I vini delle donne: Giulia Trabalza Marinucci

I vini delle donne: Giulia Trabalza Marinucci

A Bevagna, nel cuore dell’Umbria, sulla strada del Sargrantino si trova l’azienda agricola La Fonte :
Dal 2015 Giulia Trabalza Marinucci giovane agronoma e il fratello Francesco sommelier portano avanti la tradizione contadina che fin dai primi anni del Novecento caratterizza questa famiglia.
La giovane cantina s’inserisce perfettamente nel concetto di azienda verticale dove ogni fase, dalla raccolta manuale alla trasformazione del vino viene seguita direttamente dai giovani proprietari.
In azienda non vengono utilizzati diserbanti chimici e prodotti di sintesi e credono nello sviluppo delle varietà autoctone.
Il Bevanato, bianco Igt ottenuto da uve 100% Trebbiano spoletino, al limite fra un bianco e un orange, matura fermentando in vasche d’acciaio a temperatura controllata a contatto con le bucce per circa 20 giorni.
E’ un bianco macerato dalla grande intensità  di profumi e sapori e dalla complessa struttura. Il colore è un carico giallo oro brillante.
All’olfatto chiaro sentore di miele, pesca gialla matura e frutta esotica. La sua struttura si amalgama perfettamente con un importante spina acida che ne definisce il finale.

Giulia, come si legge grazie alle “Donne del vino dell’Umbria” dopo la laurea magistrale in sviluppo rurale sostenibile presso la facoltà di agraria di Perugia e dopo alcune esperienze al di fuori della propria azienda agricola, nel 2020 riprende in mano la situazione e si dedica completamente all’attività di famiglia insieme al fratello Francesco e ai suoi genitori.
Si occupa un po’ di tutto, dalla gestione della cantina, del vigneto e dell’oliveto a quella dell’agriturismo ed enoturismo puntando sempre di più ad un lavoro sostenibile e innovativo senza mai dimenticare la tradizione.
“La nostra piccola e familiare realtà Umbra a garanzia di artigianalità ed espressione di impegno e amore nel nostro lavoro e nella nostra terra”

Sulla Strada del Sale da Cervia a Orvieto in bici

Sulla Strada del Sale da Cervia a Orvieto in bici

Circa 280 chilometri percorsi in bici nel segno della Chiocciola di Slow Food, lungo la strada del sale che collega i Presìdi Slow Food, partendo dall’Emilia-Romagna per arrivare in Umbria.

Le saline di Cervia. Foto archivio Slow Food

Il sale dei Papi

Il percorso collega Cervia con le sue saline dalle origini antichissime, a Orvieto, città della Rupe dove, a partire dal XV secolo, veniva consegnato il sale della salina Camillone destinato ai papi.
Un percorso che attraversa l’antica Via Romea Germanica, e una tradizione riscoperta e riproposta dal 2003: da allora ogni anno le due città e le rispettive comunità si ‘incontrano’ su questo cammino, a Orvieto, 100 chilometri dalla Capitale, all’insegna del convivio e della condivisione dei valori Slow Food.
«Da questo legame, che viene dalla storia, ma anche dalla riflessione sulla particolare condizione ambientale che ci accomuna – da un lato le criticità geomorfologiche della rupe di tufo su cui poggia Orvieto, dall’altro l’esposizione del parco delle saline, completamente sommerso dall’alluvione nel 2023 – spiega Alessandra Cannistrà, presidente di Slow Food Orvieto, che ha ideato il progetto – viene una relazione nuova di amicizia, di solidarietà e di condivisione basata sulla responsabilità verso l’ambiente e gli ecosistemi».

Un valore sancito formalmente dal Patto di Amicizia stretto tra le due Comunità Slow Food impegnate nel preservare, attraverso i rispettivi Presìdi Slow Food, la biodiversità e una visione originaria del rapporto con la natura: la Comunità del Sale Dolce di Cervia – Riserva Camillone – e la Comunità del Fagiolo Secondo del Piano di Orvieto.
«Da questa esperienza – aggiunge Cannistrà – è nata, all’interno della Condotta di Slow Food Orvieto, l’idea di valorizzare i Presìdi Slow Food presenti lungo la Strada del Sale, in un percorso nella biodiversità dei paesaggi agricoli e produttivi. Un vero Cammino dei Presìdi Slow Food che inizia a Cervia, attraverserà il sud della Romagna, l’Appennino tosco-romagnolo, il Casentino, l’Umbria del Trasimeno per arrivare a Orvieto». 

Walter Nilo Ciucci. Foto Slow food

Il cammino dei “presidi”

Questo cammino è destinato a pellegrini e viaggiatori che vogliono percorrere un tratto di storia delle tradizioni e dell’agricoltura di resistenza, entrare in contatto con la varietà dei territori e incontrare le comunità di produttori e artigiani che lì vivono ogni giorno.
A sperimentarlo per la prima volta è stato Walter Nilo Ciucci, aka Chiocciola in bicicletta, che, in sella alla sua bici, percorre antichi tracciati in tutta Italia.

«L’idea del Cammino dei Presìdi lungo la Strada del Sale nasce dall’esperienza di Transameria, un percorso ad anello di circa 100 chilometri sul tratto umbro della Via Amerina, da Todi ad Amelia, oggi diventato una delle 16 destinazioni del progetto Slow Food Travel, che mira a valorizzare il territorio e promuovere il turismo consapevole».


L’oro bianco che fece grande Cervia

La strada deve il suo nome all’importanza storica del sale che ricordiamo essere in epoca antica un prodotto fondamentale per la conservazione degli alimenti.
Quello che veniva estratto dalle saline di Cervia era particolarmente pregiato e la sua produzione ha avuto un ruolo centrale nella vita economica e sociale della zona prima ancora che nascesse il turismo balneare.
Questa strada era utilizzata dai mercanti per trasportarlo dalle saline fino all’interno dello Stato Pontificio e oltre, fino a raggiungere soprattutto la città come Orvieto dove veniva preso “in carico” per essere condotto a Roma dal Papa.

lago Trasimeno

Lungo la strada: luoghi, cucina e tradizioni

Il punto di partenza dell’itinerario è appunto Cervia, famosa per le sue saline, per le sue spiagge e per la storica Torre di San Michele.
Da visitare assolutamente prima di partire il Museo del Sale, che offre una panoramica completa sulla storia e la tradizione salinara della città.
Da Cervia si prosegue verso Cesenatico, cittadina balneare resa celebre dal suo spettacolare porto canele progettato da Leonardo da Vinci e il Museo della Marineria.
Proseguendo verso l’interno, si raggiunge Forlì, capoluogo di regione che separa la costa adriatica dall’appenino e dove poter godere delle bellezze di Piazza Saffi e dell’arte del Museo di San Domenico.
Cesena è un’altra tappa significativa, famosa per la Biblioteca Malatestiana, uno dei più importanti esempi di biblioteca rinascimentale in Italia.
L’itinerario prosegue lungo la storica Via Emilia, costellata di piccoli borghi e paesaggi rurali tipici della campagna emiliana.
L’arrivo a Orvieto segna la conclusione del percorso ma prima di arrivarci si oltrepassa l’appennino per fare tappa in provincia di Arezzo a Bibbiena e poi si entra in Umbria per fare tappa a Castiglione del Lago sul Trasimeno.
La città di Oriveto è famosa per la sua cattedrale, il Duomo di Orvieto, e il Pozzo di San Patrizio, un ingegnoso sistema di approvvigionamento idrico progettato da Antonio da Sangallo il Giovane.
Lungo il percorso vale la pena scoprire anche la cucina che s’incontra che è ricca di piatti a base di pesce, come il brodetto di pesce e piatti a base di carne, tipici dell’Umbria.
Non dimenticare di assaporare il pane sciocco di Orvieto e il vino Orvieto Classico, un vino bianco fresco e aromatico.

 

 

 

Polonia, alla scoperta di una gastronomia pluristellata

Polonia, alla scoperta di una gastronomia pluristellata

Torniamo a vistare la Polonia, questa bella nazione di cui vi abbiamo già raccontato qualcosa andando ad esplorare i suo castelli e le sue fortezze (leggi qui).
Oggi vediamo un altro lato del paese quello del panorama gastronomico che si arricchisce sempre più, portando a 6 la rosa dei ristoranti stellati entrati a far parte della prestigiosa Guida Michelin 2024, a seguito dell’inserimento di 3 nuove realtà – a cui è stata assegnata 1 stella – in Pomerania, regione settentrionale, con le città di Danzica, Gdynia e Sopot, che si aggiungono alle già presenti (e riconfermate) Varsavia, Cracovia e Poznan.


Una gastronomia di tutto rispetto

Quella polacca è certamente una gastronomia di tutto rispetto, in cui si fondono sapientemente prodotti, utilizzi e ricette frutto non solo di questa terra ma anche della profonda contaminazione lasciata in dono dalle numerose etnie che, nel corso dei secoli, hanno qui convissuto facendo sì che ogni Regione abbia, oggi, una propria storia e una forte identità gastronomica.
Questi nuovi riconoscimenti lo dimostrano. Sono in tutto 77 i ristoranti inclusi nella Guida Michelin Polonia (erano 49 lo scorso anno): 3 nuovi premiati con una stella Michelin (a Danzica, a Varsavia e a Koscielisko, nella zona montana di Zakopane, a sud di Cracovia) che si aggiungono ai tre già presenti, 9 nuovi con il titolo Bib Gourmand che portano così a 16 le insegne riconosciute con questo titolo e ben 55 raccomandati dalla Guida Michelin (16 in più rispetto al 2023).
Viaggiare in Polonia, andando alla scoperta dei suoi sapori e delle sue pietanze, significa compiere un vero e proprio viaggio storico-degustativo, dando vita ad un’esperienza culinaria che attraversa tutte le Regioni del Paese e che, oggi, in Pomerania, può contare sulla prima Stella Verde Michelin insignita al ristorante Eliksir di Danzica, per il suo impegno ecologico.


Le nuove stelle di Polonia

Una nota di merito va data a Bottiglieria 1881 di Cracovia, lo scorso anno primo ristorante in Polonia a ricevere due Stelle Michelin, riconfermate anche quest’anno, così eleggerlo a ristorante migliore del Paese.
Con uno sguardo alle new entry, sono 3 i nuovi ristoranti con una Stella Michelin ad ampliare la scena gastronomica di qualità polacca.
Di particolare rilievo è Arco di Paco Pérez, il primo ristorante Stella Michelin a Danzica. Arco combina ingredienti polacchi con sapori spagnoli in piatti che mostrano sia una grande ambizione che l’attenzione ai dettagli, oltre all’originalità dello chef italiano Antonio Arcieri.
Varsavia, il nuovo ristorante stellato è Rozbrat 20: sotto la supervisione dello chef-proprietario Bartosz Szymczak, ciò che ha impressionato gli ispettori Michelin è il modo in cui si è evoluto e maturato negli ultimi anni, proponendo una combinazione di sapori studiata magnificamente, utilizzando ingredienti della migliore qualità come base per piatti davvero deliziosi.
L’ultimo ristorante incoronato quest’anno con una Stella Michelin è Giewont, situato a Koscielisko nei pressi di Zakopane, la capitale delle montagne polacche, a sud di Cracovia; lo chef Przemek Sieradzki combina prodotti e tecniche polacchi e francesi con risultati brillanti, offrendo piatti ben bilanciati che mettono in risalto sapori audaci e un equilibrio eccellente.
Oltre, quindi, alle due stelle di Bottiglieria 1881, sono 5 i ristoranti con una stella in Polonia, poiché Muga a PoznanNuta a Varsavia hanno entrambi meritatamente mantenuto le loro distinzioni per un altro anno.
Con la Stella Verde Michelin vengono premiati i ristoranti che sono all’avanguardia per quanto riguarda pratiche sostenibili. Quest’anno, l’Eliksir di Danzica è diventato il primo ristorante in Polonia a ricevere questo riconoscimento.
Il team di Eliksir è molto attivo per ridurre l’impatto sul pianeta e al centro di tutto c’è una filosofia a basso spreco che include il recupero dell’olio da cucina da utilizzare come combustibile e l’utilizzo di bucce di agrumi per liquori e sciroppi.
Anche i prodotti locali sono fondamentali per l’etica di Eliksir, così come l’uso di fonti energetiche rinnovabili e l’impegno a lavorare con fornitori che condividono l’approccio sostenibile del ristorante.
Oltre alle nuove Stelle Michelin e Green Star, sono stati annunciati 9 nuovi Bib Gourmand per la Polonia (premio che viene assegnato ai ristoranti che offrono una cucina di grande qualità e di grande valore), portando così il numero totale di Bib Gourmand a 16.
Treinta y Tres è un ristorante spagnolo che offre deliziosi piatti classici e un’ampia lista di vini spagnoli. Hewelke, invece, è un omaggio al famoso birraio e astronomo della città Johannes Hevelius, con una cucina fortemente incentrata su elementi panasiatici.
La vicina Sopot ospita anche 2 nuovi “Bib”. La cucina del ristorante 1911 rinuncia alla pignoleria e si impegna maggiormente a regalare ai commensali un sapore intenso ad ogni boccone.  Al ristorante Vinissimo è il vino a giocare un ruolo importante, mentre la cucina propone piatti semplici e ben ideati. L’ultimo Bib Gourmand nella regione della Pomerania è Luneta & Lorneta Bistro Club, un ristorante elegante situato nel villaggio di Ciekocinko.
Nella capitale polacca, Varsavia, ci sono 2 nuovi ristoranti Bib Gourmand: Kontakt è un bistrot cool ai margini della città che offre piatti mediterranei e un’ampia carta dei vini; per i sapori sudamericani, il Ceviche Bar serve come piatto principale il ceviche, naturalmente, insieme ad altri piatti dal sapore fresco.
C’è anche un nuovo ristorante Bib Gourmand a Poznan, Spot, che propone un’ampia selezione di vini ed è specializzato in ingredienti affumicati in casa, con una splendida terrazza con vista su un vigneto. Infine, a Cracovia, Folga è stato riconosciuto per i suoi piatti a buon prezzo che traggono ispirazione da una vasta gamma di cucine globali.
I ristoranti Bib Gourmand polacchi già presenti nella guida hanno mantenuto le loro caratteristiche distintive: Molam a Cracovia; Fromazeria e Tu Restaurant a Poznan;Alewino, Kieliszki na Proznej, Koneser GrilleLe Braci a Varsavia.


Varsavia, città Vegan Friendly

Nella capitale polacca fiorisce anche la scena vegana, posizionandosi al 12° posto quale città più vegan-friendly del mondo nella classifica di Happy Cow, la guida internazionale per i ristoranti vegan. Sono circa 270 i locali sparsi per la città, tra cui fast-food e kebab bar, ma anche pizzerie e ristoranti con piatti regionali polacchi in chiave moderna e diverse pasticcerie, in risposta ad un tipo di alimentazione che sta diventando sempre più popolare, alcuni completamente vegani altri con proposte sia vegane che vegetariane, dai classici piatti polacchi come i pierogi rigorosamente senza carne, alle polpette di verdure e spinaci e zuppe con verdure di stagione.

 

AlUla diventa la prima città del Medio Oriente ad essere accreditata da Destinations International

AlUla diventa la prima città del Medio Oriente ad essere accreditata da Destinations International

L’accreditamento rientra nel Destination Marketing Accreditation Programme, uno standard di qualità e professionalità del settore. Il processo richiede la conformità a più di 100 standard di prestazione.

L’elephant rock

Un primato unico

L’antica città-oasi di AlUla ha raggiunto un notevole traguardo diventando la prima destinazione del Medio Oriente ad essere accreditata da Destinations International, l’associazione globale dei professionisti delle destinazioni con sede negli Stati Uniti, come annunciato ufficialmente oggi in occasione della Destinations International Annual Convention in Florida.
L’accreditamento rientra nel Destination Marketing Accreditation Programme (DMAP), uno standard di settore per la qualità e la professionalità delle organizzazioni di destinazione, e giunge a un anno di distanza da quanto AlUla è diventata il primo membro mediorientale di Destinations International.
Sostenuta da un calendario di eventi lungo tutto l’anno e dalla presenza di strutture ricettive autentiche, AlUla è una delle principali destinazioni turistiche dell’Arabia Saudita ed è operativa e accessibile ai viaggiatori internazionali da quattro anni. L’ultimo accreditamento ottenuto è una grande testimonianza della visione e della missione di AlUla per stimolare una nuova ondata di eccellenza turistica a livello globale, incentrata sulla creazione di un’economia sostenibile, esperienziale e orientata alla comunità locale

Sharaan-Nature-Reserve

AlUla è una delle destinazioni di lusso più innovative e ambite al mondo

Phillip Jones, Chief Tourism Officer di Royal Commission for AlUla, ha dichiarato: “Il completamento del Destination Marketing Accreditation Programme è un’importante pietra miliare per AlUla, in quanto siamo impegnati a sviluppare un’industria turistica e un ecosistema che siano i migliori della categoria e che guardino al futuro. Questo riconoscimento rafforza il nostro impegno a garantire i più alti standard nella nostra destinazione e a creare fiducia tra i visitatori, la comunità locale, gli stakeholder e i nostri partner. Entrando a far parte di Destinations International, un incubatore di best practice, desideriamo poter condividere la nostra metodologia unica con il mondo e di mostrare perché AlUla è una delle destinazioni di lusso più innovative e ambite al mondo in questo momento”.
Per ricevere l’accreditamento DMAP, un’organizzazione di destinazione deve soddisfare più di 100 standard di performance in settori quali la governance, la gestione finanziaria, le risorse umane, il sales & marketing, il coinvolgimento degli stakeholder e lo sviluppo della destinazione. Gli standard sono stabiliti da un gruppo indipendente di veterani del settore che rappresentano una serie di organizzazioni di destinazione. Gli standard vengono aggiornati regolarmente per riflettere l’evoluzione delle migliori pratiche del settore.
Per AlUla, quest’ultimo riconoscimento si aggiunge ad altri recenti. A maggio, i World Travel Awards 2024 hanno premiato AlUla come Leading Festival & Event Destination del Medio Oriente, Leading Cultural Tourism Project dell’Arabia Saudita e Leading Cultural Tourism Project del Medio Oriente. Sempre a maggio, RCU ha ricevuto una valutazione di eccellenza organizzativa a cinque stelle dalla European Foundation for Quality Management e un premio di eccellenza dalla Middle East Facility Management Association. (articolo qui)
Con i suoi numerosi riconoscimenti a livello regionale e globale, AlUla continua a consolidare il suo status di destinazione-boutique di lusso leader nel settore del patrimonio culturale, dove i viaggiatori possono entrare in contatto profondo con l’arte e la cultura, la bellezza della natura, il benessere olistico e l’avventura emozionante.


Per saperne di più

Situata a 1.100 km da Riyadh, nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, AlUla è un luogo dallo straordinario patrimonio naturale e umano. La vasta area, che si estende per 22.561 km², comprende una lussureggiante valle di oasi, imponenti montagne di arenaria e antichi siti del patrimonio culturale che risalgono a migliaia di anni fa, quando regnavano i regni Lihyan e Nabateo.
Il sito più noto e riconosciuto di AlUla è Hegra, il primo patrimonio mondiale dell’Unescoin Arabia Saudita.
Antica città di 52 ettari, Hegra era la principale città meridionale del Regno Nabateo ed è composta da oltre 111 tombe ben conservate molte delle quali con elaborate facciate scavate negli affioramenti di arenaria che circondano l’insediamento urbano cinto da mura.
Le ultime ricerche effettuate suggeriscono inoltre che Hegra fosse l’avamposto più a sud dell’Impero-Romano dopo la conquista dei Nabatei da parte dei Romani nel 106 d.C.
Oltre a Hegra, AlUla ospita anche l’antica Dadan, capitale dei regni di Dadan e Lihyan e considerata una delle città più sviluppate del I millennio a.C. nella penisola arabica, e Jabal Ikmah, una biblioteca a cielo aperto con centinaia di iscrizioni e scritti in molte lingue diverse.
Anche il villaggio della Old Town di AlUla, un labirinto di oltre 900 case in mattoni di fango sviluppatesi almeno dal XII secolo, è stato selezionato nel 2022 dall’UNWTO come uno dei World’s Best Tourism Villages. Inoltre, la Ferrovia dell’Hijaz e il Forte di Hegra, che sono siti chiave nella storia e nelle conquiste di Lawrence d’Arabia.

5 vini rosé per brindare all’estate

5 vini rosé per brindare all’estate

Il vino rosé o rosato con le sue mille sfumature che variano dal rosa tenue color cipria fino a un vibrante rosa intenso e il re delle tavole estive.
Ottenuta attraverso il processo di vinificazione che prevede un breve contatto delle bucce delle uve rosse con il mosto, conferendo al vino il suo caratteristico colore e una leggera struttura tannica si contraddistingue per freschezza, leggerezza e vivacità: caratteristiche che lo rendono
particolarmente piacevole da sorseggiare nelle calde giornate estive.
Estremamente versatile si abbina bene con una vasta gamma di piatti estivi, come insalate, frutti di mare, piatti alla griglia e cucina mediterranea, rendendolo ideale anche per picnic, barbecue e pranzi all’aperto.
Al di là delle variazioni sono tendenzialmente caratterizzati da aromi fruttati, come fragola, lampone, pesca e agrumi, che evocano i sapori freschi e succosi dell’estate.
Perfetto servito ben refrigerato è il compagno perfetto per le vostre serate estive e noi ne abbiamo scelti cinque per voi.

Rosamara, Cantine Costaripa (Lombardia)

Un Rosé originario della sponda bresciana del Lago di Garda, prodotto dalla Cantina Costaripa.
Il RosaMara è un blend a base di Groppello vinificato a lacrima.
Il 50% circa del mosto viene affinato in piccole botti di rovere per sei mesi, conferendo al vino un grande equilibrio.
Il suo profumo, intriso di romanticismo, si svela leggermente speziato, con note di pesca, frutti rossi e pepe nero.
Al palato, si manifesta come un vino energico, armonico, con una persistenza e sapidità che conquistano il cuore.
Perfetto per le cene estive, è l’ideale compagno di aperitivi e antipasti a base di pesce.
Esalta il sapore delicato del pesce bianco crudo, la passione della ricciola, la dolcezza del dentice, l’eleganza della capasanta scottata alla plancia, la vivacità della pepata di cozze e ogni varietà di insalata mediterranea.

Rrosé, Diesel Farm (Veneto)

RRosé di Rosso nasce con l’esigenza di celebrare la libertà e la leggerezza, dal pic-nic con gli amici, alla spiaggia con la musica.
Un vino moderno, pulito e versatile, molto fragrante, bello da bere e abbinare. Un divertimento fresco che sa di estate

Josetta Saffirio, Langhe Doc rosato (Piemonte)

Prodotto da uve Nebbiolo 100%, di colore rosa tenue, il Rosé di Josetta Saffirio è il compagno perfetto di formaggi poco stagionati, crostacei e piatti a base di pesce.
I profumi di viola e lampone, ciliegia e sottili nuances di agrumi, lo rendono un vino da apprezzare con le portate più delicate. Servito freddo alla temperatura di 7°C, è l’ideale per gli aperitivi estivi.

Etna Doc Scalunera Rosato di Torre Mora (Sicilia)

Dal cuore della Sicilia, nasce questo raffinato rosato, espressione dell’altitudine e dell’unicità del territorio etneo.
Con un’attenta vinificazione delle uve di Nerello Mascalese, Etna Doc Scalunera Rosato di Torre Mora si distingue per un bouquet avvolgente di frutti rossi e una delicata speziatura, in bocca regala un equilibrio perfetto tra freschezza e sapidità, con un finale persistente e ritorni minerali.
Perfetto da gustare in occasione di un aperitivo raffinato o come compagno ideale di piatti a base di frutti di mare, pesce grigliato o pasta con sugo di pesce, questo vino si distingue per la sua struttura e al contempo la sua straordinaria bevibilità. Una bottiglia che incanterà i vostri sensi.

Rosé, Tommasi family estates – Le Fornaci (Veneto)

Un vino esclusivo che celebra il territorio del Lago di Garda, con i suoi vitigni, profumi e sapori e che unisce due delle sue incantevoli sponde.
Il Rosé di tenuta Le Fornaci è il risultato di un’attenta selezione delle uve Turbiana, l’uva “regina” del territorio del Lugana, e Rondinella, vitigno autoctono della Valpolicella, e della particolare lavorazione dei loro mosti durante la vinificazione.
Il rosa tenue con riflessi che ricordano petali di rosa, introduce il ricco bouquet: fragrante e fine, con aromi di pompelmo rosa, fiori di pesco, cenni minerali e buccia di mandarino.
Maturato in acciaio, regala un sorso fresco, elegante e sottile, con una vibrante acidità che riporta note di scorze di agrumi, con finale persistente ed armonico.
Servito fresco è perfetto per l’aperitivo e in abbinamento a delicati antipasti. Si esalta con i secondi piatti di pesce o i piatti della cucina orientale. La sua versatilità lo rende un vino per ogni occasione.