Apr 6, 2012 | Arte e cultura, Valdarno
Sul limite della dorsale che scende dai Monti del Chianti e che a nord-est spazia verso la valle dell’Arno fino al Pratomagno e a sud-est domina la valle dell’Ambra, si trova S. Leolino (m. 377 s.l.m.).
Il paese è costituito da un castello medievale, parzialmente diroccato, sulle cui mura sono state adattate e ricostruite modeste abitazioni e la chiesa, e da una borgata pianeggiante con alcuni palazzi del Quattrocento, un tempo dimora di facoltose ed illustri famiglie fiorentine.
A S. Leolino soggiornò il poeta Ugo Foscolo in amicizia con la “Donna Gentile” Quirina Mocenni Magiotti, che qui possedeva un’abitazione. Originario del luogo fu Sebastiano Sanleolini, genero di Goro da Montebenichi, che ebbe una certa fama quale giureconsulto, letterato e poeta.
Un altro Sanleolini, Francesco, fu accademico della Crusca. Entrambi vissero nel XVI secolo.
Il castello, come risulta dalle Memorie di Tito Cini, fu incendiato intorno al 1300 dai senesi che, alleati con i fiorentini, combattevano in quel periodo contro i feudatari dell’aretino per la conquista e la sudditanza dei territori del Valdarno Superiore e della Valdambra.
Il nome del paese si combina con quello del patrono, S. Leolino. Questi pare sia stato un vescovo di Padova martirizzato a Roma nel 242 e sepolto nelle catacombe di Santa Priscilla. La chiesa risale al 1000, ma successivamente è stata ricostruita e trasformata in uno stile settecentesco. Al suo interno si trovano opere di un certo valore.
Pregevole è il tempietto per gli olii santi del fonte battesimale che, nonostante le numerose integrazioni, si può ritenere opera di maestranze scalpelline cinquecentesche.
Di valore artistico è anche il tabernacolo in pietra dell’altare maggiore. Eccezion fatta per il moderno sportello (inserito negli anni settanta), il tabernacolo è un manufatto ascrivibile alle maestranze toscane della lavorazione della pietra operanti tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Sull’altare maggiore è collocata una tela secentesca raffigurante la Vergine e il Bambino che appaiono a tre santi inginocchiati.
A sinistra è riconoscibile il santo vescovo Leolino fra due angeli che reggono pastorale e mitra. Gli altri due santi sono presumibilmente S. Pietro (al centro) e S. Lorenzo (a destra).
La Fonte Lattaia
Nei pressi di S. Leolino esisteva una piccola sorgente di acqua perenne che veniva chiamata “Fonte Lattaia” perché, secondo la tradizione orale, ad essa erano attribuite proprietà galattofore miracolose: bevendo l’acqua di questa sorgente le nutrici vedevano aumentare la secrezione del latte. Le proprietà miracolose di tali acque erano conosciute nel Valdarno, nella Valdambra e perfino nel Chianti, e ciò dava luogo ad un incessante pellegrinaggio verso questa fonte.
In realtà si tratta di un luogo di culto delle acque, con una continuità di frequentazione dalla preistoria fino ad oggi, per un periodo di quattromila anni, come testimonia un idoletto, risalente all’età della pietra, qui rinvenuto.
Towards the edge of a mountain ridge that descends from the Monti del Chianti, stretches out toward the Arno valley and Pratomagno to the north east and dominates the Ambra valley to the south east, we find San Leolino, 377 m above the sea level.
This village consists of a partially ruined medieval castle with unpretentious houses and a church along the castle walls, and a flatter borough that includes a few 15th century palazzi which used to be the homes of rich and illustrious families from Florence.
The poet Ugo Foscolo stayed in San Leolino because of his friendship with the “Donna Gentile” Quirina Mocenni Magiotti, who owned a house there.
A 16th century native son of San Leolino was Sebastiano Sanleolini, son-in-law of Guido da Montebenichi, who was quite famous as a jurisconsult, man of letters, and poet. Another Sanleolini from the 16th century, Francesco, was a member of the Accademia della Crusca.
According to the Memorie of Tito Cini, the Senese set the castle on fire about the year 1300; the Senese were at that time allies of Florence in the war against the Aretine feudal lords for control over the lands of the Upper Arno valley and Valdambra.
The name of the village is the same as that of its patron saint, San Leolino. He is said to have been a bishop of Padua who was martyred in Rome and buried in the catacombs of St Priscilla.
The church dates back to the year 1000 but has since been rebuilt and transformed in the style of the 18th century. It contains some quite valuable works, such as the temple-formed container for sacred oils on the baptismal font which can, despite several re-workings, be attributed to master stone- cutters of the 16th century. The stone tabernacle of the main altar is also artistically quite valuable, except for the modern door which was added in the 1970s. The tabernacle is attributed to Tuscan master stone-cutters of the late 15th or early 16th century. A painting on canvas from the 17th century hangs above the main altar.
The Milk Fountain
A small perennial water spring near San Leolino used to be called “Fonte Lattaia” (milk fountain) because, according to oral tradition, milknurses experienced miraculous increases in their milk production drinking of its water. These miraculous properties were known in Valdambra, Valdarno and even in the Chianti region, and attracted a constant flow of pilgrims.
It was undoubtedly a site of water-cults. A small idol from the Stone Age that has been found nearby shows how this spring has been visited,without interruption, since prehistorical times – for about four thousand years.
Apr 6, 2012 | Arte e cultura, Val d'Orcia | Val di Chiana
Arrigo VII, Duca del Lussemburgo, venne eletto Imperatore del Sacro Romano Impero nel 1308 ad Aquisgrana, dopo la tragica morte del suo predecessore, Alberto d’Asburgo.
La sua fama è legata profondamente alla sua politica interventista in Italia. Da parte italiana, il suo viaggio nel nostro paese per essere incoronato a Roma dal Papa, fu visto da molti come una possibile “sanatoria” delle discordie esistenti fra le città italiane e le lotte tra Guelfi e Ghibellini. Anche Dante Alighieri in persona infatti ne sollecitò l’intervento.
E quasi a furor di popolo, finalmente nel 1310, dopo un periodo di personali “sondaggi”, Arrigo VII si decice a scendere in Italia. Si era ripromesso di restaurare la concordia fra le città italiane, ma il suo bell’ideale contrastò ben presto con le lotte intestine delle città e delle fazioni.
Fu così costretto (suo malgrado?) a combattere diversi avversari. Assediò la ribelle Brescia dove perse il fratello Valerano, poi fu a Genova dove morì sua moglie Margherita di Bradante, dopo si sostò a Pisa la città ghibellina a lui più fedele. Nel 1311 a Milano, cinse la corona ferrea di Re dei Romani. Poi, per un insieme di circostanze, di contrasti politici e di intrighi, ad alcuni sembrò che parteggiasse per i ghibellini e perciò fu osteggiato dalle leghe guelfe soprattutto in Toscana e in Umbria.
Dall’Italia del Nord scese fino a Roma, invasa nel frattempo dal suo avversario Roberto d’Angiò re di Napoli ed imparentato col re di Francia. Superando perciò molti ostacoli, riuscì a farsi incoronare nel 1312, nella basilica di San Giovanni in Laterano, non dal Papa però – che all’epoca risiedeva ad Avignone – ma da un Cardinale delegato dal Papa stesso.
Ripartito Imperatore da Roma si diresse verso l’Umbria e la Toscana per combattere la Lega Guelfa. Si fermò a Pisa sua alleata e poi cinse d’assedio la guelfa Firenze senza riuscire però a farla cadere. Decise quindi di desistere e di marciare verso Siena. Qui, già ammalato, pose il campo a Pancole e cercò di far capitolare Siena, ma anche questa non cedette. Da Pancole l’Imperatore si trasferì con tutto il suo esercito nei piani di Orgia. Da qui si recò ai Bagni di Macereto per alcuni giorni di cura, e nella convinzione di aver riacquisito una perfetta forma fisica, si avviò con tutti i suoi armati (circa 12.000 fra fanti e cavalieri) verso sud, lungo la via Romana, deciso a marciare senza indugi, contro il Re di Napoli, Roberto d’Angiò.
Ma la malattia tornò e lo costrinse a fermarsi presso Buonconvento. Era il 21 agosto 1313. Qui dopo tre giorni di agonia, morì nella chiesa di San Pietro. Subito si sparse la leggenda che l’imperatore fosse stato avvelenato con l’ostia consacrata dal suo confessore; voce questa che riscosse credito per lungo tempo, nonostante le autorevoli smentite.
Da Buonconvento la salma dell’Imperatore fu trasferita in gran segreto a Paganico, dove ricevette le onoranze funebri, e poi trasportata a Suvereto dove venne trattata per la conservazione e di lì trasferita a Pisa dove fu sepolta nel Cimitero Monumentale e poi in Duomo, dove tutt’ora si trova.
Beh, considerando come sono andati gli eventi, forse Arrigo VII non aveva tutti i torti ad avere molti indugi dallo scendere in Italia…Viaggio non certo fortunato il suo!
Henry VII, Duke of Luxembourg, was elected Emperor meilleurs casinos en ligne of the Holy Roman Empire in 1308 at Aquisgrana, following the tragic death of his predecessor, Albert of Hapsburg.
His fame is closely linked with his interventionist policy in Italy. His journey to be crowned by the Pope in Rome was seen by many as a possible solution to the rivalry between Italian cities and the wars between Guelphs and Ghibellines. Dante Alighieri himself encouraged this journey.
And finally, in 1310, almost by public demand and after a period of personal “surveys”, Henry VII decided to travel to Italy. He had promised himself he would bring peace back to the Italian towns, but his well-meaning ideal soon contrasted with the intestinal fighting between the towns and factions.
He was therefore forced (against his will?) to fight various adversaries. He laid siege to the rebellious Brescia where he lost his brother, Valerano, and then went to Genoa where he lost his wife, Margherita of Bradante, then he went to Pisa, the Ghibelline city most faithful to him. In 1311, he put on the iron crown of the King of the Romans in Milan. Then, due to a series of circumstances, political contrasts and plotting, to some it seemed that he favoured the Ghibelline cause and was therefore opposed by the Guelph Leagues, especially in Tuscany and Umbria.
From northern Italy, he reached Rome which, in the meantime, had been invaded by his adversary, Robert of Anjou, King of Naples and a relative of the King of France. Overcoming many obstacles, he managed to have himself crowned in 1312, in the Basilica of San Giovanni in Laterano, not by the Pope who at that time lived in Avignon, but by a Cardinal appointed by the Pope.
Leaving Rome as Emperor, he went to Umbria and Tuscany to fight against the Guelph League. He stopped off at Pisa, his ally, and then laid siege to the Guelph Florence without managing to take it. He then decided to call it off and marched towards Siena. Here, already ill, he camped at Pancole and attempted to take Siena, but also this city didn’t fall. From Pancole, the Emperor moved with his whole army to the plains of Orgia. From here he went to Bagni di Macereto for a few days of cure, and, convinced he had regained perfect physical health, he went south along the Via Romana with all his army (about 12,000 infantry and cavalry), marching hastily against the King of Naples, Roberto of Anjou.
But his illness overtook him and forced him to stop at Buonconvento on 21st August, 1313. Here, after three days of agony, he died in the church of San Pietro. Immediately the legend was born that the Emperor had been poisoned with the host consecrated by his confessor; a story that was believed for along time, in spite of authoritative denials.
The body of the Emperor was transferred in great secret from Buonconvento to Paganico, here it received its funerals and was then taken to Suvereto where it was preserved and then transferred to Pisa where is was buried in the Monumental Cemetery and then in the Cathedral, where it still lies today.
Seeing how things went, perhaps Henry VII was justified in taking his time before coming to Italy …It certainly wasn’t a fortunate journey!
Apr 4, 2012 | Eventi, Val d'Orcia | Val di Chiana
Nei bar di Chianciano Terme torna domenica 8 aprile in occasione della Pasqua la colazione con la “Ciaccia”.
I bar cittadini della città termmale aderenti a Confesercenti allestiranno la tradizionale colazione pasquale nel giorno della festività cristiana.
Saranno numerosi i pubblici esercizi che a partire dalle prime ore della mattina offriranno a residenti e turisti la “ciaccia”, il tipico impasto con formaggio pecorino, assieme al saporito capocollo ed al classico uovo sodo.
La colazione pasquale per eccellenza segna anche in modo originale il buon auspicio per la stagione turistica, che abitualmente entra nel vivo in questa occasione.
La Ciaccia di Pasqua promossa da Confesercenti e Confcommercio a Chianciano giunge quuuest’anno alla sua 30^ edizione, grazie al contributo di Banca Cras, Farmacia Moccia, Vecchia Cantina di Montepulciano: “l’iniziativa è una tradizione ormai cara a chi la organizza e la realizza anno dopo anno – afferma il responsabile d’area di Confesercenti, Armando Bennati – e da molti è vissuta anche come un motivo in più per godere la città e i suoi dintorni, confidando che il tempo possa essere d’aiuto”.
Nei bar di Chianciano Terme torna domenica 8 aprile in occasione della Pasqua la colazione con la “Ciaccia”.
I bar cittadini della città termmale aderenti a Confesercenti allestiranno la tradizionale colazione pasquale nel giorno della festività cristiana.
Saranno numerosi i pubblici esercizi che a partire dalle prime ore della mattina offriranno a residenti e turisti la “ciaccia”, il tipico impasto con formaggio pecorino, assieme al saporito capocollo ed al classico uovo sodo.
La colazione pasquale per eccellenza segna anche in modo originale il buon auspicio per la stagione turistica, che abitualmente entra nel vivo in questa occasione.
La Ciaccia di Pasqua promossa da Confesercenti e Confcommercio a Chianciano giunge quuuest’anno alla sua 30^ edizione, grazie al contributo di Banca Cras, Farmacia Moccia, Vecchia Cantina di Montepulciano: “l’iniziativa è una tradizione ormai cara a chi la organizza e la realizza anno dopo anno – afferma il responsabile d’area di Confesercenti, Armando Bennati – e da molti è vissuta anche come un motivo in più per godere la città e i suoi dintorni, confidando che il tempo possa essere d’aiuto”.
Mar 9, 2012 | Arezzo, Da non perdere
Aboca Museum è unico nel suo genere. Se volete scoprire l’antica tradizione erboristica questo è il posto giusto. Dall’arredo d’epoca ai pregevoli e rari erbari, dai libri antichi di botanica medica ai mortai artigiani, dagli apparecchi di distillazione alle ceramiche e vetrerie. Mitologia, magia, religione, filosofia, letteratura, alchimia, tradizione e scienza per una realtà tornata di grande moda: quella delle erbe salutari.