
Una storia antica
Il Molise, zona obbligatoria di transito fra gli alti pascoli dell’Abruzzo e le distese pianeggianti della Puglia, è stato caratterizzato, più delle altre regioni, dai Tratturi, che rappresentano un bene specifico del territorio Molisano ed è per tale ragione che il Molise ha costituito e costituisce ancora oggi il punto cardine di sviluppo e collegamento dell’attività transumante Italiana.
La sua peculiarità è data non solo dalla lunghezza, 450 km, ma dal fatto che la rete tratturale ha costituito una griglia sulla quale si è inserito il sistema urbano e produttivo della regione, i Comuni Molisani attraversati dai Tratturi sono settantasette.
Per Sabatino Moscati, già Presidente dell’Accademia dei Lincei, “i Tratturi hanno dettato qui (in Molise) la legge dell’insediamento e del movimento”.
Queste “autostrade del passato”, dette anche “giganti verdi”, rappresentavano importanti luoghi di incontro in cui si socializzava, si commerciava e si pregava nelle Chiesette sparse lungo il percorso.
Il Tratturo è un largo sentiero erboso, pietroso o in terra battuta, sempre a fondo naturale, originatosi dal passaggio e dal calpestio degli armenti. Il suo tragitto segna la direttrice principale del complesso sistema reticolare dei percorsi che si snodano e si diramano in sentieri minori costituiti dai tratturelli, bretelle che univano tra loro i Tratturi principali, dai bracci e dai riposi. Gli spostamenti stagionali avvenivano quindi lungo una rete di sentieri verdi, formata da Tratturi, bracci e tratturelli (Tratturi minori).
I Tratturi costituivano le principali vie di spostamento ed erano dotati di una larghezza originaria pari a 111,6 metri. Questi percorsi erano utilizzati dai pastori per compiere la Transumanza ossia per trasferire con cadenza stagionale mandrie e greggi da un pascolo all’altro. In Italia l’intrecciarsi di queste vie armentizie, stimato in 3.100 km, si rileva nei territori delle regioni Centro-Meridionali. Le vie erbose si trovano diffuse principalmente in Abruzzo, Molise, Umbria, Basilicata, Campania e Puglia. Le loro piste erano percorse nelle stagioni fredde in direzione sud, verso la Puglia, dove esisteva, presso la città di Foggia la Dogana delle Pecore, mentre nei mesi caldi le greggi percorrevano il percorso inverso tornando ai pascoli montani dell’Appennino centrale dove la pastorizia era invece regolata dalla Doganella d’Abruzzo. L’intero apparato stradale aveva origine nelle zone montane e più interne dell’area abruzzese e si concludeva nel Tavoliere delle Puglie.
Lungo i percorsi si incontravano campi coltivati, piccoli borghi dove si organizzavano le soste, dette stazioni di posta, Chiese rurali, icone sacre, pietre di confine o indicatrici del tracciato.
Il nome Tratturo comparve per la prima volta durante gli ultimi secoli dell’Impero Romano come deformazione fonetica del termine latino “tractoria”, vocabolo che nei Codici di Teodosio (401-460) e di Giustiniano (482-565), designava il privilegio dell’uso gratuito del suolo di proprietà dello Stato e che venne esteso anche ai pastori della Transumanza.
La Transumanza definibile come spostamento stagionale delle greggi dai pascoli estivi della montagna a quelli invernali in pianura, ha costituito, nella realtà storica, un fenomeno molto complesso che ha coinvolto diversi aspetti della vita e della cultura; nata come migrazione spontanea degli animali che seguivano i pascoli più verdi, divenne nel IV sec. a.C. un fenomeno gestito e controllato da un popolo: i Sanniti.
L’allevamento ovino iniziò così a segnare il paesaggio, condizionando la nascita delle città e centri commerciali che si svilupparono lungo il tracciato delle vie percorse dalle greggi: i Tratturi. Consolidatosi in epoca romana, il sistema trovò la sua massima affermazione nel XV sec. con gli Aragonesi che mutuarono il modello organizzativo della Mesa spagnola adeguandolo, con opportuni correttivi, alle peculiarità dell’Italia Meridionale.
I Regi Tratturi costituiscono pertanto una preziosa testimonianza di percorsi formatisi in epoca protostorica in relazione a forme di produzione economica e di conseguente assetto sociale basate sulla pastorizia, perdurati nel tempo e rilanciati a partire dall’epoca normanno-sveva, e poi angioina ed aragonese, così da rappresentare un frammento di storia conservatosi pressoché intatto per almeno sette secoli e via via arrichitosi da ulteriori stratificazioni storiche, tanto da renderli il più imponente monumento della storia economica e sociale dei territori dell’Appennino Abruzzese-Molisano e del Tavoliere delle Puglie.

Il paesaggio
In Molise ciò che colpisce è l’assetto territoriale rimasto ancorato ai Tratturi che dettarono per millenni addietro la legge del movimento e dell’insediamento.
Certo oggi i Tratturi sono segni di un paesaggio tipico, quel paesaggio di prossimità che è proprio del rapporto mutualistico uomo-ambiente, costellato di paesini, borghi antichi, di casolari e di riserve naturali.
I Tratturi furono strade molto particolari e per certi aspetti irripetibili. Disposti come meridiani (Tratturi) e paralleli (Tratturelli e bracci) essi formarono una rete viaria a maglie strette che copriva in modo equilibrato e uniforme tutto il territorio.
Manifestazione naturale dell’orografia del territorio, queste strade particolari sulle quali sono sorti più di 70 centri abitati, sono da considerarsi veri e propri musei all’aperto, in cui si trovano testimonianze di ogni tempo e di ogni tipo, architettonico, naturalistico, archeologico, della natura e dell’uomo.
Dal punto di vista naturalistico e geografico, i Tratturi si sviluppano per circa 4086 ettari e consistono in lunghe piste erbose che si diramano in un paesaggio molto vario, che va dalle montagne alle colline, alle valli, toccando fiumi e laghi.

I cinque grandi tratturi
I principali Tratturi che attraversano il Molise, collegando le montagne abruzzesi all’immensa piana pugliese del Tavoliere, sono, da sud ovest a nord est, il Pescasseroli-Candela (lunghezza totale 211 km), il Castel di Sangro-Lucera (127 km), il Celano-Foggia (207 km), il L’Aquila-Foggia («Tratturo magno», il più lungo d’Italia: 244 km) e la sua diramazione Centurelle-Montesecco (120 km).
Insieme ai Tratturi vanno ricordati anche i tratturelli, di ampiezza compresa tra i 32 e i 38 metri ed i bracci, dai 12 ai 18 metri, come il Tratturello Pescolanciano-Sprondasino, il Tratturello Ururi-Serracapriola, il Braccio Cortile-Matese ed il Braccio Cortile-Centocelle.
La rete di “Tratturelli”, secondari e di collegamento era cura dell’antico mondo agricolo e pastorale mantenere.
Dimessi oramai da tempo quali via di comunicazione di persone, animali e merci, i Tratturi sono diventati dei grandi musei all’aperto. E in quei luoghi dove ragioni diverse ne hanno consentito la sopravvivenza, essi costituiscono oggi anche delle preziose testimonianze storiche e culturali.
Le caratteristiche dei Tratturi principali sono le seguenti:
Pescasseroli-Candela: Costeggia i monti del Matese e presenta un percorso praticabile e pianeggiante tra Bojano e Sepino per circa 15 km.
Castel di Sangro – Lucera: Ha un percorso in gran parte montuoso e per molti tratti sono riconoscibili da posizioni panoramiche lunghe strisce erbose.
Celano – Foggia: Il percorso è prevalentemente montuoso, con attraversamenti del Trigno e del Biferno; ben visibile un tratto dal s.s. Bifernina.
L’Aquila-Foggia: Percorso a ridosso della spiaggia, poi leggermente addentrato.
Percorribile solo in brevi tratti: S.Giacomo – Guglionesi e San Martino in Pensilis.


















