Daniela Mastroberardino rieletta presidente nazionale de Le Donne del Vino

Daniela Mastroberardino rieletta presidente nazionale de Le Donne del Vino

Daniela Mastroberardino è stata rieletta presidente dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino per il triennio 2026-2028.
Dopo il primo mandato (2023–2025), il nuovo Consiglio le ha rinnovato
all’unanimità la fiducia riconoscendone la visione, la capacità di guida e il lavoro svolto in questi anni di crescita e trasformazione dell’Associazione.
La Toscana riconferma invece Donatella Cinelli Colombini anch’essa al secondo mandato ed ex past presidente Nazionale.

L’imprenditrice vinicola irpina bissa il mandato

Imprenditrice del vino, ambasciatrice della cultura enologica campana e italiana, Daniela Mastroberardino guida insieme al fratello l’azienda Terredora Di Paolo, realtà simbolo della valorizzazione dei vitigni autoctoni dell’Irpinia.
«Un secondo mandato non è un punto di partenza, ma un momento di consapevolezza – ha dichiarato –. È il tempo di riconoscere il cammino fatto e di scegliere, con ancora più responsabilità, la direzione futura».
Accanto alla presidente, il nuovo Consiglio nazionale vede la riconferma delle vice presidenti Francesca Poggio (Piemonte, vicaria), Marianna Cardone (Puglia), Paola Longo (Lombardia), e un gruppo eterogeneo che rappresenta l’Italia del vino in tutte le sue competenze e territori: Roberta Urso (Sicilia) Federica Cecchi (Toscana), Maria Teresa Santaguida (Calabria), Dominique Marzotto (Sicilia), Cristiana Cirielli (Friuli Venezia Giulia), Antonietta Mazzeo (Emilia Romagna), Floriana Risuglia (Lazio), Lorella Di Porzio (Campania).
Elette anche le probiviri: Romina Togn (Trentino Alto Adige), Marzia Morganti Tempestini (Toscana) e Michela Guadagno (Campania).

Un’associazione in crescita, con radici forti
Nel triennio appena concluso, Le Donne del Vino hanno conosciuto una crescita significativa: dalle circa 1.000 socie del 2023 alle 1.250 di oggi. Un’evoluzione che ha ampliato il profilo dell’Associazione, accogliendo nuove professionalità di comunicatrici, architette, avvocate, esperte di marketing accanto a produttrici, che sono cuore
fondante del progetto, ristoratrici, sommelier e giornaliste.
Il nuovo mandato si apre in una fase delicata per il settore vitivinicolo, segnata da un rallentamento dei consumi e da profondi cambiamenti culturali e sociali:
«Per questo sentiamo ancora più forte la responsabilità di lavorare sulla
diffusione di una cultura del bere consapevole, capace di parlare ai giovani e di investire sulla formazione come strumento di futuro», afferma Daniela Mastroberardino.
Un impegno che si traduce nello sviluppo del Progetto D-Vino, pensato per gli studenti degli Istituti Turistici e Alberghieri, con l’obiettivo di trasmettere il valore del vino come patrimonio culturale, espressione di territori, competenze e responsabilità.
Parallelamente, l’Associazione intende rafforzare il proprio ruolo di voce autorevole nel dibattito pubblico, affrontando temi centrali come la sostenibilità, la responsabilità sociale e l’evoluzione degli stili di consumo.
Proseguirà inoltre il
lavoro di consolidamento della rete internazionale e del dialogo tra le donne del vino nel mondo, nella convinzione che il confronto globale rappresenti una leva fondamentale di crescita culturale e professionale. Uno sguardo già proiettato al 2028, anno in cui l’Associazione celebrerà i 40 anni dalla fondazione, traguardo simbolico che segnerà una nuova tappa nella storia associativa.

Il nuovo consiglio nazionale delle Donne del Vino

Chi sono le Donne del Vino

Le Donne del Vino sono la più grande associazione mondiale di enologia al femminile. Fondata nel 1988, conta oggi 1.250 socie tra produttrici, enotecarie, sommelier, ristoratrici, giornaliste, architette, avvocate e professioniste del settore.
È presente in tutte le regioni italiane attraverso delegazioni attive e coordinate. Associazione senza scopo di
lucro, Le Donne del Vino promuovono la cultura del vino e il ruolo delle donne lungo tutta la filiera vitivinicola.
Realizza
studi sul gender gap in cantina, incentiva l’adozione del vetro leggero e collabora con università e enti formativi per offrire percorsi di aggiornamento e alta formazione, soprattutto nei settori del marketing e della comunicazione.

Cosa fanno le Donne del Vino

Dal 2021 hanno avviato il progetto D-Vino, un’iniziativa che porta l’insegnamento del vino negli istituti alberghieri e turistici italiani, con una partecipazione sempre più ampia delle regioni.
Le Donne del Vino valorizzano l’identità locale
attraverso progetti culturali come il primo ricettario italiano ispirato al vino e ai vitigni autoctoni, le degustazioni dedicate ai “vitigni reliquia” e ai “vigneti antichi”, e la promozione del turismo del vino.
Dal 2019 Le Donne del Vino
hanno avviato una storica partnership internazionale con 12 associazioni estere del vino al femminile, dando vita al Forum Mondiale delle Donne del Vino, un appuntamento annuale di confronto sui grandi temi del settore.
L’ultimo
incontro a Roma nel novembre 2024. Da sempre impegnata nel sociale, l’associazione contrasta la violenza sulle donne con campagne di sensibilizzazione, convegni e raccolte fondi. Info: www.ledonnedelvino.com

Donatella Cinelli Colombini con le sue vice delegate

La Toscana riconferma Donatella Cinelli Colombini

Dopo l’elezione del consiglio e della presidente nazionale a dicembre lo scorso giorno anche la Toscana, regione fondatrice dell’associazione ha eletto la sua delegata regionale, quella che rappresenta la regione con il maggior numero di socie.
L
’assemblea riunita a Firenze il 22 gennaio ha confermato anche per il prossimo triennio alla guida Donatella Cinelli Colombini. Al suo fianco un Consiglio di delegazione composto dalle Vice delegate Laura Bucci, Laura Carrera, Paola Rastelli e Angela Zinnai oltre alle due toscane del board nazionale la grafica Federica Cecchi e la giornalista Marzia Morganti.

Gruppo delle Donne del vino della Toscana

Chi sono le Donne del Vino della Toscana

La Delegazione Toscana delle Donne del Vino comprende circa 130 socie cioè circa il 10% dell’intera compagine nazionale. È la più grande e attiva in Italia.
Ha quasi raddoppiato il suo organico negli ultimi 3 anni durante il primo mandato di Donatella Cinelli Colombini. È anche la delegazione che meglio rispecchia il poliedrico mondo delle professioniste femminili del vino. Infatti oltre a produttrici, ristoratrici, sommelier, giornaliste, esperte e enotecarie che fanno parte delle Donne del Vino fino dal momento dell’atto costitutivo, in Toscana troviamo la grafica che disegna etichette e packaging, l’immobiliarista specializzata nella compravendita di cantine con vigneto, l’avvocatessa esperta in diritto vitivinicolo, chi si occupa di comunicazione digitale o di wine hospitality, oppure fa analisi di laboratorio sui vini e creme di bellezza partendo dall’uva.

Cosa fanno le Donne del Vino della Toscana

Dopo anni di intensissima attività le Donne del Vino della Toscana si preparano a un 2026 con dieci appuntamenti già in calendario all’insegna dell’arricchimento personale delle socie: la visita didattica a 3 territori del vino, le lezioni sul vino agli studenti di una Scuola alberghiera, tre degustazioni di cui una a Firenze, una per la Festa della Donna con AIS Toscana in occasione di Eccellenza di Toscana  e una a Torino in collaborazione con le colleghe piemontesi, 2 esperienze a carattere più culturale e un incontro sulla certificazione di genere.
Un dinamismo che unito al piacere di stare insieme, fa delle Donne del Vino toscane un esempio di leadership positiva. Un gruppo i cui membri si aiutano reciprocamente, diffondono all’esterno la cultura del vino e uniscono le forze per azioni di charity in favore di donne meno fortunate. 
Lo scorso anno abbiamo fatto due corsi straordinari: sul credito alla Banca d’Italia di Firenze e sull’intelligenza artificiale con la guida di Darya Majidi una delle 4 voci italiane tra le 200 scelte da Linkedin a livello mondiale. Abbiamo messo le basi per la definizione di un nuovo vino bianco della Toscana Interna… Non sarà facile volare sempre così alto ma ci proveremo per fare delle Donne del Vino un elemento forte, propositivo e consapevole all’interno dell’enologia toscana”  ha detto Donatella Cinelli Colombini ringraziando per la fiducia le socie della sua regione che l’hanno eletta per acclamazione.
 
CHI E’ DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Produttrice di vino a Montalcino dove possiede il Casato Prime Donne e alla Fattoria del Colle di Trequanda, in cui c’è anche un centro agrituristico con ristorante, scuola di cucina e 3 piscine. Le sue due cantine sono le prime in Italia con un organico di sole donne e adesso le sue aziende hanno anche la certificazione di genere. Esporta i suoi vini in 44 Paesi esteri e ha dieci etichette con rating superiori ai 90/100 sulla stampa internazionale.
Intraprendente e visionaria ha creato, nel 1993 la giornata Cantine aperte dando vita al turismo del vino in Italia. Per 10 anni è stata Assessore al Turismo del Comune di Siena e in quella veste ha ideato e diffuso il Trekking urbano facendone un modello di turismo sostenibile.
Molto attiva nell’insegnamento e nello studio del turismo del vino e del ruolo delle donne nel mondo enologico ha presieduto le due associazioni italiane più importanti: il Movimento Turismo del vino e le Donne del Vino.

I sapori delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026: viaggio emozionale tra le cucine delle Alpi

I sapori delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026: viaggio emozionale tra le cucine delle Alpi

Ci sono Olimpiadi che si ricordano per le medaglie, per i record, per le immagini che restano incollate alla memoria. E poi ce ne sono altre che si ricordano per i luoghi, per i silenzi delle montagne, per i profumi che escono dalle cucine quando fuori scende la sera.
Le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 saranno anche questo: un viaggio attraverso le Alpi italiane, dove lo sport incontra la cultura e la gastronomia diventa racconto, memoria, identità.
Dalle Dolomiti ampezzane alle valli della Valtellina, fino all’Alto Adige e al cuore ladino della Val di Fassa, ogni località olimpica offre una cucina che non nasce per stupire, ma per resistere. Piatti pensati per il freddo, per la fatica, per la condivisione. Sapori che parlano la lingua della montagna.

I casuncei ampezzani

Cortina d’Ampezzo: la raffinatezza alpina

A Cortina il gusto ha la stessa eleganza delle sue cime.
Qui la cucina di montagna si veste di grazia, unendo tradizione ampezzana e influssi mitteleuropei. È una gastronomia che non alza la voce, ma lascia il segno.
I casunziei, ravioli dal ripieno rosso di rapa, burro fuso e semi di papavero, raccontano una montagna delicata e colta. Accanto, la selvaggina – cervo, capriolo – lavorata con rispetto, i formaggi di malga, il burro profumato d’erba alta. E poi i dolci: lo strudel, le torte semplici, mai eccessive.
Mangiare a Cortina è come camminare in silenzio su un sentiero innevato: ogni passo è misurato, ma resta impresso.

Pinzoccheri valtellinesi

Livigno: il sapore deciso dell’alta quota

A Livigno il cibo è sostanza, energia, carattere. Qui si mangia per affrontare l’inverno, per scendere in pista, per resistere a quote che superano i 1.800 metri.
È una cucina schietta, senza compromessi.
I pizzoccheri sono il piatto identitario per eccellenza: grano saraceno, patate, verza, burro e formaggio.
Gli sciatt, croccanti e dorati, nascondono un cuore caldo che racconta la convivialità dei rifugi. E poi la bresaola della Valtellina IGP, simbolo di equilibrio, leggerezza e tradizione.
Livigno è una tavola che non cerca l’effetto, ma la verità del territorio.

Il Taroz identitario

Bormio: l’anima antica della Valtellina

A Bormio la cucina è memoria. Qui ogni piatto ha attraversato secoli di scambi, di passaggi alpini, di inverni duri e di estati brevi. Il gusto è profondo, rassicurante.
Il taroz, rustico e cremoso, unisce patate, fagiolini e formaggio in un abbraccio caldo. I pizzoccheri qui sono una religione domestica, preparati come si faceva un tempo.
I salumi, i formaggi d’alpeggio, i dolci semplici raccontano una montagna che non ha mai smesso di vivere.
Bormio non seduce: convince. E resta.

I canederli

Val di Fassa: la cucina ladina come racconto collettivo

In Val di Fassa la gastronomia è parte della cultura ladina, un patrimonio che si tramanda come una lingua antica. Pochi ingredienti, gesti precisi, sapori riconoscibili.
I canederli, soffici e generosi, sono il simbolo della cucina di recupero e intelligenza contadina. I cajinci t’ega, ravioli ladini, racchiudono spinaci, patate o ricotta.
Il gulash alpino, i formaggi di malga, il miele raccontano una cucina che nasce dalla comunità.
Mangiare in Val di Fassa è come sedersi a un tavolo di famiglia, anche se si è ospiti.

La minestra d’orzo del Sud Tirolo

Anterselva (Antholz): l’essenzialità altoatesina

Ad Anterselva il cibo è rigore, come il biathlon che qui è di casa.
La cucina altoatesina è essenziale, concreta, senza sovrastrutture. Ogni piatto ha uno scopo preciso: nutrire, scaldare, unire.
I canederli allo speck, le zuppe d’orzo, le patate, lo Speck Alto Adige Igp sono il pane quotidiano della valle. I dolci, come il Kaiserschmarrn o lo strudel, chiudono il pasto con una dolcezza mai invadente.
Anterselva insegna che anche la semplicità può essere memorabile.

Un’Olimpiade da ricordare con il gusto

Quando le luci delle Olimpiadi si spegneranno e le medaglie troveranno posto nelle bacheche, resteranno i territori. E resteranno i sapori.
Milano-Cortina 2026 sarà ricordata anche per questo: per aver mostrato al mondo che lo sport può convivere con la lentezza, che la montagna si racconta anche a tavola, che il cibo è una forma di identità.
Perché chi viaggia per le Olimpiadi forse verrà per le gare. Ma tornerà per i sapori.

Anterselva (Antholz), l’anima alpina delle Olimpiadi Milano-Cortina

Anterselva (Antholz), l’anima alpina delle Olimpiadi Milano-Cortina

Ci sono luoghi dove lo sport non è un evento, ma una vocazione naturale. Anterselva (Antholz) è uno di questi.
Una valle laterale dell’Alto Adige che si apre silenziosa e potente tra le Vedrette di Ries, dove l’inverno è una certezza e la montagna detta ancora il ritmo della vita quotidiana.

Alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, Anterselva sarà uno dei cuori pulsanti dei Giochi, ospitando una delle discipline più affascinanti e identitarie dello sport invernale: il biathlon.
Qui, dove l’aria è sottile e il paesaggio sembra immobile, il mondo si darà appuntamento per una sfida che unisce resistenza, precisione e controllo assoluto.


Il tempio mondiale del biathlon

Anterselva è da decenni sinonimo di biathlon. Il suo Centro Biathlon Alto Adige – Südtirol Arena è uno degli impianti più celebri e rispettati al mondo, teatro di Coppe del Mondo e Campionati Internazionali.
Durante Milano-Cortina 2026, qui si svolgeranno tutte le gare olimpiche di biathlon, maschili e femminili: sprint, inseguimento, individuale, mass Start e staffette.
Le competizioni si terranno dall’8 al 21 febbraio coprendo 10 giorni di competioni con 11 medaglie in palio.


Il borgo, autenticità altoatesina

Anterselva non è un grande centro urbano, ma una costellazione di piccoli nuclei abitati — Anterselva di Sotto, di Mezzo e di Sopra — dove la vita scorre ancora secondo ritmi alpini.
Case in legno, masi tradizionali, chiese discrete e fienili che punteggiano il paesaggio raccontano una valle rimasta fedele a sé stessa.
Qui la lingua tedesca convive con l’italiano, la cultura tirolese è viva e l’ospitalità è sincera, mai costruita.
Passeggiare nel borgo significa entrare in contatto con una montagna vissuta, non scenografica.
Oltre allo sport olimpico, Anterselva è una destinazione ideale per chi cerca natura e silenzio ecco le cose da vedere sicuramente ci sono il lago di Anterselva, uno dei laghi alpini più belli dell’Alto Adige, incastonato a oltre 1600 metri: d’estate specchio verde smeraldo, d’inverno distesa ghiacciata di rara suggestione e il Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina, paradiso per escursionisti, sciatori di fondo e amanti della fauna alpina.

Antholzer

Una valle fatta per il biathlon

Non è un caso che il biathlon abbia trovato qui la sua casa ideale.
L’altitudine, il clima rigido ma stabile, la conformazione naturale della valle rendono Anterselva perfetta per una disciplina che richiede resistenza fisica e lucidità mentale.
Qui ogni gara è una sfida contro sé stessi prima ancora che contro gli avversari. Ed è proprio questa tensione silenziosa a rendere lo spettacolo così intenso.
Durante Milano-Cortina 2026, Anterselva non cambierà volto: lo offrirà al mondo per quello che è sempre stato.
Una valle autentica, potente, essenziale. Un luogo dove lo sport non invade, ma si inserisce con rispetto nel paesaggio.
Chi arriverà per assistere alle gare scoprirà molto più di una sede olimpica: troverà una montagna che non si esibisce, ma si lascia conoscere.
E forse capirà che, ad Anterselva, il vero spettacolo inizia quando il pubblico se ne va e resta solo il silenzio delle Alpi.

Val di Fiemme, il cuore verde delle Olimpiadi Milano-Cortina

Val di Fiemme, il cuore verde delle Olimpiadi Milano-Cortina

C’è una valle, nel cuore del Trentino, dove lo sport non è mai stato solo competizione ma cultura, identità, paesaggio.
La Val di Fiemme, incastonata tra le Dolomiti e attraversata dal torrente Avisio, è una delle protagoniste delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina: un palcoscenico naturale dove il dialogo tra uomo e montagna dura da secoli e trova nello sport la sua espressione più alta.
Qui il tempo sembra scorrere al ritmo dei boschi di abete rosso, gli stessi che danno vita ai violini Stradivari, e delle piste che hanno fatto la storia dello sci nordico mondiale.


La Val di Fiemme olimpica: dove lo sport è tradizione

La valle sarà uno dei cuori pulsanti dei Giochi grazie a due luoghi simbolo: Predazzo, sede del salto con gli sci e della combinata nordica, con lo storico Stadio del Salto Giuseppe Dal Ben, punto di riferimento internazionale per questa disciplina.
Tesero, dove lo Stadio del Fondo di Lago di Tesero ospiterà le gare di sci di fondo, uno degli impianti più apprezzati dagli atleti per tracciati tecnici e immersi nella natura.
Non è una novità per la Val di Fiemme: qui si sono già disputati Campionati Mondiali di Sci Nordico, più volte, e ogni inverno la valle accoglie campioni, squadre nazionali e appassionati da tutto il mondo.


I borghi da non perdere

Oltre allo sport, la Val di Fiemme è un mosaico di paesi autentici: Cavalese, il centro storico più elegante della valle, con il suo Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, simbolo dell’antica autogestione del territorio. Predazzo, vivace e sportiva, punto di partenza ideale per escursioni e attività outdoor. Tesero, con le sue case in pietra e legno e un’anima profondamente legata alla montagna. Moena, la “Fata delle Dolomiti”, porta d’ingresso alla valle, celebre per la sua posizione scenografica e l’atmosfera alpina raffinata.
Ogni borgo racconta una storia fatta di lavoro, comunità e rispetto per la natura.


Natura, boschi e panorami Unesco

La Val di Fiemme è conosciuta come la “Foresta dei Violini”: un patrimonio naturale unico, dove cresce l’abete rosso di risonanza, utilizzato dai grandi liutai per la costruzione di strumenti musicali.
Tra le esperienze imperdibili: passeggiate nei boschi del Parco Naturale di Paneveggio-Pale di San Martino, escursioni panoramiche verso Latemar e Lagorai, sentieri tematici dedicati alla natura, alla musica e alla sostenibilità
Qui il paesaggio non è solo sfondo, ma protagonista.
Stupefacenti le vette dolomitiche, dichiarate dall’Unesco Patrimonio Naturale dell’Umanità. Sono il Corno Bianco, che domina il canyon altoatesino del Bletterbach, il Gruppo del Latemar, con le sue incredibili guglie, e le Pale di San Martino.
Fiemme è riconosciuta come “La Valle dell’Armonia” per i suoi pregiati abeti di risonanza con cui si realizzano le tavole armoniche di pianoforti e violini, un tempo apprezzate da Stradivari e oggi ricercate dai liutai di tutto il mondo. La melodia della natura si respira nelle Foreste dei Violini, dove gli abeti rossi vengono ‘adottati’ da musicisti di fama mondiale.


Una valle che sa accogliere il mondo

Con le Olimpiadi Milano-Cortina, la Val di Fiemme non si limita a ospitare gare: offre una visione.
Una montagna viva, abitata, rispettata. Un luogo dove lo sport incontra la storia, dove l’eccellenza atletica convive con il silenzio dei boschi e l’autenticità dei borghi.
Chi arriverà per le Olimpiadi scoprirà una valle che non si consuma in un evento, ma resta nel tempo. Perché la Val di Fiemme non è solo una sede olimpica: è un modo di vivere la montagna.
La Val di Fiemme ha ospitato tre Mondiali di Sci Nordico, gare di Coppa del Mondo di Combinata Nordica e Sci di Fondo, e sarà sede di numerose gare durante le Olimpiadi Milano Cortina 2026.
La Val di Fiemme, con gli stadi iridati del Fondo a Lago di Tesero e del Salto a Predazzo, sarà Host Venue per le discipline nordiche (Sci di Fondo, Combinata Nordica, Salto Speciale) oltre che per le Paralimpiadi di fondo e biathlon.

Il calendario delle gare

Le competizioni che si svolgeranno principalmente nello Stadio del Fondo di Lago di Tesero e nello Stadio del Salto di Predazzo.
Il programma prevede diverse discipline come skiathlon, sprint, distanze individuali, staffetta e combinata nordica.
Ecco il calendario:
7 febbraio: 10km + 10km Skiathlon Donne
8 febbraio: 10km + 10km Skiathlon Uomini
10 febbraio: Sprint TC (Tecnica Classica) Uomini e Donne
12 febbraio: 10km TL (Tecnica Libera) Individuale Donne
13 febbraio: 10km TL (Tecnica Libera) Individuale Uomini
14 febbraio: Staffetta 4×7,5km Donne
15 febbraio: Staffetta 4×7,5km Uomini 

Salto Speciale (Predazzo)
7 febbraio: HS109 (Trampolino Normale) Donne
9 febbraio: HS109 (Trampolino Normale) Uomini
10 febbraio: Gara a Squadre Misto HS109
14 febbraio: HS143 (Trampolino Grande) Uomini
15 febbraio: HS143 (Trampolino Grande) Donne

Combinata Nordica (Predazzo e Lago di Tesero)
11 febbraio: Gundersen HS109/10km Individuale Uomini
17 febbraio: Gundersen HS143/10km Individuale Uomini
19 febbraio: Team Sprint HS143/2×7,5km Uomin

 

 

Livigno: Olimpiadi, sport, paesaggi e identità alpina

Livigno: Olimpiadi, sport, paesaggi e identità alpina

Incastonata tra le maestose Alpi Retiche, Livigno è una valle che sembra disegnata per chi ama la montagna nella sua forma più autentica.
A 1816 metri di altitudine, con l’aria sottile e panorami che catturano lo sguardo a ogni curva, questa località non è solo un paradiso per gli appassionati di neve, ma una vera protagonista delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.
Sarà qui, nel cuore delle Alpi, che il mondo assisterà alle gesta degli specialisti di freestyle e snowboard: spettacolo, adrenalina e ghiaccio fuso alla velocità del gesto atletico.
Livigno non è solo sport. È un luogo da vivere con tutti i sensi: tra la natura imponente, la cultura di montagna, le tradizioni antiche e un paese che ha saputo preservare la sua identità pur aprendo le porte ai visitatori di tutto il mondo.


Il borgo, la storia e le tradizioni alpine

Oltre agli impianti e alle competizioni, Livigno affascina per il suo borgo e la sua storia. Qui la vita di montagna si intreccia con tradizioni che affondano nel tempo.
Uno dei luoghi imperdibili è il MUS – Museo di Livigno e Trepalle, situato in una casa in muratura e legno risalente alla fine del Settecento, un tempo dimora della famiglia Silvestri-Bormolini.
Tra cantine, focolari e stanze rivestite in legno, il MUS racconta con onestà e poesia la quotidianità degli antichi abitanti di queste valli, ben prima che il turismo trasformasse Livigno in una delle mete invernali più celebri d’Europa.


Un’esperienza sensoriale unica

Livigno non si visita soltanto con gli occhi, ma con tutti i sensi: Ascolta il vento che attraversa le vette e accompagna i silenzi infiniti dei paesaggi innevati.
Ammira la neve candida che avvolge la valle come un abbraccio scintillante, trasformando ogni luce in poesia. Tocca le superfici in legno dei rifugi e del MUS, senti il calore dei focolari e l’eco delle storie della valle. Annusa il profumo dell’inverno: neve fresca, legna che arde e piatti caldi che invitano alla convivialità. Degusta i sapori autentici della tradizione: pizzoccheri, sciatt e la celebre bresaola della Valtellina IGP, simbolo di qualità e artigianalità alpine.


Il calendario delle gare olimpiche a Livigno 

Durante i Giochi Invernali, Livigno ospiterà le competizioni più spettacolari del mondo degli sport su neve: Freestyle Skiing – Slopestyle e Big Air e lo Snowboard – Slopestyle e Big Air.
Queste discipline, tra le più amate dal pubblico internazionale, uniscono tecnica, creatività e acrobazie in aria: il terreno perfetto per una località che vive la montagna come una tela bianca su cui disegnare performance mozzafiato.
Le competizioni si svolgeranno al Livigno snow park e al Livigno aerials & moguls park. Il calendario include eventi chiave come il Big Air maschile (qualifiche il 5/02, finale il 7/02), Parallel Giant Slalom (8/02), Moguls (qualifiche e finali 10-11/02), e Aerials (finali 17-18/02), oltre a Snowboard Cross e Ski Cros


Sport di classe mondiale: oltre gli eventi olimpici

Con 115 km di piste perfettamente innevate, Livigno è considerata una delle aree sciistiche più rinomate al mondo.
Le sue piste si snodano tra boschi e vette, offrendo dislivelli impegnativi e discese adatte a ogni livello di sciatori. La neve qui è una certezza dall’inizio alla fine della stagione, grazie alla ridotta escursione termica e alla sua particolare esposizione al sole.
Freestyle, snowboard, snowpark e piste blu, rosse e nere: ogni discesa è un invito a superare i propri limiti.


La bresaola: eccellenza da scoprire

Durante il tuo viaggio in valtellinese, non perdere i Bresaola Experience Point, spazi dedicati alla scoperta di questo prodotto unico: dalla selezione delle carni fino alla stagionatura, è un percorso sensoriale che racconta secoli di tradizione.
La bresaola, magra e saporita, è il perfetto connubio tra tradizione e qualità: un gusto che rimane nella memoria, proprio come le emozioni olimpiche che Livigno si prepara ad offrire.
Livigno non è soltanto una sede olimpica. È una destinazione che parla di montagne, di storia, di sport e di quella magia che solo i luoghi autentici sanno trasmettere.
Che tu sia un appassionato di sport invernali, un curioso della montagna o un viaggiatore alla ricerca di esperienze memorabili, Livigno ti accoglie con paesaggi che tolgono il fiato, tradizioni che scaldano il cuore e l’adrenalina pura delle competizioni olimpiche.
Guardare Livigno significa guardare l’inverno con occhi nuovi.

Pizza day, le preferite degli italiani…

Pizza day, le preferite degli italiani…

Prodotto d’eccellenza della cucina italiana, la pizza è tra i cibi più famosi e mangiati al mondo, non stupisce quindi che sia stato istituito il World Pizza Day. Il 17 gennaio, giorno dedicato a Sant’Antonio Abate, santo protettore del fuoco e dei fornai, si celebra questa prelibatezza capace di unire le persone e creare momenti di condivisione. 


Quale pizza preferiscono gli italiani?

I tre fratelli napoletani Coppola, della dinastia omonima Katia, Ciro e Antonio, hanno indagato con un sondaggio online i gusti degli italiani in termini di pizza, condimenti e curiosità nel Bel Paese.
I risultati mostrano che 
il 62% degli intervistati ha confessato di non potere fare a meno della pizza, mangiandola almeno una volta a settimana, mentre il 29% dichiara di andare ogni tanto in pizzeria ma di sognarla spesso, e solo il 9% riserva la pizza per le occasioni speciali.
Quasi all’unanimità concordano che la pizza migliore sia quella cotta nel tradizionale forno a legna, perché i pochissimi a preferire quella fatta in casa sanno quanto sia difficile cucinarla bene!
Un alimento apparentemente semplice poiché gli ingredienti per prepararlo sono pochi, ma che possono fare la differenza. L’impasto, infatti, deve essere fatto lievitare correttamente così da rendere la pizza leggera e digeribile ed è anche il pensiero di ben 7 italiani su 10. Pomodoro e mozzarella sono apprezzati quando sono di alta qualità ma, rispettivamente, solo per 2 e 1 italiano su 10 rendono ottima la pizza. A proposito di impasti, la farina di grilli tanto in voga in questi ultimi anni, viene messa da parte in favore della pizza in versione dolce, che in tanti vorrebbero trovare nel menù.

I tre fratelli Coppola e la pizza speciale creata per il “Pizza Day”

Tradizionali o creative?

Il topping preferito? Vince di gran lunga la tradizionale Margherita (52%), seguita dagli ingredienti creativi da porre a cottura terminata per dare croccantezza (25%), e chiudono le pizze bianche scelte dal 23%.
In fatto di creatività, le richieste sono chiare e gli ingredienti che gli italiani sarebbero più curiosi di provare sulla pizza sono nell’ordine: frutti di mare, tartufo, frutta esotica.
Anche in fatto di curiosità gli italiani sono abbastanza preparati, l’87% ha saputo rispondere correttamente alla domanda “la pizza è Patrimonio Unesco?, riconoscimento ottenuto nel 2017.
Rimandato ad approfondire l’11% degli intervistati. Tra le altre curiosità divertenti sul cibo più amato, forse non tutti sanno che per il galateo, ovvero l’arte delle buone maniere, la pizza può essere mangiata con le mani.
Inoltre, per tutti coloro che sono convinti si tratti di un cibo ipercalorico, sfatiamo questo mito e diciamo che la classica Margherita fornisce meno di 1.000 kcal e giustamente viene inserita in una bilanciata Dieta Mediterranea.
In occasione della World Pizza Dayi Fratelli Coppola presentano la speciale margherita dei Coppola. Inno alla napoletanità, ai valori di tradizione, famiglia e amore per la convivialità, questa pizza si presenta con ingredienti considerati eccellenze del territorio campano: pomodorini del Piennolo del Vesuvio alla brace, mozzarella di bufala campana Dop, grattugiata di caciocavallo podolico irpino stagionato, clorofilla di basilico e olio Evo irpino.
“Abbiamo capito, infatti – affermano – che gli italiani scelgono sempre e comunque la tradizione sia in fatto di cibo sia di abbinamento con il bere.”