I cantuccini diventano Igt!

[:it]Cantuccidi redazione – E con questo fanno 29! Tanti diventano così in Toscana i prodotti agroalimentari riconosciuti dall’Europa di qualità al punto di ricevere l’IGP (indicazione di origine protetta).

Nuovo riconoscimento per la produzione agroalimentare toscana con il meritato riconoscimento dell’IGP (indicazione di origine protetta) per i “Cantuccini Toscani” o “Cantucci Toscani”.  Per la Toscana è la 29esima registrazione come Indicazione Geografica Protetta.

“La concessione dell’IGP – commenta l’assessore all’agricoltura Marco Remaschi – è il giusto riconoscimento per la qualità e tipicità tocana di un prodotto da forno che viene proposto come fine pasto in tutta la Toscana nel classico abbinamento con vin santo, un prodotto che appartiene indiscutibilmente alla tradizione regionale tanto da aver consolidato la doppia dizione Cantuccini Toscani e Cantucci Toscani, nomi che vengono entrambi protetti.
Il riconoscimento dell’IGP – aggiunge l’assessore – andrà a vantaggio della qualità del prodotto toscano e delle aziende che lo producono, che vanno dalle piccole imprese, come i forni di quartiere, alle medie e grandi imprese dolciarie, a cui spetta il merito di aver portato i cantuccini sui mercati europei ed extra europei riscuotendo un meritato successo.”

Grazie al marchio IGP ai Cantucci Toscani è riconosciuta la tipicità nella ricetta che vede come ingrediente caratterizzante le mandorle dolci intere in misura non inferiore al 20%.
Nella ricetta anche il burro, il miele e le uova, secondo un preciso disciplinare di produzione. La richiesta di IGP era stata avanzata nel 2011 da Assocantuccini, l’associazione presieduta da Ubaldo Corsini, costituita tra imprese ed associazioni di categoria, che ha inteso salvaguardare il prodotto toscano, il terzo biscotto più conosciuto al mondo, con un fatturato complessivo stimato in 35 milioni di euro ed un export del 37%.
“La IGP suggella questo percorso – conclude l’assessore – ma soprattutto avvia una nuova fase di opportunità di sviluppo economico che ci auguriamo sia colta dalle imprese toscane.”

“La Toscana oggi aggiunge un’altra stella sul suo petto fra i suoi prodotti agroalimentari di qualità”: questo il commento del presidente della Regione, Enrico Rossi, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale UE del riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta (IGP) per i “Cantuccini Toscani”.
Il presidente ha espresso la sua soddisfazione per il riconoscimento che porta a 29 le denominazioni protette della Toscana. “Questo aiuterà – ha sottolineato Rossi – fornai, pasticceri, ristoratori, piccole e medie imprese dolciarie a meritarsi l’attenzione delle tavole di tutto il mondo e contrastare la contraffazione alimentare. Soprattutto nei mercati emergenti dove la qualità Toscana spicca sempre.”

Il presidente ha voluto ricordare anche il lavoro fatto dagli uffici della Regione a supporto della domanda, che era stata avanzata fin dall’11 aprile 2011 da Assocantuccini, l’associazione di imprese operanti nel settore che riunisce oggi 16 produttori, fra aziende artigiane e industriali, che operano in tutta la regione ed è presieduta da Ubaldo Corsini. “Un sincero grazie – ha concluso Rossi – a tutti gli uffici regionali in Toscana e a Bruxelles, ma sopratutto ad Assocantuccini presieduta da Ubaldo Corsini.” La tutela dell’IGP è accordata sia ai “Cantucci Toscani” sia ai “Cantuccini Toscani” che rispettino il rigido disciplinare approvato, che prevede quante mandorle devono essere contenute nella ricetta (almeno il 20 per cento), gli ingredienti (zucchero, uova, burro, miele), la cottura al forno e perfino la lunghezza e il peso dei cantuccini. Tutte regole c he le imprese aderenti ad Assocantuccini si sono impegnate ad osservare in nome della qualità e della toscanità.[:en]Cantuccidi redazione – E con questo fanno 29! Tanti diventano così in Toscana i prodotti agroalimentari riconosciuti dall’Europa di qualità al punto di ricevere l’IGP (indicazione di origine protetta).

Nuovo riconoscimento per la produzione agroalimentare toscana con il meritato riconoscimento dell’IGP (indicazione di origine protetta) per i “Cantuccini Toscani” o “Cantucci Toscani”.  Per la Toscana è la 29esima registrazione come Indicazione Geografica Protetta.

“La concessione dell’IGP – commenta l’assessore all’agricoltura Marco Remaschi – è il giusto riconoscimento per la qualità e tipicità tocana di un prodotto da forno che viene proposto come fine pasto in tutta la Toscana nel classico abbinamento con vin santo, un prodotto che appartiene indiscutibilmente alla tradizione regionale tanto da aver consolidato la doppia dizione Cantuccini Toscani e Cantucci Toscani, nomi che vengono entrambi protetti.
Il riconoscimento dell’IGP – aggiunge l’assessore – andrà a vantaggio della qualità del prodotto toscano e delle aziende che lo producono, che vanno dalle piccole imprese, come i forni di quartiere, alle medie e grandi imprese dolciarie, a cui spetta il merito di aver portato i cantuccini sui mercati europei ed extra europei riscuotendo un meritato successo.”

Grazie al marchio IGP ai Cantucci Toscani è riconosciuta la tipicità nella ricetta che vede come ingrediente caratterizzante le mandorle dolci intere in misura non inferiore al 20%.
Nella ricetta anche il burro, il miele e le uova, secondo un preciso disciplinare di produzione. La richiesta di IGP era stata avanzata nel 2011 da Assocantuccini, l’associazione presieduta da Ubaldo Corsini, costituita tra imprese ed associazioni di categoria, che ha inteso salvaguardare il prodotto toscano, il terzo biscotto più conosciuto al mondo, con un fatturato complessivo stimato in 35 milioni di euro ed un export del 37%.
“La IGP suggella questo percorso – conclude l’assessore – ma soprattutto avvia una nuova fase di opportunità di sviluppo economico che ci auguriamo sia colta dalle imprese toscane.”

“La Toscana oggi aggiunge un’altra stella sul suo petto fra i suoi prodotti agroalimentari di qualità”: questo il commento del presidente della Regione, Enrico Rossi, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale UE del riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta (IGP) per i “Cantuccini Toscani”.
Il presidente ha espresso la sua soddisfazione per il riconoscimento che porta a 29 le denominazioni protette della Toscana. “Questo aiuterà – ha sottolineato Rossi – fornai, pasticceri, ristoratori, piccole e medie imprese dolciarie a meritarsi l’attenzione delle tavole di tutto il mondo e contrastare la contraffazione alimentare. Soprattutto nei mercati emergenti dove la qualità Toscana spicca sempre.”

Il presidente ha voluto ricordare anche il lavoro fatto dagli uffici della Regione a supporto della domanda, che era stata avanzata fin dall’11 aprile 2011 da Assocantuccini, l’associazione di imprese operanti nel settore che riunisce oggi 16 produttori, fra aziende artigiane e industriali, che operano in tutta la regione ed è presieduta da Ubaldo Corsini. “Un sincero grazie – ha concluso Rossi – a tutti gli uffici regionali in Toscana e a Bruxelles, ma sopratutto ad Assocantuccini presieduta da Ubaldo Corsini.” La tutela dell’IGP è accordata sia ai “Cantucci Toscani” sia ai “Cantuccini Toscani” che rispettino il rigido disciplinare approvato, che prevede quante mandorle devono essere contenute nella ricetta (almeno il 20 per cento), gli ingredienti (zucchero, uova, burro, miele), la cottura al forno e perfino la lunghezza e il peso dei cantuccini. Tutte regole c he le imprese aderenti ad Assocantuccini si sono impegnate ad osservare in nome della qualità e della toscanità.[:]

Pitti Bimbo: fra ottimismo, sbadigli e omologazione

[:it]bimmbodi Simone Focardi – L’ottimismo non manca mai nelle previsioni e nei numeri dei vari Pitti. Dopo l’exploit Uomo della scorsa settimana segno più anche per il salone bimbo.

Ventata di ottimismo dilagante per la moda dei più piccoli fra le antiche mura della Fortezza da Basso dove si è chiuso con più di 7000 presenze.
Stand affollati, musica, coriandoli, corse e sorrisi dei piccoli modelli in libertà, tante novità ed eventi speciali anche benefici nel cartellone meno ricco rispetto ad altre edizioni.

C’è voglia di ripresa a Pitti Bimbo 82: i numeri dei compratori sono in crescita a +5%, per un totale che ha superato quota 7.000 presenze.

Per la moda junior internazionale tira una ventata di ottimismo alla Fortezza da Basso nell’edizione in corso di Pitti Immagine Bimbo: stand affollati, feedback positivi per le novità nelle collezioni e per l’alta qualità degli operatori del settore intervenuti, e grande partecipazione agli eventi speciali nel calendario del salone.

Fra i compratori con grande soddisfazione si registra il grande ritorno dei russi e statunitensi, l’arrivo in massa dei cinesi, le buone performance degli europei e la consolidata certezza dei mediorientali.
In crescita significativa, e questo è dato importante per la nostra economia il movimento del mercato interno che chiude il Pitti Bimbo con un bel +8 %.

Fra i corridoi e gli stand della Fortezza, però meno eventi collaterali, i soliti colori, tagli e modelli rassicuranti che vestono i cuccioli come piccoli uomini e non come bambini.
Anche i grandi brand paiono più attenti a seguire la linea di casa che le esigenze dei bambini che, in quanto bambini, corrono, saltano, giocano, rotolano ed hanno bisogno di comodità e di piacersi.

Poco mondo dell’infanzia presente fra gli stand, paradossalmente. Colori teneri e zuccherini per maschietti e femminucce, scarpe da piccole lady e piccoli lord anche se il settore calzatura a dire il vero pare avere molta voglia di più di usare.
E la domanda finale è. Ma ai bimbi piacciono questi abiti?[:en]bimmbodi Simone Focardi – L’ottimismo non manca mai nelle previsioni e nei numeri dei vari Pitti. Dopo l’exploit Uomo della scorsa settimana segno più anche per il salone bimbo.

Ventata di ottimismo dilagante per la moda dei più piccoli fra le antiche mura della Fortezza da Basso dove si è chiuso con più di 7000 presenze.
Stand affollati, musica, coriandoli, corse e sorrisi dei piccoli modelli in libertà, tante novità ed eventi speciali anche benefici nel cartellone meno ricco rispetto ad altre edizioni.

C’è voglia di ripresa a Pitti Bimbo 82: i numeri dei compratori sono in crescita a +5%, per un totale che ha superato quota 7.000 presenze.

Per la moda junior internazionale tira una ventata di ottimismo alla Fortezza da Basso nell’edizione in corso di Pitti Immagine Bimbo: stand affollati, feedback positivi per le novità nelle collezioni e per l’alta qualità degli operatori del settore intervenuti, e grande partecipazione agli eventi speciali nel calendario del salone.

Fra i compratori con grande soddisfazione si registra il grande ritorno dei russi e statunitensi, l’arrivo in massa dei cinesi, le buone performance degli europei e la consolidata certezza dei mediorientali.
In crescita significativa, e questo è dato importante per la nostra economia il movimento del mercato interno che chiude il Pitti Bimbo con un bel +8 %.

Fra i corridoi e gli stand della Fortezza, però meno eventi collaterali, i soliti colori, tagli e modelli rassicuranti che vestono i cuccioli come piccoli uomini e non come bambini.
Anche i grandi brand paiono più attenti a seguire la linea di casa che le esigenze dei bambini che, in quanto bambini, corrono, saltano, giocano, rotolano ed hanno bisogno di comodità e di piacersi.

Poco mondo dell’infanzia presente fra gli stand, paradossalmente. Colori teneri e zuccherini per maschietti e femminucce, scarpe da piccole lady e piccoli lord anche se il settore calzatura a dire il vero pare avere molta voglia di più di usare.
E la domanda finale è. Ma ai bimbi piacciono questi abiti?[:]

Chianti: Festa Internazionale della Scultura Contemporanea

[:it]La pietra sospesa - Mauro Berrettinila  redazione – Torna al Parco delle Sculture del Chianti di Pieveasciataa la festa internazionale della scultura contemporanea domenica 24 gennaio alle ore 11

Anche quest’anno diversi gallerie, musei ed altri luoghi dell’arte in tutta Europa riaprono le loro porte per la Festa Internazionale della Scultura Contemporanea. Lì, persone che sono affascinate dall’arte contemporanea si riuniscono per scambiare idee e celebrare la scultura in tutte le sue varietà.
Il New Year’s Brunch 2016 si svolge in 18 paesi europei e 58 sedi -una partecipazione record- con programmi diversi. Il tema comune è “Natura come materiale per la scultura”. L’evento viene organizzato dallo Sculpture-Network in collaborazione con i suoi membri, come il Parco Sculture del Chianti.
Il programma completo e le location in tutta Europa che partecipano si trovano su www.sculpture-network.org.

Il Parco Sculture del Chianti propone una visita guidata alle ore 11. Seguirà un aperitivo offerto presso la Fornace Art Gallery, un’occasione per parlare con il curatore del Parco, con artisti ed altri amanti dell’arte oppure semplicemente per trascorrere un piacevole momento nello splendido ambiente della galleria.
Sarà presente lo scultore senese Mauro Berrettini, che per il Parco ha creato “La Pietra Sospesa”. Presso La Fornace Art Gallery verrà allestita una mostra temporanea con opere dello scultore fiorentino Paolo Benvenuti e del senese Turi Alescio. Il pranzo sarà organizzato in un ristorante a 6 km di distanza dal Parco.

Ingresso visita guidata e aperitivo: € 10,00
Pranzo al ristorante: € 20,00
Contatti per il pubblico: Parco Sculture del Chianti Tel. 0577-357151
e-mail: info@chiantisculpturepark.it
Sito web: www.chiantisculpturepark.it[:en]La pietra sospesa - Mauro Berrettinila  redazione – Torna al Parco delle Sculture del Chianti di Pieveasciataa la festa internazionale della scultura contemporanea domenica 24 gennaio alle ore 11

 

Anche quest’anno diversi gallerie, musei ed altri luoghi dell’arte in tutta Europa riaprono le loro porte per la Festa Internazionale della Scultura Contemporanea. Lì, persone che sono affascinate dall’arte contemporanea si riuniscono per scambiare idee e celebrare la scultura in tutte le sue varietà.
Il New Year’s Brunch 2016 si svolge in 18 paesi europei e 58 sedi -una partecipazione record- con programmi diversi. Il tema comune è “Natura come materiale per la scultura”. L’evento viene organizzato dallo Sculpture-Network in collaborazione con i suoi membri, come il Parco Sculture del Chianti.
Il programma completo e le location in tutta Europa che partecipano si trovano su www.sculpture-network.org.

Il Parco Sculture del Chianti propone una visita guidata alle ore 11. Seguirà un aperitivo offerto presso la Fornace Art Gallery, un’occasione per parlare con il curatore del Parco, con artisti ed altri amanti dell’arte oppure semplicemente per trascorrere un piacevole momento nello splendido ambiente della galleria.
Sarà presente lo scultore senese Mauro Berrettini, che per il Parco ha creato “La Pietra Sospesa”. Presso La Fornace Art Gallery verrà allestita una mostra temporanea con opere dello scultore fiorentino Paolo Benvenuti e del senese Turi Alescio. Il pranzo sarà organizzato in un ristorante a 6 km di distanza dal Parco.

Ingresso visita guidata e aperitivo: € 10,00
Pranzo al ristorante: € 20,00
Contatti per il pubblico: Parco Sculture del Chianti Tel. 0577-357151
e-mail: info@chiantisculpturepark.it
Sito web: www.chiantisculpturepark.it[:]

Isola d’Elba: L’isola arriva in città

[:it]e1aadd13faedbfa76fca5d833c7e8b4db67d5ae9di redazione –  Dal 20 gennaio al 17 marzo un gemellaggio tra gli chef dell’Isola d’Elba e 8 ristoranti del capoluogo toscano che proporrà un “assaggio” dell’isola sulla terraferma

Per chi non ha mai avuto il piacere di vivere le atmosfere uniche e magiche fra vento, mare e sole della principale isola dell’Arcipelago toscano ecco l’occasione per svelare l’Elba e i suoi molti prodotti culinari e vinicoli senza dovere allontanarsi dalla città e prendere il traghetto.
Cosa ci spinge a viaggiare e a scegliere una meta? Cosa sollecita la nostra curiosità di visitare un luogo? Spesso sono proprio il passaparola e la capacità di fascinazione dell’esperienza condivisa, l’abilità di un territorio di raccontarsi.

Il nostro racconto parte dalla tavola per condurci in un viaggio che ci immerga nell’atmosfera dell’isola pur restando sulla terraferma.
Vetrina Toscana, il progetto di Regione e Unioncamere Toscana che promuove ristoranti e botteghe che valorizzano i prodotti del territorio invita ad un piccolo assaggio dell’Elba con l’auspicio che questa “narrazione” si possa trasformare in un’esperienza diretta.

Il racconto scaturirà dalla viva voce e dalle mani di ristoratori e produttori elbani che per l’occasione di sono “gemellati” con i colleghi dell’area fiorentina.

Per 2 mesi il capoluogo toscano ospiterà delle cene con ricette, prodotti e vini elbani in cui lo chef dell’isola sarà protagonista nella cucina del collega fiorentino, con spazi per “interpretazioni” a quattro mani.

Ogni cena sarà incentrata su un prodotto locale e su un vino del territorio selezionati da ElbaTaste, il consorzio d’imprese che si occupa di promozione dell’enogastronomia dell’Isola d’Elba e delle Isole dell’Arcipelago Toscano.

Tra i piatti protagonisti non potranno mancare alcuni grandi classici del repertorio della cucina elbana come la palamita sott’olio o in umido, il polpo all’elbana, la zuppa di granchi, lo stoccafisso alla riese, la sburrita di baccalà, la polenta con gli zeri, le penne in barca, il cinghiale alla bracconiera, oltre alle tante preparazioni a base di erbe spontanee.

Ad accompagnarli gli emergenti vini elbani quali l’Ansonica, il Vermentino, l’Elba bianco, il Sangioveto e l’Elba rosso per finire con i passiti: il Moscato e il famoso Aleatico dell’Elba, il vino preferito da Napoleone.
Alcune pietanze a base di pesce saranno innaffiate da un nuovo prodotto: la Birra dell’Elba.
Per finire in bellezza un vasto assortimento di dolci della tradizione tornati in auge di recente grazie a un lavoro di ricerca basato su appunti e ricette storiche come la Schiaccia briaca, il Panficato, l’Imbollita di fichi, la Schiacciunta.

L’obiettivo è quello di valorizzare la cucina e i prodotti dell’enogastronomia elbana poco conosciuti al di fuori dell’isola.

Ecco il calendario di questi gustosi appuntamenti:
20 gennaio  Paolo Gori di “Burde” ospita Massimo Poli de “La Taverna dei Poeti”
27 gennaio Claudio Vicenzo de “La Limonaia di Villa Rospigliosi” ospita Umberto Giacomelli de “Il Gallo Nero”
3 febbraio Filippo Saporito de “La leggenda dei Frati” ospita Marco Olmetti di “Pepenero”

11 febbraio Claudio Bianchi de “I Ghibellini” ospita Giuseppe Sisillo de “L’Amandolo”
17 febbraio Barbara Guarnieri di “Gustavino” ospita  Luigi Muti di “Vento in Poppa”
25 febbraio Claudio Catalani de il “Pesce Rosso” ospita Mirko Lanari del “Belmare”
3 marzo Luca Cai de “Il magazzino” ospita Amos Rota di “Emanuel”
9 marzo Silvia Miniera della “Sosta del Rossellino” ospita Danilo Ferrara di “Capo Nord”.

Il ciclo di serate dedicate all’Elba si chiuderà il 17 marzo alle ore 15,30 all’Accademia dei Georgofili con il convegno: “Vino in anfora fra ricerca archeologica e produzione”.
Fin dall’antichità, infatti, il vino è stato un elemento molto importate per lo sviluppo dell’Isola.
Tra i relatori ci sarà Franco Cambi, Professore di Metodologia della ricerca archeologica dell’Università di Siena che ha condotto, in collaborazione con l’Associazione “Aithale – Terra mare e uomini dell’Arcipelago Toscano”, gli scavi nella zona del Parco Archeologico della Villa Romana delle Grotte dove sono state ritrovate antiche anfore vinarie dell’epoca romana.

Un viaggio enogastronomico non di sola andata, il ritorno è previsto per il periodo che va da aprile ad ottobre quando i cuochi fiorentini saranno invitati a ricambiare la visita.

“Iniziative come queste – afferma l’assessore al Turismo della Regione Toscana Stefano Ciuoffo – sono il tentativo di valorizzare sempre di più l’Elba e l’arcipelago toscano facendone conoscere uno degli aspetti peculiari, anche se forse meno noti, di sicuro appeal per il turista come l’enogastronomia.
Il turista vuole vivere esperienze autentiche, personalizzate, tangibili, memorabili e condivisibili. E per immergersi nell’ambiente che visita la cucina è senz’altro elemento fondamentale. Dobbiamo quindi trasmettere storie, emozioni, sapori… e fare dello story-telling elemento di comunicazione turistica 2.0,  insomma,  per far sì che i turisti visitino un luogo, se ne innamorino e tornino. Come ho avuto modo di dire a Portoferraio quando ho incontrato le istituzioni e le categorie elbane a dicembre, l’isola ha ancora delle potenzialità inespresse e come Regione ci impegneremo a comunicarle e a svilupparle”[:en]e1aadd13faedbfa76fca5d833c7e8b4db67d5ae9Dal 20 gennaio al 17 marzo un gemellaggio tra gli chef dell’Isola d’Elba e 8 ristoranti del capoluogo toscano che proporrà un “assaggio” dell’isola sulla terraferma

Per chi non ha mai avuto il piacere di vivere le atmosfere uniche e magiche fra vento, mare e sole della principale isola dell’Arcipelago toscano ecco l’occasione per svelare l’Elba e i suoi molti prodotti culinari e vinicoli senza dovere allontanarsi dalla città e prendere il traghetto.
Cosa ci spinge a viaggiare e a scegliere una meta? Cosa sollecita la nostra curiosità di visitare un luogo? Spesso sono proprio il passaparola e la capacità di fascinazione dell’esperienza condivisa, l’abilità di un territorio di raccontarsi.

Il nostro racconto parte dalla tavola per condurci in un viaggio che ci immerga nell’atmosfera dell’isola pur restando sulla terraferma.
Vetrina Toscana, il progetto di Regione e Unioncamere Toscana che promuove ristoranti e botteghe che valorizzano i prodotti del territorio invita ad un piccolo assaggio dell’Elba con l’auspicio che questa “narrazione” si possa trasformare in un’esperienza diretta.

Il racconto scaturirà dalla viva voce e dalle mani di ristoratori e produttori elbani che per l’occasione di sono “gemellati” con i colleghi dell’area fiorentina.

Per 2 mesi il capoluogo toscano ospiterà delle cene con ricette, prodotti e vini elbani in cui lo chef dell’isola sarà protagonista nella cucina del collega fiorentino, con spazi per “interpretazioni” a quattro mani.

Ogni cena sarà incentrata su un prodotto locale e su un vino del territorio selezionati da ElbaTaste, il consorzio d’imprese che si occupa di promozione dell’enogastronomia dell’Isola d’Elba e delle Isole dell’Arcipelago Toscano.

Tra i piatti protagonisti non potranno mancare alcuni grandi classici del repertorio della cucina elbana come la palamita sott’olio o in umido, il polpo all’elbana, la zuppa di granchi, lo stoccafisso alla riese, la sburrita di baccalà, la polenta con gli zeri, le penne in barca, il cinghiale alla bracconiera, oltre alle tante preparazioni a base di erbe spontanee.

Ad accompagnarli gli emergenti vini elbani quali l’Ansonica, il Vermentino, l’Elba bianco, il Sangioveto e l’Elba rosso per finire con i passiti: il Moscato e il famoso Aleatico dell’Elba, il vino preferito da Napoleone.
Alcune pietanze a base di pesce saranno innaffiate da un nuovo prodotto: la Birra dell’Elba.
Per finire in bellezza un vasto assortimento di dolci della tradizione tornati in auge di recente grazie a un lavoro di ricerca basato su appunti e ricette storiche come la Schiaccia briaca, il Panficato, l’Imbollita di fichi, la Schiacciunta.

L’obiettivo è quello di valorizzare la cucina e i prodotti dell’enogastronomia elbana poco conosciuti al di fuori dell’isola.

Ecco il calendario di questi gustosi appuntamenti:
20 gennaio  Paolo Gori di “Burde” ospita Massimo Poli de “La Taverna dei Poeti”
27 gennaio Claudio Vicenzo de “La Limonaia di Villa Rospigliosi” ospita Umberto Giacomelli de “Il Gallo Nero”
3 febbraio Filippo Saporito de “La leggenda dei Frati” ospita Marco Olmetti di “Pepenero”

11 febbraio Claudio Bianchi de “I Ghibellini” ospita Giuseppe Sisillo de “L’Amandolo”
17 febbraio Barbara Guarnieri di “Gustavino” ospita  Luigi Muti di “Vento in Poppa”
25 febbraio Claudio Catalani de il “Pesce Rosso” ospita Mirko Lanari del “Belmare”
3 marzo Luca Cai de “Il magazzino” ospita Amos Rota di “Emanuel”
9 marzo Silvia Miniera della “Sosta del Rossellino” ospita Danilo Ferrara di “Capo Nord”.

Il ciclo di serate dedicate all’Elba si chiuderà il 17 marzo alle ore 15,30 all’Accademia dei Georgofili con il convegno: “Vino in anfora fra ricerca archeologica e produzione”.
Fin dall’antichità, infatti, il vino è stato un elemento molto importate per lo sviluppo dell’Isola.
Tra i relatori ci sarà Franco Cambi, Professore di Metodologia della ricerca archeologica dell’Università di Siena che ha condotto, in collaborazione con l’Associazione “Aithale – Terra mare e uomini dell’Arcipelago Toscano”, gli scavi nella zona del Parco Archeologico della Villa Romana delle Grotte dove sono state ritrovate antiche anfore vinarie dell’epoca romana.

Un viaggio enogastronomico non di sola andata, il ritorno è previsto per il periodo che va da aprile ad ottobre quando i cuochi fiorentini saranno invitati a ricambiare la visita.

“Iniziative come queste – afferma l’assessore al Turismo della Regione Toscana Stefano Ciuoffo – sono il tentativo di valorizzare sempre di più l’Elba e l’arcipelago toscano facendone conoscere uno degli aspetti peculiari, anche se forse meno noti, di sicuro appeal per il turista come l’enogastronomia. Il turista vuole vivere esperienze autentiche, personalizzate, tangibili, memorabili e condivisibili. E per immergersi nell’ambiente che visita la cucina è senz’altro elemento fondamentale. Dobbiamo quindi trasmettere storie, emozioni, sapori… e fare dello story-telling elemento di comunicazione turistica 2.0,  insomma,  per far sì che i turisti visitino un luogo, se ne innamorino e tornino. Come ho avuto modo di dire a Portoferraio quando ho incontrato le istituzioni e le categorie elbane a dicembre, l’isola ha ancora delle potenzialità inespresse e come Regione ci impegneremo a comunicarle e a svilupparle”[:]

Firenze: Pitti a modo mio, il Carnevalsseraglio della moda

[:it]11427407_10154017694118289_191281304059756999_o-1000x600di Nadia Fondelli –  36 mila presenze di cui 25mila buyer con un bel 4% in più rispetto alla precedente tornata invernale. Altro record che si aggiunge alla presenza di ben 1219 espositori.

“Siamo contentissimi di questo Pitti Uomo – afferma l’amministratore delegato di Pitti Immagine Raffaello Napoleone – per l’atmosfera di grande positività che si è respirata negli stand e nelle facce di tutti protagonisti”.

E se è contento lui lo siamo tutti. Del resto il made in Italy tira e parecchio, ma non è una novità.
Nella speranza che qualcuno nelle alte stanze dei bottoni si decida a difendere davvero il bello e il buono del bel paese a fatti e non solo a parole, anche noi, che abbiamo consumato suole fra i padiglioni dell’appena trascorso Pitti Uomo invernale più caldo degli ultimi anni metereologicamente parlando vogliamo, in pillole dire la nostra.

Fra il serio e il faceto senza avere la pretesa di essere intenditori di out fit, ma semplici cronisti attenti a ciò che ci gira intorno.
Pitti del resto, così come il festival di Sanremo, è luogo dove devi essere. E non è banale riflettere sulla non troppo strana coincidenza che, questi due mondi variegati e variopinti cadono proprio in pieno Carnevale…

Cosa emerge da Pitti? Quali tendenze? Come si vestirà l’uomo la prossima stagione?
Iniziamo dal fondo ovvero dicendo che sfido chiunque ad affermare di poter incontrare trafelato in autobus la mattina il ragionier Rossi vestito con panciotto zebrato o pantalone altezza polpaccio con calzini di due colori diversi (roba che a Pitti era routine).

Emerge tutto e niente e le tendenze sono: classico, trendy, metropolitano, tribale, ecologico, tecnologico, naturale, e via discorrendo con tutti gli altri mirabolanti aggettivi che i colleghi del settore hanno scritto nei loro pezzi letti in rassegna stampa.

Ordunque se è vero che Pitti Uomo oggi offre tendenze per tutti i gusti e altrettanto vero che la moda è qualcosa di molto simile a un quadro astratto dove ognuno vede ciò che vuol vedere.
Personalmente nei miei cassettini della memoria è rimasta l’emozionante passione di un piccolo artigiano friulano, Drogheria Crivellini che ha riportato le tipiche Scarpets alle sue origini.
Ovvero vecchia gomma di bicicletta come suola e tessuto non sempre dello stesso bagno di colore per il resto della scarpa. Quella era l’unica scarpa possibile – grazie agli avanzi -dei contadini friulani e non ha niente a che fare con la fighettitudine finta pantofola lusso sdoganata da tanti stilisti per vip da Costa Smeralda negli ultimi anni.

Bella anche la nuova vita regalata al cappello (uno degli accessori di culto dei tempi moderni) da Doria 1905 che, con un secolo di storia alle spalle ha avuto il coraggio di rivisitare i grandi classici con colori, inserti modaioli adatti a tutti, specie se dai 30 anni in giù. Applausi perché altri hanno avuto solo la forza di farsi spingere dall’onda rispolverando i modellini dei tempi che furono.

Per il resto occhi strabuzzanti ad ammirare mise bizzarre per gli annoiati poliziotti costretti per giorni davanti alla Fortezza in nome della sicurezza a tutti i costi dell’apparenza; tanto finto buonismo e political correct con le ispirazioni all’Africa e la sfilata con tre migranti mentre nel Mediterraneo continuano le stragi dei viaggi della speranza e poi che barba… tutte quelle barbe false hipster e vittoriane che ci fanno solo convincere di un fatto: fantasia e personalità zero, anche nel regno della moda![:en]11427407_10154017694118289_191281304059756999_o-1000x600di Nadia Fondelli –  36 mila presenze di cui 25mila buyer con un bel 4% in più rispetto alla precedente tornata invernale. Altro record che si aggiunge alla presenza di ben 1219 espositori.

“Siamo contentissimi di questo Pitti Uomo – afferma l’amministratore delegato di Pitti Immagine Raffaello Napoleone – per l’atmosfera di grande positività che si è respirata negli stand e nelle facce di tutti protagonisti”.

E se è contento lui lo siamo tutti. Del resto il made in Italy tira e parecchio, ma non è una novità.
Nella speranza che qualcuno nelle alte stanze dei bottoni si decida a difendere davvero il bello e il buono del bel paese a fatti e non solo a parole, anche noi, che abbiamo consumato suole fra i padiglioni dell’appena trascorso Pitti Uomo invernale più caldo degli ultimi anni metereologicamente parlando vogliamo, in pillole dire la nostra.

Fra il serio e il faceto senza avere la pretesa di essere intenditori di out fit, ma semplici cronisti attenti a ciò che ci gira intorno.
Pitti del resto, così come il festival di Sanremo, è luogo dove devi essere. E non è banale riflettere sulla non troppo strana coincidenza che, questi due mondi variegati e variopinti cadono proprio in pieno Carnevale…

Cosa emerge da Pitti? Quali tendenze? Come si vestirà l’uomo la prossima stagione?
Iniziamo dal fondo ovvero dicendo che sfido chiunque ad affermare di poter incontrare trafelato in autobus la mattina il ragionier Rossi vestito con panciotto zebrato o pantalone altezza polpaccio con calzini di due colori diversi (roba che a Pitti era routine).

Emerge tutto e niente e le tendenze sono: classico, trendy, metropolitano, tribale, ecologico, tecnologico, naturale, e via discorrendo con tutti gli altri mirabolanti aggettivi che i colleghi del settore hanno scritto nei loro pezzi letti in rassegna stampa.

Ordunque se è vero che Pitti Uomo oggi offre tendenze per tutti i gusti e altrettanto vero che la moda è qualcosa di molto simile a un quadro astratto dove ognuno vede ciò che vuol vedere.
Personalmente nei miei cassettini della memoria è rimasta l’emozionante passione di un piccolo artigiano friulano, Drogheria Crivellini che ha riportato le tipiche Scarpets alle sue origini.
Ovvero vecchia gomma di bicicletta come suola e tessuto non sempre dello stesso bagno di colore per il resto della scarpa. Quella era l’unica scarpa possibile – grazie agli avanzi -dei contadini friulani e non ha niente a che fare con la fighettitudine finta pantofola lusso sdoganata da tanti stilisti per vip da Costa Smeralda negli ultimi anni.

Bella anche la nuova vita regalata al cappello (uno degli accessori di culto dei tempi moderni) da Doria 1905 che, con un secolo di storia alle spalle ha avuto il coraggio di rivisitare i grandi classici con colori, inserti modaioli adatti a tutti, specie se dai 30 anni in giù. Applausi perché altri hanno avuto solo la forza di farsi spingere dall’onda rispolverando i modellini dei tempi che furono.

Per il resto occhi strabuzzanti ad ammirare mise bizzarre per gli annoiati poliziotti costretti per giorni davanti alla Fortezza in nome della sicurezza a tutti i costi dell’apparenza; tanto finto buonismo e political correct con le ispirazioni all’Africa e la sfilata con tre migranti mentre nel Mediterraneo continuano le stragi dei viaggi della speranza e poi che barba… tutte quelle barbe false hipster e vittoriane che ci fanno solo convincere di un fatto: fantasia e personalità zero, anche nel regno della moda![:]

[:it]Toscana: andando ancora per presepi…[:]

[:it]terre di presepi in Toscanadi Stefania Pianigiani –  Fin da piccina, da buona toscana, oltre l’albero di Natale, a me è sempre piaciuto fare il presepe. Andare a cercare la borraccina, mettere i rametti di quercia a fare gli aberi insieme a il pungitopo. E mi è sempre piaciuto andare in giro per la Toscana a vedere i presepi, e quest’anno ce ne sono davvero tanti da non perdere.

che presepi vedere in Toscana

Terre di Presepi, é un coordinamento fatto da presepisti, parrocchie, enti ed associazioni, che ha messo in rete Vie dei presepi, presepi artistici, esposizioni presepiali, musei del presepe, presepi viventi per una proposta accattivante per il tempo di Natale.

Ecco dove andare a vederli: a Usigliano di Lari (Pi), è visitabile l’unico Museo permanente
del presepe regionale
e accoglie nelle cantine dell’antica fattoria Castelli una collezione pregevoli con quaranta realizzazioni del presepista idee per il presepeClaudio Terreni.
A Porcari di Lucca è allestita una  mostra di presepi e
diorami con opere di scultori italiani e spagnoli, a Siena, un’ampia collezione di presepi provenienti da tutto il mondo, a Tavarnelle val di Pesa (Fi) un percorso presepiale.

Chi vuol apprezzare tante realtà presepiali in un’unica visita deve recarsi a Castelfiorentino (Fi) dove è allestita la via dei presepi caratterizzata da oltre cinquanta rappresentazioni artistiche di cui alcune di grandi dimensioni.

A Cerreto Guidi la via dei presepi che interessa il paese è dove fanno il presepe per Santo Stefanocaratterizzata (accanto al presepe nel campanile) da un realizzazione da record. Si tratta del presepe all’uncinetto più grande mai realizzato.

A San Miniato la via dei presepi si snoda sui due chilometri del crinale della città ed è caratterizzata dal Calendario dell’Avvento, una mostra collettiva sul tema della misericordia realizzata da trenta artisti sulle finestre dello storico seminario, dall’esposizione artistica dei presepi in arte povera realizzata con materiali di riciclo realizzati da Roberto Cipollone in arte Ciro, dalla passeggiata campestre alla scoperta dei presepi lungo i la natività presepe viventevicoli carbonari, al presepe artistico di Mario Rossi, situato in una nuova location, ai tanti presepi artistici e tradizionali.

Poi ci sono i presepi artistici, vere e proprie opere d’arte di grandi dimensioni. A San Romano si t
ratta di un presepe che occupa l’intero chiostro del convento, una vera e propria opera monumentale per ingegno e realizzazione. A Cigoli, il presepe tra i più tecnologici d’Italia, avrà
ancora maggiori suggestioni, a Petroio, presso Vinci, nella terra di Leonardo, il presepe meccanizzato, allestito luci per il presepeesternamente, occupa un’intera collina. Nella vicina Sovigliana al presepe artistico e affiancata una esposizione di diorami.
A Lecore nella piana di Signa, Sauro Mari realizza un presepe artistico e contemplativo; quest’anno ha come tema: “Profumo di vita dove tutto diventa pane” e viene sviluppato con materiale povero come le scatole di cartone e materiali naturali.

Meditazione e riflessione anche al presepe di Oste di Montemurlo. Ha come titolo “Venne tra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto” (Gv. 1,11) e pone l’attenzione all’accoglienza dei tanti migranti che giungono in il bellisimo presepe di Lecorecondizioni disperate nelle nostre coste, senza mancare i forti richiami al Giubileo della Misericordia.

A Nicosia di Calci (Pi) a pochi chilometri dalla Certosa, al “Presepio che cresce” i personaggi sono realizzati in gesso lavorato e pitturato e i vestiti con tessuti adatti all’epoca.

A Montignoso (Gambassi Terme – Fi) il presepe racconta in un suggestivo itinerario le scene dell’intera vita di Gesù, a Montopoli il presepe è tradizionale nella sacrestia della pieve e ha una veste nuova:un fondale panoramico che raffigura gli angoli più caratteristici del piccolo borgo,situato nella campagna toscana.
Presepe in grotta in località Convalle di Pescaglia in provincia di Lucca. Si tratta di un presepe realizzato dal Gruppo Speleologico dell’Alta Val Freddana sin dal 1994 all’interno in una grotta naturale.

All‘Isolotto di Firenze ai Bassi, il presepe artistico, recentemente rinnovato, è meccanizzato, mentre alla parrocchia di Legnaia di Firenze ricalca la tradizione.

Ad Empoli viene allestito un presepe napoletano allestito nell’ex ospedale San Giuseppe, mentre presso
la parrocchia di San Giovanni Evangelista accanto al presepe artistico va in scena da alcuni anni il presepe vivente in parole, danza e musica.

A Poggibonsi in un capannone è allestito il presepe animato dei vecchi mestieri. Si tratta in un percorso illustrato di circa 50 raffigurazioni di antichi mestieri, fra i quali il falegname, il barbiere, le donne che tessano la lana, il macellaio, il fabbro (vincitore alla mostra dei presepi di Verona)
A Tizzana di Quarrata, il presepe, di stile tradizionale, ha come particolarità il luogo di
allestimento: l’antica cantina della canonica. Alla parrocchia di Traversagna, (Massa e Cozzile) il presepe poliscenico è animato con tre fasi, sincronizzato con commento e colonna sonora con personaggi in movimento. A San Miniato Basso il presepe è vivente. In esso sono coinvolti ogni anno oltre trecento figuranti per una rappresentazione scenica di notevoli dimensioni arricchita dalle principali scene di vita al tempo della nascita di Gesù.
Ma ci sono anche molte altre realtà che stanno
preparando presepi suggestivi come la parrocchia di Castelfranco di Sotto e i borghi di Marti, Ponte a Elsa nel sanminiatese.
www.terredipresepi.blogspot.i

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