Feb 3, 2026 | Enogastronomia
Calici che si intrecciano tra degustazioni, racconto del territorio e curiosità verso il vino italiano. Il Consorzio Vino Chianti è andato per la prima volta in missione in Nigeria, portando con sé storia, identità e cultura enologica toscana. Il 27 gennaio, al Civic Centre di Lagos, la denominazione è stata protagonista all’interno del Top Italian Wines Roadshow del Gambero Rosso, in una giornata che ha unito vino, formazione e dialogo con un mercato nuovo e in piena evoluzione.

Il Chianti alla conquista della Nigeria
Erano presenti 13 aziende che aderiscono al Consorzio Vino Chianti, ciascuna presente con desk dedicato, e circa 30 etichette di Chianti Docg, offrendo una panoramica ampia e rappresentativa della denominazione.
Uno dei momenti centrali della giornata è stata la masterclass rivolta a stampa e operatori, con la degustazione di sette etichette di Chianti Docg, guidata da Marco Sabellico, curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso. L’incontro, intitolato “A contemporary journey through the great wine lands of Chianti”, ha raccontato il territorio attraverso uno sguardo attuale, mettendo in evidenza la capacità della denominazione di coniugare tradizione, stile e qualità contemporanea.

Un mercato sconosciuto dal grande potenziale
“Questa missione — spiega Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti — ci ha permesso di osservare da vicino un mercato come quello nigeriano, che ha un bacino stimato tra 8 e 10 milioni di potenziali consumatori, con un potere di spesa elevato e un consumo di vino legato prevalentemente a eventi formali, occasioni di rappresentanza e contesti di alto profilo”.
“Si tratta di un modello lontano da quello europeo, in cui la stagionalità e la temperatura di servizio non rappresentano elementi determinanti. Anche per questo – prosegue Busi – pensiamo che possa essere una buona opportunità per affermare un vino rosso attraverso la vendita, in modo da far conoscere un prodotto come il Chianti che bene si abbina a molti piatti locali. In una fase come questa non è realistico puntare sui volumi: la priorità è costruire valore, rendere riconoscibile la denominazione e spiegare cosa rappresenta il Chianti”.

Mercati emergenti da seguire da vicino
La tappa di Lagos ha rappresentato un’evoluzione rispetto alle attività svolte nel 2024, quando il Consorzio aveva organizzato due masterclass di carattere istituzionale a Lagos e Luanda (Angola) senza la partecipazione diretta delle aziende. “Il passaggio successivo era portare i produttori sul campo — ha aggiunto Busi — perché solo il confronto diretto consente di comprendere canali, target e modalità di consumo”.
“La missione nigeriana si inserisce in una strategia di medio-lungo periodo che guarda con crescente attenzione ai mercati emergenti. “L’Africa, insieme ad altri Paesi come l’India, rappresenta una direttrice di lavoro che richiede continuità e presenza fisica — ha concluso Busi —. È un percorso che va costruito nel tempo: senza costanza e senza relazione diretta con i mercati, la promozione non può essere efficace”.
Feb 2, 2026 | Enogastronomia
Quando si parla di Carnevale, il pensiero corre subito a Venezia, Viareggio o Ivrea. Ma esiste un’altra Italia che festeggia in modo più intimo, arcaico e sorprendente.
Un’Italia fatta di maschere inquietanti, riti ancestrali, costumi tramandati di generazione in generazione e piccoli borghi che, per pochi giorni all’anno, diventano teatri a cielo aperto.
Qui il Carnevale non è solo festa: è identità, memoria, racconto collettivo. Ed è proprio questo che lo rende così affascinante.

Il Carnevale Ladino: tra maschere lignee e riti antichi
Nel cuore delle Dolomiti, nelle valli ladine, il Carnevale è un rito che affonda le radici in un passato lontanissimo. Le protagoniste sono le maschere in legno intagliate a mano, spesso grottesche, espressive, a tratti inquietanti.
In paesi come Val di Fassa, Val Gardena e Val Badia, il Carnevale mette in scena il contrasto eterno tra ordine e caos, inverno e primavera. Le sfilate sono essenziali, simboliche, lontane dalla spettacolarizzazione: qui si partecipa, non si guarda soltanto. Un’esperienza autentica, quasi iniziatica.

Il particolare carnevale tedesco di Sappada
Sappada: il Carnevale delle maschere che parlano tedesco
A Sappada, borgo alpino dal cuore germanofono, il Carnevale è un evento identitario fortissimo. Qui sfilano le celebri maschere dei Rollate e dei Pettlar, personaggi coloratissimi, rumorosi e ironici che invadono le strade del paese.
I costumi sono ricchissimi di dettagli, campanacci, stoffe pregiate e copricapi elaborati. Il risultato è uno spettacolo vivace e coinvolgente, dove folklore alpino e spirito carnascialesco si fondono in modo unico. Un Carnevale che non assomiglia a nessun altro in Italia.

Mamoiada
Mamoiada: il Carnevale che fa rumore
In Barbagia, nel cuore della Sardegna, il Carnevale di Mamoiada è forse uno dei più potenti e simbolici d’Europa. I Mamuthones e gli Issohadores, con le loro maschere nere e i pesanti campanacci, danno vita a una processione ipnotica, scandita da passi lenti e ritmati.
Qui non ci sono carri né coriandoli.
C’è il suono profondo del bronzo, il peso della tradizione e un’atmosfera quasi mistica. Un Carnevale che non si spiega: si vive.

Il Carnevale di Bagolino. Di Massimo Telò, Wikipedia
Bagolino: danze, violini e costumi d’altri tempi
In Valle Sabbia, tra Lombardia e Trentino, il Carnevale di Bagolino è una sorpresa elegante e raffinata. I protagonisti sono i Balarì, danzatori in costume tradizionale che si muovono al ritmo di violini e chitarre.
Le danze sono precise, coreografate, tramandate nei secoli. Le maschere, invece, rappresentano la parte più ironica e irriverente della festa.
Un Carnevale che è insieme spettacolo musicale, rito sociale e festa di comunità.

Un momento del carnevale di Satriano di Lucania
Satriano di Lucania: il Carnevale degli alberi
Tra i più singolari d’Italia, il Carnevale di Satriano di Lucania, in Basilicata, porta in scena il Rumita, l’uomo-albero.
Avvolto di edera e rami, cammina in silenzio per il paese bussando alle porte.
È un rito antico, legato alla natura, alla rinascita e al rapporto tra uomo e ambiente.
Negli ultimi anni questo Carnevale è diventato anche un potente simbolo di sostenibilità e riflessione ecologica. Poetico, lento, profondamente contemporaneo.
Perché scegliere un Carnevale “minore”
Visitare uno di questi Carnevali significa entrare davvero in contatto con l’anima di un territorio. Meno folla, più autenticità. Meno selfie, più storie da raccontare.
Sono feste che parlano lingue diverse, indossano maschere che non cercano di piacere e custodiscono tradizioni che resistono al tempo. Perfette per chi ama viaggiare fuori rotta e scoprire un’Italia sorprendente, lontana dai cliché.
Feb 1, 2026 | Enogastronomia
Nel silenzio del Carso, tra prati aperti e orizzonti di pietra, prende vita una delle storie più affascinanti d’Europa. È la storia dei cavalli lipizziani e di Lipica, il luogo dove eleganza, natura e cultura si incontrano da più di 400 anni.
I cavalli bianchi sono un simbolo del Carso, unico nel loro genere. Incarnano l’autenticità, l’orgoglio e la tradizione e il singolare paesaggio carsico creato in millenni dalla natura e dall’uomo.
I cavalli lipizziani sono l’emblema dell’eleganza.

Dove nasce una leggenda
Ogni grande storia ha un luogo d’origine. Per i cavalli lipizziani questo luogo è Lipica, una piccola località del Carso dove, dal XVI secolo nasce questa scuderia dove eleganza, natura e tradizione si fondono in modo unico.
E’ una delle razze equine più celebri al mondo, simbolo di raffinatezza e disciplina, ma anche di profondo legame con la terra.
Fin dalla loro comparsa, i lipizziani sono stati associati alle corti europee, alla grande equitazione classica e a un’idea di bellezza senza tempo. Una leggenda viva, che ancora oggi galoppa libera sui prati carsici.

Il fascino selvaggio del Carso
Lipica si trova nel cuore del Carso, una regione di confine sospesa tra il mondo mediterraneo e quello mitteleuropeo.
Qui il paesaggio è fatto di pietra chiara, prati aperti, boschi bassi e un vento che modella il territorio da millenni. È un ambiente essenziale, autentico, perfetto per l’allevamento dei cavalli.
Questo territorio, apparentemente duro, è stato pazientemente coltivato dall’uomo nel corso dei secoli per diventare un grande parco naturale dedicato ai lipizziani. Oggi Lipica è un esempio straordinario di armonia tra natura, cultura e allevamento tradizionale.

La scuderia con oltre quattro secoli di storia
L’allevamento di Lipica fu fondato nel 1580 e da allora non ha mai interrotto la sua attività.
È la scuderia più antica d’Europa in cui si allevano, senza soluzione di continuità, cavalli della stessa razza. Un primato che rende Lipica un luogo unico al mondo.
Con oltre 300 esemplari, Lipica è oggi il più grande allevamento di cavalli lipizziani esistente. Da qui, nel corso dei secoli, i lipizziani si diffusero in tutta la monarchia asburgica e successivamente nel resto del mondo, mantenendo ovunque il nome che li lega indissolubilmente alla loro terra d’origine.

I cavalli lipizziani: eleganza in movimento
I lipizziani sono l’emblema dell’eleganza.
Il loro portamento fiero, la muscolatura armoniosa e i movimenti precisi li rendono protagonisti assoluti dell’equitazione classica.
La loro fama mondiale è legata soprattutto alle spettacolari esibizioni di alta scuola, dove forza e grazia si fondono in una danza perfetta.
Un dettaglio affascinante: i lipizziani non nascono bianchi. Alla nascita sono scuri, quasi neri, e solo con il tempo il loro mantello si schiarisce fino a diventare grigio chiaro.
Per questo, dal punto di vista scientifico, sono definiti “cavalli grigi”. Una trasformazione lenta e naturale, che contribuisce al loro alone di mistero.

Cosa si può fare e visitare a Lipica
Visitare Lipica significa entrare in un mondo sospeso nel tempo. I visitatori possono incontrare i lipizziani liberi al pascolo, avvicinarli, osservarli da vicino e scoprire il loro carattere docile e curioso. È possibile cavalcarli, assistere agli allenamenti, oppure vivere l’esperienza di un romantico giro in carrozza attorno alla tenuta.
Il parco equestre, i viali alberati, le scuderie storiche e i prati aperti rendono Lipica una destinazione ideale per chi ama la natura, la cultura e le esperienze autentiche.

Curiosità: i cavalli che parlano al mondo
I lipizziani sono cavalli viaggiatori.
Nel corso della storia sono stati salvati, trasferiti, protetti durante guerre e cambiamenti politici, diventando veri e propri simboli di resilienza culturale.
Ovunque siano arrivati, hanno portato con sé il nome di Lipica, come un marchio di qualità e tradizione.
Ancora oggi, osservare un lipizziano in movimento significa assistere a una storia che continua: una storia fatta di pietra carsica, vento, disciplina e straordinaria bellezza.
Feb 1, 2026 | Enogastronomia, Territori
Tra il 13 e il 29 marzo 2026 torna in Val d’Ega £”Bee & snow” che porta il sapore delle Dolomiti nei comprensori sciistici di Carezza e Latemar a Obereggen (Bolzano).
Chi pensa che la combinazione di inverno, neve e montagna dia come risultato una dimensione riservata esclusivamente agli appassionati di sci e snowboard, non ha mai messo piede in Val d’Ega (Bolzani).
Nel cuore soleggiato delle Dolomiti, porta d’accesso al paradiso del Patrimonio dell’Umanità Unesco, la fase finale della stagione sciistica offre tradizionalmente l’occasione per celebrare la verve enogastronomica di una regione che si esalta sulle piste ma è anche in grado di stupire a tavola.

Foto Gunther-Pichler
Un fine stagione di gran gusto
Dal 13 al 29 marzo 2026, le settimane del gusto Beef & Snow coinvolgono ancora una volta rifugi e ristoranti delle aree sciistiche di Carezza e Latemar a Obereggen in una festa della tradizione altoatesina, per deliziare gli ospiti con piatti d’eccellenza a base di pregiata carne bovina locale della Val d’Ega.
Sebbene i prodotti autoctoni vengano valorizzati durante tutto l’anno, in questo periodo l’attenzione si concentra in modo particolare sulla varietà delle specialità del territorio.
La stretta collaborazione tra agricoltura e turismo che rafforza le filiere della zona e mette l’accento sulla qualità dell’offerta è il presupposto di un viaggio culinario tra creazioni tipiche e interpretazioni innovative.

Foto Günther Pichler
Il tour dei sapori
Franzin Alm, Laurins Lounge e Latmor Alm a Carezza, e Mayrl Alm, Sporthotel Obereggen, Rifugio Oberholz e Sonnalp Gourmetstube a Obereggen sono le tappe di un ideale tour nel sapore che ha il proprio momento clou alle 11:00 di sabato 14 marzo nell’evento speciale alla Baita Gardoné di Predazzo/Latemar, quando lo chef ospite Philip Lochmann porterà la cucina stellata della prestigiosa Johannesstube sulla terrazza Mountain Riviera.
Piatti creativi a base di ingredienti regionali, una vista panoramica mozzafiato e i DJ set di DJ Patex rendono questo appuntamento l’imperdibile vetta dell’edizione 2026 di Beef & Snow.
Gen 28, 2026 | Enogastronomia, Protagonisti
di Barbara Tedde – “Il nostro è uno stile immutato, una certezza, un ancoraggio allo stile classico e una maniacale ricerca di equilibrio e di eleganza”.
Ludovica Lisini introduce così i vini dell’Azienda Agraria Lisini, un’azienda familiare con terreni di proprietà dal 1700. Dalla seconda metà del Novecento la produzione, sia di vino che di olio, entra sul mercato, un’attività che, ancora oggi, è a gestione familiare.

I vigneti di Poggio Severo
Un Brunello dallo stile immutato
L’Azienda Agraria Lisini si trova a Montalcino, per la precisione a Sant’Angelo in Colle, dove il Brunello regna sovrano e dove Elina, zia di Ludovica, fondò insieme ad altre 24 aziende il Consorzio del Brunello. Era il 1967 e fu la prima donna – e ultima fino ad oggi – ad esserne la presidentessa sebbene per un breve periodo.
Il Brunello Poggio Severo 2021 è l’ultima – ma non ultima – creatura di casa Lisini, un vino che nasce da un terreno acquisito nel 2009, dopo anni di sopralluoghi e carotaggi con un approfondito studio del terreno.
Poggio Severo ha una superficie di due ettari e mezzo, immersi in un bosco a 520 m di altitudine – il più alto, almeno per adesso, di proprietà Lisini – che guarda la Corsica da una parte e l’Amiata dall’altra. Una vigna accarezzata dal vento costante, elemento essenziale per garantire l’eliminazione di ristagno dell’umidità, complice acerrima di malattie infestanti.
“Le vigne, completamente nel bosco, sono assalite da cinghiali e cacciatori, perciò abbiamo effettuato un controllo serrato notte e giorno per evitare che i frutti se ne andassero perduti. La difficoltà di produzione sta nel monitorare ogni giorno la zona, il che fa parte dei costi di produzioni. Negli ultimi due anni, grazie a un controllo capillare, si sono ottenute le rese sperate” spiega Carlo Baldi Lisini, mentre, a seguire, Paolo Salvi, enologo dell’azienda, spiega le caratteristiche del Poggio Severo 2021. “É un vino che nasce da una zona diversa, eccezionale, di fianco a Sant’Angelo in Colle in un grande anfiteatro, differenziandosi per altitudine – è la vigna più alta dell’azienda – e l’ambiente circostante è fatto di boschi ricchi di quercifoglie.
L’ escursione termica notte-giorno, il terreno arenario argilloso, la pendenza maggiore rispetto all’Ugolaia – vigna che produce l’iconico vino dell’azienda Lisini – e un’esposizione a Sud-SudOvest, con le colline metallifere che riparano dalle intemperie, sono peculiarità uniche, atte a produrre un Brunello di altissimo livello. Una qualità delle uve molto alta, con una differenza di freschezza spiccata rispetto ad altri Brunello di Montalcino”.

La prova d’assaggio
La prova d’assaggio
All’assaggio il Poggio Severo 2021 regala una scossa di freschezza agrumata, una lunghezza di bocca accattivante e presente al centro del palato.
Un vino saporito con tratti gustolfattivi balsamici e speziati e un frutto che si trattiene a lungo: la ciliegia, la prugna, l’arancia rossa non si muovono facilmente dalla bocca e i tannini, ben presenti, sono mitigati dalla vivace freschezza.
La 2021 è stata un’annata ottimale, con primavera asciutta e fresca, l’estate calda e piogge a fine agosto.
In cantina i Brunello Lisini si muovono liberi, vedendo solo l’aggiunta di solforosa in minima quantità. Il vino in casa Lisini si fa in vigna, perciò basta procedere alla vinificazione con gli elementi essenziali: controllo della temperatura durante la fermentazione, uve poco pigiate e diraspate che vengono selezionate acino per acino prima di andare in acciaio dove avviene la macerazione per 20-30 giorni.
Per l’affinamento viene utilizzato il cemento, dopo una maturazione di 36 mesi in botte grande di rovere di slavonia di 10 anni. Sono 2666 le bottiglie prodotte per la 2021. L’azienda si è convertita a un sistema di allevamento a Guyot che ha sostituito il cordone speronato, una scelta che consente una mitigazione climatica, al fine di garantire una stabilità produttiva delle uve.
Oltre ai vini rossi l’Azienda Lisini produce anche Vin Santo e la Grappa di Brunello di Montalcino, un distillato da vinacce di Brunello in stile piemontese, un po’ più ruvida rispetto a quelle venete, ma di indubbia piacevolezza.
Ad oggi l’Azienda Agricola Lisini è condotta da Lorenzo, per la parte amministrativa, Ludovica che cura il settore commerciale e Carlo che è l’amministratore. Dal 2022 sono presenti anche Alessandro, Benedetta e Caterina Lisini.
Gen 27, 2026 | Enogastronomia
C’è un vegetale che più di altri racconta l’Italia senza bisogno di parole.
Basta guardarlo: severo fuori, tenerissimo dentro; spinoso o gentile, a seconda delle latitudini; umile e regale allo stesso tempo.
È il carciofo, il fiore non fiorito che da secoli accompagna la cucina italiana, segnando il passaggio delle stagioni e il ritmo della terra.
Il carciofo non si consuma: si attende. Arriva tra l’autunno e la primavera, quando i mercati si riempiono di verdi intensi e violacei profondi, e annuncia una cucina più lenta, fatta di pazienza, di mondature accurate e di gesti antichi.

Origini e storia: un ortaggio mediterraneo
Il carciofo discende dal cardo selvatico ed è una delle colture più antiche del bacino del Mediterraneo.
Già conosciuto dagli Egizi e dagli antichi Greci, fu apprezzato dai Romani non solo per il gusto, ma anche per le sue proprietà digestive.
Nel Medioevo il carciofo attraversa un momento di oblio, per poi tornare protagonista nel Rinascimento, soprattutto nelle corti italiane.
Caterina de’ Medici lo porta in Francia, contribuendo alla sua diffusione europea. Ma è in Italia che il carciofo trova la sua vera patria, diventando simbolo di cucine regionali fortemente identitarie.

Dove si produce in Italia
L’Italia è oggi uno dei maggiori produttori mondiali di carciofi, grazie alla varietà di climi e territori. Le zone di produzione più importanti sono:
Sardegna, prima regione produttrice, con coltivazioni estese soprattutto nel Campidano
Sicilia, in particolare nelle province di Palermo, Agrigento e Catania
Puglia, tra Brindisi, Bari e la Valle d’Itria
Lazio, con l’area di Ladispoli e della Romanina
Toscana, soprattutto lungo la costa e nelle zone collinare
Campania, con produzioni di qualità nelle aree costiere e interne
Ogni territorio ha selezionato nel tempo varietà adatte al proprio clima, creando un patrimonio agricolo e gastronomico straordinario.

Le principali varietà italiane
Parlare di carciofo al singolare è riduttivo. In Italia esistono decine di varietà, diverse per forma, colore, presenza di spine e periodo di raccolta. Tra le più importanti:
Carciofo Romanesco del Lazio IGP
Grande, sferico, senza spine, tenerissimo. È il protagonista dei celebri carciofi alla giudia e alla romana.
Carciofo Spinoso Sardo DOP
Allungato, con spine evidenti, profumo intenso e gusto deciso. Ottimo anche crudo.
Carciofo Violetto di Sicilia
Piccolo, di colore viola profondo, molto aromatico. Si consuma spesso crudo o leggermente scottato.
Carciofo Brindisino
Compatto, carnoso, ideale per la conservazione sott’olio.
Carciofo Violetto di Toscana
Elegante e delicato, perfetto per preparazioni semplici che ne rispettino il gusto.

Il fiore del carciofo
Caratteristiche e qualità organolettiche
Il carciofo è un vegetale complesso.
Al morso può essere erbaceo, amaricante, dolce o minerale, a seconda della varietà e del terreno. La sua forza sta proprio in questa ambivalenza: può essere protagonista di piatti rustici o di cucina raffinata.
La parte edibile è il ricettacolo fiorale, il “cuore”, insieme alle foglie più interne. Freschezza e stagione sono fondamentali: un buon carciofo deve essere sodo, pesante, con brattee ben chiuse.
Una panacea della natura
Oltre al gusto, il carciofo è noto per le sue proprietà benefiche: favorisce la digestione, stimola la funzionalità epatica, contribuisce al controllo del colesterolo, è ricco di fibre, sali minerali e antiossidanti e ha un basso apporto calorico.
La presenza di cinarina, responsabile del tipico retrogusto amarognolo, lo rende un alleato naturale del fegato.
Curiosità
Forse non tutti sanno che il carciofo è uno dei pochi ortaggi che si mangia prima che fiorisca. Se lasciato maturare, si trasforma in un grande fiore viola spettacolare.
In passato era considerato afrodisiaco e veniva servito nei banchetti aristocratici.
In alcune zone d’Italia si consumano anche i gambi, teneri e saporiti, spesso sottovalutati.

Ricetta: Carciofi alla romana (la versione essenziale)
Un piatto che è più di una ricetta: è un gesto, un rito.
Ingredienti (per 4 persone)
8 carciofi romaneschi
1 mazzetto di mentuccia fresca
2 spicchi d’aglio
olio extravergine d’oliva
sale e pepe
acqua o brodo vegetale leggero
Preparazione
Mondare i carciofi eliminando le foglie esterne più dure e accorciando i gambi, che andranno pelati. Allargarli delicatamente con le mani.
Tritare aglio e mentuccia, condire con sale, pepe e olio, quindi farcire l’interno dei carciofi. Disporli a testa in giù in una casseruola stretta, aggiungere acqua fino a metà altezza e un filo d’olio.
Cuocere coperti, a fuoco dolce, finché i carciofi non risultano teneri e profumati. Servire tiepidi: il giorno dopo sono ancora più buoni.