Sono di Castel Ruggero gli unici oli medaglia d’oro nella Dop Chianti Classico secondo il Japan Olive Oil Prize

Sono di Castel Ruggero gli unici oli medaglia d’oro nella Dop Chianti Classico secondo il Japan Olive Oil Prize

Il miglior olio Dop Chianti Classico al mondo è prodotto a   : lo certificano le due medaglie d’oro conquistate dall’azienda Castel Ruggero Pellegrini all’ultima edizione del Japan Olive Oil Prize di Tokyo.

La competizione – una tra le più prestigiose a livello globale per il segmento – si è rivelata serrata, con oli provenienti da 20 Paesi diversi e un panel internazionale di esperti in giuria. A spuntarla è stata proprio l’azienda del Chianti, incastonata tra i Comuni di Bagno a Ripoli e Greve in Chianti. I riconoscimenti sono   andati agli oli “Ruggente” e “Idea”, declinazioni differenti della medesima filosofia. Ilsuccesso, peraltro, bissa quello ottenuto non più tardi di un anno fa, sempre al Joop.

“Ogni volta che partecipiamo ad un concorso internazionale – commenta il proprietario dell’azienda, Clemente Pellegrini Strozzi – portiamo a casa risultati prestigiosi. Era già successo un paio di settimane fa, in occasione della New York Olive Oil Competition, ed è accaduto ancora. Ci riusciamo – spiega – ricorrendo a procedimenti agronomici che fanno leva sulla qualità, sfruttando i principi del precision farming e aderendo ai protocolli dell’agricoltura biologica. Questo ci consente di adeguare la tradizionale coltivazione toscana di qualità alle esigenze del mercato, che richiede una stabilità quantitativa del prodotto”.

Adagiata su dolci colline composte di terreni argillosi ed esposta prevalentemente al sud, la proprietà ha radici rinascimentali e racconta una vicenda ininterrotta: “Questo – prosegue Pellegrini – è stato sempre un posto speciale per fare agricoltura, fin dal XV secolo, quando era abitato dalla famiglia Alamanni. La peculiarità del terreno facilita la nostra mission: le argille, ad esempio, consentono alle piante di non andare in una condizione di stress termico radicale. In questo modo gli olivi lavorano sempre, producendo sostanze evolute che conferiscono un sapore unico al nostro olio”.

Un prodotto che, come è stato appurato dagli enti certificatori preposti, non è soltanto molto buono, ma fa anche bene. “Il nostro olio contiene concentrazioni altissime di polifenoli antiossidanti (circa 800 mg/kg) e il suo consumo contribuisce quindi in modo significativo a ridurre le tipiche infiammazioni in cui incorre l’organismo”.

Caratteristiche peculiari, che hanno conquistato il Giappone: “Lì – racconta ancora Pellegrini – il livello di fidelizzazione raggiunto è altissimo. Si tratta di un popolo che, per cultura, si lega molto al prodotto e che si mostra estremamente rispettoso verso la qualità dell’ambiente. Questo è il mercato in cui siamo cresciuti di più poiché la mancanza di una produzione interna favorisce, a parità di prezzo dell’export, l’olio di maggiore qualità. Il Joop, poi, è un concorso sempre stimolante: in fondo, premia l’onestà del prodotto”.

“Ruggente”, autentica cartolina organolettica dell’azienda, è un olio connotato da un’alta ricchezza aromatica. “Cerchiamo di mantenerlo costante sotto il profilo gustativo di anno in anno. Le nostre colline sono dolci, molto calde di giorno e capaci di raffreddarsi in fretta quando arriva la notte. Un contrasto tra eleganza, armonia e intensità che si riflette nelle componenti aromatiche del prodotto”.

“Idea”, invece, vuole descrivere l’annata e quindi cambia ogni raccolto: “L’agricoltura – conclude Pellegrini Strozzi – si evolve senza sosta. Ogni stagione propone sfumature e varietà differenti. Questo prodotto vuole raccontare la storia di un singolo anno: è un monovarietale di moraiolo raccolto interamente il 20 novembre, dunque molto tardivo. Un prodotto elegante, archetipo di un olio toscano che ha incassato un grande successo, al punto da andare esaurito”.

Castel Ruggero Pellegrini – una produzione dal 4mila litri all’anno – intanto, rilancia: sui 25 ettari di terreno sono oggi disposte 3300 piante, ma proprio in questi giorni se ne stanno piantando altre 2800, adeguando, al solito, i sistemi dell’agricoltura moderna ai canoni della sostenibilità ambientale.

Cantine Aperte: ecco gli appuntamenti in Toscana

Cantine Aperte: ecco gli appuntamenti in Toscana

Cantine Aperte torna in tutta la Toscana dal 28 al 29 maggio.
Saranno i “peccati naturali” delle circa 70 cantine partecipanti al centro di questa edizione che metterà a nudo l’essenza del vino toscano presentandolo agli appassionati in una chiave nuova ed esclusiva in questi giorni.

Un ritorno alla natura e alla naturalità del vino e delle esperienze a questo prodotto legate, ma anche
un ritorno alla terra, all’anima delle proprie passioni, dall’arte alla gola, dalla musica alle emozioni.
Nei due giorni vivranno collaborazioni con le aziende del territorio, vini naturali, degustazioni in
luoghi suggestivi, riscoperta degli angoli architettonici più belli delle nostre cantine, ma anche
musica, mostre d’arte e molto altro. Perché un “peccato naturale” è non partecipare a Cantine
Aperte 2022.

«Abbiamo pensato a questo tema perché dopo la pandemia e gli eventi che stanno
accadendo in tutto il mondo sembra sempre più importante tornare a guardare le nostre origini –
spiega il presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, Emanuela Tamburini – ed ecco
quindi che abbiamo pensato di chiedere alle nostre cantine di proporre le loro idee circa questo
tema e di far vedere a tutti gli appassionati quella che è la loro essenza “al naturale”».

Dal trekking alle merende in vigna, fino alle degustazioni in luoghi storici: i programmi di
Cantine Aperte in Toscana. Da Bolgheri alla Maremma, dalle terre di Arezzo a quelle di Pisa,
passando per le Docg storiche come San Gimignano, Montepulciano, Montalcino e il Chianti, fino a Carmignano. La Toscana del vino aprirà le porte ai wine lovers che quest’anno potranno scoprire il
“peccato naturale” del vino.Dalla passeggiata nelle fondamenta del tempio di Ercole, alla
riscoperta dei vitigni autoctoni, passando per il vino raccontato da stornellatori di un tempo, o il
metodo classico fatto in una terra di rossi e in modo “naturale”.
Ci sarà poi chi proporrà la scoperta dei vini naturali e chi ancestrali, ma anche chi per “Peccato Naturale” proporrà quello di “gola”, con grigliate e abbinamenti particolari. Ancora visite a cantine storiche, all’apiario aziendale, o mostre d’arte, senza dimenticare i paesaggi dove sorgono le cantine e i vigneti più belli del mondo.

I programmi di tutte le iniziative sono disponibili on line sul portale www.mtvtoscana.com

Vino, Consorzio Chianti vola in Germania e mette in mostra oltre 100 produttori

Vino, Consorzio Chianti vola in Germania e mette in mostra oltre 100 produttori

Oltre 150 etichette in rappresentanza di più di 80 produttori del territorio e 33 desk aziendali saranno presenti al Prowein 2022, in programma a Düsseldorf dal 15 al 17 maggio. Il Consorzio Vino Chianti ritorna finalmente in presenza, dopo due anni di stop imposto dalla pandemia, alla fiera tedesca che rappresenta un’importante vetrina per le eccellenze del territorio. L’ultima edizione dell’evento risale al 2019. 

Per l’occasione il Consorzio Vino Chianti sarà presente in due diverse modalità: 33 aziende aderenti proporranno le loro etichette in degustazione grazie ad un’autonoma postazione all’interno dello stand consortile dedicato alla denominazione. Lo stand Chianti si troverà all’interno della più vasta area dedicata alla Toscana, organizzata e gestita da Promovito, l’associazione che raccoglie principali consorzi toscani. Oltre ai produttori dotati di stand personalizzato, il Consorzio Chianti mette in mostra altre 155 etichette di oltre 80 aziende grazie a un grande banco istituzionale interamente dedicato al Chianti d.o.c.g. e alle sue tipologie. “Con il rallentamento della pandemia e l’allentamento delle misure di contenimento del Covid quest’anno torna finalmente il Prowein, una fiera a cui torniamo con grande entusiasmo – commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi -. In questo momento delicato, dove la guerra e i rincari pesano su tutti i comparti produttivi, è importante presidiare un mercato strategico come quello europeo, di cui quello tedesco è il numero uno per la denominazione vino Chianti, e dare la possibilità alle aziende aderenti al Consorzio di farsi conoscere e creare nuovi rapporti commerciali con clienti tedeschi, e non solo”.

Cantine aperte: alla scoperta del “peccato naturale” in Toscana

Cantine aperte: alla scoperta del “peccato naturale” in Toscana

Cantine Aperte torna in tutta la Toscana dal 28 al 29 maggio.
Saranno i “peccati naturali” delle cantine al centro di questa edizione che metterà a nudo l’essenza del vino toscano presentandolo agli appassionati in una chiave nuova ed esclusiva in questi giorni. Un ritorno alla natura e alla naturalità del vino e delle esperienze a questo prodotto legate, ma anche un ritorno alla terra, all’anima delle proprie passioni, dall’arte alla gola, dalla musica alle emozioni. Nei due giorni vivranno collaborazioni con le aziende del territorio, vini naturali, degustazioni in luoghi suggestivi, riscoperta degli angoli architettonici più belli delle nostre cantine, ma anche musica, mostre d’arte e molto altro.
Perché un “peccato naturale” è non partecipare a Cantine Aperte 2022. «Abbiamo pensato a questo tema perché dopo la pandemia e gli eventi che stanno accadendo in tutto il mondo sembra sempre più importante tornare a guardare le nostre origini – spiega il presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, Emanuela Tamburini – ed ecco quindi che abbiamo pensato di chiedere alle nostre cantine di proporre le loro idee circa questo tema e di far vedere a tutti gli appassionati quella che è la loro essenza “al naturale”».

Dal trekking alle merende in vigna, fino alle degustazioni in luoghi storici: i programmi di Cantine Aperte in Toscana. Da Bolgheri alla Maremma, dalle terre di Arezzo a quelle di Pisa, passando per le Docg storiche come San Gimignano, Montepulciano, Montalcino e il Chianti, fino a Carmignano. La Toscana del vino aprirà le porte ai wine lovers che quest’anno potranno scoprire il “peccato naturale” del vino. Dalla passeggiata nelle fondamenta del tempio di Ercole, alla riscoperta dei vitigni autoctoni, passando per il vino raccontato da stornellatori di un tempo, o il metodo classico fatto in una terra di rossi e in modo “naturale”. Ci sarà poi chi proporrà la scoperta dei vini naturali e chi ancestrali, ma anche chi per “Peccato Naturale” proporrà quello di “gola”, con grigliate e abbinamenti particolari. Ancora visite a cantine storiche, all’apiario aziendale, o mostre d’arte, senza dimenticare i paesaggi dove sorgono le cantine e i vigneti più belli del mondo. I programmi di tutte le iniziative sono disponibili on line sul portale www.mtvtoscana.com

L’Associazione Movimento Turismo del Vino Toscana è un ente non profit che raccoglie circa cento soci fra le più prestigiose cantine del territorio, selezionate sulla base di specifici requisiti, primo fra tutti quello della qualità dell’accoglienza enoturistica. Obiettivo dell’associazione è promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione. Ai turisti del vino il Movimento vuole, da una parte, far conoscere più da vicino l’attività e i prodotti delle cantine aderenti, dall’altra, offrire un esempio di come si può fare impresa nel rispetto delle tradizioni, della salvaguardia dell’ambiente e dell’agricoltura di qualità.

I programmi di tutte le iniziative sono disponibili on line sul portale www.mtvtoscana.com

Vini di Toscana il meglio dopo anteprime e Vinitaly

Vini di Toscana il meglio dopo anteprime e Vinitaly

Prima della grande abbuffata del Vinitaly, messo in discussione nella formula da molti, abbiamo preferito trascorrere una settimana in Toscana alla scoperta, uno per uno dei grandi vini della regione ed ecco il nostro giudizio tappa per tappa.

Con “Chianti Lovers & Rosso Morellino” a Firenze inizia il tour
L’inizio è stato come da tradizione con il “Chianti Lovers & Morellino di Scansano” un binomio riuscito nel nome del Sangiovese e che, grazie all’apertura al pubblico del pomeriggio fa registrare (così si legge dal comunicato ufficiale) un grosso successo grazie alle 2.000 persone disposte a pagare 15 euro per una full immersion enoica di alcune ore e 400 etichette di 110 aziende agricole.
Per noi il successo di un evento del genere non lo si può misurare nelle presenze perché non siamo a un concerto rock ne a uno spettacolo in teatro.
Crediamo che “misurare” il successo di un evento che dovrebbe fare cultura, tradizione, territorialità e ambiente così allontana il consumatore da quello che dovrebbe essere l’obiettivo di una buona promozione: invitare alla conoscenza.
Poi se il nome “Chianti Lovers” è accattivante e strizza l’occhio al vasto pubblico di appassionati millennials riteniamo che dietro non ci possano essere solo selfie e storie da social col bicchiere in mano in posa.
Se togliamo “lovers” rimane solo Chianti e i problemi di sempre che questo termine così vasto e generico porta atavicamente con se.
Chianti = Toscana?
Il rischio c’è e me lo confermano le chiacchiere fatte con alcuni colleghi stranieri che scevri dalle nostre storielle di campanile proprio non riescono a capire le sottozone eccezion fatta per il Chianti Rufina da sempre identitario.
Che necessità ci sia della frammentazione fra Chianti Valdarno Superiore, Chianti Colline Pisane, Chianti Colli Aretini, Chianti Colli Fiorentini, Chianti Colli Senesi, Chianti Montalbano e Chianti Montespertoli i consumatori medie esteri proprio non riescono a capirlo.
I colleghi che devono raccontare loro il Chianti sono i primi in difficoltà perchè quale linea seguire dato che nel bicchiere non c’è omogenità. E non potrebbe essere altrimenti dato che altitudini, territori, esposizioni, etc sono molto diverse.
I vini anche a noi non ci hanno del tutto convinti. Alcuni ancora troppo giovani, alcuni sovrammaturi, alcuni tecnicamente ben fatti ma senza anima.
Tutt’altro discorso merita il Morellino di Scansano che anno dopo anno, senza sgomitare e con l’incoscienza del piccolo riesce a crescere bene. La linea identitaria c’è e anche il carattere forte e deciso della Maremma.
Ecco i nostri preferiti.
I Cavallini Morellino di Scansano docg 2021
Naso: intenso di viola mammola, cuoio e tabacco; bocca intensa e piena con tannini potenti.
Val di Toro Morellino di Scansano docg riserva 2019
Naso: iris, viola mammola, frutti rossi; bocca intensa, vivace e lunga con tannini potenti

Il “Chianti Classico Collection” svela le Uga
Il lunedi e il martedì è stata la volta del Chianti Classico Collection che è tornata ad aprire le porte della Stazione Leopolda a un pubblico selezionato di operatori. Un po’ snob? No una scelta precisa e diretta, forse un po’ snob ma che condividiamo dato che, e non ci annoieremo mai di scriverlo il vino è cultura e tradizione e non è un aperitivo da selfie.
Il Chianti Classico però oltre a tornare in presenza nel periodo tradizionale (solo un mese in ritardo causa covid) gioca l’asso della grande novità dell’Uga. Nome già cacofonico nell’acronimo ancora meno convincente nell’estensione di unità geografiche aggiuntive.
Nell’intendimento la nuova suddivisione intende delimitare undici aree all’interno della zona di produzione distinguibili in base alla combinazione unica di fattori naturali (composizione del suolo, microclima, giacitura del terreni, etc…) e fattori umani (storia culturale, tradizioni locali, spirito di comunità).
L’idea bella, che strizza l’occhio ai cugini francesi che non si sa perché finiamo sempre per voler copiare anche se siamo noi a vendere ogni anno più vini, lo è a nostro avviso sulla carta perché serve a creare ulteriore frammentazione e forse a confondere il consumatore medio.
Riconoscere nel bicchiere un’identità di Chianti Classico di San Casciano (che però è anche Barberino e Tavarnelle escluso San Donato in Poggio che è di per se una nuova uga) da Greve che però si frammenta anche in Lamole, Montefioralle e Panzano, Radda, Gaiole, Castellina Castelnuovo Berardenga che si frammenta con la frazione di Vagliagli è davvero difficile e se ci fosse così netta farebbe perdere decenni di comunicazione identitaria Chianti Classico.
Che le differenze ci siano fra un vino che si coltiva a 100 metri d’altitudine e un altro che si coltiva a 500 sono ovvie, così come quelle fra un terreno sassoso e uno argilloso e fra un’esposizione e l’altra sono a nostro avviso cose da intenditori e appassionati che il consumatore medio forse non riesce può a capire. Il dubbio ci rimane.
I vini ci hanno convinto, anche le anteprime ancora scalpitanti, e ci siamo anche sforzati di comparare altitudini e uga, ma non siamo convinti.
Ecco i nostri preferiti.
Le Cinciole  Chianti Classico 2018
Naso: rosa, ciliegia, limone, gelsomino, confettura e liquirizia; bocca sapido, elegante con tannini vellutati e lunghi.
Castello di Volpaia Chianti Classico Riserva 2019
Naso: iris, viola mammola, more e frutto rosso maturo, pieno, lungo ed elegante con tannini setosi.
Castello di Cacchiano Chianti Classico Riserva 2015
naso: cioccolato, caffè in polvere, rosmarino, erba medica e nota chinata; bocca elegante, intensa, lunga e vellutata.
Fontodi Chianti Classico Filetta di Lamole 2019
naso: tabacco, mora e rosa; bocca lunga con acidità elegante e tannino morbido.

San Gimignano, torna a farsi assaggiare anche sua maestà Vernaccia
Il Consorzio ha presentato le nuove annate e la Riserva 2020 nell’overture tradizionale dedicata alla stampa nella settimana delle anteprime di Toscana.
Due fine settimana più tardi la “regina” della città delle torri si è svelata anche a operatori di settore e wine lovers.
Noi vogliamo raccontarvi com’è andata nel gran parterre dei nasi professionali che fanno tendenza enoica.
San Gimignano anche se arriva nel calendario delle anteprime di Toscana arriva subito dopo l’indigestione della due giorni fiorentina dell’opulento Chianti Classico riesce sempre a ritagliarsi il suo spazio sgomitando col suo bianco sontuoso fra i grandi rossi toscani.
Bella e splendente più che mai dopo due anni di isolamento covid e un sole primaverile a illuminare le sue celebri torri annunciando un prossimo risveglio ha accolto, mercoledì scorso, le migliori penne dei grandi nasi del giornalismo di settore di tutto il mondo per svelare le nuove annate e la Riserva 2020. Nell’occasione, per evitare assembramenti inopportuni la tradizionale anteprima stampa si è bilocalizzata e ha permesso un contatto diretto fra giornalisti e produttori solo in occasione delle cene e dei pranzi di lavoro.
Unica denominazione della settimana delle Anteprime peraltro, e la cosa è degna di nota, a scegliere di cancellare i banchi d’assaggio dei produttori nell’incomprensione generale (gli spazi storici del museo dove si degusta sono pur sempre gli stessi e a guardar bene c’è più assembramento nei piccoli ristoranti del centro storico che non nelle sale del museo). Fatto sta che queste due occasioni di desco diventano gli unici due preziosi ed esclusivi momenti d’incontro fra giornalisti e produttori al di là delle asettiche degustazioni. Una scelta che continuiamo a non comprendere poiché il giornalista per mestiere ha la necessità di chiedere, domandare, sapere, informarsi e non può certo farlo al solo cospetto di una batteria di bicchieri da riempiere scegliendo fra l’elenco asettico della lista degustazioni.
Che il covid abbia lasciato strascichi annullando del tutto l’approccio umano?
Una parte della stampa ha avuto però la fortuna di assistere nel ridottissimo spazio della Sala Dante del palazzo comunale alla degustazione guidata dallo scrittore e degustatore Andrea Zanfi con l’assaggio comparato di 6 vini Vernaccia di diverse annate e di 6 vini italiani ospiti, presenti qui sì i produttori che hanno evidenziato l’attitudine della Vernaccia di San Gimignano di reggere e migliorare nell’invecchiamento dando risultati di notevole interesse.
Il “resto del mondo giornalistico” si è dedicato invece agli asettici assaggi (a scelta sia in bendata che in palese) nelle sale del museo d’arte moderna dove in contrapposizione ad una splendida giornata primaverile che al di là delle finestre illuminava la vista della medievale visione delle torri di San Gimignano illuminate dal primo sole primaverile trovava nel bicchiere campioni serviti ad una temperatura da paesi nordici.
Chiaro che qualcosa nel servizio non ha funzionato con il rischio di azzerare al naso tutte le sfumature aromatiche e in bocca anestetizzare le papille ma non ce la sentiamo di puntare il dito contro i sommelier splendidi e gentili più che mai che si sono prodigati in ogni modo a rendere il lavoro della stampa il più agevole possibile.
Assolviamo ovviamente anche i produttori con cui abbiamo condiviso una cena e un pranzo dove fra precipizi covid e rinascite di speranze abbiamo compreso come la Regina dei bianchi di Toscana stia camminando su un filo invisibile di difficile equilibrio fra la tradizione della doc più antica d’Italia e le richieste pressanti dei turisti che preferiscono bere Vermentino anche a San Gimignano.
Facendo finta di non aver sentito tali eresie concludiamo sbilanciandoci con i nostri preferiti.
Casa alle Vacche, Vernaccia di San Gimignano docg 2021
Naso: sapido, minerale con note di banana e papaya e bocca piena, brillante e vivace.
Casa alle Vacche Vernaccia di San Gimignano docg I Macchioni 2021
Naso sapido e minerale con note di albicocca, marmellata e fiori estivi; bocca sapida e intensa
Casa alle Vacche Vernaccia Riserva Crocus 2019
Naso di fragolina di bosco, biscotto, zafferano e rosmarino; bocca ampia, allegra, piena e avvolgente.
Casa Lucii Vernaccia di San Gimignano Riserva Mareterra 2017
Naso: fragolina di bosco, zafferano, caramellina di frutta, fiore primaverile e rosmarino; bocca allegra ma morbida, ampia e fresca.
Cesani Vernaccia di San Gimignano docg 2021
Naso: mela, fiore di campo, banana e zafferano; bocca pienezza, lunga e sapida.
Cesani Vernaccia di San Gimignano Clamys 2020
Naso: albicocca e papaya. Bocca avvolgente, elegante, brillante e ampia.
Il Palagione Vernaccia di San Gimignano docg Hydra 2021
Naso: pera williams, albicocca, banana, fiori di campoi, ginestra e mimosa; bocca ampia elegante, sapida e lunga.
La Regina Bianca si conferma “unica, nobile e ribelle”

Montepulciano fra bio e Pieve
Svolta bio e la nuova selezione Pieve per uscire dall’empasse. Inutile girarci intorno il più Nobile dei rossi di Toscana, ovvero il sangiovese della città poliziana tenta una nuova via seguendo due strade diverse ma parallele.
Messa alle spalle la lunga e annosa querelle con gli abruzzesi per l’uso della parola Montepulciano risolta con la salomonica e italica soluzione dove tutti hanno vinto per non far vincere nessuno il rosso Nobile che acquisisce la definizione di “Toscana in etichetta” si presenta con la sua anteprima alla stampa nazionale e internazionale rinnegando la sua stessa essenza.
Lo fa con la decisione di non assegnare nessuna stella all’annata 2021, anche se verrà ricordata per la qualità si afferma dal Consorzio. Si aspetterà – prosegue il consorzio – a dare le stelle solo quando l’annata sarà in commercio, ovvero nel 2024.
Una scelta che personalmente condividiamo dato che sono anni che cerchiamo da giornalisti del settore, senza trovare una soluzione plausibile se non quella dettata da meri scopi di promozione e marketing, di comprendere perché dobbiamo “inventare” giudizi e punteggi su vini immaturi presentati a febbraio (per grazia di covid quest’anno a marzo).
Poco importa se le bottiglie portano la dicitura “campione di botte” ma sfido io a giudicare un abito dal cartamodello o un automobile dal prototipo.
Tornando a Montepulciano abbiamo apprezzato in degustazione più che la nuova annata immatura le 2019 e le Riserve 2018.
Non ce la sentiamo di giudicare i vini “da divenire” ancora irruenti e ormonali come ogni adolescente ribelle che si rispetti anche se alla fine anche noi vi daremo in ordine sparso le nostre preferenze.
Da rilevare però la novità più importante della nascita delle “Pievi” un nuovo disciplinare di selezione a cui hanno aderito oltre 40 aziende e che vedrà la luce nel 2024.
L’idea è quella di una Gran Selezione se poi i Nobili di Montepulciano si faranno Pievi lo scopriremo fra due anni.
Ecco i nostri preferiti.
De’Ricci Nobile di Montepulciano 2019
Naso: caramello, tabacco e frutta rossa matura; bocca piena, lunga e avvolgente con tannini vellutati.
Valdipiatta “Vigna d’Alfiero” Nobile di Montepulciano Riserva 2018
naso: profumi intensi di frutta rossa matura e confettura; naso fresco, elegante e lungo con tannini setosi.
La Combarbia, Nobile di Montepulciano 2018
naso: caramello, caffè, liquirizia; bocca ampia, avvolgente e lunga con tannini intensi.

L’Altra Toscana che brilla di luce propria fra alti e bassi
Il tour de force delle Anteprime Vinicole di Toscana con mente e palato sgombri di classicismi e idee consolidate si è concluso nell’austera ed elegante atmosfera dell’ex caserma degli ufficiali dei Carabinieri di Santa Maria Novella alla scoperta di quella Toscana definita altra che sgomita per farsi notare e in certi casi ci riesce eccome.
Dai vini di Maremma al Montecucco, dal consorzio di Casole, all’Orcia, al Valldarno Superiore, ai colli Pisani e alle colline Lucchesi in ordine geografico risalendo da sud a nord la regione con un viaggio interessantissimo fatto di alti e bassi come il tracciato di un elettrocardiogramma sotto sforzo.
Ed è stato davvero uno sforzo cercare ancora, per l’ennesima volta forse, di capire come mai tanti s’intestardiscono a partorire vermentini utili come le mosche d’estate mentre altri preferiscono sperimentare con autoctoni e internazionali sontuosi bianchi che fanno vibrare solo un fumettistico wow con punte di diamante dalle colline lucchesi e dalla Maremma e il rimpianto di non aver potuto assaggiare perché non pervenuti i migliori (quelli sì) vermentini toscani dei colli di Luni.
Discorso analogo anche per i rossi con la spada di Damocle fissa del paragone (inopportuno) con i grandi rossi già provati sulle papille nei precedenti giorni di anteprima. Chi osa vince ancora, almeno per noi. La ricerca, il riemergere di vigneti desueti, lavorazioni artigianali, la svolta bio e il lavoro ben fatto anche in passione fanno salire sugli altari soprattutto l’Orcia e il Valdarno Superiore.
Ecco i nostri preferiti.
Colle di Bordocheo, Toscano bianco Igt 2019 (vermentino, chardonnay, traminer)
naso: conchiglia, cipollotto, aglio e ginestra; bocca sapidità elegante e vivace.
Alberto Motta, Maremma Toscana Ansonica bio 2020
naso: miele, aglio, nocciola, ginestra e nota salmastra; bocca sapida, minerale e fresca.
Poggio Grande, Tagete toscano Igt 2021 (marsanne, rousanne)
naso: miele, ginestra, mimosa e lilla; bocca frizzantezza naturale, sapidità, lungo e brillante.
Donatella Cinelli Colombini, Cenerentola Orcia 2017 (sangiovese, fogliatonda)
naso: viola, mela, ginepro e pepe; bocca lungo, pieno e ampio con tannini setori ed eleganti.

Una settimana che si è chiusa prima del grande assalto del Vinitaly con centinaia di assaggi, tante perle, tante conferme, qualche delusione ma con la certezza che chi ama la terra vince sempre perché sa osare e sfidare anche i cambiamenti climatici.
Il vino del futuro sarà diverso e salirà in altitudine. Forse queste le uniche certezze che ci rimangono.

 

 

Scuola del Caffè e Istituto Alberghiero Saffi presentano “Next Generation in Coffee”, l’evento dedicato alle nuove generazioni di professionisti

Scuola del Caffè e Istituto Alberghiero Saffi presentano “Next Generation in Coffee”, l’evento dedicato alle nuove generazioni di professionisti

Un evento di degustazione aperto al pubblico il progetto di alta formazione sul mondo del caffè con gli studenti della scuola alberghiera fiorentina, tra storia, nuove tendenze e strategie di impresa

Tutto pronto per “Next Generation in Coffee”, evento di chiusura del progetto di alta formazione sul mondo del caffè – tra storia, nuove tendenze e strategie di impresa – nato tra l’Istituto professionale Alberghiero Aurelio Saffi, scuola superiore per la preparazione del personale alberghiero di Firenze, e Scuola del Caffè, accademia dedicata alla diffusione della sua cultura, aperta all’interno di Ditta Artigianale, nell’ex monastero di Sant’Ambrogio.

Sabato 30 aprile, dalle ore 14.30 alle 17.30, presso il cortile dell’Istituto superiore fiorentino Saffi in via del Mezzetta a Firenze, sarà possibile degustare vari caffè specialty, dall’espresso classico al cappuccino fino alle qualità estratte in filtro aeropress e in V60, accompagnati da piccoli assaggi preparati dagli studenti di Pasticceria. Protagonisti gli studenti di quarta del settore Sala e Vendita.

Dalla storia alla degustazione, fino alle nuove tendenze internazionali del settore e alla gestione di startup: il corso dedicato ai professionisti del domani si è svolto alternando teoria e pratica, toccando gli argomenti essenziali del settore. Lezioni per apprendere botanica, raccolta e tostatura del caffè, caratteristiche e manutenzione delle attrezzature, utilizzo del macinino per estrazioni in ed in filtro, i segreti del cappuccino, delle decorazioni e delle altre bevande della tradizione italiana per finire con dettagli sulle nuove strategie dimpresa.

L’evento è aperto a tutti, a ingresso libero.

Per la realizzazione degli insegnamenti nella parte espresso sono state utilizzati macchine e macinini a marchio Nuova Simonelli e Victoria Arduino, brand di Simonelli Group, azienda già da tempo impegnata e attiva in ambito accademico attraverso la Simonelli Youth AcademyPer la parte filtro, invece, gli studenti hanno potuto apprendere le tecniche di estrazione attraverso tutta la gamma di prodotti di Hario, altro partner fondamentale di Scuola del Caffè.

 Simone Amenini, Direttore Scuola del Caffè: “Questo è il secondo anno che posso insegnare tra i ragazzi dell’Istituto Saffi. Ogni volta è un’emozione forte, alla quale è difficile abituarsi. Lo scopo della nostra Scuola è proprio quello di fare leva anche sulle nuove generazioni per innovare il mondo della caffetteria. I ragazzi si lasciano guidare con entusiasmo e curiosità in esperienze nuove e modi di pensare rivoluzionari rispetto alla tradizione. I giovani, poi, sono coloro che più si stanno allontanando dal caffè bevuto nella sua purezza, sostituito spesso da bevande edulcorate o molto complesse, che del caffè hanno solo il nome. Fargli scoprire le potenzialità di questo mondo, potrà anche creare in loro il desiderio di fare di questa professione il loro futuro”.

 Francesca Lascialfari, docente e Dirigente scolastica di Istituto Saffi: “Questo evento sottolinea come il Saffi veda in queste attività un potente strumento di ampliamento degli orizzonti didattici, sviluppando così nei propri alunni competenze di alto profilo in grado di imparare concretamente gli strumenti del “mestiere” in modo diretto e proattivo. L’importanza di sabato 30 aprile risiede, inoltre, nella possibilità di tornare a condividere con la cittadinanza la realtà della scuola rendendola partecipe del processo formativo e dare agli allievi, di nuovo, la possibilità di imparare cosa significhi rapportarsi con le esigenze degli ospiti.”

La scuola del Caffè nasce con uno scopo divulgativo: informare pubblico, appassionati e addetti del settore su quanto si nasconda dietro a una tazzina. Dal lavoro nelle piantagioni, alla torrefazione fino al bancone esiste un mondo fatto di ricerca, innovazione e attenzione alla sostenibilità umana e ambientale che si vuole raccontare e sostenere. La scuola intende formare esperti del settore pienamente consapevoli della provenienza del caffè, delle sfumature di sapore, delle molteplici tecniche di estrazione. Altro scopo è quello di sensibilizzare sullimportanza della professionalità nel mondo dellhospitality anche grazie alla collaborazione con aziende del settore come HARIO, istituti alberghieri, scuole professionalizzanti quali la Youth Academy di Simonelli Group, insieme alla quale sono a disposizione corsi di formazione certificati SCA. In programma master e corsi professionalizzanti per le varie figure del caffè, non solo per diventare ottimi baristi ma anche tostatori, assaggiatori, e master di alcuni mesi su come realizzare start up di specialty coffee, aprire una microtorrefazione o una caffetteria, oltre a laboratori aperti a curiosi e appassionati. La Scuola del Caffè gode di alcune collaborazioni di assoluto livello nel settore caffeicolo, quali Victoria Arduino, HARIO, Caffè Corsini e Confcommercio. In cattedra alcuni tra i massimi esperti del settore e pluripremiati assaggiatori come Francesco Sanapo, Francesco Masciullo, Simone Amenini, Michele Anedotti e molti altri. La voglia di coltivare nuovi talenti per un nuovo barista “del futuro” viene anche sottolineata dalla connessione con l’Istituto Alberghiero Aurelio Saffi di Firenze.