Dalla Norvegia di Haaland alla terra dei Sami: il viaggio che porta nel cuore dell’Artico

Dalla Norvegia di Haaland alla terra dei Sami: il viaggio che porta nel cuore dell’Artico

Negli ultimi anni la Norvegia è entrata nell’immaginario collettivo anche grazie allo sport.
I gol di Erling Haaland, il talento di Martin Ødegaard e la crescita di una nazionale sempre più competitiva hanno acceso i riflettori su un Paese che, fino a poco tempo fa, molti associavano quasi esclusivamente ai fiordi e all’aurora boreale.
Oggi, invece, la Norvegia è diventata una delle destinazioni più desiderate da una nuova generazione di viaggiatori, attratti da paesaggi spettacolari, esperienze outdoor e da uno stile di vita profondamente legato alla natura.
Ma chi pensa di conoscere la Norvegia soltanto attraverso Oslo, Bergen o i celebri fiordi si sbaglia. Esiste un’altra Norvegia, più remota e sorprendente, dove il sole d’estate sembra non tramontare mai e dove vive uno dei popoli più antichi d’Europa: i Sami.


Un Paese dalle mille identità

Non potrebbe essere più fuori strada chi immagina la Norvegia come un Paese uniforme. Da sud a nord cambiano i paesaggi, le tradizioni, il clima e persino le identità culturali.
Superato il Circolo Polare Artico si entra in un mondo completamente diverso, fatto di immense distese di tundra, foreste, laghi cristallini e altopiani che sembrano infiniti.
È qui che si sviluppa il territorio storico dei Sami, popolazione indigena presente tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Penisola di Kola, in Russia. Ancora oggi vengono spesso chiamati impropriamente “lapponi”, un termine ormai superato che non rappresenta l’identità di questo popolo.


Karasjok, la capitale della cultura sami

Il cuore della cultura sami in Norvegia è Karasjok, una cittadina nel Finnmark dove tradizione e modernità convivono ogni giorno.
Qui hanno sede il Parlamento Sami, la Biblioteca Sami, il Museo dedicato alla loro storia e un suggestivo parco tematico che permette ai visitatori di immergersi nelle tradizioni di questo popolo.
La visita a Karasjok è anche un viaggio nella storia contemporanea della Norvegia. Per molti decenni, infatti, i Sami furono vittime di una rigida politica di assimilazione che limitò l’uso della loro lingua e delle loro tradizioni. Soltanto nel 1999 il governo norvegese presentò ufficialmente le proprie scuse, riconoscendo gli errori compiuti e avviando un percorso di tutela della cultura sami che oggi rappresenta uno dei patrimoni più preziosi del Paese.


Il fascino dell’Artico autentico

Visitare la terra dei Sami significa vivere una Norvegia lontana dalle rotte più turistiche. Qui è possibile incontrare allevatori di renne, conoscere antiche tecniche di artigianato, ascoltare i tradizionali canti joik e scoprire uno stile di vita profondamente legato ai ritmi della natura.
Durante l’estate il sole di mezzanotte regala giornate infinite, ideali per trekking, escursioni in kayak, pesca nei fiumi artici e safari fotografici alla ricerca della fauna locale.
In inverno, invece, il paesaggio si trasforma nel regno dell’aurora boreale, con cieli che si accendono di verde e viola sopra distese innevate.

Un viaggio che parla ai giovani esploratori

La Norvegia del Nord è la destinazione perfetta per chi cerca qualcosa di diverso dal turismo tradizionale. È il luogo ideale per chi ama i grandi spazi, la sostenibilità, le esperienze autentiche e i viaggi che lasciano qualcosa in più di una semplice fotografia.
Qui non ci sono soltanto panorami spettacolari da condividere sui social, ma storie da ascoltare, culture da conoscere e persone che custodiscono tradizioni antichissime con uno sguardo rivolto al futuro.


Oltre i fiordi c’è un’altra Norvegia

La popolarità internazionale di Haaland e della nuova generazione del calcio norvegese ha contribuito a riportare la Norvegia al centro dell’attenzione mondiale. Ma il vero viaggio inizia quando si decide di andare oltre i luoghi più famosi.
La terra dei Sami racconta una Norvegia meno conosciuta ma forse ancora più affascinante: un territorio dove la natura detta ancora il ritmo della vita, il silenzio diventa un lusso e ogni esperienza permette di entrare in contatto con una delle culture indigene meglio conservate d’Europa.
Per chi è alla ricerca di una destinazione capace di unire avventura, cultura, sostenibilità e paesaggi mozzafiato, il Grande Nord norvegese rappresenta una delle esperienze di viaggio più sorprendenti che il continente possa offrire.

Nil sine aqua. L’indissolubile rapporto di Verona e provincia con l’acqua

Nil sine aqua. L’indissolubile rapporto di Verona e provincia con l’acqua

Esiste un filo invisibile che attraversa la provincia di Verona da nord a sud, che modella borghi e città, che ha dettato leggi al commercio e all’agricoltura, che ha ispirato leggende e alimentato intere civiltà.
Questo filo è l’acqua.
Fiumi impetuosi e quieti canali, laghi cristallini e sorgenti sotterranee: ogni angolo del veronese custodisce un rapporto ancestrale con l’elemento liquido per eccellenza.


Verona città. L’Adige racconta

Verona non avrebbe mai potuto diventare la città che conosciamo senza l’Adige.
Il fiume, che compie un’ampia ansa abbracciando il centro storico, non è soltanto uno sfondo panoramico: è la ragione stessa dell’esistenza di Verona. I Romani lo capirono subito, scegliendo questo punto strategico dove il fiume rallentava e si poteva guadare, per fondare una delle città più importanti della Venetia.

L’Adige ha fatto la fortuna di Verona, ma le ha anche insegnato la paura. Le sue piene hanno scritto pagine drammatiche nella storia cittadina, e i segni sono ancora leggibili sulle facciate delle case del quartiere di Filippini, nel cuore del rione popolare che si specchia nel fiume.
Su molti palazzi si possono ancora vedere le targhe delle piene — piccole lapidi in pietra o marmo che segnano la quota raggiunta dall’acqua durante le alluvioni più catastrofiche.
La più devastante rimane quella del 1882, quando l’Adige ruppe ogni argine e sommerse quasi interamente la città. Cercarle, camminando lungo le vie del rione, è un modo straordinario per capire quanto questo fiume abbia plasmato non solo il paesaggio ma anche la psicologia collettiva dei veronesi. 

La Diga del Chievo: sentinella silenziosa

A monte della città, dove l’Adige entra nel territorio urbano dopo aver attraversato la Valpolicella, si erge la Diga del Chievo. Costruita nel secondo dopoguerra come opera di regolazione idraulica, questa imponente struttura è diventata il simbolo moderno del “patto” tra la città e il suo fiume.
È grazie alla diga che le alluvioni catastrofiche appartengono oggi in larga parte al passato: il manufatto regola le portate, protegge gli abitati a valle e, non da ultimo, crea quel particolare paesaggio fluviale — con le sue distese d’acqua tranquilla — che tanto affascina chi arriva in bicicletta o a piedi lungo le rive dell’Adige.


Itinerario lungo le rive e tra i ponti

I ponti di Verona sono capitoli di storia. Il Ponte Pietra, romano e medievale insieme, è il più antico e il più fotografato; il Ponte Scaligero che si protende da Castelvecchio con i suoi merli merlati è uno dei capolavori dell’architettura militare del Trecento; il Ponte Navi e il Ponte Nuovo completano questa galleria di architetture sospese sull’acqua.
Percorrere le Lungadige da una sponda all’altra, attraversando i ponti e scendendo lungo le banchine, è uno degli itinerari più belli e gratuiti che Verona possa offrire: un percorso che cambia volto a ogni ora del giorno, dorato all’alba e rosato al tramonto.


Urban Rafting & Dogana di Fiume

Per chi vuole davvero cambiare prospettiva, c’è un modo unico di vedere Verona: salire su un gommone e scendere lungo l’Adige.
L’imbarco avviene dal molo vicino a Castelvecchio e da lì ha inizio una discesa guidata che trasforma completamente il punto di vista sulla città. I ponti storici, visti dal basso e dall’acqua, rivelano proporzioni e dettagli che dalla strada non si possono nemmeno immaginare.
Le arche medievali si specchiano nell’Adige, le facciate dei palazzi affiorano tra la vegetazione, e la città appare in tutta la sua straordinaria armonia tra pietra e natura.

La discesa include una sosta alla Dogana di Fiume, uno dei luoghi meno conosciuti ma più affascinanti di Verona. Qui, in epoca scaligera e poi veneziana, confluivano le merci che risalivano e scendevano lungo il corso del fiume: spezie, legname, cereali, tessuti. La Dogana era il cuore pulsante dell’economia fluviale veronese, il luogo dove si incrociavano commerci e culture, dove l’Adige cessava di essere un fiume e diventava una via di comunicazione internazionale.
Dopo l’esperienza sul fiume, il quartiere di San Zeno o le Regaste offrono una serie di locali con terrazze affacciate sull’Adige — il posto perfetto per un pranzo rilassato con vista d’acqua.


Borghetto sul Mincio, il borgo dei mulini

Borghetto sul Mincio è un piccolo borgo vicino Valeggio, nato in posizione strategica lungo il fiume Mincio, importante fin dall’epoca longobarda per il controllo di commerci e passaggi.
Nel Medioevo si sviluppa attorno al Ponte Visconteo, una grande diga fortificata che sfruttava l’acqua come elemento difensivo.

Con la dominazione veneziana diventa un centro di mulini ad acqua, molti dei quali ancora visibili oggi nelle sue caratteristiche case affacciate sul fiume, che creano un’atmosfera suggestiva.
Oltre alla storia, il borgo è legato alla romantica leggenda del Nodo d’Amore, da cui derivano i tortellini di Valeggio. Questa tradizione rivive ogni anno in una festa scenografica sul Ponte Visconteo, con una lunga tavolata sull’acqua.
Oggi Borghetto è considerato uno dei borghi più belli d’Italia, da visitare soprattutto al mattino per apprezzarne la magia con più tranquillità.


Peschiera del Garda, la fortezza sull’acqua

Peschiera del Garda si trova nel punto in cui il Lago di Garda diventa il fiume Mincio: un luogo di passaggio unico tra lago e pianura, natura e storia.
La città è celebre per le sue imponenti mura veneziane a forma di stella, patrimonio UNESCO, progettate per sfruttare l’acqua come difesa naturale e rendere la fortezza praticamente inespugnabile, poi potenziata dagli Austriaci.
Per capirne davvero la grandezza, però, va vista dal lago: navigando intorno alle mura si percepisce tutta la loro imponenza e il ruolo strategico dell’acqua, elemento centrale sia nella difesa militare che nell’identità stessa della città.
Tour in canoa lungo le mura
Per chi cerca un’esperienza ancora più intima e diretta con l’acqua, il tour in canoa lungo le mura di Peschiera è semplicemente imperdibile.
Pagaiando lungo i canali che costeggiano i bastioni veneziani, ci si trova letteralmente all’interno della geometria difensiva della fortezza: l’acqua scorre silenziosa tra le mura, le anatre nuotano indifferenti tra turisti e cigni, e la scala umana della canoa permette di avvicinarsi ai dettagli architettonici in modo impossibile da qualsiasi altro mezzo.


La pianura dei Dogi. Nil sine aqu

In principio era l’acqua
Scendendo verso sud da Verona, il paesaggio si trasforma. Le colline lasciano spazio alla pianura, e la pianura veronese — quella vasta distesa che si estende tra il corso dell’Adige a est e i confini con Mantova a ovest — rivela una complessità nascosta che pochissimi visitatori sospettano.
Questa terra apparentemente piatta e silenziosa è in realtà il prodotto diretto dell’acqua: non dell’acqua dei grandi fiumi alpini, ma di qualcosa di più misterioso e affascinante — le risorgive, chiamate anche fontanili nel dialetto locale — sono luoghi dove le acque piovane, filtrate per anni attraverso gli strati ghiaiosi del sottosuolo alpino, risalgono spontaneamente in superficie.
Una magia idrogeologica che regala alla pianura veronese una serie di sorgenti dalla temperatura costante tutto l’anno (intorno ai 12 gradi), che alimentano fiumi di pianura come il Tartaro, il Tione, il Menago, il Bussè e il Tregnon: cinque corsi d’acqua che si irradiano nella pianura come le dita di una mano, per confluire poi tutti nel Canal Bianco e raggiungere insieme il mare Adriatico.

La fascia delle risorgive è uno dei paesaggi più rari e preziosi d’Italia: un ecosistema di straordinaria biodiversità, dove convivono piante e animali adattati alla costante disponibilità di acqua fresca.

Cinque paesaggi, cinque storie d’acqua

La pianura veronese è tutt’altro che uniforme: è un insieme di cinque paesaggi diversi, tutti modellati dall’acqua.
Si passa dalle aree di bonifica, dove l’uomo ha trasformato zone paludose in campi coltivabili grazie a grandi opere idrauliche, alle risaie, dove l’acqua è protagonista della coltivazione e della vita rurale. C’è poi la campagna ordinata della “piantata”, segnata da filari e canali d’irrigazione.
Le cave raccontano la presenza dell’acqua anche nel sottosuolo, spesso trasformate oggi in laghi naturali, mentre il paesaggio agro-industriale mostra come, nel Novecento, l’acqua sia diventata anche una risorsa energetica e industriale.

L’Ecomuseo Aquae Planae: visitare per capire

L’Ecomuseo Aquae Planae è il filo conduttore che unisce i diversi paesaggi della pianura veronese: non un museo tradizionale, ma un sistema diffuso su 19 comuni, con più sedi che raccontano il rapporto tra territorio e acqua.
Il cuore è l’Antico Manufatto del Gangaion, esempio di archeologia industriale che mostra come l’uomo abbia gestito e trasformato le acque nel tempo. Da qui partono itinerari e visite tra natura, corsi d’acqua e architetture rurali.
Le altre sedi, tra cui la Casa Museo Dino Coltro, completano l’esperienza offrendo uno sguardo sulla cultura contadina locale. Il risultato è un viaggio autentico nella storia e nell’identità di un territorio ancora poco conosciuto, ma capace di sorprendere.

Sicilia outdoor. Cammini, natura e turismo lento per scoprire l’Isola passo dopo passo

Sicilia outdoor. Cammini, natura e turismo lento per scoprire l’Isola passo dopo passo

C’è una Sicilia che si scopre lentamente, lontano dalle rotte più battute e dalle isole, dove il viaggio non è solo una destinazione ma un’esperienza da attraversare.
È la Sicilia dei cammini, di quei sentieri che si snodano tra montagne e coste, di borghi silenziosi e paesaggi che cambiano a ogni passo.

Qui il turismo diventa tempo ritrovato: quello del camminare, del pedalare, del fermarsi ad ascoltare il vento tra gli alberi o il suono del mare lungo una scogliera.
La Sicilia custodisce un patrimonio naturale straordinario, protetto attraverso un sistema di aree che copre circa il 10% della superficie regionale.
I quattro parchi naturali regionali rappresentano i pilastri di una grande biodiversità, spaziando dai vulcani attivi alle fitte foreste dei Nebrodi e delle Madonie.
Un parco “speciale” e quello dell’Etna. La Sicilia detiene il primato della regione con il più grande vulcano attivo d’Europa: L’Etna. Sito UNESCO a più di tremila metri d’altitudine, innevato per diversi mesi l’anno, con stazioni sciistiche sul versante settentrionale, offre la possibilità di trekking, escursioni in funivia e in jeep, in contrasto continuo tra il nero della pietra lavica, il verde dei boschi e il bianco della neve.

sulla Magna via Francigena

Camminare la Sicilia: un racconto che attraversa l’Isola

Sono oltre 5.000 i chilometri di cammini e sentieri che attraversano la Sicilia, una trama fitta che unisce territori, comunità e storie diverse.
Percorsi che non sono solo itinerari, ma veri e propri racconti in movimento: la Via dei Frati che collega santuari e borghi tra le Madonie e il Tirreno, il Cammino di San Giacomo che attraversa città d’arte e paesaggi dell’entroterra, fino ai grandi itinerari come la Magna Via Francigena o la Sicilia d’acqua, itinerario tra canyon, fiumi e sorgenti nell’entroterra dell’isola.
Camminare in Sicilia significa attraversare silenzi, incontrare comunità, scoprire tradizioni e lasciarsi guidare da un ritmo diverso, più umano.
Da non perdere il Parco Fluviale dell’Alcantara che si sviluppa lungo il corso dell’omonimo fiume con le sue geometrie di roccia tra le province di Messina e Catania. L’attrazione principale sono le Gole dell’Alcantara, un canyon profondo dove l’acqua ha scavato antiche colate laviche, creando spettacolari colonne basaltiche a forma di prisma. Sono anche presenti le Gurne: piccoli laghetti circolari formati dall’erosione fluviale, circondati da una ricca vegetazione ripariale. È uno dei pochi luoghi dove è ancora possibile avvistare il Martin Pescatore e la Trota Fario.
Altrettanto imperdibile la Riserva di Pantalica (Valle dell’Anapo). Situata nel siracusano, è un sito UNESCO che unisce natura e archeologia in modo quasi mistico. Si cammina lungo i canyon scavati dai fiumi Anapo e Calcinara. Il sentiero più suggestivo segue il tracciato della vecchia ferrovia dismessa, attraversando gallerie scavate nella roccia. Il percorso è disseminato da oltre 5.000 tombe a “grotticella” scavate nelle pareti a strapiombo (una necropoli enorme del XIII secolo a.C.), acque limpidissime dove fare il bagno e resti di villaggi bizantini.
Per una panoramica completa si può consultare la pagina del sito web di promozione turistica regionale visitsicily.info dedicata ai Sentieri e Cammini oltre la Web map regionale dei sentieri e dei percorsi per la mobilità dolce realizzata dal LabGis Osservatorio Turistico della Regione Siciliana in collaborazione con Cammini e Sentieri di Sicilia, FIAB Sicilia e CAI Sicilia.

fiume Alcantara. Foto Piero Lo Scalzo

Madonie: natura, energia e meraviglia nel Geopark Unesco

Con  l’arrivo della primavera, le Madonie si trasformano in un laboratorio naturale a cielo aperto, dove il turismo outdoor trova una delle sue espressioni più complete.
Nel Parco riconosciuto Geopark UNESCO, i sentieri si snodano tra faggete secolari, altipiani sospesi e vette come il Pizzo Carbonara, regalando panorami che spaziano dal Tirreno all’Etna.
Qui il cammino si intreccia con una proposta ampia e articolata: trekking, mountain bike, percorsi tra borghi e itinerari tematici come il Cammino dei Santuari Mariani o il Cammino dei Briganti, che trasformano il territorio in un racconto vivo, fatto di natura e memoria.  Accanto alla dimensione slow, le Madonie offrono anche esperienze più dinamiche: dalla Zipline Sicilia che attraversa vallate e boschi, ai parchi avventura completamente immersi nella natura, fino alle escursioni nelle Gole di Tiberio e alle attività di arrampicata e bike.
Un territorio che riesce a tenere insieme contemplazione e adrenalina, lentezza e movimento.

Riserva Naturale di Pantalica

Sicilia centrale: l’anima più autentica dell’outdoor

Tra Enna e Caltanissetta si apre una Sicilia meno conosciuta, ma sorprendente, dove il paesaggio diventa esperienza in ogni sua forma.
Qui il viaggio si sviluppa attraverso altopiani, laghi e borghi sospesi. Si cammina lungo antichi itinerari, si pedala tra paesaggi agricoli e parchi minerari, si esplora la natura attraverso attività come il birdwatching nella Riserva di Pergusa o gli sport lacustri al Lago Nicoletti.

E poi c’è la prospettiva dall’alto: voli in mongolfiera sui calanchi o esperienze di parapendio che trasformano il paesaggio in emozione pura.
Accanto a tutto ciò, immancabili le esperienze più intime e legate alla tradizione, come il trekking someggiato con gli asini o le attività di transumanza, capaci di restituire il senso di un turismo che si fonda sulla relazione con il territorio e con le comunità locali.

Cala Capreria nella Rierva dello Zingaro

Sicilia occidentale: mare, riserve e percorsi di mobilità dolce

Sul versante occidentale, la natura incontra il mare in una delle sue forme più spettacolari. La riapertura della Riserva dello Zingaro segna il ritorno di uno dei luoghi simbolo del trekking costiero, mentre i percorsi lungo Monte Cofano e la costa trapanese attirano appassionati di escursionismo e ciclismo da tutta Europa.
Le pareti rocciose di Castelluzzo diventano palestre naturali per l’arrampicata, mentre la Laguna dello Stagnone a Marsala si conferma meta internazionale per il kitesurf.
A completare l’offerta, il recupero e la riattivazione dei sentieri CAI e progetti come la Greenway Elimos Segesta, un percorso ciclopedonale lungo un’antica linea ferroviaria che unisce mobilità dolce, paesaggio e patrimonio archeologico.
Un’infrastruttura che non è solo un itinerario, ma un modo diverso di vivere il territorio, favorendo la destagionalizzazione e il coinvolgimento delle comunità locali.

Sport outdoor ed esperienze ad alta intensità

Per chi cerca un rapporto più dinamico e immersivo con il territorio, la Sicilia offre un’ampia gamma di esperienze outdoor ad alto impatto emozionale.
Dalla prospettiva del cielo a quella delle profondità naturali, l’Isola si presta a essere vissuta in modo attivo e sorprendente. Nella Sicilia orientale, tra Siracusa e Caltagirone, il paracadutismo consente lanci da 4.000 metri con viste spettacolari sull’Etna e sulla costa, mentre il parapendio regala voli panoramici tra Taormina, Castelmola e la costa palermitana, sfruttando correnti ascensionali ideali.

Sul versante occidentale, la Riserva dello Stagnone di Marsala è considerata una delle migliori destinazioni al mondo per il kitesurf, grazie alle acque basse e ai venti costanti, affiancata da spot come Capo Feto e Pozzillo. Le Gole dell’Alcantara diventano invece teatro di esperienze come il body rafting e il canyoning, tra pareti basaltiche alte fino a 25 metri.
Gli amanti dell’arrampicata trovano nella scogliera di Salinella a San Vito Lo Capo una delle mete più iconiche d’Europa, con oltre 800 vie attrezzate affacciate sul mare, mentre sull’Etna l’outdoor si declina tra downhill in mountain bike su sabbie laviche e trekking ai crateri sommitali, un’esperienza intensa che porta fino a quota 3.300 metri in un ambiente unico e primordiale.
Un’offerta che completa il racconto della Sicilia outdoor, affiancando alla dimensione lenta del cammino quella più energica e avventurosa, senza mai perdere il legame profondo con il paesaggio.

Il castello torr merlata Scalisi

Paesaggi alternativi: la Sicilia più inattesa e sorprendente

Accanto ai grandi itinerari naturalistici, la Sicilia custodisce una dimensione meno conosciuta e sorprendente, fatta di paesaggi che sembrano appartenere ad altri mondi. Ad Aragona, le Macalube disegnano un ambiente quasi lunare, dove piccoli vulcani di fango ribollono lentamente in un silenzio sospeso. Sui Monti Nebrodi, l’altopiano dell’Argimusco appare come un luogo fuori dal tempo, punteggiato da monoliti dalle forme evocative che al tramonto si stagliano contro un orizzonte che abbraccia Etna e Isole Eolie.
Lungo la costa occidentale, le Saline di Trapani e Marsala creano scenari geometrici e mutevoli, tra vasche d’acqua che riflettono il cielo in sfumature dal rosa al celeste e antichi mulini a vento che raccontano una tradizione secolare. Nel sottosuolo, nei pressi di Realmonte, la Cattedrale di Sale svela un mondo ipogeo straordinario: una chiesa scolpita nella roccia salina, immersa in un labirinto di gallerie dove le pareti raccontano millenni di storia geologica.
Nel ragusano, infine, i canyon di Cava d’Ispica offrono uno scenario potente e primordiale: una gola lunga chilometri, dove la vegetazione lussureggiante convive con pareti rocciose disseminate di grotte, necropoli e testimonianze di civiltà antiche.

 

Vent’anni di Riserva del Fondatore: il pecorino che ha cambiato la storia dei formaggi festeggia con sei stelle al Great Taste Awards

Vent’anni di Riserva del Fondatore: il pecorino che ha cambiato la storia dei formaggi festeggia con sei stelle al Great Taste Awards

Vent’anni di storia, premi e successi internazionali, celebrati con due nuovi riconoscimenti ai vertici mondiali del gusto.
La Riserva del Fondatore, uno dei formaggi simbolo del Caseificio Il Fiorino, festeggia il suo ventesimo anniversario conquistando le prestigiose tre stelle al Great Taste Awards 2026.


L’Italia del gusto che vince e rivince…

Lo stesso massimo risultato è stato ottenuto dalla Riserva del Fondatore Special Edition, un’eccellenza dell’eccellenza che vanta una stagionatura di quasi due anni.
Le quindici stelle del Great Taste Awards 2026 diventano così il modo più prestigioso per celebrare i primi vent’anni della Riserva del Fondatore: un pecorino nato in Maremma che ha cambiato la storia del mondo caseario, de Il Fiorino e che continua, premio dopo premio, a scriverne il futuro.
Il Fiorino ancora una volta sul tetto del mondo.
Le sei stelle ottenute dalle due versioni della Riserva del Fondatore guidano un risultato complessivo di grande rilievo: sono 15, infatti, le stelle assegnate a otto formaggi de Il Fiorino. Un traguardo ancora più importante considerando che il massimo riconoscimento del Great Taste Awards è stato attribuito soltanto a 303 degli oltre 17mila prodotti presentati da tutto il mondo.
Appena l’1,7 per cento delle produzioni in gara è riuscito a entrare in questa ristretta élite internazionale. Il medagliere del caseificio è completato dalle due stelle assegnate al Grotta del Fiorino, al Cacio di Venere e al Cacio di Caterina e da una stella conquistata da Noi, Cacio di Giove e Cacio di Afrodite. Otto formaggi diversi per caratteristiche, lavorazioni e stagionature, accomunati dalla qualità delle materie prime, dall’esperienza dei casari e da un metodo produttivo ancora profondamente artigianale.


20 anni di Riserva celebrati nel migliore dei modi

Un doppio successo che accompagna un anniversario particolarmente significativo per il caseificio di Roccalbegna. Nata vent’anni fa, la Riserva del Fondatore ha segnato una svolta nella storia produttiva de Il Fiorino, diventando nel tempo uno dei pecorini più rappresentativi dell’azienda e uno dei più apprezzati nei concorsi nazionali e internazionali. Un formaggio capace di raccontare l’identità della Maremma e, allo stesso tempo, di contribuire al rinnovamento del mondo caseario attraverso una qualità riconoscibile e costante.
Il risultato del Great Taste Awards 2026 premia soprattutto la continuità. Da vent’anni Il Fiorino ottiene riconoscimenti nei più importanti concorsi italiani e internazionali, costruendo una bacheca che oggi conta quasi 300 premi. Un traguardo che ormai si vede all’orizzonte e che è frutto di una costanza di rendimento che distingue il caseificio maremmano e dimostra la capacità di mantenere nel tempo standard qualitativi elevati, senza arretrare sul terreno della cura, della ricerca e dell’identità.
“Le quindici stelle conquistate quest’anno – afferma Angela Fiorini, che guida il caseificio insieme al marito Simone Sargentoni – hanno per noi un significato speciale, perché arrivano in occasione dei vent’anni della Riserva del Fondatore. È un formaggio che ha cambiato la nostra storia e ci ha accompagnati in un percorso di crescita iniziato con tanto lavoro, coraggio e scelte non sempre facili. Vederlo ancora una volta premiato con tre stelle, insieme alla sua Special Edition, ci fa fermare per un momento e pensare che ne sia valsa davvero la pena”.


Innovare nel segno della tradizione

Il palmarès racconta anche la capacità de Il Fiorino di far convivere tradizione e innovazione.
Accanto a produzioni storiche come la Riserva del Fondatore, il Cacio di Caterina e il Grotta del Fiorino, trovano spazio creazioni più recenti come Noi.
I grandi classici continuano a imporsi ai vertici, mentre le novità nascono seguendo gli stessi valori e lo stesso metodo di lavoro che guidano l’azienda da 69 anni.
“Il riconoscimento assegnato a Noi ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta – continua Angela Fiorini –. Innovare, per noi, non significa rinnegare ciò che siamo, ma dare nuove forme alla nostra esperienza e ai valori che abbiamo ereditato. Dietro ogni formaggio ci sono le mani, i volti, la fatica e la cura quotidiana di una squadra straordinaria. E ci sono tutte le persone che hanno creduto in noi e ci hanno accompagnato in questo lungo viaggio”.

 

Le Bahamas in famiglia, un arcipelago da scoprire

Le Bahamas in famiglia, un arcipelago da scoprire

A soli 80 km dalla Florida, le Bahamas regalano la sensazione di essere dall’altra parte del mondo. Oltre 700 isole, ognuna con un carattere diverso, permettono a ogni famiglia di costruire la propria vacanza su misura: dal relax sulle spiagge più appartate alle esperienze nella natura, fino alle avventure che conquistano grandi e piccoli.
Ecco sei idee per scoprire le Out Islands, l’anima più autentica dell’arcipelago.


Harbour Island: la spiaggia rosa e lo snorkeling tra i coralli

Harbour Island è una delle gemme più preziose delle Out Islands e il suo vanto è Pink Sand Beach, una spiaggia lunga 5 km il cui colore rosa pallido è dovuto ai gusci frantumati dei Foraminiferi, minuscoli organismi marini dal guscio rosso-rosato. Una meraviglia che conquista grandi e piccini e che non ha eguali nei Caraibi.
Di fronte alla spiaggia le acque poco profonde e protette offrono condizioni ideali per lo snorkeling in sicurezza anche con i più piccoli: pesci tropicali variopinti, barriere coralline a pochi metri dalla riva e la calma assoluta tipica delle Out Islands. Le guide locali organizzano uscite in barca accompagnate, perfette per avvicinare i bambini al mondo sommerso con tutta la tranquillità necessaria. Harbour Island si raggiunge con un breve tragitto in water taxi da North Eleuthera o direttamente da Nassau con il traghetto e combina fascino coloniale — con le sue casette colorate in stile New England — e bellezza naturale senza pari.


Dean’s Blue Hole a Long Island: il bagno più spettacolare del mondo

A Long Island si trova Dean’s Blue Hole, considerato il terzo blue hole marino più profondo del mondo (oltre 200 metri di profondità) e uno degli scenari naturali più straordinari dell’intero arcipelago. Incastonato tra due scogliere calcaree, si apre direttamente sulla spiaggia di Clarence Town e l’acqua azzurro intenso al suo centro crea un contrasto visivo mozzafiato.
Per le famiglie con bambini, la zona attorno al blue hole offre acque bassissime e cristalline dove fare il bagno e nuotare in assoluta sicurezza. La spiaggia è quasi sempre deserta: niente folla, niente rumore, solo la natura. Un luogo che insegna ai bambini il rispetto e la meraviglia di fronte ai fenomeni naturali.


Le Exuma: island hopping, maialini e meraviglie marine

Le Exuma sono un arcipelago nell’arcipelago: oltre 365 cay disseminati in acque turchesi, ognuna con la propria personalità. L’island hopping in barca è l’attività per eccellenza e i bambini lo adorano: ci si ferma dove si vuole, si nuota dove l’acqua è più invitante, si scopre una spiaggia nuova a ogni sosta. Tra le tappe imperdibili: l’incontro con gli iconici maialini nuotatori di Big Major Cay, la nuotata con le tartarughe a Hoopers Bay, lo snorkeling nella Thunderball Grotto resa famosa dal film di James Bond “Thunderball Operazione Tuono”, e la sosta a Stocking Island per avvistare razze e stelle marine. La magia delle Exuma sta nel fatto che ogni isola regala una sorpresa diversa.


Eleuthera: natura selvaggia, pozze di marea e ritmo lento

Sottilissima e allungata per oltre 180 km, Eleuthera è l’isola della bellezza selvaggia e del ritmo lento. È la meta ideale per le famiglie che cercano autenticità e contatto diretto con la natura, lontano dalla frenesia dei grandi resort.
Da non perdere il Queen’s Bath, vasche naturali nella roccia dove i bambini possono esplorare la vita marina in miniatura con gamberetti, pesciolini e anemoni. Le spiagge appartate — come Surfer’s Beach e Lighthouse Beach — sono tra le più belle delle Bahamas e quasi sempre deserte. E lo snorkeling nelle acque di Eleuthera, soprattutto nella zona di Current Cut dove la corrente porta branchi di pesci in superficie, è un’esperienza adrenalinica ma sicura se accompagnati da guide locali. 

Andros: foreste di mangrovie, blue hole e la barriera corallina

Andros è l’isola più grande delle Bahamas e la meno esplorata: un paradiso per le famiglie avventurose. Il suo litorale orientale costeggia la terza barriera corallina più lunga del mondo, con spot di snorkeling accessibili anche ai principianti. I più grandi possono spingersi ai blue hole interni, vere e proprie finestre sull’immaginario dei Caraibi.
A bordo di kayak o SUP, le famiglie possono esplorare le intricate reti di mangrovie, habitat fondamentale per la biodiversità dell’arcipelago. Un’esperienza che insegna ai bambini il valore degli ecosistemi marini in modo diretto e coinvolgente. Da non perdere la lavorazione dell’androsia, il batik tradizionale di Andros: un souvenir fatto a mano da portare a casa.

Bimini e Grand Bahama: scienza marina e avventura nella natura

Per le famiglie con ragazzi curiosi e amanti della scienza, Bimini ospita il Bimini Sharklab, un centro di ricerca non-profit dove i bambini possono avvicinarsi alla biologia marina e capire l’importanza della conservazione degli squali. I tour di snorkeling portano a esplorare barriere coralline e relitti avvolti nel mistero.
A Grand Bahama, invece, il Lucayan National Park offre passerelle panoramiche che attraversano tutti gli ecosistemi dell’isola, dalle caverne dei Lucayan alle foreste di mangrovie, fino alla spiaggia. Il Peterson Cay National Park è perfetto per lo snorkeling sulle barriere coralline poco profonde, accessibile a tutta la famiglia. E per i più avventurosi, un jeep safari nei parchi naturali è pura adrenalina.