Alghero, la porta catalana della Sardegna

Alghero, la porta catalana della Sardegna

Quinta città sarda per abitanti (44 mila), Alghero è porta dell’Isola, grazie all’aeroporto di Fertilia, nonché uno dei suoi luoghi più amati.
A conquistare sono le emozionanti passeggiate lungo i bastioni del porto, i tetti rossi che sembrano toccare il cielo e la splendida insenatura naturale affacciata su un mare smeraldo.

Le torri di Alghero si riflettono sul mare al tramonto

La Riviera del Corallo: un paradiso lungo 90 chilometri

Il litorale di Alghero si estende per circa 90 chilometri ed è conosciuto come Riviera del Corallo, poiché ospita la più importante colonia di corallo pregiato.
La spiaggia più celebre è Le Bombarde, con acque trasparenti e fondale sabbioso, perfetta per famiglie, giovani e surfisti. A breve distanza si trova il Lazzaretto, un susseguirsi di dieci calette di sabbia chiara e sottile.
All’interno della baia di Porto Conte si apre Mugoni, una spiaggia rilassante con sabbia dorata e acque calme, ideale per chi cerca tranquillità. In città si trova il Lido di San Giovanni, mentre poco fuori spiccano le dune di Maria Pia, coperte da ginepri secolari.
Gran parte della costa è protetta dall’area marina di Capo Caccia – Isola Piana, che custodisce autentici tesori naturali, tra cui la celebre grotta di Nettuno, raggiungibile via terra attraverso l’Escala del Cabirol o via mare.

Tra natura e storia: il fascino del territorio

Il parco di Porto Conte affascina con la sua macchia mediterranea, le zone boscose e la laguna del Calich.
Le radici più antiche di Alghero emergono nei siti archeologici: le domus de Janas di Santu Perdu, la necropoli di Anghelu Ruju e i complessi nuragici di Palmavera e Sant’Imbenia, testimonianze che risalgono al Neolitico.

il centro storico

Il centro storico: anima catalana

Il centro storico è senza dubbio la parte più suggestiva della città: un intreccio di vicoli che si aprono su piazze vivaci.
Le mura color miele e le case antiche raccontano le origini catalane di Alghero, ancora oggi percepibili nella lingua e nelle tradizioni.
Tra gli edifici religiosi spiccano la Cattedrale di Santa Maria, la chiesa del Carmelo con il suo prezioso retablo dorato, la chiesa di San Michele con la cupola in maiolica colorata e la chiesa di Sant’Anna in stile tardo-rinascimentale.

Curiosità: il corallo rosso di Alghero

Alghero è famosa nel mondo per il corallo rosso, simbolo identitario della città. La tradizione artigianale locale lo unisce all’oro creando gioielli unici.
Per approfondire questa storia affascinante, è imperdibile una visita al Museo del Corallo, che ne racconta origini, lavorazione e valore.

veduta aerea di Alghero

Cosa mangiare ad Alghero

Una visita ad Alghero non è completa senza assaporarne la cucina, che riflette l’incontro tra Sardegna e Catalogna. Tra i piatti da non perdere:
aragosta alla catalana, il piatto simbolo: servita con pomodori freschi e cipolla
paella algherese, variante locale della tradizione spagnola
fregola ai frutti di mare, ricca e saporita
zuppa di pesce e grigliate miste di pescato fresco
dolci tradizionali come le seadas e la crema catalana
Il tutto accompagnato da vini locali come il Vermentino di Sardegna o il Cannonau.

6 borghi fortificati in Lombardia da visitare a primavera

6 borghi fortificati in Lombardia da visitare a primavera

Con il suo paesaggio variegato che spazia dalle alpi scoscese ai laghi sereni, la Lombardia è lo scenario perfetto per scoprire alcuni dei borghi fortificati più affascinanti e meno battuti dai percorsi turistici tradizionali.
È in questi luoghi che si riflette il grande patrimonio italiano, racchiuso nei borghi in una perfetta combinazione di cultura, storia e bellezza naturale. In questo articolo ve ne raccontiamo sei, ognuno con la sua storia e le sue caratteristiche uniche. In comune hanno la presenza di mura antiche e fortezze, oggi non più simboli di difesa ma punti di interesse storico e architettonico.
Scegliete il vostro preferito, amerete l’atmosfera sospesa che si respira in questi rifugi di tranquillità dove il tempo rallenta. Il rischio è che dopo il primo potreste volerli visitare tutti. 


1 – Castellaro Lagusello (Mantova)

Il nome ne racconta già un po’ la storia. C’è un “castellaro” e c’è un “lagusello”, un lago dalla forma speciale, che ha portato spesso i visitatori a pensare a Castellaro Lagusello come il borgo perfetto per gli innamorati. Questo piccolo gioiello incastonato nelle colline moreniche di Mantova si distingue infatti per il suo castello del XII secolo e per il suggestivo lago a forma di cuore al centro del paese.
Una gita qui è un bel dono da farsi o da regalare per vivere una fiaba per un giorno, in uno dei “Borghi più belli d’Italia”.
Visitarlo in primavera significa scoprirne le diverse sfumature, quelle dei numerosi fiori che sbocciano nei campi tutto intorno e che il borgo celebra nella sua annuale Festa dei fiori.
Castellaro Lagusello è facilmente accessibile in auto e offre parcheggio all’ingresso del borgo.
Si entra attraversando la cinta muraria, da una porta con ponte levatoio. Le mura sono sorprendentemente ben conservate e racchiudono stradine acciottolate, case in pietra e botteghe artigiane che sembrano sospese nel tempo. Si può salire sulla 
cinta, da cui è possibile ammirare il panorama mozzafiato sul lago e le campagne circostanti, o anche partecipare a una visita guidata del castello alla scoperta di segreti e storie del passato.
Non perdetevi un assaggio dei 
piatti tipici locali in uno dei ristorantini del centro, dove gustare ricette tradizionali in un’atmosfera unica. Il borgo offre anche un interessante museo archeologico che ospita reperti della zona risalenti all’età del Bronzo.
Per gli amanti della natura le colline moreniche offrono numerosi percorsi per escursioni a piedi o in bicicletta nella riserva naturale di 138 ettari che circonda il borgo, gestita dal 
Parco del Mincio.
Oltre alla visita del castello e del museo è immancabile una passeggiata intorno al lago, particolarmente suggestivo al tramonto.


2 – Soncino (Cremona)

Questo borgo in provincia di Cremona ospita il castello meglio conservato in Lombardia, la sua millenaria Rocca Sforzesca.
Grazie alle sue incredibili condizioni sembra che qui il tempo si sia fermato: le imponenti mura, il fossato ancora presente e le torri angolari offrono uno spettacolo affascinante.
Camminando al suo interno si può immaginarne gli albori, quando venne costruito prima contro l’invasione degli Ungari e poi contro l’espansionismo di Venezia.
Venire qui è ammirare una finestra sul passato, ideale per chi è alla ricerca di storia e cultura.
Soncino è accessibile in auto e dispone di ampi parcheggi esterni alle mura cittadine. Una passeggiata tra le strade del centro ci porta tra palazzi decorati da fregi in cotto, mulini ancora intatti e un antico percorso lungo le mura venete che lo circondano.
Salendo sopra queste ultime si può esplorare con lo sguardo la campagna circostante e la città dall’alto, su cui svetta un curioso, imponente, edifico giallo. È il Museo della seta, dedicato ai diversi aspetti della produzione e lavorazione del pregiato tessuto.
Da visitare anche la Casa degli stampatori, dove nel 1488 fu stampata la prima Bibbia ebraica. Per gli amanti della natura basta uscire un po’ fuori dalle mura: le mulattiere lungo il fiume Oglio sono perfette per passeggiate o gite in bicicletta, specialmente nella mite stagione primaverile.  


3 – Sabbioneta (Mantova)

Sapete che tra Mantova e Parma sorge la “città ideale”?
È questo l’obiettivo con cui venne progettata Sabbioneta nella seconda metà del 1500 e che in tempi più recenti ha contribuito a renderla sito Unesco, dichiarata “di valore universale eccezionale” e patrimonio dell’Umanità. Siamo nel cuore del Rinascimento: l’arte al suo interno, l’architettura e l’impianto urbanistico sono la concretizzazione della concezione dell’epoca della Città Ideale.
Ogni elemento riflette le teorie prospettiche e delle proporzioni tipiche delle antiche città classiche, che segnano l’armonia e l’eleganza della città.
Sabbioneta è facilmente accessibile in auto e ha diverse aree di parcheggio. Le porte di accesso si aprono tra le mura perfettamente conservate, disposte in una struttura a stella a sei punte.
All’interno, l’urbanistica della città segue i principi rinascimentali, con strade larghe e rettilinee e monumenti imponenti posti in posizioni strategiche, raccolti in pochissimo spazio.
Tra questi spiccano il 
Teatro all’Antica, uno dei più antichi teatri coperti del mondo, la Galleria degli Antichi, che custodiva la collezione d’arte dei Gonzaga e il Palazzo Ducale, che spesso ospita interessanti mostre temporanee. E dopo i tesori dell’arte scoprite quelli della natura, pedalando sulla Ciclovia dell’Unesco che collega Sabbioneta e Mantova o passeggiando all’interno del Parco Oglio Sud tra vigneti e meleti, boschi di latifoglie e immense distese di campi coltivati.


4 – Pizzighettone (Cremona)

Sulle rive dell’Adda c’è un borgo dalle origini antichissime, circondato da una cerchia muraria di due chilometri collegata da più di 90 “casematte”.
È Pizzighettone, le cui origini tra le campagne e il fiume si collegano all’antico popolo celtico e poi a quello romano che nel XII secolo lo rese castrum, accampamento di difesa.
Le sue mura arrivarono verso la fine del ‘300 con i Visconti e sono oggi una delle sue attrazioni principali, tra le più imponenti e meglio conservate della Lombardia. Questo borgo fortificato è un vero tesoro per gli appassionati di storia e offre una panoramica completa delle tecniche di fortificazione utilizzate nei secoli passati.
Pizzighettone è facilmente raggiungibile in auto e offre parcheggio vicino al centro. Le antiche porte della città e le torri di guardia sono testimonianze vivide di un passato bellicoso e affascinante, che si può scoprire con una interessante visita guidata.
Elemento distintivo sono le 
casematte, grandi saloni utilizzati come alloggi dai militari e come magazzini per merci e scorte alimentari, costruite come ambienti intercomunicanti fra loro per un totale di circa 800 metri di percorso coperto.
Non perdere il 
Museo Civico, che conserva artefatti e reperti storici sulla storia della città e della regione, o anche il Museo di Arti e Mestieri ed il Museo delle Prigioni.
Anche fuori dalle mura c’è un grande spettacolo: sono i 300 ettari della 
Tenuta del Boscone, conosciuta anche come Parco di Pizzighettone, una riserva naturale molto frequentata dagli abitanti del posto in cui potete passeggiare lungo i sentieri, fermarvi a fare birdwatching, pedalare sulle numerose piste ciclabili o organizzare un picnic all’aperto. 


5 – Padenghe sul Garda (Brescia)

Una distesa di basse case dai tetti rossi su cui svetta, imponente, il Castello. È Padenghe sul Garda, costruita su una collina nella riva inferiore del Lago che le dà il nome.
Una zona occupata già nel Neolitico che dall’anno mille si è arricchita del suo castello, il più antico castello della Valtenesi, nato a scopo difensivo e negli anni diventato anche un importante centro di giurisdizione. Oggi la struttura è praticamente intatta, con tre torri che svettano fino a oltre i venti metri di altezza, dalla cui cima si può ammirare uno spettacolo mozzafiato sul Lago di Garda con vista sulla penisola di Sirmione.
Padenghe sul Garda è facilmente accessibile sia in auto che tramite i trasporti pubblici.
Il piccolo borgo preserva la sua struttura originale tra le umili e silenziose stradine interne con le case in pietra, i vicoli in ciottoli di fiume, porte e finestre ad arco ribassato e cornici in mattoni grezzi. Da non perdere anche 
Villa Barbieri, oggi sede del municipio, insieme a una passeggiata al piccolo porto e sulla bella e lunga spiaggia di sassi dove incontrare alcuni accoglienti bar.
Non mancano inoltre invitanti attività sportive, dal nuoto, alle escursioni, alla mountain bike oltre a un golf club con diversi campi. Da assaggiare il vino locale, prodotto nelle vigne che circondano il borgo, e i piatti a base di pesce fresco del Garda.


6 – Cologno al Serio (Bergamo)

La pianura bergamasca ospita un borgo sospeso nel passato. Pur essendo nato più di duemila anni fa la sua struttura è rimasta intatta a quella originale medievale.
Si vede tra le sue strade, nell’urbanistica cittadina, soprattutto nell’intatta cinta muraria con relativo fossato e il suo Castel Liteggio, ai margini del centro abitato.
Questo piccolo tesoro nascosto sulla riva destra del Serio rappresenta un perfetto esempio di borgo fortificato con una storia ricca e una conservazione eccellente delle sue strutture medievali.
Cologno al Serio è facilmente raggiungibile in auto da Milano e Bergamo e dispone di comodi parcheggi vicino al centro storico. Quest’ultimo è dominato dalla presenza dell’imponente castello, costruito nel Medioevo per difendere la zona dalle invasioni.
Tuttora sono visibili parti di muratura merlata ed il fossato, particolari che lo resero una fortificazione molto possente. Una visita al castello e alle mura permette di comprendere meglio le strategie difensive del passato e di ammirare l’arte della fortificazione medievale.
Passeggiare per le vie del borgo consente di scoprire alcuni punti d’interesse come Porta Rocca, l’antico accesso alla città, e il 
Museo della Civiltà Contadina, oltre a piccole botteghe artigianali e caffè dove gustare prodotti locali. Si può arrivare qui anche seguendo un percorso interessante, l’itinerario cicloturistico “Le terre di Bartolomeo”, uno dei 14 itinerari del Parco Cicloturistico della Media Pianura Lombarda.

Perù del Nord: Chachapoyas, tra antiche civiltà, paesaggi mistici e natura primordiale

Perù del Nord: Chachapoyas, tra antiche civiltà, paesaggi mistici e natura primordiale

Nel nord del Perù, dove le ultime propaggini delle Ande incontrano la foresta amazzonica, la regione di Amazonas custodisce uno dei percorsi culturali e naturalistici più affascinanti del Sud America.
Qui, tra montagne avvolte nella nebbia, canyon spettacolari e foreste rigorose, prende forma un itinerario capace di intrecciare storia millenaria, spiritualità ancestrale e biodiversità straordinaria, offrendo ai viaggiatori un’esperienza autentica di scoperta e profonda riconnessione con l’ambiente.

Belvedere di Huanca Urco, Lima, ©Karina Mendoza

Nel cuore del Perù fra i “guerrieri delle nuvole”

Cuore simbolico di questo viaggio è Chachapoyas, terra dell’antica civiltà dei Guerrieri delle Nuvole, un popolo che tra l’VIII e il XV secolo seppe adattarsi con ingegno e visione spirituale a un territorio impervio e isolato. Immersa in un paesaggio di foreste nebulose e monti sacri, questa cultura sviluppò un’identità unica, lasciando un’eredità archeologica e simbolica che ancora oggi affascina studiosi e visitatori.
Questo itinerario rappresenta oggi una delle proposte più autentiche del Perù del nord: un viaggio che unisce paesaggio, archeologia e tradizioni locali, invitando a rallentare, osservare e ascoltare.
Un’esperienza che supera la dimensione turistica per trasformarsi in un percorso simbolico, dove la montagna racconta la memoria degli antenati e la natura accompagna il visitatore in un cammino di consapevolezza e rigenerazione.

Cittadella di Kuelap, Amazonas,© Unidad Ejecutora Proamazonas

L’imponente fortezza di Kuelap

Tra le testimonianze più emblematiche spicca la Fortezza di Kuélap, uno dei complessi archeologici più imponenti dell’intero continente sudamericano. Costruita a oltre 3.000 metri di altitudine, Kuélap si distingue per le sue monumentali mura in pietra, alte fino a 20 metri, per i suoi accessi rituali e per le centinaia di strutture circolari ornate da raffinati motivi geometrici.
Lontana dall’essere una semplice roccaforte militare, la cittadella era un vero e proprio centro cerimoniale e sociale, dove vita quotidiana, osservazione astronomica, spiritualità e culto degli antenati convivevano in modo armonico.
Il mondo chachapoya si rivela inoltre attraverso alcune delle più suggestive architetture funerarie delle Ande. I Sarcofagi di Karajía, statue antropomorfe collocate su pareti rocciose verticali, dominano il paesaggio dall’alto, in una posizione volutamente inaccessibile che simboleggia la protezione eterna della comunità. Poco distanti, i Mausolei di Revash disegnano un villaggio sospeso nella scogliera: piccole “case dei morti” dipinte di rosso e crema che riflettono l’architettura delle abitazioni chachapoya e raccontano una concezione della morte come continuità dell’esistenza.
Questa relazione profonda e intima con gli antenati trova oggi una voce tangibile nel Museo di Leymebamba, luogo di memoria e custodia situato nelle andine dell’Amazzonia peruviana. Qui sono conservate oltre duecento mummie chachapoya, insieme a corredi funerari e oggetti rituali, rinvenuti nel 1996 nella Laguna de los Cóndores, una scoperta fortuita che ha restituito al mondo uno straordinario patrimonio umano e spirituale.

Cascata di Gocta, Amazonas,© Unidad Ejecutora Proamazonas

Una natura dirompente

Accanto al patrimonio archeologico, la forza dell’esperienza si completa con una natura dirompente. La Cascata di Gocta, una delle più alte al mondo con un dislivello di oltre 770 metri, è considerata uno dei simboli naturali della regione.
Avvolta da leggende locali e immersa in un ecosistema di straordinaria biodiversità, Gocta si raggiunge attraverso sentieri che attraversano foreste fitte e habitat di specie rare, regalando un’immersione totale in una natura incontaminata, carica di energia e suggestione.
Da questa immersione totale nella natura più potente e verticale, il viaggio si apre a una relazione ancora più intima tra paesaggio e presenza umana. A Huancas, nel laboratorio artigianale di La Cusana, l’energia della terra prende forma attraverso l’argilla, trasformata in racconto identitario da mani che custodiscono un sapere antico. È un’arte millenaria, praticata soprattutto dalle donne del villaggio, che modellano ogni pezzo a mano, senza torni né stampi, seguendo tecniche ancestrali tramandate di generazione in generazione.
Scoprire questi luoghi significa entrare in dialogo con un Perù autentico, dove ogni incontro, ogni paesaggio e ogni rito sembrano custodire una storia millenaria. Un’esperienza che rigenera, ispira e riconnette, invitando a riscoprire un equilibrio antico tra uomo, natura e memoria.

 

Alla scoperta di Detroit, non solo la città dell’automobile

Alla scoperta di Detroit, non solo la città dell’automobile

Negli ultimi anni Detroit ha riconquistato l’attenzione internazionale, ma è soprattutto attraverso il suo patrimonio culturale che la città oggi mostra la sua vera identità.
Dalle icone dell’automobile ai musei di fama mondiale, passando per una scena musicale che ha plasmato la cultura globale, Detroit offre una finestra diretta sulla vita americana, dove le radici industriali incontrano nuove espressioni creative.

Michigan-Central Station

Luoghi storici e istituzioni culturali

Tra i monumenti più iconici della città si trova la Michigan Central Station, una storica stazione ferroviaria in stile Beaux-Arts, rimasta chiusa per decenni e restaurata in modo straordinario da Ford Motor Company, oggi ripensata come campus dedicato all’innovazione, alla mobilità e al coinvolgimento della comunità.
Nel cuore della scena artistica cittadina si trova il Detroit Institute of Arts (DIA), uno dei principali musei degli Stati Uniti, che ospita oltre 65.000 opere di diverse epoche e culture. Più che un semplice museo, il DIA rappresenta un vero polo culturale, capace di collegare l’arte internazionale con l’identità locale.
Particolarmente significativa è la presenza di opere italiane, tra cui lavori di maestri come CaravaggioTintoretto e Modigliani, che evidenziano il legame tra la tradizione artistica europea e il panorama culturale americano.
A breve distanza dal centro, il complesso The Henry Ford racconta la storia dell’ingegno americano attraverso l’Henry Ford Museum of American Innovation — un complesso articolato in tre parti che include Greenfield Village — dove esperienze immersive e ricostruzioni storiche permettono ai visitatori di vivere in prima persona momenti chiave della storia degli Stati Uniti.
Tra gli edifici più iconici della città, il Guardian Building, capolavoro Art Déco del 1929, incarna lo spirito ambizioso di Detroit, con interni caratterizzati da intricati mosaici e motivi ispirati alle culture dei nativi americani.

Charles H Wright Museum photo by Gerard and Belevender

Cultura afroamericana e diritti civili

Detroit è anche uno dei centri più importanti della cultura afroamericana negli Stati Uniti. Il Charles H. Wright Museum of African American History è tra le principali istituzioni al mondo dedicate alla conservazione e alla valorizzazione della storia e della cultura afroamericana, offrendo esperienze immersive e programmi culturali profondamente radicati nell’identità della città.
All’interno del complesso The Henry Ford si trova un altro luogo simbolico: la Jackson House, trasferita da Selma, Alabama, dove Martin Luther King Jr. e altri leader pianificarono le storiche marce per i diritti civili. Oggi rappresenta un punto di riferimento fondamentale per comprendere uno dei capitoli più importanti della storia americana.

Ford museum

Storia dell’automobile: un pilastro culturale

La storia dell’industria automobilistica è parte integrante dell’identità di Detroit.
Il Ford Piquette Avenue Plant, costruito nel 1904, è il luogo di nascita della Ford Model T, che rivoluzionò la mobilità. Oggi il sito è conservato come museo, con ambienti originali che raccontano le origini dell’industria automobilistica.
La musica che ha cambiato il mondo: Motown e techno
A Detroit, la musica non è solo intrattenimento, ma una componente essenziale dell’identità cittadina. Qui è nato il sound Motown, che ha influenzato intere generazioni e lanciato artisti come Stevie Wonder e Marvin Gaye sulla scena globale.
Il Motown Museum, attualmente in fase di grande ampliamento, riaprirà nel 2027 con nuovi spazi, tra cui un teatro, studi di registrazione e installazioni interattive.
Accanto a questo patrimonio, Detroit è anche la culla della musica techno. Il museo Exhibit 3000, il primo al mondo dedicato a questo genere, racconta la storia di un movimento nato qui negli anni ’80 e oggi influente a livello globale. Ogni primavera, il Movement Electronic Music Festival attira decine di migliaia di visitatori all’Hart Plaza, nel centro di Detroit, consolidando il ruolo della città come capitale mondiale della techno.


Quartieri creativi e comunità culturali

La cultura di Detroit si respira anche nei suoi quartieri. Midtown rappresenta il cuore artistico della città, mentre Eastern Market, uno dei più grandi mercati pubblici storici degli Stati Uniti, è un luogo di incontro per comunità, arte e gastronomia locale.
Corktown, il quartiere più antico di Detroit, è diventato una destinazione vivace sia per i visitatori sia per i residenti, con ristoranti rinomati, negozi indipendenti e la recentemente restaurata Michigan Central Station al centro.
Ad Hamtramck, uno dei quartieri più multiculturali della regione, convivono tradizioni provenienti da tutto il mondo, offrendo un’esperienza autentica tra cucina, musica e cultura.
Detroit continua a evolversi attraverso nuovi sviluppi urbani e culturali. Tra questi Hudson’s Detroit, un nuovo progetto nel cuore della città, e Cosm Detroit, uno spazio immersivo innovativo dedicato a sport e intrattenimento che combina tecnologia e storytelling.
Oggi Detroit si distingue come una destinazione capace di sorprendere i visitatori, dove ogni luogo — dai musei ai quartieri — contribuisce a raccontare una storia di innovazione, cultura e identità.

 

A Torino a cent’anni dalla morte di Margherita si celebrano le donne reali d’Italia

A Torino a cent’anni dalla morte di Margherita si celebrano le donne reali d’Italia

La Storia e le storie delle Residenze Reali Sabaude riviste dal punto di vista delle donne di potere, che in Piemonte hanno avuto un ruolo di primissimo piano non solo nelle scelte politiche, ma anche in quelle architettoniche e urbanistiche.

Le donne riemergono dall’oblio della storia

Un calendario di mostre ed eventi celebra i cent’anni dalla morte di Margherita, Prima Regina d’Italia, mentre a Venaria si rende omaggio alla regalità femminile nella storia del cinema e del teatro con un viaggio nell’arte del costume di scena italiano.
Le donne sono state lasciate per troppo tempo ai margini dei libri di storia. Con le dovute eccezioni, naturalmente: Giovanna d’Arco, Elisabetta d’Inghilterra (prima e seconda), Caterina di Russia o Maria Antonietta di Francia (che sui libri ci è finita suo malgrado!), qualche altra.
in Italia?
Sarebbero molte quelle che meriterebbero un ruolo di primissimo piano: contesse, duchesse, principesse e regine, ma anche donne del popolo, accomunate da una notevole intelligenza politica, sensibilità culturale, fede, determinazione e carisma. E scavando a ritroso nella lunghissima stagione precedente l’Unità d’Italia, ne troviamo tantissime nella 
classe dirigente piemontese, ai tempi in cui a Torino c’era prima un Duca e poi un Re.
I luoghi che non solo le accolsero, ma che loro stesse hanno contribuito a plasmare – palazzi, castelli, ville e parchi – diventano tappe di un racconto corale, in cui memoria storica e spazio architettonico si intrecciano, offrendo al visitatore un’esperienza coinvolgente ed emozionale sul territorio delle Residenze Reali Sabaude: una vera Italian Royal Experience.

Castello del Valentino. Foto Angela Marini

Le donne sabaude fra leggende e realtà

Donne straordinarie, ma donne vere prima di tutto. Donne nate negli spazi delle Residenze Reali Sabaude oppure arrivateci nel corso della vita per motivi diversi. Matrimoni, prima di tutto, perché per lunghi secoli da queste parti la politica è stata anche e soprattutto politica dinastica.
Questo, tuttavia, non vuol dire che le donne fossero delle pedine inermi in questo gioco di scacchi: un matrimonio spostava da un paese all’altro usi, mode, cibi, saperi e anche maestranze architettoniche. Quello che questa eredità variegata ha portato al Piemonte a partire dallo spostamento della capitale sabauda da Chambery a Torino (1563) è sotto gli occhi di tutti.
Un esempio? Il 
cioccolato! Se, infatti, pare che la tazza di cioccolata calda offerta da Emanuele Filiberto ai torinesi dopo San Quintino sia più leggenda che storia, è stata Caterina d’Asburgo, nuora di Emanuele Filiberto, a portare in Italia dalla Spagna questa grande novità appena giunta dalle Americhe. Alle donne di Casa Savoia dobbiamo almeno questo, ma anche moltissimo altro.
E, come sovente è accaduto, il loro potere politico si è spesso cristallizzato in pietra nelle sontuose Residenze Reali Sabaude.

Palazzo Madama. Foto Giorgio Perottino

Dalle Madame Reali alle Regine di Sardegna… e d’Italia

Al tempo in cui il Piemonte era parte di un ambizioso Ducato a cavallo delle Alpi occidentali, e Torino una città di media grandezza, giunta da pochi decenni al rango di Capitale, a Cristina di Borbone-Francia, cresciuta in quella Parigi che a detta di suo padre, il re Enrico IV, valeva bene una messa, la sua nuova casa deve aver fatto una certa impressione.
Cristina giunse in Piemonte appena tredicenne, nel 1619, per sposare il futuro duca Vittorio Amedeo I, più grande di lei di ben 19 anni.
Madame Royale, questo il titolo con cui si presentò a Torino, in quanto figlia primogenita del re di Francia: per la città il suo arrivo fu un momento epocale, e se oggi c’è chi la definisce piccola Parigi, parte del merito appartiene proprio a Cristina.
Rimasta vedova a 31 anni, Cristina detenne la reggenza sul Ducato per ben 11 anni, in attesa della maggiore età del figlio Carlo Emanuele II, trasferendosi poi dal palazzo Ducale al vecchio castello medievale sul lato est della piazza che, rimodernato, prese per questo motivo il nome di Palazzo Madama.
Una posizione di immenso potere, quella da cui Cristina ebbe modo di governare attraverso una complessa stagione di guerre civili, che non le impedirono di portare a termine ambiziosi progetti urbanistici e architettonici come Piazza San Carlo (una pariginissima place royale) e il Castello del Valentino, sua residenza prediletta fuori città, contraddistinto da influssi architettonici franco-fiamminghi.
Qui creò un piccolo centro culturale di corte, tra spettacoli, feste e una rete di relazioni diplomatiche che la resero famosa in tutta Europa come figura politica temuta quanto rispettata. Il quartiere San Salvario, ancora oggi diviso in due da 
Via Madama Cristina, le deve molto del suo attuale fascino: da un lato il Castello del Valentino con il suo parco, simbolo della Cristina più mondana e politica, dall’altro la chiesa di San Salvatore, espressione della profonda devozione che contraddistinse la seconda parte della sua vita. Insomma, anche Torino poteva valer bene una messa.
Suo figlio Carlo Emanuele II, tuttavia, le sopravvisse soltanto per 12 anni e il destino di sua moglie, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, anche lei nata a Parigi, fu quello di seguire le orme di sua suocera. Maria Giovanna Battista sarebbe stata la seconda Madama Reale, reggente del Ducato per il giovane Vittorio Amedeo II. Ambiziosa e spregiudicata, cercò invano di combinare per suo figlio delle nozze che l’avrebbero portato alla corona di Portogallo (tenendo per sé il potere sul Ducato), ma dovette ritirarsi dalla scena politica per volere dello stesso Vittorio dopo il matrimonio con Anna Maria d’Orléans, nipote di Luigi XIV.
Lasciato Palazzo Reale, decise di spostarsi proprio nello stesso Palazzo Madama che era stato casa di sua suocera Cristina. Una precisa dichiarazione d’intenti: Maria Giovanna Battista fece in tempo, a quasi ottant’anni di età, a vederne completata la facciata e l’imponente scalone per opera di Filippo Juvarra. E, sempre incaricando l’architetto siciliano, a costruire una facciata per la chiesa di Santa Cristina in Piazza San Carlo, dove era stata sepolta la stessa Cristina. Un cerchio che si chiude. Alla sua morte lasciò un’immagine di sovrana colta, potente e raffinata, simbolo del ruolo politico e cerimoniale delle Madama Reali nella storia sabauda e italiana.
Seppur non di Portogallo, infatti, Vittorio Amedeo II era riuscito comunque a diventare Re prima di Sicilia e poi di Sardegna. A sua moglie, la Regina Anna, si devono il nome della Villa della Regina e i lavori compiuti all’interno dell’edificio dall’infaticabile Juvarra. Le Madame Reali avevano quindi accompagnato gli stati sabaudi, tra scontri sanguinosi e ardite imprese architettoniche, alla transizione verso quel Regno di Sardegna che sarebbe diventato di lì a un secolo il cuore pulsante del Risorgimento e poi culla della nuova Italia unita.
Anche allora, tuttavia, le Residenze Reali Sabaude continuarono a essere palcoscenico di donne straordinarie. Dalle idee illuministe di Giuseppina Teresa di Lorena-Armagnac, legata al castello di Racconigi e autrice di romanzi intorno a temi come la passione, la libertà femminile e l’uguaglianza, al contrasto tra la personalità pia e devota di Maria Clotilde, primogenita di Vittorio Emanuele II, e quella libera e anticonvenzionale di sua figlia Maria Letizia, delle quali si possono visitare gli appartamenti al castello di Moncalieri (anche in occasione dei Royal Community Tour del 2 e del 23 maggio).
La più celebre di tutte loro nacque, invece, proprio a Torino, a Palazzo Chiablese.

Margherita, la prima regina d’Italia

Margherita, prima Regina d’Italia, cento anni dopo

Vale la pena di prendersi un istante per sfatare un piccolo mito: sembra proprio che Margherita, prima Regina d’Italia, la pizza che porta il suo nome non l’abbia mai davvero mangiata.
Poco male: come dicevamo Margherita, nata a Torino a Palazzo Chiablese, fu una figura centrale della giovane monarchia italiana che seppe incarnare l’immagine di una regina moderna e rappresentativa, capace di rafforzare il consenso attorno alla giovane nazione unita.
Colta, elegante e 
attenta alla comunicazione pubblica del ruolo monarchico, promosse le arti, la musica, la letteratura e sostenne iniziative culturali e benefiche, contribuendo a costruire un modello di regalità vicino al popolo.
Il suo stile, la presenza costante nella vita pubblica e l’uso consapevole dell’immagine la resero un vero simbolo dell’Italia post-unitaria.
Anche dopo l’assassinio di Umberto I, Margherita mantenne un ruolo centrale nella vita culturale e sociale del Paese, lasciando un’eredità duratura nell’immaginario collettivo.
A partire dal 1901 scelse, infatti, come residenza, la 
Palazzina di Caccia di Stupinigi, trasformandola per quasi vent’anni da residenza di rappresentanza in casa veral’ultima sovrana a viverci prima che diventasse un museo.
A cento anni dalla sua scomparsa (1926), le Residenze Reali Sabaude la ricordano con iniziative come quella della Palazzina di Caccia di Stupinigi, dove il calendario di eventi Margherita. Un secolo di storia celebra fino all’11 luglio l’ultima sovrana ad aver abitato la residenza.
Una collezione fotografica sulla sua passione per le 
automobili (in collaborazione con il Museo Nazionale dell’Automobile) porta i visitatori della citroneria di Ponente in un viaggio ad alta velocità, mentre la rievocazione storica “I giorni di Margherita”, in programma il 20 e 21 giugno 2026, restituirà atmosfere, gesti e presenze del primo Novecento.
Anche i Musei Reali di Torino celebrano il centenario con un programma articolato che accompagnerà i visitatori dal 21 maggio 2026 al 6 gennaio 2027. Una mostra dossier in Biblioteca Reale porta alla luce documenti e fotografie in gran parte inediti, restituendo il ritratto di una sovrana colta e curiosa, lettrice appassionata e amante della musica. Nel corso dell’anno saranno aperte al pubblico le stanze dell’Appartamento che Margherita abitò al primo piano di Palazzo Reale, mentre al Medagliere Reale una seconda mostra esplora, attraverso volti femminili di epoche diverse, il tema della costruzione consapevole dell’immagine pubblica — di cui Margherita fu maestra.

Palazzo Madama, interno

Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro (alla Reggia di Venaria fino al 6 settembre)

Una grande mostra sugli straordinari abiti che hanno definito l’immagine delle regine nel cinema e nel teatro: alla Reggia di Venaria, fino al prossimo 6 settembre, 31 abiti originali d’autore, firmati da grandi costumisti e artisti, realizzati da eccellenze sartoriali italiane per celebri regie ed interpreti, racconteranno la storia dell’immaginario della sovranità al femminile attraverso gli occhi del cinema, del teatro e dell’opera lirica.
Dalle regine del mito, come la Medea (Pasolini, 1969) di Maria Callas a quelle della Storia: la Cleopatra (Mankiewitz, 1963) interpretata da Liz Taylor, fino a instant classic recenti come la Maria Antonietta di Mélanie Laurent ne “Le Déluge. Gli ultimi giorni di Maria Antonietta” (Jodice, 2024), girato in parte proprio alla Reggia di Venaria, in un dialogo continuo tra epoche, stili e linguaggi.