sorgenti e torrenti che formano il comune l’isolamento è forza e virtù.
Lo sapevano bene i romani costretti a costruire la Francigena non a caso più a nord, lo sapeva bene Napoleone rimbalzato dopo Borgotaro e costretto a tornare in Emilia e più recentemente i nazisti che qui hanno trovato una grande resistenza al punto che a Rossano di Zeri il maggiore inglese Gordon Lett formò la brigata partigiana internazionale.

“Questa comunità – racconta Oscar Bandini presidente dell’Associazione culturale delle Valli di Zeri – ha fruito delle proprie risorse per sopravvivere e l’acqua come è facilmente intuibile è indispensabile a ciò.
Qua le persone possono sopravvivere allo stato brado mangiando radici e bacche spontanee, ma senza l’acqua sarebbe la morte per tutto il territorio. La comunità zerasca, in buona parte composta da pensionati ed ultrasettantenni con pensioni inferiori ai 500 euro mensili, privi quasi totalmente di servizi pubblici, non subiranno un aumento delle tariffe sul sistema idrico?”

Difficile rispondere che non sarà così dato che negli altri paesi della Lunigiana sono incavolati neri dato che con la gestione di Gaia spa le bollette sono lievitate di quasi tre volte.

Difficile non stare con gli zeraschi e facile invece comprendere che: “La sensazione insopportabile e inaccettabile – prosegue Bandini – è che con queste minacce si voglia impoverire il territorio mettendo in seria prospettiva l’esistenza  stessa di una comunità fatta di popolazione anziana e indigente che già soffre del crescente spopolamento e abbandono delle giovani generazioni per mancanza di lavoro e prospettive.”
E perchè stupirsi allora del loro non voler foraggiare il poltronificio?

Stupisce piuttosto il tacere di tutti; soprattutto di coloro che solo pochi anni fa scendevano in piazza a urlare che l’acqua è un bene pubblico. Stupisce che quei politici in prima fila allora tacciano oggi. Stupisce che non s’indignino nel constatare che, anche quel referendum è stato solo fuffa.

A Zeri non fanno le barricate. A Zeri non frega niente di diventare un caso. A Zeri interessa solo che l’acqua rimanga ciò che è: un bene di tutti.

A Zeri continuano la vita semplice di montagna fra servizi pubblici inesistenti promessi sotto elezioni; fra pascoli bucolici dell’agnello zerasco presidio slow food; fra strade che se franano si deve aspettare mesi se non anni per vedere un operario a ripararle; fra contraddizione di leggi che sbugiardano se stesse e il volere degli italiani.
Ma a Zeri dicono no e aspettano…

Arriverà il commissario oppure dato che le elezioni regionali non sono poi così lontane finirà tutto a tarallucci e vino?[:en]acquadi Nadia Fondelli –  Davide contro Golia. Il no a oltranza di Zeri – ultimo paese di Toscana nell’alfabeto e nell’interesse pubblico – nel voler soggiacere alla Spa dell’acqua fa notizia.
Ma la notizia è la ribellione di Zeri o il “signorsì” degli altri 287 paesi della regione?

C’era una volta l’acqua come bene pubblico; peraltro sancito dalla nostra costituzione e c’è stato solo pochi anni fa, nel 2011, un referendum in cui si è sperperato denaro pubblico per far dire agli italiani con un plebiscito di oltre il 96% una cosa scontata: volete che l’acqua sia di tutti?

E certo! Mica volevano gli italiani foraggiare il poltronificio di quelle Spa a capitale pubblico denominati enti di gestione delle acque che in cambio di millantante buone gestioni stanno solo frugato nelle tasche degli utenti col il doppio e triplo da pagare rispetto a quanto consumato.

A Zeri non ci stanno e nonostante le 7 diffide ricevute dal 2004 ad oggi e la recente minaccia del Governatore Rossi di inviare un commissario e multare il comune tirano dritti.

Del resto hanno dalla loro la costituzione, la logica del buon senso e un contorto gioco degli equivoci.
Il regolamento regionale impone infatti di “consegnare le infrastrutture idriche” ma solo dopo “ricognizione atta a individuare il perimetro delle infrastrutture stesse” mai avvenuta.

Il sindaco Egidio Pedrini è alla testa della ribellione di un popolo montanaro che vive in un posto meraviglioso – ricordato solo quando si tratta di contar voti – con un piede in Emilia, uno in Liguria e uno nel Granducato e a lui, come a tutti quelli di Zeri, non piace allinearsi al volere del più forte.

In queste tre valli chiuse e impervie peraltro ricchissime di sorgenti e torrenti che formano il comune l’isolamento è forza e virtù.
Lo sapevano bene i romani costretti a costruire la Francigena non a caso più a nord, lo sapeva bene Napoleone rimbalzato dopo Borgotaro e costretto a tornare in Emilia e più recentemente i nazisti che qui hanno trovato una grande resistenza al punto che a Rossano di Zeri il maggiore inglese Gordon Lett formò la brigata partigiana internazionale.

“Questa comunità – racconta Oscar Bandini presidente dell’Associazione culturale delle Valli di Zeri – ha fruito delle proprie risorse per sopravvivere e l’acqua come è facilmente intuibile è indispensabile a ciò.
Qua le persone possono sopravvivere allo stato brado mangiando radici e bacche spontanee, ma senza l’acqua sarebbe la morte per tutto il territorio. La comunità zerasca, in buona parte composta da pensionati ed ultrasettantenni con pensioni inferiori ai 500 euro mensili, privi quasi totalmente di servizi pubblici, non subiranno un aumento delle tariffe sul sistema idrico?”

Difficile rispondere che non sarà così dato che negli altri paesi della Lunigiana sono incavolati neri dato che con la gestione di Gaia spa le bollette sono lievitate di quasi tre volte.

Difficile non stare con gli zeraschi e facile invece comprendere che: “La sensazione insopportabile e inaccettabile – prosegue Bandini – è che con queste minacce si voglia impoverire il territorio mettendo in seria prospettiva l’esistenza  stessa di una comunità fatta di popolazione anziana e indigente che già soffre del crescente spopolamento e abbandono delle giovani generazioni per mancanza di lavoro e prospettive.”
E perchè stupirsi allora del loro non voler foraggiare il poltronificio?

Stupisce piuttosto il tacere di tutti; soprattutto di coloro che solo pochi anni fa scendevano in piazza a urlare che l’acqua è un bene pubblico. Stupisce che quei politici in prima fila allora tacciano oggi. Stupisce che non s’indignino nel constatare che, anche quel referendum è stato solo fuffa.

A Zeri non fanno le barricate. A Zeri non frega niente di diventare un caso. A Zeri interessa solo che l’acqua rimanga ciò che è: un bene di tutti.

A Zeri continuano la vita semplice di montagna fra servizi pubblici inesistenti promessi sotto elezioni; fra pascoli bucolici dell’agnello zerasco presidio slow food; fra strade che se franano si deve aspettare mesi se non anni per vedere un operario a ripararle; fra contraddizione di leggi che sbugiardano se stesse e il volere degli italiani.
Ma a Zeri dicono no e aspettano…

Arriverà il commissario oppure dato che le elezioni regionali non sono poi così lontane finirà tutto a tarallucci e vino?[:]