Nov 10, 2025 | Enogastronomia
Storie di imprenditrici motore di innovazione e ripopolamento dell’Appennino Emiliano in provincia di Parma.
Da Milano, Varese, Genova, hanno lasciato la città per creare nuove vite tra natura, agricoltura biologica e ospitalità sostenibile.
Laura è scappata dal centro di Milano per dedicare la sua nuova vita alla cucina e all’agricoltura biologica in Alta Valtaro e Valceno, a Borgotaro, centro dell’Appennino Tosco-Ligure-Emiliano. Simona ha creato un angolo di Mongolia in una zona remota dell’Oasi WWF dei Ghirardi.
Chiara, da Varese, si è innamorata di un casolare di campagna e ha deciso di trasferirsi e ideare una nuova attività.
Clara, architetto, cercava una dimensione più sostenibile e più a contatto con la natura. Sono alcune delle donne che stanno ripopolando e trasformando l’Appennino Parmense – nel territorio di Visit Emilia, che comprende le province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, www.visitemilia.com -, imprenditrici agricole e dell’ospitalità turistica che dimostrano una straordinaria capacità di innovare, diversificando le loro attività in una zona spesso soggetta a spopolamento.
Hanno scelto questo piccolo paradiso naturale per cambiare vita, lontano dal traffico e dalle corse delle grandi città, vicino ad una dimensione più vera e salutare, dove la qualità della vita si misura nella purezza dell’aria, nel silenzio dei boschi, ma anche nella creazione di nuove opportunità imprenditoriali.

Simona Terenzio – Agriturismo Ca’ Cigolara
Simona, pioniera del campeggio con tende yurta
Tende yurta, proprio come quelle che si trovano in Mongolia, decorano il grande terreno circondano dalle cime appenniniche di una frazione di Borgotaro.
Sono gli alloggi, originali, dell’Agriturismo Ca’ Cigolara, idea preziosa di Simona Terenzio, che 15 anni fa con il suo socio Diego sono stati tra i pionieri della creazione di un campeggio con tende yurta.
«Facevo la segretaria e frequentavo Albareto perché alcuni amici avevano aperto un agriturismo. Mi è piaciuta molto la zona e dopo aver aperto un piccolo b&b e con la voglia di dedicarci anche all’agricoltura abbiamo avuto l’idea delle tende yurta.
Essendo nell’Oasi WWF dei Ghirardi cercavamo qualcosa di compatibile all’ambiente e al clima, sempre molto ventilato e in inverno con neve. Abbiamo trovato un artigiano che le produceva in Mongolia».
Dopo un anno, le tende sono arrivate e Simona ha così inventato un nuovo lavoro. Oggi l’agriturismo ha 9 tende per 40 posti letto, un ristorante, orti ed ospita spesso appassionati di yoga e di discipline olistiche.
«Non tornerei mai indietro. La città dà tante cose, ma lo stile di vita e i rapporti con le persone qui sono diversi, sono più semplici», sottolinea Simona.
Laura, da grafica editoriale milanese all’agriturismo biologico in montagna
In località Cappella di San Martino a Borgotaro Laura Bevilacqua ha trovato con suo marito Fabrizio, 19 anni fa, il posto del cuore, trasformandolo nell’Agriturismo Bio Terra Antica.
A Milano Laura lavorava come grafica per l’editoria, da sempre molto appassionata di cucina e arredamento.
Da qui la scelta di lasciare la sua amata casa in città, per investire tutto in una nuova vita, immersa nel verde, dove coltivare biologico, offrire ospitalità, relax e ristorazione.
Tra boschi, faggete, cascate e sentieri di montagna, dove crescono i funghi porcini IGP di Borgotaro, Laura e Fabrizio coltivano orti di verdure, hanno un grande meleto, molte ciliegie, noci, e producono succo di mela, miele, zafferano e confetture, tutto bio.
Qui, lungo l’antica Via degli Abati, a 550 metri di altitudine, dove l’ampio panorama si apre sulla verde Alta Valtaro, accolgono gli ospiti in un ambiente rustico, molto curato, preparando ricette della tradizione con ingredienti a km zero.
Pane, focacce, biscotti e torte sono il punto forte della cucina, sempre in evoluzione. «La vita è cambiata in tutto – dice Laura – ma è stato un grande salto di qualità per me e la mia famiglia. Per ottenere buoni risultati, serve tanto impegno, fatica e costanza, ma raccoglierne i frutti e conoscere persone provenienti da tutto il mondo, è la più bella soddisfazione.
Abbiamo incrementato moltissimo il turismo della Valle. Vent’anni fa in questa terra non c’era nulla».
Oltre alle camere che hanno nomi di frutta e verdura, è stata realizzata la piscina panoramica esterna, una vera sauna finlandese, riscaldata con la legna dei nostri boschi e uno spazio dedicato a trattamenti benessere.

Chiara Palumbo – Country Chic B&B Il Pozzo e la Macina
Chiara, dal mulino dell’800 all’home-restaurant
Galeotto fu il film “Noi e la Giulia”, con la sua frase ormai celebre: “A vent’anni era il chiringuito sulla spiaggia, a quaranta, quasi sempre, è un agriturismo in Toscana”.
Da lì, per Chiara Palumbo, storica dell’arte e guida turistica tra Varese e i laghi del Nord, è nata la scintilla di un sogno: insieme a suo marito Stefano iniziò a cercare casali online, finché scoprì la Corte del Mugnaio, un vecchio mulino dell’Ottocento immerso nella campagna di Bardi, poi diventato nel 2016 il Country Chic B&B Il Pozzo e la Macina.
Un luogo che oggi racconta la sua tenacia e la sua creatività. Con le proprie mani ha creato un’azienda agricola biologica, trasformando orti rialzati, erbe e verdure in conserve e infusi genuini.
Ha dato nuova vita all’ex stalla, oggi una risto-bottega sede del suo home-restaurant, dove serve pasta fresca, torte salate e dolci, rigorosamente fatte in casa. «Oggi, tra una colazione servita sotto le volte in pietra e cene di gala allestite nella serra in vetro, accogliamo chi cerca autenticità e silenzio».
Il suo sogno, nato quasi per caso, è diventato una realtà che ha rivitalizzato l’Alta Valtaro e Valceno e l’Appennino parmense.

Simona Gambarini – Azienda Agricola Costalta
Simona e l’allevamento di bovini biologico
A Strela di Compiano, paesino di circa 100 abitanti, nel raggio di pochi chilometri, tre giovani donne stanno facendo la differenza, creando una positiva sinergia tra le loro nuove attività.
Simona Gambarini ha 31 anni, è nata e cresciuta a Santa Margherita Ligure, e 11 anni fa ha deciso di tornare a Strela di Compiano, nella casa che un tempo era dei nonni e degli zii.
Qui ha incontrato il marito Mattia, e due anni fa hanno avviato insieme un allevamento di bovini da carne di razza piemontese con metodo biologico, creando l’Azienda Agricola Costalta.
«Mio marito lavorava già in un’azienda agricola. Io ho sempre amato gli animali, i miei nonni avevano i cavalli bardigiani, le galline. Ma mi sono reinventata: ho un diploma alberghiero e prima non avevo mai lavorato a contatto con gli animali.
Volevo fare un’attività per stare all’aria aperta. E siamo contenti, nonostante le difficoltà. È migliorata la qualità della vita. Invito altre persone a trasferirsi».

Clara Ghinassi – Verde Strela
Clara, un vivaio coraggioso tra le montagne dell’Appennino
Sempre due anni fa, Clara Ghinassi ha recuperato un terreno abbandonato per trasformarlo in Verde Strela, un vivaio in cui coltiva in modo sostenibile piante ornamentali, tra cui principalmente perenni erbacee e rose antiche e inglesi e fiori da taglio come tulipani, narcisi, dalie e tanti altri.
Architetto, 42 anni, nella sua vita precedente ha lavorato come project manager, prima in uno studio di architettura in Olanda e poi in Italia in una grande casa di moda.
Definisce il suo regno floreale un “vivaio coraggioso di montagna”, partecipa ai mercati contadini locali e a Parma e organizza laboratori, per adulti, bambini e scuole, legati al mondo delle piante e dei fiori.
«Abitavo a Parma, in città, e viaggiavo molto per lavoro. Desideravo vivere in modo per me più sostenibile, con un migliore utilizzo delle risorse e ritmi dettati dalla natura, non dal profitto» – racconta Clara -. «Non ho alcun legame con l’Alta Valtaro e Valceno, ma volevo rimanere nei dintorni di Parma, ecco perché in Appennino. È stata una scelta radicale ed è molto dura per una donna da sola occuparsi di tutto, ma qui ho trovato tanta solidarietà: mi aiutano ad usare il trattore o la motozappa, per esempio. E poi, partecipando al mercato di Parma, porto un pezzettino di montagna in città».

Sara Tambini – Il Cielo di Strela
Sara, lo zafferano e la sinergia tra le attività della Valle
Nel 2023 Sara Tambini ha rilevato con la sua famiglia l’agriturismo Il Cielo di Strela nel quale aveva lavorato dapprima come cameriera e poi come aiuto cucina.
Originaria della zona, a 31 anni si occupa di tutta la gestione, in collaborazione con i genitori e i fratelli.
L’attività, che comprende sia la ristorazione che l’ospitalità turistica e le coltivazioni, propone cucina tradizionale emiliana, dove tutto è fatto in casa e gli ingredienti arrivano dall’orto stagionale, dove crescono patate biologiche, grano tenero, la cui farina viene impiegata nelle preparazioni in tavola, orzo e coltivazioni per mangimi.
E poi c’è lo zafferano, orgoglio per Sara, coltivato e venduto ed anche utilizzato nel ristorante. «Sono nata a Strela, la mia famiglia ha sempre avuto un’azienda agricola. Ma qui da tempo non c’erano attività produttive destinate ai consumatori. Adesso si è creato un circolo virtuoso e cerchiamo di collaborare tra noi e con le altre attività della Valle. Si sta aprendo una nuova visione».
Il progetto “Promozione turistica – Valli parmensi”, in complementarità e continuità con Appennino Emilia, è realizzato grazie ai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna, attraverso l’Unione dei Comuni Valli Taro e Ceno.
Nov 8, 2025 | Enogastronomia
Genova è città di mare e di vento, di pietre antiche e vicoli che sanno di sale e mistero.
Ogni strada racconta una storia, ma solo a chi si ferma ad ascoltare.
È in questo intreccio di passato e futuro, di scambi e incontri, che Unexpected Italy presenta “Genova al femminile”, un itinerario dedicato a dieci donne genovesi che con il loro talento, la loro creatività e la loro visione tengono viva l’anima più autentica della città.

Le tele, Luisa Mongiardino
Un approccio innovativo al turismo
Il progetto, firmato dalla startup travel tech fondata da Elisabetta Faggiana (vicentina) e Savio Losito (barlettano), premiata anche alle Nazioni Unite e di cui ha parlato anche il The Guardian per il suo approccio etico e innovativo al turismo, invita viaggiatori e cittadini a scoprire Genova attraverso i mestieri e le storie di chi, ogni giorno, la abita con passione.
Dieci donne, dieci visioni, dieci mani che intrecciano sapori, forme, profumi e tessuti: dalle botteghe storiche alle cucine creative, dagli atelier d’arte alle dimore che accolgono, ognuna rappresenta una sfumatura della Genova di oggi – una città viva, femminile, capace di sorprendere chi la attraversa con curiosità.
Non è un caso che Genova, nei secoli, sia stata descritta come città al femminile.
Petrarca la chiamava “Signora del Mare”, Enea Silvio Piccolomini la immaginava come la nuova dimora di Venere, e nel 1519 Fadrique Enriquez de Ribera scriveva: “Le genovesi sono le più libere d’Italia, stanno sempre per la strada parlando con chi vogliono, senza preoccuparsi dell’opinione del marito”.
Quella libertà di spirito, dell’indipendenza, si ritrovano oggi nelle protagoniste di questo viaggio firmato Unexpected Italy, che restituisce alla città il suo volto più vero.
In un’epoca in cui il turismo rischia di omologare e svuotare i luoghi della loro identità, la scelta di questi luoghi e il progetto sul Manifesto dell’Ospitalità Etica nasce come antidoto alla banalizzazione: un invito a scoprire l’Italia, e in questo caso Genova, con occhi nuovi, attraverso chi la vive e la trasforma ogni giorno.

hotel Palazzo Grillo, Laura Salis
Un manifesto firmato da 500 host
Il Manifesto, oggi firmato da quasi 500 host in tutta Italia, unisce ristoratori, albergatori, artigiani e produttori che scelgono l’etica alla scorciatoia, la qualità al compromesso, la responsabilità alle mode passeggere. Sono i “Ribelli con le Radici”, custodi della vera autenticità italiana.
“Sottoscrivere il Manifesto dell’Ospitalità Etica,” spiega Elisabetta Faggiana, “è il primo passo per abbracciare un impegno condiviso e autentico. Alle parole devono seguire azioni concrete e responsabili, supportate da verifiche e raccomandazioni locali, per assicurare che ogni realtà mantenga un approccio etico e di valore.
Chi accoglie con professionalità ed etica c’è, e va valorizzato. Genova, ancora una volta, si conferma “Signora del Mare”. Ma anche signora del coraggio e della creatività, sospesa tra tradizione e innovazione, con lo sguardo fiero e libero delle sue donne.
Con questo nuovo itinerario dedicato al mondo femminile, rinnoviamo la nostra missione: raccontare un’Italia diversa, fatta di persone, storie e territori che non cedono al turismo di massa ma continuano a coltivare bellezza, rispetto e identità”.
“Il turismo non dovrebbe consumare, bensì custodire, tutelare e rispettare i luoghi e le persone” dice Savio Losito. “Le donne di Genova che abbiamo incontrato sono un esempio concreto di tutela e rispetto per il territorio. Lo fanno ogni giorno, con gesti concreti e scelte responsabili. Sono il volto più sincero di un’Italia che resiste alla scorciatoia.
Ognuna di loro porta con sé un gesto creativo che diventa atto civile: cucinare, accogliere, creare profumi, forgiare la materia. È così che Genova continua a essere una città viva, libera ed in continua evoluzione. Proprio come le sue protagoniste. Vogliamo costruire un modo nuovo di viaggiare: più lento, più consapevole, più rispettoso. Genova è una città che si nasconde e si svela solo agli occhi di chi la sa apprezzare e queste donne ci hanno aiutati a scoprire i lati più veri e “unexpected” della città e ce ne siamo innamorati”.

Musei di strada nuova, Raffaella Besta
Le storie di 10 donne di Genova
Il viaggio inizia tra i vicoli di via Prè, una delle strade più complesse della città, dove Giorgia Losi all’età di 27 anni ha voluto scommettere lasciando un lavoro sicuro a Milano per tornare nella sua amata Genova.
Senza esperienza nel settore, ma con dedizione e determinazione, trasforma un locale abbandonato in un’icona della cucina genovese: la Trattoria dell’Acciughetta.
Vulcanica e solare, Giorgia si circonda di un team affiatato, a partire dai soci Matteo e Simone, seleziona accuratamente i fornitori locali, le cantine con cui collabora, gli artisti e artigiani con cui ha arredato lo spazio.
La cucina unisce creatività e tradizione, diventando presto uno dei locali più in voga della città. Tanto che, a furia di dire no ai clienti che volevano prenotare, nasce un secondo locale, Quelli dell’Acciughetta, unendo accoglienza, sperimentazione e legame con il territorio.

Studio Bra, Emanuela Biraghi
Poco distante, in Piazza delle Vigne, Laura Sailis apre le porte dell’Hotel Palazzo Grillo e del Residence Le Nuvole, trasformando l’ospitalità in un racconto. In una città sempre più dominata da affittacamere e case vacanze, Laura porta avanti un’ospitalità sincera e professionale, all’interno di due palazzi storici e affrescati.
Ogni soggiorno, che sia a Residenza Le Nuvole o a Palazzo Grillo, che gestisce con il marito Matteo Paini, diventa esperienza: le stanze raccontano la storia di Genova.
Come presidente di Federalberghi Genova, Laura promuove la città come destinazione d’eccellenza, valorizzando il centro storico e costruendo relazioni autentiche.

La strega del castello, Caterina Roncati
Genova è una città che sa unire prodotti d’eccellenza a una forte sensibilità sociale, come dimostra Martina Francesconi con il suo Gelatina in via Garibaldi 20.
Qui il gelato diventa arte, cultura e memoria del territorio. Il laboratorio unisce gelateria artigianale, caffetteria e libreria gastronomica, con attenzione alla sostenibilità e all’inserimento di giovani diversamente abili.
Ogni gusto racconta storie e ricordi, trasformando materie prima di altissima qualità, che seguono rigorosamente le stagioni, in un atto di cura e memoria collettiva.
Dal gelato alle fragranze, a Genova si respira anche una forte corrente alchemica, incarnata dall’atelier La Strega del Castello di Caterina Roncati.
Alchimista contemporanea, Caterina crea profumi “fatti a naso” che evocano emozioni e ricordi, trasformando ogni fragranza in un racconto sensoriale. Il progetto, interamente femminile, unisce intuizione, ricerca e capacità imprenditoriale, restituendo alla figura della “strega” il suo significato originario: donna libera, sapiente e profondamente connessa alla natura.
La Strega del Castello nasce dalla storica Farmacia del Castello, il cuore di una storia tutta al femminile guidata dalle tre sorelle Giovanna, Emanuela e Caterina, che hanno trasformato l’eredità paterna in un microcosmo di creatività e ricerca sensoriale.

Martina Geroni, ceramista
Questa forte vena femminile scorre anche tra i tanti laboratori artigiani disseminati in città, tra cui Unexpected Italy ha selezionato due ceramiste contemporanee. Emanuela Biraghi, nel suo Studio Bira, trasforma la ceramica in poesia e spiritualità.
Ceramista e artista ligure d’adozione, Emanuela fonde la passione per la ceramica con la sua esperienza nella pratica delle arti marziali orientali, creando un linguaggio poetico dove ogni opera nasce dal dialogo tra istinto e forma, equilibrio e metamorfosi. All’interno dello studio, i visitatori possono ammirare opere originali, commissionare pezzi su misura e accedere gratuitamente alla suggestiva galleria sotterranea.
Architetta e ceramista, Martina Geroni riscopre la manualità dopo esperienze in Italia e in Messico, trovando nella materia naturale il suo centro creativo.
La sua ricerca nasce dall’antica tradizione rinascimentale dell’Impagliata, quando alla puerpera si regalava un set di ceramiche impilate per il primo pasto del neonato.
Da questa ispirazione prendono vita creazioni come il Tablino e la Brocca Airone, oggetti quotidiani che si trasformano in sculture modulabili e armoniche, portando l’arte direttamente nella vita di tutti i giorni.

Acciughetta, Giorgia Losi
Anche la cultura a Genova è donna, con molte figure femminili al timone dei musei, dai Musei del Mare al Museo di Arte Orientale, fino a Via del Campo 29. Tra queste, Raffaella Besta si distingue come una delle personalità più influenti del panorama culturale genovese, unendo competenza, passione e determinazione nella valorizzazione del patrimonio artistico della città.
Dal 2019 ricopre l’incarico di Responsabile del Polo Musei di Arte Antica, coordinando le strutture dei Musei di Strada Nuova, tre straordinari palazzi dei Rolli che custodiscono capolavori di Veronese, Van Dyck, Caravaggio, Rubens e Canova, fino al prezioso Violino di Paganini.

I Canovacci, sorelle Alessandra, Paola e Federica Alberico
A pochi passi dai Musei di Strada Nuova, in via dei Macelli 60, il ristorante I Canovacci racconta un legame profondo tra famiglia, territorio e autenticità. Le sorelle Federica e Alessandra, con il supporto della sorella più grande Paola, hanno scelto di ribaltare i ruoli tradizionali: l’uomo ai fornelli, le donne ad accogliere.
Ogni piatto è un omaggio a Genova e alle sue terre, realizzato con farine selezionate, pesce fresco, carni piemontesi e materie prime di qualità che arrivano direttamente dai contadini con cui collaborano, in un ambiente rilassato e familiare. Un luogo sincero, aperto solo a pranzo, per mantenere un equilibrio armonioso tra lavoro e vita personale.
Il nome I Canovacci nasce dal negozio di tessuti che un tempo occupava lo stesso locale, gestito da un’altra donna che oggi sta lasciando la sua impronta tra le case dei genovesi: Luisa Mongiardino.
Con il suo progetto Le Tele, Luisa dà nuova vita alla tradizione tessile genovese, realizzando tovaglie, tende e poltrone che intrecciano memoria, artigianato e sostenibilità. Ogni creazione diventa un’esperienza sensoriale e poetica, capace di raccontare la Genova delle botteghe storiche e il profondo legame tra materia e territorio.
Infine in via di Scurreria si trova il laboratorio di Elisabetta Comotto che porta avanti con eleganza la storica tradizione orafa genovese di Carlo Sforza. Cresciuta tra laboratori, pietre e ceselli, Elisabetta respira fin da bambina la magia del mestiere. Le sue creazioni uniscono linee essenziali, materiali selezionati e lavorazioni antiche, trasformandosi in gioielli che dialogano tra storia e contemporaneità: piccoli capolavori che raccontano identità e memoria.

Gelateria Gelatina, Martina Francesconi
Focus: conosciamo unespected Italy
È nata a Londra, ma ha il cuore in Italia la startup Unexpected Italy, progetto travel tech fondato da Elisabetta Faggiana e Savio Losito, lei di Vicenza e lui di Barletta, recentemente premiato anche alle Nazioni Unite per il suo approccio etico e innovativo al turismo.
Oggi l’app, descritta dal The Guardian come “una bussola per viaggiatori consapevoli”, è attiva in 13 territori italiani, tra cui Venezia, Roma, Torino, Padova, Vicenza e la Valle d’Itria, e si propone come un antidoto alle trappole del turismo di massa.
L’idea alla base è semplice ma rivoluzionaria: mappare luoghi autentici, incontrare personalmente artigiani, osti, produttori e piccoli albergatori, ed entrare in contatto con quelle realtà che ancora oggi resistono all’omologazione. La loro app funziona come una “Lonely Planet 3.0”, geolocalizzata e targetizzata, in grado di suggerire itinerari costruiti su misura, con l’obiettivo di far sentire il viaggiatore parte della comunità locale, non un semplice consumatore di luoghi.
Premiata con il Roma Startup Award per l’originalità della proposta e la capacità di creare valore per il territorio, la piattaforma ha raccolto l’attenzione anche dei media internazionali: BBC e The Guardian hanno dedicato articoli approfonditi all’iniziativa, in particolare per l’analisi del territorio vicentino e torinese.
Il lavoro di mappatura, condotto in prima persona dai due founder, ha permesso di costruire una rete selettiva e dinamica di migliaia di esperienze autentiche, molte delle quali impossibili da trovare sui canali turistici convenzionali. In città come Roma e Venezia, dove secondo recenti studi oltre il 70% dei turisti finisce in trappole commerciali, Unexpected Italy propone alternative concrete: ristoranti veri, botteghe vive, quartieri ancora abitati. Unexpected Italy parte dal presupposto che il turismo, per essere sostenibile, debba tornare a essere relazione e trasformazione. Il loro “algoritmo relazionale” non si basa su tendenze, ma su passioni e affinità, con alcune destinazioni suggerite solo a chi dimostra attenzione e rispetto. “Non tutti i luoghi sono per tutti,” spiegano. “La nostra missione non è portare tutti negli stessi posti, ma far incontrare le persone giuste con i luoghi giusti.” Un’idea di viaggio che non consuma, ma cura. E che dell’Italia restituisce finalmente l’anima.
Nov 6, 2025 | Enogastronomia
Con i colori caldi della vendemmia e il profumo d’autunno, il Nero d’Avola torna a riempire i calici, portando con sé il racconto autentico della Sicilia.
È un vino che parla di contrasti e armonie, come la sua terra; il Nero d’Avola unisce forza e finezza, calore e freschezza, in un equilibrio che affascina da secoli.

Il simbolo della Sicilia enoica
“Il Nero d’Avola è il simbolo di una Sicilia che sa rinnovarsi restando fedele alle proprie radici, un vino che nasce da una terra unica e che riesce a interpretarla con passione e sincerità” afferma Camillo Pugliesi, direttore del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia.
“È un vino che si adatta al tempo e al gusto, capace di unire la ricchezza del sole siciliano alla profondità della sua storia e alla forza della sua gente. Il nostro Consorzio ha un compito importante: tutelare l’identità dei vitigni autoctoni, valorizzando le varietà specifiche che fanno della Sicilia del vino un patrimonio unico, e promuoverle nei mercati nazionali e internazionali affinché diventino ambasciatori del nostro territorio nel mondo. Attraverso progetti di conservazione della biodiversità, partnership scientifiche, iniziative di comunicazione e partecipazione diretta agli eventi di settore, ci impegniamo a far conoscere non solo il vino, ma la sua storia, la sua autenticità, il legame con le terre da cui nasce.”

Il vino passionale
Le origini del Nero d’Avola risalgono al XVII secolo, quando il vitigno, conosciuto come Calabrese nero, era già apprezzato per la qualità e l’intensità dei suoi vini.
Dal sud-est della Sicilia, più precisamente dalla zona di Pachino e Vittoria – culle della sua storia – si diffuse in tutta l’isola, trovando in ogni territorio un’espressione diversa.
I suoli calcarei del sud, le colline argillose del centro e le brezze marine della costa occidentale hanno plasmato biotipi distinti, capaci di esprimere sfumature che vanno dalla potenza alla grazia, dalla struttura alla finezza.
Nel calice, il Nero d’Avola si riconosce subito: il suo colore rosso profondo anticipa un bouquet ampio e avvolgente, dove spiccano profumi di ciliegia matura, prugna, fragola e spezie.
In bocca rivela equilibrio e densità, con tannini morbidi e una persistenza che ricorda il calore del sole e la mineralità della terra.
È un vino che sa essere passionale e al tempo stesso elegante, come la Sicilia stessa.
In autunno, quando i ritmi rallentano e i sapori si fanno più intensi, il Nero d’Avola trova la sua stagione ideale.
È un vino che invita alla convivialità, al piacere di un racconto che prosegue di generazione in generazione.
Degustare Nero d’Avola in autunno significa riscoprire la Sicilia più autentica: un’isola che vive di contrasti e di armonie, di luce e profondità. Un luogo dove il tempo scorre lento e intenso, come un sorso di vino che racconta storie di uomini, di vento e di sole.
Nov 5, 2025 | Enogastronomia
Da venerdì 7 a domenica 9 novembre 2025, Reggio Calabria ospita Slow Grains – Dialoghi per coltivare il futuro: la tre giorni dedicata alla rete Slow Grains e alla valorizzazione di produttori e trasformatori locali e nazionali impegnati nel recupero della biodiversità e nella diffusione delle filiere dei cereali tradizionali.
Organizzato da Città Metropolitana di Reggio Calabria con Slow Food Italia e Slow Food Grains, l’evento si svolge tra la Sala Biblioteca di Palazzo Alvaro – Città Metropolitana di Reggio Calabria, che ospita incontri e conferenze, e Piazza Italia, animata da Laboratori del Gusto e da una mostra mercato che vede protagonisti i Presìdi Slow Food calabresi e numerose varietà tradizionali di grani, pani, paste e altri prodotti. Scopri il programma su www.slowfood.it, tutte le iniziative sono gratuite e senza necessità di prenotazione.

Grano solina dell’Appennino abruzzese, Presidio Slow Food – Abruzzo
Slow Grains. Dialoghi per coltivare il futuro
«La rete Slow Grains rappresenta un modello concreto di politica agricola dal basso, capace di coniugare dialogo, confronto e tutela della biodiversità cerealicola con una visione moderna, partecipata e strategica dell’agricoltura italiana – sottolinea Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia –. Il frumento, simbolo della nostra identità contadina e del modello produttivo responsabile che ancora è presente e diffuso nel nostro Paese, torna al centro di un progetto che rafforza i territori, le comunità e la qualità del cibo come bene comune.
Con la tre giorni di Reggio Calabria vogliamo promuovere una nuova alleanza tra istituzioni, produttori, trasformatori e cittadini, per costruire una filiera del grano giusta, sostenibile e generativa, capace di nutrire consapevolezza. La produzione cerealicola italiana può e deve diventare un pilastro della transizione ecologica e della coesione territoriale: valorizzando il clima, le conoscenze locali e la responsabilità delle comunità di agricoltori che ogni giorno custodiscono la terra, difendono il paesaggio e garantiscono il futuro del nostro cibo».

Grano Marzellina, Presidio Slow Food – Campania
«Slow Grains è un evento strettamente legato alla rete omonima, che valorizza il lavoro degli agricoltori che hanno recuperato biodiversità e deciso di puntare sulla coltivazione dei cereali tradizionali, mulini a pietra per la produzione di farine e artigiani che realizzano pane, pasta e prodotti da forno.
Dopo l’edizione di Caltanissetta del 2024, Slow Grains approda a Reggio Calabria, per una tre giorni in cui i protagonisti della rete incontrano le istituzioni, il mondo della ricerca e cittadini sempre più consapevoli della sostenibilità, della salute e delle emergenze ambientali e sociali in atto» sottolinea Mimmo Pontillo, referente della rete Slow Grains.
«In un momento particolarmente difficile per la cerealicoltura come quello attuale, abbiamo pensato di mettere al centro del dibattito il tema del pane del futuro, tra qualità vera e centralità sociale; di come i cereali tradizionali e le filiere locali potrebbero essere una chiave di innovazione e sviluppo per le aree interne; la fondamentale importanza della biodiversità e dell’agroecologia, capaci di rigenerare le risorse naturali e garantire cibo sicuro e di qualità».

Grano Marzellina, Presidio Slow Food – Campania
Un assaggio del programma
Si parte giovedì 6 novembre con Aspettando Slow Grains, Il pane di oggi e le sfide di domani, un laboratorio creativo, presso l’Istituto Agrario Righi – Boccioni – Fermi, in cui i partecipanti sono chiamati a immaginare scenari futuri, scegliere ingredienti, tecniche, valori, riflettendo su temi come clima, sostenibilità, culture alimentari e biodiversità.
Venerdì 7 novembre alle 17 si svolge La pasta della tradizione, un Laboratorio del Gusto riservato agli studenti del progetto Orti a scuola dell’Istituto Scolastico Scopelliti – Green di Rosarno. Un’occasione per riscoprire e custodire l’arte dei maccheroni cu cannici insieme alle nonne di Bagaladi, pronte a insegnare l’arte del fare la pasta a mano, per trasformare un gesto antico in un momento di partecipazione e condivisione. Segue l’inaugurazione ufficiale dell’evento alle 18.30 presso Palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana di Reggio Calabria.
Sabato 8 novembre, la giornata si apre alle 9.30 con la conferenza Il pane del futuro, seguita dal Laboratorio del Gusto I pani tradizionali. L’obiettivo è rilanciare la produzione e il consumo del pane vero, diffondendone la conoscenza e garantendone l’accessibilità a tutti. Nel corso della giornata l’incontro su I cereali delle terre alte: il loro valore per le aree interne, ha l’obiettivo di capire come i territori più fragili e isolati del nostro Paese, afflitti da problemi economici e strutturali, possono trovare nelle filiere dei grani tradizionali una chiave di innovazione e sviluppo; mentre in Dal seme al sistema agroecologico attraverso la biodiversità, si confrontano agricoltori custodi e ricerca per esplorare il ruolo delle varietà tradizionali recuperate, ormai al centro di filiere produttive innovative.
A chiudere gli appuntamenti, alle 16.30 è il Laboratorio del Gusto Le donne del pane con Lorenza Roiati, fornaia di L’assalto ai forni di Ascoli Piceno, Karen Lopez, esperta di panificazione, e Rosy Attinà, fornaia.
La serata prosegue alle 20 con la Cena Slow Grains, evento su invito organizzato con i Cuochi dell’Alleanza Slow Food della Calabria, sostenuto dai GAL territoriali e realizzato insieme ai produttori dell’area metropolitana. Collabora l’Istituto Professionale Alberghiero Turistico Giovanni Trecroci.
Domenica 9 novembre, il focus è alle 9.30 con la conferenza Lo sviluppo delle filiere locali, la sostenibilità economica e sociale dei grani tradizionali.
Partendo dalla preoccupante situazione attuale del mercato dei cereali, si parlerà della proposta di Slow Food delle “misure specchio” da applicare negli accordi commerciali internazionali.
Per tornare poi a parlare della filiera dei cereali tradizionali e delle sue possibilità di diffusione sui territori, ascolteremo alcune esperienze di comunità nate in Italia e all’estero, approfondendo con esperti e ricercatori i risvolti sociali e la sostenibilità economica che queste produzioni possono esprimere.
Conclude Slow Grains il laboratorio di pasticceria I dolci della tradizione calabrese, alle 11.30. Un’occasione per scoprire come ogni luogo possieda una propria identità dolce, espressa attraverso preparazioni che raccontano storie di territori, di festività religiose, di abitudini familiari.

Grano solina dell’Appennino abruzzese, Presidio Slow Food – Abruzzo
Il mercato
Il Mercato di Slow Grains si svolge in Piazza Italia, una delle piazze principali di Reggio Calabria, l’8 novembre dalle 9 alle 19 e il 9 novembre dalle 9 alle 16. A due passi dal mare, il mercato rappresenta un’occasione imperdibile per conoscere oltre 20 aziende che valorizzano la biodiversità calabrese e non solo.
Non mancano ovviamente le farine, i pani, gli oli extravergini, le paste fresche e secche e i dolci della tradizione, affiancati da birre artigianali, mieli.
Tra i Presìdi Slow Food da non perdere, spiccano il caciocavallo di Ciminà, i caprini dell’Aspromonte e il pecorino dell’Altopiano Vibonese tra i formaggi calabresi. Da assaggiare anche l’arancia belladonna di San Giuseppe, i pruna di frati di Terranova e la cipolla bianca di Castrovillari. Presente anche l’Arca del Gusto, con diversi prodotti da salvare registrati nel catalogo di Slow Food, come i salumi naturali da suino nero dell’Aspromonte e il pomodoro bovalino.
La prima edizione di Slow Grains è realizzata da Città Metropolitana di Reggio Calabria con Slow Food Italia e Slow Grains, con Slow Food Calabria, Comunità Slow Food dei grani tramandati in Aspromonte e dei cibi della memoria storica, Conpait Pasticceri d’Italia, con il patrocinio della Città di Reggio Calabria, Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, con il contributo di Galbatir, agenzia per lo sviluppo locale, Gal Terre Locridee. Supporto alla comunicazione Progetto Touring. Con la collaborazione di Ipalb Tou Giovanni Tre Croci, Liceo Artistico Preti Frangipane, Touring Club Italiano di Reggio Calabria.
Nov 4, 2025 | Enogastronomia
Nella località friulana di Lignano Sabbiadoro, l’autunno è stagione di autentica immersione nella natura, con camminate a ritmo lento, degustazioni vitivinicole ed escursioni tra i casoni.
Anche quando sono chiusi gli ombrelloni Lignano Sabbiadoro è una festa per gli occhi, per la mente e per il palato.
Grazie all’aria frizzante, ai colori caldi del paesaggio e al tepore avvolgente dei tramonti, la località friulana in questa stagione diventa il posto giusto per chi cerca ritmi lenti e sapori autentici. Tra le esperienze che si possono vivere, spiccano le passeggiate tematiche come La Via dell’Alba e Nei Colori del Tramonto, e il trekking in pineta con Nel Profumo di Resina.
A queste si aggiungono poi le minicrociere tra i Casoni e i momenti di degustazione tra le cantine del territorio.

foto A. Castiglioni
Rigenerarsi lungo la Via dell’Alba
Scortati dalle prime luci del giorno, il percorso La Via dell’alba ha inizio dal porto che collega il mare alla laguna. Il tracciato si snoda nei pressi dell’iconico faro, nelle vicinanze di Villa Zuzzi, detta anche Villino Zuzzi – la più raffinata costruzione liberty della località – e, pochi passi più avanti, di Piazza Fontana, uno dei punti focali della località che si apre tra il mare e le vie dello shopping. Proseguendo lungo la riva, si può ammirare il luccichio del mare sotto il sole e giungere all’Ufficio 16, dove si incontra il locale in cui il maestro del noir italiano Giorgio Scerbanenco cercava ispirazione per i suoi racconti. Il percorso termina poi all’ufficio 19 dove il lungomare si
collega alla Pineta.

Camminare nei colori del tramonto
Per chi invece ama i colori e le sfumature che solo il tramonto sa regalare, soprattutto in questa stagione, il cammino più suggestivo è Nei Colori del Tramonto.
Si parte dalla Darsena “Porto Vecchio” per poi seguire l’argine della laguna, regno indiscusso di cigni, anatre, germani e dell’airone cinerino.
In questo cammino ci si può rigenerare e godere dei panorami tipici di questo luogo, scorgendo in lontananza le sagome di qualche Casone, le antiche dimore dei pescatori, che rendono ancora più incantevole il momento che precede il calare della sera. Il colpo d’occhio arriva fino
ai monti del Friuli Venezia Giulia, che appaiono all’orizzonte come in un dipinto.

Un trekking nel profumo di resina
Per chi invece vuole camminare immergendosi totalmente nel verde, il percorso Nel Profumo di Resina fa al caso suo: un tracciato che inizia nella parte finale del lungomare Sabbiadoro,
costeggiando da una parte le dune di sabbia e dall’altra la torre dell’orologio della vecchia colonia marina.
Si procede poi a passo di trekking verso la pineta, tra i pini maestosi, con l’aria frizzante che amplifica l’intenso profumo di resina e terriccio tipico dell’autunno. In questa oasi verde, dove le felci
mantengono un verde intenso e gli arbusti si tingono di rosso e bruno, è facile scorgere diverse specie di volatili come gazze, colombacci e tortore.
Si procede poi verso Lignano Pineta, dove si possono ammirare le prestigiose ville degli architetti che hanno reso famoso l’esperimento urbanistico di Lignano per poi concludere il trekking a
Lignano Riviera.

Una minicrociera tra gli affascinanti Casoni
Grazie ai servizi di imbarcazione presenti sul territorio, è possibile vivere l’esperienza di una minicrociera alla scoperta dei tradizionali Casoni anche nel periodo autunnale.
Partendo dal porto, in prossimità del Faro Rosso di Lignano, si può compiere un viaggio indietro nella storia di queste dimore, un tempo utilizzate dai pescatori, che sembrano vere e proprie palafitte sospese sulle acque lagunari.
Costruite utilizzando il materiale a disposizione, come le canne palustri, utili per isolare l’interno dal
freddo e dal vento di bora, al loro interno i pescatori erano soliti accendere un focolare per
scaldare le fredde notti invernali.

Un aperitivo tra le cantine del territorio
Infine, è possibile rilassarsi con un aperitivo in una delle tante cantine vitivinicole della zona e gustare i vini locali: dal Friulano alla Ribolla Gialla, disponibile sia ferma che spumantizzata, dalla Malvasia al Refosco del Peduncolo rosso, solo per citarne qualcuno.
Durante le degustazioni, i vini sono serviti con piatti tipici del territorio come il Frico con la polenta, una pietanza a base di patate e Montasio servito con la polenta, che ben esalta il sapore dei vini locali, racchiudendo tutto l’incanto e le tante anime di questo territorio.
Un altro abbinamento proposto è con il Prosciutto San Daniele, simbolo del Friuli Venezia Giulia nel mondo, noto per la sua dolcezza. Da provare poi sempre nella zona le sarde in saor, alici marinate in un condimento di cipolle in agrodolce, i sievoli sotto sal, o la zuppa di pesce alla maranese, piatto autentico della storia di questa zona.
Nov 3, 2025 | Enogastronomia
Il Ponte dei Santi è una delle occasioni più gettonate per staccare dalla routine quotidiana e visitare nuovi o vecchi posti per un fine settimana lungo: ma quali sono state le località più gettonate?
Holidu, portale di prenotazione di case e appartamenti vacanza tra i più noti d’Europa, ha realizzato la classifica delle top 30 destinazioni più amate dagli italiani per il ponte di Ognissanti 2025, indicando, inoltre, anche il numero medio di persone, il numero di notti in media nonché il prezzo medio delle case vacanze per ciascuna destinazione. Il budget? Quest’anno varia dai 92 euro di Trapani fino ai 481 di Positano!

Roma – credits Chris- Czermak via Unsplash
Roma caput mundi
Roma guida la classifica delle destinazioni più cercate per il Ponte di Ognissanti 2025, con un prezzo medio di 203€ a notte.
Seguono Lucca con 244€ spinta dal successo del suo celebre evento dedicato al mondo del fumetto, Parigi terza con 291€ per notte e Barcellona con i suoi 261€.
A chiudere la top 5 è Firenze, che non smette mai di attrarre visitatori in qualunque parte dell’anno con un prezzo medio di 184€ a notte. Al sesto posto troviamo Napoli con 137€, in settima posizione si piazza invece un’altra città toscana ossia Pisa con i suoi 156€, davanti a Venezia ottava per un prezzo a notte di 216€.
Le ultime due posizioni della top 10 sono per Londra con 263€ e Capri, l’unica tra le prime 10 a superare il muro dei 300 euro a notte (309€).

Napoli. Depositphotos
Toscana e Campania pigliatutto
Un’analisi regionale: Toscana e Campania battono tutti con il maggior numero di destinazioni presenti tra le prime trenta, precisamente 4 ciascuna.
Per la Toscana ben 3 di queste località sono in top 10, ossia Lucca, Firenze e Pisa, alle quali si
aggiunge anche Capannori al 21mo posto con una tariffa media di 253€.
Per la Campania invece oltre a Napoli al sesto e Capri al decimo posto, si aggiungono Salerno
al 25mo posto e Positano al 29mo.
La Lombardia e il Piemonte seguono con 3 località ciascuna con Milano al 12mo posto, Brescia al 23mo e Livigno in 27ma posizione, mentre il Piemonte è rappresentato da Torino al 13mo posto, Alba al 19mo e Barolo in chiusura della top 30.
Due mete l’una per Sicilia e Puglia: per la prima Trapani e Catania rispettivamente 14ma e 18ma, per la seconda invece Bari in 16ma posizione e la città dei trulli, Alberobello in 24ma posizione.
Una destinazione ciascuna per Abruzzo, Sardegna, Lazio, Veneto e Umbria.

Parigi. Foto di Steve Bidmead da Pixabay
All’estero vincono le capitali europee
Vacanze all’estero: gli italiani scelgono le grandi città europee Come sempre anche quest’anno in occasione del Ponte di Ognissanti, le località italiane dominano la classifica con ben 23 destinazioni su 30 all’interno del territorio nazionale (tuttavia 4 in meno rispetto all’anno passato).
Ma non mancano località straniere in particolare in Spagna, il Paese estero più rappresentato con ben 4 località in graduatoria di cui solo Barcellona in top 10 al quarto posto e Valencia appena fuori in 11ma posizione. A queste si aggiungono anche Siviglia al 17mo posto e Madrid al 22mo.
La Francia è rappresentata da Parigi che conquista il gradino più basso del podio in classifica con un prezzo medio di 291€ a notte. Londra, capitale dell’Inghilterra, si prende il nono posto. L’altra meta estera è Vienna: la capitale dell’Austria chiude la presenza straniera nelle prime trenta al 28mo posto con un prezzo medio di 147€ a
notte.

Positano. EvrenKalinbacak per depositphotos
La destinazione più costosa? Positano
I cambiamenti rispetto al 2024: Roma riconquista il primo posto, Parigi in ascesa Nel 2025 la classifica delle prime 10 località mostra diversi cambiamenti interessanti: Roma riconquista la prima posizione che era sua nel 2023, superando Lucca, che scende al secondo posto.
Parigi compie un balzo notevole, salendo di 7 posizioni fino al terzo posto, seguita da Barcellona, che guadagna 4 posizioni. Firenze e Napoli perdono terreno, scendendo rispettivamente di 2 posizioni ciascuna, mentre Pisa e Venezia migliorano sensibilmente la loro posizione recuperando rispettivamente 5 e 6
gradini.
Le nuove entrate nella top 10 sono Londra (la più alta in assoluto al nono posto), Capri (10ma) e, poco più giù, Valencia (11ma).
Le due località che hanno perso più posizioni complessivamente sono Alberobello, in calo di 15 posti passando dal nono al 24mo posto, e Livigno, che registra un crollo di ben 21 posizioni rispetto al 2024 passando dal sesto al 27mo posto.
Qual è la destinazione più costosa?
La località più costosa fra tutte è Positano: l’incantevole località della costiera amalfitana si impone con un prezzo medio di 481€ a notte davanti a un’altra località campana ossia Capri con 309€ e Parigi con 291€ a notte. Seguono Milano, quarta più costosa con 277€ e Londra con 263€.
Sul versante opposto, sono siciliane le due località più accessibili: Trapani si conferma la più economica in assoluto con una tariffa media di 92€, seguita da Catania con i suoi 99€ medi per notte. A esse seguono Salerno (109€), Cagliari (113€) e Bari (121€).
Metodologia:
Holidu ha analizzato le ricerche effettuate dai viaggiatori italiani sul sito holidu.it per soggiorni aventi data di check-in compresa tra il 29 ottobre e il 1 novembre 2025 e data di check-out compresa tra il 1 e il 4 novembre 2025 e ha quindi stilato la classifica delle destinazioni di viaggio più ricercate. Per ogni località è stato indicato il prezzo medio per notte.