Giu 21, 2026 | Enogastronomia
Dalle Eolie alle Egadi, dalle Pelagie a Ustica e Pantelleria: ogni isola racconta un modo diverso di vivere il Mediterraneo, tra turismo slow, diving, benessere naturale, cultura del mare e ospitalità d’eccellenza.
C’è una Sicilia che comincia quando la costa si allontana e la terraferma cede il passo all’orizzonte.
È la galassia delle isole minori: frammenti di roccia, luce e storia che non si assomigliano tra loro, eppure condividono una radice mediterranea viscerale.
Vulcani attivi, borghi di pescatori, fondali di rara complessità, vigneti eroici, riserve naturali integre: ogni isola è un universo compiuto, capace di rispondere a un tipo preciso di viaggiatore. Per la nuova stagione, l’Assessorato del Turismo lancia una mappatura basata sulle esperienze — non sulle spiagge.
L’energia della terra e del mare: trekking, vulcanologia e archeologia subacquea
Nelle isole di origine vulcanica, il viaggio abbandona la comoda staticità della sdraio per farsi esplorazione primordiale, dove il paesaggio è modellato da forze che lavorano ancora apertamente ogni giorno.

Lipari e Vulcano. Archivio Regione Siciliana. Ph Mathia Coco
Lipari
Capoluogo dell’arcipelago eoliano, è il punto di accesso e di orientamento.
Il suo castello normanno, i musei vulcanologici e i vicoli del centro storico la rendono la bussola culturale da cui tutto il resto si misura, fondendo la storia millenaria con la geologia dell’arcipelago.

Stromboli- Archivio Regione Siciliana_PH JM
Stromboli
Il vulcano che gli eoliani chiamano “Iddu” erutta con cadenza regolare da secoli. Le escursioni guidate al cratere si fanno al tramonto o di notte, quando la Sciara del Fuoco illumina il buio con una luce arancione magnetica.
Le spiagge di sabbia lavica nera e il silenzio tra un’eruzione e l’altra insegnano che l’avventura è un incontro continuo con l’imprevisto.
Vulcano
Qui il benessere è un’eredità geologica che precede di millenni qualsiasi spa. Le fumarole, le sorgenti termali sottomarine e i fanghi sulfurei offrono una rigenerazione naturale.
Salire al cratere o percorrere i sentieri di Vulcanello e Capo Grillo rimanda a un contatto diretto con un ambiente vivo e minerale.

Ustica, Torre di Santa Maria. Archivio Regione Siciliana_Ph JM
Ustica
I suoi fondali sono un museo vivo e rappresentano la prima Area Marina Protetta istituita in Italia. L’isola vulcanica offre a sub e snorkeler un labirinto di grotte, pareti e siti di archeologia subacquea in un mare cristallino.
Fuori dall’acqua, i sentieri panoramici e i tramonti sull’isolotto di Colombara completano un’esperienza legata alla pietra e all’esplorazione.
Il ritmo lento della terra: enogastronomia d’autore e memoria mediterranea
Un modo di viaggiare che misura la qualità del tempo in sapori memorizzati, conversazioni con i produttori e soste prolungate davanti a un panorama rurale.
Salina
È l’isola che si mangia, dove paesaggio e tavola raccontano la stessa identità. La Malvasia nasce nei vigneti terrazzati a picco sul mare,
i capperi di Pollara sono presidio Slow Food e il pani cunzatu di Lingua è un rito. Camminare verso la Fossa delle Felci o fermarsi a Pollara completa un’autenticità sensoriale colta e misurata.

Favignana, cala Rossa. Archivio Regione Siciliana_Ph JM
Favignana
Nelle Egadi, Favignana reinterpreta il turismo lento a colpi di pedale. Isola pianeggiante costruita in tufo giallo, è perfetta da esplorare in bicicletta tra le vecchie cave a cielo aperto e calette iconiche come Cala Rossa e Cala Azzurra.
L’Ex Stabilimento Florio, legato alla mattanza del tonno, è oggi un museo straordinario in cui il rito della tonnara diventa racconto antropologico e industriale.
Il lusso della disconnessione e della wilderness assoluta
Uscire dal rumore del mondo attraverso il silenzio radicale, la lontananza dalla costa e la totale immersione in una natura non addomesticata.
Alicudi
Non ha strade, auto, movida o segnale stabile. Ha solo scalinate di pietra, asini e un mare blu profondo. Il “digital detox” qui è una conseguenza geografica naturale.
Il suo silenzio è una presenza da ascoltare, ideale per chi vuole ritrovare il contatto con il tempo primitivo.
Filicudi
Condivide lo spirito selvaggio di Alicudi, tra borghi di pescatori e sentieri che salgono verso la Fossa delle Felci.
I suoi fondali incontaminati custodiscono la Torre della Borgia e grotte marine spettacolari. L’isolamento geografico ne fa un avamposto di quiete, dove l’antico insediamento preistorico di Capo Graziano dialoga con un mare geologicamente intatto, amato dai subacquei di tutto il mondo.

Levanzo, Cala Dogana- Archivio Regione Siciliana_Ph JM
Levanzo
La più piccola delle isole Egadi custodisce nelle sue grotte alcune delle pitture rupestri preistoriche più antiche e importanti del Mediterraneo, come quelle della Grotta del Genovese.
Lontana dai flussi turistici di massa, Levanzo è un tempio del silenzio: un pugno di case bianche raccolte attorno al porto, dove l’assenza di auto permette di riscoprire il valore del camminare lento lungo sentieri profumati di macchia mediterranea.

Punta sottile con vista Marettimo- Archivio Regione Siciliana-Ph Mathia Coco
Marettimo
La più selvaggia e lontana dalla costa siciliana è una vera e propria montagna dolomitica che emerge dal mare. Paradiso incontaminato per velisti, escursionisti e subacquei, vanta una rete eccezionale di grotte marine e fondali protetti tra i più integri dell’intero Canale di Sicilia.
L’assenza di strade carrabili e l’imponenza delle sue vette la rendono l’isola perfetta per una disconnessione totale, dove il silenzio è interrotto solo dal vento e dalle onde.
I santuari della biodiversità tutelata e del turismo responsabile
In queste isole la salvaguardia ambientale e il rispetto dei ritmi imposti dalla natura sono diventati un modello che attrae il turista consapevole.

Lampedusa, sola dei Conigli. Archivio Regione Siciliana_Ph JM
Lampedusa
Nelle Pelagie, la tutela ambientale è una priorità. L’Isola dei Conigli, all’interno della Riserva Naturale, prevede accessi regolamentati e prenotazioni obbligatorie per proteggere il sito dove la tartaruga marina Caretta caretta nidifica ogni estate.
Lampedusa si propone così come un vero e proprio laboratorio di turismo responsabile.
Linosa
Più appartata e sorprendente, Linosa è l’anima vulcanica delle Pelagie. Caratterizzata da antichi crateri, falesie scure e flora endemica, ospita una delle colonie di berta maggiore più importanti del Mediterraneo ed è anch’essa un sito cruciale per l’ovodeposizione della Caretta caretta.
L’ampliamento delle sue tutele l’ha resa una meta d’eccellenza per l’escursionismo naturalistico: un’isola dove l’agricoltura tradizionale e la salvaguardia della fauna marina cooperano per offrire un’esperienza di viaggio ecologica e memorabile.
L’esclusività dell’identità: architettura, design e lusso discreto
Destinazioni che esprimono l’eleganza non attraverso l’ostentazione, ma filtrandola attraverso la storia, le tradizioni secolari e l’architettura vernacolare.
Panarea
Esprime l’esclusività con una discrezione che le grandi mete mondane faticano a imitare. La più piccola delle Eolie abitate filtra la propria eleganza attraverso architetture bianche, terrazze fiorite e calette come Cala Junco. Tra yachting e accoglienza d’eccellenza,
i suoi fondali nascondono fumarole sottomarine e il relitto di un mercantile inglese, unendo la vita notturna sobria alla profondità della storia.
Pantelleria
Isola scolpita dal vento, senza spiagge di sabbia ma ricca di cale frastagliate, dammusi di pietra lavica e fanghi termali allo Specchio di Venere.
La vite ad alberello (Patrimonio Unesco) resiste al maestrale producendo lo Zibibbo e il Passito. Pantelleria rappresenta il lusso essenziale: le sue case in pietra e i giardini panteschi sono risposte millenarie alla siccità che oggi il mondo chiama design, ideali per viaggiatori consapevoli che cercano solo vento, pietra, vite e mare.
Giu 16, 2026 | Enogastronomia
L’estate a Valencia si vive anche a tavola. Con il caldo, arrivano le ricette fresche, i prodotti di stagione e quelle bevande che sanno di Mediterraneo, di lunghi momenti di convivialità e di pomeriggi all’aria aperta.
È il momento di godersi la dispensa del Mediterraneo nella sua versione più rinfrescante.
L’orto valenciano torna al centro della scena con frutta e verdura di stagione, tra cui il pomodoro, ingrediente perfetto per insalate, cocas, aperitivi e piatti leggeri particolarmente apprezzati durante i mesi estivi. A questo si aggiungono riso, pesce, frutti di mare, insieme a specialità tipicamente valenciane come l’Esgarraet, le Clochinas, le Tellinas e il Sepionet, ideali da condividere davanti al mare o su una terrazza della città.
E se ci sono due bevande che accompagnano l’estate valenciana, sono l’Horchata e l’Agua de Valencia. La prima, preparata con chufa, si può bere liquida o in granita ed è uno dei grandi classici per rinfrescarsi a metà pomeriggio, ancora meglio se accompagnata dai Fartons. La seconda, ormai diventata uno dei cocktail più rappresentativi della città, è un’opzione perfetta per brindare al tramonto.
Dai mercati alle storiche horchaterías, passando per terrazze e ristoranti affacciati sul Mediterraneo, l’estate a Valencia si assapora con calma.

Dove mangiare una buona Paella a Valencia
È il piatto più internazionale della gastronomia valenciana, il contributo locale alla cucina universale.
La paella sta a Valencia come la Torre Eiffel a Parigi o l’acquedotto a Segovia, un monumento straordinario. Con la differenza che il nostro è a base di riso, verdure dell’orto e proteine animali a base di pollo, preferibilmente ruspante, e coniglio. O se preferisci, nella versione di mare con le migliori materie prime del Mediterraneo. È il miglior esempio di abbinamento di prodotti a chilometro 0 della storia dell’umanità!
E sei nella migliore città del pianeta per mangiarne una. Non puoi lasciare Valencia senza questa ricompensa.
Se provi una buona paella a Valencia una volta, tornerai sicuramente. Per sapere quali sono i ristoranti migliori puoi consultare la wikipaella, una iniziativa per valorizzare e promuovere la ricetta originale, o puoi entrare nella sezione i migliori piatti di riso di Visit Valencia. E una volta in buone mani, lasciati andare. Dovrai solo preoccuparti della cornice dove gustare la tua paella. Un balcone che si affaccia sul Mediterraneo? Il Centro Storico? La Città delle Arti e delle Scienze? A te la scelta. Goditi la vista e assapora questo piatto.
Al mare
Prova una paella valenciana o di frutti di mare, ma con la brezza del mare a farti compagnia in uno qualsiasi dei locali che si trovano nell’autentico quartiere del Cabanyal, nella vibrante Malvarrosa o nella moderna Marina di Valencia, tre must vicino alla zona marittima della città
Il legame delle nostre spiagge con il riso è una storia d’amore che dovresti sapere: ingredienti del mare e della campagna di Valencia, del resto la nostra è una dispensa naturale molto varia. Chiedi come antipasto: clóchina (mitili mediterranei) di stagione, seppia o calamari e piatti tipici come el esgarraet (peperoni con baccalà) o la titaina, sei nel posto giusto.

Nel centro storico
Il centro di Valencia è uno dei più grandi d’Europa con più di 2000 anni, una storia lunga come i posti dove mangiare una buona paella.
Siamo nella Valencia delle decine di locali che trattano i piatti a base di riso con maestria.
La Valencia dei pesi massimi dell’autentica paella valenciana, quella di sempre: quella elaborata con ingredienti locali.
All’Albufera
L’Albufera è la culla della paella valenciana, qui nacque verso il XVI secolo grazie agli agricoltori che la cucinavano con quello che offriva la terra.
Ora la tradizione viene portata avanti da privati e dai ristoranti della zona che la cucinano utilizzando il riso coltivato nella zona del parco naturale con verdure e carni locali. L’opzione perfetta per visitare la zona e degustare il nostro piatto più internazionale.

Nella Huerta
Valencia è circondata dalle coltivazioni di frutta, verdura e ortaggi e anche qui, nella huerta, l’orto, si può degustare una paella-valenciana cucinata con prodotti freschissimi.
È come avere un mercato naturale a due passi dal centro: un luogo dove le ordinate coltivazioni danno il meglio di sé per la realizzazione di una ricetta nella quale il segreto è utilizzare gli ingredienti e gli aromi adatti. Se vuoi dei prodotti della zona, prova anche i carciofi alla piastra, l’insalata valenciana o l’esgarraet.
Alla città delle arti e delle scienze
La Città delle Arti e delle Scienze è diventata il simbolo d’identità della città: modernità, arte e design vanno di pari passo in questa zona dove è possibile godere di un’estetica futurista e passeggiare in giardini rinfrescanti.
E, ovviamente, mangiare un’ottima paella perché nei dintorni del complesso architettonico i ristoranti sono cresciuti tanto quanto i palazzi.
Giu 13, 2026 | Enogastronomia
Dal Passo dello Stelvio al Col de l’Iseran, un viaggio tra curve leggendarie e panorami mozzafiato: ecco i passi alpini più belli e amati dai motociclisti di tutta Europa.
L’adrenalina tra le nuvole
C’è una linea sottile, fatta d’asfalto e vento, che unisce i motociclisti di tutto il mondo: quella che sale verso le Alpi.
Curve che si avvitano come spirali d’aria, tornanti che sfidano la gravità, panorami che sembrano rubati a un sogno.
I passi alpini non sono solo strade: sono riti di passaggio, mete di pellegrinaggio per chi vive la moto come libertà assoluta.
Dalla Lombardia alla Svizzera, dall’Austria alla Francia, ogni passo racconta una storia di sfida e bellezza, di motori caldi e cieli infiniti.

Passo dello Stelvio. Il Re delle Alpi (Italia)
Non poteva che aprire la lista il Passo dello Stelvio, con i suoi 2.758 metri e 75 tornanti leggendari (48 solo sul versante altoatesino).
Una strada scenografica e tecnica, una delle più alte d’Europa, amata da motociclisti di ogni paese.
Ogni curva regala un brivido, ogni sosta un panorama che toglie il fiato.
D’estate, il rumore dei motori si mescola al profumo dei prati e al silenzio delle cime.
Da Bormio a Trafoi, lo Stelvio è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita.

Passo del Grimsel. Magia svizzera tra ghiacciai e laghi (Svizzeri)
Il Grimselpass, in Svizzera, collega l’Oberland bernese al Vallese, e regala emozioni pure: tornanti larghi, asfalto perfetto, laghi glaciali color smeraldo.
La vista sul Grimselsee e sulle dighe che dominano la valle è spettacolare. Un paradiso per chi ama curve scorrevoli e panorami da cartolina.
Molti motociclisti lo uniscono in un unico itinerario con i vicini Sustenpass e Furkapass — il famoso “trittico alpino” da sogno.

Col de l’Iseran. Il gigante francese (Francia)
Con i suoi 2.764 metri, il Col de l’Iseran è il passo più alto asfaltato delle Alpi e una delle tappe più iconiche del Tour de France.
La salita da Val d’Isère regala emozioni forti tra paesaggi lunari e vette innevate.
In moto, il silenzio dell’alta quota si trasforma in pura poesia: curve dolci, asfalto curato, e una sensazione di libertà assoluta.

Grossglockner Hochalpenstrasse. Il capolavoro austriaco (Austria)
Un nome impronunciabile, ma una strada perfetta.
La Grossglockner Hochalpenstrasse, che sale fino ai 2.504 metri del Kaiser-Franz-Josefs-Höhe, è una delle strade panoramiche più spettacolari del continente.
Tra curve scolpite nella roccia e viste sul Grossglockner, la montagna più alta d’Austria, ogni chilometro è un’esplosione di emozione.
Strada a pedaggio, sì — ma vale ogni centesimo.

Passo Giau. Il cuore delle Dolomiti (Italia)
Elegante, sinuoso, spettacolare. Il Passo Giau, tra Cortina d’Ampezzo e Selva di Cadore, è un concentrato di Dolomiti allo stato puro.
34 tornanti tra pareti verticali, prati verdi e rifugi panoramici.
Perfetto per chi ama curve armoniose e paesaggi che sembrano dipinti.
Da fare al tramonto, quando le Dolomiti si tingono di rosa e la moto sembra volare tra le nuvole.

Oberjochpass. Il respiro della Baviera (Germania)
Meno estremo, ma incredibilmente piacevole da guidare, l’Oberjochpass è uno dei più belli della Germania.
Tra prati, chalet e pascoli d’alta quota, regala un’esperienza più dolce ma sempre emozionante.
Un itinerario ideale per chi ama viaggiare in coppia, con tappe gastronomiche e soste panoramiche.
Giu 10, 2026 | Enogastronomia
Da oltre due secoli, è Potenza città capoluogo della Basilicata, il più alto d’Italia, con i suoi 819 metri di altezza sul livello del mare.
Elegante, ma accogliente, confidenziale, ma solitaria, Potenza città capoluogo è intima, gelosa delle architetture moderne e antiche che la attraversano e del suo millenario centro storico, fatto di vecchi e nuovi edifici che si inerpicano, sovrapponendosi alle piazzette, ai vicoli dell’antico nucleo medievale e alle scale d’un tempo, oggi affiancate da quelle meccanizzate.
Per questa sua conformazione, Potenza è anche detta “città verticale”. Qui la vita scorre tra via Pretoria, nel gergo potentino denominata “sopra Potenza”, proprio perché collocata su di un colle e la zona più moderna, che si estende sull’altro versante del Fondovalle, intorno all’area pianeggiante segnata dal corso del fiume Basento.
Tra centro e periferia, negozi di buon livello e locali di ogni ispirazione rendono Potenza una città capoluogo viva e intraprendente per gli amanti dello shopping e delle serate conviviali.

Pinacoteca provinciale
“La città verticale”
Potenza è una città dall’alto profilo storico e culturale che merita di essere percorsa e conosciuta, impreziosita da storiche chiese e preziose piazze, musei e gallerie d’arte, palazzi signorili e antiche porte medievali. E poi il Teatro Stabile, che domina la centrale Piazza Mario Pagano e, ancora, la Torre Guevara, unica testimonianza del vecchio castello signorile della città.
Nel mese di maggio, poi, Potenza diventa una città avvolta da un’atmosfera magica, che ruota attorno ai preparativi per le celebrazioni in onore del Santo Patrono di questo capoluogo, San Gerardo Vescovo da Piacenza – celebrazioni che coincidono con la storica Parata dei Turchi, un evento che si svolge tra mistica leggenda e velata realtà.

Uno scorcio di Potenza
Una delle città più antiche d’Italia
La storia di Potenza fissa le sue radici in un passato che riaffiora costantemente nel presente. Intensa, incisiva, incancellabile, la storia di Potenza custodisce in ogni angolo i segni di avvenimenti importanti.
Per quanto le sue origini siano antichissime e incerte, non è dubbia la fondazione romana scolpita nel suo nome, “Potentia”, e in quello di Via Pretoria, che ne attraversa l’intero centro storico.
Probabilmente, la prima collocazione della città capoluogo avviene in località Serra di Vaglio, a nord-est di Potenza, dove sono visibili i resti di un abitato indigeno frequentato dalla seconda metà dell’VIII secolo a.C. Non si può escludere che l’insediamento urbano, poi, si sia trasferito sul colle, dove sorge il centro più antico, per poi divenire, nel III sec. a. C., una prefettura romana denominata, appunto, “Potentia”.
Sede vescovile già nel V secolo, nel 1111 fa il suo ingresso in città il vescovo Gerardo La Porta da Piacenza, beatificato nel 1120 e amato profondamente dai potentini perché egli, non solo avrebbe liberato la città dalle condizioni precarie in cui versava ma, secondo alcune documentazioni e interpretazioni, avrebbe salvato Potenza dall’invasione dei Turchi.
La storia di Potenza narra anche del suo ruolo di roccaforte longobarda. Durante la dominazione normanna, la città assiste al passaggio di papa Innocenzo II e dell’imperatore Lotario II e più tardi, intorno al 1148, Ruggero II d’Altavilla ospita Luigi VII di Francia di ritorno dalla Terra Santa. Nel 1269 Potenza si ribella a Carlo d’Angiò, mentre nel 1273 nulla può contro uno dei tanti terremoti che l’hanno distrutta nei secoli, fino a quello del 23 novembre 1980. Da questi eventi, però, la Città Capoluogo si è sempre risollevata.
Guevara, Sanseverino e Loffredo sono i nomi di alcune famiglie che hanno segnato oltremodo la storia e la cultura della città, lasciando traccia della loro presenza in architetture ancora esistenti.
Nel 1860 Potenza è la prima città del Mezzogiorno ad insorgere, compatta, contro i Borboni, come documenta anche una delle due iscrizioni apposte all’interno del Tempietto di San Gerardo, in piazza del Sedile. Una di queste fa riferimento anche all’invasione dei briganti avvenuta nel 1809.

Scoprendo la città civile e religiosa
Sono tanti i punti del capoluogo in grado di catturare l’attenzione del più curioso visitatore, gran parte dei quali si concentrano tra il centro storico e i quartieri periferici della città.
Antichi accessi e torri medievali, storiche scale, in pietra o meccanizzate, palazzi signorili e autentiche piazzette, vicoli stretti e stradine lastricate. E poi musei e gallerie d’arte, antiche ville e moderni centri culturali.
Potenza è tutto questo, luogo di cultura e continua scoperta in ogni suo angolo e quartiere: dal Museo Archeologico Nazionale “Dinu Adamesteanu”, allestito nello storico Palazzo Loffredo, al Teatro Francesco Stabile, nella centrale piazza Mario Pagano, fino al Conservatorio di musica intitolato al madriganilista rinascimentale venosino, Carlo Gesualdo di Venosa, al ponte Musmeci, costruzione contemporanea che fa da crocevia tra i diversi punti di accesso alla città.
Visitare le chiese di Potenza è come varcare la soglia del suo passato in cui si sono avvicendati eventi cruciali ancora impressi sulle tele e negli ornamenti che esse conservano.
Nel centro storico sorgono alcune tra le chiese più belle della città, sia nell’architettura che nel patrimonio artistico-culturale che le impreziosisce. Si va, infatti, dalla cattedrale di San Gerardo, patrono della città, alla duecentesca chiesa di San Francesco, posta all’angolo di Piazza Mario Pagano, fino alla splendida chiesa di San Michele Arcangelo, esempio di arte romanica da ammirare in via Rosica, una traversa di via Pretoria.
Sul corso principale, in uno dei caratteristici vicoletti, ci si imbatte nella graziosa cappella del Beato Bonaventura, realizzata proprio nella piccola casa in cui nacque il sacerdote francescano beatificato nel 1775. Proseguendo in direzione di Porta Salza, uno degli antichi accessi alla città, prima di raggiungere l’antica chiesetta di Santa Lucia, si riconosce la chiesa della Trinità.
In Piazza Matteotti, sopra il Muraglione, cinta di difesa della città, sorge l’Edicola di San Gerardo, simbolo di gratitudine del popolo potentino verso il suo patrono, per la protezione assicurata a Potenza durante i moti rivoluzionari per l’unità d’Italia.
Spostandosi poi dal centro storico, in uno dei quartieri più antichi della città, si può ammirare la chiesa di San Rocco, e di qui, procedendo lungo la via Cavour, si raggiunge un’altra chiesa storica, quella di Santa Maria del Sepolcro, dallo stile gotico catalano.