Gen 17, 2026 | Enogastronomia
Non si prenota un’aurora boreale come una cena o un museo. Si parte, si aspetta, si alza lo sguardo. E poi, se decide di arrivare, lo fa senza chiedere permesso.
C’è qualcosa di profondamente contemporaneo nell’inseguire l’aurora: non promette certezze, non garantisce risultati, chiede tempo e silenzio. In cambio, regala uno degli spettacoli più ipnotici del pianeta.
Un viaggio che non si consuma, ma si vive. Ed ecco così i luoghi dove l’aurora boreale non è solo un fenomeno naturale, ma un’esperienza che entra nel racconto del viaggio.

Tromsø
Tromsø, Norvegia. La capitale dell’aurora (che non dorme mai)
A oltre 300 chilometri a nord del Circolo Polare Artico, Tromsø è una città che ha imparato a convivere con il buio.
Qui l’aurora boreale non è un evento eccezionale, ma una presenza possibile, quasi quotidiana. È il posto giusto per chi non vuole rinunciare alla vita urbana: ristoranti nordici, concerti, musei, caffè pieni anche in piena notte polare.
Può capitare di uscire da una galleria d’arte e trovare il cielo che danza.
Curiosità: a Tromsø l’aurora è chiamata spesso “la luce che torna”. Un modo poetico per ricordare che, anche nei mesi più bui, qualcosa prima o poi si accende.
Una scelta ideale per chi viaggia in coppia, chi ama le città creative, chi vuole comfort senza rinunciare alla magia.

Isole Lofoten
Isole Lofoten, Norvegia. Quando l’aurora incontra il mare
Le Lofoten sembrano disegnate più che costruite: montagne appuntite che emergono dall’oceano, villaggi di pescatori, strade che finiscono nel silenzio.
Qui l’aurora non illumina solo il cielo, ma si riflette sull’acqua, creando uno spettacolo doppio, quasi irreale.
Dormire in una rorbu, le tradizionali case rosse dei pescatori, e uscire nella notte per guardare il cielo è un’esperienza che resta impressa più di qualsiasi fotografia.
Ricordate che le Lofoten sono uno dei pochissimi luoghi al mondo dove si può osservare l’aurora boreale sul mare aperto. Un viaggio ideale per i viaggiatori lenti, fotografi, amanti dei paesaggi estremi.

L’aurora boreale sopra Abisko, Svezia
Abisko, Svezia. Il luogo dove il cielo mantiene le promesse
Nel nord della Lapponia svedese esiste un posto famoso per una cosa sola: il cielo.
Abisko è considerato uno dei luoghi con meno nuvole al mondo, tanto da essere definito una vera e propria “zona aurorale”.
Qui non c’è mondanità, non c’è rumore. Solo natura, silenzio e una sensazione quasi mistica di attesa. L’Aurora Sky Station, una terrazza sospesa nel buio, permette di osservare il cielo lontano da ogni fonte di luce artificiale.
Da sapere che secondo i Sámi, il popolo indigeno della regione, l’aurora va osservata in silenzio. Fischiare o indicarla era considerato di cattivo auspicio.
Viaggio ideale per chi vuole massimizzare le probabilità e ama i viaggi essenziali.

Rovaniemi
Rovaniemi, Finlandia. L’aurora delle fiabe nordiche
Rovaniemi è la Lapponia come la immaginiamo da bambini: foreste innevate, renne, laghi ghiacciati.
Qui dove vive Babbo Natale l’aurora boreale entra in un racconto fatto di leggende e natura. In finlandese si chiama revontulet, “il fuoco della volpe”.
La leggenda dice che nasca quando una volpe corre sulla neve sollevando scintille nel cielo. Dormire in un igloo di vetro e osservare l’aurora dal letto è una delle esperienze più iconiche del Nord Europa.
Meta ideale per romantici, famiglie, viaggi emozionali.

Islanda
Islanda. L’aurora imprevedibile
In Islanda l’aurora non si cerca in un luogo preciso: la si incontra lungo la strada. Tra cascate, vulcani, spiagge nere e ghiacciai, ogni notte è diversa.
Gli islandesi la vivono con naturalezza, quasi con rispetto.
Non fermano la vita per osservarla: la accolgono quando arriva. A volte basta uscire dalla città, spegnere le luci e aspettare.
Durante le forti tempeste solari, l’aurora può essere visibile persino da Reykjavík. L’Islanda è una meta perfetta per viaggiatori indipendenti, amanti dei road trip, spiriti liberi.
Quando partire (e come viverla davvero)
Il periodo migliore per ammirare l’aurora boreale va da ottobre a marzo, quando le notti sono lunghe e il cielo abbastanza buio.
Ma l’aurora non ama i programmi rigidi: serve pazienza, flessibilità e la capacità di godersi il viaggio anche se il cielo resta nero.
Il consiglio più importante?
Scegliere una destinazione che valga la pena anche senza aurora. Perché quando arriva — improvvisa, silenziosa, potentissima — non è solo uno spettacolo.
È un momento che ti costringe a fermarti. A guardare. A ricordare che il mondo è ancora capace di stupire.
E questo, oggi, è forse il vero lusso.
Gen 16, 2026 | Enogastronomia
Bormio è una località che vive di pendenze, silenzi e discese leggendarie. Un luogo dove la montagna non è mai addomesticata e lo sport non è mai solo spettacolo.
Con le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, Bormio torna al centro della scena internazionale, pronta a mostrare al mondo il suo volto più autentico e verticale. Situata a 1225 m.s.l.m. e incorniciata dalle Alpi Retiche e attraversata da secoli di storia, Bormio è molto più di una stazione sciistica: è un crocevia alpino, una terra di confine, una comunità che ha fatto della montagna una forma di identità.
Qui convivono la tradizione termale romana, le grandi imprese dello sci alpino e un carattere ruvido che non cerca compromessi.
E’ un’antica Contea, detta anche “Magnifica Terra”, che deve la propria fortuna alla sua posizione geografica, corridoio strategico per le comunicazioni transalpine.
Oltre 50 chilometri di piste perfettamente innevate nella stagione invernale e la possibilità di praticare lo sci estivo nella suggestiva cornice del Passo dello Stelvio (2758-3420 m slm).

Veduta di Bormio
Regina delle acque e dello sport
Le Olimpiadi non arrivano a Bormio per trasformarla, ma per raccontarla. Perché da sempre, è una montagna che non si limita a ospitare lo sport: lo mette alla prova.
Le sorgenti di acque termali, note fin dai tempi degli antichi romani, sono state valorizzate grazie a impianti e strutture dove modernità e professionalità hanno esaltato il secolare rito “salus per aqua”.
Momenti di puro relax, così come già fu fin dai primi del 900, alle Terme di Bormio e ai vicini Bagni Vecchi e Nuovi nella vicina Valdidentro.
L’intera area, racchiusa nel Parco Nazionale dello Stelvio, gode di un patrimonio naturalistico straordinario.
La vicinanza ai Passi alpini dello Stelvio, del Gavia e del Mortirolo rende quest’area un vero paradiso per gli amanti delle due ruote.
Qui sono state scritte le più epiche pagine del ciclismo.
Il centro storico della “Magnifica Terra” merita una visita
Nel cuore delle Alpi, camminando per antiche vie si incontrano chiese, dimore nobiliari e torri che raccontano i fasti della nobile Contea.
Il legame con le antiche tradizioni è ancora forte grazie alle manifestazioni folkloristiche che la comunità bormina ripropone ogni anno: i Pasquali e il Carneval di Mat.
Il cuore di Bormio si scopre a piedi, senza fretta. È un centro compatto, raccolto, dove ogni strada racconta una stratificazione di epoche e stili. Qui la montagna non fa scena: accompagna.
Il punto di partenza naturale è Piazza Cavour, l’antico fulcro civile della città. Dominata dalla Torre delle Ore, simbolo di Bormio, la piazza conserva l’atmosfera dei borghi alpini che hanno conosciuto il commercio, i viaggiatori e la politica prima ancora del turismo.
Poco distante si snoda Via Roma, la via storica, oggi animata da botteghe, pasticcerie e negozi che mescolano artigianato locale e vita contemporanea. Camminando si incontrano corti interne, archi in pietra, balconi in legno: dettagli che raccontano una montagna abitata tutto l’anno.
Tra gli edifici da non perdere c’è la Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio, con il suo campanile che domina il profilo del paese, e il Museo Civico di Bormio, ospitato nel seicentesco Palazzo De Simoni, ideale per comprendere la storia del territorio prima di esplorarlo.
Chi vuole rallentare ancora può spingersi verso le antiche terme storiche di cui abbiamo già accennato, come i Bagni Vecchi, sospesi sopra la valle: luoghi dove il paesaggio diventa esperienza e il tempo sembra fermarsi.

Storia di una terra di confine
Bormio non è mai stata un luogo marginale. Al contrario, per secoli è stata un crocevia strategico tra il mondo italiano e quello nordico. Già in epoca romana era nota per le sue acque termali, utilizzate come luogo di cura e ristoro.
Nel Medioevo e poi nell’età moderna, Bormio gode di una notevole autonomia grazie alla sua posizione lungo le rotte commerciali che collegavano Venezia, Milano e l’Europa centrale. È in questo periodo che nasce una comunità forte, orgogliosa, abituata a governarsi e a difendere la propria identità.
L’arrivo dello sci e del turismo invernale nel Novecento non cancella questa storia: la integra. La montagna resta dura, il rapporto con l’ambiente diretto, senza filtri.

il centro storico
Tradizioni che resistono
Le tradizioni bormine non sono folclore da cartolina, ma riti ancora vissuti. Il più celebre è il Gabinát, una sorta di patto giocoso che si rinnova ogni anno tra dicembre e gennaio, ma soprattutto il Carnevale di Bormio, uno dei più antichi delle Alpi.
Qui sfilano i Pasquali, carri allegorici costruiti a mano dalle contrade, che raccontano storie sacre e profane, in un intreccio di religione, satira e appartenenza. È un momento in cui la comunità si racconta a se stessa prima ancora che ai visitatori.
Anche la cucina è parte dell’identità: pizzoccheri, sciatt, bresaola, sapori nati per nutrire chi viveva la montagna ogni giorno, non per stupire.

Bormio protagonista dei XXV Giochi Olimpici Invernali
Visitare Bormio oggi significa entrare in un luogo che ha saputo crescere senza perdere il proprio carattere. Una località che ospita grandi eventi sportivi, ma resta fedele alla sua anima di borgo alpino.
Ed è proprio questo equilibrio, fatto di pietra, storia e tradizioni vive, che rende il centro di Bormio il punto di partenza ideale per capire davvero questa montagna.
Le Olimpiadi sono un evento straordinario per Bormio che coinvolgerà atleti da oltre 90 nazioni e accenderà i riflettori su alcune delle località più iconiche delle Alpi.
Con la leggendaria pista Stelvio – considerata tra le più affascinanti e tecniche al mondo – Bormio è pronta a scrivere una nuova pagina di storia olimpica.

La mitica pista Stelvio
Icona della velocità e della tecnica, la pista Stelvio di Bormio è tra le più spettacolari e impegnative al mondo.
Con i suoi 3.186 metri di lunghezza e un dislivello di 987 metri, ha ospitato due edizioni dei Mondiali di Sci Alpino (1985 e 2005) e, dal 1993, è tappa fissa della Coppa del Mondo maschile. Famosa per passaggi iconici come il salto di San Pietro, la Stelvio ha fatto la storia dello sci, celebrando nel 2023 i suoi 30 anni di gare di velocità.
A Milano Cortina 2026 sarà teatro delle gare olimpiche maschili di sci alpino e di sci alpinismo maschili e femminili , a partire dalla Discesa Libera del 7 febbraio 2026.

Il calendario olimpico a Bormio
Lo sci alpino è tra le discipline invernali più amate e seguite, presente ai Giochi Olimpici sin dal 1936. Sarà la pista di Bormio ad ospitare le competizioni di sci alpino maschile:
Sabato 7 febbraio | Discesa libera maschile – finale;
Lunedì 9 febbraio | Combinata a squadre maschile;
Mercoledì 11 febbraio | Super-G maschile;
Sabato 14 febbraio | Slalom Gigante maschile;
Lunedì 16 febbraio | Slalom maschile.
Lo sci alpino è tra le discipline invernali più amate e seguite, presente ai Giochi Olimpici sin dal 1936.
Lo sci alpinismo sarà per la prima volta una disciplina Olimpica. Proprio a Bormio, Milano Cortina 2026 scrive così una pagina della storia dei Giochi Invernali aggiungendo questo sport al programma.
Sarà la pista Stelvio di Bormio ad ospitare il debutto ufficiale dello sci alpinismo alle olimpiadi:
Giovedì 19 febbraio | Finale sprint maschile e femminile;
Sabato 21 febbraio | Finale staffetta mista.
Fuori Pista: eventi collaterali
Durante le Olimpiadi, Bormio si trasforma in un Grande Palcoscenico a Cielo Aperto dove Sport, Eventi, Cultura e Intrattenimento animano il paese dalla mattina alla sera.
Tra Centro Storico e Piazze si vivono le Gare Live sui Maxi Schermi, con momenti di tifo e Incontri Speciali, Eventi Simbolici come il Passaggio della Torcia Olimpica e appuntamenti dedicati ai Giochi.
Ogni giorno non mancano Intrattenimento per Famiglie, Musica dal Vivo, DJ Set e Spettacoli Serali, insieme a Cinema di Montagna, Mostre e Iniziative Culturali che raccontano sport e territorio.
A completare l’esperienza, Progetti Digitali e Immersivi e tante Attività Outdoor, dalle passeggiate alle esperienze nella natura, per vivere Bormio a 360°.
Gen 15, 2026 | Enogastronomia
In Italia le piazze non sono semplici spazi urbani: sono palcoscenici a cielo aperto.
Qui si passeggia, si chiacchiera, si aspetta, si guarda. Alcune però hanno una marcia in più: entri e ti senti immediatamente dentro un film.
Luci perfette, quinte architettoniche, comparse naturali. Ecco la nostra Top 10 delle piazze più scenografiche d’Italia, da nord a sud.
Le piazze italiane sono luoghi da attraversare lentamente. Fermarsi, guardare, vivere. Alcune ti restano negli occhi, altre nel cuore. Tutte raccontano, a modo loro, l’incredibile bellezza quotidiana dell’Italia.

Piazza San Marco, Venezia
1 – Piazza San Marco, Venezia
È la piazza per eccellenza. Elegante, solenne, teatrale. Quando l’acqua sale diventa uno specchio irreale, quando cala resta un capolavoro senza tempo.
Bellissimo andarci all’alba, prima del mondo. E’ doveroso andarci almeno una volta nella vita perché è iconica: perché Venezia non sarebbe Venezia senza lei.
2 – Piazza del Campo, Siena
Non è una piazza, è un abbraccio. La forma a conchiglia, il mattone rosso, il Palazzo Pubblico che osserva tutto, l’eco dello scalpitare dei cavalli nei giorni del Palio i colori, i suoni delle bandiere delle contrade. Qui data la posizione meglio andarci al tramonto. E’ una medievale ma sorprendentemente pop.

Piazza dei Miracoli, Pisa
3 – Piazza dei Miracoli, Pisa
Un colpo d’occhio che lascia sempre senza parole. Tutto bianco, tutto perfetto, tutto irreale con quella particolarità unica della torre storta appoggiata su un manto d’erba. Bellissimo visitarla al mattino presto prima che troppa gente rompa l’atmosfera quasi magica. E non dimenticate… la foto “che sorregge la torre” va fatta per forza.
4 – Piazza Navona, Roma
Roma che fa la diva, Roma immortale, Roma cinematografica.
Fontane barocche, artisti di strada, palazzi eleganti e bruliacar di gente ad ogni ora del giorno e della notte. Qui la città recita sé stessa, benissimo e per vivere al meglio la sua atmosfera magica meglio andarci di sera per viverla nella sua vivacità, teatralità e romanità.
5 – Piazza del Duomo, Firenze
Una piazza che insieme alla contigua piazza San Giovanni di cui è la prosecuzione naturale è un manuale di storia dell’arte a cielo aperto. Ogni lato ed ogni angolo sono un capolavoro. Suggeriamo una visita al tramonto quando il bianco del marmo col calar del sole cambia miracolosamente colore rimandandoci comunque un’immagine solenne ma mai fredda.

Piazza Pretoria, Palermo
6 – Piazza Pretoria, Palermo
Conosciuta come “piazza della Vergogna”, è un concentrato di statue, ironia e bellezza decadente. Da visitare nel tardo pomeriggio per viverla nella sua sicilianità barocca e sorprendente.
7 – Piazza Maggiore, Bologna
Ampia, viva, autentica. Qui Bologna si mostra per quella che è: accogliente e colta. E’ il cuore pulsante della città viva e vissuta come l’altra piazza iconica cantata da Lucio Dalla. Non c’è un’ora particolare in cui visitarla, va bene sempre perché é insieme elegante ed accogliente.
8 – Piazza Duomo, Milano
Monumentale, fotografatissima, sempre in movimento. La piazza che non dorme mai dominata dalle linee eleganti, gotiche e uniche del Duomo con la sua Madonnina in vetta. Un simbolo che non passa mai di moda della capitale economica d’Italia che anche se altrove si sviluppa in edifici all’avanguardia nel suo cuore è sempre se stessa, specie la sera quando con il Duomo illuminato la luce si fa intensa e metropolitana.

9 – Piazza Anfiteatro, Lucca
Un’anima romana trasformata in salotto urbano. Unica, raccolta, affascinante. Lucca sorprende con la sua unicità il suo mix perfetto di storie e culture. Questa piazza la rappresenta, specie di giorno ma da visitare rigorosamente con calma per assaporarne il mood intimo e raffinato.
10 – Piazza del Plebiscito, Napoli
Immensa, scenografica, potentissima. Qui Napoli mostra il suo lato più monumentale. Niente mare, niente folklore, niente icone partenopee. Una Napoli epica ed elegante da scoprire con la luce del tramonto.
Gen 14, 2026 | Enogastronomia
Il Carso è un luogo che sembra vivere di magia. Qui i fiumi scompaiono all’improvviso sotto terra, la roccia si lascia scavare dall’acqua e il paesaggio racconta una storia millenaria fatta di silenzi, ombre e trasformazioni lente.
È un mondo nascosto, dove la natura lavora con pazienza, creando forme che sembrano uscite da un sogno.

Le cattedrali sotterranee scolpite fra acqua e pietre
La sua espressione più spettacolare sono le grotte sotterranee: cattedrali naturali scolpite dall’incontro tra acqua e pietra calcarea, dove stalattiti, stalagmiti e canyon invisibili dalla superficie regalano uno spettacolo difficile da descrivere.
Tra tutte, le Grotte di Škocjan – conosciute anche come Grotte di San Canziano – rappresentano uno dei capolavori assoluti del Carso e non a caso sono state inserite nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco.
Grotte uniche rare e particolarmente apprezzate per il loro prezioso patrimonio naturale. Non solo per il canyon sotterraneo più grande al mondo che stupisce ogni singolo visitatore, ma anche per una marea di altre caratteristiche perle che vi invitano a visitare il Parco regionale.
Qui potrete conoscere il tipico paesaggio carsico, noto in tutto il mondo, dove su un’area limitata si può ammirare il ricco patrimonio naturale sotto forma di fenomeni carsici e altri siti d’interesse. Ma è l’inconfondibile biodiversità sia vegetale, sia animale che vive in questo habitat piuttosto piccolo il valore aggiunto del parco.
Le grotte di Škocjan si trovano vicino a Divača, all’estremo sud-est del Carso classico.
Il mondo ipogeo è composto da innumerevoli grotte e gallerie, valli di crollo, ponti naturali e inghiottitoi, creati dal fiume Reka (Timavo) che, dopo 50 km di corsa in superficie, scompare dalla luce del sole nei sotterranei del Carso, per poi riapparire nel Golfo di Trieste e nei cui mari sfocia. Il suo incredibile canyon fluviale è tra le parti più conosciute delle grotte.
Il misterioso mondo sotterraneo attira visitatori già fin dalla preistoria. Infatti, il Parco regionale ospita numerosi e importanti siti archeologici, che confermano l’insediamento della zona da parte dei nostri antenati già da qualche millennio prima di Cristo. I preziosi reperti risalenti a diverse ere della storia testimoniano i riti spirituali dell’epoca e come un tempo le grotte erano dei veri e propri santuari.

La metropoli dei pipistrelli
All’esterno, il Parco Regionale delle Grotte di Škocjan permette di esplorare uno dei paesaggi carsici più affascinanti e meglio conservati al mondo.
In un’area relativamente ridotta si concentrano numerosissimi fenomeni geologici e una biodiversità sorprendente, tanto da far parte della rete mondiale delle Riserve della Biosfera Unesco.
Le grotte, considerate una zona umida sotterranea di straordinaria importanza, rientrano anche nella Convenzione di Ramsar sulle zone umide di rilevanza internazionale.
E poi c’è una curiosità che rende questo luogo ancora più speciale: le Grotte di Škocjan sono una vera e propria metropoli europea dei pipistrelli.
Qui vivono infatti 26 delle 30 specie presenti in Europa, un dato che sottolinea l’eccezionale valore ecologico di questo ecosistema sotterraneo.
Visitare le Grotte di Škocjan significa scendere nel cuore più autentico del Carso, dove la natura non ha bisogno di effetti speciali per stupire: basta lasciarsi guidare nel suo mondo nascosto.
Gen 13, 2026 | Enogastronomia
Gen 12, 2026 | Enogastronomia
Quali saranno le principali tendenze che caratterizzeranno il mondo del vino e degli spirits nel 2026?
A tracciare la linea per i prossimi mesi è Proposta Vini, tra le più importanti aziende di distribuzione beverage del nostro Paese, con un portfolio di più di circa 4.000 referenze wine e 600 referenze spirits, selezionate con cura in oltre 40 anni di attività, e che saranno protagoniste della presentazione del catalogo 2026 in programma negli spazi della Stazione Leopolda di Firenze dal 17 al 19 gennaio (questo il link per partecipare gratuitamente all’evento).

Le principali tendenze 2026
Secondo Gianpaolo Girardi, fondatore dell’azienda di Pergine Valsugana (Trento) che ha chiuso l’anno in positivo con un leggero aumento di fatturato (1%), il mercato del vino nel 2025 ha ricalcato l’andamento del 2024 e lo scenario per il prossimo anno si prevede in moderata crescita:
Champagne: come già avvenuto nel 2024, anche nell’anno appena concluso, le bollicine made in France hanno subito un calo delle etichette più care, un trend che non invertirà la rotta nel 2026;
Vini rossi: nel 2025 abbiamo assistito a un rallentamento del calo di consumi e crediamo che, dopo un periodo di stabilizzazione, il trend si invertirà. È invece strutturale la contrazione, nel mondo Horeca, dei consumi dei grandi rossi come i Supertuscan e i grandi tagli bordolesi sia per ragioni di prezzo sia per l’elevata gradazione alcolica che non incontra più i gusti del pubblico;
Vini naturali: l’attenzione dei consumatori verso questa tipologia di prodotti è sempre attuale e seguita ma con una diversa attenzione agli aspetti gustativi privilegiando i vini che non presentano difetti. È legata soprattutto al tema della salute e a una sempre maggior sensibilità rivolta al rispetto dell’ambiente.
“Da decenni il mondo del vino sta assistendo a una progressiva e continua diminuzione del consumo pro capite. Non si registrano cali sensibili nella ristorazione e nell’hotellerie e, purtroppo, come è sempre stato, i giovani prediligono altre bevande. Finalmente si comincia a raccontare il vino attraverso la sua dimensione storico – culturale, la sua appartenenza al territorio e il suo legame con la cucina. Per questo auspichiamo che il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio UNESCO contribuisca a incentivare il consumo di vino – promuovendolo come elemento fondamentale della storia di un territorio – e valorizzare i prodotti di natura artigianale e i tanti vitigni storici che caratterizzano il nostro Paese” afferma Gianpaolo Girardi.

Foto di Steve Buissinne da Pixabay
Le principali tendenze in fatto di spirits
Sul fronte spirits a delineare i trend dei prossimi mesi è Antonio Beneforti, esperto selezionatore di Proposta Spirits, divisione di Proposta Vini dedicata al mondo dei distillati e dei liquori, che nel 2025 ha registrato una crescita delle vendite del 34%:
Vermouth: questo prodotto tradizionale italiano rappresenta la grande scommessa di Proposta Spirits del 2026.
In questi ultimi anni abbiamo già assistito a un suo grande sviluppo e diventerà sempre più attraente, anche per i giovani, in quanto trait d’union tra liquoristica ed enologia.
Riproposto come aperitivo nella versione classica torinese del Vermuttino (con soda e scorza di arancio o limone) o nella versione più moderna con la tonica, style gin tonic, il Vermouth sarà sempre più protagonista nel mondo della ristorazione non solo per l’happy hour ma anche come valida alternativa al vino da dessert con il suo carattere speziato che sovrasta la componente zuccherina. Un prodotto sempre più transgenerazionale che parla di tradizione per i consumatori over 50 mentre proposto con l’aggiunta di tonica diventa un cocktail d’appeal per la fascia dei più giovani, attratti molto di più dalla mixology che dal vino;
Gin: anche nel 2025 il gin continua a essere protagonista del mercato con una crescita a doppia cifra che ne traina la produzione a scapito degli spritz che stanno soffrendo invece di un calo dell’attenzione da parte dei consumatori che preferiscono un cocktail più trendy come il gin tonic.
Il mercato sembra essere arrivato a un punto di saturazione, popolato da troppi brand, e forse inizierà una selezione naturale tra marchi senza fondamenta solide e produttori (solitamente distillerie) che raccontano meglio tradizione e territorio anche nel gin.
Amari e brown spirits: il segmento dell’after dinner complice l’entrata in vigore del nuovo Codice della strada e il “terrorismo” psicologico a esso legato nella prima parte dello scorso anno ha subito durante il 2025 un calo di attenzione e consumi che ha coinvolto in primis gli amari, di cui il nostro Paese vanta una ricca produzione e tradizione.
Segnali positivi invece per i cosiddetti brown spirits, ovvero rum, whisky, brandy e cognac, i cui estimatori sono in crescita e che si stanno facendo largo nelle drink list di locali e ristoranti;