I vini delle donne: Federica Garramone

I vini delle donne: Federica Garramone

Negli anni Settanta quando l’imprenditoria femminile era ancora silente e non riconosciuta, Rosangela Santojanni, nota in paese come la Signorina, ha condotto con coraggio e intraprendenza l’azienda agricola trasformando in economia i saperi di una terra antica.
Donna creativa risoluta Rosangela ha custodito per anni la natura diqueste terre situate ai piedi di Forenza, paese d’origine romana e circondate da ricchi boschi.

La Signoria Malvasia Bianca Igt
è la bottiglia che li rende omaggio.
Un sorso austero in cui si ritrovano freschezza, sapidità e eleganza accompagnate sul finale da una gradevole nota amarognola.
Oggi la terza generazione della famiglia Santojanni da continuità al potenziale qualitativo di queste terre con l’intento di fare dell’azienda un luogo di natura, sostenibilità, collaborazione, osptalità e cultura. Il vigneto si colloca nell’area vulcanica del Vulture su pendii ventosi collocati ad oltre 700 metri di altitudine e conta circa cinque ettari di vitigni autoctoni attualmente destinati alla produzione di Aglianico del Vulture Dop e Malvasia Bianca di Basilicata.
Piccoli produttori in una realtà del sud Italia fatta di amici, famiglia, lacrime e risate.

In slitta trainati dai cani. Alla scoperta dello sleddog con un campione unico

In slitta trainati dai cani. Alla scoperta dello sleddog con un campione unico

In questo scampolo di fine inverno, prima che la primavera precoce cancelli la magia della neve e dei grandi silenzi delle foreste invernali un’esperienza indimenticabile ve la dovete concedere.
Puntate all’estremo nord–est dei confini italiani e raggiunge Tarvisio in Friuli Venezia Giulia.
Qui dopo aver attraversato la millenaria foresta dove lo scorso inverno sono tornate anche le linci a pochi metri dal confine sloveno, subito dopo il bivio per il laghi di Fusine che ricordiamo essere fra i più instagrammati d’Italia si trova un luogo magico dove potrete vivere un’esperienza speciale e indimenticabile.

L’unica scuola in Italia mushing-sleddog

La scuola internazionale mushing-sleddog sport SIM è un’Associazione Sportiva riconosciuta dalla Associazione Italiana Cultura Sport (AICS), dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e dalla Federazione Italiana Musher Sleddog Sport (FIMSS).
E’ un centro di addestramento di cani autorizzato dal servizio veterinario della Regione Friuli Venezia Giulia e conta una cinquantina cani da slitta, principalmente Alaskan Husky, uno staff di Istruttori qualificati, guide e tutte le attrezzature necessarie per praticare tutto l’anno uno sport meraviglioso che vi permetterà di fare escursioni uniche alla guida di slitte trainate dai cani e in estate il dog trekking a piedi.

Tutte le esperienze da provare

In Inverno la scuola offre esperienze individuali e di gruppo per principianti della durata minima di mezz’ora ma anche corsi completi di avvicinamento a questo sport di 20 ore che sono fattibili in 2 giornate e mezza, ma per chi si appassiona il passo successivo è la possibilità di lanciarsi in viaggi guidati in Lapponia e in Alaska.
E’ per molti la realizzazione di un sogno quella di guidare nel silenzio della foresta innevata una slitta trainata da un
minimo di 2 a un massimo di 4 cani siberian husky, sempre seguiti a distanza dall’Istruttore che non vi perderà d’occhio e se proprio non ve la sentite di mettervi alla “guida” è possibile essere trasportati in una slitta guidata da un Istruttore, ovvero un abile musher abbracciando la pace e il silenzio della foresta.
Non ce la fate a fare un salto nel tarvisiano adesso ma programmate di andare a scoprire questa esclusiva scuola in un altro periodo dell’anno?
Nessun problema anche sena neve potrete vivere esperienze uniche poichè oltre al dog trekking potrete provare il dog kart e il dog bike.

Cani speciali

I cani da slitta della Scuola Internazionale di Mushing di Fusine sono davvero speciali perchè oltre ad essere i protagonisti delle escursioni sono anche utilizzati da anni per la pet therapy.
Sono una cinquantina i cani Alaskan Husky, nuova razza derivata da accoppiamenti tra cani indigeni dei vari villaggi indiano ed eschimesi alle volte con lupi artici ma anche con razze esterne che vi spettano a Fusine.
Sul sito della scuola ognuno di loro ha la sua foto con il suo nome a sottolineare come sono loro i protagonisti: da Alamat a Wasat, splendidi animali frutto di accurate selezioni che sono state effettuate per fissare certi caratteri peculiari relativi all’indole generosa e all’attitudine al lavoro soprattutto, piuttosto che alla bellezza esteriore. Sono cani fieri, infaticabili, indipendenti ma allo stesso tempo generosi, affettuosi e attenti.

foto Ruth Smidth

Un campione unico vi aspetta!

La prima guida della scuola di Fusine che ricordiamo ha anche una sede a Cortina d’Ampezzo è un campione unico e straordinario che il mondo artico c’invidia ovvero il mitico Araràd Khatchikian protagonista, tra l’altro, della mitica spedizione “Sulle orme di Balto, 1200 chilometri in Alaska”.
Un campione unico e un uomo dalla vita romanzesca che merita di essere raccontato attraverso la sua biografia.
Araràd è nato fra il Nilo e il deserto del Sahara a Khartoum (Sudan) da padre armeno e madre profuga Istriana di Abbazia. In lingua armena il suo nome significa “dove nasce il Sole” dall’ antico idioma “ùr ardù” ovvero “dove sorge il mattino”.
Si trasferisce a nove anni con la famiglia in Italia a Gorizia dove studia al classico prima di iscriversi a Medicina all’università di Trieste. Dotato sciatore fondista ha partecipato con successo ad importanti gare di sci di fondo nazionali ed internazionali e dopo un viaggio con il fratello in Alaska rimane affascinato da quei territori e dalle sue genti.
Alterna la sua attività di Istruttore di sleddog/mushing presso la Scuola a quella di imprenditore agricolo ed agrituristico. Partecipa con i suoi cani a gran parte delle più importanti corse e sfide di sleddog/mushing al mondo.
Musicista autodidatta in veste di cantante e chitarrista si esibisce come “busker” e in concerti dal vivo assieme al suo gruppo musicale raccontando le sue “avventure bianche” incredibili.
Nell’inverno del 1984 insieme al fratello Armen concorre nella mitica Iditarod, gara di 1860 km. con slitte trainate da cani da Anchorage a Nome grazie alla vittoria in un concorso veicolato dal mitico Mike Bongiorno nella sua trasmissione Superflash. Durante quel viaggio filma un documentario e scrive un diario che sarà pubblicato in Italia da una nota rivista.
Torna in Alaska nei successivi inverni del 1985 e 1986 sia per seguire ancora il fratello Armen concorrente nell’ Iditarod che per partecipare alla più incredibile gara di sci fondo senza cani) al mondo: la Iditaski, gara sorella dell’Iditarod che si sviluppa su un percorso di 350 km sulla storica pista dell’Iditarod.
Il secondo anno conclude la gara al 12° posto dopo 62 ore di corsa su sci pressoché ininterrotta e senza dormire.
E’ proprio allora che il forte richiamo della foresta e le straordinarie culture locali indiane ed eschimesi esercitano una forte influenza nella sua personalità. Rientrato in Italia decide di lasciare i suoi studi di Medicina e di dedicare la sua vita allo sport dello sleddog ed a qualunque attività connessa alla conservazione della natura e delle culture minori specialmente nell’Artico.
Assieme al fratello Armèn, la sorella Arminè e con la supervisione del campione alaskano Rick Swenson fonda la prima Scuola Italiana Sleddog nel dicembre del 1985 a Ponte di Legno – Passo del Tonale (Brescia) con l’intento di promuovere lo sport delle slitte trainate da cani, lo sleddog/mushing e di trasmettere agli allievi l’amore e la cura per gli animali e la natura.
Nel 1992 si trasferisce con sua moglie Monica (prima donna musher Italiana a completare le gare Alpirod e Transitalia) e con i loro 40 cani a Tarvisio al confine con Austria e Slovenia per fondare la Scuola Internazionale Mushing ed un azienda agrituristica specializzata nella produzione di frutti di bosco ed ortaggi.
Tutt’oggi collabora alla strutturazione della gara Alpirod (1000 km sulle Alpi), partecipa alle più importanti competizioni nazionali ed internazionali.
Qui sotto i suoi titoli
• Campione Italiano con 8 cani Sprint – 1987 / 1989
• Campione Italiano con 8 cani – Long Trail – 1988 /1991
• 1° Team Italiano nella Alpirod Race di 1000 km nel 1989, e 15° nel 1990 / 1991
• 1° Team Italiano nella Transitalian Race di 500 km nel 1992 / 93
• Unico Team Italiano nell’Iditarod di 1860 km nel 1996 in Alaska
• 3° assoluto nella “Two Rivers 200 miles Race”, di 350 km nel 1995 in Alaska
• 7° assoluto nella “Klondike 300 miles Race”, di 500 km nel 1996 in Alaska
• Unico Team Italiano nella Yukon Quest di 1800 km nel 2000 in Alaska
• Unico Team Italiano nella Serum Run ” La Corsa del Siero ” da Nenana a Nome, di 1200 km nel 2003 “Sulle Orme di Balto ” in Alaska
• Partecipa nuovamente all’ Iditarod di 1860 km nel 2004 in Alaska .
Segue con una troupe di RAI Due TV con 2 slitte e 16 Cani la Yukon Quest nel 2008

La Valle dei laghi: quei sei piccoli punti blu fra la natura e la montagna del Trentino

La Valle dei laghi: quei sei piccoli punti blu fra la natura e la montagna del Trentino

La Valle dei Laghi si sviluppa tra il Lago di Garda e Trento, a nord del paese di Sarche in un meraviglioso percorso che attraversa suggestivi scorci naturali, bellezze architettoniche e lucenti specchi d’acqua. Particolarmente conosciuta per i numerosi laghi, questa vallata è nota agli estimatori dell’enogastronomia per la produzione del Vino Santo, un vino passito che sprigiona in bocca tutto il sapore autentico di questa incantevole terra, e per le sue diverse varietà di grappa.
Addentrandosi in paesaggio montano non ci si aspetterebbe di trovare, custoditi tra i massicci della Paganella e del Monte Bondone, più di sette laghi alpini, tutti splendidi e tutti da visitare.
Nati dove una volta era un alveo del fiume Adige sono il lago di Terlago, i laghi di Lamar, il Lago di Cavedine, il lago d Santa Massenza, il lago di Lagolo e il Lago di Toblino. Conosciamoli uno ad uno e scopriamo quanto sia meraviglio ammirarli in ogni stagione: in inverno quando la natura cristallizza il loro fascino nel silenzio e nell’eco del vento che filtra fra le cime delle montagne e in primavera ed estate quando sprigionano i loro colori e la loro bellezza.

lago di Toblino

Lago di Toblino

E’ questo decisamente uno dei luoghi più romantici e fotografati del Trentino. Un lago immerso tra le montagne, con un meraviglioso castello rinascimentale che sembra emergere dalle acque.
Ammalia con i suoi profumi di limone, olive e rosmarino, i suoi monti che lo incorniciano insieme a una vegetazione rigogliosa.
Sembra davvero un lago uscito da qualche libro di fiabe.
Rifugio di uccelli migratori e pesci che nei suoi canneti trovano riparo, ha clima mediterraneo e fascino alpino, un mix raro e suggestivo.
Su uno sperone di roccia a picco sull’acqua è l’omonimo castello che per il suo fascino è stato anche set cinematografico della serie tv “La dama velata”.
Leggenda vuole che qui vivano le fate, spiriti buoni, rispettati e onorati dagli abitanti del posto. Per ammirare da una prospettiva privilegiata lo spettacolo della rocca cinquecentesca si consiglia di percorrere la passerella di legno che costeggia le sponde.

lago di Terlago

Lago di Terlago

Il lago di Terlago si trova nel paese omonimo, a pochi chilometri dal centro di Trento.
Ricco di vegetazione sommersa e di pesce è l’ecosistema lacustre più ricco di tutto il Trentino. E’ un vasto lago collinare poco profondo che si trova in fondo alla conca omonima e a 416 metri di altitudine.

Le sue acque hanno un singolare colore dalle sfumature bruno-olivastro dovuto alla variegata flora che si tuffa nelle sue acque.
Con una superficie di 350 mila metri quadrati è considerato un vero paradiso dai pescatori per la presenza di numerose e pregiate specie ittiche: il luccio, la trota lacustre autoctona, la carpa, la tinca, il cavedano, ecc.
Le più antiche testimonianze archeologiche ad esso collegate lo fanno risalire al tardo Paleolitico quindi a circa diecimila anni prima di Cristo.

laghi di Lamar

Laghi di Lamar (Lago di Lamar e Lago Santo)

Meta amatissima da naturalisti e pescatori che offrono in estate anche tante le occasioni di divertimento, grazie alle sue liane utilizzate per fare i tuffi e le roccette da raggiungere a nuoto.
Sono due specchi d’acqua dall’intenso color turchese, circondati da prati verdi. Oasi d’ombra in estate circondati dalle montagne.
Due gioielli della natura situati proprio sotto al Monte Paganella, gemelli un tempo siamesi e poi separati da una frana che ha dato origine al lago Santo a sud e al lago di Lamar a nord.
Quest’ultimo è forse lo specchio d’acqua più seducente, limpido e circondato da boschi lussureggianti e rocce che cambiano colore e sfumatura a seconda del momento della giornata, col valore aggiunto di un’ampia spiaggia a prato verde sul lato occidentale.
Ricchi di pesci, i laghi di Lamar sono molto amati anche dagli appassionati di trekking, che da qui scelgono gli itinerari che conducono in cima alla Paganella. 

lago di Cavedine


Lago di Cavedine

Una gita in bici, una rilassante giornata di pesca, un’appassionante escursione in windsurf o una tranquilla passeggiata.
Al Lago di Cavedine le opportunità di vivere al meglio la visita non mancano di certo.
Situato a nord del Garda, nell’ampia valle del basso Sarca, tra Dro e Pietramurata, il Lago di Cavedine spicca per il suo aspetto suggestivo in un paesaggio non meno affascinante, caratterizzato dalle celebri “Marocche”, i massi di epoca glaciale provenienti dal Monte Brento e dal Monte Casale.
Collegato ai laghi di Toblino e di Santa Massenza attraverso un immissario artificiale, questo specchio d’acqua attira da sempre gli appassionati di vela e i pescatori che ne apprezzano la ricca fauna ittica che include trote, lucci, pesci persico e tanti altri.
Puoi scoprire al meglio la bellezza del bacino lacustre costeggiando le sue sponde lungo il percorso pedonale o sulle piste ciclabili. 

lago di Santa Massenza

Lago di Santa Massenza

Il lago di Santa Massenza che si trova nell’omonima frazione del comune di Vezzano, è nato dall’erosione glaciale.
È collegato al Lago di Toblino da un canale sopra il quale passa la strada statale Gardesana e accoglie le acque del fiume Sarca e del lago di Molveno per far funzionare la centrale idroelettrica di Santa Massenza.
Il collegamento di questi due laghi offre ai visitatori un romantico panorama.
Per gli appassionati della fauna ittica c’è l’imbarazzo della scelta: anguille, barbi, carpe, carpioni, cavedani, coregoni, perche, persici sole, savette, scardole, scazzoni, tinche, triotti, trote iridee, trote fario e vaironi.
La conca mite di Santa Massenza è capitale della grappa e zona di ulivi e viti, broccoli e tartufo nero.

lago di Lagolo

Lago di Lagolo

Immerso nel paesaggio alpestre, il lago di Lagolo è alimentato da alcune sorgenti vicine alla riva e da infiltrazioni subacquee, rilevabili facilmente durante il gelo invernale che dura da dicembre a marzo.
Il bacino è circondato da prati, campi e boschi di conifere e latifoglie. In estate è balneabile.

Secondo le leggende popolari, il lago, che in un primo tempo era situato più in alto, con un’improvvisa attività magica è stato abbassato per coprire il ricco bosco, i cui resti si vedono ancora tra le acque, che, nella fantasia popolare, avrebbero proprietà terapeutiche nelle malattie della pelle.
Ma è solo uno dei risultati della suggestione che i bacini lacustri, in particolare quelli solitari e nel cuore di una foresta, hanno esercitato in ogni tempo.

 

Il Rinascimento del Freisa

Il Rinascimento del Freisa

In occasione di Slow Wine della manifestazione internazionale dedicata al “vino buono, pulito e giusto” promossa da Slow Wine in scena dal 25 al 27 febbraio 2024 a Bologna, l’associazione piemontese che promuove e tutela il vitigno Freisa si presenterà unita per raccontare ai visitatori storia e caratteristiche di uno dei vitigni più identitari del territorio.


Un piemontese autoctono di nicchia da scoprire

Che il Piemonte vitivinicolo si caratterizzi per vitigni autoctoni di altissimo livello e per vini di qualità certificati è cosa ben nota, ma è indubbiamente fenomeno relativamente recente la grande attenzione che sta avendo negli ultimi tempi il vitigno Freisa, protagonista di un vero e proprio “Rinascimento”.
A dimostrazione dell’interesse crescente che si sta sviluppando intorno a questo antico e pregiato vitigno piemontese – che con i suoi quasi 1000 ettari vitati e la sua diffusione dal Torinese al Basso Monferrato Astigiano alle Langhe, ai Colli Tortonesi, si articola in sette Doc – l’Associazione Più Freisa si presenterà compatta con i suoi produttori per raccontare e far degustare la Freisa in tutta la sua unicità durante la manifestazione Slow Wine Fair che si terrà a Bologna dal 25 al 27 febbraio.
“È con grande entusiasmo – dichiara Vitaliano Maccario, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato – che supportiamo questa iniziativa, la quale mira a esaltare il vitigno e ad accrescere la conoscenza dei suoi territori di origine e delle loro peculiarità uniche. La Freisa, infatti, un tempo non adeguatamente apprezzata, sta vivendo una vera rinascita diventando una delle varietà piemontesi più in voga e questo ci riempie di orgoglio.”


Una passerella a Bologna

I produttori dell’Associazione saranno presenti durante la kermesse con i loro banchi d’assaggio, ai quali si potranno degustare differenti etichette di Freisa e, in via eccezionale, alcune proposte di Albugnano DOC dei soci dell’Albugnano 549.
Sarà inoltre possibile approfondire il racconto della Freisa partecipando lunedì 26 febbraio alle 17.00 Pad.20 alla Masterclass dedicata al vitigno.
Come racconta Giancarlo Gariglio, curatore della guida Slow Wine, che guiderà la masterclass “molti vignaioli di Langa e Monferrato ne hanno compreso le caratteristiche di grande contemporaneità quali il frutto croccante, la spezia, la beva fragrante complessa ma senza essere pesante. Inoltre, la Freisa dimostra una capacità di abbinamento come pochi altri vini italiani hanno. Risultato di tutto questo è un rinnovato interesse sia da parte dei vignaioli, che tornano a produrla, sia dei ristoratori e degli appassionati che hanno ripreso i suoi acquisti e ad amarla. Insomma, c’è tutta l’aria di un rinascimento in corso e la Slow Wine Fair che ha l’ambizione di intercettare le nuove tendenze prima che altri se ne accorgano e di fare da apripista non poteva perdere l’occasione d’oro di organizzare una Masterclass che proponga annate e territori differenti per far comprendere fino in fondo sia le caratteristiche del vitigno sia la sua plasticità a seconda dei suoli in cui viene piantato.”


L’associazione Più Freisa

Nel DNA: tutelare, promuovere, valorizzare le unicità e le particolarità di un vitigno autoctono, capace di grandi sorprese.
Un vitigno antico, di cui si trovano testimoniane già nel Cinquecento e che condivide, con il Nebbiolo, un patrimonio genetico dell’85%.
L’Associazione incarna un progetto capillare e ambizioso, che si prefigge di accrescere la conoscenza e l’apprezzamento della Freisa attraverso attività rivolte al consumatore ma anche agli operatori di settore. Partendo dal territorio e dalla conservazione della cultura locale, con la crescita di una consapevolezza ambientale, orientata a ridurre l’utilizzo di prodotti chimici in vigna e mantenere un’elevata qualità in cantina, che è il frutto di un percorso sperimentale con l’Università degli Studi di Torino – Facoltà di Agraria. È grazie alla ricerca costante, infatti, che gli spiccati tannini della Freisa, gestiti con cura “scientifica” in vigna e in cantina, ci permettono di ottenere un vino equilibrato, fruttato e persistente, di struttura e longevo.
Un eccellente vino di nicchia che racconta di suggestivi paesaggi collinari, sentieri di Langa, preziosi tesori del Romanico che costellano le vigne del Monferrato e del Torinese, un’eredità storica secolare che fa da teatro alle Cantine produttrici dell’Associazione Più Freisa, pronte ad accogliere un turismo locale e internazionale con passeggiate inedite e degustazioni guidate.
L’Associazione Più Freisa si propone la tutela e la promozione del vitigno e del vino Freisa che, con i suoi quasi mille ettari vitati e la sua diffusione dal Torinese al Basso Monferrato Astigiano alle Langhe, ai Colli Tortonesi, si presenta con sette Doc – Freisa d’Asti, Freisa di Chieri, Langhe Freisa, Monferrato Freisa, Colli Tortonesi Freisa, Pinerolese Freisa e Piemonte Freisa.

Campobasso: la culla dei longobardi nel sud

Campobasso: la culla dei longobardi nel sud

Terra di mezzo di arcana bellezza, il Molise è uno scrigno di natura e cultura: non solo monti, colline e vallate ma anche borghi da scoprire e per farlo iniziamo dalla sua città più grande: Campobasso.
Nonostante sia una delle città meno conosciute in Italia così come l’intera regione, ha molto da offrire in termini di storia, cultura e bellezze naturali.


Due città in uno: la storia in alto

Situata a 700 metri sul livello del mare ha origini longobarde e, forse, esisteva già nell’VIII secolo con una propria cinta difensiva edificata sui resti di un’antica fortificazione sannita. Il suo nome deriverebbe da Campus Vassorum, il luogo dove risiedevano i vassalli.
Campobasso è una città formata da una parte antica di origine medievale ricca di valori storici e artistici, posta sul pendio di un colle dominato dal castello Monforte e da una parte più moderna ed elegante originaria del XIX secolo, situata nella pianura ai piedi del centro antico.
Intorno al castello che domina la città si sviluppa a ventaglio il centro storico, costituito da vicoli e scalinate lunghe e tortuose, ai lati delle quali sorgono case ed edifici in pietra, spesso con caratteristici cortiletti interni. Numerosi sono i portali ricchi di decorazioni, stemmi di famiglie nobili e figure allegoriche.
Il cuore pulsante di Campobasso si rivela passeggiando tra le vie del suo centro storico, dove ogni angolo svela un pezzo della sua ricca eredità culturale.
Il borgo antico è disposto a semicerchio sul pendio del colle Monte dominato dal Castello Monforte edificato probabilmente ad opera dei Longobardi e ricostruito nel 1456-1463 dal conte Cola di Monforte considerato uno dei luoghi più belli del Molise. Oggi appare come una fortificazione quadrangolare con mura merlate e quattro torrioni angolari.
Accanto ad esso sorge la chiesa di San Giorgio, costruita nel X secolo e quindi la più antica della città costruita su un preesistente edificio sacro, che conserva all’ interno preziosi affreschi trecenteschi e che ha resistito ai molti terremoti che hanno colpito Campobasso.
Più a sud è la chiesa di San Bartolomeo, risalente al XIII secolo. Collocata in prossimità dell’omonima porta è invece la chiesa di Sant’Antonio Abate in onore del quale il 17 gennaio viene acceso un falò nella piazza antistante.
Nel centro storico si trovano anche la chiesa romanica di San Leonardo e la chiesa di Santa Maria della Croce, sede dell’antica confraternita dei Crociati.
Il Museo Provinciale Sannitico, ubicato nello splendido palazzo Mazzarotta, conserva un’interessante collezione di reperti dell’epoca sannitica. E a proposito di musei meritano una visita anche
 il Museo Internazionale del Presepio in Miniatura, caratteristico nel periodo natalizio e il Museo dei Misteri, che custodisce le famose sculture utilizzate durante la processione dei Misteri, evento che ogni anno attira migliaia di curiosi e fedeli.


Due città in uno: liberty e monumenti verdi in basso

La città ottocentesca, denominata centro murattiano, si estende in pianura e presenta le caratteristiche tipiche dello sviluppo urbanistico ottocentesco.
Grazie al ruolo di centro amministrativo assunto in quel periodo la città conobbe un’espansione urbanistica, basata su un piano di assi ortogonali, impianto che le conferì l’appellativo di “città giardino”.
Su piazza Gabriele Pepe, si affacciano edifici di notevole importanza: il Convitto Mario Pagano, con un giardino ricco di specie botaniche; il Palazzo del Governo, e più avanti, la Cattedrale, in stile neoclassico. Accanto alla Cattedrale si trova il Teatro Savoia con la sua facciata liberty e l’interno affrescato da Arnaldo de Lisio.
La settecentesca Villa De Capoa recuperata con un accurato progetto, è uno dei luoghi più suggestivi della città. Il giardino è all’italiana, ricopre un’area di quasi 16.000 m². Il viale principale, va dall’ingresso a una piazza; in essa sono collocate una fontana e una piattaforma circolare, usata per allestire spettacoli.
In altre zone del giardino vi sono un labirinto di siepi e una rotonda delimitata da quattro aiuole, in cui, nel 1929, sono state impiantate delle sequoie.
Ad arricchire i suggestivi sentieri vi sono sculture mitologiche, archi di pietra o di siepi, un sarcofago di fine Quattrocento, un pozzo, panchine in pietra e una grotta.
L’ingresso principale, con il pregiato cancello in ferro battuto di stile liberty, si affaccia su piazza Savoia. Le specie vegetali presenti sono varie e degne di attenzione: oltre alle sequoie, ecco possenti cedri del Libano, eleganti cipressi, abeti rossi e profumati tigli continuano ad avere una funzione non solo ornamentale.


Curiosità e luoghi da non perdere…

Anche se non è situata direttamente a Campobasso, la Foresta Umbra è una riserva naturale situata nelle vicinanze che merita davvero una visita.
Offre tanti sentieri per escursioni, flora e fauna uniche e un’esperienza immersiva nella natura.
Tornando a Campobasso città forse non sapete che qui è una delle piazze più alte d’Europa. La Piazza del Municipio si trova infatti a circa 700 metri sul livello del mare e conferisce alla città un’atmosfera unica e panorami spettacolari.
Civitella è il nome della parte più antica e suggestiva del centro storico ed è caratterizzata da stradine strette, archi medievali e edifici storici che ti trasportano indietro nel tempo.

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La cucina molisana: cosa mangiare a Campobasso

A Campobasso, città capitale della tradizione culinaria molisana, è possibile deliziarsi con una vasta gamma di piatti tipici che esprimono l’autenticità del territorio.
Tra le specialità più rinomate del Molise si trovano i cavatelli, una pasta fresca arricchita con sugo di carne e formaggio. Da non perdere sono anche le taccozze e fagioli, ovvero una gustosa pasta e fagioli.
La cucina molisana è nota anche per piatti a base di carne, come l’agnello e le specialità alla brace. Molto nota anche la pizza de randinie, un pane pizza che si abbina a diversi piatti della tradizione.
Infine, per concludere il pasto, prova i picellati. Nient’altro che un dolce tipico fatto di mosto cotto, miele e mandorle.