Il Molise celebra la mela, regina d’autunno

Il Molise celebra la mela, regina d’autunno

Laboratori del gusto, visite guidate, escursioni nella natura d’autunno, street band e tante attività tutte da vivere per la 6° Festa della Mela di Castel del Giudice (Isernia), una nuova, sorprendente, Edizione Esperienziale, che sabato 14 e domenica 15 ottobre 2023 dipingerà di profumi e sapori il borgo dell’Alto Molise al confine con l’Abruzzo, di cui la mela è simbolo.

Castel del Giudice, Festa della Mela 2022 – Credit Adelina Zarlenga

Castel del Giudice: capitale della mela d’Appennino

Pittoresco borgo montano molisano situato al confine con l’Abruzzo Castel del Giudice si trova in una zona paesaggisticamente davvero mozzafiato.
Il borgo è una piccola bomboniera fatta di stradine lastricate, case in pietra e antiche chiesette di montagna tra cui la chiesa di San Marco, la chiesa di San Pietro e la chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Luogo di antica tradizione rurale Castel del Giudice fra i suoi prodotti tradizionali fra cui salumi e formaggi spicca per essere noto come il “paese della mela” dell’Appennino molisano.
Fra i bellissimi boschi dei dintorni infatti questa piccola comunità è famosa per i suoi meleti e per la produzione di mele di alta qualità, in particolare le mele annurche.

Le mele annurca

Scopriamo la mela che cura

Le mele annurche sono una varietà di mela che cresce in modo particolarmente abbondante nella zona circostante Castel del Giudice.
Forma tondeggiante e leggermente appiattita, con buccia liscia e cerosa, polpa succosa e profumata. Il picciolo corto e debole rende questa varietà di mele caduche particolarmente pregiate e apprezzate.
Vengono coltivate lungo degli appositi melai esposti al sole, dove vengono girate più volte per agevolarne la maturazione, ovvero fino a quando non si evidenzia il tipico colore rosso.
Questa procedura rende la mela annurca particolarmente pregiata, un vero e proprio elisir di salute grazie a proprietà nutritive e organolettiche uniche.
Una tipologia di mele molto apprezzate per il loro sapore dolce e il loro aroma caratteristico. Spesso utilizzate per produrre succhi e dolci regionali, tra cui le famose “sfogliatelle di mele,” una prelibatezza tipica della zona.
La annurca come accennato è la mela della salute per eccellenza che risponde alla perfezione al detto “una mela al giorno toglie il medico di torno”. La annurca ha una dosi altissime di vitamina A e di vitamina C che contribuiscono a rafforzare il sistema immunitario, la vista e la salute della pelle, nonché una quantità oltre la media rispetto alle altre mele di polifenoli utili nel mantenere in salute organi e tessuti, a contrastare efficacemente l’invecchiamento cellulare e nel proteggere l’apparato cardiovascolare. Infine la annurca è ricchissima di procianidine, una tipologia di polifenoli che la rende particolarmente efficace nel combattere livelli alti di colesterolo..

Castel del Giudice, Raccolta delle mele – Credit Emanuele Scocchera

La festa

Nell’abbraccio del paesaggio colorato dal foliage autunnale e dai filari delle mele nate dove un tempo i campi erano in stato di abbandono, il cuore del paese vedrà i migliori produttori biologici e artigianali del territorio proporre nei loro stand e food truck prelibatezze a chilometro zero, ricette e prodotti tipici molisani e abruzzesi, mentre gli artisti di strada del Castel del Giudice Buskers Festival riempiranno di magia e di musica le vie e le piazze, fino all’albergo diffuso Borgotufi.
Da non perdere i tour nel Giardino delle Mele Antiche, dove sono state recuperate circa 60 tipologie di questi frutti autoctoni, nel birrificio agricolo Malto Lento, la cui birra è prodotta con l’orzo coltivato a Castel del Giudice, e all’Apiario di Comunità con il miele espressione della ricca biodiversità locale. Ma tantissime saranno le sorprese, tra giochi di una volta, passeggiate, degustazioni e musica.

Mela caramellata_Credit Adelina Zarlenga


Sfogliatelle di mela

Ingredienti:
Pasta Sfoglia rettangolare
320 g mele
2 cucchiai di confettura di pesche
70 g di tuorli
Acqua 30 g

Preparazione:
Per preparare le sfogliatine alle mele, potete sbucciare le mele o lavarle per usarle con la buccia Tagliatele a metà, privatele del torsolo, creando un foro profondo con un coltello e scavando con l’aiuto di un cucchiaino.

Poi tagliate a fettine molto sottili dello spessore di 4 mm. Per evitare che le mele anneriscano, ponetele in una ciotola contenente acqua fredda e il succo di mezzo limone.
Mettete la confettura di pesche in un pentolino, versate l’acqua e portate a bollore a fuoco dolce, mescolando con una spatola da cucina per 2 minuti..
Spegnete il fuoco e filtrate il composto che avete ottenuto con l’aiuto di un colino a maglie strette in modo da rendere la confettura più cremosa. Stendete la pasta sfoglia sul piano di lavoro e tagliatela in 4 rettangoli della misura di 10×15 cm
Disponete su ciascuna sfoglia 6-7 fettine di mele, sovrapponendole leggermente, lasciando tutto intorno 1-1,5 cm dal bordo. Una volta terminato spennellate le mele con metà dose di confettura di pesche
In una ciotolina a parte sbattete il tuorlo con poca acqua (13-14) e spennellate il bordo della sfoglia
Ponete le sfogliatine pronte su una leccarda foderata con un foglio di carta da forno e fate cuocere in forno statico preriscaldato a 180°-190° per 10-12 minuti (o a 160°-180° per 7-8 minuti se in forno ventilato).
Quando saranno cotte, estraetele dal forno, cospargetele con l’altra parte di confettura alle pesche restante
e lasciate raffreddare. Infine potete servire e gustare le vostre sfogliatine alle mele.

A Taranto dal 6 all’8 ottobre debutta Mediterraneo Slow

A Taranto dal 6 all’8 ottobre debutta Mediterraneo Slow

Celebrare la grande diversità di quei Paesi e popoli che per millenni si sono relazionati, dando vita alla cultura mediterranea, e richiamare l’attenzione sulla centralità del cibo e della sua produzione come elemento di unione in un momento storico in cui il tema del viaggio attraverso il Mar Mediterraneo è elemento di tragica cronaca.

Il mare di Taranto. Foto di Marco Ferrini da Pixabay

Il debutto dell’evento che celebra la cultura mediterranea

È questo Mediterraneo Slow, la manifestazione organizzata dal Comune di Taranto, in collaborazione con Slow Food Italia e Slow Food Puglia e la partecipazione della Regione Puglia, che debutta dal 6 all’8 ottobre 2023 sulla rotonda del Lungomare Vittorio Emanuele III.
L’obiettivo è riunire produttori, cuochi ed esperti provenienti dai Paesi che si affacciano sul Mare nostrum, in un’edizione 0 che anticipa l’intento degli organizzatori per gli anni a venire: fare di Mediterraneo Slow a Taranto la manifestazione di riferimento per la comunità mediterranea.

Foto: Ezio D’Onghia per Sloow Food

«Abbiamo consolidato il nostro rapporto con Slow Food – le parole del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci – perché crediamo nel valore della sostenibilità. La riteniamo imprescindibile, per una comunità che per decenni ha sperimentato l’esatto contrario e che, solo di recente, ha inaugurato una vera e propria multitransizione. Il cibo è emblematico, in questo percorso, perché proprio la tipicità dei nostri prodotti è stata messa a rischio dall’ingombrante presenza industriale. Ragionare di sostenibilità alimentare, quindi, e declinarla secondo il tema dell’incontro tra i popoli del Mediterraneo, ci restituisce una narrazione autentica della nostra storia millenaria e ci offre un’ulteriore opportunità di diversificazione: Mediterraneo Slow è un’occasione che cogliamo e rilanciamo, coltivando l’auspicio di generare buona economia».

Foto: Ezio D’Onghia per Sloow Food

«La tre giorni richiama il format dei grandi eventi di Slow Food, da Terra Madre Salone del Gusto di Torino a Cheese, che si è appena conclusa a Bra (Cn), per passare da Slow Fish, ospitata nel Porto Antico di Genova. Non è un caso che questo evento, che pone al centro lo scambio e l’incontro, elementi che hanno caratterizzato la storia e generato il patrimonio culturale mediterraneo, si svolga a Taranto, città per noi di Slow Food simbolo di rigenerazione ambientale e culturale proprio a partire dai mestieri e dai prodotti legati alla terra e al mare. Ancora una volta quindi il cibo è l’elemento di connessione per approfondire le questioni al centro del dibattito internazionale – come le crisi climatiche e ambientali e le esperienze di rigenerazione già messe in atto – attraverso le conferenze, il mercato dei produttori, laboratori di degustazione e attività didattiche» dichiara Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

Foto: Ezio D’Onghia per Sloow Food

Mediterraneo, mare aperto

Mediterraneo Slow prende il via venerdì 6 alle 11 con una conferenza inaugurale a cui partecipano, oltre al sindaco Rinaldo Melucci e alla presidente Barbara Nappini, Edward Mukiibi, presidente del movimento internazionale Slow Food, e Marcello Longo, presidente di Slow Food Puglia.
Al centro della manifestazione, i temi legati alla civiltà mediterranea, a partire dai cibi e dagli stili alimentari che ne hanno plasmato paesaggi e gastronomie, da culture e tradizioni che sono frutto di contaminazioni, per arrivare alla drammatica attualità della questione migratoria.
Ne parla
Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, durante la conferenza Mediterraneo: Mare aperto, sabato 7 alle 15, insieme a Saverio Russo, professore ordinario di Storia moderna presso l’Università di Foggia che interviene sul tema delle transumanze mediterranee, Rossella Galletti, docente di antropologia culturale presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e ricercatrice presso il MedEatResearchCentro Ricerche Sociali sulla Dieta Mediterranea, che si occupa del legame fra dieta mediterranea, identità e memoria dei popoli costieri, Leonardo Palmisano, scrittore e sociologo pugliese che approfondisce il legame fra migrazioni e crisi della ruralità. Ci saranno poi i forum, momenti di confronto che danno la parola ai pescatori, fornai e coltivatori di grani tradizionali, e agli olivicoltori, ospitati nello spazio incontri realizzato insieme all’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale. Infine, un incontro organizzato con il Ciheam (Mediterranean Agronomic Institute) di Bari e dedicato alle food policy delle città mediterranee.

Foto: Ezio D’Onghia per Sloow Food

Il mercato della terra e del mare

Pane, olio d’oliva, vino, pescato, ortaggi, formaggi e salumi sono i prodotti simbolo che hanno plasmato gastronomie e paesaggi e che sono protagonisti del programma.
Dall’area del mercato con prodotti alimentari selezionati tra i Mercati della Terra e del Mare pugliesi, tra cui i numerosi Presìdi Slow Food, a partire dalla cozza nera di Taranto, dagli ulivi secolari e dai pani, come il pane tradizionale dell’Alta Murgia e di Monte Sant’Angelo o la focaccia a libro di Sammichele.
E poi iniziative gastronomiche, attività ludiche per i più piccoli, visite in azienda e momenti dedicati alle tante espressioni culturali legate al Mediterraneo, come la danza e le musiche tradizionali.
La tre giorni ospita anche 43 delegati da 27 Paesi, tra cui Uganda, Australia, Ucraina, Germania e Stati Uniti, riuniti nel Consiglio di Slow Food: uno dei momenti associativi più significativi del movimento della chiocciola in cui i referenti provenienti dai cinque continenti delineano le linee politiche del futuro, identificando i grandi temi su cui Slow Food si impegna, dall’agroecologia alla tutela della biodiversità.

La cozza nera di Taranto

Alla scoperta della cozza nera di Taranto

La cozza nera di Taranto è un Presidio Slow Food che sfida i pregiudizi che da anni, per ragioni prima di tutto ambientali, affliggono la città pugliese, e poi anche un simbolo di rinascita di una comunità che ha nella mitilicoltura le origini della propria storia.
Se Taranto fa rima con allevamento di molluschi il merito è di condizioni ambientali uniche: «Parliamo del Mar Piccolo, uno specchio d’acqua interno che è un ecosistema particolarissimo, caratterizzato dalla presenza di 34 sorgenti sotterranee di acqua dolce provenienti dalle Murge che vi confluiscono – spiega Luciano Carriero, referente dei produttori del Presidio –. È proprio al costante approvvigionamento di acqua dolce che si deve la straordinaria dolcezza delle cozze nere di Taranto: tali fonti, infatti, oltreché una perfetta termoregolazione assicurano il controllo della salinità dell’acqua.
Se le cozze hanno trovato qui l’habitat ideale per svilupparsi, loro stesse fungono da “filtro” dell’acqua: «Se oggi scomparissero le cozze dal Mar Piccolo l’ecosistema cambierebbe radicalmente –
spiega Marco Dadamo, direttore della riserva naturale regionale Palude Vela di Taranto e membro dell’Advisory Board di Slow Fish, che ha collaborato allo sviluppo del Presidio –. Sono un elemento importante, che contribuisce a mantenere alta la resilienza dell’ambiente garantendo servizi ecosistemici importanti quali il riciclo dei nutrienti in eccesso presenti nella colonna d’acqua».

 

 

La grande festa della Barcolana

La grande festa della Barcolana

Trieste città gioiello di eleganza e cultura si preprara per il fine settimana più incredibile dell’anno quello della Barcolana, la grande regata di fine stagione che attira in città e nei dintorni, per tre giorni, migliaia di persone.
La Barcolana è una grande festa diventata non solo per i triestini una tradizione indissolubile ma è doveroso andare un po’ indietro nel tempo e raccontare quella che è diventata oggi una regata di fama internazionale.
La Barcolana è nata nel 1969 per iniziativa della Società Velica di Barcola e Grignano e si tiene ogni anno nel golfo di Trieste nella seconda domenica di ottobre.

Photo credit: Epsilon68 – Street and Travel Photography on Visualhunt.com

La regata velica da primato

In quel 1969 alla prima edizione della Barcolana parteciparono 51 imbarcazioni, tutte di circoli velici triestini. Poi anno dopo anno la regata è cresciuta fino a coinvolgere equipaggi internazionali con velisti di caratura mondiale.
Potremmo definirla una regata velica storica, nota per essere una delle regate con più partecipanti, Tant’è che nel 2018, in occasione della 50ª edizione è entrata ufficialmente nel Guinness dei Primati come “Largest Sailing Race”, ovvero regata più grande del mondo, grazie alle 2689 imbarcazioni iscritte.

Trieste di notte. Photo credit: miroslav0108 on Visualhunt

Il percorso

La particolare formula che contraddistingue la Barcolana la rende un evento unico nel panorama velico internazionale. Su una singola linea di partenza, infatti, si ritrovano a gareggiare fianco a fianco velisti professionisti e semplici appassionati, su imbarcazioni di varie dimensioni che vengono suddivise in categorie a seconda della lunghezza.
La regata si svolge su un percorso di circa 13 miglia, che nel corso degli anni ha subito diverse modifiche.
La linea di partenza è fissata alle 10.30 tra il Castello di Miramare e la sede della Società Velica di Barcola e Grignano, accostata maggiormente alla riviera di Barcola.
Al largo del Faro della Vittoria inizia la fase finale della regata, che conduce gli equipaggi all’arrivo: si naviga per 160 gradi fino a raggiungere, dopo un miglio e mezzo, la Diga del Porto Vecchio, dove, di fronte alla piazza dell’Unità, è posizionato l’arrivo della regata, consentendo al pubblico di seguire l’arrivo da terra a occhio nudo, da San Giusto, da piazza Unità, da Miramare, lungo la Napoleonica o la Strada del Friuli.

Photo credit: dani7c3 on VisualHunt

I luoghi migliori dove vederla

E’ possibile vedere la Barcolana dal basso (mare) o dall’alto (Carso).  Se preferite vederla dal mare uno dei posti migliori è Barcola il luogo dove la regata è nata. Un luogo comodo da raggiungere dal centro città con l’autobus di linea 6 e 36.. Il consiglio è di arrivare almeno 3/4 ore prima per guadagnarsi un posto migliore.
I luoghi migliori per vedere la Barcolana dall’alto invece si trovano sul Carso e si tratta della parte finale della strada Napoleonica (arrivando da Prosecco) e del Santuario di Monte Grisa, entrambi raggiungibili sia in auto che con i mezzi.
C’è di più, per chi ama la Barcolana esperienza unica è mettere la sveglia al mattino presto per fare un giro sulle Rive prima che tutto si metta in moto.
Gli equipaggi che si preparano, chi fa colazione in pozzetto, chi va e torna con le borse della spesa dai supermercati vicini (aperti in anticipo per l’occasione), chi si appena svegliato dalla festa della sera prima, chi si prepara con stretching alla regata e chi ride e scherza.
Ci sono poi due luoghi davvero speciali e spettacolari da dove poter ammirare la regata.
Il primo è sul Faro della Vittoria, che di solito in occasione della regata è aperto con orario continuato. Attenzione però: non ci può essere posto per tutti, quindi preparati ad aspettare… .
L’altro ancora più speciale, è la possibilità di salire sulla torretta del Castello di Miramare; da lassù il punto di osservazione è il migliore di tutti: proprio sul mare e davanti alla zona dove le barche sono impegnate nella fase cruciale della regata. Se vuoi approfittare prenota subito il tuo posto: si può accedere per turni perché lo spazio è piccolo; la visita è compresa nel prezzo del biglietto per il Castello; per saperne di più, leggi l’evento su Facebook e scrivi a eventi.miramare@cultura.gov.it.

Photo credit: dani7c3 on VisualHunt

Vivere la Barcolana dal mare

E se volessi vedere la Barcolana dal mare non puoi scegliere che d”imbarcarti”. Lo puoi fare dal sito ufficiale di Barcolana 55 dove si trovano tutte le possibilità offerte.
Se sei velista puoi partecipare direttamente alla regata condividendo la tua esperienza con un equipaggio e trascorrendo il sabato in mare, il giorno prima della gara, con un istruttore federale assieme al team.


Le mostre e gli eventi durante la Barcolana

La Barcolana è un evento che coinvolge ogni anno non solo i velisti ma l’intera città, attraendo turisti anche dall’estero. Peraltro a Trieste domenica 8 ottobre si può arrivare da Udine anche a bordo dello storico treno a vapore.
Ogni anno vi prendono parte circa 25.000 velisti mentre il pubblico arriva ad oltre 300.000 persone, che seguono la regata sia dalle Rive di Trieste che dalle alture del Carso.
Cosa vedere e cosa fare a Trieste e dintorni dal venerdì 6 a domenica 8 ottobre 2023.
La Barcolana non si limita alla regata della domenica mattina, ma si è allargata fino a diventare una serie di eventi che coinvolgono il mare e la città per i dieci giorni precedenti. In particolare, negli ultimi anni si svolgono diverse regate ed esibizioni collaterali:
Barcolana Young: gara riservata agli atleti dagli 8 ai 15 anni su imbarcazioni di classe Optimist;
Barcolana Classic: la regata dedicata alle barche d’epoca, classiche e “spirit of tradition”, cioè realizzate recentemente, ma fedeli alla vela d’epoca;
Barcolana by Night: regata riservata alla classe UFO 28 che si svolge in notturna di fronte a Piazza Unità d’Italia;
Barcolana FUN: rassegna che ogni anno ospita eventi e mezzi particolari, legati dall’essere fortemente adrenalinici (kitesurf, foil, windsurf);
Barcolana Nuota: gara di nuoto di fondo che si svolge davanti a Piazza Unità d’Italia.
Non mancano gli eventi a terra, che completano il programma:
Villaggio Barcolana: una serie di stand allestiti sulle Rive di Trieste e in Piazza Unità d’Italia, con aree enogastronomiche, spazi riservati agli sponsor, esposizioni di materiali tecnici;
Barcolana Un Mare di Racconti: festival letterario a tema marittimo, inaugurato nel 2019.

Colori e allegria alla Barcolana

Il programma anche degli eventi collaterale è molto fitto che è davvero difficile scegliere
Al mare protagonista assoluto del fine settimana è dedicata la mostra Amare il Mare, in centro città. Inaugurata sabato 30 settembre nella Galleria d’Arte Rettori Tribbio in Piazza Vecchia 6 a pochi passi da Piazza Unità espone opere in stili, linguaggi e tecniche tra i più diversi uniti attorno a un unico soggetto: il mare. Visitabile da martedì a sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 17 alle 19.30 domenica dalle 10 alle 12.
Rotte in Libertà: mostra di Ester Maria Negretti, un viaggio artistico ispirato alle barche a vela, compiuto nel 2023, circumnavigando il Mediterraneo. Da ammirare presso la Sala Xenia in Riva tre Novembre 7, di fronte al villaggio Barcolana dal 3 al 8 ottobre.
Borea nelle Rose dei Venti: mostra di stampe, cartografia e curiosità sui venti con oltre 30 carte geografiche originali, databili dal XV al XIX secolo, che celebrano il mito del Re del Vento e documentano l’evoluzione della percezione dei confini del bacino del Mediterraneo attraverso i secoli. Villa Italia, Comando Regione Militare, Villa Necker – Via dell’Università, 2. Da martedì 03 ottobre 2023. Orari di visita: lunedì dalle 11 alle 17.30

 

 

Ottobre: imperdibili tramonti in Val Gardena: è tempo di Burning Dolomites

Ottobre: imperdibili tramonti in Val Gardena: è tempo di Burning Dolomites

Nella Val Gardena delle tre capitali (articolo qui) le occasioni per scoprire il territorio non mancano mai. Dopo la “verde” estate,  il lungo fine di stagione ricco di occasioni speciali  il settembre dedicato agli amanti della bicicletta  per tutto l’autunno è possibile partecipare a uno dei fenomeni naturali più belli e affascinati.
Parliamo di Burning Dolomites, ovvero, un contenitore di iniziative offerte dalla Val Gardena per assistere ai magici tramonti sulle Dolomiti, quando “i Monti Pallidi” si trasformano in cime fiammanti e le creste, le vette e le rocce sono immerse in una luce unica.
Da settembre, infatti, gli aghi dei larici cambiano colore, da verdi diventano gialli fino all’arancione, al rosso e al marrone, mentre la luce del sole fa infiammare le Dolomiti, Patrimonio Mondiale UNESCO.

Foto ©wisthaler.com

Un programma di emozioni e natura

Per godersi questo spettacolo escursionisti e appassionati possono camminare da soli o scegliere uno dei tour organizzati, ogni martedì sul monte Stevia e giovedì sul monte Sëurasas, fino al 02 novembre 2023.


Dallo Stevia al Burning Dolomites all’Alpe Juac (ogni martedì)

Punto di ritrovo: Associazione Turistica Selva, fra le ore 14:00 e le ore 15:00
Tempo di percorrenza: 4,5 ore
Prezzo: € 20,00 – Gratuito per ospiti di esercizi membri Val Gardena Active
Difficoltà: difficile

Burning Dolomites dalla terrazza panormaica Sëurasas (ogni giovedì)

Punto di ritrovo: Associazione Turistica S. Cristina, fra le ore 15:30 e le ore 18:00
Dettagli tecnici: 3 ore di percorrenza, lunghezza 5 km (400 m salita, 400 m discesa)
Prezzo: Adulti € 30,00 – € 10,00 per ospiti di esercizi membri Val Gardena Active e bambini € 15,00 – € 5,00 per ospiti di esercizi membri Val Gardena Active
Difficoltà: media
Include: L’accompagnamento di una guida locale di media montagna, il prestito dei faretti e l’aperitivo con spuntini in baita.

Escursione autunnale di due giorni con pernottamento in rifugio

Momenti unici da trascorre in montagna per provare l’emozione di passare la notte in un rifugio, durante un’escursione guidata che si svolge nell’arco di due giorni.
Punto di ritrovo: Ufficio Active & Events a Selva

Dettagli tecnici: giorno 1: 13 km, 620 m in salita, 360 m in discesa, 5,5 h e giorno 2: 10 km, 209 m in salita, 637 m in discesa, 4h.
Prezzo: € 100,00 | € 50,00 per ospiti di esercizi membri Val Gardena Active + € 78,00 pernottamento inclusa mezza pensione in camera condivisa al rifugio “Tierser Alpl”
Difficoltà: media
I Frutti del Castello,  fra sapori, colori e profumi d’autunno a Pontenure

I Frutti del Castello, fra sapori, colori e profumi d’autunno a Pontenure

Gli alberi guardiani e protettori dell’ambiente e dell’ecosistema: il 7 e 8 ottobre 2023 il Castello di Paderna a Pontenure (Piacenza) apre i suoi cortili ed il grande parco alla 28° edizione di “I Frutti del Castello”, Rassegna di frutti antichi, fiori, piante, prodotti dell’agricoltura e dell’artigianato.


Frutti antichi, alberi piante e artigianato

L’atteso appuntamento autunnale quest’anno è dedicato in particolare agli alberi e al ruolo fondamentale che svolgono per la salvaguardia ambientale.
Sono oltre 160 gli espositori da tutta Italia che partecipano alla rassegna, una delle più longeve in Italia dedicate al florovivaismo.
Passeggiando fra i suggestivi spazi del castello di Paderna a Pontenure (Piacenza)
si potranno scoprire saperi e sapori della terra, immergendosi in un tripudio di colori: prodotti dell’agricoltura da assaporare, arbusti, fiori, piante da frutto, varietà antiche e sconosciute, recuperate e coltivate nel rispetto del territorio e della biodiversità.
E poi ancora scoprire l’arte del giardinaggio e del vivere secondo ritmi slow. Non mancherà l’artigianato artistico e i tanti eventi, seminari, talk, esposizioni, presentazioni di libri a tema, laboratori, attività per grandi e piccoli, che si svolgeranno in concomitanza con il grande mercato degli espositori di frutta, piante e fiori. Per i visitatori sarà un viaggio straordinario nella natura d’autunno, che si potrà vivere dalle 9:00 alle 18:30.

Foto: Carla Soffritti

Il programma

SABATO 7 OTTOBRE
Le porte del castello si apriranno alle 9 di sabato 7 ottobre. Le presentazioni si svolgeranno presso lo spazio conferenze, le attività negli spazi indicati, coordinamento di Mimma Pallavicini.
Alle 10 è in programma “Alberi per misurare civiltà e biofilia”. Incontro con Francesco Ferrini dell’Università di Firenze, con la presentazione del suo nuovo libro “Alberi e gente nuova per il pianeta”, scritto con Ludovico del Vecchio (Ed. Elliot, novembre 2022).
Alle 11 si parlerà di “Regole per piantare alberi. Un nuovo strumento a disposizione per agire in modo corretto: lo Standard Europeo sulla Piantagione degli Alberi” con Stefania Gasperini, presidente dell’European Arboricultural Council.
Alle 11,30 “Un albero in ogni giardino”, conversazione del maestro giardiniere Carlo Pagani con i consigli su quali scegliere e come metterli a dimora in questo periodo dell’anno. Al termine passeggiata nel parco del castello per vedere alberi e riconoscerli.
Dalle 12,30 alle 14 Pic nic nella radura del bosco. Invito ai visitatori, con coperte stese appositamente sul prato, a sedersi tra gli alberi per rilassarsi o per uno spuntino.
Alle 13 “Aperitivo in viola” in onore di Francesco Ferrini e Ludovico del Vecchio, compagni di scrittura per gli alberi. Ma ci sono anche i fiori di Ludovico del Vecchio, autore del nuovo green thriller “Il mistero dei fiori viola” (Elliot Edizioni, luglio 2023).
Alle 14 laboratorio sensoriale “Gli alberi del miele”. L’apicoltrice Chiara Concari racconta quali e quanti alberi offrono alle api nettare e polline che, elaborati, diventano miele. Con laboratorio di degustazione su prenotazione al tel. 334 9790207 o per e-mail a info@fruttidelcastello.it. Contributo di € 5,00 per persona. Durata complessiva un’ora circa
Alle 15  “Chi è il dendrologo?” L’agronomo Daniele Zanzi, che si definisce “avvocato d’ufficio degli alberi”, racconta il ruolo che ha svolto in una vita di lavoro per la salute e la salvaguardia degli alberi e quanta strada dobbiamo ancora fare per imparare a convivere con loro, riconoscendone la loro importanza. In dialogo con Tiziano Fratus.
Alle 15,30 “Alberi, tannino ed economia circolare”. Conversazione con Stefano Battaglia di Silvateam e presentazione del libro “I gusti e i colori del mondo. Una storia naturale dei tannini dall’ecologia alla salute” del biologo francese Marc André Selosse (Ed. Nuova Trauben, 2021).
Alle 16 “Speciale alberi & bambini”, laboratorio creativo Alberi da inventare. Lo scrittore Tiziano Fratus presenta il suo nuovo libro per bambini “Manuale per giovani inventori di alberi e foreste” (Gribaudo, aprile 2023) e poi conduce un laboratorio creativo con gli ospiti della manifestazione. Per bambini dagli 8 agli 80 anni.
Alle 16,30 “L’arte di rappresentare gli alberi”. Presentazione con l’autore Alberto Bernardelli del libro “Un quadro accanto. Cento alberi da artista” (Editoriale Sometti, 2022). “Cartoline” di un sociologo-libraio che racconta 100 opere pittoriche di tutti i tempi in cui gli alberi svolgono il ruolo di protagonisti o comprimari.
Alle 17,15 “Gli uccelli amano gli alberi di chi ama gli uccelli”. Presentazione della riedizione del libro “Birdgarden. Il giardino naturale e i suoi ospiti” di Angela Zaffignani (Mattioli 1885, gennaio 2023).
Corso di creazione di un kokedama a cura di Simonetta Facoetti “Miss kokedama” in programma alle – 11- 15-16 allo lo stand di Simonetta nel parco. Il costo è di € 10,00 e include i materiali e la pianta per comporre il kokedama. Prenotazione 338.2185087 include i materiali e la pianta per comporre il kokedama. Prenotazione 338.2185087; simonetta.facoetti@gmail.com

Foto: Carla Soffritti

DOMENICA 8 OTTOBRE
Alle 10 “Tutto nasce da un melo kazako”: come la mela di Sievers dei boschi del Kazakistan è diventata la mela domestica in migliaia di varietà. Incontro con Giannina Vizzotto, docente di Colture arboree e Filiere delle produzioni vegetali sostenibili all’Università di Udine e presentazione del libro, di cui è coautrice, “Il tempo della mela. Ricette e profumi in Friuli Venezia Giulia” (Ed. Forum, giugno 23)
Corso di creazione di un kokedama a cura di Simonetta Facoetti “Miss kokedama”, in programma alle 10, 11 15 e 16 nello stand di Simonetta nel parco. Il costo è di € 10,00 e include i materiali e la pianta per comporre il kokedama. Prenotazione 338.2185087 simonetta.facoetti@gmail.com
Alle 11 l’incontro “Mele marchigiane, biodiversità e impollinatori”. L’autrice del libro “Ronzii”, Giovanna Olivieri, racconta le sue passioni di naturalista, le mele del suo territorio e le ragioni per cui conservare la biodiversità e favorire gli insetti pronubi.
Alle 12, alla postazione nelle stalle “Piselli e biodiversità”. Come ricerca, coltiva e conserva un patrimonio di piselli un esperto di legumi. Conversazione con Massimiliano Nunziata e visita guidata ai semi della sua collezione.
Alle 12,30 “Aperitivo tra le patate”. Da dove vengono, quante ce ne sono, che colore e sapore hanno, come si conservano e moltiplicano le patate? Sorseggiando un buon bicchiere di vino e sgranocchiando stuzzichini che onorano il tubero più diffuso al mondo, la narrazione del chiavarese Fabrizio Bottari, da molti anni occupato a coltivare 300 varietà di patate sulle montagne della Val d’Aveto (GE).
Alle 14 laboratorio pratico nello stand dell’Associazione Botanica Giardini Caneva Concia e conservazione dei semi di pomodoro con la guida degli esperti Maurizio Lunardon e Mariarosa Castelletti. Il mondo dei pomodori è molto più vasto di quello che appare dai frutti in vendita al supermercato. Tutti possono collaborare alla biodiversità della specie Lycopersicon esculentum partendo da un frutto di cui conservare i semi.
Alle 15 “La Romagna, i suoi frutti tradizionali, l’alluvione e le frane”. L’agronomo Stefano Tellarini racconta la biodiversità della frutta tradizionale romagnola e fa il punto dei danni subiti dalla sua terra con l’alluvione e le frane di metà maggio, chiedendo di non dimenticare: in molti casi il territorio non potrà riprendere il suo aspetto e la sua produttività che tra 10 o 20 anni. Durante i due giorni di manifestazione con diverse modalità saranno raccolti fondi a favore di chi in Romagna ha perso tutto a causa dell’alluvione.
Alle 16 “Quel russo eroico, pioniere della biodiversità”. Presentazione del libro ”Il genio dei semi. Nikolaj Vavilov pioniere della biodiversità” di Peter Pringle prefazione di Carlo Petrini, Donzelli maggio 2023
Alle 16,30 “Semi”, monologo teatrale di Stefano Panzeri su testi di Francesca Marchegiano e musiche di Francesco Andreotti. La vita di Nicolaj Ivanovich Vavilov, agronomo e genetista russo (1887-1943) che ha dedicato la vita allo studio delle piante coltivate con lo scopo di risolvere la fame nel mondo, ha raccolto semi da tutto i continenti in 180 spedizioni e ha creato nel 1926 la Stazione Sperimentale di Pavlovsk a 30 km a sud di San Pietroburgo, il primo campo catalogo mondiale di piante e semi, ora dedicato a lui. Eppure Stalin lo lasciò morire di stenti in prigione. Il monologo ha vinto il bando InsOrti a Bologna nel 2021.

 

Castelli e fortezze, cavalieri e principesse. Non è una favola, è la Polonia

Castelli e fortezze, cavalieri e principesse. Non è una favola, è la Polonia

Se siete amanti della storia, della cultura e dell’architettura e vi piacciono castelli e leggende, non vi resta che organizzare un viaggio in Polonia, paese che vanta centinaia di fortezze disseminate su tutto il territorio, edifici antichi che celano un patrimonio storico incredibile.
Molti di questi castelli, spesso di epoca medievale, sono stati successivamente rinnovati, pur mantenendo il loro pregio architettonico e conservando collezioni di opere d’arte, mobili antichi, tappeti ed armi.

Foto di Lubos Houska da Pixabay

Per un viaggio indietro nel tempo

Siete pronti per un viaggio indietro nel tempo?
A vivere atmosfere fiabesche visitando bellissimi castelli in giro per la Polonia? Ognuno di questi ha una propria anima, una propria storia e una propria architettura. Rappresentano uno dei tesori più preziosi di questo sorprendete paese dell’Europa Centrale, ammaliando tutti, grandi e piccini, appassionati di storia, cultura e arte e… favole.
Sono centinaia i castelli che punteggiano i paesaggi della Polonia e visitarli è di gran lunga una splendida opportunità per scoprire il fascino di antichi edifici – risalenti ad un Medioevo lontano ed intrigante – ammirarne gli interni e godere delle magnifiche vedute che offrono, perché spesso circondati da parchi e giardini di grande bellezza.

Castello di Czocha. Foto di Dariusz Sankowski da Pixabay

I tesori della bassa Slesia: il Castello di Czocha 

Il Castello di Czocha è una fortezza del XIII secolo affacciato sul lago Lesnia nella regione della Bassa Slesia.
È famoso per la sua imponente architettura, dalla quale spiccano torri, campanili e facciate elaborate. Si estende su una superficie di circa quattro ettari ed è circondato da un bellissimo paesaggio collinare e, malgrado le numerose modifiche e ristrutturazioni subite nel corso dei secoli, è possibile oggi ammirare al suo interno molte sale e stanze decorate con mobili antichi, dipinti e oggetti d’arte originali.
Sono diverse le attività che si svolgono al suo interno: visite guidate e tour notturni per scoprire la storia del castello attraverso passaggi segreti, ma non solo.
Tanti i festival e gli eventi culturali ed educativi organizzati. Spesso scelto come location per le produzioni cinematografiche, grazie alla sua spettacolare e indubbia scenografia, il Castello di Czocha è anche uno dei più misteriosi. Agli inizi del XX secolo venne acquistato da un uomo di nome Ernst Gutschow che finanziò diverse ristrutturazioni, che inclusero la realizzazione di sottopassaggi, porte nascoste, nascondigli e stanze segrete che, ad oggi, nessuno è riuscito a capirne l’utilizzo.
Potreste essere voi a risolvere questo enigma, soggiornando nell’hotel che sorge sul terreno del castello; potreste trovare il nascondiglio segreto che vi porterà al tesoro di Ernst Gutschow.
E quale periodo migliore dell’anno, se non proprio l’autunno, per andare alla ricerca di tesori, scoprire segreti e leggende legate a re, regine, guerrieri e castelli risalenti ad epoche lontane? Seguiteci in questa visita fiabesca.

Castello di Ksiaz. Foto di Kami Zuto da Pixabay

Il Castello Ksiaz

Il Castello Ksiąz è il terzo castello più grande della Polonia in Europa.
Situato nella città di Walbrzych, nella Bassa Slesia, sud-ovest della Polonia, venne costruito nel XIII secolo e, nel corso dei secoli, subì molte modifiche e ristrutturazioni, in particolare durante il periodo barocco e neogotico. La sua imponente architettura affascina qualsiasi visitatore; il complesso è formato da diversi edifici e terrazzi, che si sviluppano su una superficie di circa trenta ettari e si trova all’interno dell’omonimo Parco Paesaggistico Ksiazanski.
Il castello è un posto unico che testimonia il ricco patrimonio culturale del sud della Polonia e proprio per questo faceva gola ai briganti della zona che, una notte, decisero di irrompere ma furono talmente silenziosi che non svegliarono né le guardie né gli abitanti portando via sacchi pieni di oggetti preziosi. Quando ormai pensavano di averla fatta franca, passando accanto al mulino per tornare al loro nascondiglio, sentirono all’improvviso uno strano rumore.
La diga sul torrente cedette e la rapida corrente trascinò via i ladri insieme ai sacchi pieni di ricchezze. Non sopravvisse nessuno dei briganti ma si racconta che i tesori del Castello Książ siano ancora nascosti sul fondale del torrente aspettando che qualcuno li scopra. Non è l’unica leggenda legata a questo maestoso edificio. Come in ogni castello che si rispetti, infatti, non mancano fantasmi che si aggirano tra le mura.
Oltre al mistero, non mancano fiaba e magia: nella stagione invernale, infatti, il Parco Paesaggistico si trasforma in uno scintillante spettacolo di luci! Tra ottobre e febbraio, viene infatti allestita una mostra – il Giardino delle Luci – durante la quale è possibile ammirare decorazioni luminose che rendono ancora più bella la già straordinaria architettura del maniero.
Dalle fontane zampillano gocce di luce, il Terrazzo delle Rose (Taras Rozany) è addobbato con fiori sfavillanti e il Terrazzo Occidentale (Taras Zachodni) si è trasformato in una fiabesca sala da ballo. Nel giardino incantato del Palmeto, tra il rumore dell’acqua e il canto degli uccelli, sarà possibile trovare splendide farfalle, fiori incantevoli e onde magiche piene di pesci colorati.

Castello di Pieskowa Skala. Foto di Pixabay

Malopolska: custode di un tesoro sorprendente. Il Castello di Pieskowa Skala

Il Castello di Pieskowa Skala fu costruito nel XIV secolo per volere del re Casimiro il Grande come parte della rete difensiva destinata a proteggere i confini dello stato e la capitale di allora (ndr. Cracovia) e sorge nel Parco Nazionale di Ojcow, nei pressi di Cracovia, luogo che vale la pena visitare perché si possono ammirare numerose grotte e gole formatesi dall’azione dei processi carsici, alcune dalle forme fantastiche, tra cui la più celebre è la Clava di Ercole.
Il castello, eretto in stile gotico, è stato oggetto di diversi interventi di ristrutturazione nel corso dei secoli, in particolare durante il periodo rinascimentale e rappresenta oggi uno dei più celebri esempi di architettura difensiva del Rinascimento Polacco.
E come ogni castello che si rispetti, anche qui narra la leggenda che …
C’era una volta una nobile ragazza chiamata Dorotka che si innamorò di uno scudiero. Il suo amore era corrisposto ma non approvato dal padre della giovane che le fece sposare il vecchio proprietario della residenza, oggi chiamata Pieskowa Skala.
La ragazza, non riuscendo a vivere senza amore, scappò insieme al suo amante, ma furono presi e puniti severamente: lui squarciato dai cavalli, lei rinchiusa in una torre sopra la roccia, condannata a morire di fame. Per un po’ di tempo venne aiutata dal suo cagnolino che con fatica si arrampicava sulla roccia.
La ragazza alla fine morì e si dice che ancora oggi nel castello riecheggiano i suoi lamenti. Il nome della residenza – letteralmente traducibile come “la roccia del cagnolino” – pare proprio faccia riferimento al fedele cane della povera Dorotka.
Sarà vero? Scopritelo voi stessi durante una visita al Castello di Pieskowa Skala, una delle tappe del 
Sentiero dei Nidi d’Aquila, itinerario che abbraccia due regioni, Slesia e Malopolska, forse una delle zone più belle della Polonia.

Castello di Ogrodzieniec. Foto Pax Mex per Pixabay

Castello di Ogrodzieniec

Il Castello Ogrodzieniec di Podzamcze, eretto ai tempi del re Casimiro il Grande sul punto più alto della Jura Krakowsko-Czestochowska, è il più imponente e caratteristico castello dell’Itinerario dei Nidi d’Aquila.
Grandioso nella sua antica struttura, costituisce un ottimo esempio della bravura degli antichi costruttori che nei secoli lo hanno reso una maestosa sede aristocratica.
Dopo una lunga ristrutturazione, avvenuta a metà del XVI secolo in stile rinascimentale, agli inizi del XVIII secolo subì ulteriori modifiche, fino a farne un castello in stile barocco.
Grazie al suo fascino, qui sono state girate alcune puntate della celebre serie The Witcher, basata sulla saga dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski.
Dal 2021 è possibile ammirare in inverno il castello in una nuova magnifica veste luminosa!
Nell’area infatti sono state installate 
illuminazioni – personaggi legati alla storia e alle leggende della fortificazione.
Alabardieri che proteggono le porte del cortile principale, cavalieri e una dama bianca strettamente legati al castello, un enorme cane nero e una carrozza con cavalli e specchi nelle stanze del castello.
Gli autori del progetto hanno utilizzato colori chiari e uniformi, prediligendo la luce calda e fredda per il castello, mentre solo per alcune figure sono state usate luci colorate. La 
Fortezza della Luce è illuminata da un milione di luci che esaltano la bellezza del magnifico edificio, creando un effetto sorprendente, che affascina e incanta i visitatori.