San Valentino e vino: la play list di ogni storia d’amore

San Valentino e vino: la play list di ogni storia d’amore

Ogni storia d’amore ha la sua colonna sonora, ma anche il suo vino perfetto.
C’è un vino per ogni battito e ogni nota del cuore: quello che accende la scintilla al primo incontro, quello che incendia la passione e quello che coccola nelle serate di complicità. Ogni bottiglia racconta una storia, ogni sorso è una sinfonia di emozioni e, tra un brindisi e un bacio, il vino accompagna ogni capitolo della vostra storia d’amore.
Ecco una playlist eno-sentimentale con 14 etichette da stappare per un San Valentino magico.
Qui a seguire i vini da inserire nella vostra playlist per i primi incontri, per i momenti di passione e quelli di complicità. 
Più di una dozzina di vini anziché una dozzina di rose rosse… ma non beveteli tutti la stessa sera!
L’idea in più? Abbinare il vino alla vostra canzone del cuore e servirlo con una frase romantica o una piccola dedica.

La play list dei primi incontri

Al primo incontro, quando tutto è sguardo e curiosità, serve una bollicina capace per rompere il ghiaccio. L’atmosfera è “sparkling”, la curiosità si accende e scocca la scintilla.

MASO MARTIS | MADAME MARTIS TRENTODOC BRUT RISERVA 2015
Elegante, piena di carattere, capace di slanci d’amore intensi ecco Madame Martis di Maso Martis. Il Millesimo 2015 dell’iconica “Signora” della maison trentina coniuga l’eleganza del Pinot Nero, la fragranza dello Chardonnay e la morbidezza del Meunier per celebrare un momento speciale con la persona amata. Una cuvée di prestigio (70% Pinot Nero, 25% Chardonnay e 5% Pinot Meunier) che affina sui lieviti per ben 8 anni. Brillanti riflessi dorati e perlage sottile e molto persistente, al naso inebria con un bouquet di sentori di piccola pasticceria e di pane tostato, aromi di agrumi e fiori bianchi, sensazioni di frutta esotica. Il sorso è cremoso e avvolgente, il tocco minerale regala morbidezza e sapidità con un finale molto persistente e appagante.
Da abbinare: a tutto pasto e per accompagnare ostriche, crudi di mare e in generale tutte le portate a base di pesce; perfetto anche con carni bianche pregiate, tartufo, funghi porcini, fritture, preparazioni a base di formaggio, culatello e pata negra.
Prezzo al pubblico: 100 euro circa

SANTA VENERE | SP1 METODO CLASSICO ROSÉ 2020
Un vino autentico, lo spumante Metodo Classico SP1 è un Gaglioppo in purezza, a coltivazione biologica, legato indissolubilmente alla sua terra e caratterizzato da aromi che ricordano la Calabria e i suoi profumi. Il curioso nome SP1 può essere letto come “SP uno” o all’inglese “SP one” e deriva dalla località spione (Spiuno in dialetto) nei pressi di Cirò (KR), dove sorgono i due ettari di vigneto di Gaglioppo. Inoltre, SP1 è anche il nome della via che costeggia la proprietà: la strada provinciale 1. Dopo una macerazione di 5 ore del mosto sulle bucce segue spumantizzazione e permanenza in bottiglia sui lieviti per 18 mesi. Nel bicchiere riverbera di un brillante color buccia di cipolla. Al naso è delicato, fruttato con sentori di ribes, more, lamponi e crosta di pane.
Da abbinare: è una bollicina fine, armonica con piacevole acidità e gradevolissima persistenza aromatica che si abbina benissimo a piatti di pesce.
Prezzo al pubblico: 28 euro

LETRARI | QUORE RISERVA TRENTODOC 2017
Fa rima con amore, questo Trentodoc Brut Riserva di Letrari che incanta i sensi con profumi caldi di burro, frutta esotica, agrumi e miele e regala un sorso cremoso e appagante. Chardonnay in purezza, dopo due fermentazioni affina sui lieviti per ben 60 mesi, incrementando il proprio profilo olfattivo e la propria personalità. Giallo dorato, luminoso e splendente, con lievi riflessi verdolini; al naso regala note ampie e stratificate di fiori e frutta che si mescolano a sensazioni più burrose e a tocchi di miele. Al sorso il perlage è fine e persistente, vellutato, pieno e fasciante. Un piacere da bere subito, ma che si può tranquillamente godere fra 3-4 anni in una versione più evoluta.
Da abbinare: perfetto come aperitivo, si abbina ai piatti della grande cucina italiana ma anche a plateau royal di crudità e pesce alla griglia per un brindisi speciale.
Prezzo al pubblico: 41 euro

BORGO DEI POSSERI | BRUT ROSÉ TRENTODOC 2021
Dall’incantevole territorio delle Piccole Dolomiti, Borgo dei Posseri propone il Brut Rosé 2021 Trentodoc, un metodo classico ottenuto esclusivamente da uve Pinot Nero accuratamente selezionate. La vinificazione prevede una delicata macerazione sulle bucce che conferisce al vino il caratteristico colore rosa tenue e un profilo aromatico di frutti rossi freschi e fragranze varietali, perfettamente bilanciato da un’elegante mineralità derivante dai suoli montani. Dopo la fermentazione in acciaio e una maturazione iniziale, il vino completa il suo percorso con 24 mesi di affinamento sui lieviti, sviluppando una struttura complessa, una bollicina fine e persistente e una grande armonia tra morbidezza e freschezza.
Prezzo al pubblico: 45,00 euro

CHARTRON ET TREBUCHET BLANC DE NOIRS | AOP CRÉMANT DE BOURGOGNE
Una bollicina per festeggiare il giorno degli innamorati: Crémant 100% Pinot Noir, prodotto con metodo tradizionale, proveniente dalla Borgogna. Seconda fermentazione in bottiglia e un affinamento di 15 mesi (“Sur Latte”), dopo la sboccatura viene aggiunto il liqueur d’expédition, prima della tappatura e della posa della gabbietta. Colore giallo dorato pallido, con bollicine fini e spuma persistente; al naso emergono note di agrumi e frutti rossi, che si fondono elegantemente per formare un bouquet ricco e delicato. Al palato spiccano aromi di pompelmo, lampone e ribes rosso, piacevolmente sostenuti da una freschezza che dà equilibrio e armonia.
Da abbinare: è ideale come aperitivo, ma è anche un ottimo Crémant Blanc de Noirs che si abbina perfettamente con pesce alla piastra o con una tartare di tonno.
Prezzo al pubblico: 19,9 euro


La play list per i momenti di passione

Poi arriva la passione travolgente e l’innamoramento, quando il cuore batte forte. Il vino deve essere intenso e avvolgente. Ogni sorso diventa seducente, ancor più se alla cieca: provate a degustarli da bendati per divertirvi utilizzando i vostri sensi più sottili ovvero olfatto e gusto.

BUGLIONI | IL LUSSURIOSO AMARONE DELLA VALPOLICELLA CLASSICO DOCG 2020
È l’Amarone “rock” di Buglioni, ha un’anima libera e sensuale, elegante ma mai ingessata. È un vino che rompe gli schemi, che riesce a stupire per freschezza e godibilità, tanto che si sposa benissimo anche con il pesce… Chi l’avrebbe mai detto di un Amarone? Blend di Corvina, Corvinone, Rondinella, Oseleta e Croatina dopo un appassimento di circa 2 mesi, affina per 30 mesi in botti di rovere Slavonia e tonneaux di rovere francese e riposa altri 12 mesi in bottiglia. Al naso, profuma di marasca, eucalipto, violetta, con tocchi di cioccolato, cuoio e sottobosco. Fragrante, intenso e godurioso con aromi di mora, timo, liquirizia in un corpo elegante e seducente.
Da abbinare a: dà il meglio con formaggi dai gusti intensi, carni rosse alla brace o al barbecue. Sa stupire con i grandi crudi: scampi, gamberi o tartare di manzo con solo un filo d’olio evo. Perfetto anche per inzupparci la Sbrisolona.
Prezzo al pubblico: 45 euro

TENUTA DI FESSINA | ERSE ROSSO CONTRADA MOSCAMENTO 1911 ETNA ROSSO DOC
“Contrada Moscamento 1911” è un vino rosso maestoso prodotto da antiche viti ad alberello di Nerello Mascalese coltivate a oltre 700 metri di altitudine sui suoli sabbiosi e vulcanici, nati da un’eruzione del 1911. Si rivela intenso, corposo, setoso e di grandissima finezza, con note di frutti di bosco, liquirizia, spezie, inchiostro, viola e piacevoli note ematiche. L’Etna Rosso Erse Moscamento 1911 di Tenuta di Fessina è un inno alla viticoltura locale, un rosso di grande profondità e forza espressiva. Riempie il bicchiere con le sue tonalità rubino vivace. Al naso rivela la sua immensa personalità, sfoggiando sentori di pepe rosa, grafite, terra, e piccoli frutti rossi e tracciando un quadro territoriale coinvolgente. Al sorso è finezza e compatta austerità, che va via via svanendo, lasciando il posto a un allungo salino da vero fuoriclasse.
Da abbinare a: perfetto con carni arrosto e alla griglia, piatti mediterranei ed etnici ma anche con il crudo di suino nero dei Nebrodi e formaggi di media stagionatura.
Prezzo al pubblico: 25 euro

TENUTA DI BISERNO | COLLEMEZZANO TOSCANA ROSSO IGT 2021
Un taglio bordolese capace di rivelare inedite sfumature di eleganza e profondità: ecco ColleMezzano, il Supertuscan firmato Tenuta di Biserno. Blend di Cabernet Franc, Merlot e Cabernet Sauvignon, si distingue per una scioltezza di beva elegantissima, senza rinunciare a corpo e carattere: vivace ma garbato, ricco ma immediato, dotato di una mineralità spiccata che lo rende particolarmente adatto anche all’invecchiamento. Affinato in barrique di rovere francese dai 12 ai 16 mesi, a cui segue un ulteriore affinamento in bottiglia di 12 mesi, questo rosso spicca e cattura la vista con il suo colore rosso rubino profondo con riflessi violacei, mentre al naso emerge un bouquet complesso, con note di frutti rossi e grafite, profumi speziati e balsamici. In bocca è ben strutturato e avvolgente, con tannini vellutati e una lunga persistenza.
Da abbinare a: con un ottimo equilibrio tra potenza raffinata e finezza e una nota sapida e salina nel finale, è l’accompagnamento perfetto per piatti di carne (selvaggina, brasati, carré d’agnello), pasta e formaggi stagionati oltre a essere un ottimo vino da meditazione.
Prezzo al pubblico: 225 euro

AZIENDA AGRICOLA CORTESE | SENIA NERO D’AVOLA SICILIA DOC
Senia è parte della Selezione Cortese ed è un vino che si distingue per classe, espressione di un’eccellenza territoriale. Il vino si si ispira alle tecniche di fermentazione tradizionali: nasce da uve 100% Nero d’Avola, la fermentazione è in barrique aperte in piccoli lotti; il vino passa poi in barrique, dove avviene la fermentazione malolattica, e affina per almeno 12 mesi e altri 6 in bottiglia. Senia si presenta di colore rosso rubino molto intenso. Al naso spiccano le note fruttate di marasca, prugna e more insieme a nuances balsamiche che ricordano la liquirizia e le carrube. In bocca è un vino di grande corpo con un’acidità presente che rinfresca il palato, molto longevo chiude con dei tannini morbidi e intensi.
Prezzo al pubblico: 18-20 euro

GRILLESINO | BATTIFERRO MORELLINO DI SCANSANO DOCG 2024
Per celebrare il giorno dedicato agli innamorati, Grillesino punta su una delle sue referenze più amate e storiche: il Battiferro Morellino di Scansano DOCG, che torna finalmente disponibile con l’attesa annata 2024. Simbolo della bassa Maremma, il Battiferro è un vino che parla di passione e dedizione. Dal colore rosso granato tendente al rubino, prodotto con uve 100% Sangiovese, possiede una buona struttura e freschezza. Al naso il vino è intenso, con aromi di ciliegie, prugne e frutta nera, seguiti da leggere note di tabacco, cioccolato e vaniglia. Al palato risulta complesso ma non austero, con tannini maturi e un finale lungo di ciliegia.
Da abbinare a: si abbina perfettamente a menù a base di carni rosse, selvaggina ma anche primi con sughi rossi e formaggi stagionati.
Prezzo al pubblico: 16,00 euro


La play list dei momenti di complicità

Quando l’amore diventa maturo e complice, è il momento dei vini che sanno di casa e di tempo condiviso. Vini da gustare lentamente, come le parole dette senza fretta.

ARNALDO CAPRAI | CUVÉE SECRÈTE UMBRIA BIANCO IGT 2023
Autentica gemma enologica, la Cuvée Secrète di Arnaldo Caprai è un segreto d’amore ben custodito  che combina vitigni locali e internazionali: al Grechetto si uniscono uve a bacca bianca tipiche di Montefalco e “segrete” perché non dichiarate in etichetta, che meglio esprimono le potenzialità dell’annata. Dopo un affinamento di 6 mesi in barrique e almeno 4 mesi in bottiglia, si presenta nel bicchiere con un colore giallo paglierino e riflessi dorati. Al naso, si apre con un ventaglio di profumi dall’anice alla vaniglia, dall’agrume alla menta, con un sentore di miele d’acacia. In bocca rivela una rotondità sorprendente, freschezza e una persistenza straordinaria per un potenziale affinamento di 6/8 anni.
Da abbinare a: perfetto per accompagnare piatti come le costolette di agnello con carciofi o i tortelli ma anche piatti a base di pesce e prelibatezze al tartufo bianco.
Prezzo al pubblico: 30 euro circa

CANTINA VALLE ISARCO | ARISTOS KERNER ALTO ADIGE VALLE ISARCO DOC 2024
Prodotto con uve Kerner in purezza, raccolte e vendemmiate a mano a completa maturazione, Aristos Kerner dopo 10 mesi di affinamento in botti d’acciaio e in grandi botti regala delicati profumi fruttati e un carattere gradevolmente aromatico, che si sviluppa con grande eleganza su note di pesca. Al palato è secco e pieno, con una struttura vivace e un intrigante finale di noce moscata.
Da abbinare a: molto versatile con il cibo, questo vino si abbina meravigliosamente ad antipasti leggeri, speck e piatti a base di uova e funghi. Non disdegna inoltre portate a base di pesce d’acqua dolce e frutti di mare o i risotti alle erbe. Da provare come aperitivo.
Prezzo al pubblico: 19,40 euro

SANTA TRESA | INSIEME ORANGE TERRE SICILIANE IGP
Santa Tresa Insieme Orange conserva l’esuberanza e la passione siciliana, nasce da un blend di uve biologiche, Inzolia e Zibibbo (80% e 20%), raccolte a mano e poi vinificate separatamente sulle bucce a temperatura controllata; l’Inzolia viene macerata per 2-3 settimane e lo Zibibbo per 6 settimane. L’affinamento è sui lieviti per 3-4 mesi, dopo di ché i due vini vengono assemblati, filtrati e imbottigliati. Insieme Orange ha un colore giallo intenso, con riflessi aranciati ramati. Al naso spiccano note di agrumi, pompelmo, limoni, con sentori di spezie, balsamico, pepe bianco e menta. Al palato è di ottima struttura, con bei sentori di frutta, sostenuto da un buon equilibrio di acidità, che gli conferisce freschezza.
Da abbinare a: vino di grande versatilità, ideale come aperitivo e perfetto in abbinamento a piatti di pesce dai sentori orientali.
Prezzo al pubblico: 12-14 euro

SÉGUINOT BORDET | CHABLIS  2024
Per un brindisi di pura eleganza, Compagnia del Vino propone l’eccellenza di Séguinot-Bordet, realtà storica dello Chablis fondata nel 1560. Lo Chablis 2024 è un vino bianco luminoso e limpido, dal colore giallo dorato tenue e dai riflessi verdolini, ottenuto da uve Chardonnay, che al naso ricorda la freschezza di una bella mattina estiva. I sentori floreali si aprono dolcemente nel calice per lasciare spazio a note delicate di pesca matura, albicocca con accenni di verbena e delicati sentori di sottobosco nel finale. In bocca è maturo, morbido e vivace. Il tocco minerale, fine e arioso, si palesa nel finale e accompagna la degustazione per tutto il tempo.
Prezzo al pubblico: 40,00 euro

 

Birra dell’Anno 2026, grande attesa per sapere quale trionferà

Birra dell’Anno 2026, grande attesa per sapere quale trionferà

A trent’anni da quel 1996 che ha segnato la nascita della birra artigianale italiana, torna uno degli appuntamenti più attesi dal settore: Birra dell’Anno, l’iniziativa firmata Unionbirrai, l’associazione dei piccoli birrifici artigianali indipendenti, che celebra e valorizza le migliori produzioni brassicole del Paese.


30 anni di birra artigianale italiana

Giunta alla sua ventunesima edizionela manifestazione premia qualità, creatività e identità dei birrifici artigianali italiani. La cerimonia conclusiva, come ormai da tradizione, si svolgerà alla Fiera di Rimini, domenica 15 febbraio alle ore 15:45, in occasione della giornata inaugurale di Beer&Food Attraction.
A Rimini si daranno appuntamento degustatori italiani e internazionali che, attraverso una rigorosa blind tasting, si confronteranno per individuare e classificare le birre più meritevoli. Sarà una sfida avvincente tra stili, territori e visioni brassicole, in un confronto serrato che premierà tecnica, equilibrio, originalità e capacità espressiva. Birra dell’Anno 2026 è pronta a raccontare il meglio della birra artigianale italiana: una comunità viva, una filiera in movimento, un concorso che cresce insieme ai suoi protagonisti.


Nasce la sezione dedicata alle birre low /no alcol

Tra le principali novità di quest’anno, l’aumento delle categorie in gara, salite a 46, grazie all’introduzione di una sezione dedicata alle birre low / no alcohol. Un segnale importante per il settore.
Abbiamo deciso di aggiungere una categoria specifica per le birre a bassa o nulla gradazione alcolica – spiega Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai – perché rappresentano chiaramente una tendenza in forte crescita in tutto il mondo e anche nel panorama craft. La richiesta da parte del pubblico è aumentata in modo significativo e, fino allo scorso anno, queste birre venivano inserite nella categoria delle ‘Extraordinary Lager/Weird Beer’, ovvero le birre fuori stile. Oggi sentivamo l’esigenza di dare loro la giusta visibilità e dignità, creando uno spazio autonomo nella competizione”.
Il concorso cresce anche nei premi speciali, che si affiancano al riconoscimento principale di “Birrificio dell’Anno”, attribuito al produttore che ottiene i migliori risultati in almeno tre categorie diverse, tenendo conto della distribuzione delle medaglie nelle varie macrocategorie stilistiche.
Due i premi confermati e valorizzati in modo più strutturato: Best Collaboration Brew, riservato alle birre nate da collaborazioni brassicole realizzate in Italia, e Best 100% Italian Beer, dedicato alle birre prodotte con materie prime coltivate interamente nel nostro Paese, per valorizzare la filiera agricola nazionale.
Birra dell’Anno si rinnova e si rafforza – conclude Ferraris – ponendo la massima attenzione al mercato, alle tendenze e a ciò che accade nel mondo della birra: tra gusti che cambiano, richiami alla tradizione e voglia di innovazione. Anche quest’anno la giuria internazionale lavorerà alla cieca per selezionare le migliori espressioni della birra artigianale italiana. Solo così possiamo premiare davvero competenza, tecnica e identità dei nostri produttori”.

Per brindare alle Olimpiadi 50 magnum limited edition Madame Martis dosaggio zero 2011

Un brindisi al talento e alla passione che uniscono sport e viticoltura trentina: Maso Martis celebra le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 con una limited edition d’eccezione: 50 magnum di Madame Martis Dosaggio Zero Riserva 2011, dedicate ai fratelli olimpici del pattinaggio Arianna e Pietro Sighel. 

La speciale limited edition

Uno speciale limited edition olimpico per i fratelli olimpici

Madame Martis Trentodoc Dosaggio Zero Riserva (millesimo 2011) è, infatti, una dedica e soprattutto un buon auspicio di Maso Martis alla partecipazione olimpica dei due giovani atleti trentini che la Cantina sostiene da anni e in particolar modo nella loro road to Milano-Cortina.
Pochissime bottiglie per questa limited edition che celebra il legame tra la passione sportiva e la famiglia Stelzer.
L’etichetta, fedele allo stile elegante della Maison, si veste per l’occasione di color oro: simbolo della medaglia più ambita e auspicio di successo per gli atleti italiani impegnati nella disciplina dello short track, ma anche richiamo ai riflessi dorati delle bollicine di montagna Trentodoc.
A rendere ancora più distintiva questa edizione i colori dei cinque cerchi olimpiciripresi sia nei dettagli grafici dell’etichetta sia nel colore della gabbietta (ci saranno infatti 10 esemplari per ognuno dei colori olimpici).
Una release dell’iconica Madame Martis dedicata a chi riconosce nel brindisi un gesto di celebrazione, passione e conquista.


Guida alla degustazione

Elegante, armoniosa, raffinata e seducente: è una cuvée di prestigio (70% Pinot Nero, 25% Chardonnay e 5% Pinot Meunier) degorgement tardif che – grazie a un affinamento sui lieviti di ben 12 anni – regala grandi emozioni.
Alla vista brillanti riflessi dorati e un perlage sottile e molto persistente, mentre al naso inebria con un bouquet di profumi di cedro, fiori bianchi e pane tostato, con tocchi di pasticceria, frutta esotica e spezie.
Verticale, essenziale, precisa, non scende a compromessi: il sorso è cremoso e avvolgente, il tocco minerale regala straordinaria morbidezza e spiccata sapidità con un finale molto persistente e appagante.
Coniugando l’eleganza del Pinot Nero, la fragranza dello Chardonnay e la morbidezza del Meunier è un pas dosé ideale da degustare a tutto pasto e per accompagnare ostriche, crudi di mare e in generale tutte le portate a base di pesce, è perfetto anche con carni bianche pregiate, tartufo, funghi porcini, fritture, preparazioni a base di formaggio e naturalmente salame, culatello e pata negra.

La famiglia Stelzer

La famiglia Stelzer e gli olimpici di short track: Pietro e Arianna Sighel

A unire Maso Martis ai fratelli Pietro e Arianna Sighel è la grande passione per lo sport, e non uno sport qualsiasi ma proprio lo short track, di cui Roberta Giuriali e Antonio Stelzer, fondatori della cantina, sono grandi appassionati.
Questa disciplina olimpica di pattinaggio su ghiaccio basata sulla velocità, caratterizzata dalla grande eleganza e assoluto fascino ha molto in comune con le bollicine di Maso Martis, che dal 2022 segue e sostiene i due atleti trentini in gara alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Eleganza, esplosività, equilibrio ed effervescenza, con questi aggettivi si possono descrivere le falcate dei fratelli Sighel sul ghiaccio dello short track ma anche le bollicine Trentodoc di Maso Martis: entrambi caratterizzati da stile unico e personalità inconfondibile da fuoriclasse, che richiede però molto impegno e dedizione.
Accolto alle Olimpiadi dal 1992, lo short track è il regno degli sprinter, là dove oltre agli avversari, serve piegare il tempo: mesi e anni di preparazione condensati in una manciata di minuti, quando a nervi, testa e gambe tocca il compito più difficile. Proprio come lo spumante metodo classico, che ha bisogno di mesi e anni per poi dare nei calici attimi di piacere.
Un continuo compromesso tra equilibrio e rapidità, spingendo sul ghiaccio o accarezzandolo tra rettilineo e curve, lì su quell’ovale lungo 111 metri che tanto assomiglia alla “O” del marchio Trentodoc che rappresenta il remuage, la fase più caratteristica della produzione di metodo classico che consiste in un’azione di rotazione e contemporanea inclinazione delle bottiglie con lo scopo di raccogliere i sedimenti per farli confluire nella sommità del collo della bottiglia per poi eliminarli con la sboccatura.

Nello short track servono coraggio e lucidità, governando una forza che ti spinge per terra, verso il ghiaccio, mentre invece lo sguardo deve puntare sempre avanti, senza indecisioni.
Determinazione e versatilità sono due delle caratteristiche fondamentali per un atleta e sono il fil rouge che unisce Arianna e Pietro Sighel, campioni di short track, e Maso Martis, nata dall’audacia di due, ai tempi, giovanissimi trentini, Roberta Giuriali e Antonio Stelzer, che più di 30 anni fa hanno deciso – contro ogni trend di mercato – di fondare una cantina dedicata esclusivamente alla produzione di Trentodoc, guardando sempre avanti con grande sensibilità e determinazione che hanno poi trasmesso alle figlie Alessandra e Maddalena, oggi alla guida dell’azienda.
E di passione ereditata, da nonno Mario e da papà Roberto (campione di velocità su pista lunga), si tratta per Arianna (classe 1996) e Pietro Sighel (classe 1999), che dal lago ghiacciato di Baselga di Piné sono arrivati fino alle piste più importanti del mondo.

La famiglia Stelzer con Arianna e Pietro Sighel

«Una passione di famiglia, quella dei Sighel, che è molto simile a quella della nostra famiglia per la viticoltura. Anche noi ci alleniamo tutto l’anno per arrivare a una vendemmia perfetta. La preparazione degli atleti di short track ha molte similitudini con il metodo classico, i pattini hanno la stessa linearità che sviluppa una bottiglia di spumante, ci sono quattro anni di preparazione atletica, lunghi e impegnativi, simili al lungo affinamento dei nostri vini che regala complessità sfaccettature aromatiche alle bollicineCome nello sport, ci sono alti e bassi, ma la costanza premia sempre. Il lavoro in vigna e la vendemmia sono per noi come l’allenamento per Arianna e Pietro; i concorsi a cui partecipiamo con i nostri Trentodoc possono essere paragonati alle loro competizioni mondiali sportive e il prodotto finale è per noi un po’ come arrivare alle Olimpiadi: tanti anni di sacrificio, dedizione e passione per raggiungere un traguardo ambizioso, e speriamo una medaglia d’oro…», racconta Alessandra Stelzer, alla guida di Maso Martis insieme alla sorella Maddalena.

«Sosteniamo Pietro e Arianna Sighel dal 2022 e facciamo ancora di più il tifo per loro in occasione dell’appuntamento olimpico – sottolinea Roberta Giuriali –. Per noi si tratta anzitutto di una grande passione sportiva ma allo stesso anche un modo per sostenere i talenti del Trentino e comunicare il nostro amore per il territorio dove ogni giorno lavoriamo per produrre vini di eccellenza. Il sorpasso in curva di un pattinatore di short track è come il momento della sboccatura di una bottiglia di metodo classico. La vittoria corrisponde al brindisi… I nostri mondi si assomigliano molto, le sfide sono sempre avvincenti ma vale la pena affrontarle. Avere due atleti olimpici trentini in gara alle Olimpiadi è un grande orgoglio e non possiamo far altro che sostenerli».

Maso Martis e la famiglia Stelzer sono in prima fila a fare il tifo per i due atleti anche in questa emozionante avventura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Vigilia di Milano-Cortina 2026: con 80 medaglie vinte una Regione domina su tutte alle Olimpiadi Invernali

Vigilia di Milano-Cortina 2026: con 80 medaglie vinte una Regione domina su tutte alle Olimpiadi Invernali

Mentre manca sempre meno alla nuova edizione dei Giochi Olimpici Invernali, Seeders ha realizzato uno studio che ricostruisce la “geografia” delle medaglie italiane: quali regioni, quali province e quali atleti hanno inciso di più nella storia azzurra ai Giochi Invernali.
Il risultato è una fotografia netta, fatta di roccaforti alpine, specializzazioni sportive e campioni in grado di spostare da soli gli equilibri di interi territori.

Trentino-Alto Adige e Lombardia: le due corazzate che reggono il medagliere

A livello regionale, il dato è chiaro: Trentino-Alto Adige in testa con 80 medaglie (19 ori, 15 argenti, 46 bronzi). Un dominio costruito nel tempo grazie a discipline dove tradizione, strutture e cultura sportiva locale fanno la differenza: slittino, sci alpino, biathlon, fondo.
Subito dietro, Lombardia con 46 medaglie (11 ori, 15 argenti, 20 bronzi), una regione “polivalente” capace di portare medaglie in sport molto diversi, dallo sci alpino allo short track.


Qual è la vera capitale italiana delle Olimpiadi Invernali?

Scendendo di scala, l’effetto-territorio diventa ancora più evidente. Bolzano è la provincia più vincente d’Italia: 65 medaglie complessive, con 14 ori.
È il simbolo della continuità: una provincia che, più che “produrre exploit”, costruisce scuole sportive e generazioni.
Ma la storia non è fatta solo di quantità: Belluno (24 medaglie) è la provincia più trasversale, perché capace di brillare in sport diversi — bob, fondo, sci alpino e slittino — ed è anche il territorio legato a una delle “mitologie” dello sport italiano: la Valanga Azzurra, l’epopea dello sci alpino degli anni ’70 che ha trasformato l’Italia in una potenza sulla neve.


Fontana da record, Belmondo e Zöggeler, i nomi che spostano la storia (e i territori)

Sul fronte degli atleti, lo studio evidenzia come alcuni nomi siano veri “moltiplicatori” di medaglie.
Arianna Fontana, con 12 medaglie, è la più medagliata italiana di sempre ai Giochi Invernali e quinta nella classifica all-time mondiale (uomini e donne).
Alle sue spalle Stefania Belmondo con 10 medagliesettima all-time: due leggende che collegano territori, generazioni e identità sportive. E poi Armin Zöggeler, “il Cannibale”, recordman assoluto per continuità e rendimento in specialità: il nome che più di tutti racconta la “qualità” dell’Alto Adige olimpico.
Tra i momenti iconici ricordati dalla ricerca, spicca Lillehammer 1994: l’Italia firmò la sua edizione più ricca di sempre con 20 medaglie totali e 7 ori, record tuttora intatto.
A renderla indimenticabile fu anche l’oro della 
staffetta 4×10 km nello sci di fondo, diventato parte della memoria collettiva grazie allo sprint finale di Silvio Fauner contro i favoriti norvegesi.
Una pagina che, ancora oggi, definisce cosa significa “impresa olimpica” per lo sport italiano.
Lo studio sottolinea infine la spinta delle nuove discipline: a Pechino 2022 è arrivato il primo oro storico italiano nel curling (doppio misto), segnale di un movimento che si sta aprendo e ampliando. E con il ritorno del fattore casa, la domanda che accompagna la vigilia è inevitabile: riuscirà la nuova Italia olimpica a superare i record di Lillehammer, sia per medaglie totali sia per ori?

Metodologia

Lo studio prende in considerazione tutte le edizioni dei Giochi Olimpici Invernali dalla prima partecipazione italiana a oggi. Per ogni medaglia sono stati analizzati l’atleta, la regione e la provincia di nascita.
Nei casi di sport di squadra, staffette o competizioni con più atleti premiati, la medaglia è stata attribuita a ciascun componente, così da riflettere in modo più fedele l’impatto reale dei territori sui risultati complessivi. I dati sono stati poi aggregati per regione, provincia e atleta, consentendo un confronto storico e geografico coerente e comparabile.

Agricoltura: Il miglior olio extravergine d’oliva 2026 parla marchigiano

Agricoltura: Il miglior olio extravergine d’oliva 2026 parla marchigiano

Il miglior olio extravergine d’oliva d’Italia 2026 parla marchigiano. Il Frantoio Agostini di Petritoli, nelle Marche, si è aggiudicato il primo posto assoluto del Concorso Mastro d’Oro 2026 con l’etichetta 100% Italiano Bio Ascolana Tenera, imponendosi all’ottava edizione dell’unico concorso nazionale interamente dedicato ai frantoiani. Il riconoscimento è stato consegnato dal Sottosegretario al MASAF Sen. Patrizio La Pietra.
Al secondo posto si è classificato il frantoio Montanaro di Palazzo San Gervasio, in Basilicata, con l’olio Italiano Coratina, mentre il terzo gradino del podio è stato conquistato dall’Azienda Agricola Il Mandrione di Vieste, in Puglia, con l’etichetta Minerva Coratina. Un podio che attraversa l’Italia dell’olio e restituisce l’immagine di una competizione capace di premiare competenza, visione e qualità della trasformazione.

Da sinistra: Terzo Classificato (Puglia); Primo Classificato (Marche); Sottosegretario Sen. La Pietra (Masaf); Secondo Classificato (Basilicata); presidente Amoroso (AIFO)

Il concorso che premia l’oro verde

Il concorso, promosso da AIFO – Associazione Italiana Frantoiani Oleari, è giunto all’ottava edizione e si conferma come punto di riferimento per la valorizzazione del lavoro svolto nei frantoi, luogo in cui l’oliva diventa olio e dove si costruisce il valore reale del prodotto. Nel corso del convegno “Il valore dell’olio nasce nel frantoio”, svoltosi nel pomeriggio del 29 gennaio all’Arena Evolio del Nuovo Padiglione, il presidente di AIFO Alberto Amoroso ha rivolto un saluto a tutti i frantoiani che hanno partecipato al concorso, ringraziandoli per aver scelto di mettersi in gioco e contribuire, attraverso il confronto, alla crescita qualitativa dell’olio extravergine italiano. Il Mastro d’Oro è riservato ai mastri oleari, custodi di conoscenze tecniche e scelte professionali che si trasferiscono direttamente nell’olio, costituendone il valore immateriale.
Nel suo intervento, la professoressa Maria Lisa Clodoveo dell’Università degli Studi di Bari ha ripercorso le tappe legislative che hanno portato al riconoscimento nazionale del mastro oleario, una figura centrale nella filiera dell’olio extravergine di oliva. Un percorso che ha restituito dignità e ruolo a una professionalità fondata su competenze, esperienza e responsabilità nella valorizzazione dell’eccellenza italiana. La premiazione è stata moderata da Alfredo Marasciulo, capo panel del concorso, che ha illustrato i criteri di partecipazione e le motivazioni dei riconoscimenti assegnati dalla giuria.

Il Premio Speciale Mastro d’Oro al Mastro Oleario Sabino Angeloro di Torremaggiore (Foggia)

Gli altri premi

Accanto al podio assoluto, il concorso ha valorizzato le migliori produzioni regionali, premiando l’Azienda Agricola Il Mandrione per la Puglia, l’Oleificio Andreassi di Poggiofiorito per l’Abruzzo, Montanaro per la Basilicata, il Frantoio Sant’Agata d’Oneglia per la Liguria, Olearia San Giorgio di Morgeto per la Calabria, il Frantoio di Valnogaredo per il Veneto, il Frantoio De Ruosi per la Campania e nuovamente il Frantoio Agostini per le Marche.
Ampio spazio è stato dedicato anche agli oli monocultivar, con i riconoscimenti assegnati alla Coratina di Montanaro, alla Rasara del Frantoio di Valnogaredo, alla Bella di Cerignola dell’Azienda Agricola Il Mandrione, alla Cima di Melfi dell’azienda San Domenico di Gioia del Colle, alla Peranzana del Frantoio Paviro di Torremaggioreall’Ascolana Tenera del Frantoio Agostini, alla Nasuta di Di Battista Nicola e figli, alla Cellino di Antica Masseria Caroliall’Itrana del Frantoio De Ruosi e alla Taggiasca del Frantoio Sant’Agata d’Oneglia.
Numerose, infine, le menzioni d’onore, che hanno premiato realtà provenienti da diverse regioni italiane, a conferma di una qualità diffusa e di un patrimonio professionale che attraversa l’intero Paese.
Il Premio Speciale “Mastro d’Oro 2026” è stato invece assegnato dalla giuria all’unanimità, al Mastro Oleario Sabino Angeloro, frantoiano di Torremaggiore.
Il riconoscimento è stato consegnato dal 
Sottosegretario Patrizio La Pietra, mentre le motivazioni sono state lette dal presidente di AIFO Alberto Amoroso. La giuria ha assegnato il premio ricordando la professionalità e la riconosciuta esperienza di Angeloro, il rigore e l’impegno associativo, oltre alla costante collaborazione con enti di ricerca finalizzata al miglioramento dei processi di produzione.
Il Concorso Mastro d’Oro 2026, patrocinato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e dall’Assessorato all’Agricoltura e allo Sviluppo Rurale della Regione Puglia, ha ribadito ancora una volta come il frantoio rappresenti il luogo in cui la materia prima diventa prodotto e dove si costruisce il valore dell’olio extravergine italiano.

Ciaffagnoni e gelato al panettone: a Firenze il dessert recupera la memoria

Ciaffagnoni e gelato al panettone: a Firenze il dessert recupera la memoria

Da un lato i ciaffagnoni, frittelle rustiche originarie di Manciano in Maremma, considerate l’antenato delle crespelle fiorentine e quindi delle crêpes francesi; dall’altro il gelato al panettone di San Biagio, che si riallaccia alla tradizione di consumare proprio nei primi giorni di febbraio il panettone avanzato dalle feste, secondo il detto “San Biàs el benedis la gola e èl nas”, cioè San Biagio benedice la gola e il naso.

Ciaffagnoni ph. Flavia Cori

I dessert della candelora

Dall’unione di questi due prodotti a cavallo tra storia e leggenda nasce un connubio che vede protagonisti la gelatiera Cinzia Otri e lo chef Paolo Gori, profondi conoscitori delle materie prime e della loro storia.
In seno alla “Tempi di Recupero Week”, tra venerdì 6 e sabato 7 febbraio la trattoria Da Burde in via Pistoiese a Firenze servirà come dessert il Ciaffagnone accompagnato dal gelato di panettone di San Biagio e il suo crumble.
“La nostra trattoria – spiega Paolo Gori col fratello
Andrea – è legata alla parrocchia di San Biagio, e abbiamo voluto realizzare quest’iniziativa perché un tempo prima era usanza aspettare San Biagio, il 3 febbraio, che insieme alla Candelora, il giorno prima, segnavano la fine delle feste natalizie per mettere a saldo i panettoni.
Recuperando questa usanza con Cinzia Otri della Gelateria della Passera abbiamo
pensato di recuperare i panettoni avanzati dal Natale per farci un dolce”. “Il gelato al panettone in sé non è una novità – conferma la gelatiera dell’Oltrarno – ma unirlo alla riscoperta del ciaffagnone e legarlo alla tradizione di San Biagio, protettore della gola, gli dà un significato speciale che ho voluto approfondire e sposare”.
Come detto, c’è tanta storia sia dietro i ciaffagnoni che la candelora, festa della luce: rotondi e di color paglierino, i ciaffagnoni ricordano proprio il disco solare e per questo sin dal Cinquecento vengono considerati come dolce da consumarsi in occasione della candelora.
Il
loro ritorno sulla tavola di Burde rientra perfettamente nello spirito della “Tempi di Recupero Week”, la settimana – che si conclude domenica 8 febbraio – in cui chef, vignaioli, osti e gelatieri italiani si mettono insieme per porre l’accento sulle buone pratiche quotidiane che diffondono la cultura della consapevolezza e della sostenibilità nei rispettivi settori.

Le crepes francesi, figlie dei ciaffagnoni

Scopriamo i ciaffagnoni

Sottili sfoglie di farina, acqua e sale, cotte su una piastra rovente. Rappresentano una delle espressioni più genuine della cucina popolare maremmana. Un piatto povero, nato dalla necessità, che nel tempo è diventato simbolo di identità e memoria collettiva.
Le origini dei ciaffagnoni affondano nella vita contadina, quando nelle case non c’erano forni né abbondanza di ingredienti. Bastavano una manciata di farina, un po’ d’acqua, un pizzico di sale e un testo di ferro o terracotta riscaldato sul fuoco.
La pastella, molto liquida, veniva versata sulla piastra e stesa rapidamente. In pochi secondi nasceva una sfoglia sottile, morbida, profumata di fumo e legna. Un alimento semplice, ma capace di sfamare intere famiglie.
I ciaffagnoni non erano una ricetta codificata: erano una risposta concreta alla povertà, un esempio di cucina dell’ingegno, dove nulla veniva sprecato e tutto veniva valorizzato.
Per generazioni hanno accompagnato la vita quotidiana dei maremmmani che li consumavano a colazione, a merenda, portati nei campi avvolti in un canovaccio, condivisi a fine giornata intorno al focolare.
La versione più antica è quella salata: con olio extravergine, pecorino, ricotta o erbe spontanee. Non mancavano, quando possibile, le varianti dolci, con zucchero, miele o marmellata. Ogni famiglia aveva la propria interpretazione, tramandata a voce, senza dosi scritte, affidata alla sensibilità e all’esperienza.

Crespelle alla fiorentina

Gli antenati delle crespelle e delle crepes

Con il tempo, la tradizione contadina ha incontrato la cucina urbana. Dall’impasto spartano dei ciaffagnoni nascono, evolvendosi, le crespelle alla fiorentina: più ricche, con uova, latte e burro, farcite con spinaci e ricotta e gratinate al forno con besciamella.
Un percorso simile si ritrova anche nelle crêpes francesi, con cui condividono l’origine comune: impasti liquidi cotti su piastre roventi, diffusi in tutta Europa già in epoca medievale.
In questo senso, i ciaffagnoni rappresentano la radice popolare di una grande famiglia gastronomica europea.
Oggi i ciaffagnoni sopravvivono soprattutto nelle cucine familiari, nelle sagre di paese e in alcune trattorie attente alla valorizzazione del territorio. Ma il rischio di perderli è reale ed ecco perché l’operazione di Paolo Burde è fondamentale.
La modernità, i ritmi veloci, la standardizzazione del gusto hanno messo in secondo piano queste preparazioni lente e artigianali, legate alla manualità e al tempo.
Eppure, proprio in un’epoca di turismo esperienziale e di ritorno alle radici, i ciaffagnoni rappresentano una risorsa preziosa: raccontano una storia, evocano un paesaggio, restituiscono autenticità.
Assaggiarli oggi significa entrare in contatto con una cultura fatta di sobrietà, rispetto per le risorse, convivialità. È un gesto semplice che racchiude secoli di vita rurale.
In Maremma, dove la terra è sempre stata dura ma generosa, queste sottili sfoglie continuano a parlare di famiglie riunite attorno al fuoco, di mani esperte, di gesti ripetuti per generazioni. Custodirle significa preservare non solo una ricetta, ma un modo di vivere. Perché, come spesso accade nella grande cucina italiana, dietro un piatto povero si nasconde una ricchezza immensa: quella della memoria.