Lug 17, 2026 | Enogastronomia
Ci sono destinazioni che non si scelgono soltanto per sfuggire al caldo. Si scelgono perché rappresentano un sogno, una sfida, un privilegio. Luoghi remoti dove il turismo di massa non è mai arrivato, dove la natura continua a dettare le regole e dove il silenzio è ancora un’esperienza da vivere.
Sono le coolcation più esclusive del pianeta: itinerari che richiedono tempo, spirito di adattamento e una buona dose di curiosità, ma che ripagano ogni chilometro percorso con paesaggi impossibili da dimenticare.

Yukon, Canada: il regno del silenzio
Nel grande Nord canadese il concetto di spazio assume un significato completamente diverso.
Lo Yukon, al confine con l’Alaska, è una delle regioni meno popolate del pianeta: un territorio immenso fatto di montagne, ghiacciai, fiumi impetuosi e foreste che sembrano non avere fine. Qui la natura è la protagonista assoluta e l’uomo è soltanto un ospite.
Durante l’estate le temperature sono sorprendentemente piacevoli, oscillando tra i 15 e i 22 °C, mentre le giornate sembrano infinite grazie alle oltre diciotto ore di luce.
Si può navigare in canoa lungo il leggendario fiume Yukon, percorrere la spettacolare Dempster Highway, una delle strade più panoramiche del Nord America, oppure esplorare il Kluane National Park, patrimonio mondiale UNESCO, dove si trovano i più vasti campi di ghiaccio non polari del pianeta e il Monte Logan, la vetta più alta del Canada.
Con l’arrivo di fine agosto il cielo ricomincia lentamente a oscurarsi e compaiono le prime aurore boreali, trasformando ogni notte in uno spettacolo naturale irripetibile.

Lago Khövsgöl, Mongolia: il mare blu della taiga
Nel nord della Mongolia, a poche decine di chilometri dal confine con la Siberia, si trova uno dei laghi più puri e antichi del mondo.
Il Lago Khövsgöl, spesso chiamato il “fratello minore del Baikal”, custodisce circa il 2% delle riserve mondiali di acqua dolce ed è circondato da una delle foreste boreali più incontaminate dell’Asia.
Qui il tempo sembra essersi fermato.
Sulle sue rive vivono ancora comunità nomadi che allevano yak, cavalli e renne, spostandosi con le stagioni secondo tradizioni tramandate da secoli. Dormire in una ger, la tipica tenda mongola, condividere una tazza di tè salato con una famiglia locale o cavalcare lungo le rive del lago significa entrare in contatto con uno stile di vita rimasto quasi immutato nel tempo.
Le giornate estive sono fresche, con temperature comprese tra i 10 e i 20 °C, ideali per escursioni a cavallo, trekking nella taiga, kayak e osservazione della fauna selvatica.
Quando cala la sera, il cielo si riempie di stelle come in pochi altri luoghi del pianeta.

Georgia del Sud: il regno dei pinguini
Esiste un’isola nell’Atlantico meridionale dove gli animali superano gli esseri umani di milioni di volte.
La Georgia del Sud è uno degli ecosistemi più straordinari e incontaminati della Terra. Non esistono città permanenti, né alberghi o strade: si arriva soltanto a bordo di navi da spedizione che attraversano il burrascoso Oceano Australe.
L’approdo sull’isola è un’esperienza difficile da descrivere.
Le spiagge sono letteralmente ricoperte da centinaia di migliaia di pinguini reali, che convivono con enormi elefanti marini, otarie orsine e una straordinaria varietà di uccelli oceanici, tra cui il maestoso albatro urlatore, capace di aprire le ali fino a oltre tre metri e mezzo.
Le montagne innevate arrivano direttamente sul mare e i ghiacciai sembrano tuffarsi nelle baie.
È anche il luogo dove riposa il grande esploratore Ernest Shackleton, la cui tomba, nel piccolo insediamento di Grytviken, è diventata meta di pellegrinaggio per gli appassionati di esplorazioni polari.
Visitare la Georgia del Sud significa assistere a uno degli ultimi grandi spettacoli della natura selvaggia.

Penisola Antartica: il viaggio della vita
Non esiste probabilmente una coolcation più estrema.
Raggiungere la Penisola Antartica significa entrare in un mondo dominato dal ghiaccio, dove gli iceberg assumono forme scultoree, il mare riflette infinite sfumature di blu e il silenzio è rotto soltanto dal soffio delle balene o dal crepitio dei ghiacciai.
Le crociere di spedizione salpano generalmente da Ushuaia, in Argentina, e attraversano il celebre Passaggio di Drake prima di raggiungere il continente bianco.
Da quel momento inizia un viaggio fuori dal tempo.
Ogni sbarco avviene con piccoli gommoni tra colonie di pinguini Papua, Adelia e Chinstrap, mentre nelle acque circostanti nuotano foche di Weddell, foche leopardo, megattere, balenottere minori e orche.
L’Antartide non offre monumenti né città da visitare.
La sua grande attrazione è la natura nella sua forma più pura.
Qui si comprende davvero quanto il nostro pianeta sia fragile e straordinario allo stesso tempo.
È un viaggio che cambia il modo di guardare il mondo e che lascia un ricordo destinato ad accompagnare il viaggiatore per tutta la vita.
Il lusso dell’inaccessibile
Queste destinazioni rappresentano l’essenza stessa della coolcation: non semplicemente luoghi dove trovare temperature più miti, ma territori remoti dove il vero privilegio è poter assistere a spettacoli naturali che esistono da millenni.
Sono viaggi che richiedono più tempo, una maggiore pianificazione e spesso un investimento importante, ma offrono qualcosa che nessun resort potrà mai garantire: la sensazione, sempre più rara, di sentirsi piccoli davanti all’immensità della natura.
Lug 16, 2026 | Territori
La Valtellina si conferma una destinazione perfetta per fare coolcation, ovvero la tendenza sempre più diffusa, complice l’aumento delle ondate di calore, a fuggire dalle città roventi per raggiungere località dalle temperature decisamene più fresche.
Laghi, fiumi e torrenti sono infatti elementi distintivi del paesaggio alpino dalla Valchiavenna all’Alta Valtellina e offrono un'ampia varietà di esperienze che permettono di viverli in modo attivo, adattandosi alle esigenze e agli interessi di ogni visitatore, sempre nel rispetto dell’ambiente in cui ci si trova.
Per chi, per esempio, cerca emozioni e adrenalina, i torrenti di montagna sono l’ambiente ideale per praticare il canyoning (torrentismo), dove cascate, gole e salti naturali trasformano il corso d’acqua in un
percorso di avventura. Chi predilige un’esperienza sportiva può anche scegliere il rafting, affrontando le
rapide dei fiumi, oppure esplorare laghi e corsi d’acqua in canoa o kayak, coniugando attività fisica e
scoperta del paesaggio.
Mentre per chi ama un turismo più tranquillo e contemplativo, le rive dei laghi offrono spazi dedicati al relax, alle passeggiate e alla pesca sportiva, con esperienze adatte alle famiglie e a chi desidera trascorrere il tempo libero immerso nella natura, in un contesto di quiete e benessere.
Dalle esperienze più avventurose a quelle più rilassanti, l'acqua resta dunque un elemento di attrazione.
Proprio per questo è importante viverla in modo consapevole: nei laghi alpini il bagno è quasi sempre
vietato, poiché l’acqua resta molto fredda anche in estate e può essere pericolosa, mentre la balneazione e l’uso di creme solari possono compromettere ecosistemi di grande fragilità.

Rafting e canoa: divertimento a pelo d’acqua
Il fiume Adda, che attraversa il cuore della Valtellina, è uno dei principali scenari naturali per la pratica di
rafting e canoa. Le attività si svolgono lungo il fiume, in particolare da est a ovest, nel tratto da Stazzona
(frazione di Villa di Tirano) e Castione Andevenno (qualche km dopo Sondrio), dove le acque alternano
zone più tranquille a tratti di maggiore movimento, rendendo l’esperienza adatta a diversi gradi di
preparazione.
Si tratta di sport fluviali che non richiedono particolari esperienze pregresse, ma è necessario essere in buone condizioni fisiche e seguire sempre le indicazioni delle guide durante il briefing iniziale e la
discesa, che viene effettuata in totale sicurezza con istruttori qualificati e attrezzatura completa.
Varie realtà del territorio organizzano attività per vivere una giornata di puro divertimento sull’acqua, tra le più conosciute l’associazione Indomita Valtellina River che ha sede a Tresenda e a Castione Andevenno.
Dal mese di aprile fino a novembre, l’associazione organizza discese in gommone adatte a tutti i livelli e includono il noleggio completo dell’attrezzatura (muta, casco, giubbotto salvagente).
Altre realtà propongono discese in gommone e attività guidate lungo il fiume, come nel tratto tra Teglio e
la Media Valtellina, oppure nelle aree fluviali nei dintorni di Sondrio, dove il rafting è una delle attività
outdoor più apprezzate. Le proposte sono pensate sia per chi si avvicina per la prima volta a questo sport, sia per chi cerca percorsi più dinamici, con la possibilità di vivere il fiume in modo attivo tra rapide, tratti panoramici e momenti più rilassati, sempre a stretto contatto con l’ acqua e la natura alpina.

Una carica di emozione con il canoyning
La disciplina del canyoning permette di esplorare gole, cascate e forre create dall’acqua, vivendo momenti adrenalinici a stretto contatto con l’ambiente montano.
Si tratta di una attività che richiede preparazione adeguata e che deve essere svolta esclusivamente con Guide Alpine qualificate, con l’adozione di attrezzatura tecnica specifica, seguendo attentamente le indicazioni di sicurezza. Per la natura dei percorsi e delle condizioni ambientali, non è un’attività adatta all’improvvisazione e viene sempre consigliato di affidarsi a professionisti del settore per garantire un’esperienza sicura e al tempo stesso appagante.
In Valchiavenna, la Val Bodengo rappresenta uno dei riferimenti principali per il canyoning, con percorsi
che si sviluppano in un contesto naturale selvaggio e suggestivo, tra scivoli naturali, calate e strette gole
scavate nel tempo dall’acqua. L’esperienza viene proposta con accompagnamento di guide specializzate che conoscono il territorio e ne valorizzano le caratteristiche naturalistiche.
Lungo la strada che sale al Passo Stelvio, nella Valle dei Vitelli, si può vivere una discesa emozionante di canyoning in tutta sicurezza con le Guide Alpine di Bormio. L’attività si sviluppa attraverso itinerari pensati per l’approccio all’avventura. La Marmotta Experience è indicata per chi si avvicina per la prima volta a questa disciplina e offre un percorso più semplice tra calate brevi, scivoli naturali e piccole cascate.

Due laghi agli estremi della Valtellina
Ci sono poi il Lago di Livigno e il Lago di Mezzola: due ambienti che, pur appartenendo allo stesso contesto alpino, assumono caratteri profondamente diversi.
Il Lago di Livigno, a oltre 1.800 metri di altitudine e delimitato dalla diga, si presenta come uno specchio
d’acqua d’alta quota, freddo e limpido, immerso in un paesaggio tipicamente montano. Il lago è uno spazio funzionale alla pratica sportiva, è navigabile per imbarcazioni non a motore: kayak, SUP e pedalò.
Al centro del bacino si trova anche una piattaforma galleggiante, punto di sosta per chi percorre il lago. L’inizio delle attività sull’acqua è subordinato al livello di riempimento del lago e alle condizioni meteorologiche.
L’accesso al lago è consentito esclusivamente dal pontile appositamente predisposto, previa presentazione del ticket rilasciato dalla Reception di Aquagranda.
Il Lago di Mezzola, che si trova nel fondovalle valtellinese a Nord del Lago di Como, rappresenta invece un ambiente naturale più articolato, in cui l’acqua si intreccia con canneti, zone umide e l’ecosistema della Riserva del Pian di Spagna. Qui il lago è attraversato da canoe, kayak e piccole imbarcazioni che procedono lentamente, permettendo di osservare la ricchezza della flora e della fauna locale. L’acqua è più mite e il paesaggio più dolce, in un equilibrio continuo tra ambiente lacustre e terraferma. Maggiori

Pesca sportiva fra torrenti e grandi fiumi
La Valtellina è una destinazione ideale anche per gli appassionati di pesca sportiva. Dalle acque dei fiumi maggiori ai torrenti, fino ai suggestivi laghetti alpini del territorio, la provincia di Sondrio offre ambienti adatti sia ai pescatori più esperti sia a chi desidera vivere una prima esperienza immerso nella natura.
È possibile praticare diverse tecniche, dalla pesca tradizionale alla pesca a mosca fino alla modalità “no kill”, sempre nel rispetto dell’ambiente e della normativa vigente.
Per pescare è necessario essere in possesso della licenza di pesca prevista dalla normativa regionale e degli eventuali permessi richiesti nei singoli comprensori, acquistabili presso gli Infopoint turistici e i punti autorizzati.
Chi desidera avvicinarsi a questa disciplina o perfezionare la propria tecnica può inoltre affidarsi alle guide di pesca del territorio.
Il fiume Adda e i torrenti Bitto, Masino e dell’Alta Valtellina offrono numerosi tratti dedicati alla pesca in
acque correnti, dove è possibile trovare specie come trote, temoli e salmerini in contesti naturali di grande fascino.
Facilmente raggiungibile da Aprica, il torrente Belviso è una delle mete più amate dai pescatori della zona.
Per chi preferisce la pesca in quota, gli ambienti spettacolari non mancano: come il Lago del
Porcile in Val Tartano e i Laghi di Cancano, nei pressi di Bormio, ideali per vivere un’esperienza immersi
nella natura alpina. Anche a Livigno la pesca sportiva è praticabile lungo il fiume Spöl e nei laghi alpini della valle (informandosi sempre sui permessi necessari) con possibilità di vivere esperienze guidate e attività organizzate.
Chi si approccia per la prima volta alla pesca può scegliere uno dei laghetti attrezzati del territorio, come La Sablonera a Bormio, il Parco Prati di Punta a Grosotto, il laghetto della Magnolta ad Aprica e il Lago di Sommasassa a Teglio, dove si possono trovare servizi dedicati, punti di noleggio dell’attrezzatura e aree attrezzate per trascorrere una giornata all'aria aperta.
Lug 15, 2026 | Territori
Non solo Provenza. Anche in Italia si può ammirare lo spettacolo della fioritura della lavanda.
Non una strada ma una scelta infinita di località da nord a sud dove ammirare i campi viola da giugno ad agosto.
Dal Piemonte alla Toscana, dalla Liguria all’Emilia Romagna, dal Friuli Venezia Giulia all’Umbria e dalla Calabria alla Sicilia. Serve solo scegliere tra le tante feste di luglio e agosto.
Il periodo è perfetto. Da metà giugno ai primi di agosto è possibile ammirare paesaggi incredibili di fiori blu. Non solo paesaggi però. Eventi, feste e musei dedicati per una full immersion nel mondo della lavanda.

Dove cresce la lavanda in Italia
I paesaggi tinti dal viola inebriano l’occhio e non solo il naso. Donano serenità e calma interiore. In Italia la lavanda cresce spontanea da sempre fra i 300 e i 1000 metri d’altitudine. Sia sui crinali delle Alpi che su quelli degli Appennini. Se siete quindi appassionati da questa fioritura unica e non volete andare in Provenza ecco una vasta scelta di luoghi nazionali da visitare

Lavanda in Piemonte
Partiamo dal Piemonte e precisamente dalle Alpi cuneesi. A Demonte, nel cuore della Valle Stura le lavande fioriscono da sempre spontanee e selvagge nei campi.. Fra l’Ottocento e il Novecento la lavanda fece la fortuna economica dei valligiani.
’izòp del cuneese e l’alambicco di Giuseppe Rocchia
I raccoglitori di lavanda sono detti “izòp” nella lingua occitana che si parla in questa vallata. Oggi i tempi sono cambiati ma a Demonte è tutt’oggi attiva l’antica distilleria Rocchia dove operano gli eredi dell’illuminato Giuseppe.
Fu lui che, due secoli fa, affinò processi di distillazione innovativi. Capì che sfruttando il vapore poteva mantenere integre le proprietà organolettiche dell’olio essenziale di questa straordinaria pianta. Sempre nel cuneese, ma spostandoci però fra Alpi Marittime e Val di Gesso troviamo il piccolo borgo di Andonno di Valdieri. Qui a fine luglio (sabato 29 e domenica 30 luglio) alla lavanda si dedica un’intera festa. Sarà possibile fare trekking raccogliendo dal vivo le spighe, assistere alla distillazione e vivere esperienze enogastronomiche sul sentiero della lavanda.
Nel Monferrato a scoprire il menù alla carta di cuscini
Sulle morbide e sinuose colline del Monferrato, sempre in Piemonte è un’altra tappa d’obbligo per chi ama la lavanda. A Ponti, pochi passi da Acqui Terme c’è una cascina specializzata nella coltivazione e lavorazione di questa amata pianta officinale. La Cascina Blengio è un posto dove è doveroso fermarsi per conoscere vizi, virtù e magie sia della lavanda versione officinale che di quella ibrida. Tanti prodotti da veder lavorare, assaggiare e acquistare. C’è davvero l’imbarazzo della scelta fra prodotti officinali, cosmetici e alimentari. E se poi volete fare una full immersion, la cascina ospita anche in modalità B&B per cui affrettatevi a prenotare e rimarrete sorpresi dal menù alla carta di…cuscini.
Per chiudere il tour della lavanda piemontese vale la pena soffermarsi per una visita anche a Grugliasco appena fuori Torino. Sembra quasi incredibile che in questo paesone oggi appartenente all’hinterland della capitale dell’automobile esista un po’ di “verde” e una cascina del XVII secolo dove la lavanda condivide 20 ettari con foraggio e cereali per regalarci poi dei fantastici agnolotti alla lavanda.

Viaggio in Liguria fra sacro e profano a tutto viola
In Liguria la lavanda è radicata nella storia, nelle leggende e nella tradizione sacra e profana. Iniziamo il percorso dai borghi delle Alpi Mistiche dell’entroterra di ponente. Qui sopravvivono ampie coltivazioni di una “variante” speciale. Coltivazioni molto ridimensionate rispetto a un tempo, quando erano intensive. Tante le feste e sagre che animano i mesi estivi della zona. Noi consigliamo di provare quella di Colle di Nava patria dell’omonima variante (Coldinava) la più ricercata dalle distillerie per le sue presunte superiori qualità.
A Taggia la tradizione della lavanda si fa sacra con la festa che si celebra la terza settimana di luglio. Una devozione speciale gli abitanti di questo borgo lo riservano a Santa Maria Maddalena, simbolo di purificazione e rinascita.
L’antica tradizione ligure racconta infatti che la Santa si sia rifugiata sulla via della Provenza nei boschi taggesi e specialmente nella “grotta miracolosa”.
Nell’entroterra della Liguria
Sempre nell’entroterra ligure, troviamo anche un bel museo dedicato alla regina delle piante aromatiche. Il Museo della Lavanda di Carpasio è il primo del genere in Italia. Tutti da ammirare gli storici alambicchi, il “giardino dei profumi” dove insieme alla lavanda ammaliano i nostri nasi altre 70 essenze. Nella corte del museo un viaggio intenso nel mondo di questa pianta lo si può fare attraverso il Giardino dei Profumi. Sono ben 30 le diverse sfumature della pianta viola, tutte da annusare.

Friuli Venezia Giulia
Dall’altra parte del Nord Italia, esattamente nel cuore del Friuli Venezia Giulia esiste una patria della lavanda. Venzone è uno splendido borgo medievale fortificato ricostruito sapientemente dopo il terremoto del 1976.
Siamo alle porte della Carnia e qui la produzione della lavanda è radicata nei secoli. La varietà utilizzata è la angustifolia riconoscibile per le foglie argentee e il profumo molto intenso.
Passeggiando sul selciato delle deliziose vie del borgo è inevitabile fermarsi al Palazzo della Lavanda dove potrete trovare tutto ciò che vi viene in mente dedicato fiore viola.
Agosto a Venzone
Il nostro suggerimento è di prenotare una visita a Venzone in agosto. Nella prima settimana del mese si festeggia insieme al Santo Patrono la lavanda che a queste latitudini fiorisce più tardi. E a proposito di santi e misteri molti non sanno che Venzone è celebre anche per le misteriose mummie che riposano nella Cappella di San Michele. La mummificazione qui è facilitata da un fungo particolare. É il Hipa Bombicina Pers, una muffa che vegeta nelle tombe del Duomo di Venzone che disidrata il corpo in un solo anno e rende la pelle simile a pergamena.

Romagna color lavanda
Scendendo lungo la penisola tappa d’obbligo in Romagna dove, nell’entroterra del ravennate c’è un autentico Eden della lavanda a Casola Valsenio. Negli anni Settanta del Novecento questo fu il regno del professor Augusto Rinaldi Ceroni che, pianta dopo pianta, ha creato uno straordinario Giardino delle Erbe. Notevole lo spazio dedicato alla lavanda con ben 20 varietà diverse fra cui la Hidcote e la Nonable.
Lavanda di Toscana
La strada della lavanda italiana fa tappa d’obbligo poi in Toscana dove fra Chianti Classico e Maremma Toscana esistono sempre più paesaggi tinti di viola. Da fotografare i campi di Fonterutoli vicino a Castellina in Chianti a 600 metri d’altitudine e quelli di Civitella Paganica che lasciano davvero senza fiato per profumo ed estensione.

Lavanda del Lazio e dell’Umbria
Scendendo poi dalla Maremma Toscana al Lazio per fare tappa a Tuscania, autentica città della lavanda. La Tuscia è infatti una delle più grandi zone di produzione italiana per quello che riguarda la produzione biologica. Qui la fioritura da il meglio di se fino all’inizio di agosto. Suggeriamo di ammirare lo spettacolo dei campi in fiore dall’alto dell’ Museo della Lavanda di Carpasio
Il giardino del Professor Ceroni e il miele del Santo di Assisi
A proposito di sacro forse pochi sanno che parlare di lavanda e associarla alla bellissima Assisi non è scontato. Eppure anche nella terra di San Francesco questa pianta viene coltivata e utilizzata soprattutto per la produzione di pregiati mieli.

La lavanda del sud fra specie autoctone e grani antichi
A Campotenese, a due passi da Morano Calabra nel cuore del Parco del Pollino esiste una Provenza Calabrese tutta da ammirare. Qui siamo al Sud e la fioritura è precoce: da fine maggio ai primi di luglio. Il parco della Lavanda è una creazione di Franco Rocco e di sua figlia Selene. Hanno iniziato non più di dieci anni anni fa coltivando la specie autoctona “loricanda”. Una varietà in via di estinzione che rischiava di scomparire per sempre col rimboschimento del Pollino. E pensare che la specie era nata solo negli anni Cinquanta del Novecento dalla duplicazione in vitro della lavanda “angusifolia”. Una specie che veniva raccolta e poi venduta all’epoca alla ditta Carlo Erba di Genova, prima industria farmaceutica italiana.
Lavanda in 60 varietà
Oggi in questa eccellenza del Sud sono ben 60 le diverse varietà che Selene ha recuperato in giro per l’Europa. Chiedete di assistere all’arte antica della distillazione e alla creazione delle candele, saponette e quant’altro la creatività di questi due amanti della lavanda sapranno proporvi.

Sicilia: lavanda, grano tumminia e mandorleti centenari
Finiamo il nostro giro d’Italia in Sicilia e precisamente a Santa Caterina Villarmosa in provincia di Caltanisetta. Qui a piedi del monte Fagarìa la famiglia D’Anca produce lavanda alternandola con il grano Tumminia e i mandorleti centenari.
Le varietà piantate in Sicilia sono quelle autentiche della Provenza: “grosso” e “lavandino” e i campi siculi sono davvero un must perché è insolito per il turista distratto trovare un angolo di Provenza nel cuore della Sicilia.

Come si fotografa la lavanda?
La lavanda è uno dei soggetti preferiti da appassionati e professionisti del click. Sembra facile realizzare una foto straordinaria dei filari di lavanda ma in realtà non è così facile come sembra.
Le inquadrature preferite sono due: il paesaggio e la macro. Cerchiamo di dare alcuni piccoli suggerimenti su come realizzare uno scatto perfetto.
Il paesaggio è coinvolgente con le sue lunghe distese che sfidano la prospettiva e l’orizzonte. Per una foto perfetta serve però un obiettivo a grandangolo per esaltare le linee e la profondità.
La lavanda si presta molto anche all’obiettivo degli amanti della macro. In questo caso l’inquadratura si deve concentrare sul fiore dov’è possibile cogliere anche lo svolazzio delle api in cerca di polline fra i filari di lavanda.

Come si coltiva la lavanda in terra e in vaso
Facile che a questo punto che vi sia venuta voglia di coltivare la lavanda. Il suo tocco di colore e il suo profumo possono essere perfetti anche in un terrazzo di città.
L’arbusto è robusto e quindi, anche se si esalta in campo aperto è possibile coltivarla anche in vaso. Per quanto riguarda il clima si adatta facilmente anche a climi difficile anche se la sua condizione perfetta è l’area del Mediterraneo. (l’articolo segue dopo il video)
Questa pianta si può coltivare con facilità anche in vaso purché si scelga di posizionarla in una zona soleggiata. Se a casa vostra il clima invernale tende a diventare rigido il consiglio è spostare in inverno il vaso di lavanda in un luogo chiuso ma sempre vicino a una fonte di luce. La specie che più si adatta fra tutti i tipi di lavanda ad essere coltivata in caso è la lavandula angustifolia. L’annaffiatura è necessaria quando la terra è asciutta e l’acqua deve sempre essere indirizzata alla base della pianta.
Se ben mantenuta la lavanda anche in vaso cresce molto velocemente. In un anno può arrivare facilmente al mezzo metro di altezza e a questo punto è obbligatorio travasarla scegliendo sempre di volta in volta contenitore dal diametro maggiore.
Origine e diffusione della pianta di lavanda
Finiamo con un escursus botanico per conoscere meglio questa pianta. Il suo nome scientifico è Lavandula officinalis e appartiene alla famiglia botanica delle Lamiaceae.
Fin dai tempi dell’antico Egitto era ricercata per le qualità detergenti e profumanti. La sua fortuna ha attraversato i secoli, Nel Medioevo era ingrediente principale per la cura delle patologie gastrointestinali. Nel XVI secolo la svolta con la nascita e diffusione dell’arte profumiera e l’usanza delle signore di portare con se una bustina di lavanda per profumarsi.

Le tante specie di lavanda in Italia
Come abbiamo visto anche nel nostro viaggio fra la strada della lavanda italiana tante sono le specie di lavanda. Vediamo quali le principali.
Limitandosi all’area dell’Europa Mediterranea le specie di lavanda sono ventidue. Limitandoci alle specie più diffuse in Italia parleremo di cinque specie.
- La lavandula spica detta anche lavanda spigo conosciuta botanicamente come Lavandula latifolia è forse la più diffusa. Perenne ed alta fra i 30 e i 60 centimetri è una pianta perenne. Si trova sopratutto in collina.
- La Lavandula stoechas più alta della precedente preferisce i terreni acidi e cresce spontanea in tutta la peisola ma soprattutto sulla costa tirrenica.
- La Lavandula angustifolia è la lavanda “vera”. Le foglie rispetto alle precedenti specie hanno un verde più intenso, mentre i fiori hanno sfumature infinite che variano da lilla al rosso, al bianco e al blu. Cresce spontanea in tutta Italia ma soprattutto sulla costa tirrenica.
- La Lavandula dentata è nota anche come spigonardo. Raramente cresce selvatica ed è la specie usata soprattutto in profumeria per realizzare oli essenziali. Si distingue per la base ramosa e la diffusione soprattutto al sud.
- La Lavandula multifida ha stelo grigio e lanoso ed è a rischio estinzione. Tipica delle aree aride è nota anche come lavanda dell’Egitto
Lug 14, 2026 | Enogastronomia
Ci sono luoghi dove la natura detta ancora il ritmo delle giornate. Dove il fischio di una marmotta rompe il silenzio dei pascoli d’alta quota, uno stambecco osserva curioso gli escursionisti da una cresta rocciosa e un’aquila reale disegna ampi cerchi nel cielo. Benvenuti nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, il più antico parco nazionale d’Italia, un angolo di Alpi autentiche dove la montagna racconta la sua storia più vera.
Tra Piemonte e Valle d’Aosta, a cavallo di due regioni e di due culture alpine, si estende un territorio di oltre 71.000 ettari, un mosaico di boschi, vallate, ghiacciai, laghi e pascoli che dal 1922 rappresenta uno dei simboli della tutela della biodiversità italiana.
Fu istituito il 3 dicembre 1922, grazie anche alla lungimiranza di re Vittorio Emanuele II che, decenni prima, aveva trasformato queste montagne in una riserva reale di caccia per proteggere lo stambecco dall’estinzione. Oggi quella scelta è diventata uno dei più importanti esempi di conservazione della fauna alpina.

Il regno dello stambecco
Se c’è un animale che identifica il Gran Paradiso è senza dubbio lo stambecco. Con le sue grandi corna arcuate e l’incredibile agilità sulle pareti rocciose, è diventato il simbolo stesso del Parco. Qui vive una delle popolazioni più numerose d’Europa e gli avvistamenti sono frequenti anche lungo i sentieri più semplici.
Ma lo stambecco è solo il protagonista di un ecosistema ricchissimo.
Passeggiando tra boschi e praterie è possibile incontrare camosci, marmotte, volpi, lepri alpine, ermellini, martore, faine, tassi e, con un pizzico di fortuna, osservare il volo maestoso dell’aquila reale.
Negli ultimi anni è tornato a nidificare anche il gipeto, il più grande rapace delle Alpi, scomparso per oltre un secolo e oggi protagonista di uno dei più importanti progetti europei di reintroduzione.
Il cielo è animato anche da gheppi, poiane, sparvieri, astori, gufi reali e allocchi, mentre tra i boschi trovano rifugio il fagiano di monte, la pernice bianca, la coturnice, il picchio muraiolo e numerose altre specie.
Anche gli ambienti più piccoli custodiscono una sorprendente biodiversità: salamandre alpine, tritoni, vipere e la spettacolare farfalla Parnassius apollo, simbolo degli ecosistemi montani incontaminati.

Il paesaggio cambia passo dopo passo
Una delle caratteristiche più affascinanti del Gran Paradiso è la straordinaria varietà degli ambienti naturali.
Nei fondovalle dominano i boschi di larice, spesso accompagnati da abete rosso, pino cembro e, più raramente, dall’abete bianco.
Salendo di quota il paesaggio cambia lentamente.
Gli alberi lasciano spazio a vaste praterie alpine che, tra giugno e luglio, si trasformano in un tappeto colorato di stelle alpine, genziane, rododendri e decine di altre specie floreali.
Ancora più in alto iniziano le rocce, le morene glaciali e i ghiacciai che conducono fino ai 4.061 metri del Gran Paradiso, l’unica montagna oltre i quattromila metri interamente compresa nel territorio italiano.
Le montagne del massiccio sono state modellate nel corso di migliaia di anni dall’azione dei ghiacciai e dei torrenti, che hanno scavato profonde vallate e creato laghi alpini dalle acque cristalline, oggi tra le mete più amate dagli escursionisti.

Le grandi montagne del Parco
Il Gran Paradiso è naturalmente la vetta più famosa, ma il panorama è dominato anche da altre montagne di straordinaria bellezza.
La Grivola, definita dal poeta Giosuè Carducci “la più bella montagna che io conosca”, conquista per il suo profilo elegante.
Accanto si innalzano il Ciarforon, la Grande Sassière e la Granta Parey, cime che rappresentano una vera palestra per gli alpinisti ma che regalano scorci spettacolari anche a chi percorre i sentieri di fondovalle.

Un paradiso per chi ama camminare
Il Parco Nazionale del Gran Paradiso offre oltre 500 chilometri di sentieri che attraversano ambienti completamente diversi tra loro.
Ci sono percorsi semplici, adatti alle famiglie, che conducono a cascate, laghetti alpini e punti panoramici, ma anche itinerari impegnativi che raggiungono rifugi e ghiacciai.
Le valli più conosciute sono la Valle Orco, in Piemonte, e la Val di Soana, più selvaggia e meno frequentata, ideali per chi desidera immergersi nella natura più autentica.
Sul versante valdostano, invece, le valli di Valsavarenche, Val di Rhêmes e Valgrisenche offrono alcuni dei panorami più spettacolari dell’intero arco alpino.
In inverno il paesaggio cambia completamente volto e il Parco diventa una destinazione ideale per escursioni con le ciaspole, sci di fondo e attività sulla neve.
Un parco che unisce due Paesi
Il Gran Paradiso non termina al confine italiano.
Sul versante francese confina con il Parc national de la Vanoise, formando una delle più grandi aree protette delle Alpi e un importante corridoio ecologico internazionale per la fauna selvatica.
È un patrimonio naturale condiviso che dimostra come la tutela dell’ambiente possa superare i confini geografici.
Sapori d’alta quota
Visitare il Gran Paradiso significa anche scoprire la cucina delle vallate alpine.
Tra i piatti simbolo spiccano la polenta concia, preparata con burro e formaggi d’alpeggio, la zuppa alla valdostana, la fontina DOP, la mocetta, i salumi di montagna e i dolci a base di castagne e miele.
Nei rifugi è quasi d’obbligo concedersi una fetta di torta ai mirtilli accompagnata da una tisana preparata con erbe raccolte nei pascoli circostanti.
Quando andare
Ogni stagione regala emozioni diverse.
La tarda primavera e l’inizio dell’estate sono il periodo della fioritura alpina, mentre luglio e agosto rappresentano il momento ideale per raggiungere i laghi d’alta quota.
Settembre regala boschi dorati e colori spettacolari, oltre a una maggiore tranquillità lungo i sentieri.
L’inverno, infine, trasforma il Parco in un regno di neve e silenzio, perfetto per chi cerca un contatto autentico con la montagna.
Il lusso del silenzio
In un’epoca in cui il viaggio è spesso sinonimo di velocità e luoghi affollati, il Parco Nazionale del Gran Paradiso offre un’esperienza diversa.
Qui il tempo è scandito dal rumore dei torrenti, dal vento tra i larici e dal fischio delle marmotte.
È un luogo dove la natura non è un semplice scenario, ma la vera protagonista del viaggio. E forse è proprio questo il motivo per cui, a oltre un secolo dalla sua istituzione, continua a rappresentare uno dei tesori più preziosi dell’Italia alpina.
Dove avvistare gli stambecchi
Con i periodi migliori della giornata (alba e tardo pomeriggio) e le vallate più indicate.
I 10 punti panoramici più fotografati del Parco
Con il Colle del Nivolet, il Pian del Nivolet, il Lago Agnel, il Lago Serrù, la Valsavarenche e altri punti iconici.
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Lug 13, 2026 | Territori
Se Norvegia e Islanda sono ormai entrate nell’immaginario delle vacanze al fresco, l’Europa custodisce ancora angoli poco conosciuti dove l’estate significa boschi infiniti, laghi cristallini, montagne silenziose e temperature che raramente superano i 22-24 °C.
Sono destinazioni perfette per chi desidera vivere un viaggio autentico, lontano dalle rotte del turismo di massa.

1 – Parco Nazionale del Retezat (Romania)
Nel cuore dei Carpazi occidentali si estende uno dei parchi nazionali più spettacolari e meno conosciuti d’Europa.
Il Parco Nazionale del Retezat custodisce oltre ottanta laghi glaciali, vallate ricoperte di fiori alpini e cime che superano i 2.500 metri. È un paradiso per gli escursionisti, ma anche per chi cerca silenzio e paesaggi incontaminati.
Qui è ancora possibile incontrare camosci, lupi, cervi e, con molta fortuna, l’orso bruno, simbolo delle foreste romene. Temperatura media estiva: 15-22 °C
Da provare: un trekking fino al Lago Bucura, il più grande lago glaciale della Romania.

2 – Saaremaa, l’isola segreta dell’Estonia
Mentre il turismo si concentra sulle capitali baltiche, l’isola di Saaremaa continua a vivere con ritmi lenti.
Mulini a vento, fari, foreste di pini, scogliere sul Mar Baltico e piccoli villaggi di pescatori raccontano un’Europa quasi dimenticata.
L’acqua del mare resta fresca anche ad agosto, ma le lunghe giornate estive invitano a esplorare la costa in bicicletta o in kayak.
Curiosa è la presenza del cratere di Kaali, formatosi migliaia di anni fa dall’impatto di un meteorite e avvolto da antiche leggende. Temperatura media estiva: 17-22 °C
Da non perdere: il Castello di Kuressaare e il Parco Nazionale di Vilsandi, rifugio di numerose specie di uccelli marini.

3 – Le Alpi di Kamnik-Savinja (Slovenia)
Quando si pensa alla Slovenia vengono subito in mente il Lago di Bled e Lubiana. Ma basta spingersi più a nord per scoprire una delle catene montuose più spettacolari del Paese.
Le Alpi di Kamnik-Savinja offrono vallate verdi, cascate, malghe, boschi di abeti e sentieri panoramici praticamente privi di folla.
Il cuore della regione è la Logarska Dolina, considerata una delle valli glaciali più belle d’Europa, dove il paesaggio ricorda quello delle Alpi di un secolo fa.
Qui il tempo sembra rallentare: si dorme in fattorie di montagna, si assaggiano formaggi prodotti in alpeggio e si percorrono sentieri che attraversano foreste secolari.
Temperatura media estiva: 18-24 °C. Esperienza da vivere: raggiungere la cascata Rinka e proseguire fino ai rifugi d’alta quota.

4 – Parco Nazionale di Dovrefjell (Norvegia)
È uno dei pochi luoghi al mondo dove è possibile osservare in libertà il bue muschiato, un gigantesco mammifero sopravvissuto all’ultima era glaciale.
Il Parco Nazionale di Dovrefjell-Sunndalsfjella, nella Norvegia centrale, è un susseguirsi di altopiani, laghi, tundra e montagne, attraversati da una fitta rete di sentieri.
L’estate qui è breve ma luminosa, con giornate interminabili che permettono di camminare fino a tarda sera senza bisogno della torcia.
Oltre ai buoi muschiati, non è raro avvistare renne selvatiche, volpi artiche e aquile reali. Temperatura media estiva: 10-18 °C
Da non perdere: un’escursione guidata all’alba per osservare i buoi muschiati nel loro habitat naturale.

5 – Kainuu, la Finlandia dei mille laghi
Chi sogna il silenzio assoluto dovrebbe segnare questo nome. La regione di Kainuu, nel nord-est della Finlandia, è un mosaico di foreste boreali, laghi, torbiere e piccoli villaggi immersi nella natura.
Qui il turismo è ancora discreto e rispettoso dell’ambiente. Si naviga in canoa, si pesca, si percorrono sentieri tra i pini e si dorme in cottage di legno affacciati sull’acqua.
Le notti estive sono illuminate fino a tarda ora, mentre il cielo si riflette sulle superfici immobili dei laghi.
Tra le esperienze più emozionanti c’è il bear watching, l’osservazione dell’orso bruno da appositi capanni fotografici, sempre accompagnati da guide specializzate. Temperatura media estiva: 15-22 °C
Esperienza imperdibile: una sauna tradizionale finlandese seguita da un tuffo in uno dei laghi della regione.
Perché scegliere una meta ancora poco conosciuta?
Le destinazioni emergenti delle coolcation offrono molto più di qualche grado in meno.
Consentono di vivere un turismo lento, lontano dall’overtourism, con un minore impatto ambientale e un contatto più autentico con le comunità locali.
Qui il lusso non è rappresentato da un resort esclusivo, ma dal silenzio di una foresta, dal rumore di una cascata, da un cielo che non diventa mai completamente buio o da una cena in una baita di montagna preparata con prodotti del territorio.
Forse è proprio questa la vera evoluzione del viaggio contemporaneo: non rincorrere il caldo, ma cercare luoghi capaci di regalare tempo, spazio e benessere.