«Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme» 2026 s’incontrano a Bergamo

«Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme» 2026 s’incontrano a Bergamo

Dal 15 al 17 ottobre 2026 Merlot e Cabernet tornano a incontrarsi sotto il cielo bergamasco. Con qualche bottiglia in più da assaggiare, qualche domanda scomoda da fare, molti giovani da coinvolgere e un compleanno importante da festeggiare.
Per il 22esimo anno consecutivo, Bergamo torna infatti a essere il palcoscenico internazionale di Merlot, Cabernet e dei loro tagli con il concorso enologico internazionale «Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme». Tre giornate in cui il vino arriva da ogni angolo del pianeta, ma trova nel territorio bergamasco il suo punto d’incontro.
A organizzare la manifestazione è Vignaioli Bergamaschi, con il supporto di partner ormai consolidati come Consorzio Tutela Valcalepio, Good Senses e Camera di Commercio di Bergamo.

Villa di Serio

Villa di Serio, il vino incontra il territorio

Ogni edizione cambia scenario e anche nel 2026 il concorso sceglie una nuova casa. Sarà il Comune di Villa di Serio, alle porte di Bergamo, a ospitare i momenti principali della manifestazione.
Villa Carrara, sede del Comune, sarà protagonista per l’intera giornata di sabato 17 ottobre. Qui, nella Sala delle Carrozze, dalle 9 alle 12 si parlerà di un tema decisamente meno rassicurante di un brindisi: «Vendesi Vino Disperatamente».
A spiegare il senso della tavola rotonda è Sergio Cantoni, enologo e presidente di Vignaioli Bergamaschi: «Siamo stati i primi, due anni fa a parlare di crisi del vino. Tutti ci guardavano storto e mettevano in dubbio la realtà del fenomeno. Due anni dopo, la crisi del vino è sulla bocca di tutti ma manca ancora il coraggio di affrontare il fenomeno con onestà. Ecco perché quest’anno parleremo di quella che ormai è una crisi del comparto vino strutturale e persistente con una serie di professionisti di varia provenienza e competenza. Per confrontarsi, per valutare i danni e cercare possibili (e realistiche) soluzioni».
Niente sogni, dunque, ma problemi concreti e soluzioni altrettanto concrete.


Il vino da assaggiare: arrivano i vincitori

Nel pomeriggio, dalle 15 alle 18, la Tinaia di Villa Carrara aprirà gratuitamente le porte al pubblico con il banco d’assaggio dei vini vincitori del 22esimo Concorso Enologico Internazionale «Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme».
Accanto ai vini premiati arriverà anche Emozioni di Valcalepio, occasione per incontrare direttamente i produttori del Consorzio Tutela Valcalepio, degustare i vini del territorio – Valcalepio DOC e Terre del Colleoni DOC – ascoltare le storie delle aziende e conoscere le novità della vendemmia 2026.
Un appuntamento pensato non soltanto per bere, ma per capire cosa c’è dentro e soprattutto dietro una bottiglia: un territorio, un produttore, una vendemmia, scelte agricole e spesso una storia familiare.

Anche la temperatura vuole la sua parte

Tra le novità dell’edizione 2026 ce n’è una che farà sorridere gli appassionati, ma che per chi giudica un vino è tutt’altro che secondaria: la temperatura di degustazione.
Vi siete mai chiesti a quale temperatura vengano assaggiati i vini durante un concorso internazionale? Spoiler: non sempre a quella ideale.
Per evitare sorprese, Vignaioli Bergamaschi ha scelto di cambiare approccio e, con il supporto di Nevada, garantirà alle commissioni internazionali la temperatura di servizio più corretta possibile. Le cantinette refrigeranti consentiranno infatti di regolare con precisione la temperatura dei campioni.
Una piccola rivoluzione che ricorda una grande verità: anche il vino migliore merita di essere assaggiato nelle condizioni giuste.


Dal vigneto all’officina: quando il vino cambia indirizzo

E «Emozioni dal Mondo» continua a giocare anche quest’anno con gli spazi e con l’idea tradizionale di dove debba stare un vino.
Le commissioni internazionali saranno infatti ospitate nelle officine OMCN, un ambiente apparentemente lontanissimo da vigne, cantine e degustazioni. Una scelta coerente con lo spirito di un concorso che vuole esplorare il rapporto tra vino, persone, imprese e territorio.
Non è un dettaglio da poco: «Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme» è l’unico concorso enologico internazionale al mondo ufficialmente riconosciuto dall’OIV, Organisation Internationale de la Vigne et du Vin, per i vini Merlot e Cabernet.

A giudicare saranno anche i giovani

Il vino, però, non guarda soltanto al passato. Una parte importante del programma 2026 è dedicata alle nuove generazioni.
Si rinnova infatti la collaborazione con IPSAR San Pellegrino Terme, che permetterà agli studenti di partecipare a diversi momenti della manifestazione, compreso uno dei compiti più delicati: servire i campioni alle giurie internazionali.
Anche le visite alla scoperta del territorio saranno affidate ai giovani. Il percorso culturale del venerdì pomeriggio a Villa di Serio sarà infatti curato da Traiettorie Itineranti, associazione che ha sviluppato un progetto di formazione turistica rivolto proprio alle nuove generazioni del territorio.
Il concorso diventa così anche una palestra: non soltanto per imparare a conoscere il vino, ma per imparare a raccontare il luogo in cui quel vino nasce.


Bergamo, tra città, colline e Valcalepio

Per chi arriva da fuori, «Emozioni dal Mondo» è anche un’occasione per scoprire una provincia che spesso viene raccontata meno di quanto meriterebbe.
Bergamo è una città divisa – e insieme unita – fra la parte bassa, più contemporanea e dinamica, e Città Alta, racchiusa dalle Mura venete patrimonio UNESCO. Salire verso Piazza Vecchia significa attraversare secoli di storia, tra vicoli, palazzi, torri e scorci che si aprono sulla pianura.
Ma il viaggio non finisce in città. Intorno a Bergamo si apre un territorio fatto di colline, piccoli borghi, cantine e paesaggi agricoli. È qui che il Valcalepio trova la propria identità e che il vino diventa uno degli strumenti migliori per leggere il territorio.
Per chi arriva per il concorso, quindi, vale la pena aggiungere qualche giorno al soggiorno: una passeggiata sulle Mura venete, una visita a Città Alta, una sosta gastronomica e poi la scoperta delle colline dove nasce il vino che sarà protagonista della manifestazione.

foto Andreasfuchs861

Un compleanno speciale: 50 anni di Valcalepio DOC

Il 2026 sarà inoltre un anno particolarmente importante per il vino bergamasco.
Ricorrono infatti i 50 anni della prima DOC bergamasca, il Valcalepio, e «Emozioni dal Mondo» sarà anche l’occasione per celebrare questo anniversario.
Un traguardo che porta con sé mezzo secolo di storia vitivinicola e che lega ancora più profondamente il concorso internazionale al territorio che lo ospita.
Non mancheranno, inoltre, momenti dedicati ai partner tecnici della manifestazione: tra gli appuntamenti in programma figurano una visita allo stabilimento SIAD di Osio Sotto e una degustazione particolarmente originale curata da AEB GROUP.

Tre giorni per scoprire un territorio attraverso il vino

Dal 15 al 17 ottobre 2026 Bergamo parlerà dunque la lingua internazionale del vino.
Merlot, Cabernet e i loro tagli arriveranno da tutto il mondo. Le giurie internazionali li assaggeranno, confronteranno e giudicheranno. I giovani saranno coinvolti nell’organizzazione e nell’accoglienza. Il pubblico potrà incontrare i produttori e degustare i vini vincitori. Il Valcalepio festeggerà mezzo secolo di DOC e finalmente, qualcuno controllerà anche la temperatura del vino.
Perché «Emozioni dal Mondo» è anche questo: un concorso internazionale che non dimentica da dove viene. Guarda al mondo, ma tiene i piedi ben piantati nella terra bergamasca. E possibilmente, un calice in mano.

4 mete di gusto da scoprire in Italia in questo week end fra sapori, tradizioni e borghi

4 mete di gusto da scoprire in Italia in questo week end fra sapori, tradizioni e borghi

Dallo stufato toscano ai dolci mantovani, passando per le eccellenze gastronomiche di Pisa e Modena: quattro appuntamenti per trasformare un fine settimana d’autunno in un viaggio alla scoperta dei sapori italiani.
L’autunno è la stagione in cui l’Italia si racconta anche attraverso la tavola.
Le piazze tornano a profumare di prodotti tipici, le ricette della tradizione riconquistano il centro della scena e i piccoli produttori diventano protagonisti di festival capaci di intrecciare gastronomia, cultura e turismo.
Il fine settimana di sabato 17 e domenica 18 ottobre 2026 offre quattro occasioni per mettersi in viaggio, lasciandosi guidare dal gusto.
Dalla Toscana all’Emilia-Romagna, passando per Mantova, il calendario propone esperienze diverse: c’è chi celebra un piatto simbolo della cucina locale, chi mette in vetrina le eccellenze di un territorio e chi trasforma la pasticceria in un itinerario tra tradizione e creatività. Quattro destinazioni, un unico invito: andare oltre la semplice degustazione e scoprire i luoghi attraverso ciò che sanno fare meglio.

Un’immagine di My stufato

MyStufato, a San Giovanni Valdarno la tradizione incontra il divertimento

Il viaggio comincia in Toscana, a San Giovanni Valdarno, dove sabato 17 e domenica 18 ottobre torna MyStufato Food & Fun Festival.
Il protagonista è lo stufato alla sangiovannese, una specialità profondamente legata all’identità gastronomica della città, ma la manifestazione si presenta con una formula che va oltre la cucina.
Il piatto nasce dalla lenta cottura del muscolo della zampa anteriore del vitello, insaporito dal drogo, una miscela di spezie custodita dalla tradizione locale. Una ricetta dalla storia antica, nella quale il tempo e il sapere di chi la prepara fanno la differenza.
Per l’edizione 2026, il festival punta sul coinvolgimento diretto delle attività gastronomiche e commerciali del centro storico. Osterie, botteghe e realtà locali portano le proprie specialità all’interno della manifestazione, affiancate da degustazioni di vino e da un mercatino dedicato all’artigianato e alle creazioni indipendenti.
Non mancano musica dal vivo, dj set, artisti di strada, spettacoli e iniziative per le famiglie. Un programma pensato per vivere la città dal pranzo fino alla sera, alternando assaggi, passeggiate e momenti di intrattenimento.
L’appuntamento è nel centro storico, dalle 11.30 alle 23 in entrambe le giornate. Per chi desidera completare la visita, sono previste anche aperture straordinarie dei musei cittadini: un’occasione per abbinare il gusto alla scoperta del patrimonio culturale di San Giovanni Valdarno.
Perché andarci: per conoscere una ricetta identitaria toscana e scoprire come una tradizione gastronomica possa diventare il cuore di una festa urbana contemporanea.

Pisa

Terre di Pisa Food & Wine Festival, un viaggio nei sapori della Toscana

Dalla cucina di un singolo territorio a un’intera geografia del gusto. A Pisa, dal 16 al 18 ottobre, torna il Terre di Pisa Food & Wine Festival, con il suo percorso dedicato alle produzioni agroalimentari, ai vini e alle storie dei produttori locali.
Il punto d’incontro è piazza Vittorio Emanuele II, dove aziende e visitatori possono incontrarsi attraverso degustazioni, masterclass, laboratori e dimostrazioni di cucina. Il programma comprende approfondimenti sul vino, tour guidati di degustazione dedicati anche alla birra e showcooking con protagonisti del mondo gastronomico.
L’obiettivo non è soltanto assaggiare, ma comprendere ciò che si trova nel piatto e nel bicchiere: la qualità delle materie prime, il lavoro delle aziende, le caratteristiche delle produzioni e il legame tra agricoltura e paesaggio.
Il festival è anche un buon punto di partenza per esplorare Pisa con uno sguardo diverso. Dopo una degustazione, ci si può inoltrare nel centro storico, passeggiare lungo l’Arno o allontanarsi dalle rotte più frequentate per scoprire i territori che circondano la città.
La manifestazione è in programma sabato 17 ottobre dalle 11 alle 23 e domenica 18 dalle 11 alle 21. Gli eventi del festival sono a ingresso gratuito, mentre per le singole attività è opportuno verificare le modalità di partecipazione sul programma ufficiale.
Perché andarci: per scoprire le eccellenze delle Terre di Pisa attraverso un’esperienza che unisce degustazione, conoscenza dei produttori e turismo urbano.

Piazza Castello in Mantova. Depositphotos

Sbrisolona&Co., a Mantova il weekend è una questione di dolcezza

Lasciamo la Toscana e raggiungiamo Mantova, città d’arte e di cucina, dove dal 16 al 18 ottobre il festival Sbrisolona&Co. dedica tre giornate alla pasticceria italiana.
La protagonista è la sbrisolona, il celebre dolce mantovano dalla consistenza friabile, preparato con farina di mais, farina di frumento, mandorle, zucchero e burro. La sua particolarità è già nel nome: si sbriciola facilmente, invitando a essere spezzata con le mani più che tagliata con precisione.
Nata dalla tradizione contadina e diventata nel tempo uno dei simboli gastronomici della città, la sbrisolona è oggi anche un punto di partenza per raccontare l’evoluzione della pasticceria. Il festival affianca infatti alle specialità locali altri dolci della tradizione italiana, creando un percorso tra ricette storiche, interpretazioni contemporanee e creatività artigianale.
Nel centro storico sono previsti espositori, degustazioni, showcooking, incontri con maestri pasticceri, ospiti, premiazioni e spettacoli. Un’occasione per avvicinarsi al mondo dei dolci attraverso chi li realizza, scoprendo ingredienti, tecniche e differenze regionali.
Il consiglio è di non limitarsi agli assaggi. Mantova merita una visita senza fretta, tra piazze rinascimentali, palazzi storici e scorci sui laghi che circondano la città. Il festival può diventare così il pretesto per un itinerario che alterna cultura e gastronomia, magari con una sosta in pasticceria prima di ripartire.
Perché andarci: per concedersi un weekend tra arte e pasticceria, scoprendo come un dolce popolare sia diventato uno dei segni distintivi dell’identità mantovana.

Modena, piazza Grande

La Bonissima, a Modena le eccellenze del territorio scendono in piazza

Il quarto itinerario conduce a Modena, dove dal 16 al 18 ottobre torna La Bonissima, il festival dedicato ai prodotti tipici e alle eccellenze agroalimentari modenesi.
Il cuore della manifestazione è tra piazza Grande e piazza Torre, in uno dei contesti monumentali più suggestivi della città. Qui produttori, aziende agricole, pasticceri e laboratori artigianali presentano specialità che raccontano la ricchezza gastronomica del territorio, con particolare attenzione alle produzioni di qualità e alle realtà di dimensioni più contenute.
Il festival è un’occasione per conoscere da vicino prodotti che spesso non arrivano facilmente nei circuiti commerciali più ampi. Accanto alla possibilità di acquistare e assaggiare alcune specialità, il programma prevede degustazioni guidate, showcooking e laboratori di cucina.
Il viaggio può proseguire naturalmente fuori dagli stand. Modena è una destinazione da esplorare anche attraverso le sue botteghe, i mercati e le trattorie, dove la cultura gastronomica si intreccia con la vita quotidiana. Tra le eccellenze che hanno reso celebre questo territorio nel mondo ci sono l’aceto balsamico tradizionale, i salumi, i formaggi e la pasta fresca: prodotti diversi, accomunati da un forte legame con la storia e il lavoro locale.
La Bonissima offre quindi un’occasione per avvicinarsi a questa cultura del cibo, incontrando direttamente chi la custodisce e la rinnova.
L’ingresso alla manifestazione è libero. Gli stand sono aperti venerdì 16 ottobre dalle 12 alle 20 e sabato 17 e domenica 18 dalle 9 alle 20.
Perché andarci: per scoprire le produzioni di un territorio che ha fatto della qualità gastronomica una parte essenziale della propria identità e abbinarle a una visita nel cuore storico di Modena.

Quattro eventi, un solo modo di viaggiare: partire dai sapori

Che si scelga la cucina tradizionale di San Giovanni Valdarno, il percorso enogastronomico pisano, la dolcezza di Mantova o le produzioni artigianali modenesi, il fine settimana del 17 e 18 ottobre offre un’occasione per riscoprire il piacere di viaggiare senza fretta.
Il valore di questi appuntamenti non sta soltanto in ciò che si assaggia. È nelle storie dei produttori, nelle ricette tramandate, nelle piazze che tornano a essere luoghi d’incontro e nei centri storici che si scoprono camminando da una degustazione all’altra.
Per il viaggiatore curioso, il cibo può diventare una bussola: indica la strada verso destinazioni da conoscere, tradizioni da ascoltare e territori da vivere oltre le immagini da cartolina. E spesso è proprio da un piatto, da un dolce o da un calice di vino che comincia il viaggio più interessante.

Valle Aurina, l’autunno si scopre passo dopo passo tra foliage, Kiehkemma e sapori autentici

Valle Aurina, l’autunno si scopre passo dopo passo tra foliage, Kiehkemma e sapori autentici

Tra boschi di larici che si tingono d’oro, il fragore delle cascate e i sapori delle stube, l’area vacanze Valle Aurina invita a vivere l’autunno a passo lento.
A scandire la stagione, la tradizione del Kiehkemma, che
celebra il ritorno delle mandrie dai pascoli in quota.
Nell’area vacanze Valle Aurina, che comprende i comuni di Campo Tures, Valle Aurina, Predoi e Selva dei Molini, l’autunno segue un ritmo diverso.
Circondata da oltre ottanta vette che superano i
tremila metri, il territorio regala in questo periodo un’atmosfera sospesa nel tempo.
Prima delle gelate invernali, le
giornate invitano a prendersi più tempo tra camminate nei boschi di larici che si tingono d’oro e calde sfumature, soste nei rifugi e le uscite all’aria aperta con tutta la famiglia. Il paesaggio cambia colore settimana dopo settimana, mentre l’aria limpida e frizzante si riempie del profumo di resina e terra umida, offrendo la cornice giusta per esplorare la valle a piedi.


Tra sentieri dorati il respiro delle cascate e i segreti della montagna

I Sentieri del Sole, distribuiti lungo il versante esposto a sud, offrono tratti pianeggianti alternati a brevi salite tra
boschi e prati, dove si incontrano i masi storici della zona, con le loro antiche travature in legno che raccontano secoli di vita alpina.
Questi percorsi custodiscono anche storie d’altri tempi: in passato, alcuni sentieri tra le montagne erano

utilizzati dai contrabbandieri. Oggi invitano a scoprire la valle seguendo le tracce della sua vita di un tempo. Anche chi viaggia con bambini trova percorsi adatti da esplorare. Da Campo Tures si sale lungo il torrente fino ai tre salti delle Cascate di Riva, dove il fragore impetuoso dell’acqua si intreccia con il silenzio della foresta. La nebbia sottile crea magici giochi di luce tra gli alberi, mentre è possibile allungare l’itinerario fino a Castel Taufers, che svetta maestoso a guardia della vallata. Proseguendo verso l’interno, a Predoi, l’ex miniera di rame si visita a bordo di un piccolo trenino minerario che entra direttamente nelle gallerie sotterranee: una tappa ideale per completare la giornata.
Alla storia
della miniera è legata anche l’arte del merletto a tombolo. Dopo la chiusura dell’attività estrattiva, questa lavorazione offrì una nuova possibilità di lavoro alle famiglie di Predoi e divenne una tradizione artigiana praticata ancora oggi.
A
Selva dei Molini, invece, i percorsi tra i vecchi mulini ad acqua raccontano i gesti della vita rurale di un tempo.


Kiehkemma, l’abbraccio del folklore e la magia dei sapori della valle

Con l’arrivo dell’autunno, le mandrie lasciano i pascoli alti per rientrare nelle stalle nei paesi a valle. Questa
transumanza, chiamata localmente Kiehkemma, rappresenta uno dei momenti più sentiti dalla popolazione locale e un’occasione unica per immergersi nell’anima genuina del territorio.
Il 17 e 18 ottobre 2026, a Riva di Tures, si tiene la
tipica Festa d’Autunno, con la sfilata degli animali addobbati a festa con corone di fiori, musica dal vivo e stand dedicati alle specialità gastronomiche locali. Tra i prodotti simbolo della stagione spicca il Graukäse,
il caratteristico
formaggio della Valle Aurina oggi tutelato da Slow Food, servito nei ristoranti e nelle strutture ricettive insieme alle ricette tipiche sudtirolesi.
È questo il volto autunnale della Valle Aurina: un territorio che sa raccontarsi con la forza della sua natura e la sincerità della sua gente.

Autunno a colori: cinque dei percorsi più belli del foliage in Friuli Venezia Giulia

Autunno a colori: cinque dei percorsi più belli del foliage in Friuli Venezia Giulia

All’inizio dell’autunno le montagne del Friuli Venezia Giulia si vestono del loro abito più incantevole. I boschi diventano una tavolozza di colori: l’oro dei faggi, il rame dei larici, il rosso delle betulle e l’ambra che illumina ogni valle.
È il tempo del foliage, un invito a rallentare e lasciarsi sorprendere. Respirare il profumo di muschio e funghi, ascoltare i silenzi interrotti solo dallo scorrere dell’acqua o dal vento che muove le chiome. Non mancano davvero le alternative suggestive per scoprire i diversi lati di una regione che anche in questa stagione sa regalare relax, autenticità e la libertà di ritrovare la propria pace interiore. Sono oltre venti gli itinerari che si possono trovare nella rinnovata sezione foliage del portale di PromoTurismoFVG.
Tutti sono comprensivi di mappa e indicazioni specifiche, hanno vari livelli di lunghezza, durata, altitudine, una sezione che permette di percorrerli in base al prolungato periodo di cambiamento delle foglie. Possono essere dei percorsi ad anello, adatti anche a famiglie e bambini, possono abbinarsi pure ad una rilevanza storico-culturale del sito attraversato, fino a farsi dog-friendly. Di tutti questi abbiamo selezionato cinque itinerari tra i più suggestivi, dalle Alpi Carniche alle Dolomiti Friulane, dalle Alpe Giulie alle Valli del Natisone fino ad arrivare al Carso.

foto di Mario Verin

Carnia. L’anello di Pani

A 900 metri di quota, l’altopiano di Pani, nel comune di Raveo, tra i Borghi Autentici d’Italia, offre un percorso che unisce natura e tradizione rurale.
Tra borghi in pietra, fienili e panorami di media montagna, l’escursione ad anello (6,3 km, 2 ore, 262 m di dislivello) regala un’immersione autentica nella vita contadina e nei ritmi lenti della Carnia. Consigliato anche per famiglie con bambini, è un itinerario che invita a riscoprire la bellezza dell’autenticità, con un ambiente vario e vivace.
Tra prati, boschi di faggio e stavoli tradizionali (tipici casolari carnici) si respira ancora la cultura contadina, radicata nel rispetto della natura e dei suoi cicli.
L’anello di Pani, quindi, non è solo una semplice escursione, ma un’esperienza che invita alla riflessione su stili di vita alternativi e sulla bellezza della semplicità, offre panorami ampi sulla conca di Pani, con prati, boschi di faggio e stavoli tradizionali, tipici casolari carnici che raccontano secoli di vita rurale.

foto Luciano Gaudenzio

Dolomiti Friulane. Sentiero del Dint

Un’escursione semplice e adatta a tutti che permette di scoprire, attraverso tre belvedere, i dintorni del lago di Barcis e la spettacolare forra del Cellina, tra le Dolomiti Friulane che osservano dall’alto la pedemontana pordenonese.
L’anello (4,3 km, 1h30, 215 m di dislivello) parte dal centro visite della riserva e sale lungo il segnavia 997, passando accanto al suggestivo “pozzo della Pioggia”.
Dal primo punto panoramico si ammira il lago di Barcis con la diga di ponte Antoi, dal secondo si domina l’imbocco della forra, mentre il terzo – caratterizzato da una scenografica scala a chiocciola rossa – regala scorci indimenticabili sia sul lago che sul borgo di Andreis.
La discesa conduce a forcella Dint e infine di nuovo al lungolago. Lungo il percorso si alternano boschi, affacci su pareti rocciose e acque turchesi, in uno dei contesti naturali più affascinanti del parco naturale delle Dolomiti Friulane, patrimonio Unesco.

foto Fabrice Gallina

Alpi Giulie. I Laghi di Fusine

Immersi nella foresta millenaria di Tarvisio, i laghi di Fusine sono tra gli scenari più iconici delle Alpi Giulie.
Due bacini glaciali (uno superiore e uno inferiore) collegati da acque sotterranee, incastonati ai piedi del Mangart.
L’escursione ad anello (5 km, 2 ore, 100 m di dislivello) si sviluppa tra passerelle nel bosco, cordoni morenici con grandi massi erratici e tratti che costeggiano le sponde, offrendo riflessi dorati in autunno e viste spettacolari sul gruppo montuoso circostante.
Oltre ai percorsi attorno ai laghi, la zona è meta ideale per escursioni più impegnative, ferrate e arrampicate sulle vicine falesie del masso Pirona e delle Ponze.
Il rifugio Zacchi, posto in posizione panoramica, rappresenta un punto di sosta perfetto, facilmente raggiungibile anche dalle famiglie. Un luogo che, in ogni stagione, regala un contatto autentico con la natura.

foto Luciano Gaudenzio

Valli del Natisone. Le cascate Kot

Un itinerario breve ma suggestivo (1 km, 30 minuti, dislivello minimo) che conduce alle scenografiche cascate Kot, nel cuore della val Erbezzo, raggiungibile seguendo il corso del fiume Natisone da Cividale del Friuli, tra i Borghi più belli d’Italia e sito patrimonio Unesco.
Lungo il sentiero, che costeggia i rii Patok e Pod Tamoran, si incontrano le rovine di un antico mulino e tratti di bosco ombreggiati che accompagnano fino alla conca dove l’acqua compie un salto di oltre dieci metri.
Il colpo d’occhio è arricchito dalla colata di travertino che si sviluppa sotto la cascata e da un ampio antro ricoperto di muschio, accessibile quando il livello dell’acqua lo permette.
Un’escursione semplice e adatta a tutti, ideale per vivere la natura autentica delle Valli del Natisone e concedersi una pausa di freschezza e bellezza.


Carso. Anello della Riserva naturale del Lago di Doberdò e di Pietrarossa

Nel cuore del Carso isontino, a poca distanza da Gorizia o da Trieste, un’escursione di 11 km (circa 4 ore, 300 m di dislivello) conduce tra i paesaggi unici della Riserva naturale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa.
Due grandi depressioni carsiche, separate da una dorsale calcarea, ospitano bacini lacustri dal livello d’acqua mutevole, tra i pochi esempi di laghi carsici in Europa.
Il percorso alterna boschi, radure e affacci panoramici che cambiano con le stagioni. Oltre al fascino naturalistico, il sentiero conserva tracce della storia: trincee e postazioni della Grande Guerra, valorizzate da pannelli esplicativi che trasformano la camminata in un viaggio tra natura e memoria. Un itinerario ideale per chi cerca un’esperienza lenta e contemplativa, tra acqua, roccia e storia.

Velika Planina, il villaggio delle capanne dai tetti a terra: la Slovenia più autentica è qui

Velika Planina, il villaggio delle capanne dai tetti a terra: la Slovenia più autentica è qui

Tra pascoli d’alta quota, baite di legno dalle forme insolite e antiche tradizioni pastorali, Velika Planina è una delle destinazioni più sorprendenti della Slovenia.
Un altopiano dove il tempo sembra rallentare, a pochi chilometri da Lubiana, perfetto per chi cerca una montagna diversa, lontana dai soliti itinerari.

Un villaggio che sembra uscito da un’altra epoca

Ci sono luoghi in cui basta una fotografia per capire che il viaggio sarà diverso dal solito. Velika Planina, nel nord della Slovenia, è uno di questi. Immaginate un mare di prati d’alta quota, le Alpi che disegnano l’orizzonte e, in mezzo al verde, un piccolo villaggio di capanne di legno con tetti spioventi così lunghi da sembrare sfiorare il terreno.
Non è un set cinematografico, né un villaggio ricostruito per i turisti: è uno degli insediamenti pastorali più caratteristici d’Europa, dove la memoria della montagna continua a vivere.
Siamo nelle Alpi di Kamnik e della Savinja, su un altopiano che raggiunge i 1.666 metri con la vetta del Gradišče. Qui la montagna non si racconta attraverso grandi alberghi, impianti spettacolari o locali alla moda, ma con un’architettura essenziale, sentieri tra i pascoli e il ritmo antico della vita contadina.
Le capanne sono il simbolo di Velika Planina. I loro tetti, rivestiti di scandole di legno, scendono quasi fino a terra, creando profili bassi e allungati che si fondono con il paesaggio. Una soluzione nata dalla tradizione costruttiva locale, capace di dare riparo alle abitazioni e di resistere alle condizioni della montagna. Il risultato è un insieme architettonico inconfondibile, tanto fotogenico quanto profondamente legato alla sua funzione originaria. 


Velika Planina, dove la montagna non è una scenografia

La differenza tra visitare un luogo e viverlo, almeno per qualche ora, sta spesso nei dettagli. A Velika Planina non si viene soltanto per ammirare le capanne o fotografare il panorama: si viene per entrare in contatto con un modo di abitare la montagna che altrove è diventato quasi soltanto un ricordo.
Durante la stagione dell’alpeggio, tra giugno e settembre, i pastori raggiungono l’altopiano con le mandrie e riportano in vita il villaggio. Le giornate seguono le esigenze degli animali, della mungitura e della lavorazione del latte. Le campane delle mucche accompagnano le passeggiate, mentre i sentieri attraversano prati aperti e piccoli gruppi di baite.
È proprio questa dimensione a rendere Velika Planina interessante per il viaggiatore contemporaneo: in un’epoca in cui si cercano esperienze autentiche, qui la tradizione non ha bisogno di essere trasformata in uno spettacolo. Continua a esistere, con i suoi tempi e le sue regole.
Naturalmente, il villaggio cambia volto con le stagioni. In estate è animato dalla presenza dei pastori e del bestiame; in autunno diventa più silenzioso, con i prati che virano verso tonalità dorate e la nebbia che può avvolgere le baite; in inverno, la neve trasforma i tetti spioventi in un paesaggio quasi fiabesco. Ogni periodo offre una ragione diversa per partire, purché si tenga conto delle condizioni meteorologiche e dell’accessibilità dei sentieri.


Cosa vedere a Velika Planina: le tappe da non perdere

Il modo migliore per scoprire l’altopiano è lasciare l’auto a valle e proseguire a piedi, senza trasformare la visita in una corsa da un punto panoramico all’altro. Ecco le tappe che meritano spazio nell’itinerario.
Il villaggio dei pastori e le sue capanne
È il cuore dell’esperienza. Passeggiando tra le abitazioni si riconosce immediatamente la particolare forma dei tetti, rivestiti di scandole e inclinati verso il basso. Alcune capanne sono utilizzate dai pastori durante l’alpeggio, altre raccontano una storia che affonda le radici nella cultura rurale slovena.
L’insediamento ha attraversato anche momenti drammatici: gran parte delle costruzioni fu distrutta durante la Seconda guerra mondiale e il villaggio venne successivamente ricostruito, mantenendo i tratti architettonici che lo rendono unico.
Il Museo Preskar, un viaggio nella vita pastorale
Per capire davvero il paesaggio, vale la pena visitare la capanna-museo Preskar, una delle testimonianze più significative della cultura pastorale locale. L’edificio si distingue per la sua forma ovale, le dimensioni contenute e la struttura essenziale, che restituiscono un’immagine concreta della vita in quota.
Il museo conserva oggetti e testimonianze legati alle attività quotidiane dei pastori. Non è soltanto una tappa culturale: è la chiave per comprendere perché queste abitazioni abbiano proprio quella forma e come si svolgesse la vita quando trascorrere mesi sull’altopiano significava fare i conti con il clima, il lavoro e l’isolamento.
La capanna originaria fu incendiata alla fine della guerra e ricostruita nel 1945 da Andrej Preskar, che ne mantenne la caratteristica struttura. L’apertura è legata alla stagione e alle condizioni di visita: è quindi opportuno verificarla prima di partire. 
La cappella di Santa Maria della Neve
Sopra il villaggio sorge la cappella di Santa Maria della Neve, un altro elemento distintivo del paesaggio. La sua presenza aggiunge una dimensione spirituale a un luogo in cui la vita comunitaria è stata per secoli scandita dal lavoro e dalle stagioni.
La cappella è anche meta di pellegrinaggi e celebrazioni religiose. Raggiungerla a piedi permette di osservare il villaggio da un’altra prospettiva e di cogliere meglio il rapporto tra le capanne, i pascoli e le montagne circostanti.
Gradišče e i panorami delle Alpi slovene
Per chi vuole allargare lo sguardo, il punto più alto dell’altopiano è Gradišče, a 1.666 metri. Da qui, nelle giornate limpide, la vista si apre sulle cime delle Alpi di Kamnik e della Savinja e, verso sud, sul bacino di Lubiana.
Non serve necessariamente essere escursionisti esperti per godersi il paesaggio: esistono percorsi di diversa lunghezza e difficoltà. Occorre però ricordare che si cammina in ambiente montano, dove nebbia, vento e temporali possono cambiare rapidamente le condizioni.

Il sapore della montagna: latte acido, formaggi e trnič

A Velika Planina anche la cucina racconta una storia. Il protagonista è il latte, trasformato in prodotti che per generazioni hanno rappresentato una risorsa essenziale per le comunità d’alpeggio.
Tra le specialità da assaggiare ci sono il latte acido, i formaggi locali e i piatti semplici della tradizione pastorale, spesso accompagnati da polenta di grano saraceno. Una cucina senza complicazioni, costruita intorno agli ingredienti disponibili e alle necessità di chi trascorreva le giornate al lavoro sui pascoli.
Il prodotto più curioso è però il trnič, un formaggio tradizionale dalla forma particolare, decorato con motivi impressi sulla superficie. In passato veniva preparato in coppia e donato alla persona amata: un piccolo oggetto gastronomico che unisce artigianato, cultura e sentimento.
Durante la stagione dell’alpeggio è possibile incontrare chi conserva questa lavorazione e, in determinati periodi, assistere alle dimostrazioni organizzate presso il Museo Preskar. Per chi ama il turismo enogastronomico, è un’occasione per scoprire una Slovenia che va ben oltre le specialità più conosciute. 


Come arrivare a Velika Planina

Uno degli aspetti più sorprendenti è la relativa facilità con cui si raggiunge questo mondo d’alta quota. Velika Planina si trova a circa 40 minuti d’auto da Lubiana, nella zona di Kamnik. Il punto di partenza più utilizzato è la valle di Kamniška Bistrica, da cui parte la funivia che permette di salire rapidamente verso l’altopiano.
Una volta arrivati alla stazione superiore, si può proseguire a piedi oppure utilizzare la seggiovia, quando in funzione, per avvicinarsi alla zona più elevata. Da qui i sentieri conducono al villaggio e ai principali punti d’interesse.
Il consiglio è di dedicare alla visita almeno mezza giornata, meglio ancora una giornata intera, per alternare camminate, soste panoramiche e degustazioni. Chi desidera vivere l’esperienza con più calma può valutare anche un pernottamento in una delle baite disponibili per gli ospiti, prenotando in anticipo e verificando i servizi effettivamente presenti.


Perché scegliere Velika Planina in autunno

L’estate è il momento in cui la vita pastorale raggiunge il suo apice, ma l’autunno può offrire un’esperienza diversa e altrettanto suggestiva. Con la fine dell’alpeggio, il villaggio torna progressivamente al silenzio. I sentieri si svuotano, le tonalità del paesaggio cambiano e le capanne sembrano riappropriarsi della loro dimensione più intima.
È la stagione giusta per chi non cerca necessariamente eventi o attrazioni organizzate, ma vuole camminare, fotografare, osservare e concedersi una pausa dalla frenesia quotidiana. Bisogna soltanto partire preparati: in quota le temperature scendono rapidamente, il tempo può cambiare e i servizi non sono sempre disponibili come nei mesi estivi.
La vera attrattiva, del resto, non è trovare tutto aperto, ma comprendere il carattere di un luogo che vive seguendo un calendario diverso da quello del turismo.


La Slovenia che non ti aspetti

Velika Planina è una destinazione che mette in discussione l’idea stessa di vacanza in montagna. Non offre soltanto panorami spettacolari, ma un incontro con una cultura che ha saputo adattarsi all’ambiente senza cancellarne le tracce. Le capanne dai tetti quasi a terra sono diventate un simbolo fotografico, ma dietro quell’immagine c’è molto di più: una comunità, una storia, un sapere artigianale e un rapporto con la natura che continua a lasciare il segno.
È questa la Slovenia che vale la pena cercare quando si vuole uscire dai percorsi più prevedibili: non soltanto laghi da cartolina, città curate e foreste, ma anche piccoli mondi in cui la tradizione conserva una funzione concreta.
E forse il lusso più grande, qui, non è dormire in una baita o raggiungere una vetta. È ritrovare per qualche ora il tempo di camminare senza fretta, ascoltare le campane al pascolo e scoprire che, a volte, per sentirsi lontani basta salire su un altopiano e lasciare che sia la montagna a dettare il ritmo.